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Troisi

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Il 4 giugno 1994, venticinque anni fa, si spegneva a Roma Massimo Troisi, uno dei più grandi attori italiani, sulla scia della migliore tradizione napoletana da Totò a Eduardo. Di Troisi, maschera formidabile con inventò una sorta di grammelot partenopeo, tanto si è scritto e tanto ancora si celebrerà. Uno dei suoi aspetti caratteristici era il suo amore per Napoli e il Napoli. L’attore, infatti, fu uno dei protagonisti di quel mondo dello spettacolo che celebrò i primi due (e unici finora) scudetti azzurri tra il 1987 e il 1990. Erano gli anni della serie A più competitiva di sempre, con Maradona, Platini e Van Basten. La seconda metà di un decennio d’oro del calcio italiano in cui Napoli e Milan davano spettacolo in Italia e in Europa.

Troisi e lo scudetto del Napoli

Pochi giorni dopo aver vinto il primo tricolore, la Rai festeggiò lo scudetto azzurro con uno speciale condotto da Gianni Minà, grande amico di Troisi. Nell’intervista concessa al giornalista, l’attore, tra una battuta e l’altra, mostrava al Paese intero l’incredulità e la gioia per quel primo titolo nazionale all’ombra del Vesuvio. Non senza qualche piccata risposta a chi, nel Nord Italia, aveva esposto striscioni ispirati dalla prima Lega Lombarda secessionista di bossiana memoria.

Dicono che siamo campioni del Nord Africa? Meglio campioni del Nord Africa che fare striscioni da Sudafrica (dove c’era ancora l’apartheid, ndr)

Mentre la prima preoccupazione di Troisi nei giorni delle feste scudetto era un’altra:

Ricordatevi di spegnere il gas, sennò si muore. E’ così avvengono le tragedie

E in un’altra intervista, a chi gli diceva se con tutti i problemi che aveva Napoli c’era bisogno di pensare al calcio, l’attore fulminava tutti così:

Cioè, non lo so, siamo proprio destinati a piangere, a stare sempre male? Dobbiamo essere obbligati a stare male? Ogni tanto viene anche qualche soddisfazione