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Sabato 16 giugno, minuto 23 di Argentina – Islanda. Alfreð Finnbogason segna il gol del pareggio, segna il primo storico della nazionale islandese alla prima apparizione in un Mondiale. E io me lo sono perso, o meglio, ho provato a recuperarlo vedendolo dal mio smartphone mentre correvo a sinistra e a destra per Vienna. Un doppio dispiacere perché c’è un po’ della mia Sardegna: sì perché l’attaccante, nel 2007, ha svolto il programma Intercultura in Sardegna, durante il quale giocò per qualche mese a Sassari con la Torres. Lo stesso percorso Intercultura che io ho fatto tre anni prima con senso di marcia opposta. E se è vero che l’Islanda è sufficientemente piccola e tutti si conoscono, lo stesso si può dire della Sardegna: conosco, infatti, personalmente i “genitori” che hanno adottato Finnbogason quell’anno!

Tutti i possibili contrattempi si sono manifestati e concentrati in questo pomeriggio, ma proprio tutti. Alle 14 aspettavo due turisti per il check-in di una camera all’interno del B&B dove lavoro, ma hanno ritardato e quindi ho passato minuti interminabili sudando freddo, guardando l’orario. Non passavano mai, come quella leggenda popolare secondo cui se fissi l’acqua in pentola, questa non bolle mai. Poi corro via e mi dirigo alla piazza del municipio di Vienna dove di consueto piazzano il maxischermo per vedere le partite. Come quella notte indimenticabile di due anni fa.

“Ok, dai forse mi perdo solo i primi dieci minuti” ho pensato, ma ecco il secondo – insormontabile – imprevisto. Niente trombette, niente maglie islandesi o argentine, nessuno spirito da Coppa del Mondo. C’era il Gay Pride e l’amministrazione non ha installato lo schermo. No! Non è possibile!

Poi mi ricordo che c’è un posto ideale per queste occasioni: è lo Strandbar Herrmann, un’illusione di spiaggia estiva ed esotica riprodotta lungo il Danubio. Trovo posto e mi accomodo (si fa per dire tanta era l’euforia e l’agitazione per l’andamento del match), non ripenso al primo tempo perso e mi aggrego a un gruppetto di austriaci che tifano Islanda. Tutto attorno c’è una moltitudine di argentini che sorridono nel vederci.

Un sorriso molto ironico che poi al 90’ va via dal loro volto e compare sul mio.

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