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Anno di nascita: 1981; altezza: 185 cm; sport: pallavolo; ruolo: schiacciatrice; segni particolari: schiacciate a più non posso.

Stiamo parlando della giocatrice, Nadia Centoni, nata a Barga nella provincia di Lucca. Una professionista esemplare che, dopo tanti anni d’esperienza, continua a colpire la palla come poche sue colleghe.

Attualmente gioca a Cannes, squadra in cui ha già militato per sette anni dal 2007 al 2014. Un’Italians a tutti gli effetti, data anche l’avventura in Turchia a Istanbul nel Galatasaray.

Con la nazionale italiana di volley tanti bei ricordi. Dopo le Olimpiadi di Rio2016 ha deciso di lasciare la maglia azzurra.

Come mai hai deciso di tornare a Cannes?

Sono tornata in Francia perché, pur essendomi trovata benissimo in Turchia, iniziavo a sentire un po’ di nostalgia e avevo bisogno di “riavvicinarmi”. Tra le varie proposte che ho avuto a fine campionato, Cannes era per me, soprattutto a livello personale, la soluzione migliore.

 

Come valuti l’esperienza al Galatasaray?

A Istanbul sono stata benissimo! Ho trascorso tre stagioni molto positive in cui abbiamo sempre centrato se non addirittura superato gli obiettivi prefissati. Personalmente posso dire di aver giocato tre buone stagioni e mi son davvero divertita perché il livello del campionato è davvero alto.

Tornare dove hai fatto grandi cose, potrebbe essere un rischio? Come sei stata accolta?

Tornare a Cannes è una scelta che porta ad una grossa presa di responsabilità e sicuramente di pressione, ed è anche per queste ragioni che sono tornata. Non sono cose che mi spaventano, anzi mi danno ancora più carica. Con il fatto che la squadra nelle ultime due stagioni non è andata benissimo, vorrei provare a dare una mano a tornare in alto. L’accoglienza è stata grandiosa. Sono stata circondata da tanto affetto e veramente non me lo sarei aspettato!

Come cambia la pallavolo fuori dall’Italia?

Diciamo che più che nel gioco, cambia il livello di investimenti che fanno le federazioni, le leghe e i club. Da questo dato poi ci sono giocatrici e tecnici di più o meno alto livello.
Attualmente credo che il campionato turco sia quelli più forte, quello italiano subito dietro e il campionato francese forse ancora uno scalino sotto.

La pallavolo ti ha dato tanto, ti manca ancora qualcosa?

La pallavolo è la mia vita! Sicuramente mi ha dato tantissimo e sicuramente ci son state occasioni in cui avrei voluto di più, ma per come sta andando la mia carriera non posso certo lamentarmi (ride ndr).

Sei un punto di riferimento di molti giovani. Cosa gli consiglieresti per fare bene?

Per il successo non c’è una ricetta speciale, è un insieme di fattori che funzionano e che spesso non dipendono nemmeno totalmente da noi. Una cosa che sicuramente aiuta è fare le cose con passione e con spirito di sacrificio. Alla fine nello sport, come nella vita, son queste le cose che per me contano.

Qual è stata la tua più bella vittoria, sia di gruppo che personale?

Ci sono tante belle vittorie che ho nel cuore, una che ricordo con particolare attenzione è quella con la maglia del Cannes contro il Vakifbank del coach italiano Giovanni Guidetti nei quarti di finale di Champions League. Una vittoria sofferta, contro una squadra forte e contro i pronostici. Siamo riusciti a batterli e a volare in semifinale! È stata una partita da annali.

Qual è il segreto per restare sempre competitivi?

A saperlo! C’è un po’ di fortuna, ma soprattutto tanta dedizione al lavoro e una buona dose di attenzione al proprio corpo come mezzo di lavoro per cercare di stare meglio possibile!

Capitolo nazionale. Come hai “smaltito” la decisione di lasciare la nazionale? E qual è il tuo più bel ricordo con la maglia azzurra?

La nazionale è stata per tanti anni il mio impegno fisso. Indossare la maglia azzurra ti dà un qualcosa in più, ma decidere che è arrivato il momento di dire basta ti dà consapevolezza sulle tue capacità e sul fatto che il tempo passa inesorabilmente ed è bene che ci siano forze più giovani e fresche, per essere al top estate e inverno in campo internazionale.
I ricordi positivi con l’Italia sono tanti. Forse uno dei più recenti è il Mondiale 2014 giocato in Italia. È stato un quarto posto che nel mio cuore vale quanto un oro.

Come hai preso il fatto che la giovane Paola Egonu ha battuto il tuo record di punti una gara dell’Italia?

Benissimo! Non sapevo nemmeno di avere quel record e sono felice che sia stata Paola a batterlo! Le auguro una carriera piena di successi.

In futuro ti vedi ancora nel mondo della pallavolo?

Non lo so. Sicuramente mi vedo ancora nel mondo sportivo, adesso sto studiando anche come preparatore fisico per il volley, in futuro vedremo.

Hai intenzione di fare un’ultima esperienza italiana? Ti manca l’Italia?

Non credo che tornerò a giocare in Italia, ma mai dire mai! L’Italia mi manca ma ho la capacità di adattarmi bene (altrimenti non avrei giocato per dieci anni all’estero) e ogni volta che ho potuto sono tornata.

Dario Sette

Il calcio di rigore assegnato al Cagliari contro la Juventus, nella prima giornata di Serie A, mediante l’utilizzo del Video assistant referee (Var) ha aperto ufficialmente la strada a una svolta epocale nel calcio italiano. Con entrambi i piedi, lo sport più seguito in Italia ha fatto un salto deciso e convinto verso il futuro e l’era moderna.
Non senza qualche perplessità o giri a vuoto (del resto “Roma non è stata costruita in un giorno”) anche sugli altri campi di Serie A abbiamo visto gli arbitri ricorrere alla “moviola” per togliersi dubbi su situazioni di non immediata comprensione.

La tecnologia metterà d’accordo tutti quanti e potremo presto dire addio alle chiassose liti da bar (che si sono spostate al momento sul: “si dice la Var o il Var?” Con tanto di Accademia della Crusca costretta a intervenire e dar forza al pronome maschile del termine).

Lo sport, dunque, cambia e accetta contaminazioni ed evoluzioni per star al passo coi tempi e alle logiche sempre più pressanti e imperanti di interessi, spettacolarità, giri economici e social. Non solo il calcio, abbiamo detto, ma anche basket e volley sono prossimi a significative evoluzioni. Vediamole assieme.

 

Calcio – moviola, 5 sostituizioni e diversa lotteria dei rigori

Se nei piani alti del calcio italiano abbiamo visto l’introduzione del Var, cambiamenti significativi avverranno anche nelle serie inferiori. All’inizio di agosto il Consiglio Federale della Figc aveva approvato la proposta della Lega Nazionale Dilettanti di portare le sostituzioni da tre a cinque.
Un’opportunità per dare alle società la possibilità di schierare più giovani che così vedranno sempre meno la panchina durante la stagione, ma anzi avranno modo di crescere e di farsi “le ossa”. Una rivoluzione che ha immediatamente coinvolto anche la Serie C (ormai ex Lega Pro): in pratica già dalla stagione 2017-2018, pur mantenendo le tre finestre per i cambi durante una partita, l’allenatore potrà mandare in campo cinque giocatori freschi.

Certamente è uno storico cambiamento se pensiamo agli anni 60’ e alle prime proposte di introdurre un giocatore per far posto a uno infortunato, ma che dire all’idea già sperimentata in Inghilterra di alterare l’ordine dei calci di rigore? Infatti, come si è potuto già vedere durante l’ultimo Community Shield vinto dall’Arsenal contro il Chelsea, la lotteria dagli 11 metri ha subito un cambiamento: non più l’ordine classico A-B-A-B con alternanza delle due squadre, ma la novità è A-B-B-A come avviene similmente nel tie-break tennistico.
Qui potete capire meglio:

 

Basket – cambio infrazione di passi

Anche se ufficialmente non si parla di rendere il basket, al di fuori dei confini della Nba, più spettacolare è evidente che la pallacanestro guardi agli Stati Uniti come modello da seguire. Tempo fa, infatti, ci fu il cambio delle dimensioni del campo con allargamento dell’area e aumento della distanza della linea dei tre punti.
Ma la Fiba, la Federazione internazionale che gestisce il basket (tranne la Nba), il 17 agosto, ha annunciato un’altra importante novità che entrerà in vigore dal prossimo mese di ottobre: cambierà, infatti, la regola che riguarda l’infrazione di passi.

Nella Nba (ma prossimamente anche su tutti i parquet del mondo) il regolamento è più permissivo: infatti, il piede che è a terra nel momento in cu si riceve il pallone non è considerato il primo dei due passi consentiti, ma un simil “passo zero”. Ciò significa che verrà concesso al giocatore che in fase di corsa o palleggio raccoglie la palla di compiere due passi prima di liberarsene con un passaggio o un tiro. Questo rende l’azione molto più fluida dando più libertà ai giocatori.
Attenzione, però, alle critiche – consentite – dei puristi: le infrazioni di passi, in America, non sempre vengono fischiate e ai giocatori capita spesso di fare più passi senza palleggiare e non essere sanzionati dall’arbitro. Una cosa è certa: si discuterà per molto tempo e vedremo un po’ di confusione nei primi mesi.

 

Volley – cambio dei set e della battuta

Calcio, basket…e ora pallavolo. Anche la Fivb, la Federazione internazionale di volley, vuole stare al passo degli altri sport popolari e, sempre nel mese di agosto, ha comunicato l’intenzione di stravolgere alcune regole basilari e di usare il Mondiale U-23 in Egitto come tester per valutare se promuovere o bocciare il cambio.

Il primo, significativo, impatto riguarda i punteggi: non più cinque set da 25 punti, ma sette da 15. La squadra che si aggiudica per prima i quattro set, vince. In caso di vittoria con almeno due set di scarto, alla squadra vincitrice verranno assegnati tre punti, mentre in caso di vittoria per 4-3 i punti saranno due. La squadra che perde con questo punteggio tornerà a casa con un punto.

Dimentichiamoci, inoltre, le poderose sassate in battuta con i giocatori che pestano la riga di fondo: per non commettere fallo, infatti, bisognerà ricadere prima della linea che delimita il campo.
Varia anche il tempo di interruzione tra un set e l’altro: non più tre minuti, ma soltanto due. Il cambio di campo avverrà ogni due set, mentre attualmente avviene al termine di ogni parziale.

 

Volare in Indonesia per fare quello che si ama fare deve essere una scelta difficile ma al tempo stesso affascinante. È ciò che è successo alla pallavolista Veronica Angeloni che, dopo anni al centro delle cronache sportive e rosa, ha deciso di trasferirsi dall’altra parte del mondo per fare quello che ha sempre fatto: giocare a pallavolo.

Non è certo la prima esperienza fuori dai confini italiani dato che la schiacciatrice toscana ha vestito la maglia anche dello Zarec’e Odincovo (Russia) e Saint-Raphael (Francia), prima di spostarsi in Asia per giocare nel Gresik Petrokimia.
Con la compagine indonesiana ha subito colto le redini da leader facendo parlare molto di sé, lasciando da parte le voci del gossip. Veronica ha preso la sua squadra in mano. Dinamismo e voglia di fare bene hanno fatto sì che il mister le abbia dato molte responsabilità.

Come valuti questi primi mesi in Indonesia? E qual è il livello del campionato?

L’Indonesia è stata una grande sorpresa, una bella esperienza di vita e sportiva!
Per quanto riguarda il livello, pensavo di ritrovarmi una situazione più deficitaria o forse io non sapevo bene cosa aspettarmi. Tuttavia sono rimasta piacevolmente stupita quando ho visto una grande organizzazione e una grande passione anche da parte del pubblico! Le atlete sono molto tecniche e un pochino più basse di noi europee.

Non sono molto brava a mostrare le emozioni… mi riesce meglio scriverle… trasmetterle tramite una canzone… o forse tatuarmele addosso…. per questo voglio scrivere qua… quello che per che me è stata L Indonesia… Non è facile partire all improvviso, mollare tutto e tutti… andare alla cieca senza sapere cosa ci possa aspettare… ma il bello sta proprio lì,nella sorpresa,nello stupore di un mondo diverso,ma totalmente pieno di emozioni,di persone dolci,sorridenti.. magiche… Ho cercato di raccogliere i momenti migliori,di affrontare tutto con il sorriso come sempre faccio.. di sdrammatizzare i momenti difficili,magari soffocare il pianto.. e alla fine eccomi qua!pronta a tornare a casa,sapendo che tutto questo mi mancherà… mi mancherà @hayley_spelman la mia compagna di squadra,mi mancherà @putrivitriani il mio angelo custode,le ragazze,lo staff,l allenatore,il mio amico @wahyu.tri.nugroho ! Sono felice di essere entrata in punta di piedi in una realtà che non conoscevo ed essermi guadagnata poco alla volta stima e fiducia di tutti!tanto,da diventare capitana!cosa che mi ha riempita d orgoglio. SONO FELICE! Questo per dire: Osate! Mettetevi in gioco! La vita riserva sempre sorprese immense… Mi mancherà la mia Indonesia! E la cosa bella è che so che mancherà anche a molti di voi che L avete vissuta tramite le mie storie e tramite i miei occhi…. ❤️?? #life #sport #volleyball #indonesia #PBVSI #proliga2017 #gresikpetrokimia #aroundtheworld #backhome #italy #soon #happy #lovemylife #madness #soul #pierinalapeste

Un post condiviso da Veronica Angeloni (@veroangeloni) in data:

Sei riuscita subito ad ambientarti? Come ti hanno accolta?

Direi che mi sono ambientata benissimo. Qui la gente è dal carattere solare e disponibile. Mi sono sentita subito parte di un gruppo e giorno per giorno le mie compagne si sono legate a me ,come io a loro.

Cosa ti ha spinto a provare un’esperienza altrove?

Posso dire che una serie di eventi mi hanno spinta a prendere questa decisione. Per me è un’opportunità unica poter girare il mondo grazie al mio sport che poi è il mio lavoro.

Com’è vivere in Indonesia? E a Gresik?

Beh diciamo che le differenze con l’Italia dal punti di vista delle vita ce ne sono. Dal cibo alla religione passando per la cultura. Per me è un’esperienza nuova e cerco di coglierla a 360 gradi.
Gresik è una piccolissima città di periferia indonesiana. Diciamo che durante la stagione sportiva la mia vita qui è fatta di allenamenti e tanti film a casa, niente di più.

Come si sviluppa la preparazione alle gare? E com’è il rapporto col mister?

Durante la settimana ci sono molti allenamenti. Dedichiamo molte ore alle sedute in campo e alla cura dell’aspetto tecnico. Tutto molto diverso dall’Italia, qui ci sono più pause a causa del forte caldo.
Con il mister ho un buon rapporto basato su stima e fiducia. In poche settimane sono diventata la capitana della squadra, un motivo in più per dare il massimo e guidare il gruppo.

Ti è mai capitato di trovarti in una situazione goffa?

Tra le tante posso raccontarvi un aneddoto simpatico. Per ottenere il visto cono stata costretta a volare a Singapore. Ovviamente il tutto con la mia traduttrice Putri. Solo che, per prendere il tanto spirato visto, siamo state costrette a prendere 4/5 voli avanti e dietro in meno di 48 ore. Una sfacchinata! (ride, ndr)

Non è la tua prima esperienza estera? Come le valuti?

Tutte le mie esperienze sono state uniche e speciali, alcune più difficili come in Russia, altre che hanno creato legami autentici come quando sono stata in Francia e anche ora in Indonesia. Per rendere qualcosa di unico bisogna che le situazioni si incastrino nel migliore dei modi.
Posso certamente dire che ogni atleta dovrebbe fare esperienze all’estero perché ti arricchisce tecnicamente e soprattutto a livello personale umano.

In Italia dove hai il più bel ricordo?

Il mio periodo migliore è stato sicuramente a Perugia  con la Sirio allenata prima da Gianni Caprara e poi da Zoran Terzic. Abbiamo ottenuto un terzo posto in Champions League. Ricordo indelebile il mio primo anno a Chieri con mr Giovanni Guidetti. Lì ho esordito in Serie A.

Hai avuto modo di giocare anche in Nazionale? Cosa si prova avere addosso la maglia azzurra?

La Nazionale è la soddisfazione più grande per me è credo lo sia per ogni atleta.

Dario Sette

Un grande spettacolo di beachvolley di alto livello ha potuto assistere il pubblico del Cente sourt a Vienna, seguendo la partita dell’Italia contro la Germania. Ben diecimila persone hanno fatto il tifo per entrambe le squadre, animando fin da subito i giocatori e l’atmosfera.
Nonostante ci fossero più tifosi della Germania anche il pubblico che ha sostenuto i nostri giocatori si è fatto sentire e Alex Ranghieri e Adrian Carambula non li hanno sicuramente delusi perché la partita si è conclusa a favore degli azzurri per 2-1 (21-10, 18-21, 15-8).

Gli avversari tedeschi Bosclemann e Fluggen non sono mai riusciti a recuperare il vantaggio degli italiani che sono andati avanti “al galoppo”, guadagnando un punto dopo l`altro, servendo bene e mettendo in difficoltà la reazione avversaria.
Nel secondo set, invece, i tedeschi hanno dato prova di essere all’altezza degli italiani: infatti tutte e due le squadre si sono dimostrate molto equilibrate, hanno fatto un punto dopo l’altro e il set si è concluso con pochi punti di differenza. La coppia Bocklemann e Fluggen ha approfittato di qualche fallo di Ranghieri e Carambula che, però, non si sono scoraggiati e hanno subito trovato la giusta carica per fronteggiarli in modo superbo.

È, infatti, nell’ultimo e decisivo set che i due azzurri non hanno mai avuto grosse difficoltà a controllare l’andamento dell’incontro che si è concluso a favore dei nostri ragazzi per 15 – 8, spiazzando gli avversari.
I tedeschi non hanno avuto più nessuna possibilità di raggiungere gli italiani che hanno “cavalcato sulla cresta dell`onda” e hanno dato modo ai tifosi di godersi un finale elettrizzante: i tifosi sono rimasti letteralmente a bocca aperta quando Alex Ranghieri ha cominciato a reagire dando prova della sua bravura con i suoi fantastici muri e le infallibili schiacciate.
Con una carica eccezionale è riuscito a saltare oltre la rete e a fermare tutti i tentativi di attacco dei tedeschi.

 

Natascia De Franceshi – inviata

Un grande spettacolo di beachvolley di alto livello ha potuto assistere il pubblico del Cente sourt a Vienna, seguendo la partita dell’Italia contro la Germania. Ben diecimila persone hanno fatto il tifo per entrambe le squadre, animando fin da subito i giocatori e l’atmosfera.
Nonostante ci fossero più tifosi della Germania anche il pubblico che ha sostenuto i nostri giocatori si è fatto sentire e Alex Ranghieri e Adrian Carambula non li hanno sicuramente delusi perché la partita si è conclusa a favore degli azzurri per 2-1 (21-10, 18-21, 15-8).

Gli avversari tedeschi Bosclemann e Fluggen non sono mai riusciti a recuperare il vantaggio degli italiani che sono andati avanti “al galoppo”, guadagnando un punto dopo l`altro, servendo bene e mettendo in difficoltà la reazione avversaria.
Nel secondo set, invece, i tedeschi hanno dato prova di essere all’altezza degli italiani: infatti tutte e due le squadre si sono dimostrate molto equilibrate, hanno fatto un punto dopo l’altro e il set si è concluso con pochi punti di differenza. La coppia Bocklemann e Fluggen ha approfittato di qualche fallo di Ranghieri e Carambula che, però, non si sono scoraggiati e hanno subito trovato la giusta carica per fronteggiarli in modo superbo.

È, infatti, nell’ultimo e decisivo set che i due azzurri non hanno mai avuto grosse difficoltà a controllare l’andamento dell’incontro che si è concluso a favore dei nostri ragazzi per 15 – 8, spiazzando gli avversari.
I tedeschi non hanno avuto più nessuna possibilità di raggiungere gli italiani che hanno “cavalcato sulla cresta dell`onda” e hanno dato modo ai tifosi di godersi un finale elettrizzante: i tifosi sono rimasti letteralmente a bocca aperta quando Alex Ranghieri ha cominciato a reagire dando prova della sua bravura con i suoi fantastici muri e le infallibili schiacciate.
Con una carica eccezionale è riuscito a saltare oltre la rete e a fermare tutti i tentativi di attacco dei tedeschi.

 

Natascia De Franceshi – inviata

Lo sport è fatto di partenze nostalgiche ma anche di graditissimi ritorni.
Il rientro dell’allenatore italiano di volley Giampaolo Medei dopo l’esperienza estera in Francia è sicuramente una bella notizia per lo sport nostrano.

Il coach marchigiano, dopo aver guidato ben tre squadre transalpine, ha deciso dopo 11 anni di tornare proprio a casa, nella sua Macerata. In effetti dopo aver trascorso la carriera d’allenatore, prima nel settore giovanile e successivamente come vice di Roberto Masciarelli, torna finalmente alla guida della panchina della squadra fresca del quarto titolo di campione d’Italia.
Tuttavia c’è comunque da sottolineare che l’Italia non è mai stata realmente “abbandonata” da Medei, dato che dal 2015 è il vice commissario tecnico della Nazionale italiana (del ct Chicco Blengini), argento alle Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro.

Nella Cucine Lube Civitanova andrà a sostituire proprio il ct Blengini, il quale dopo la vittoria del titolo ha deciso di concentrarsi solamente per la Nazionale in vista dell’Europeo di agosto.

 

Per quanto riguarda invece il tecnico originario di Treia, l’obiettivo futuro è sicuramente quello di cercare di proseguire il lavoro di Chicco Blengini: confermarsi sia a livello nazionale e cercare di fare bene anche in Europa. Giampaolo Medei sa come si può vincere a Macerata. Nei suoi cinque anni di permanenza dal 2001 al 2006 ha ottenuto, infatti, un campionato, una Coppa Italia, una Champions League (2001/02) e due coppe Cev.

Proprio la Cev Cup è stato l’ultimo trofeo vinto dal tecnico marchigiano alla guida del club francese Tours VB lo scorso aprile. La squadra transalpina ha sconfitto al Golden set la Diatec Trentino . La squadra italiana è stata beffata di due punti nell’ultimo set decisivo dopo che si era presentata in Francia con un secco 3-0 ottenuto all’andata. Al palazzetto Salle Robert-Grenon di Tours la squadra guidata da Medei ha chiuso il discorso con uno scoppiettante 15-13, vincendo così il primo titolo Cev della sua storia.

 

Dunque coach Medei lascia la Francia con un successo e in seguito non ha potuto declinare la proposta ricevuta dalla società di Macerata per guidare una delle squadre più blasonate della pallavolo nostrana.

Soddisfatto il presidente della Lube, Fabio Giuliani:

La scelta di Giampaolo Medei è all’insegna della continuità con il nostro condottiero Chicco Blengini. L’identikit del nuovo tecnico ci ha subito portato a lui, una decisione che vuole premiare anche la storia della nostra ‘cantera’. Si è creato un grande gruppo e stiamo lavorando soprattutto per non disperdere quanto fatto finora: ripeto, continuità è la nostra parola d’ordine.

Carattere determinato, spirito d’avventura, fisico possente e voglia di vincere: sono le caratteristiche fondamentali del 30enne Matteo Martino, pallavolista italiano giramondo che ha deciso di riprendere l’attività agonista in Cina.

Nato ad Alessandria, Matteo Martino è stato protagonista, tra le altre, della Lube Macerata, della Nazionale italiana pallavolo  durante le Olimpiadi di Pechino 2008, e del beach volley. Da qualche mese lo schiacciatore piemontese è perno fondamentale del Guangdong, società pallavolistica cinese con sede a Canton.
Il “martello” italiano ha trascinato la sua squadra alla vittoria dei playoff Challange match con conseguente promozione nella Volleyball League A cinese.
Tra le varie esperienze, inoltre, anche un’apparizione in tv come corteggiatore, al programma “Uomini e donne” di Maria De Filippi su Canale 5. Matteo Martino ci ha voluto raccontare la sua avventura in Oriente e non solo.

Come mai hai deciso di ripartire dalla Cina? E come ti trovi in una squadra in cui sei l’unico italiano?

Innanzitutto sono contento per la squadra dato che siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo promozione. In più ho deciso di venire in Cina perché qui è bello e stimolante giocare, perché ti senti  giocatore fondamentale su cui loro fanno riferimento. Inoltre mi piace molto cambiare e mettermi alla prova; in effetti non è la prima volta che provo un’esperienza estera. Vivo di emozioni. In Cina sto bene, sono tutti cordiali e gentili

Dopo i successi a Macerata e una parentesi nel beach volley, come mai hai optato per l’estero?

Giocare all’estero è un’esperienza più forte e spronante. È bello vedere posti nuovi. L’Italia me la godo l’estate, mentre in inverno preferisco girare il mondo

Russia, Polonia, Francia sono solo alcuni dei campionati in cui ha militato. Quali differenze hai riscontrato?

Beh posso sicuramente evidenziare che, in tutte le squadre dove ho giocato, ho sempre imparato qualcosa. I pallavolisti russi sono molto forti dal punto di vista fisico, mentre sia i polacchi che i francesi sono tecnici e veloci. Fortunatamente ho avuto modo di giocare in questi campionati che mi hanno reso un pallavolista più completo, anche se non si smette mai di imparare. Ora sto imparando dai cinesi (sorride ndr)

Capitolo Nazionale. Hai vestito la maglia azzurra sin da giovane, prima nella pallavolo e poi nel beach volley. Che ricordi hai? Sogni ancora una convocazione?


Indossare la maglia della Nazionale, sia nel volley che nel beach volley, è stato un onore. Sto lavorando al massimo per dimostrare al commissario tecnico Blengini che può avere una pedina in più da inserire. Mi piacerebbe lottare per ottenere un posto in squadra ai prossimi giochi olimpici di Tokyo 2020

È vero che ti chiamano Superman?

Si è vero, soprattutto nelle palestre, in Cina. Da quando hanno iniziato a chiamarmi così indosso, sotto la maglia di gara, una t-shirt di Superman

Da abile “martello” credo che la tua arma migliore sia la schiacciata, hai mai trovato un duro oppositore?

Schiacciare è sempre una grande soddisfazione soprattutto quando si fa un bel punto e si fa vincere la squadra. Oppositori impossibili da abbattere non ne ho trovati molti sinora, o forse non ci sono

Hai intenzione di tornare in Italia?

Giocare in Italia davanti al proprio pubblico è sempre una grande emozione, ma posso dire che anche all’estero c’è una bellissima atmosfera. Ogni volta i palazzetti sono stracolmi di gente, con un tifo pazzesco. Per ora mi trovo bene in Cina, poi un giorno chissà…

Dario Sette

Al via le edizioni 2016 del Campionato del Mondo di volley per club sia maschile che femminile. Dal 18 al 23 ottobre, i due tornei iridati vedranno otto partecipanti lottare per il titolo di squadra migliore del pianeta. Suddivise in girone A e B con le migliori due che disputano semifinali e successivamente finale per il primo e terzo posto, le due competizioni si giocano in angoli diversi: il Mondiale per club maschile è, infatti, per la terza volta negli ultimi quattro anni a Betim, in Brasile (sempre nel paese sudamericano, ma a Belo Horizonte è andata in scena l’edizione del 2014); la competizione femminile, invece, negli stessi giorni si disputa nelle Filippine ed è la prima volta dopo l’ultimo triennio giocato a Zurigo.

Organizzati dalla Fivb, la Fédération internationale de volleyball, le due competizioni pallavolistiche sono riservate ai team che hanno vinto i tornei continentali, le cosiddette Champions League, durante la stagione precedente. Oltre ai campioni provenienti da Europa, Sudamerica, Nord-Centro America e Caraibi, Asia e Africa, ogni anno, a discrezione della Fivb, vengono invitate altre squadre, le wild cards, per poter raggiungere il numero idoneo per avviare il torneo.
Nel Mondiale maschile, per esempio, quest’anno a ottenere l’invito è stato Trentino Volley, sconfitto in finale di Champions dallo Zenit-Kazan, alla sua settima apparizione iridata e che rappresenta il team più vincente in assoluto, avendo conquistato l’oro per bene quattro volte dal 2009 al 2012. Il team allenato da Angelo Lorenzetti è nel girone B con i brasiliani del Minas Tênis Clube e gli argentini Ciudad de Bolívar e Upcn San Juan.
E’ un debutto, invece, per il team femminile che difende la bandiera italiana: la Pomì Casalmaggiore, alla sua prima apparizione, incorona, così, un’ascesa trionfale iniziata solo nel 2008 e che ha visto la giovane squadra lombarda innalzarsi sul tetto d’Europa, vincendo la Champions Leauge contro le turche del VakıfBank Istanbul. Nel torneo iridato, Casalmaggiore è inserita nel girone A con i padroni di casa, Philippine All-Stars, i turchi dell’Eczacıbaşı Istanbul e, infine, i brasiliani del Rio de Janeiro Vc.

Il cammino del Mondiale di volley per club è stato piuttosto a strappi: la prima edizione maschile si è disputata nel 1989 con cadenza annuale fino al 1992. Fino a quel momento fu un dominio italiano con Parma, Ravenna e due volte Gonzaga Milano a trionfare. Ma la Fibv decise di cancellare la manifestazione che non si è disputata per 17 anni. Solo nel 2009 il Mondiale per club è tornato, questa volta a Doha, in Qatar. Andamento simile per quello femminile: iniziato nel 1991 e interrotto nel 1994 (già l’edizione del 1993 non si disputò), è seguito un silenzio durato fino al 2010, quando, sempre la città qatariota ha ospitato nuovamente la competizione.