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Se vinci la Coppa Italia volley è già una gioia, specie se ciò avviene al tie break e dopo una rimontona. È quello che è successo al Perugia nella finale contro la Lube Civitanova sul campo neutro di Bologna.

A sorridere è la Sir Safety Conad Perugia che, al quinto set, è riuscita a trionfare per quello che è il secondo trofeo nazioanle consecutivo.

Nuova delusione, invece, per la Lube Civitanova che si vede ancora negata una vittoria che all’inizio è sembrata in discesa. I marchigiani, infatti, sono partiti con la conquista dei primi due set, poi c’è stato il ribaltone da parte di Perugia.

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Ancora vittoria per la Sir Perugia

Per i cucinieri ennesima sconfitta degli ultimi mesi. Tra il 2018 e in queste prime settimane del 2019 le finali perse sono addirittura sette. Il flop nella finale di Coppa Italia si va ad aggiungere alle cinque della scorsa stagione e al Mondiale per Club contro Trento.
Una vera e propria maledizione che non tende a smettere.

Da Bari a Bologna, la Sir Perugia ottiene un bel bis

Per i perugini il doppio 21-25 subito nei primi due set non hanno scomposto la squadra che, anzi, ha saputo riorganizzarsi e cambiare l’inerzia del match guidati dal cubano naturalizzato polacco, Leon, il quale ha saputo dare il colpo vincente del 26-24 al terzo set. Per il resto la gara è stata molto equilibrata con la Lube che non è riuscita a chiudere la partita al quarto set per poi capitolare al tie break.

 

 

 

 

 

 

 

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What a game yesterday! I’m so happy with this victory in #delmontecoppa🏆🥇The TEAM has made it🔥💪🏾Thanks for the support to @sirmaniaciofficial 👏🏾

 

Un post condiviso da Wilfredo León Venero (@wilfredo_leon_official) in data:

 

Un trionfo di quelli storici contro uno squadrone qual è Civitanova, per quella che è stata una partita tutta italiana tra due dei team di pallavolo più forti del mondo. A Czestochowa in Polonia, Trento vince per 3-1 e torna a sul tetto del mondo a distanza di 5 anni dall’ultima volta.

Per Civitanova ennesima sconfitta in finale, la sesta consecutiva se si considerano le cinque della passata stagione (Supercoppa, Mondiale per Club, Coppa Italia, Campionato e Champions League). Lo scorso anno a Cracovia si è dovuta inchinare ai russi dello Zenit Kazan. Un vero e proprio momento no per i marchigiani che riescono ad andare in fondo ai tornei e alle competizioni, mancando però per poco il successo.

Gli uomini di mister Lorenzetti, invece, grazie al successo ottengono il quinto titolo mondiale della storia della società trentina, è record per la competizione. Dal 2008, il club del presidente Diego Mosna ha ottenuto 17 titoli.

Mvp del match il serbo Uros Kovacevic, mentre è Aaron Russell il miglior giocatore di tutto il torneo. Lo schiacciatore americano contro la Lube ha messo a segno 20 punti utili per la vittoria contro la Lube.

Tra gli altri premiati ci sono: il nazionale azzurro Simone Giannelli, che ha ottenuto il titolo di miglior palleggiatore, Kovacevic miglior schiacciatore e Grebennikov miglior libero.

Confuso e felicissimo per il trofeo è proprio capitan Giannelli. Il 22enne, dopo essersi preso la scena anche in Nazionale (bronzo europeo, argento olimpico e un secondo posto nella Coppa del Mondo), è finalmente riuscito a vincere qualcosa anche con il club che ha creduto in lui e che lo ha lanciato.

Sono frastornato, non so cosa dire. A fine partita ho pianto come un bambino. Erano un po’ di anni che arrivavamo spesso in finale e per un nulla non riuscivamo a vincere il titolo. Finalmente abbiamo invertito la rotta.

Tra le facce sconsolate di Civitanova arrivano le pesanti parole di patron Fabio Giulianelli

La proprietà non si sente rappresentata da questa squadra, provo solo vergogna!

Ai russi del Fakel Novy Urengoy il terzo posto. Nella finalina hanno battuto i padroni di casa, i polacchi del Rzeszów per 3-1 (19-25, 25-20. 25-23, 25-23).

«Campioni del Mondo, sul tetto del Mondo, sul tetto del Mondo», quella sera, anzi quella notte ormai profonda in Italia, il telecronista della Rai, Jacopo Volpi, prese “in prestito” la frase storica e celebre del collega Nando Martellini, la modificò leggermente, per festeggiare il titolo mondiale della Nazionale italiana di pallavolo. Il primo Mondiale vinto dall’Italia che tre inanellerà tre titoli iridati consecutivi assieme ad Atene 1994 e Tokyo 1998. Una generazione di fenomeni che la sera del 28 ottobre 1990 ebbe consapevolezza della sua forza, irraggiungibile per gli avversari.

Quell’anno gli azzurri volarono in Brasile (dove si svolser il campionato del mondo) da campioni europei, ma nel torneo sudamericano i favoriti erano i padroni di casa, gli Stati Uniti d’America, l’Unione sovietica e Cuba, inserita nello stesso girone dell’Italia e trainata dal portento Joel Despaigne, detto “el Diablo”. Il cammino nel gruppo D del team allenato da Julio Velasco partì in discesa con due facili vittorie con Camerun (3-0) e Bulgaria (3-1), ma il primo, pesante stop, fu proprio contro la Nazionale cubana che non lasciò all’Italia nemmeno le briciole: 3 set a 0, che non precluse l’accesso alla fase successiva, ma ridimensionò il sogno azzurro.
Tuttavia, l’aver dovuto disputare un turno in più, a fine torneo, diede ai ragazzi coraggio e maturità. Superate, infatti, agevolmente la Cecoslovacchia agli ottavi e l’Argentina ai quarti (doppio 3-0), l’Italia ha affrontato, in semifinale, il Brasile trascinato dai tifosi locali.

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Al Maracanazihno la sfida fu tosta, una battaglia sfibrante giocata ribattendo colpo su colpo. Sono 20mila, i tifosi brasiliani che sostennero i padroni di casa, ma il match arrivò al quinto set, dove, in un’atmosfera tiratissima fu Lucchetta a realizzare il punto del matchball. Finale proprio contro Cuba, proprio contro Despaigne, ma il 28 ottobre 1990, la storia prese una curva differente dalla sfida persa malamente qualche giorno prima. L’Italia, uscita indenne dalla bolgia verdeoro, capì di essere pronta, spalle larghe per tenere botta e reagire. Cuba non fece più paura, dopo esser arrivati fin là facendosi una «mazzo tanto così» (diranno i giocatori e l’allenatore più volte in futuro).
Così iniziò la finale con Cuba che vinse in scioltezza il primo set, ma l’Italia, sempre lì, reagì vincendo sia il secondo che il terzo set. Il quarto fu giocato punto su punto, l’equilibrio non si spezzò, fin quando Lucchetta riuscì a intercettare un pallone che diventa giocabile, fu alzato da Tofoli, perfetto per la fucilata di Bernardi, una schiacciata solamente deviata dal muro cubano.

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Italia campione del Mondo per la prima volta, Lucchetta eletto miglior giocatore del torneo, Gardini che esulta salendo sul seggiolone dell’arbitro, inaugurando una tradizione, ma ci sono anche Zorzi, Tofoli, Anastasi, Giani, fino ad arrivare all’allenatore Julio Velasco, soprannominato “Giulio Cesare”. E’ stata la Nazionale di volley più forte di sempre con una piccola eterna pecca: non aver mai vinto un’Olimpiade.

Questa volta le lacrime sono solo di dolore. A una settimana dalle emozioni delle ragazze della pallavolo con l’argento in Giappone, lo sport italiano piange la morte di Sara Anzanello. Medaglia d’oro con l’Itavolley ai Mondiali del 2002, l’atleta, 38 anni, originaria di San Donà di Piave (Ve), aveva combattuto contro una grave forma di epatite fino al trapianto di fegato. Poi una leucemia le è stata fatale.

La sua carriera, divisa tra Novara e l’esperienza in Azerbaigian a Baku, è stata ricca di successi, oltre il primo posto mondiale. Scende in campo con la Nazionale per 278 volte in cui vince anche 2 Coppe del Mondo, due argenti e due bronzi nel World Grand Prix, un secondo posto agli Europei. Nel 2006 è eletta “Miglior Muro” durante il World Grand Prix. A livello di club, tra le altre, ha alzato 3 Coppe Italia, una Supercoppa italiana, una Coppa Cev e 2 Top Teams Cup.

Dopo la malattia, contratta in Azerbaigian nel 2013, Sara Anzanello era tornata a giocare a Novara e aveva lavorato con il Club Italia. Poi, nel 2016, il ritiro dalla pallavolo. Fino ai suoi ultimi giorni non ha mai abbandonato il volley, seguendo incollata alla tv le imprese di Paola Egonu e compagne. Sara sapeva come vincere un Mondiale, visto che nel 2002 era stata tra le protagoniste del trionfo azzurro in Germania.

Quando aveva lasciato la pallavolo, due anni fa, aveva commentato:

Sono la persona più felice della terra, questi ultimi 30 mesi per me non sono stati semplici, sono ripartita dalle piccole conquiste quotidiane come mangiare e camminare. Ora riesco anche a fare pesi e provo a giocare

Poi, un nuovo male, una nuova battaglia, le cure e la lotta per provare a vincere la sua partita. Sul suo profilo facebook, nelle ultime ore, è stata pubblicata una lettera in cui Sara Anzanello manifestava tutto il suo amore non solo per la pallavolo, ma per la vita:

Cos’è la cosa che vorresti più di ogni altra, il tuo sogno nel cassetto, il tuo desiderio più grande? Il mio sogno è vivere. Semplicemente vivere, passeggiare, stare all’aria aperta, un bel bagno in un mare limpido, la sabbia sotto i piedi, la neve candida che mi circonda in una giornata invernale di sole, i miei quadri, la mia cucina, il mio piccolo orto sinergico, una serata con la mia famiglia e con le persone a cui voglio bene

 

 

 

 

Il sogno si infrange in finale per l’Italvolley femminile al Mondiale in Giappone. Le azzurre sono state sconfitte dalla Serbia, già campione d’Europa.

Partita che si è chiusa al tie-break per 15-12. Ultimo set che in semifinale contro la Cina è stato vincente, oggi contro le balcaniche è volato via sotto i colpi di una grande Mihajlovic.

Un argento amaro, ma che non cancella tutto il buono fatto in questo Mondiale dalle ragazze terribili.

Un po’ meno lucida la nazionale in questa finale merito anche di una grande Serbia, che ha saputo rialzarsi nonostante le azzurre abbiano vinto primo e terzo set.

La differenza oggi l’hanno fatta le centrali. In ricezione e la coppia centrale Danesi/Chirichella non hanno disputato il miglior match mentre la palleggiatrice serba Ognjenovic ha fatto il buono e il cattivo tempo offrendo le giuste palle alla campionessa Boskovic (25 punti messi a segno).

Resta il fatto che le azzurre hanno combattuto fino alla fine contro una nazionale molto più collaudata e già più abituata a questi tipi di palcoscenici, con ragazze molto più esperte. Da ricordare che l’Italia ha una squadra con una media d’età di 23,1 anni.

Paola Egonu è stata comunque la protagonista indiscussa del match (33 punti all’attivo) e quasi sicuramente di tutta la rassegna iridata. Altrettanto bene ha fatto anche Lucia Bosetti.

Resta ancora un sogno l’oro Mondiale che manca da Berlino 2002. Erano però anche 16 che l’Italia non arrivava in finale, pertanto ci sono ottime basi per il futuro. I tifosi italiani si sono innamorate di queste ragazze che hanno tenuto alto l’orgoglio e l’onore nazionale.

Bisogna fare i complimenti anche al commissario tecnico, Davide Mazzanti e tutto il suo staff. Il tecnico è riuscito a tirare fuori il meglio dalle ragazze e ha darne un’anima. Ora occhi puntati alle Olimpiadi di Tokyo 2020, in cui sicuramente potremo dire la nostra.

Che Italia! Una partita emozionante, una maratona fino al tie break (25-18, 21-25, 25-16, 29-31, 17-15), ma una finale portata a casa contro la Cina campione olimpica.

Le ragazze terribili ce l’hanno fatta, hanno vinto la semifinale e domani c’è da giocarsi l’oro mondiale contro la Serbia (ore 12.40), che ha battuto l’Olanda nell’altro match. Un oro che manca dal lontano 2002 e che ora non fa più paura andare a prendere.

Una super Italia che con grande cuore, carisma, forza e talento è riuscita a vincere questa partita contro le cinesi.

Un percorso mondiale sinora perfetto per le azzurre che, dopo la sconfitta innocua contro le serbe nell’ultima sfida del Pool G, sono sempre riuscite a battere le proprie avversarie.
Questa contro la Cina è una vittoria da manuale: la vittoria delle ragazze e del commissario tecnico Davide Mazzanti. La vittoria del gruppo e la vittoria per gli italiani che sin dall’inizio di questo Mondiale hanno seguito le ragazze terribili.

L’Italia è quasi sempre stata avanti. Sofferenza neel quarto set che si sarebbe potuto chiudere prima, ma che poi è andato alle cinesi.

Un tie break equilibrato che si è risolto solamente nelle battute finali per quello che è stato il risultato finale 17-15.

Tutta la squadra è stata perfetta, ancora una volta una super Egonu in attacco e una super Danesi a muro. La schiacciatrice veneta ha messo a segno ben 45 punti (record Mondiale) che hanno permesso di vincere questo match indimenticabile.

Partita di carattere anche della capitana Cristina Chirichella che, nei momenti più delicati della partita, si è assunta la responsabilità di rialzare la squadra e di evitare cali di concentrazione, a causa del ritorno in gara delle cinesi.

In difesa una super Monica De Gennaro con salvataggi mozzafiato e la palleggiatrice Ofelia Malinov che ha sfornato alzate perfette per le schiacciate della Egonu e di Miriam Sylla.

Ora capitolo aperto con le serbe. Per le azzurre non c’è nulla da perdere, convinte di aver già fatto un percorso impensabile alla vigilia del Mondiale, ma non vogliono fermarsi.  Testa a domani e forza azzurre!

Contro la Serbia è arrivata la prima sconfitta di questo Mondiale, ma al di là del risultato ininfluente, l’Italia può consolidare una grande certezza: la nostra Paola Egonu è tra le superpotenze del mondo in questo momento. Galvanizzata anche dallo scontro contro la rivale Tijana Boskovic (29 punti contro le Azzurre), la schiacciatrice italiana ha messo a referto 28 punti. Medie da cecchino che, nel complesso, le valgono il primato nel Mondiale in Giappone nella classifica totale.

Ma quindi Tijana Boskovic da Trebinje o Paola Egonu da Cittadella? Il primo round di questa entusiasmante sfida ha visto trionfare la serba con la possibilità del re-match o in finale o per la finalina del terzo posto. L’azzurra è più giovane di 21 mesi e questo pesa non solo per la differenza all’anagrafe, ma anche per le esperienze professionali acquisite. Boskovic nelle ultime due stagioni si è messa al collo l’argento olimpico di Rio, nella finale persa contro la Cina, e l’anno scorso l’oro europeo conquistato in Azerbaigian.

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Diverso il cammino di Paola che si è ritagliata un ruolo importante nella Nazionale italiana a suon di bordate, ma che finora può vantare un’unica medaglia pesante nel suo palmares con l’Italia seniores, la medaglia d’argento conquistata nelle finali di Nanchino del Grand Prix 201.

Ora, spetta alle due campionesse darsi battaglia per la fase conclusiva del torneo. Ormai ci siamo: venerdì 19 ottobre, a Yokohama, si giocano le semifinali. In palio due posti per la finale. Alle 6.40 Serbia – Olanda, alle 9.10 Italia – Cina.

Stavolta l’Italia non ce l’ha fatta. Le azzurre non sono riuscite a battere la Serbia e vengono sconfitte per 3-1 (21-25 19-25 25-23 23-25).

Sconfitta indolore perché l’Italia era già qualificata alle semifinali grazie alla vittoria di ieri contro il Giappone. Tuttavia le ragazze terribili, seconde nel Pool G, sfideranno la Cina che ha battuto l’Olanda.

Una partita sofferta contro una grande Serbia e soprattutto una grande Boskovic (29 punti messi a segno). L’Italia è stata un po’ compassata nonostante abbiano comunque giocato quasi tutte le titolari. Forse un pochino di stanchezza dopo i 5 set disputati ieri contro il Giappone, forse un po’ di leggerezza dovuta al fatto che il turno era già stato superato, hanno fatto sì che le azzurre non giocassero una bella partita.

Peccato per il finale del quarto set. Un set equilibrato, deciso solamente nel finale. Tutto sommato vittoria meritata per le balcaniche.

I primi due set sono stati dominati dalle serbe in soli cinquanta minuti. Le campionesse europee hanno avuto un giorno in più per riposarsi e per preparare al meglio la partita.

Si ferma dunque a dieci vittorie la nazionale guidate dal ct Davide Mazzanti. Tra le azzurre più positive, oltre ai punti della solita Egonu (28 punti), Elena Pietrini classe 2000 altra bella pedina per il futuro del volley azzurro. La giovanissima ha sostituito in maniera sorprendente Miriam Sylla. Per la Pietrini, grande prova in fase offensiva ma poco lucida in ricezione, tant’è che nei primi set è stata proprio lei la vittima di molti attacchi serbi.

Ora testa a venerdì in attesa del match delle 12.20 contro le campionesse olimpiche della Cina per rialzare la testa e puntare a una storica finale.

L’Italvolley femminile è tra le prime quattro al mondo.

Le ragazze terribili hanno battuto al tie break le padrone di casa del Giappone per 3-2 (25-20, 22-25, 25-21, 19-25, 15-13), in una partita equilibrata e a tratti anche sofferta. Decima vittoria consecutiva su dieci match disputati in questo Mondiale, e ora Final Four.

Mattatrice indiscussa della partita la schiacciatrice Paola Egonu che, con 36 (34 su 58 in attacco e 2 muri) punti all’attivo, è stata la miglior realizzatrice azzurra oltre a essere la migliore di tutta la rassegna iridata.

Grazie a questa vittoria le azzurre volano direttamente in semifinale. Tuttavia domani c’è un’altra battaglia contro la Serbia, per il primo posto del Pool G per poi capire chi sarà tra Olanda e Cina la semifinalista che affronteremo a Yokohama.

Le ragazze del ct Mazzanti sono scese in campo con il piglio giusto dimostrandolo subito nel primo set vinto con 5 lunghezze di scarto. Le nipponiche però non si sono scomposte e, grazie a un’ottima difesa, sono riuscite a portare a casa il secondo e il quarto set.

Al tie break le ragazze hanno però rialzato la testa e hanno dimostrato tutto il valore, la forza e il talento. Un gruppo giovane (età media 23,1 anni) che ha saputo affrontare con lucidità, sfrontatezza e cattiveria le dieci partite sinora disputate.

Il Giappone, supportata dal numeroso pubblico presente al palazzetto di Nagoya, esce a testa alta da questa sfida ma si trova costretta a uscire dal mondiale a causa anche della sconfitta rimediata ieri contro la Serbia.

Al termine del match soddisfazione e qualche lacrime di gioia per le italiane. Miryam Sylla, autrice di una buona gara, si è abbracciata a capitan Chirichella e compagne lasciandosi andare in un pianto di esultanza.

Domani Paola Egonu sfiderà Tijana Boskovic in un super scontro diretto, Miriam Sylla se la dovrà vedere con Brankica Mihajlovic, al centro Anna Danesi e Cristina Chirichella contro Stevanovic e Rusic. Match alle 9.10 italiane.

Erano già sicure di accedere alla Final Six di Nagoya, ultima fase del Mondiale in Giappone, e questo dimostra quanta fame e grinta hanno le ragazze della Nazionale femminile di pallavolo. Ora, battendo le campionesse de mondo in carica, si sono assicurate anche il primo posto nel Pool F. Ancora imbattute, alla nona vittoria consecutiva. L’Italia allenata da Davide Mazzanti ha battuto gli Stati Uniti per 3-1 (25-16 25-23 20-25 25-16), chiudendo a punteggio pieno e da prime della classe, e mettendo in difficoltà le americane che rischiano di l’eliminazione se la Russia dovesse battere la Cina.

 

A Osaka le ragazze di Mazzanti sono state trascinate da una immensa Paola Egonu, capace di mettere a referto ben 25 punti. Ottima prova anche della Sylla (16). Mazzanti si è affidato al sestetto tipo: Malinov in palleggio, Egonu opposto, Sylla e Bosetti in banda, centrali Danesi e Chirichella, libero De Gennaro.

La classifica del Pool F, infatti, è questa:

Alle semifinali accederanno le prime due di questi due gironi. Ora non ci si può più nascondere: a Nagoya (14-16 ottobre) le azzurre di ci arrivano da favorite. Nel corso del torneo, l’Italia ha concesso soltanto tre set alle squadre avversarie. Le Final Six si disputeranno a Nagoya dal 14 al 16 ottobre. Saranno composte da due gironi triangolari composti tramite sorteggio che qualificheranno alle semifinali le prime due classificate. Le finali si disputeranno invece a Yokohama dal 19 al 20 ottobre.

 

La prima della pool E e l’Italia verranno inserite una nella pool G e l’altra nella pool H. In seguito verranno sorteggiate le terze classificate delle pool E e F (una nel girone G e l’altra in quello H), nel caso la terza della pool E finisca nello stesso gruppo di 1E (di conseguenza 3F insieme a 1F), le seconde classificate di E e F verranno inserite automaticamente nel girone dove sono presenti le squadre non ancora affrontate, per es: Pool G (1E, 3E, 2F), Pool H (1F, 3F, 2E). Nell’altro caso, invece, si procederà al sorteggio normale tra le due seconde.