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C’è la bicicletta con cui partecipò al Tour 2000. Poi quella usata per le Olimpiadi di Sidney 2000. E anche maglie autografate, coppe, foto. Il mondo di Marco Pantani nella Fondazione “Luciano Pezzi”, in onore del patron del team Mercatone Uno, la squadra del pirata. Quei cimeli ora finiranno all’asta a causa del crack che ha interessato lo storico colosso della distribuzione non alimentare. Un cavillo giuridico non riconosce la paternità della donazione che la Fondazione Pezzi aveva fatto a Romano Cenni, proprietario di Mercatone Uno.

Il mondo di Marco

Spiega Fausto Pezzi, figlio di Luciano, a “Repubblica”:

Era una tradizione per mio padre ricevere ogni anno a fine stagione degli oggetti dai suoi corridori. Cenni nel 2002 mi chiese di poterne esporre qualcuno, ci accordammo con una scrittura privata che i commissari straordinari, ora, non hanno riconosciuto come valida. Mi hanno chiesto di iscrivermi al passivo, ho seguito per intero il procedimento, udienze su udienze. Abbiamo pensato di avvalerci di testimonianze di gregari di Marco Pantani, Roberto Conti ci ha dato una grande mano. Niente da fare. Chiediamo solo buonsenso. Quei cimeli hanno un valore sportivo e storico, avremmo voluto donarli alla famiglia.

La Mercatone Uno, che dominava le corse negli anni ’90, era stata un’intuizione di Luciano Pezzi, già gregario di Coppi e poi direttore sportivo di Felice Gimondi. Il patrimonio custodito dalla Fondazione Pezzi era stato prestato in comodato d’uso gratuito a Mercatone Uno nel 2002. Ma l’antenato di Ikea è in amministrazione controllata dal 2015 e i commissari non hanno riconosciuto la proprietà di quelle reliquie per l’assenza di un documento scritto.

Lo spazio Pantani

E così mentre Cesenatico gli intitola una piazza. Mentre si susseguono iniziative per il 15mo anniversario della morte e il ventennale dalla tragica mattina di Madonna di Campiglio, Marco Pantani rischia di finire all’asta. La sua storia, i suoi oggetti di culto, i suoi memorabilia dispersi e mercanteggiati al primo affarista di turno. Ma il Pirata è patrimonio nazionale, le sue bici sono i pedali dei nostri anni. Di tutti, indistintamente. E i cimeli intrisi di storia vanno conservati in un museo, non nelle private stanze di chi è riuscito a quantificarne un prezzo. Lo spazio Pantani, accanto alla stazione di Cesenatico, è il posto giusto per accogliere i pezzi di vita di Marco.

La strada è sempre stata il suo ossigeno, quella di cui si nutriva per emettere il suo respiro da fenomeno. Quell’asfalto presto porterà il suo nome perché via, anzi piazza Marco Pantani sarà presto realtà. Nella sua Cesenatico, dove tutto è iniziato e dove tutto non potrà mai finire, lo sanno anche i muri, le statue e le strade. L’annuncio è arrivato direttamente dal sindaco della città romagnola, Marco Gozzoli, nel giorno in cui il Pirata avrebbe compiuto 49 anni, lo scorso 13 gennaio.

Il percorso burocratico è iniziato lo scorso settembre per iniziativa del consigliere Pd Daniele Grassi. Per una volta le forze politiche sono state unanimi nella condivisione della proposta. Ora la palla passa al prefetto che dovrà completare l’iter previsto in questi casi. La piazza in questione è intitolata a Guglielmo Marconi, il sindaco ha già promesso che sarà trovata un luogo alternativo all’inventore del telegrafo. Nella zona è già presente un monumento che Cesenatico aveva dedicato al campione in bicicletta. Via dei Mille, storica residenza dei Pantani, si trova proprio da quelle parti.

La statua dedicata a Marco Pantani a Cesenatico

 

Marco Pantani è scomparso quasi 15 anni fa, il 14 febbraio 2004. E’ stato uno dei campioni che più ha fatto innamorare gli appassionati sportivi delle sue gesta. Ha infiammato il popolo delle due ruote e non con le sue scalate, le sue bandane, le sue imprese leggendarie, i suoi scatti, i suoi successi e le sue cadute. E da buon eroe maledetto è andato via per alimentare ancor di più la leggenda. Marco Pantani, il fenomeno, il pirata, la piazza.

La targa in ricordo di Pantani nei pressi della statua