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Questa volta il buu è diverso. Perché se c’è un modo per combattere i razzisti è capovolgere il loro messaggio. Allora l’ululato non è di scherno verso il colore della pelle o l’etnia di provenienza, ma un acronimo dal significato potente. Brothers Universally United, il buu sta per fratelli universalmente uniti. E’ l’iniziativa virale che l’Inter mette in campo alla vigilia della sfida di campionato contro il Sassuolo. Le tribune di San Siro sconteranno la seconda giornata di squalifica dopo gli insulti a Koulibaly nel boxing day contro il Napoli. Lo stadio si riempirà di 11mila bambini che faranno da cornice a un buu diverso.


Il motto della serata sarà ben presente sugli schermi di San Siro, sulle magliette dei calciatori con apposita patch sulla manica e sui cappellini indossati dai piccoli spettatori. L’iniziativa, già condivisa dalle altre società di serie A sui social network, richiama lo spirito originario dell’Internazionale, ovvero quel Fratelli del mondo di cui parla nell’atto di fondazione del club meneghino.


Dal presidente Steven Zhang a Javier Zanetti, passando per Mauro Icardi, Luis Figo e Samuel Eto’o. Stelle di oggi e di domani unite contro l’inciviltà, la maleducazione e i cattivi esempi. “Scrivilo, non fermarti a dirlo”, esortano i big nerazzurri confidando nella condivisione social. Perché il buu al razzismo non è solo uno slogan o un hashtag. E’ un modo di vivere lo sport e la vita, senza alcuna differenze di pelle o etnia. Gli unici colori che contano sono quelli delle bandiere e delle magliette e il bianco, nero o giallo di un pallone che rotola su un prato verde.

In Serie A ha toccato quota 121 consecutive, l’ultima nel pareggio 2-2 contro la Sampdoria ha anche segnato. E se estendiamo la striscia comprese coppe europee e Coppa Italia, Francesco Acerbi ha superato le 140 gare di fila in cui è stato regolarmente schierato in campo. Da titolare, per di più. La centoquarantesima è toccata a fine novembre contro l’Apollon in Europa League e, com’è plausibile immaginare, il numero tenderà ad aggiornarsi di volta in volta.

Alla voce stacanovista del calcio, troverete il faccione del 30enne centrale difensivo della Lazio, un passato da ottimi livelli a Sassuolo e Chievo, meno al Milan dove si dimostrò “nomen omen” (solo in quella circostanza) troppo acerbo. Una sfida, una dimostrazione di grande caparbietà e correttezza: 90’ più recupero da quattro stagioni praticamente, nemmeno una squalifica per somma di ammonizioni o espulsione diretta. E il turnover? Manco a pensarci.
Lui in campo c’è sempre ed è la sua inconscia risposta alla sfida vinta contro il cancro due volte: la prima diagnosi nell’estate del 2013, con l’operazione d’urgenza al testicolo. Poi la recidiva, le cure, la chemio. Acerbi ha sconfitto due volte il tumore, poi è tornato in campo maturo e consapevole e la sua costanza e l’ottimo rendimento, quest’estate l’hanno portato a lasciare Sassuolo per iniziare la nuova avventura con la Lazio.

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E proprio contro il club biancoceleste, quasi come segno del destino, è iniziata la sua lunga striscia di partite consecutive: era il 18 ottobre 2015 e il Sassuolo vinse quel match 2-1. Acerbi aveva saltato i due turni precedenti contro Chievo ed Empoli per infortunio, una parola cancellata dal vocabolario da quel giorno in poi. Ma altra pazzesca curiosità: da quando è rientrato nel settembre 2014 dopo il tumore al testicolo, Francesco Acerbi è stato impiegato regolarmente per tutti i minuti di gioco, recuperi compresi, tranne in una sola circostanza quando è uscito per espulsione (doppia ammonizione) all’88’ di Sassuolo – Cagliari del 1 febbraio 2015.

Davanti a sé, Acerbi ha ancora una rosea carriera da difensore centrale, tra i migliori in Italia negli ultimi 4-5 anni per costanza e rendimento, qualità che strizzano l’occhio al fantacalcio. Nel suo macinare record su record ci sono però due mostri sacri che l’attendono: Javier Zanetti ha giocato 137 gare consecutive in Serie A, ma il vero primatista assoluto è Dino Zoff che ha la serie più lunga di presenze consecutive, ben 332, cominciata con Napoli – Bologna del 21 maggio 1972 e conclusasi con Juventus – Genoa del 15 maggio 1983.