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Hockey femminile

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Si parla della fine di un’era: il Canada, finora indiscusso protagonista dell’hockey femminile su ghiaccio, viene spodestato dal trono per lasciare il comando al team Usa, vincitore a Pyeongchang 2018.

È accaduto durante una partita ricca di colpi di scena ed emozionante fino alla fine, in cui gli Stati Uniti riescono a vincere agli shoot-out.

Ed è merito di Hilary Knight, con il suo primo punto, se l’equilibrio del match si è spezzato ed è iniziata la vera competizione tra le due squadre.  A suon di gol hanno animato la gara, conclusa poi con il punto decisivo di Jocelyne Lamoureux-Davidson, che porta il team Usa alla vittoria.

Ed è una vittoria storica inseguita da decenni, che viene festeggiata con ancora più soddisfazione perché rappresenta il primo oro olimpico degli Stati Uniti dal lontano 1998.  

Ai tempi dell’apertura dei giochi femminili di hockey a Nagano, nel 1998, infatti, sono stati gli Stati Uniti a trionfare sulla squadra canadese, che si è dovuta accontentare dell’argento. Ma da allora i tentativi di salire in vetta da parte degli americani sono stati vani e spesso troncati proprio ad un passo dalla vittoria. Il Canada, eterno rivale con la sua squadra fortissima e sempre prima, ha mantenuto il primo posto per decenni, fino ad oggi.

Pyeongchang segna la fine dell’egemonia canadese e si ritorna alle origini, con il successo americano della prima edizione a cinque cerchi che ha introdotto l’hockey femminile nel circuito olimpico. E così, si invertono nuovamente i ruoli tra i due paesi.

Adesso riusciranno gli Stati Uniti a mantenere questo nuovo e tanto atteso primato? Dopo la sfida di ieri ci aspettiamo ancora più competizione e adrenalina nelle prossime gare e di certo il Canada non resterà a guardare senza riprendersi quel posto che ormai considerava suo anche ai XXIII Giochi Olimpici in Corea del Sud.

Una sola bandiera annuncerà l’ingresso della Corea alle prossime Olimpiadi Invernali di Pyeongchang 2018. Per l’occasione non ci sarà alcuna divisione fra Corea del Nord e Corea del Sud: questo è un altro grande passo in avanti che è stato compiuto di recente fra le delegazioni dei due stati che in questi giorni stanno definendo i termini di un accordo.

Con motivazioni di natura sportiva alla base, le due Coree sono riuscite, quindi, dopo tanto tempo ad aprire un dialogo e sfileranno insieme sotto un’unica bandiera, detta dell’unificazione o della Corea unita, in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici il prossimo 9 febbraio.

La bandiera dell’unificazione, che raffigura la penisola coreana in blu su sfondo bianco, ancora una volta fa la sua apparizione in un evento internazionale olimpico, come fece già nel 2000 a Sydney, nel 2004 ad Atene e nel 2006 a Torino.

Non rappresenta l’inizio di una pace anche di tipo militare, ma un importante passo verso il dialogo e, magari, verso un possibile accordo anche in altri settori che non siano correlati solo allo sport. Di recente, infatti, la situazione fra le due Coree si è fatta più aspra, aggravata da minacce di tipo nucleare e dal rischio sempre più forte di una guerra imminente.

Gli accordi presi a partire dal 9 gennaio, data del primo incontro avvenuto a Panmunjom, villaggio al confine tra i due stati, aprono uno spiraglio di pace che nessuno si aspettava.

E dopo la decisione di accogliere una delegazione proveniente dalla Corea del Nord formata da 230 cheerleader, 30 atleti di taekwondo e 150 delegati per le Paralimpiadi e di un’orchestra con ben 140 persone, oggi arriva un’altra bella notizia in favore dell’unione.

La squadra di hockey femminile sarà unica e rappresenterà non la Corea del Nord o del Sud ma l’intera Corea. Inoltre, è previsto anche che gli sciatori potranno allenarsi entrambi al Passo Masik.

Sono tutte delle decisioni prese in maniera congiunta dai rappresentanti delle rispettive parti. Adesso queste proposte devono passare sotto il vaglio del CIO, che deciderà se appoggiarle o meno. Sabato, a Losanna, si terrà l’incontro decisivo che riunirà i membri del Comitato Olimpico e quelli di Pyeongchang.

In attesa di conoscere il responso del CIO che deciderà se ufficializzare tali accordi, non tutti però si dicono soddisfatti dei termini raggiunti. Uno dei pareri contrari arriva proprio dall’allenatrice della squadra di hockey della Corea del Sud, Sarah Murray, che dice:

Non voglio mettere a rischio la chimica della squadra e rinunciare ad alcune colonne della squadra. Le nostre giocatrici hanno guadagnato la loro occasione e credo meritino di andare alle Olimpiadi. Il talento delle ragazze del Nord non è sufficiente per fare la differenza

Anche da altre parti arrivano voci contrarie che non credono alla buona fede della Corea del Nord o  ritengono che questa tregua sportiva sia inutile e al termine dei Giochi ricominceranno gli scontri. I problemi militari e politici permangono, questo è vero, ma bisogna prendere atto che almeno una speranza di dialogo si è aperta ed è già un passo significativo vista la piega drammatica che ha preso questa situazione negli ultimi tempi.