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Francia-Brasile. Accostare queste due Nazionali quando si parla di calcio è far lievitare i ricordi di una sfida classica del calcio mondiale. Giocatori leggendari di epoche differenti in epiche battaglie che ancora oggi ricordiamo in istantanee iconiche. Come la doppietta di Zinedine Zidane in quel 3-0 del 1998 che consegnò alla Francia la prima storica Coppa del Mondo.

E anche le giocatrici francesi, che proprio in casa stanno vivendo questa esperienza mondiale, vorrebbero replicare il successo di 21 anni fa in quello che è senza dubbio l’ottavo di finale più entusiasmante di Francia 2019. Da un lato la Nazionale che ha superato il proprio girone come prima e a punteggio pieno; dall’altro le brasiliane che sono arrivate terze nello stesso raggruppamento dell’Italia e che, pur avendo preso parte a tutte le otto edizioni, non hanno mai sollevato il trofeo.

Per caricare d’adrenalina il match in programma domenica 23 giugno alle 21 allo Stade Oceane di Le Havre, la Fifa ha chiesto alle Blues cosa rappresenta per loro giocare contro la Seleçao:

Amandine Henry, centrocampista e capitano

La squadra femminile brasiliana ha una buona cultura calcistica: è nei loro geni. Francia-Brasile sicuramente attira attenzione mediatica tra giornali e appassionati e noi dobbiamo assicurarci di essere altrettanto all’altezza in campo. Da tifosa, Francia 1998 è un ricordo pieno d’affetto: ho visto la finale a casa e poi sono uscita a festeggiare con i bambini che abitavano nella casa accanto alla mia. E’ un ricordo meraviglioso come supporter, ma ora voglio avere un ricordo bello anche come giocatrice.

Griedge Mbock Bathy, difensore

Ripensiamo tutti alle sfide precedenti tra Francia-Brasile, sia nel calcio maschile che femminile. Le abbiamo già affrontate e sappiamo che sono una squadra con un potenziale enorme e grandi giocatrici. Si sono comportate bene in questo torneo e non deve ingannare il terzo posto: Marta è una grande giocatrice ed è stata nominata miglior giocatrice dell’anno in numerose occasioni. Lei sicuramente è un’avversaria durissima.

Viviane Asseyi, attaccante

Quando la gente dice Francia-Brasile io penso subito al 1998 perché quella partita mi ha fatto scoccare la scintilla per diventare calciatrice. Ora, 21 anni dopo, la gente dice “Francia-Brasile” parlando della partita in cui ci sarà anche io, ed è fantastico.

Aissatou Tounkara, difensore

Siamo stati abbastanza fortunati ad avere una partita così entusiasmante agli ottavi, al di là dei pronostici.

Eugenie Le Sommer, attaccante

Francia-Brasile evoca il calcio stesso. Anch’io penso alla finale del 1998, al 3-0: sono stati momenti grandiosi che abbiamo vissuto in tutto il Paese e rimangono impressi nella mente. Grandi ricordi indelebili.

Corinne Diacre, allenatrice

No, non è solo una partita leggendaria del passato: è l’ottavo di finale di Francia 2019 femminile.

La sconfitta con la Spal è un passo falso indolore per la questione scudetto. La Juve ha ancora sei gare per fare quel punto che le darebbe la certezza matematica del titolo, posto che il Napoli dovrebbe vincerle tutte. Eppure la gara del “Paolo Mazza” resterà, a suo modo nella storia. Non solo per la vittoria dei padroni di casa, che mancava da 57 anni contro i bianconeri. Ma anche perché nella Juve infarcita di seconde e terze linee ha fatto l’esordio una nuova nazionalità nella storia del club. Grigoris Kastanos, centrocampista classe 1998, è il primo cipriota a scendere in campo con la Juventus.

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🇮🇹 Oggi è stato un giorno speciale, un giorno diverso, un giorno per cui ho lavorato da sempre. Da quando a casa giocavo, da quando ho iniziato nella mia terra, a Cipro, da quando anni fa sono arrivato in questo club che mi ha aiutato a crescere e ha creduto in me. Oggi ho indossato la maglia di uno dei club più importanti al mondo e mi sento grato e felice di questo anche se la prestazione non e stata al massimo.. Ma proprio perché so che gli obiettivi si raggiungono solo con il lavoro, da domani riprenderò ad allenarmi e lavorare con la massima concentrazione e determinazione perché questo sia solo una partenza. 🇨🇾 Σήμερα ένα παιδικό μου όνειρο έγινε πραγματικότητα, να αγωνιστώ με τα χρώματα του ιστορικότερου και μεγαλύτερου συλλόγου της Ιταλίας. Νιώθω ευγνώμων και χαρούμενος παρά την μέτρια εμφάνιση μου. Συνεχίζω με τον ίδιο ζήλο και αποφασιστικότητα για να φτάσω όσο πιο ψηλά μπορώ #finoallafine#39

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Sivori, Altafini e Platini

Acquistato dalla Juve nel 2014, fa le giovanili con Madama (vincendo, con gol in finale, il Torneo di Viareggio nel 2016) prima di due esperienze, senza grandi fortune, al Pescara e in Belgio allo Zulte Waregem. Da quest’anno è il pilastro in mezzo al campo della seconda squadra bianconera che milita in serie C. Considerando anche le gare non ufficiali, la nazione straniera più rappresentata nella storia juventina è l’Argentina. Basti pensare che, uno dei simboli nella storia della Signora, è stato Enrique Omar Sivori, el Cabezon. Seguono Brasile (da Altafini ad Alex Sandro), Francia (Platini e Zidane) e stranamente (vuoi per la vicinanza alpina), la Svizzera (Lichtsteiner su tutti).

L’uzbeko Zeytulaev, una meteora in maglia bianconera

La Juve dei tedeschi e di San Marino

Ci sono anche Germania (Moeller e Kohler), Inghilterra (Platt) e Spagna (Morata e Del Sol). Ma, con l’esordio del cipriota Kastanos, vengono a galla anche improbabili nazionalità con almeno un gettone ufficiale in bianconero. Come l’Uzbekistan di Zeytulaev tra il 2001 e il 2004. O l’Ucraina di Boudianski negli stessi anni. Nella speciale classifica c’è anche il Gabon grazie a Lemina. Mentre uno dei simboli della Juve del Trap era il sammarinese Massimo Bonini. Una presenza anche per la Somalia con il centrocampista Daud nel 2009. Restano a secco, invece, tralasciando le amichevoli, alcuni Paesi con grandi tradizioni calcistiche come Belgio, Grecia e Russia (l’Urss ha timbrato il cartellino con Alejnikov e Zavarov). A secco anche le grandi potenze dello sport, ma non del calcio, come Usa, Giappone e Cina.

Boudianski ai tempi bianconeri…dell’Ascoli

 

 

 

Qualche anno fa in molti avevano appreso con molta tristezza la notizia dell’addio delle scarpe Adidas Predator dal mercato, per quelle che non stati dei semplici scarpini da calcio ma che hanno segnato una generazione di campioni a cavallo tra gli anni ’90 e 2000.

Tra le icone che hanno indossato queste scarpe magiche: Steven Gerrard, Alessandro Del Piero, Zinedine Zidane e David Beckham. Questi ultimi due, a distanza di 25 anni dal primo lancio delle Predator, sono i protagonisti del nuovo video in cui viena presentata una collezione in edizione limitata interamente dedicata ai due ex fuoriclasse, compagni di squadra nel Real Madrid dei “Galacticos”.

Nel video i due campioni scelgono coloro che avranno la possibilità di ricevere le loro nuove scarpe: le “Accelerator” dorate del francese, le “Precision” argentate dello Spice Boy.

Tra i calciatori scelti, oltre a molti dilettanti, ci sono i terzini, Benjamin Pavard e Marcelo.
Per il centrocampista dello United Paul Pogba, invece, David Beckham invia direttamente un messaggio privato in cui gli scrive che il pacco sta arrivando.

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La coppia “galacticos” Zidane – Beckham

La quantità è davvero limitata e le scarpe sono disponibili sullo store online  e presso rivenditori selezionati dal 12 marzo.

L’azienda tedesca nel 2015 comunicò che le Predators non sarebbero state più prodotte dopo 20 anni.
Gli scarpini divennero famosi perché indossate dai fuoriclasse degli anni, oltre a essere un modello innovativo, proponendo una nuova caratteristica rivoluzionaria. Fu eliminato il cuoio dalla zona del collo interno del piede e furono applicate strisce di gomma.
Era possibile aumentare la sensibilità e l’attrito tra il pallone e la scarpa, facilitando il controllo e la rotazione della sfera stessa.

Realizzati con pelle di canguro e seguendo uno stile cromatico semplice (chi può mai dimenticarsi la scarpa nera con qualche tocco di rosso e con tre strisce bianche ai lati!?), dal 1994 ad oggi, si sono succeduti 12 i modelli di Predator, con qualche variante per il rugby e versioni più economiche in pelle sintetica.

E sapete chi fu il primo giocatore a segnare una rete con queste scarpe? Il primo gol fu realizzato il 30 aprile 1994 da John Collins, giocatore del Celtic, che trasformò un calcio di punizione nell’1-1 contro il Rangers.

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Jhon Collins segna con le sue Predator il gol vittoria del Celtic nell’Old Firm contro i Rangers

In un pomeriggio del lontano 1998, tre bambini si fanno scattare una foto con la maglia della squadra del cuore. Nonostante la nazionalità belga, il cuore batte per la squadra di Zidane, che ha regalato loro emozioni indescrivibili nei Mondiali di Francia.

Sono gli anni in cui il Belgio non è ancora la grande squadra che conosciamo oggi e che in Russia, nel 2018, ha battuto il Brasile favorito per approdare in semifinale.

Ma quei tre bambini, oggi diventati adulti, si ritrovano nell’imminente sfida tra Belgio e Francia con il cuore diviso a metà, tra i sogni legati all’infanzia e le speranze di vedere la propria nazionale in vetta al mondo.

E la cosa che fa più sorridere è l’identità di questi piccoli protagonisti, che oltre ad essere tutti calciatori, militano anche nella nazionale belga.

Si tratta di Kylian, Torghan ed Eden Hazard, che del calcio hanno fatto il proprio lavoro e giocano nei club del Venlo, del Borussia Mönchengladbach e del Chelsea.

 

Due di loro, Torghan ed Eden, sono parte del team belga che ai Mondiali di Russia 2018 proveranno a riscrivere la storia proprio contro quella squadra che li ha fatti sognare da piccoli.

Il capitano della nazionale belga, Eden Hazard, non può rinnegare il periodo in cui tifava Francia:

Con i miei fratelli, siamo sempre stati più sostenitori della Francia che del Belgio perché siamo cresciuti con la squadra del ’98. All’epoca non c’era la maglia del Belgio, ecco perché indossavamo quella della Francia! Non voglio denigrare la squadra belga del tempo, c’erano giocatori molto bravi. Ma a quel tempo, c’era la Francia

Ma oggi è con la maglia del suo paese di origine che deve fare i conti e mettere da parte, per un attimo, quei bei ricordi per concentrarsi sulla sfida imminente che lo vedrà battersi, faccia a faccia, proprio con gli avversari francesi.

Nonostante il paradosso, che dopo circa 20 anni, mette a confronto Francia e Belgio proprio quando a giocare nella nazionale ci siano i fratelli Hazard, entrambi si batteranno con il cuore.

Il Belgio, a questo punto, mira alla Coppa del Mondo e di certo darà del filo da torcere ad una Francia che al momento è una delle favorite. Comunque vada, però, il rispetto e l’ammirazione per la squadra francese non verrà mai meno durante la partita.

Chissà se Hazard e compagni riusciranno a cambiare le sorti del loro paese e vedere un giorno tre bambini francesi con la maglia del Belgio!

Col Brasile già qualificato, la sera dell’otto luglio 1998 lo Stade de France ospita l’incontro che designerà l’altra finalista. L’inattesa e larga vittoria ottenuta dalla Croazia di Miro Blažević ai danni della Germania nei quarti ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai tifosi di casa. Non è solo una questione di esperienza che fa preferire i biancorossi come avversari: la Francia ha infatti perso nelle due occasioni in cui nel penultimo atto di una rassegna iridata ha incrociato i tedeschi, o per meglio dire la Germania Ovest.

Il primo tempo sembra rispecchiare perfettamente il copione della partita non giocata ad alti ritmi, equilibrata, ancora sullo 0-0 ma inesorabilmente destinata a veder vincere i favoriti. Guivarc’h, la punta di ruolo dei galletti padroni di casa, non è riuscito a incidere in nessuno dei match precedenti e in semifinale il trend non sembra essere mutato. Così le occasioni più pericolose passano da piedi e testa di Zinedine Zidane, anche se il portiere croato Ladić non è certo costretto agli straordinari.
A inizio ripresa, però, la musica cambia perché, a differenza dei loro avversari, i croati hanno davanti uno di quegli attaccanti in grado di trasformare in oro le poche occasioni a disposizione: Davor Šuker.

Un lancio di Asanović trova il giocatore allora in forza al Real Madrid libero davanti a Barthez, il gol è una formalità. Tra l’incredulità dei presenti è successo che la quasi impenetrabile difesa francese -un solo gol subito fino a quel momento, per di più nell’ininfluente match contro la Danimarca- ha chiamato fuorigioco, ma Lilian Thuram è rimasto attardato. L’errore commesso di certo non può andare giù a uno che non a torto è considerato uno dei più forti difensori del mondo per l’eleganza dei movimenti, il senso del piazzamento e la decisione con cui anticipa gli avversari senza tuttavia risultare falloso.

Il modo con cui Thuram rimedierà a questa sua defaillance è, però, semplicemente inatteso, degno di un vero campione, di uno con una personalità fuori dal comune.

Il racconto completo sulla doppietta di Thuram è su Calcio Romantico

 

Semifinali thrilling da mettere sotto stress i pallottolieri per la quantità di gol e di occasioni da rete create. Nel doppio incontro di Champions League tra Real Madrid – Bayern Monaco e Liverpool – Roma, sono stati messi a segno 20 gol, una media di cinque a partita. In più, con 13 marcature tra andata e ritorno, Roma-Liverpool è diventata la semifinale di Champions più ricca di gol nella storia della competizione. Roba che, probabilmente, solo il gioco-non gioco di Simeone con l’Atletico Madrid avrebbe potuto tamponare.

Nella bagarre europea, a spuntarla sono Real Madrid e Liverpool che il 26 maggio, all’Olimpiyskiy Stadium di Kiev, fileranno le loro spade per dar vita a una scintillante finale.
“Finalmente Reds!”, verrebbe da dire; “ancora le Mengues!?”, postilla aggiuntiva. Sì, perché se la ciurma di Klopp arriva all’ultimo gradino della Champions dopo 11 anni da quel Milan – Liverpool scalfito da Inzaghi e Kakà, il Real Madrid, invece, è alla terza finale consecutiva – record per la storia dell’attuale coppa dalle grandi orecchie – la quarta nelle ultime cinque edizioni.

Se l’antipasto delle semifinali, tra sgroppate, reti favolose e sbavature difensive, vi ha fatto venire l’acquolina in bocca, ecco cinque motivi (più uno) per cui potremmo assistere a una finale fantasmagorica:

1- Si rivede una finale tra Spagna e Inghilterra

E non è un avvenimento così tradizionale nella lunga kermesse europea. Tra scontri fratricidi e incontri “classici” tra superpotenze di diverse nazioni, questa è solamente la quinta volta in 63 edizioni che a sollevare la Champions sarà una squadra uscita da una finale tra spagnoli e inglesi.
Se, infatti, nell’ultimo decennio è stato il Barcellona a vedersela contro l’Arsenal nel 2006 e due volte contro il Manchester United nel 2009 e 2011 (in tutte e tre le circostanze, uscito vincitore), c’è solo un precedente per il Real Madrid: 1981, al Parco dei Principi di Parigi, proprio contro il Liverpool;

2- La finale con più trofei sul piatto

Dunque, non sarà la prima volta che Blancos e Reds si sfideranno nell’ultimo atto della massima competizione europea: il precedente, nella Coppa Campioni 1980-1981, vide il Liverpool sorridere e trionfare per 1-0 con la rete del difensore Alan Kennedy al minuto 82’ che piegò il Real allenato da Vujadin Boskov.
Non è l’unico incrocio tra le due squadre: nella cronistoria di questa sfida pesa il 4-0 incassato ad Anfield dove gli spagnoli furono surclassati, nel ritorno degli ottavi del 2009, dalle reti di Torres, doppio Gerrard e l’italiano Dossena.

Ma quella di Kiev sarà affascinante anche perché sarà la finale di Champions nella quale andranno in campo il maggior numero di Champions e di finali in assoluto: 17 coppe (12 del Real, 5 del Liverpool), 24 le finali in totale;

 

3- I due migliori attacchi in Champions League

I ragazzi di Klopp hanno segnato 40 gol in 12 partite, subendone 13; la formazione di Zidane, invece, ne ha realizzati 30, con 12 subiti. I numeri migliori in Europa in questa edizione che avvalorano il cammino delle due compagini: nel Gruppo E di qualificazione, il Liverpool ha messo a segno 23 reti (ok, nello stesso girone c’erano anche Maribor e Spartak Mosca), mentre nei match di andata tra ottavi e quarti contro il Porto ha piazzato un 5-0, contro il Manchester City un sorprendente 3-0. Per il Real, invece, un cammino differente: ha chiuso il Gruppo H al secondo posto alle spalle del Tottenham e, lungo la sua marcia trionfante, ha dovuto vedersela contro Psg, Juventus e, appunto, Bayer Monaco;

4- Il coro “You’ll never walk alone”

Lo ascolteremo presumibilmente altre due volte quest’anno in Europa, durante l’ingresso in campo dei giocatori e nei minuti di recupero del match. Indipendentemente dal risultato in quel momento dello scontro. Possiamo dire che è un valido motivo per stare incollate davanti allo schermo, avendo il volume alzato al massimo;

 

5- Il duello tra Salah e Cristiano Ronaldo

I due spadaccini più iconici nei ranghi di Liverpool e Real Madrid. Il prossimo Pallone d’oro si gioca nel giro di un paio di mesi in ex terre sovietiche: dalla finale di Kiev, in Ucraina, al Mondiale in Russia. Entrambi non hanno lasciato il segno nelle semifinali di ritorno, ma possiamo chiudere entrambi gli occhi al netto di una stagione strepitosa che hanno costruito sapientemente macinando chilometri alternati a giocate irreali. Il tempo per caricarsi c’è con l’egiziano che sorride per il vantaggio minimo sul portoghese in quanto a reti stagionali, 43 a 42;

 

Bonus extra: la storia di Andrew Robertson, terzino del Liverpool

Prima di Neymar al Paris Saint Germain, prima delle megalomani operazioni di mercato in terra inglese con gli acquisti in difesa tra Manchester City e Liverpool. Prima della bolla creata da sceicchi e fondi asiatici, c’era l’Italia che come il Klondike era una miniera d’oro per numero di talenti e operazioni di calciomercato. Ma quali sono state le operazioni più costose che hanno visto coinvolta la Serie A sia in entrata che uscita? Ecco la top10

 

#10 Christian Vieri

Nella Liga, con la maglia dell’Atletico Madrid, segna 24 gol in 24 partite. Primo posto nella classifica marcatori e quindi la conquista del Trofeo Pichichi, unico italiano a vincerlo. La Lazio di Cragnotti, dunque, decide di riportarlo in Italia nell’estate 1998 dopo una sola stagione in Spagna. Ma Vieri, nella capitale rimane poco: è sensazionale il suo passaggio all’Inter l’anno successivo con Moratti che vuole regalare a Lippi l’ariete per puntare allo scudetto. L’operazione per portare a Milano il 25enne ex-Juve è, fino a quel momento, la più costosa di sempre: quasi 90 miliardi di lire offerti alla Lazio (nel prezzo è compreso il cartellino di Simeone, valutato 21 miliardi) ovvero 48 milioni di euro.

#9 Gaizka Mendieta

Sono gli anni dello strapotere della Lazio e di Cragnotti prima del crack fallimentare. I laziali non solo dominano in Serie A e si fanno valere anche in Europa sul rettangolo di gioco, ma fanno la voce grossa anche nel calciomercato. L’oggetto dei desideri è lo spagnolo Mendieta, capitano e leader del Valencia con il quale, dopo aver vinto la Coppa del Re e la Supercoppa spagnola nel 1999, disputa due finali consecutive di Champions League, perdendole entrambe contro Real Madrid e Bayern Monaco. Eletto miglior giocatore della competizione nella stagione 2000-2001, la Lazio, nella stessa estate dopo aver ceduto Nedved alla Juventus, decide di piazzare il colpo versando nelle casse valenciane 89 miliardi di lire (48 milioni di euro) diventando così il secondo acquisto più costoso nella storia del club biancoceleste dopo Hernan Crespo.

#8 Gianluigi Buffon

Quelle di inizio millennio sono estati calde, caldissime per il mercato dei calciatori, soprattutto in Italia che di talenti ne ha ancora e mantiene un prezioso fascino a livello europeo e internazionale. Così sempre nell’estate 2001, mentre Mendieta valigie in mano passa dalla Spagna all’Italia, percorso inverso – destinazione Madrid – lo fa Zinedine Zidane che lascia la Juventus per accasarsi al Real. Con i soldi incassati, la Juventus decide di investire massicciamente nel mercato facendo razzia del meglio che c’è in giro. Sfumato lo scudetto anche (ma non solo) per alcune incertezze del portiere Van Der Sar, Moggi bussa alla porta del Parma e chiede Buffon, 23 anni e un futuro certo da campione. Così, dopo aver perfezionato l’acquisto di Lilian Thuram dal Parma, sempre dagli emiliani, la Juventus acquista Buffon per 75 miliardi di lire più la cessione a titolo definitivo di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi (in totale 52,88 milioni di euro). Il portierone è quell’anno l’acquisto più oneroso nella storia della società bianconera, record mantenuto fino al 2016.

#7 Hernan Crespo

L’avevamo già chiamato in causa con l’operazione Mendieta. Sì, perché Gaizka è il secondo acquisto più costoso nella storia della Lazio: al primo posto c’è l’attaccante argentino Hernan Crespo. Crespo nel 2000 ha 25 anni, gioca nel Parma e con i ducali vince Coppa Italia, coppa Uefa e Supercoppa Italiana. La Lazio con il tricolore sul pezzo investe ben 110 miliardi di lire (56,81 milioni di euro) per aggiudicarsi el Valdanito. Il suo trasferimento risultò essere il più costoso nella storia del calcio mondiale, seppur per pochi giorni: nello stesso mese, infatti, il portoghese Luis Figo viene acquistato dal Real Madrid per 143 miliardi di lire.

#6 Edison Cavani

Edinson Cavani si è affermato come uno dei giocatori più prolifici d’Europa. È passato dal Napoli al PSG nel 2013 ed è adesso parte di quello che è probabilmente il miglior attacco d’Europa. Il suo trasferimento da 64 milioni e mezzo di euro adesso sembra un affare se si pensa al mercato gonfiato ed Edison, attualmente, è il miglior marcatore nella storia del club transalpino. Scommesse calcio oggi vedono il PSG tra i favoriti per la conquista della Champions League in quanto possono disporre anche della star brasiliana Neymar per rinforzare il loro attacco. Dai uno sguardo all’infografica per vedere i maggiori ingaggi della Serie A.

#5 Kakà

Mezzo milione in più rispetto all’affare Cavani – PSG, in quinta posizione c’è la cessione di Kakà nel 2009 al solito Real Madrid che, ciclicamente, mette piede nel supermercato Italia. Kakà, figliol prodigo del Milan, già promesso a gennaio al Manchester City decide di rimanere in rossonero, ma la cessione è solo rimandata e approda così nell’universo Galacticos assieme a Cristiano Ronaldo. La faraonica campagna acquisti del Real Madrid di Florentino Perez continuò con l’ingaggio del francese Karim Benzema dal Lione per 35 milioni, degli spagnoli Raul Albiol dal Valencia, Alvaro Arbeloa e Xabi Alonso dal Liverpool e Esteban Granero dal Getafe.

#4 Zlatan Ibrahimovic

Zlatan nella sua ossessiva ricerca di vincere la Champions League, dopo aver dominato in Italia prima con la Juventus e poi con l’Inter accetta il passaggio al Barcellona, nella stessa estate del doppio colpo merengues Kakà – Cristiano Ronaldo. La società spagnola paga 46 milioni di euro all’Inter più la cessione del camerunese Eto’o, valutato 20 milioni. Inizialmente è previsto anche il prestito per un anno del bielorusso Hleb, con diritto di acquisto da parte dei nerazzurri per 10 milioni, ma è saltato, e quindi il Barcellona versa altri 3 milioni circa per concludere l’affare per una valutazione totale di 69.5 milioni di euro.

#3 Zinedine Zidane

L’avevamo già accennato. Eccoci al gradino più basso del podio. Sua maestà Zinedine Zidane che nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club Real Madrid che, per averlo tra le sue file sborsa 150 miliardi di lire (77,5 milioni di euro), realizzando il più costoso trasferimento di un giocatore nella storia del calcio fino a quel momento. Con i bianconeri, il talento francese gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A.

#2 Gonzalo Higuain

Tra acquisti e cessioni, sul podio c’è sempre la Juventus. Gonzalo Higuain, a modo suo, ha segnato la storia della Serie A: arrivato in Italia nel 2013, comprato dal Napoli per sostituire proprio Cavani, el Pipita nella stagione 2105-2016 fa il botto. Entra nella top ten dei migliori marcatori della storia del Napoli, toccando quota 70 reti complessive;  va a segno per sei giornate consecutive, eguagliando la striscia positiva di Maradona nella stagione 1987-88; supera  Cavani per gol segnati in una stagione, fino ad allora il miglior cannoniere stagionale nella storia degli azzurri e il 14 maggio, nel 4-0 dell’ultima giornata contro il Frosinone, realizza la tripletta che gli consente di chiudere il campionato con 36 reti in 35 partite, vincendo la classifica marcatori e superando il record assoluto di reti in un singolo campionato italiano, fino ad allora detenuto da Nordahl nella stagione 1949-50, ed eguagliando inoltre quello di Rossetti che resisteva dal 1928-29, quando il campionato si disputava a più gironi. Con questo bigliettino da visita niente male, la Juventus decide di fare follie e sborsa ben 90 milioni di euro per averlo. Il suo trasferimento è il più costoso nella storia della Serie A.

#1 Paul Pogba

Ma se la Juventus ha potuto sborsare questa cifra è perché nella stessa sessione di mercato, nell’estate 2016, il Manchester United bussa alla porta dei bianconeri per riportarsi a casa il gioiellino Pogba lasciato partire troppo in fretta. La cifra è da capogiro: per riacquistare a titolo definitivo il suo ex calciatore, il club inglese sborsa una somma complessiva di 105 milioni di euro. In Italia si rompe il muro dei 100 milioni di euro per un’operazione di mercato. Si tratta in quel momento del trasferimento più oneroso nella storia del calcio, superato l’estate successiva dai 222 milioni sborsati dal PSG per Neymar.

Si è conclusa ieri in serata la cerimonia di premiazione che, giunta alla sua ottava edizione, premia i migliori del panorama calcistico dell’anno che volge al termine.

Il Globe Soccer Award 2017 si è tenuto a Dubai, al Madinat Jumeirah Resort, che ha ospitato le stelle del calcio premiate in diverse categorie: dal miglior giocatore all’allenatore dell’anno.

Il Real Madrid è ancora una volta protagonista indiscusso della serata e riscuote una serie di trofei che si aggiungono a quelli conquistati nel 2017: la Liga, la Champions League, la Supercoppa europea, la Supercoppa di Spagna e il Mondiale per Club.

La squadra spagnola riceve il premio come miglior club del 2017 e la Liga come miglior campionato. Ma le soddisfazioni non terminano qui e Zinedine Zidane si conquista il titolo di miglior allenatore dell’anno.

Il pluripremiato Cristiano Ronaldo non può non comparire anche in questo evento tra i migliori e riceve il premio come miglior giocatore dell’anno 2017. In collegamento da Madrid è il nostro Alessandro Del Piero ad avere il privilegio di consegnarli direttamente il trofeo.

Il campione attaccante del Real Madrid, protagonista proprio ieri di uno scherzo che lo vedeva restituire il suo recente pallone d’oro, è fiero di ottenere questo riconoscimento e così commenta la sua premiazione:

Troverò sicuramente spazio in casa per i miei 25 trofei, non dovete preoccuparvi. Il 2017 è stato un anno fantastico, ringrazio la squadra per tutto quello che abbiamo raggiunto e il presidente che mi ha accolto in questa squadra incredibile

Durante il Globe Soccer Awards 2017 c’è spazio anche per l’Italia, che viene premiata nelle categorie relative al premio di carriera. I riconoscimenti vanno a Francesco Totti e Marcello Lippi. Insieme a loro ritira il premio alla carriera anche Carles Puyol.

Ecco tutti i premi che sono stati consegnati durante la serata, suddivisi per categoria:

  • Miglior giocatore del 2017: Cristiano Ronaldo
  • Miglior allenatore del 2017: Zinedine Zidane
  • Miglior club del 2017: Real Madrid
  • Premio alla carriera: Francesco Totti
  • Premio alla carriera: Marcello Lippi
  • Premio alla carriera: Carles Puyol
  • Miglior commissario tecnico delle nazionali arabe: Hector Cuper (ct dell’Egitto)
  • Miglior agente del 2017: Jorge Mendes
  • Miglior dirigente del 2017: Vadim Vasilyev (vice presidente del Monaco)
  • Miglior campionato del 2017: La Liga
  • Miglior Nazionale araba del 2017: Arabia Saudita
  • Miglior arbitro: Felix Brych
  • Sport Bussiness Award: Ferran Soriano (dirigente del Manchester City)
  • Premio speciale “Master Coach”: Diego Pablo Simeone
Riponete (solo momentaneamente) il fazzoletto con cui vi siete asciugati le lacrime quando, due anni fa, l’Adidas annunciò l’interruzione della produzione delle celebri Predator. In questi giorni, infatti, la società di abbigliamento sportivo ha lanciato un’edizione limitata di una delle sue scarpe da calcio più iconiche, le Predator Precision.
Un modello appositamente reinventato per i calciatori di oggi, integrando le tecnologie adidas più all’avanguardia. Ma attenzione: la quantità è davvero limitata e le scapre sono disponibili sullo store online  e presso rivenditori selezionati dall’8 settembre.

 

 

In realtà, come detto, dopo 21 anni ai piedi dei più celebri calciatori, l’Adidas, due anni fa, aveva deciso di smettere con questa linea. Fu la stessa azienda tedesca a comunicarlo: «Il gioco del calcio è cambiato nel corso degli anni. Posizioni, tratti e caratteristiche che prima contavano, ora sono irrilevanti», si leggeva nella nota che confermava la decisione storica di non puntare più su questa linea. L’Adidas, infatti, presentò immediatamente due nuovi modelli, ACE15 e X15, ideati per rispondere all’evoluzione calcistica e indossate, per la prima volta, durante la finale di Champions League a Berlino, tra Juventus e Barcellona.

 

adidaspre3

 

Resa celebre tra gli anni novanta e duemila da giocatori quali David Beckam, Zinédine Zidane, Xavi, Steven Gerrard e Alessandro Del Piero, la gamma Predator fu lanciata nel 1994 proponendo una nuova caratteristica rivoluzionaria: eliminando il cuoio dalla zona del collo interno del piede e applicando strisce di gomma, era possibile aumentare la sensibilità e l’attrito tra il pallone e la scarpa, facilitando il controllo e la rotazione della sfera stessa.

 

 

Il modello, in realtà, seguì il progetto sviluppato da un ex calciatore australiano, Craig Johnston. Ritiratosi a soli 27 anni per assistere a sua sorella malata, l’ex centrocampista di Middlesbrough e Liverpool, divenne coach in alcune scuole australiane. Durante un allenamento, un ragazzo fece notare gli era impossibile controllare la palla perché, ironicamente disse, le sue scarpe erano realizzate con pelle di pipistrello e non di ping-pong. Johnston pensò, allora, di rimuovere la parte anteriore di una racchetta e attaccarla alla scarpa con un elastico.

 

 

La cosa funzionò e l’australiano iniziò il suo studio su differenti prototipi e modelli, ma inizialmente i suoi progetti furono bocciati da diverse ditte, tra le quali c’era anche l’Adidas. Craig, però, prima di abbandonare definitivamente, chiese a tre leggende del calcio tedesco, Franz Beckenbauer, Karl-Heinz Rummenigge e Paul Breitner, di realizzare un breve filmato per mettere in mostra le qualità della scarpa in condizioni proibite, come giocare sotto la neve. Gli addetti dell’Adidas furono i primi a convincersi dell’idea innovativa, così acquistarono il brevetto da Johnston.

 

 

Realizzati con pelle di canguro e seguendo uno stile cromatico semplice (chi può mai dimenticarsi la scarpa nera con qualche tocco di rosso e con tre strisce bianche ai lati!?), dal 1994 ad oggi, si sono succeduti 12 i modelli di Predator, con qualche variante per il rugby e versioni più economiche in pelle sintetica.
E sapete chi fu il primo giocatore a segnare una rete con queste scarpe? Il primo gol fu realizzato il 30 aprile 1994 da John Collins, giocatore del Celtic, che trasformò un calcio di punizione nell’1-1 contro il Rangers.

 

 

Le Predator non erano solo delle scarpe: erano un’era calcistica. Erano ai piedi di Zidane quando segnò quel gol stupendo in finale di Champions League contro il Leverkusen. Erano ai piedi di Beckham quando, con l’Inghilterra, realizzò il calcio di punizione nei minuti di recupero contro la Grecia per la qualificazione ai Mondiali del 2002. Ed erano ai piedi di Del Piero quando sbagliò, davanti alla porta, un gol in finale di Euro 2000 contro la Francia. In fondo, quell’era ci piaceva davvero tanto.

 

 

Pane per i denti dei collezionisti italiani negli ultimi giorni. Dopo la storia del rarissimo album Panini dei Mondiali del 1970 in Messico, completo di tutte le figurine e con due autografi di Pelé, dalla Germania arriva una fotografia che ha scomposto numerosi tifosi e appassionati di calcio in Italia. Un cimelio, un “must have” dimenticato.

Vi ricordate il podio sul quale Fabio Cannavaro, durante la notte del nove luglio 2006, ha alzato nel cielo di Berlino la Coppa del Mondo? Sì proprio quel podio dove gli azzurri di Marcello Lippi hanno esultato dopo aver battuto la Francia nella finale dell’Olympiastadion.
E’ un simbolo, di certo non da conservare in casa in una vetrinetta, ma quanto meno ci sarebbe piaciuto vederlo a Coverciano o in qualche sede ufficiale della Figc. Invece è ancora in Germania e questo non sarebbe un problema: è all’Olympiastadion, anzi, per meglio dire, è abbandonato come un rifiuto nel parco che circonda lo stadio.

Ci sentiamo un po’ tutti come quando Checco Zalone, nel film “Cado dalla nubi”, scopre che il padre della ragazza che le piace ha buttato tutte le orecchiette nella spazzatura. «Madre, perdonili (verbo volutamente sbagliato) perché loro non sanno quello che fanno». Espn.com, il network che ha denunciato l’episodio, ha contattato Martin Pallegen, portavoce dell’assessorato allo sport del Comune, il quale ha risposto: «Non posso dirvi da quanto tempo sia lì».

Senza giri di parole, invece, Lutz Imhof, event manager dell’Olympiapark, spiega:

E’ un avanzo. Una casa d’aste con sede ad Amburgo, che agisce per conto della Fifa, non è riuscita a venderlo: un paio di italiani si sono interessati, ma nessuno l’ha mai comprato. Adesso, chi lo vuole, lo può prendere

Sebbene stia cadendo a pezzi, il podio, nonostante il deterioramento causato da 11 anni di abbandono, fa ancora gola. Rievoca suggestivi ricordi e c’è chi sembra essere davvero intenzionato a riprenderselo. Uno che proprio in quella finale ha segnato, si è trovato al centro di un episodio controverso che ha segnato il calcio moderno e che ha messo un cappellino, durante la festa, sulla Coppa del Mondo realizzata dallo scultore italiano Gazzaniga.
In quel Mondiale c’è tanto di Marco Materazzi, dal gol contro la Repubblica Ceca a quello nella finale contro la Francia, dall’espulsione contro l’Australia alla testata ricevuta da Zidane. Fino al rigore segnato nella lotteria finale. Così, attraverso la Gazzetta dello Sport, l’ex difensore dell’Inter fa sapere: «Lo voglio io».