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Siamo alla conclusione di maggio, in giro per Europa i campionati di calcio sono pressoché terminati, i titoli sono stati assegnati, rimane qua e là qualche lotta e spareggio per non retrocedere più un paio di coppe ancora da giocare, tra cui Europa League e Champions League.
Alcuni calciatori sono già in vacanza, altri stanno seguendo i trattamenti personalizzati per ristabilirsi dagli infortuni ed essere al top per la prossima stagione, altri stanno recuperando le energie in vista della Confederations Cup.

Ma c’è chi al calcio proprio non sa rinunciare: è Tyrone Mings, difensore centrale di 24 anni del Bournemouth, club inglese che quest’anno si è piazzato sorprendentemente al nono posto in Premier League. Va detto che la stagione di Mings è andata a folate, dopo aver passato due anni di calvario: solo sette presenze quest’anno, dopo aver saltato i primi mesi di stagione per recuperare dalla rottura dei legamenti del ginocchio rimediata il giorno del suo esordio in Premier League, nel settembre del 2015 contro il Leicester. Per lui solo 12 minuti e poi una stagione completamente andata.


Il numero 26 è stato molto spesso in panchina o in tribuna, ma a inizio 2017, l’allenatore Eddie Howe l’ha fatto giocare titolare con delle buone prestazioni. Poi il match contro il Manchester United e soprattutto la scazzottata da saloon contro Zlatan Ibrahimovic gli sono costate cinque giornate di squalifica e il ritorno in panca:

Forse anche per le poche partite ufficiali disputate, Tyrone Mings, annoiato, ha espresso su Twitter nel pomeriggio del 23 maggio, il desiderio di tirare due calci al pallone. Detto fatto subito dopo è arrivata la proposta di Alex Deutsch, tifoso dei Cherries, che lo invitata a giocare una partitella 7 contro 7 in un campetto della città con lui e i suoi amici. Tyrone, dopo aver chiesto informazioni sul campo, non c’ha pensato su due volte e ha semplicemente risposto con un «Figo, ci vediamo lì».

Tra l’incredulità, la speranza e l’euforia, i ragazzi hanno visto arrivare il difensore dall’alto del suo metro e 95 centimetri. Non sappiamo il risultato finale del match, ma sappiamo solo che Tyrone non è stato l’unico calciatore professionista a partecipare: assieme a lui c’era, infatti, anche Omar Sowunmi, 21enne dello Yeovil Town, squadra di quarta serie. A fine partita, Mings ha ringraziato ancora una volta su Twitter e c’è una bella foto di gruppo a immortalare e ricordare l’evento:

 

Complimenti a Tyrone: dopo due stagioni passate tra infermeria e giudice sportivo, giocare a calcio è la miglior vitamina per riprendersi e continuare a lavorare e sorridere!

Giovanni Sgobba

Avete presente quelli che lavorano dietro le quinte?

Ecco, prenderemo il caso di uno che si è sempre preso in carico la gestione completa del backstage delle squadre di calcio. Uno di quelli che finiscono poco in copertina, ma fanno il lavoro di più persone messe assieme.

Andrea Butti non vi dirà nulla come nome: non è uno di quei manager sulla cresta dell’onda. I prezzemolini del mestiere.

Magari l’avete visto di riflesso in qualche foto o video.

Nel curriculum ha un’incisione che gli resterà scolpita a vita e si chiama triplete.

Perchè se nel 2010 in formazione c’erano degli eroi, magari lo si può dire altrettanto per i dirigenti della grande Inter 2.0 targata Mourinho. Butti era il team manager di una squadra che andò in all in e vinse tutto.

Per lui poi ci sono state le esperienze all’estero, e proprio per questo Andrea Butti calza a pennello nella categoria italians, perchè com’è normale per un manager (fuori dall’Italia), con l’avanzare della sua carriera, gli incarichi e le responsabilità sono aumentate, in Francia e in Inghilterra.

Zenga e Butti con il capitano dei Wolves Batth, dopo il rinnovo fino al 2020

Partiamo dalla descrizione del ruolo. Il team manager fondamentalmente è il tramite tra la squadra e la società, il responsabile della logistica, quindi delle trasferte e degli spostamenti, l’uomo che si rapporta anche con i direttori di gara.

3 motivi per i quali giudicarlo un bravo team manager: 

1. jose’ mourinho

L’allenatore meno gestibile del pianeta: mettiamoci nei suoi panni, lì al suo fianco, pronto per fare una sostituzione, con Mou che mostra le manette al mondo intero.

2. Mario Balotelli

Il giocatore meno gestibile del pianeta. Metti che perda la testa, ed è successo spesso, come nella semifinale d’andata della Champions League 2010; Mario butta la maglia a terra, con uno spogliatoio, e un popolo, pronti ad aggredirlo.

3. Zlatan Ibrahimovic

Gli anni della gestione Ibra, un ciclone, l’uomo dal mal di pancia facile, delle pillole tipo: “Non mi serve il Pallone d’Oro per sapere di essere il migliore al mondo”.

Monaco

Andrea Butti allo stadio di Monte Carlo, lo stade Louis II

Dopo 12 anni di Inter (prima da addetto stampa, poi da team manager) va in Francia, al Monaco, dove resta per 3 stagioni. Molto legato e stimato in UEFA (lavorò nello staff degli Europei 2007 U21 e degli Europei 2008 in Svizzera), è responsabile organizzativo del club.

22 aprile 2015, lo 0-0 regala alla Juve la semifinale dopo 12 anni

Lavora con mister Ranieri. A livello sportivo la squadra si batte alla grande dietro il Psg. Non vince (gli tolgono alla spicciolata Falcao, James Rodriguez, Abidal, Kondogbia) ma è sempre lì: secondi nel 2014, terzi nel 2015 e 2016. In Champions nel 2015 arriva ai quarti con la Juve.

Wolverhampton

E poi arriva l’estate 2016, con la chance di seguire Walter Zenga ai Wolves, nella Championship inglese, squadra nel bel mezzo di un cambio proprietà. Ruolo: general manager. Mica male.

Le cose non vanno come si spera, la squadra, allestita per il salto in Premier, fa un filotto negativo di 1 pari e 4 sconfitte e Zenga viene esonerato e dopo poco più 3 mesi, a fine ottobre, fa le valigie anche Butti. Lo si considera parte dello staff dell’ex “Uomo ragno”, o perlomeno optano per questa versione i tabloid inglesi.

Ed ora?

Un dirigente del genere può soddisfare l’appetito di molti club, tanto che Butti, con l’esonero di Frank De Boer, venne fatto salire sul treno (sarà poi vero?) che avrebbe portato Guus Hiddink sulla panchina dell’Inter. Non se ne fece nulla.

Che poi: siamo sicuri voglia tornare in Italia? Specialmente in ambito dirigenziale, è raro vedere cavalli di ritorno, ma non si sa mai.

Davide Ferracin
@davideferracin