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La Champions League femminile di volley viaggia verso una finale tutta italiana. Sì, perché nell’andata delle semifinali la Igor Novara ha risposto a Conegliano, in una doppia sfida tutta Italia-Turchia.  L’Imoco ha battuto nettamente in casa il Fenerbahce per tre set a zero con il punteggio di 25-21, 25-23, 26-24, mentre la Igor Novara di Egonu e Piccinini è passata a Istanbul sul Vakifbank sempre con il risultato di tre a zero, con i parziali di 17-25, 25-27, 15-25. Le gare di ritorno,  il 9 e il 10 aprile, potrebbero sancire una finale di Champions tutta tricolore.

Novara in campo con Egonu in diagonale a Carlini, Chirichella e Veljkovic al centro, Bartsch-Hackley e Piccinini in banda e Sansonna libero; Vakifbank con Ozbai in regia e Sloetjes opposta, Rasic e Gunes centrali, Zhu e Robinson schiacciatrici e Orge libero.

 

Gunes fa il primo break a muro (5-3), Egonu replica “stoppando” Robinson per il 5-7 e Chirichella prima e un errore di Sloetjes poi lanciano le azzurre sul 6-10. Il Vakifbank rientra 10-11 ma Novara non si scompone e trova il cambio palla con Egonu (10-12) e il nuovo break con Chirichella (10-14) mentre l’ace di Carlini vale il +5 sull’11-16. Sloetjes accorcia le distanze (14-16), Barbolini ferma il gioco e Novara riparte con Egonu a segno a muro (14-19) e in attacco (14-20) e poco dopo è una magia di Carlini a regalare alle azzurre il set point di seconda intenzione (17-24). Chiude un attacco out di Zhu.

Bartsch-Hackley riparte forte (0-2) ma le turche reagiscono e scappano 6-4 con Gunes mentre la solita Egonu firma il controbreak del 6-7 cui Guidetti replica inserendo in banda Di Iulio. La schiacciatrice italiana alza il ritmo in battuta (11-8, ace) e dopo il timeout di Novara sono un muro di Piccinini (12-10) e un diagonale di Bartsch-Hackley a sigillare la nuova parità (14-14) con Egonu che sorpassa concretizzando una gran difesa di Sansonna sul 15-16. Il Vakifbank accelera (20-17), Novara non perde lucidità e rientra con Chirichella (21-20) ma nel testa a testa il primo set ball è delle padrone di casa sul 24-23. Egonu annulla e sorpassa dopo una gran difesa di Piccinini (24-25) e al secondo tentativo è ancora lei, sul 25-27, a chiudere in diagonale il parziale.

 

Guidetti rivoluziona il sestetto prima e durante il terzo set, ma il parziale è un fantastico assolo azzurro: Karakurt tiene il ritmo fino al 6-6, poi due punti in fila di Piccinini scavano il primo solco (6-9) e il resto lo fa l’alternanza tra Bartsch-Hackley (7-11, poi 7-13) ed Egonu (7-12) in attacco con Chirichella che mura Zhu e fa 7-15. Novara è impeccabile, Bartsch-Hackley raggiunge quota 20 sul +11 con un gran lob e il diagonale di Egonu vale il 13-23; Il Vakifbank prova a reagire ma due errori mettono fine al set e al match sul 15-25.

 

IL TABELLINO

VAKIFBANK ISTANBUL – IGOR GORGONZOLA NOVARA 0-3 (17-25, 25-27, 15-25)

VAKIFBANK ISTANBUL: Ozbay, Zhu 11, Robinson, Sloetjes 5, Rasic 7, Gunes 5, Orge (L), Aykac (L), Gulubay, Di Iulio 4, Caliskan, Karakurt 1. Non entrate: Gurkaynak, Senoglu. All. Guidetti.

IGOR GORGONZOLA NOVARA: Carlini 3, Chirichella 6, Piccinini 4, Bartsch-hackley 14, Veljkovic 1, Egonu 30, Sansonna (L), Plak, Nizetich, Zannoni. Non entrate: Stufi, Camera, Piacentini (L), Bici. All. Barbolini.

 

GARE DI RITORNO

Martedì 9 aprile, ore 18.00 | Fenerbahce Opet Istanbul (TUR) – Imoco Volley Conegliano

Mercoledì 10 aprile, ore 20.30 | Igor Gorgonzola Novara – VakifBank Istanbul (TUR)

Se nel mondo del calcio l’atmosfera della Champions la si vivrà la prossima settimana, nel volley il torneo europeo è nel vivo, con due squadre italiane a giocarsi i posti in finale.

C’è chi vince: la Lube Civitanova, e c’è chi è uscita sconfitta: la Sir Safety Perugia.

La Lube passeggia in trasferta a Lodz in Polonia contro la Skra Bełchatów vincendo con un netto 3-0.

I marchigiani sono stati trascinati da un super muro della coppia Stankovic – Juantorena che hanno avuto modo di divertirsi anche con attacchi dalla seconda linea.
I primi due set sono andati via in maniera leggera con un 14-25 e un 20-25; prima di un terzo set più equilibrato chiusosi con un 23-25.

Questa netta vittoria, in appena 82 minuti di gioco, offre il giusto piglio per la gara di ritorno in Italia per quello che, ora come ora, è già un piccolo pass per la finale di Berlino.


La squadra polacca, guidata dall’italiano Roberto Piazza, si è inclinata allo strapotere dei cucinieri dopo che ai quarti di finale si sono sbarazzati dei russi dello Zenit San Pietroburgo.

Leggermente diversa è la situazione di Perugia che, invece, è uscita sconfitta in casa contro i russi dello Zenit Kazan per 3 set a 2.

Al PalaBarton, infatti, è andata in scena una vera e propria battaglia, tra due squadre fortissime, conclusasi solamente al tie-break dopo 139 minuti di gioco.

Per poter strappare il pass per la finale gli uomini di coach Bernardi dovranno vincere la gara di ritorno e con almeno due set di scarto (3-0 o 3-1) nella tana dei Campioni d’Europa (quattro nelle quattro edizioni).

Un’impresa che comunque la squadra campione d’Italia può e deve poter pensare di fare, perché c’è in gioco la vittoria del titolo europeo e molto probabilmente contro la Lube Civitanova.

Davanti al pubblico di casa del PalaVerde, per l’ultimo match casalingo della stagione, Conegliano non tradisce. Nemmeno in Champions League, nemmeno davanti a un  Fenerbahce mai domo, ma ben contenuto. In Europa come in Italia l’Imoco continua a vincere, ma questa volta il 3-0 (25-21, 25-23, 26-24) sulla squadra turca ha un’importanza diversa da altre serate perché in palio c’è la finale di Champions League di volley femminile.

E così l’andata della semifinale sorride alla squadra delle azzurre Danesi e Sylla, nonostante dall’altra parte ci sia una grande Vargas e anche se sarà battaglia al ritorno, tra le ragazze di Daniele Santarelli e la SuperFinale di maggio a Berlino ci sono soltanto 2 set. Una vittoria maturata al termine di una gara in cui Wolosz e compagne hanno dimostrato la loro qualità, ma anche la loro grinta. Vincendo con personalità il primo set, con orgoglio e carattere il secondo e il terzo chiusi con il minimo scarto, dopo essere state a lungo in svantaggio.

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Conegliano ha messo in mostra un livello di gioco, attacco e difesa, elevatissimo. Primo set che si gioca punto a punto, con le squadre che faticano a mettere per terra il pallone, tra grandi muri e ottime difese. L’allungo decisivo è di Conegliano che si porta sul 21-17 con l’attacco di Hill e mantiene il margine per chiudere 25-21.
Secondo set ancora più in bilico, Vargas continua a trovare il modo di fare punto (23 alla fine per lei), Conegliano però risponde risalendo da 12-17 e con un’entusiasmante rimonta si prende il secondo parziale 25-23. Terzo set caratterizzato da Anna Danesi che in un momento di delirio tecnico si fa sentire a muro, in attacco e in battuta per tenere a contatto Conegliano. Nel finale sbaglia anche la Vargas che manda sulle mani di De Krujif il pallone della festa Imoco che chiude 26-24. Semifinale di ritorno il 9 aprile a Istanbul.

Una prestazione scintillante sotto ogni punto di vista e uno stato di forma eccezionale proprio nel momento più importante della stagione, quello in cui ci si gioca la finale della Champions League femminile e in cui stanno per iniziare i playoff. Buonissima prova di Fabris (20 punti con il 50 per cento in attacco), concreta quella delle bande Hill (8) e Sylla (10). Alla squadra turca non sono bastati i 23 punti del nuovo fenomeno cubano Melissa Vargas e la superiore incisività al servizio. A fare la vera differenza è stato il muro: le campionesse tricolori in carica ne hanno realizzati 13, le ragazze di Istanbul soltanto 6.

La vittoria regala un buon vantaggio all’Imoco. Il 3-0 consente a Conegliano di andare in riva al Bosforo con la possibilità di arrivare in finale con 4 risultati su 6: se vince con qualsiasi punteggio e anche se perde al quinto. In casa di 3-0 o 3-1 per il Fenerbahce si andrebbe al golden set.

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IMOCO VOLLEY – FENERBAHCE ISTANBUL 3-0

(25-21,25-23,26-24)
Imoco: Wolosz 3,Fabris 20,Hill 8,Sylla 10,Danesi 6,De Gennaro, De Kruijf 8, Fersino ,Lowe ne,Moretto ne, Tirozzi ne, Folie ne,Bechis ne. All.Santarelli
Fenerbahce: Yilmaz, Dalbeler, Antonijevic 1, Ünver, Yildrim n.e., Babat 2, Vargas 23, Tanyel n.e., Toksoy Guidetti, Bricio Ramos 11, Erdem Dundar 9, Cakiroglu n.e., Caliskan n.e., Rabadzhieva 3. All.: Terzic
Arbitri: Makshanov e Medvid
Spettatori: 5.230
Note: Durata set 24′,27′,28′; Errori battuta Im 12,Fen 7;Aces 3-6 ; Muri 13-6 ; Errori attacco: 6-13

Primo trionfo europeo.

È festa per la Saugella Monza Volley femminile che vince la Challenge Cup, il terzo trofeo continentale per importanza.

Per le brianzole è stata la prima partecipazione a un torneo lontano dai confini nazionali ed è stato un successo.
In finale le ragazze guidate dal tecnico Miguel Angel Falasca hanno battuto per 3-1 le turche dell’Aydin nel match di ritorno, dopo la vittoriosa trasferta (3-0) della scorsa settimana.

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L’esultanza delle ragazze alla vittoria del match

Un trionfo importantissimo per la società lombarda e per la pallavolo azzurra, dato che erano ben dieci anni che una squadra italiana femminile non riusciva ad alzare questa coppa. L’ultima volta è successa nella stagione 2008/09 e fu la Pieralisi Jesi a trionfare, battendo il Panathinaikos Atene; mentre nel 2013  Piacenza perse la finale contro la forte compagine russa della Dinamo Krasnodar.

Tripudio e festa alla Candy Arena davanti a 3500 spettatori presenti sugli spalti. E ora sotto nei playoff scudetto. La squadra ha chiuso la regular season al quinto posto e ora affronterà Busto Arsizio (che ha trionfato in Cev Cup Women contro l’Alba-Blaj) in una serie che si prospetta molto combattuta.

Il progetto Vero Volley Monza nasce 2008, dall’idea di un Consorzio che operava in Brianza. Il consorzio in pochi anni è riuscita a a portare sia la squadra femminile che quella maschile nella massima serie.

Negli ultimi anni, entrambe le selezioni si stanno rendendo protagoniste in positivo. Quest’anno entrambe hanno partecipato alla Challenge Cup: le donne hanno chiuso con la vittoria, gli uomini si sono fermati sul più bello, nella gara di ritorno di finale disputata a Belgorod contro il Belgorod Belogorie dopo aver vinto il match d’andata.

Se vinci la Coppa Italia volley è già una gioia, specie se ciò avviene al tie break e dopo una rimontona. È quello che è successo al Perugia nella finale contro la Lube Civitanova sul campo neutro di Bologna.

A sorridere è la Sir Safety Conad Perugia che, al quinto set, è riuscita a trionfare per quello che è il secondo trofeo nazioanle consecutivo.

Nuova delusione, invece, per la Lube Civitanova che si vede ancora negata una vittoria che all’inizio è sembrata in discesa. I marchigiani, infatti, sono partiti con la conquista dei primi due set, poi c’è stato il ribaltone da parte di Perugia.

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Ancora vittoria per la Sir Perugia

Per i cucinieri ennesima sconfitta degli ultimi mesi. Tra il 2018 e in queste prime settimane del 2019 le finali perse sono addirittura sette. Il flop nella finale di Coppa Italia si va ad aggiungere alle cinque della scorsa stagione e al Mondiale per Club contro Trento.
Una vera e propria maledizione che non tende a smettere.

Da Bari a Bologna, la Sir Perugia ottiene un bel bis

Per i perugini il doppio 21-25 subito nei primi due set non hanno scomposto la squadra che, anzi, ha saputo riorganizzarsi e cambiare l’inerzia del match guidati dal cubano naturalizzato polacco, Leon, il quale ha saputo dare il colpo vincente del 26-24 al terzo set. Per il resto la gara è stata molto equilibrata con la Lube che non è riuscita a chiudere la partita al quarto set per poi capitolare al tie break.

 

 

 

 

 

 

 

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What a game yesterday! I’m so happy with this victory in #delmontecoppa🏆🥇The TEAM has made it🔥💪🏾Thanks for the support to @sirmaniaciofficial 👏🏾

 

Un post condiviso da Wilfredo León Venero (@wilfredo_leon_official) in data:

 

Un trionfo di quelli storici contro uno squadrone qual è Civitanova, per quella che è stata una partita tutta italiana tra due dei team di pallavolo più forti del mondo. A Czestochowa in Polonia, Trento vince per 3-1 e torna a sul tetto del mondo a distanza di 5 anni dall’ultima volta.

Per Civitanova ennesima sconfitta in finale, la sesta consecutiva se si considerano le cinque della passata stagione (Supercoppa, Mondiale per Club, Coppa Italia, Campionato e Champions League). Lo scorso anno a Cracovia si è dovuta inchinare ai russi dello Zenit Kazan. Un vero e proprio momento no per i marchigiani che riescono ad andare in fondo ai tornei e alle competizioni, mancando però per poco il successo.

Gli uomini di mister Lorenzetti, invece, grazie al successo ottengono il quinto titolo mondiale della storia della società trentina, è record per la competizione. Dal 2008, il club del presidente Diego Mosna ha ottenuto 17 titoli.

Mvp del match il serbo Uros Kovacevic, mentre è Aaron Russell il miglior giocatore di tutto il torneo. Lo schiacciatore americano contro la Lube ha messo a segno 20 punti utili per la vittoria contro la Lube.

Tra gli altri premiati ci sono: il nazionale azzurro Simone Giannelli, che ha ottenuto il titolo di miglior palleggiatore, Kovacevic miglior schiacciatore e Grebennikov miglior libero.

Confuso e felicissimo per il trofeo è proprio capitan Giannelli. Il 22enne, dopo essersi preso la scena anche in Nazionale (bronzo europeo, argento olimpico e un secondo posto nella Coppa del Mondo), è finalmente riuscito a vincere qualcosa anche con il club che ha creduto in lui e che lo ha lanciato.

Sono frastornato, non so cosa dire. A fine partita ho pianto come un bambino. Erano un po’ di anni che arrivavamo spesso in finale e per un nulla non riuscivamo a vincere il titolo. Finalmente abbiamo invertito la rotta.

Tra le facce sconsolate di Civitanova arrivano le pesanti parole di patron Fabio Giulianelli

La proprietà non si sente rappresentata da questa squadra, provo solo vergogna!

Ai russi del Fakel Novy Urengoy il terzo posto. Nella finalina hanno battuto i padroni di casa, i polacchi del Rzeszów per 3-1 (19-25, 25-20. 25-23, 25-23).

«Campioni del Mondo, sul tetto del Mondo, sul tetto del Mondo», quella sera, anzi quella notte ormai profonda in Italia, il telecronista della Rai, Jacopo Volpi, prese “in prestito” la frase storica e celebre del collega Nando Martellini, la modificò leggermente, per festeggiare il titolo mondiale della Nazionale italiana di pallavolo. Il primo Mondiale vinto dall’Italia che tre inanellerà tre titoli iridati consecutivi assieme ad Atene 1994 e Tokyo 1998. Una generazione di fenomeni che la sera del 28 ottobre 1990 ebbe consapevolezza della sua forza, irraggiungibile per gli avversari.

Quell’anno gli azzurri volarono in Brasile (dove si svolser il campionato del mondo) da campioni europei, ma nel torneo sudamericano i favoriti erano i padroni di casa, gli Stati Uniti d’America, l’Unione sovietica e Cuba, inserita nello stesso girone dell’Italia e trainata dal portento Joel Despaigne, detto “el Diablo”. Il cammino nel gruppo D del team allenato da Julio Velasco partì in discesa con due facili vittorie con Camerun (3-0) e Bulgaria (3-1), ma il primo, pesante stop, fu proprio contro la Nazionale cubana che non lasciò all’Italia nemmeno le briciole: 3 set a 0, che non precluse l’accesso alla fase successiva, ma ridimensionò il sogno azzurro.
Tuttavia, l’aver dovuto disputare un turno in più, a fine torneo, diede ai ragazzi coraggio e maturità. Superate, infatti, agevolmente la Cecoslovacchia agli ottavi e l’Argentina ai quarti (doppio 3-0), l’Italia ha affrontato, in semifinale, il Brasile trascinato dai tifosi locali.

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Al Maracanazihno la sfida fu tosta, una battaglia sfibrante giocata ribattendo colpo su colpo. Sono 20mila, i tifosi brasiliani che sostennero i padroni di casa, ma il match arrivò al quinto set, dove, in un’atmosfera tiratissima fu Lucchetta a realizzare il punto del matchball. Finale proprio contro Cuba, proprio contro Despaigne, ma il 28 ottobre 1990, la storia prese una curva differente dalla sfida persa malamente qualche giorno prima. L’Italia, uscita indenne dalla bolgia verdeoro, capì di essere pronta, spalle larghe per tenere botta e reagire. Cuba non fece più paura, dopo esser arrivati fin là facendosi una «mazzo tanto così» (diranno i giocatori e l’allenatore più volte in futuro).
Così iniziò la finale con Cuba che vinse in scioltezza il primo set, ma l’Italia, sempre lì, reagì vincendo sia il secondo che il terzo set. Il quarto fu giocato punto su punto, l’equilibrio non si spezzò, fin quando Lucchetta riuscì a intercettare un pallone che diventa giocabile, fu alzato da Tofoli, perfetto per la fucilata di Bernardi, una schiacciata solamente deviata dal muro cubano.

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Italia campione del Mondo per la prima volta, Lucchetta eletto miglior giocatore del torneo, Gardini che esulta salendo sul seggiolone dell’arbitro, inaugurando una tradizione, ma ci sono anche Zorzi, Tofoli, Anastasi, Giani, fino ad arrivare all’allenatore Julio Velasco, soprannominato “Giulio Cesare”. E’ stata la Nazionale di volley più forte di sempre con una piccola eterna pecca: non aver mai vinto un’Olimpiade.

Questa volta le lacrime sono solo di dolore. A una settimana dalle emozioni delle ragazze della pallavolo con l’argento in Giappone, lo sport italiano piange la morte di Sara Anzanello. Medaglia d’oro con l’Itavolley ai Mondiali del 2002, l’atleta, 38 anni, originaria di San Donà di Piave (Ve), aveva combattuto contro una grave forma di epatite fino al trapianto di fegato. Poi una leucemia le è stata fatale.

La sua carriera, divisa tra Novara e l’esperienza in Azerbaigian a Baku, è stata ricca di successi, oltre il primo posto mondiale. Scende in campo con la Nazionale per 278 volte in cui vince anche 2 Coppe del Mondo, due argenti e due bronzi nel World Grand Prix, un secondo posto agli Europei. Nel 2006 è eletta “Miglior Muro” durante il World Grand Prix. A livello di club, tra le altre, ha alzato 3 Coppe Italia, una Supercoppa italiana, una Coppa Cev e 2 Top Teams Cup.

Dopo la malattia, contratta in Azerbaigian nel 2013, Sara Anzanello era tornata a giocare a Novara e aveva lavorato con il Club Italia. Poi, nel 2016, il ritiro dalla pallavolo. Fino ai suoi ultimi giorni non ha mai abbandonato il volley, seguendo incollata alla tv le imprese di Paola Egonu e compagne. Sara sapeva come vincere un Mondiale, visto che nel 2002 era stata tra le protagoniste del trionfo azzurro in Germania.

Quando aveva lasciato la pallavolo, due anni fa, aveva commentato:

Sono la persona più felice della terra, questi ultimi 30 mesi per me non sono stati semplici, sono ripartita dalle piccole conquiste quotidiane come mangiare e camminare. Ora riesco anche a fare pesi e provo a giocare

Poi, un nuovo male, una nuova battaglia, le cure e la lotta per provare a vincere la sua partita. Sul suo profilo facebook, nelle ultime ore, è stata pubblicata una lettera in cui Sara Anzanello manifestava tutto il suo amore non solo per la pallavolo, ma per la vita:

Cos’è la cosa che vorresti più di ogni altra, il tuo sogno nel cassetto, il tuo desiderio più grande? Il mio sogno è vivere. Semplicemente vivere, passeggiare, stare all’aria aperta, un bel bagno in un mare limpido, la sabbia sotto i piedi, la neve candida che mi circonda in una giornata invernale di sole, i miei quadri, la mia cucina, il mio piccolo orto sinergico, una serata con la mia famiglia e con le persone a cui voglio bene

 

 

 

 

Il sogno si infrange in finale per l’Italvolley femminile al Mondiale in Giappone. Le azzurre sono state sconfitte dalla Serbia, già campione d’Europa.

Partita che si è chiusa al tie-break per 15-12. Ultimo set che in semifinale contro la Cina è stato vincente, oggi contro le balcaniche è volato via sotto i colpi di una grande Mihajlovic.

Un argento amaro, ma che non cancella tutto il buono fatto in questo Mondiale dalle ragazze terribili.

Un po’ meno lucida la nazionale in questa finale merito anche di una grande Serbia, che ha saputo rialzarsi nonostante le azzurre abbiano vinto primo e terzo set.

La differenza oggi l’hanno fatta le centrali. In ricezione e la coppia centrale Danesi/Chirichella non hanno disputato il miglior match mentre la palleggiatrice serba Ognjenovic ha fatto il buono e il cattivo tempo offrendo le giuste palle alla campionessa Boskovic (25 punti messi a segno).

Resta il fatto che le azzurre hanno combattuto fino alla fine contro una nazionale molto più collaudata e già più abituata a questi tipi di palcoscenici, con ragazze molto più esperte. Da ricordare che l’Italia ha una squadra con una media d’età di 23,1 anni.

Paola Egonu è stata comunque la protagonista indiscussa del match (33 punti all’attivo) e quasi sicuramente di tutta la rassegna iridata. Altrettanto bene ha fatto anche Lucia Bosetti.

Resta ancora un sogno l’oro Mondiale che manca da Berlino 2002. Erano però anche 16 che l’Italia non arrivava in finale, pertanto ci sono ottime basi per il futuro. I tifosi italiani si sono innamorate di queste ragazze che hanno tenuto alto l’orgoglio e l’onore nazionale.

Bisogna fare i complimenti anche al commissario tecnico, Davide Mazzanti e tutto il suo staff. Il tecnico è riuscito a tirare fuori il meglio dalle ragazze e ha darne un’anima. Ora occhi puntati alle Olimpiadi di Tokyo 2020, in cui sicuramente potremo dire la nostra.

Che Italia! Una partita emozionante, una maratona fino al tie break (25-18, 21-25, 25-16, 29-31, 17-15), ma una finale portata a casa contro la Cina campione olimpica.

Le ragazze terribili ce l’hanno fatta, hanno vinto la semifinale e domani c’è da giocarsi l’oro mondiale contro la Serbia (ore 12.40), che ha battuto l’Olanda nell’altro match. Un oro che manca dal lontano 2002 e che ora non fa più paura andare a prendere.

Una super Italia che con grande cuore, carisma, forza e talento è riuscita a vincere questa partita contro le cinesi.

Un percorso mondiale sinora perfetto per le azzurre che, dopo la sconfitta innocua contro le serbe nell’ultima sfida del Pool G, sono sempre riuscite a battere le proprie avversarie.
Questa contro la Cina è una vittoria da manuale: la vittoria delle ragazze e del commissario tecnico Davide Mazzanti. La vittoria del gruppo e la vittoria per gli italiani che sin dall’inizio di questo Mondiale hanno seguito le ragazze terribili.

L’Italia è quasi sempre stata avanti. Sofferenza neel quarto set che si sarebbe potuto chiudere prima, ma che poi è andato alle cinesi.

Un tie break equilibrato che si è risolto solamente nelle battute finali per quello che è stato il risultato finale 17-15.

Tutta la squadra è stata perfetta, ancora una volta una super Egonu in attacco e una super Danesi a muro. La schiacciatrice veneta ha messo a segno ben 45 punti (record Mondiale) che hanno permesso di vincere questo match indimenticabile.

Partita di carattere anche della capitana Cristina Chirichella che, nei momenti più delicati della partita, si è assunta la responsabilità di rialzare la squadra e di evitare cali di concentrazione, a causa del ritorno in gara delle cinesi.

In difesa una super Monica De Gennaro con salvataggi mozzafiato e la palleggiatrice Ofelia Malinov che ha sfornato alzate perfette per le schiacciate della Egonu e di Miriam Sylla.

Ora capitolo aperto con le serbe. Per le azzurre non c’è nulla da perdere, convinte di aver già fatto un percorso impensabile alla vigilia del Mondiale, ma non vogliono fermarsi.  Testa a domani e forza azzurre!