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“Predestinato” è probabilmente il termine più inflazionato nel ristretto vocabolario calcistico. Un aggettivo piazzato costantemente a ogni acerbo giocatore a cui, vuoi per una prodezza, vuoi per una serie di partite positive, viene già tracciato il suo futuro roseo.

Fuori luogo per molti calciatori, sicuramente non per uno: Theo Walcott. Sì lui senz’altro è stato quanto più vicino a rispecchiare quella parola, predestinato. Walcott è nato a Londra il 15 marzo 1989, ma è cresciuto nella piccola località di Compton, vicino a Newbury, dove ha giocato per la A.F.C. Newbury e in seguito alla scuola secondaria di The Downs School. Nella sua prima e unica stagione a Newbury, Theo è riuscito a mettere a segno più di 100 reti, prima di trasferirsi al Swindon Town e poi a Southampton. Aveva già gli occhi addosso della Nike che riuscì a stipulare un contratto di sponsorizzazione con il giovane calciatore, che in quel periodo aveva solamente 14 anni.

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La storia del wonderkid, in realtà, sta tutta nei record di precocità battuti, uno su tutti l’esordio in Nazionale maggiore, il 30 maggio del 2006, contro l’Ungheria, nella penultima amichevole prima del Mondiale tedesco. Walcott ha compiuto 17 anni da tre mesi, non ha ancora giocato un minuto in Premier League, né con l’Arsenal – il club in cui si è trasferito cinque mesi prima – né tantomeno con il Southampton. Il più giovane inglese a giocare una partita con la maglia dei Tre Leoni entra al 65esimo al posto di Michael Owen, che ancora oggi è il più giovane marcatore inglese di sempre ad una Coppa del Mondo, a Francia ’98. Eriksson non avrebbe potuto scegliere un cambio migliore, più suggestivo, per ufficializzare il passaggio di testimone tra due generazioni.

Non avrebbe potuto scegliere neanche avversario più azzeccato, per questo storico first cap: contro i magiari, hanno esordito in Nazionale Diego Armando Maradona e Lionel Messi. Walcott sarà convocato per i Mondiali, ma non scenderà in campo. Ha 17 anni, ci sarà tempo, dicono. Dicono male, in realtà, perché ora che di anni ne ha 31 non ha mai (o ancora) disputato una sola partita di Coppa del Mondo. Eppure dal 2006, l’Inghilterra ha preso parte a quattro edizioni.

Non si può dire che non abbia lasciato traccia, senz’altro: nell’Arsenal di Wenger ha giocato 399 partite e segnato 108 gol, in Premier League viaggia oltre i 340 gettoni e con l’attuale maglia dell’Everton impreziosirà il suo numero. Ha vinto tre FA Cup e due supercoppe d’Inghilterra sempre coi Gunners. E in Nazionale?

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Cose sparse: durante il ritiro per il Mondiale del 2006, ha dichiarato alla stampa inglese di essere uno sfegatato tifoso del Liverpool, con tanto di dettagli sui festeggiamenti per la vittoria della Champions League a Istanbul, nella stagione precedente.  E poi è diventato pure il più giovane calciatore di sempre a realizzare una tripletta in Nazionale: è il 10 settembre del 2008, l’Inghilterra è reduce dalla mancata qualificazione agli Europei di Austria e Svizzera, maturata in un match interno contro la Croazia. A Zagabria va in scena la rivincita, e la squadra di Capello vince per 4-1. Le tre reti di Walcott sono le prime realizzate con l’Inghilterra e il suo record come più giovane giocatore inglese a segnare una tripletta è ancora oggi imbattuto.

Avremmo detto che è un predestinato. Appunto.

 

Fonte:  Transfermarkt | Wikipedia | Rivista Undici 

Finalmente ci siamo! E’ Tutto pronto in Giappone per la Coppa del Mondo di rugby, che scatta venerdì 20 settembre per concludersi il 2 novembre con la finale di Yokohama. Serviranno 48 gare in 12 diverse città per incoronare la nuova regina della palla ovale mondiale. Gli All Blacks, quest’anno apparsi non proprio irresistibili, arrivano da due successi consecutivi nel 2011 e nel 2015, mentre l’unica europea a sollevare la Coppa è stata l’Inghilterra nel 2003. Si gioca per la prima volta nella storia in Asia, mentre nel 2023 si torna nel Vecchio Continente in Francia. Alla Rugby World Cup partecipa anche l’Italia di Conor O’Shea, che inserita nella Pool B, esordirà con la Namibia il 22 settembre per poi affrontare il Canada il 26, il Sudafrica il 4 ottobre e la Nuova Zelanda il 12.

Le venti partecipanti

Le nazionali partecipanti alla Coppa del Mondo sono venti. La Nuova Zelanda è campione in carica da otto anni e due edizioni, avendo vinto nel 2015 in Inghilterra e nel 2011 in casa. Gli All Blacks sono a capo della rappresentanza proveniente dall’Oceania, composta dall’Australia vice campione del mondo e dalle tre isole pacifiche di Figi, Tonga e Samoa, dove il rugby è sport nazionale. La rappresentanza più folta è quella europea, con Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda, Francia, Italia, Georgia e Russia. Dalle Americhe si sono qualificate Argentina, Uruguay, Stati Uniti e Canada, mentre il continente africano sarà rappresentato da Namibia e Sudafrica. L’unica nazionale asiatica è il paese ospitante, il Giappone.

Le regole della Coppa del Mondo

Le venti partecipanti sono state sorteggiate in quattro gironi. Si qualificheranno alla fase a eliminazione diretta le prime due classificate di ciascun gruppo. Le terze verranno eliminate ma si qualificheranno automaticamente alla Coppa del Mondo del 2023. Il torneo si disputerà per oltre un mese perché fra due partite di rugby è consigliata infatti almeno una settimana di recupero. Nella fase a gironi ciascuna nazionale avrà una pausa di quattro giorni e due di una settimana.

Una vittoria ai gironi vale quattro punti in classifica, un pareggio ne vale due. Alla squadra che segnerà quattro mete in una partita verrà assegnato un punto addizionale in classifica (bonus per competitività), lo stesso che riceverà chi perderà con uno scarto minore di otto punti (bonus per sconfitta di misura). I casi di pari merito al termine dei gironi saranno risolti guardando i risultati negli scontri diretti o la differenza fra punti segnati e subiti.

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Gruppo A

  1. 🇨🇮 Irlanda
  2. 🏴󠁧󠁢󠁳󠁣󠁴󠁿 Scozia
  3. 🇯🇵 Giappone
  4. 🇷🇺 Russia
  5. 🇼🇸 Samoa

Gruppo B

  1. 🇳🇿 Nuova Zelanda
  2. 🇿🇦 Sudafrica
  3. 🇮🇹 Italia
  4. 🇳🇦 Namibia
  5. 🇨🇦 Canada

Gruppo C

  1. 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 Inghilterra
  2. 🇫🇷 Francia
  3. 🇦🇷 Argentina
  4. 🇺🇸 Stati Uniti
  5. 🇹🇴 Tonga

Gruppo D

  1. 🇦🇺 Australia
  2. 🏴󠁧󠁢󠁷󠁬󠁳󠁿 Galles
  3. 🇬🇪 Georgia
  4. 🇫🇯 Figi
  5. 🇺🇾 Uruguay

 

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Il calendario completo dei Mondiali di rugby

Ecco il calendario completo delle partite, il girone di riferimento, l’orario italiano e lo stadio in cui si giocherà l’incontro.

Ven 20 Sett: girone A, Giappone vs. Russia 12:45 – Tokyo Stadium
Sab 21 Sett: girone D, Australia vs. Fiji 6:45 – Sapporo Dome
Sab 21 Sett: girone C, Francia vs. Argentina 9:15 – Tokyo Stadium
Sab 21 Sett: girone B, Nuova Zelanda vs. Sudafrica 11:45 – International Stadium Yokohama
Dom 22 Sett: girone B, Italia vs. Namibia 7:15 – Hanazono Rugby Stadium
Dom 22 Sett: girone A, Irlanda vs. Scozia 9:45 – International Stadium Yokohama
Dom 22 Sett: girone C, Inghilterra vs. Tonga 11:15 – Sapporo Dome
Lun 23 Sett: girone D, Galles vs. Georgia 12:15 – City of Toyota Stadium
Mar 24 Sett: girone A, Russia vs. Samoa 12:15 – Kumagaya Rugby Stadium
Merc 25 Sett: girone D, Fiji vs. Uruguay 7:15 – Kamaishi Recovery Memorial Stadium
Gio 26 Sett: girone B, Italia vs. Canada 9:45 – Fukuoka Hakatanomori Stadium
Gio 26 Sett: girone C, Inghilterra vs. Stati Uniti 12:45 – Kobe Misaki Stadium
Sab 28 Sett: girone C, Argentina vs. Tonga 6:45 – Hanazono Rugby Stadium
Sab 28 Sett: girone A, Giappone vs. Irlanda 9:15 – Shizuoka Stadium Ecopa
Sab. 28 Sett: girone B, Sudafrica vs. Namibia 11:45 – City of Toyota Stadium
Dom 29 Sett: girone D, Georgia vs. Uruguay 7:15 – Kumagaya Rugby Stadium
Dom 29 Sett: girone D, Australia vs. Galles 9:45 – Tokyo Stadium
Lun 30 Sett: girone A, Scozia vs. Samoa 12:15 – Kobe Misaki Stadium
Mer 2 Ott: girone C, Francia vs. Stati Uniti 9:45 – Fukuoka Hakatanomori Stadium
Mer 2 Ott: girone B, Nuova Zelanda vs. Canada 12:15 – Oita Stadium
Gio 3 Ott: girone D, Georgia vs. Fiji 7:15 – Hanazono Rugby Stadium
Gio 3 Ott: girone A, Irlanda vs. Russia 12:15 – Kobe Misaki Stadium
Ven 4 Ott: girone B, Sudafrica vs. Italia 11:45 – Shizuoka Stadium Ecopa
Sab 5 Ott: girone D, Australia vs. Uruguay 7:15 – Oita Stadium
Sab 5 Ott: girone C, Inghilterra vs. Argentina 10:00 – Tokyo Stadium
Sab 5 Ott: girone A Giappone vs. Samoa 12:30 – City of Toyota Stadium
Dom 6 Ott: girone B Nuova Zelanda vs. Namibia 6:45 – Tokyo Stadium
Dom 6 Ott: girone C, Francia vs. Tonga 9:45 – Kumamoto Stadium
Mar 8 Ott: girone B, Sudafrica vs. Canada 12:15 – Kobe Misaki Stadium
Mer 9 Ott: girone C, Argentina vs. Stati Uniti 6:45 – Kumagaya Rugby Stadium
Mer 9 Ott: girone A, Scozia vs. Russia 9:15 – Shizuoka Stadium Ecopa
Mer 9 Ott: girone D, Galles vs. Fiji 11:45 – Oita Stadium
Ven 11 Ott: girone D, Australia vs. Georgia 12:15 – Shizuoka Stadium Ecopa
Sab 12 Ott: girone B, Nuova Zelanda vs. Italia 6:45 – City of Toyota Stadium
Sab 12 Ott: girone C, Inghilterra vs. Francia 10:15 – International Stadium Yokohama
Sab 12 Ott: girone A, Irlanda vs. Samoa 12:45 – Fukuoka Hakatanomori Stadium
Dom 13 Ott: girone B, Namibia vs. Canada 5:15 – Kamaishi Recovery Memorial Stadium
Dom 13 Ott: girone C, Stati Uniti vs. Tonga 7:45 – Hanazono Rugby Stadium
Dom 13 Ott: girone D, Galles vs. Uruguay 10:15 – Kumamoto Stadium
Dom 13 Ott: girone A, Giappone vs. Scozia 12:45 – International Stadium Yokohama
Sab 19 Ott –  QF1: 1 Pool C vs. 2 Pool D 9:15 – Oita Stadium
Sab 19 Ott: – QF2: 1 Pool B vs. 2 Pool A 12:15 – Tokyo Stadium
Dom 20 Ott: – QF3: 1 Pool D vs. 2 Pool C 9:15 – Oita Stadium
Dom 20 Ott:  – QF4: 1 Pool A vs. 2 Pool B 12:15 – Tokyo Stadium
Sab 26 Ott: – SF1: v. QF1 vs. v. QF2 10:00 – International Stadium Yokohama
Dom 27 Ott – SF2: v. QF3 vs. v. QF4 10:00 – International Stadium Yokohama
Ven 1 Nov – Finale terzo posto 10:00 – Tokyo Stadium
Sab 2 Nov – Finale 10:00 – International Stadium Yokohama

 

Il calcio, si sa, è uno sport magico. Per il calcio si gioisce e ci si dispera, si esulta e si soffre. Basta un gol del proprio beniamino o una parata decisiva del portiere della squadra avversaria perché le emozioni degli appassionati esplodano in un senso o nell’altro, sempre all’estremo, come forse non accade in nessun altra manifestazione sportiva. Ma, a volte, nel calcio accadono tragedie assurde ed incomprensibili, che restano impresse nell’anima dei tifosi come un ospite indesiderato che non ci pensa neanche a togliere il disturbo.

È il caso di questa storia: la storia di un calciatore, un ottimo calciatore, uno di cui avremmo sicuramente sentito parlare parecchio, che avrebbe avuto una carriera di sicuro successo e che, almeno in parte, l’ha avuta, prima che venisse stroncata definitivamente nel modo più assurdo che si possa immaginare. Sì perché la vita – e la carriera – di questo giocatore è terminata a soli 27 anni fuori da una discoteca di Medellin il 2 luglio 1994 spezzata dai colpi esplosi da una mitraglietta. Stiamo parlando di Andrès Escobar, che oggi avrebbe compiuto 50 anni.

UN POTENZIALE CAMPIONE

Andrés Escobar Saldarriaga nasce il 13/03/1967 a Calasanz, quartiere nord-occidentale della città di Medellín, nel cuore della Colombia andina.

Realtà non facile quella in cui Escobar cresce: il narcotraffico fra gli anni 70 e 80 è una realtà radicata con cui convivere e finirci invischiato è più di un rischio per un giovane di quegli anni.
Ma Andrès è diverso, si diploma e persegue quello che è il suo vero sogno: diventare un calciatore professionista. Sin da ragazzino si distingue come ottimo difensore grazie all’eleganza e l’efficacia degli interventi e queste doti gli permettono, appena ventenne, di diventare titolare inamovibile e simbolo della squadra principe della sua città: l’Atletico Nacional di Medellin.
Ma Escobar non è solo un giovane terzino, roccioso ed affidabile. E’ un giocatore ed uomo onesto, che gioca pulito senza eccedere con l’aggressività degli interventi. Ed è questa prerogativa che gli farà guadagnare il soprannome di El Caballero del Futbol (Il cavaliere del calcio).

Le sue prestazioni gli fanno ben presto ricevere le attenzioni del selezionatore della Nazionale colombiana, Francisco Maturana, che già nel 1988 lo convoca in Nazionale, venendo immediatamente ripagato della fiducia con l’unica rete internazionale di Escobar, peraltro in un palcoscenico di lusso: lo stadio di Wembley, dove la Colombia affronta l’Inghilterra in una partita valida per la Stanley Rous Cup.
Anche a livello di club, Escobar si toglie grosse soddisfazioni, con il suo Nacional che è protagonista di una cavalcata trionfale nella Copa Libertadores del 1989 fino alla vittoria ai calci di rigore contro l’Olimpia di Asunción.
Ed è proprio grazie a questa vittoria che il Nacional contenderà la Coppa Intercontinentale all’imbattibile Milan degli olandesi, venendo sconfitto solo grazie ad una perla di Chicco Evani su punizione all’ultimo minuto dei supplementari, dopo una partita ostica e gagliarda. Escobar è il più fiero alfiere di quella squadra e le sue indubbie doti lo portano addirittura, secondo parte della stampa, nel radar dello stesso Milan, salvo poi accasarsi allo Young Boys.
Ma il difensore colombiano probabilmente non digerisce con facilità il freddo clima bernese. Nel giro di pochi mesi, torna nella natia Medellín, consacrandosi definitivamente come eroe dei tifosi. Con la squadra della sua città, dove concluderà la breve carriera, riesce ad aggiudicarsi anche il campionato nazionale nel 1991.
In quegli anni Escobar fa parte della selezione colombiana forse più forte di tutti i tempi, una squadra che annoverava tra le sue fila fenomeni, ingestibili, del calibro di Valderrama, Higuita e Tino Asprilla, e un mix di giocatori di assoluto valore quali “El Tren” Valencia e Leonel Alvarez e giovani di ottima prospettiva quali Harold Lozano, Ivan Valenciano e Faryd Mondragon.
Addirittura, nelle qualificazioni ad USA ‘94, l’undici di Maturana riesce nell’impresa di imporsi per 5-0 a Buenos Aires, rifilando così uno schiaffo storico alla più quotata Selección argentina.

IL DISASTRO DI USA ’94

Ed è anche per questo che c’è grande attesa attorno alla Colombia ai blocchi di partenza di USA ’94. La Colombia sembra essere pronta per un mondiale storico e anche l’urna sforna delle avversarie più che abbordabili per Los Cafeteros: Romania, Svizzera e USA.
Ma l’avversario più ostico per quella Colombia è…la Colombia. I sudamericani sembrano in vacanza, non giocano con convinzione e vengono presi a pallate prima dalla Romania di Raducioiu e Hagi e poi dai padroni di casa, prima di vincere inutilmente con la Svizzera. Tutti a casa.
Ed è proprio contro gli USA che va in scena il dramma di Andrès: al minuto 35 il difensore, nel tentativo di ribattere un cross filtrante, colpisce male in scivolata e deposita il pallone alle spalle di Oscar Cordoba. E’ forse il fotogramma più famoso di quei Mondiali.

Gli esiti della disastrosa campagna a stelle e strisce non tardano ad arrivare: la stampa è furiosa e il rientro in patria di Maturana e soci non è certo leggero. Fin qui tutto normale.
Ma nessuno, nemmeno in quella Colombia fuori controllo ed in costante guerra civile, poteva pensare che una “catastrofe” calcistica potesse tramutarsi in una tragedia umana come quella che fu.

FINE DELLA STORIA

Il 2 luglio 1994, Andrés sta cercando di dimenticare le delusioni sportive e si gode la frizzante serata di Medellìn con la sua ragazza. Una normale serata estiva, almeno così sembra.
Si, perché c’è chi non ha dimenticato l’autogol di una settimana prima, qualcuno che aveva scommesso sul passaggio del turno dei Cafeteros: l’ex guardia giurata Humberto Muñoz Castro che, all’uscita di una discoteca, si avvicina al giocatore ed esplode sei (o dodici secondo alcuni) colpi di mitraglietta verso di lui. Fine della storia.
La fidanzata di Escobar sosterrà in seguito che l’omicida abbia urlato “Goooool!”, come nello stile delle telecronache calcistiche sudamericane. Secondo altri testimoni, il killer urla invece “Grazie per l’autogol!” mentre fa fuoco.
Dopo la tragedia, i compagni di squadra di Escobar, per paura di ulteriori ritorsioni, vengono sottoposti ad un regime di massima sicurezza. Il racconto dell’assurdo.

Ma in questa assurda storia c’è una speranza, una nota lieta. Ed è la consapevolezza che la fama del Caballero ha saputo resistere al tempo e che il suo ricordo è ancora vivo nel cuore dei tifosi colombiani, che ancora oggi intonano cori in onore del loro idolo. Ma questo non è sufficiente per accettare che si possa morire per un autogol.

 

Primi gironi che si chiudono al Mondiale femminile in Francia. I Gruppi A e B, nelle partite di lunedì, hanno emesso i loro verdetti: le tedesche travolgono 4-0 il Sudafrica nel girone B e volano agli ottavi a punteggio pieno. Staccano il pass per la fase ad eliminazione diretta anche Cina e Spagna, qualificate dopo lo 0-0 nello scontro diretto. In serata vincono anche la Francia (1-0 alla Nigeria e 9 punti nel gruppo A) e la Norvegia, di rigore, contro la Corea del Sud.

GIRONE B: SUDAFRICA-GERMANIA 0-4

14′ Leupolz, 29′ Däbritz, 40′ Popp, 58′ Magull

La Germania chiude a punteggio pieno il proprio girone e vola, dunque, da prima classificata del girone B agli ottavi di finale. Prestazione super quella delle tedesche contro il Sudafrica: poker finale che costringe le avversarie a chiudere l’avventura Mondiale senza neanche un punto. È una distrazione della difesa sudafricana ad agevolare, dopo un quarto d’ora di gioco, il vantaggio della Leupolz, libera di insaccare di testa sul cross dalla bandierina. Un altro clamoroso errore lo compie poi, alla mezz’ora, il portiere che perde palla in uscita bassa e favorisce il raddoppio della Däbritz. Nel primo tempo c’è anche spazio per il tris siglato dalla Popp, sempre di testa, mentre il sigillo finale arriva nella ripresa, con la Magull rapace in area di rigore sulla corta respinta del palo. La Germania sale a 9 punti e accede al prossimo turno.

 

GIRONE B: CINA-SPAGNA 0-0

Si qualificano agli ottavi di finale anche Cina e Spagna, protagonisti di uno 0-0 che vale oro per entrambe. Il pari finale, infatti, trascina le due Nazionali a quota 4 punti: le iberiche passano da seconde, in virtù della migliore differenza reti, mentre le ragazze orientali possono festeggiare per essere tra le migliori terze, grazie a un margine sufficiente rispetto a la classifica prospettata nei gironi E e F. La partita non regala particolari emozioni. La Spagna gioca meglio e comanda il possesso di palla, rendendosi pericolosa in particolare in chiusura di primo tempo, ma né la Caldentey né la Torrecilla riescono a sbloccare nel punteggio. Nei secondi 45 minuti, invece, le due squadre capiscono che un punto a testa può andare più che bene e calano il ritmo, raggiungendo l’obiettivo.

Classifica girone B

GERMANIA: 9 punti (+6)
SPAGNA: 4 punti (+1)
CINA: 4 punti (0)
SUDAFRICA: 0 punti (-7)

 

GIRONE A: NIGERIA-FRANCIA 0-1

79′ Renard

Fa en plein nel proprio raggruppamento anche la Francia, padrona di casa del torneo. Le ragazze della Diacre mettono pressione alle avversarie già nei primi 45 minuti di gioco, ma le nigeriane fanno muro e non concedono nitide occasioni da gol, se non con il tentativo della Henry. La prima vera opportunità, tuttavia, arriva nella seconda frazione di gioco, quando la Majri sfiora il gol sugli sviluppi di un angolo. A un quarto d’ora dal termine arriva la svolta del match: la Ebere stende in area la Diani e concede calcio di rigore. Il fallo, ravvisato dall’arbitro con il Var, costa anche il secondo giallo e l’espulsione alla nigeriana. Dal dischetto si presenta Renard che si fa ipnotizzare dalla Nnadozie. Come già successo in Italia-Giamaica, però, il portiere parte con entrambi i piedi oltre la linea e il penalty viene, dunque, fatto ripetere. Al secondo tentativo, il capitano della Francia non sbaglia e regala il terzo successo. La Nigeria, nonostante il ko, ha possibilità di qualificarsi come terza del girone.

 

GIRONE A: COREA DEL SUD-NORVEGIA 1-2

5′ rig. Hansen (N), 51′ Herlovsen (N), 78′ Yeo (G)

Conquista la qualificazione, infine, anche la Norvegia. Anche in questo caso sono decisivi i tiri dagli 11 metri che permettono alla Nazionale, guidata dalla Sjogren, di battere la Corea del Sud e salire a 6 punti in classifica, al secondo posto nel girone A. È proprio un tiro dal dischetto, infatti, che porta i nordici in vantaggio. Kim intuisce, ma non basta a evitare la rete di Hansen. In avvio di ripresa, le norvegesi guadagnano un altro rigore. Questa volta se ne occupa la Herlovsen: il portiere riesce anche a toccare, ma fallisce di nuovo nel tentativo di neutralizzare. Sotto di due gol, le coreane si svegliano nel finale e dimezzano lo svantaggio con Yeo Min-Ji, ispirata da uno splendido colpo di tacco di Lee-Geum Min. Alla fine vince la Norvegia ed elimina la Corea.

Classifica girone A

FRANCIA: 9 punti (+6)
NORVEGIA: 6 punti (+3)
NIGERIA: 3 punti (-2)
COREA DEL SUD: 0 punti (-7)

 

Il Mondiale femminile 2011, giocato in Germania, è stata la sesta edizione ufficiale della manifestazione e si è giocato dal 26 giugno al 17 luglio. La Fifa per l’occasione aveva deciso di mantenere il numero di nazionali partecipanti a 16, respingendo la proposta di allargamento a 24. La nazionale tedesca, che ha affrontato il torneo come campione in carica per la seconda volta consecutiva, è stata automaticamente qualificata come Paese ospitante, mentre le altre Nazioni hanno iniziato le fasi continentali di qualificazione nel corso del 2009 e del 2010.

Il torneo si è aperto con l’incontro tra Nigeria e Francia terminato 1-0 per la nazionale transalpina, e si è chiuso con la finale vinta dal Giappone sugli Stati Uniti per 3-1 dopo i tiri di rigore, al termine di una partita elettrizzante finita 2-2 ai supplementari con le americane due volte in vantaggio, due volte recuperate e che hanno centrato anche due legni.

Per il Giappone si è trattato del primo titolo in questa competizione, un momento storico per il calcio femminile anche perché vinto al cospetto delle più blasonate calciatrici americane. Homare Sawa è stata scelta come miglior calciatrice del torneo anche in virtù dei 5 gol realizzati che le hanno permesso di vincere anche la classifica cannonieri.  Nelle 32 partite disputate sono state segnate 86 reti per una media di 2,69 per incontro.

Con il Mondiale Francia 2019 alle porte, ecco l’occasione per rivederci i migliori 10 gol del torneo 2011

Il Mondiale in Russia continua e oggi si torna nuovamente in campo per continaure ad arricchire il quadro delle qualificazioni agli ottavi di finale.

Scendera’ in campo la Corea del Sud che, contro la Germania, si gioca ancora le sue poche speranze di passaggio del turno. La sconfitta contro il Messico ha certamente complicato i piani della squadra asiatica che dal 2002 non riesce piu’ a superare la fase a gruppo.

Sicuramente sara’ piu’ che complicato superare la corazzata tedesca e in piu’ i coreani dovranno attendere il risultato dell’altro match tra Messico – Svezia.

Tra i delusi della nazionale asiatica c’e’ sicuramente la stella, Heung-Min Son, attaccante del Tottenham Hotspur. Una delusione non solo sportiva ma anche personale: l’ala infatti, in caso di mancata qualificazione (cosa al quanto probabile), sara’ costretto a rispondere alla severa chiamata alle armi della sua nazionale per un periodo davvero lungo, ben 21 mesi.

Ha fatto il giro del mondo la commovente immagine di Son nella quale lo si vede piangere in maniera evidente di fronte al Presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in. Quest’ultimo si è intrattenuto a fine partita con i giocatori per ringraziarli, comunque, per l’impegno profuso in campo.

Tra i piu’ malpensanti dietro le lacrime di Son, pero’, c’e’ quella paura di affrontare il servizio militare che, in Sudcorea e’ obbligatorio e deve essere svolto entro il compimento del 28esimo anno di eta’, a 1200 euro l’anno.

Ovviamente se ció dovesse accadere per l’esterno ci potrebbero essere difficolta’ nel continuare la sua avventura in Europa.
In particolare dovra’ prendere parte alla squadra di calcio dell’esercito, lo Sangjue Sangmu, percependo 100 euro al mese di stipendio (una differenza abissale rispetto ai 5 milioni annui che percepisce a Londra).

Il destino peró non e’ ancora del tutto scritto per Son. Diversi giocatori, per meriti sportivi, hanno ricevuto un “sconto” dalla leva.
Per esempio nel 2002, quando Han e compagni riuscirono ad arrivare alla finalina del 3-4 posto, e per loro ci fu un vero e proprio taglio di ben 17 settimane.
Cosa successa anche nel 2014 quando la Corea del Sud ha vinto i giochi asiatici. Peccato che in quella squadra Son non c’era: non essendo un torneo ufficiale FIFA, il Bayer Leverkusen (squadra in cui era tesserato in quel momento il classe ‘92) non concesse il proprio giocatore.

Tuttavia su questo aspetto nulla e’ ancora perduto. In primis se la Corea del Sud dovesse raggiungere la qualificazione e poi perche’ ad agosto in Indonesia ci sono i Giochi asiatici, mentre a gennaio è in calendario la Coppa d’Asia. In caso di vittoria in entrambe queste competizioni, il giocatore (così come tutti i suoi compagni coinvolti) potrà continuare a giocare in virtù dei risultati ottenuti.

E’ stata una vera e propria disfatta per un’intera nazione che, prima del Campionato del Mondo, ha veramente creduto che si potesse fare bene e invece i sogni si sono infranti prima sotto i colpi del Senegal e poi contro la Colombia.

Ecco appunto, la Polonia torna subito a casa dal Mondiale di Russia 2018 e tra la gente polacca c’e’ molta delusione.

A Bystrzyca Kłodzka a sudovest del della Polonia a confine con la Repubblica Ceca, il day after e’ molto silenzioso: la gente non vuole parlare molto e la sola parola che erge nell’aria e’ “Katastrofa!”. Intanto c’e’ chi ha gia’ tolto la bandiera dall’esterno dei palazzi.

I giornali di oggi si chiedono il perche’ di questo “disastro” sportivo di Lewandowski e compagni.

Uno dei capri espriatori del flop mondiale e’ proprio il capitano dei biancorossi, Robert Lewandowski. Il centravanti del Bayern Monaco ha inciso in maniera negativa nei due match contro Senegal e Colombia e certo i suoi gol sono mancati tantissimo alla causa polacca. Proprio colui che detiene il record di marcature con la Polonia (ben 55 reti) ha dato forfait in questo appuntamento mondiale e il popolo polacco gli attribuisce qualche colpa.

Per i gli abitanti di Bystrzyca Kłodzka colpevole e’ anche il commissario tecnico Adam Nawałka, reo di non aver trasmesso la giusta adrenalina nello spogliatoio, soprattutto nel primo match contro gli africani. Arrivare contro la Colombia con zero punti e con l’obbligo della vittoria e’ stato un vero e proprio handicap che, col senno di poi, si e’ rilevato come un suicidio.

Su Wyborcza, il giornale piu’ importante di Polonia il titolone:

Da dove viene la sconfitta della squadra nazionale polacca alla Coppa del Mondo?

Ovviamente tutti cercano di dare delle risposte a questo, cosi’ come le cerchera’ il prima possibile anche il presidente della PZPN (Federazione calcistica polacca), Zbigniew Boniek, il quale molto probabilmente prendera’ la decisione sul futuro riguardo il ct Nawałka.

Sicuramente sul capitano Lewandowski pesa come un macigno questa beffa sportiva e lui stesso crede che al centro ci sia il fatto che la Polonia sia arrivata in Russia con una debolezza fisica e mentale.

In effetti a Kazan altro neo importante della formazione e’ stata la difesa che ha ballato un po’ troppo. Lo stesso portiere juventino Szczesny non e’ stato proprio impeccabile, soprattutto nel primo match ontro il Senegal. La retroguardia, priva anche dell’ex Torino Kamil Glik ha subito la velocita’ dei colombiani, in particolare di Juan Cuadrado.

Ora non resta che chiudere nel migliore dei modi questa parentesi russa, che per la Polonia e’ stata una vera delusione.  

Cosa è successo mercoledì 20 giugno

Settimo giorno di Mondiali russi e primi fatali verdetti. Nel Gruppo A, già fortemente indirizzato dalla vittoria della Russia sull’Egitto, ci pensa Suarez a mettere la parola fine. Il suo gol basta per piegare le resistenze dell’Arabia Saudita e portare l’Uruguay a sei punti in vetta assieme ai padroni di casa. Arabi e Salah a casa dopo due partite.

E, a braccetto, chiude i bagagli anche il Marocco che, dopo l’inattesa sconfitta all’esordio contro l’Iran, cade nuovamente con un colpo di testa, manco a dirsi, di Cristiano Ronaldo. I “Leoni dell’Atlante” condannati all’eliminazione. CR7 è sufficiente a questo Portogallo per portarsi a casa un risicato e sofferto 1-0 e a conquistare il quarto punto nel Gruppo B.

In serata altrettanto sofferta vittoria per la Spagna che, con il medesimo risultato di 1-0, ha la meglio su un volenteroso Iran che, nonostante il modulo iperprotetto, ha più volte spaventato De Gea e compagni. Simbolo di questa partita contorta è la rete rocambolesca di Diego Costa che segna su rimpallo in azione di disimpegno della formazione iraniana.

Tre partite, tre risultati terminati 1-0.

Portogallo – Marocco 1-0

Il Portogallo è 4 alla terza. O meglio Cristiano Ronaldo. Quarto gol dell’attaccante, al minuto 4 di Portogallo – Marocco e quattro punti per la nazionale lusitana inserita nel Gruppo B. Decisivo ancora una volta, l’asso del Real Madrid in due partite completa il suo repertorio: rigore, di destra su punizione, di sinistro e ora di testa. E’ bravo a farsi trovare libero in area di rigore sugli sviluppi di un calcio d’angolo battendo El Kajoui di testa. La reazione del Marocco è stata veemente con diverse occasioni per Benatia e compagni, senza però infilare la porta di Rui Patricio. Il massimo risultato, ma non con il minimo sforzo: gli uomini di Renard non sono stati abili a capitalizzare con un gol il predominio territoriale in campo. Dopo il vantaggio al 4′ sugli sviluppi di un corner, il Portogallo si è limitato a difendersi con ordine e tanto è bastato a portare a termine la missione.

Uruguay – Arabia Saudita 1-0

Nel Gruppo A, l’Uruguay di Tabarez dimostra pragmatismo e ermeticità battendo l’Arabia Saudita ancora per 1-0 come nel match d’esordio contro l’Egitto. Cavani sciupa tanto quanto Suarez nel primo incontro, a questo giro l’attaccante ex Liverpool segna, festeggiava le 100 presenze con la Celeste, diventa il pichichi della nazionale con 52 gol e il primo uruguaiano a segnare in tre diversi Mondiali. È finita solo 1-0 per alcuni errori di mira e con la formazione saudita creativa fino alla trequarti avversaria (il possesso palla finale dice 53% a 47% per i sauditi) e l’Uruguay solido, cinico e sprecone in contropiede: nella ripresa notevoli gli errori di Carlos Sanchez servito da Cavani e dello stesso Matador che si è fatto fermare dal portiere.

Iran – Spagna 0-1

La sfida serale che mette di fronte “Furie Rosse” e Iran dimostra che l’avvio di questo Mondiale per la Spagna non è per nulla semplice. Le vicissitudini causa esonero Lopetegui e arrivo di Hierro come ct. si fanno sentire così ci pensa ancora Diego Costa a togliere le castagne dal fuoco. Quello che è considerato un po’ il pesce fuor d’acqua, il meno aggraziato in una squadra di prestigiatori. Ma al 54’ è lui a insaccare su carambola dopo che il rilancio di Rezaeian incoccia sul ginocchio dell’attaccante dell’Atletico Madrid. Con un po’ di fortuna, insacca il suo terzo centro nel torneo e firma l’1-0 all’Iran, che vale l’aggancio al Portogallo in vetta al gruppo B.  Gli iraniani masticano amaro, perché avevano appena sfiorato il gol con Ansarifard in una rara sortita offensiva. E perché si vedono annullare, poco dopo, il pari di Taremi per fuorigioco di Ezatolahi. Taremi sarà fino alla fine l’incubo di De Gea: l’occasione ghiottissima gli capita sulla testa a dieci minuti dalla fine, ma non inquadra la porta.

 

Cosa aspettarci giovedì 21 giugno

Gruppo C | Danimarca – Australia | ore 14.00

Dentro o fuori per l’Australia, chiamata a battere la Danimarca per giocarsi poi la qualificazione all’ultima giornata della fase a gironi. I risultati della prima gara non lasciano alternative, per la nazionale del c.t. olandese van Marwijk: la sconfitta con la Francia obbliga gli oceanici a vincere per poi sperare in un altro risultato positivo col Perù. D’altro canto, i danesi blinderebbero di fatto la qualificazione in caso di successo, dopo la vittoria ottenuta contro i sudamericani nella precedente uscita.

Probabili formazioni:
Danimarca (4-2-3-1): Schmeichel; Dalsgaard, Kjaer, Christensen, Larsen; Kvist, Delaney; Poulsen, Eriksen, Sisto; Jorgensen. All. Hareide.
Australia (4-3-3): Ryan; Behich, Milligan, Sainsbury, Risdon; Mooy, Rogic, Jedinak; Leckie, Nabbout, Kruse. All. van Marwijk.

Gruppo C | Francia – Perù | ore 17.00

Francia-Perù può già dire molto del futuro del Girone C dei Mondiali. In caso di successo dei francesi e allo stesso tempo della Danimarca (contro l’Australia), infatti, sarebbe già archiviata con una giornata di anticipo la questione relativa al passaggio del turno. Per questo motivo la squadra del ct. Deschamps non vuole commettere errori contro i biancorossi di Gareca, sfortunati nella sfida di esordio proprio contro i danesi (0-1 finale).

Probabili formazioni:
Francia (4-3-1-2): Lloris; Pavard, Varane, Umtiti, L. Hernandez; Matuidi, Kantè, Pogba; Mbappè, Griezmann, Dembelé. All. Deschamps.
Perù (4-2-3-1): Gallese; Advincula, Rodriguez, Ramos, Trauco; Tapia, Yotun; Flores, Cueva, Farfan; Carrillo.  All. Gareca.

Gruppo D | Argentina – Croazia | ore 20.00

Argentina-Croazia è la partita che aprirà il secondo turno del Girone D. In campo le due iniziali candidate per il passaggio del turno, che però stanno da subito attraversando momenti diversi: la vittoria contro la Nigeria per 2-0 all’esordio permette alla squadra di Dalić di vivere con meno apprensione il big match (in caso di vittoria, l’accesso agli ottavi sarebbe assicurato); il pareggio 1-1 con l’Islanda mette invece ulteriore pressione sulle spalle di Messi e compagni, chiamati immediatamente a reagire per evitare brutte sorprese. In casa croata da registrare la decisione del ct di rispedire a casa Nikola Kalinic, che nella prima sfida, fingendo un mal di schiena, si è rifiutato di entrare in campo nei minuti finali.

Probabili formazioni:
Argentina (3-4-3): Caballero; Tagliafico, Otamendi, Mercado; Salvio, Mascherano, Lo Celso, Acuna; Pavon, Aguero, Messi. All. Sanpaoli.
Croazia (4-2-3-1): Subasic; Vrsaljko, Vida, Lovren, Strinic; Rakitic, Modric; Rebic, Kramaric, Perisic; Mandzukic. All. Dalić.

Oggi parte il Mondiale russo anche per la nazionale giapponese.

Gli asiatici sfideranno la Colombia in un girone che comuqnue si prevede equilibrato con Polonia e Senegal.

Il Giappone e’ alla sua sesta presenza in un Campionato del Mondo. In effetti i Samurai, dopo la prima apparizione nel 1998, hanno sempre centrato la qualificazione per la fase finale.

I risultati non sono sempre stati positivi. I migliori sono stati centrati nel 2002 e nel 2010, quando la formazione nipponica e’ riuscita a strappare il pass per gli ottavi di finale.

In Italia, se pensiamo al calcio giapponese, un riferimento lo facciamo sicuramente al cartone animato “Holly e Benji” i quali un Mondiale di calcio l’hanno vinto.

 Facendo pero’ un salto a 16 anni fa, il Giappone (durante il Mondiale giocato in casa) e’ riuscito nell’impresa di superare il girone al primo posto e accedendo quindi agli ottavi di finale contro la Turchia.

Quella partita poi e’ stata una beffa per la nazionale nipponica che e’ uscita sconfitta a causa del gol del centrocampista Umit Davala.

Una doppia beffa per il Giappone che oltre all’eliminazione ha dovuto subire la forte presenza della Corea del Sud (altro Paese ospitante) che invece si e’ giocata la finalina per il terzo posto.  

In quella nazionale spiccava il talento di Hidetoshi Nakata (famoso soprattutto per aver vestito in Italia le maglie di Perugia, Roma, Parma e Bologna).

Proprio contro la Tunisia nel match piu’ importante della fase a gironi il fantasista nipponico con la numero 7 va in rete grazie a un potente colpo di testa su assist di Ichikawa.

La vittoria contro gli africani ha permesso di raggiungere un risultato storico per quella che fino ad allora era stata un miraggio per il calcio nipponico.

Questa sera i pronostici sono tutti dalla parte dei Cafeteros, ma sappiamo benissimo che in un Campionato del Mondo tutto e’ possibile.