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È un vero e proprio momento magico per la cestista Cecilia Zandalasini che, dopo qualche mese in cui è tornata in Italia dopo il trionfo in Wnba, ha appena avuto la conferma di un ritorno a Minnesota per rigiocare con le Lynx, e stavolta per tutta la stagione.

Sì, la nostra giovanissima atleta azzurra avrà modo di prendere parte all’intero campionato 2018 delle campionesse americane, così da sentirsi ancor più protagonista di come lo è stata per qualche settimana al termine della stagione scorsa.

A dare questa bella notizia per il basket italiano è stata proprio la società statunitense attraverso Twitter

Abbiamo apprezzato la decisione di Cecilia di unirsi a noi la scorsa estate e non vediamo l’ora di averla per tutta la stagione con noi!

ha ribadito l’head coach e General Manager delle Lynx, Cheryl Reeve.

Cecilia Zandalasini, quindi, ritorna nella squadra che l’ha fatta debuttare in Wnba e la ha permesso di vincere il primo titolo fuori dall’Europa. La scorsa stagione ha giocato tre partite in regular season, con un totale di 19 minuti, 2 punti e 1 rimbalzo. Ha poi preso parte a 5 gare dei playoff con 2 punti e 1 assist in 11 minuti.

L’attuale squadra dell’azzurra, la Pallavolo Schio, oltre a privarsi della Zandalasini sarà costretta a farsi “scappare” anche l’ala grande francese Endene Miyem.

È una delle stelle nascenti del basket italiano, dal dicembre 2015 è in America pe studiare e migliorarsi, è già nel giro della Nazionale maggiore di pallacanestro guidata dal commissario tecnico, Marco Crespi.

Stiamo parlando di Elisa Penna, ala della Wake Forest University classe 1995. Nata a Bergamo, ha avuto modo di calcare i parquet della Serie A1 con la Reyer Venezia, prima della chiamata dagli Stati Uniti d’America.

Come procede l’avventura sportiva nel Wake Forest University?

L’avventura qui negli States procede davvero alla grande. A Wake Forest mi trovo bene, soprattutto grazie alle persone meravigliose che mi circondano, gente che è pronta a darmi una mano nel momento del bisogno.
Amici, allenatori, responsabili e tutti coloro che lavorano nel dipartimento atleti mi sono molto vicini, sono coloro che mi aiutano a crescere quotidianamente non solo dal punto di vista cestistico, ma anche da quello umano.

Come va, invece, dal punto di vista “accademico”?

Dal punto di vista accademico sono molto soddisfatta del mio andamento.  L’università è molto impegnativa e i professori esigenti, ma sto studiando ciò che mi appassiona (psicologia e antropologia); pertanto il tutto è più interessante e passare gran parte del mio tempo sui libri pesa relativamente.

Sei negli Usa da 2 anni, in cosa ti senti migliorata, sia sportivamente che umanamente?

Credo che questi due anni trascorsi in America mi abbiano aiutata molto non solo dal punto di vista sportivo, ma soprattutto a livello personale.  Questa esperienza mi sta rendendo più sicura di me stessa in campo e fuori. Mi sta aiutando tantissimo nell’essere più aperta come persona e, quindi, meno introversa. Sto avendo la possibilità di vedere e scoprire molte cose nuove. È anche per questo che sono davvero grata per l’opportunità che mi è stata data.

La vita sportiva che stai vivendo a Winston è nettamente diversa di quella che hai vissuto in Italia?

L’esperienza qui in America è molto diversa rispetto a quella vissuta in Italia. Credo che la differenza maggiore sia dovuta al fatto che qui, facendo sport per un’università, giocare a basket non è l’unica cosa che conta.
Prima di tutto c’è la scuola e, se non si ottengono buoni risultati dal punto di vista accademico, si rischia di non giocare fino a che non si migliora la media scolastica. Inoltre, il campionato è strutturato in maniera diversa da quello Italiano: giochiamo due partite a settimana. Si inizia a novembre per finire poi i primi di aprile. La stagione è breve, ma molto intensa!

Hai stretto delle amicizie, ti senti parte integrante del gruppo che si è creato nella University?

Certo! Grazie al fatto che con l’inglese va sempre meglio, mi sento sempre più a mio agio. Ho potuto creare delle ottime amicizie non solo in squadra, ma anche con altri atleti e alcuni studenti dell’università.

Com’è essere nel college che è stato di Tim Duncan?

Pazzesco! In tutti gli edifici sportivi ci sono sue immagini o maglie. Tim Duncan è davvero un’ispirazione per moltissimi atleti, e non solo, a Wake Forest.

La stagione come sta andando?

Siamo a metà stagione ormai, e per ora stiamo facendo bene. Abbiamo perso un paio di partite che si potevano portare a casa, ma siamo una squadra giovane  che ha tanta voglia di migliorare, e sicuramente queste due sconfitte non possono far altro che servirci da lezione per il futuro.  Sono convinta che se lavoriamo duro ogni giorno in palestra, come stiamo facendo, riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni quest’anno.

Hai avuto modo di ricevere la chiamata dal ct Crespi, quanto è importante per te indossare la maglia azzurra?

La maglia azzurra è la più bella maglia che un giocatore possa indossare. Poter portare la scritta Italia sul petto è un grandissimo onore, e con sé porta anche grandi responsabilità. Sono davvero onorata e grata per questa chiamata, anche se purtroppo non ho potuto unirmi al resto della squadra per questo primo round di qualificazioni per l’Europeo per via di un piccolo infortunio. Ma le emozioni che derivano dal vestire la maglia azzurra mi mancano, e spero di poterla indossare di nuovo un giorno.

Cecilia Zandalasini, tua compagna di nazionale, ha vinto il titolo Wnba a Minnesota. Ti piacerebbe un giorno fare il salto in WNBA?

La WNBA è un sogno che spero di trasformare in realtà un giorno. Faccio davvero i miei complimenti a Cecilia per l’anello vinto con le Lynx! Come si dice: “tanta roba”! (ride,ndr).

Credi che il basket femminile sia ancora poco considerato rispetto a quello maschile e anche ad altri sport?

Credo che il basket femminile in Italia stia piano piano crescendo di popolarità. Credo che molte persone si siano avvicinate al basket in rosa grazie agli ottimi risultati che la nazionale sta raggiungendo negli ultimi tempi.

Ti manca l’Italia?

Si, l’Italia, casa, amici e famiglia mi mancano tanto. I miei pensieri sono sempre lì e nel mio cuore. Questo me li fa sentire più vicini.

Qual è il vero sogno che vuoi realizzare?

Lo svelerò quando si avvererà! (ride,ndr).

C’è qualche aneddoto goffo e scherzoso che ci vuoi raccontare?

Mi fanno ridere i mille modi in cui gli americani pronunciano il mio nome. Ogni giorni è diverso!

Un mese fa un’Italians doc come Cecilia Zandalasini ha vinto il titolo WNBA (il campionato di basket femminile) con le Minnesota Lynx. Noi di Mondiali.it abbiamo voluto contattare la prima Italians a volare in America e a vincere un titolo.

Si tratta della campionessa Catarina Pollini che, nel 1997 con la maglia delle Houston Comets, ha trionfato nel campionato di pallacanestro più importante e prestigioso al mondo.

Grande presenza anche con la nazionale italiana con cui ha vinto una medaglia d’argento agli Europei del 1995 in Repubblica Ceca e un altro secondo posto ai Giochi del Mediterraneo del 1993.

L’approdo a Houston arrivò dopo aver vissuto da protagonista tre stagioni vincenti con la Pool Comense con cui vinse 4 scudetti consecutivi. Attualmente vive e lavora in Spagna dove ha giocato fino a 40 anni con l’Ensino Lugo.

Cos’ha provato nel vedere trionfare un’altra italiana in WNBA?

Mi ha fatto molto piacere, Cecilia è il nuovo che avanza. Credo sia un punto di partenza importante per lei e per altre ragazze che vogliono intraprendere questa strada.

Che ricordo ha della sua esperienza americana?

Furono 3 mesi molto intensi, soprattutto le prime 3 settimane di allenamenti. Una bella esperienza, America allo stato puro!

È arrivata in America a 31 anni, come si è approcciata a quell’avventura?

Probabilmente con un pizzico di entusiasmo in meno che se ne avessi avuti 21. Invidio a Cecilia l’età e il futuro che ha davanti (ride, ndr).

Che flash fotografico ha di quel finale di stagione?

Tanta gente al palazzetto, cappellino e maglietta dei campioni, ma soprattutto una scatola di cereali con la foto della squadra per celebrare la vittoria.

Qual è stato il momento più bello a Houston e che cosa conserva di quell’avventura?

Credo l’esordio in casa, tanta gente presente, un’aspettativa pazzesca e delle compagne di squadra perfette.
In particolare conservo la consapevolezza di essere stata nel posto giusto al momento giusto.

Ricorda in quale occasione ha realizzato i primi punti in WNBA?

Se non ricordo male i primi due punti li realizzai dopo un bel rimbalzo d’attacco. Purtroppo è passato tanto tempo e potrei anche non ricordarmi bene.

Ha giocato anche oltre i 40 anni, un’atleta modello. Cosa consiglia alle atlete per rendere al massimo, come ha fatto lei?

Allenarsi bene, fare una vita sana, dormire molto e divertirsi giocando. Può essere un consiglio ma è quello che ho fatto io e che continuo a fare per stare bene.

Attualmente vive in Spagna, è rimasta nel mondo del basket e dello sport?

Si. Sono team manager della squadra dove ho giocato i miei ultimi anni.

Torna qualche volta in Italia? Ha nostalgia di Vicenza?

In Italia torno di solito d’estate e faccio qualche salto durante l’anno, quando il lavoro me lo permette. Ho nostalgia delle montagne di Vicenza, dato che adoro sciare. Ovviamente mi fa piacere tornare per rivedere famiglia e amici.

Si è sentita appagata dal basket o avrebbe voluto dare ancora di più?

Sempre si può fare e dare di più. Forse il rammarico di qualche partita buttata via in malo modo. Però il basket mi ha dato molto, non posso che essere contenta così.

Dario Sette

Le Minnesota Lynx hanno battuto in gara 5 le Los Angeles Spark 85-76 e si sono aggiudicate il titolo della WNBA, il quarto nella loro storia. Cecilia Zandalasini, 21 anni, giocatrice del Famila Schio e della Nazionale, fa parte della squadra campione WNBA dalla fine dello scorso agosto.

“Non c’è solo l’orgoglio e la soddisfazione per il prestigioso percorso compiuto da Cecilia con dedizione e serietà in così poco tempo – ha commentato il presidente Fip Giovanni Petrucci – ma c’è anche la certezza che Cecilia abbia meritato questa importante occasione e che soprattutto saprà utilizzare, con umiltà ed intelligenza, quanto imparato in questa fondamentale esperienza mettendolo al servizio del club e della Nazionale. Cecilia, ti aspettiamo per festeggiarti e per affrontare insieme nuove sfide”.

“Non so descriverlo, è assurdo, avrò un anello… – le parole a Skysport24 di una emozionata Zandalasini – La squadra e le ragazze sono super, mi porto tanto da questa esperienza e quando ci ripenserò so che avrò delle cose su cui lavorare. Ora però mi godo l’anello: 8 secondi in finale me li sono fatti, è stato fighissimo”.

E’ la seconda volta che una giocatrice italiana vince il titolo nella WNBA. La prima, con le Houston Comets, fu Catarina Pollini nel lontano 1997.

Nel momento magico che sta vivendo la cestista Cecilia Zandalasini negli Stati Uniti d’America, un passo indietro lo facciamo pensando a quella che è stata una delle prime azzurre a calcare i parquet americani della pallacanestro.

È il 2005 e l’allora 29enne, Francesca Zara, riceve la chiamata dagli States per un’avventura nella WNBA. A proporgli un contratto è la squadra delle Seattle Storm.

La guardia, ai tempi della chiamata, giocava nel Napoli Vomero, con cui rimane due stagioni mentre partecipa alle qualificazioni per gli europei successivi.

La sua avventura in Usa è stato un sogno, qualcosa di inimmaginabile per una cestista che sino ad allora aveva calcato solamente i parquet italiani. Una ragazza dal grande talento che aveva bisogno di provare un’esperienza fuori dal comune e che era successa soltanto ad altre sue colleghe come, Catarina Pollini e Susanna Bonfiglio.

Ma la bravura c’era e se n’erano accorti gli americani. Il trasferimento a Seattle l’aiutano a crescere e avere più consapevolezza dei suoi mezzi. Durante tutta la parentesi in WNBA viene impiegata in 37 occasioni, di cui 34 in regular season e 3 nei playoff (persi al primo turno contro le Houston Comets).
Francesca cerca di sfruttare al meglio l’occasione capitatale e risponde con efficacia ogni qual volta scende in campo. Saranno oltre 100 i punti messi a segno. Non male per una che veniva dal basket europeo.

Il sogno però si interrompe ai playoff, amara soddisfazione per un’avventura che le ha segnato la carriera. In effetti proprio Francesca indosserà altre canotte, tra cui anche quella dello Spartak Mosca, e dalla Valenciennes all’estero, subito dopo il rientro dagli Usa.

Durante l’annata in Russia ha avuto modo anche di vincere il torneo di Eurolega nel 2007 oltre che il campionato russo. Nel 2006 È stata selezionata anche per l’All Star Game Fiba.

Attualmente a 41 anni non ha lasciato il mondo della pallacanestro, lo scorso anno ha deciso di rimettere gli scarpini e di ritornare a giocare in A1 con la squadra di cui è dirigente: la Techedge Broni.

Dario Sette

È successo tutto in pochi mesi. In breve tempo la vita della giovane cestista, Cecilia Zandalasini è completamente cambiata. In estate l’esordio all’Europeo femminile con la magia della Nazionale azzurra, questa notte i primi passi nel grandissimo palcoscenico americano della WNBA con la maglia delle Minnesota Lynx.

Un esordio mozzafiato con le compagne che ambiscono alla vittoria dell’Anello. “The Dream is Real” aveva postato sul suo profilo Instagram qualche giorno fa e in effetti è stato così. Non è da tutte raggiungere i parquet americani; solo altre sei ci sono riuscite.

. mi sveglio, guardo l’ora, sono le 5 e mezza. fuori c’è buio, ma non troppo. sta arrivando l’alba. la mia preferita. mi chiedo perché sono già sveglia, come mai non riesca più a prendere sonno. la sveglia è alle 7, ma non mi ricordo cosa devo fare. mentre ci penso la stanza si illumina, il sole sorge e questa dove sono non è la mia camera. mi alzo, di corsa, ho un attimo di panico. guardo fuori dalla finestra: grattacieli. Minneapolis. Minnesota. America. esco sul balcone. fa freddo, ma non mi importa. sono in America. chiudo gli occhi e la respiro, a pieni polmoni. ero solo una bambina che voleva imitare suo fratello con un pallone da basket. ero solo una bambina quando ho preso in mano il pallone. ora guarda dove sono. the dream is real. . ???? . I wake up. looking at the time, it says 5:30am. it’s not that dark outside. the dawn is coming. my favorite time of the day. I wonder why I’m already up, why I can’t fall asleep anymore. the alarm clock is set at 7, but I just can’t remember what I have to do. while I think about it, the room lights up, the sun rises and I suddenly realize that this is not my room. I stand up. very quickly. I’m in panic. I look out of the window: skyscrapers. Minneapolis. Minnesota. America. I go out on the terrace. it’s cold, but I couldn’t care less. here I am, in the States. time to close my eyes. I take a deep breath. I was just a little girl who wanted to emulate her brother and play basketball. I was just a little girl when I first put my hands on a basketball. now look where I am. the dream is real. . . #GoFar

Un post condiviso da Cecilia Zandalasini (@zandi96) in data:

Per Zandalasini e compagne la gara si è conclusa con una vittoria ai danni di Indiana Fever per 80-69. Per la guardia lombarda in totale 6 minuti di match in cui ha collezionato un tiro sbagliato e una palla persa per un -6 di plus-minus. Le battute finali del primo quarto e a cavallo del secondo sono servite per rompere il ghiaccio con un palcoscenico nettamente diverso. Poi altri due minuti nella fase conclusiva della partita, a risultato ormai acquisito.

La giovanissima talentuosa cestista azzurra è scesa in campo con la maglia numero 9 dei Lynx e d’ora in poi darà un grosso contributo alla squadra per vincere il campionato, per poi tornare in Italia con uno dei trofei più ambiti dalle cestiste del mondo.

Le grandi prestazioni con la nazionale italiana allo sfortunato Europeo in Repubblica Ceca hanno permesso di farsi notare in tutto il basket mondiale e la voglia di rivalsa è enorme. In effetti, la 21enne lombarda ha ancora il boccone amaro a causa dell’inesistente fallo antisportivo che le venne comminato sul possesso decisivo di Italia-Lettonia, spareggio per volare ai Mondiali. Tuttavia con 19 punti a partita ha avuto la sua consacrazione a livello mondiale tanto da essere inserita nel quintetto ideale del torneo.

La chiamata dagli Stati Uniti è un orgoglio per tutto il basket italiano e Cecilia dovrà mostrare tutto il suo talento per poi tornare a Schio e affrontare la stagione con la sua squadra, magari con l’anello WNBA al dito. In effetti con i Minnesota Lynx l’ala ha firmato un contratto valido fino ai playoff. Ora sotto con il prossimo match che i Minnesota disputeranno contro i Chicago Sky. Cecilia si augura di poter giocare qualche minuto in più per acquisire più consapevolezza e confidenza con la WNBA.

In passato anche altre atlete azzurre hanno avuto la possibilità di volare in America. Catarina Pollini, Susanna Bonfiglio, Francesca Zara, Raffaella Masciadri, Laura Macchi e Kathrin Ress, in diverse squadre hanno avuto l’onore di giocare nel torneo di pallacanestro più importante del mondo.

Dario Sette

Sa dal sapore amaro parlare di basket femminile dopo la sconfitta contro il Belgio delle azzurre nell’Europeo che si sta disputando in Repubblica Ceca, ma c’è comunque da complimentarsi con le ragazze di coach Capobianco che ora sperano di battere la Lettonia per strappare il pass Mondiale 2018.

A guidare le ragazze dell’Italbasket la capitana e veterana, Raffaella Masciadri giocatrice del Famila Schio.
Nata a Como nel 1980, rappresenta una delle cestiste italiane più vincenti della storia del basket femminile, con ben 12 scudetti in bacheca.

Per l’ala azzurra, che da qualche settimana ha ottenuto un ruolo come presidente della Commissione atleti del Coni, un passato anche in America nella WNba, patria del basket mondiale. Per diverse stagioni, infatti, la comasca ha indossato la maglia del Los Angeles Sparks le “sorelle” dei più noti Lakers della Nba maschile.

Un onore per il basket italiano, che oltre ad avere cestisti azzurri tra gli uomini (vedi Belinelli, Bargnani, Gallinari e prima anche Datome), esporta anche talenti femminili negli Stati Uniti.

La capitana Masciadri, nel 2004 viene “notata” dall’allora coach losangelino, Michael Cooper, che decide di chiamarla a sé per inserirla nel gruppo di squadra per l’inizio del campionato WNba che si gioca in estate.

La stagione 2004 non è delle più semplici. Nonostante la fiducia che Cooper ha nei confronti della comasca, Raffaella Masciadri deve sgomitare molto per inerirsi negli schemi e nella realtà americana. Il primo campionato si chiude con 17 presenze e una media di 1,6 punti per partita in quasi 7 minuti di gioco.

Sebbene la prima stagione non sia stata esaltante la società richiama l’azzurra per l’anno seguente. Le cose, infatti, vanno decisamente meglio: si alza la media dei minuti giocati oltre che quella realizzativa, soprattutto dai tre punti.

In Italia rientra gli inverni per giocare con Schio e con la Nazionale. Proprio i molteplici impegni portano la comasca a decidere di “riposarsi” dagli impegni americani, prima di ritornarci nel 2008. Proprio in quella stagione, forse la migliore, le Sparks per un soffio non agguantano le Finals.

Un’esperienza unica per l’ala comasca che porta con sé ricordi indelebili della parentesi statunitense.
L’Italia e il basket italiano però non sono mai stati dimenticati, tant’è che alla prima occasione Raffaella ci è tornata e ha vinto tanto a Schio con la Famila.

Ora a 37 anni, oramai è una veterana ed è nella fase finale della carriera e vuole dare un apporto maggiore ora che ha un ruolo come presidente nella Commissione atleti Coni. In effetti la campionessa, parallelamente alla vita sul parquet, si è anche laureata in Scienze giuridiche.

Studiare e giocare è una cosa che si può fare senza eccessivi eroismi. Basta essere determinate!

E sicuramente lei lo è stata.

Dario Sette