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Quando un uomo di sport riesce a fare tutto quello che ha fatto Nereo Rocco nella sua gloriosa carriera difficilmente lo si dimentica, anche a distanza di 40 anni dalla sua morte.

Nato a Trieste il 20 maggio 1912, el Paròn (il Padrone – com’era soprannominato già nei primi anni a Treviso) ha segnato parte della storia del calcio italiano, soprattutto negli anni sulla panchina del Milan dov’è ancora l’allenatore più vincente della storia rossonera.

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Il Milan di Rocco dopo la vittoria della Coppa dei Campioni contro l’Ajax, nella stagione 1968/69

Sì perché Rocco in quindici anni sulla panchina milanista è riuscito a vincere bene dieci trofei: due scudetti, tre Coppe Italia, due Coppe delle Coppe, due Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Davvero un gran palmarès per colui a cui si associano anche tantissimi aspetti del calcio che si è evoluto a partire dalla metà degli anni ’50.

Buon calciatore, ha giocato nel ruolo di libero; secondo molti, da allenatore è stato l’introduttore del catenaccio che tanto ha rivoluzionato il calcio in Italia e che ci ha permesso di vincere tanto.
Insieme all’ex capitano rossonero, Cesare Maldini, è stato il simbolo vincente del Milan trionfante che è riuscito a imporsi in Italia e soprattutto in Europa, per quella che tuttora è il club italiano con più Coppe dei Campioni in bacheca.

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Nereo Rocco e capitan Cesare Maldini dopo aver vinto la prima Coppa dei Campioni contro il Benfica di Eusebio a Wembley

Per il Paròn la squadra perfetta era quella composta da: “un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un mona che segna e sette asini che corrono”. Questa citazione è soltanto una delle tante lasciate dal grande Nereo Rocco. Espressioni celebri (spesso in dialetto triestino) che, tuttora, sono ancora molto utilizzate nel mondo sportivo, e non solo.

Palla lunga e pedalare!

Mi te digo cossa far,                                    (Posso dirti cosa fare,
ma dopo in campo te ghe va ti!                ma in campo poi ci vai tu!)

Che vinca il migliore.
Sperem de no!

Insomma Rocco è stato un filosofo e insegnante di calcio ma anche un grande amante della fatica, sapeva benissimo che senza il lavoro e il sudore nessuna vittoria sarebbe arrivata. Un grande uomo che ha saputo mettere un’impronta indelebile negli anni in cui ha fatto sport. Un professionista che però, nonostante il successo, non ha mai abbandonato le sue origini e la sua Trieste, per colui che si definiva uno di provincia.

In effetti pure lui, ogni tanto, si dava del mona(stupido in triestino), ma sempre per semplicità.
“Mi a Milàn son el comendatòr Nereo Rocco. A Trieste son quel mona de bechér!”. Almeno lì, a Trieste, bechér (macellaio, mestiere di suo padre), lo è stato sino alla fine, sino al suo ultimo respiro, quello andato in scena quarant’anni fa.

Quello che gli uomini non riescono a capire con la loro ottusità, diventa tutto più semplice e naturale grazie allo sport. Basta mettere una canotta, una maglietta, un paio di pantaloncini e delle scarpe da ginnastica per rendere tutto più chiaro, immediato, lineare. La mezza maratona di Trieste aveva suscitato un vespaio di polemiche per la scelta, poi definita solo “provocatoria”, degli organizzatori di non invitare gli atleti africani per combattere “il mercimonio” dei loro ingaggi da parte di procuratori senza scrupoli. Punire le vittime per debellare il problema. Curiosa come soluzione, no?

Vince un ruandese

E così, dopo la marcia indietro dei promotori della maratona, c’è stata la marcia avanti degli atleti africani. E che marcia, visto che a trionfare, ça va sans dire, è stato proprio un atleta del continente nero. Dal Ruanda ha tagliato per primo il traguardo dei 21 km Noel Hitimana, che ha concluso la sua gara in 1h 3m 28s. A seguire l’italiano Najibe Salami e il keniota Joel Melly. Nella specialità femminile braccia alzate per Vohla Mazuronak, dal Kazakhistan con 1h 13m 56s. Poi Cavaline Nahimana dal Burundi e l’italiana Laika Soufyane.

Di giornata indimenticabile ha parlato Fabio Carini, patron della manifestazione che aveva scatenato una bufera mediatica con la proposta di non invitare gli atleti africani. Il freddo e il vento forte (la classica bora triestina) non hanno scoraggiato i duemila partecipanti alla Trieste Half Marathon. Sportivi che sanno che non c’è espressione più libera e solidale di una corsa per strada, in barba a qualsiasi forme di esclusione e discriminazione etnica.

Il suo sogno è quello di entrare in vasca per difendere i colori della nazionale azzurra, ma per fare ciò il pallanuotista Niccolò Rocchi è consapevole del tanto lavoro che c’è da fare e lui non si tira indietro. Vuole diventare un esempio per i giovani.

Nato e cresciuto a Imperia, Niccolò attualmente gioca in Francia a Nizza nell’OIympic Nice Natation dopo un trasferimento con un po’ dalla Pallanuoto Trieste, società in cui si trovava molto bene.

Tuttavia la professionalità e la dedizione di Niccolò ha preso il sopravvento e ora è soddisfatto di come si sta evolvendo la sua stagione, nella sua prima esperienza estera.

Come ti stai trovando a Nizza?           

Mi sto trovando molto bene, siamo una squadra molto giovane e possiamo crescere ancora molto. Per me è sicuramente un’ottima esperienza finora positiva perché sto giocando molto. Sto crescendo tanto anche a livello mentale dato che le mie responsabilità in acqua aumentano essendo “straniero”, tuttavia c’è ancora molto da lavorare a testa bassa.

Com’è stato lasciare l’Italia e il campionato italiano?

Posso ribadire che lasciare l’Italia e il campionato italiano mi è dispiaciuto molto. Comunque sia ho guardato il lato positivo nel poter fare un’esperienza estera sotto tutti i punti di vista. Penso di essere già migliorato in molti aspetti.

Il tuo sogno è comunque quello di tornare in Italia, magari proprio a Trieste?

Penso che il campionato sia il secondo più bello e competitivo a cui ogni giocatore possa ambire. A fine stagione valuterò la decisione da prendere. Trieste è sempre nel mio cuore. La società friulana mi ha dato tanto in due anni: la possibilità di crescere e giocare a livelli alti.

La cosa positiva di Nizza è che non dista molto da Imperia (la tua città), ti facilita questo aspetto?

Si Nizza-Imperia distano 40 minuti in macchina anche sono non torno molto a casa. Però sapere che la mia famiglia è ad un passo da me mi ha aiutato e facilitato molto all’inizio.

Ci sono altri italiani in squadra?

Sono l’unico italiano in squadra, ma ho trovato un altro italiano nel club che è Marco Fusco. È allenatore delle giovanili. Lui in primis è sempre a disposizione per offrirmi aiuto, è una persona eccezionale a cui sono molto grato.

Tutto sommato ti senti parte del gruppo?

Diciamo che all’inizio ho fatto un po’ di fatica non parlando bene la lingua. Tuttavia far parte di una squadra aiuta sicuramente: quando si scende in acqua si muore l’uno per l’altro. Ora ho legato molto con i miei coetanei diciamo, gli sto insegnando l’italiano (ride, ndr). Cerchiamo almeno di svagarci insiemi fuori dalla piscina.

La preparazione alle partite è simile a quando eri in Italia?

Diciamo che la preparazione è quasi simile. In Italia si lavora molto sulla tattica. Sono convinto che anche  qui un po’ di tattica in più non guasterebbe. In Francia si punta di più sulla preparazione fisica e atletica.

Qual è l’obiettivo stagionale della società?

L’obiettivo attualmente è qualificarci per i play-off scudetto (accedono le prime 4 squadre). Stiamo combattendo con il Montpellier, per aggiudicarci l’accesso.

Capitolo nazionale, hai avuto modo di indossare la cuffia con le categorie minori. Al settebello ci pensi?

Si diciamo che ho fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili. Il settebello penso sia l’obiettivo per ogni pallanuotista, non ho ancora avuto occasione di essere chiamato, vorrà dire che c’è ancora molto da lavorare, quindi testa bassa e macinare.

Hai qualche sogno sportivo da realizzare?

Il mio sogno è magari in futuro diventare una bandiera per qualche squadra ed essere un esempio per i più giovani.

Cosa si prova quando si entra in vasca per difendere i colori azzurri?

È una sensazione unica, porti in giro per l’Europa e per il Mondo il nome della tua nazione. Spero un giorno di rivivere queste emozioni.

Per il futuro cosa ti aspetti?

Spero di continuare a giocare a questo sport il più a lungo possibile e magari riaffacciarmi al mondo dello studio. Non si sa mai, chi vivrà vedrà!

È uno degli astri nascenti della pallanuoto italiana a livello nazionale e internazionale. Ha preso parte al settebello Under 23 della nazionale e si è affermato nelle acque del Trieste.

Si tratta del difensore classe 1996, Niccolò Rocchi, il quale, per una serie di motivi, si è trasferito nel campionato francese e giocherà la prossima stagione con la cuffia del Nizza.

In effetti la scelta di andare a giocare in Francia non è stata presa molto bene da parte del pallanuotista ligure che si è trovato tra l’incudine e il martello. Proprio Rocchi era appieno nel progetto della Pallanuoto Trieste per la stagione, dopo le ultime buone annate. Purtroppo il cartellino dell’atleta è in mano alla società d’origine, l’Imperia. Negli ultimi anni la società ligure lo ha mandato in giro con le modalità del prestito, tra l’altro a cifre spropositate.

La notizia di un interessamento da parte del Nizza ha fatto ben pensare Rocchi di accettare, così da sfruttare il regolamento che prevede lo svincolo da una società italiana se si fa un’esperienza lontano dall’Italia. In effetti l’idea di accettare il progetto francese è proprio quello di svincolarsi dai doveri contrattuali con l’Imperia così da poter esser libero per la prossima stagione.

In effetti la carta d’identità è dalla sua parte e in futuro potrà decidere con più tranquillità il da farsi.
In realtà l’idea è quella di tornare a Trieste perché si è sentito a casa e ha avuto modo di crescere con costanza e diventare punto fermo. Infatti, Niccolò Rocchi, nonostante i soli 21 anni ha dimostrato di essere un atleta di qualità e quantità.

Tuttavia c’è da capire come potrà ambientarsi nella città della Costa Azzurra che, tra l’altro, già ospita un altro sportivo italiano, il calciatore Mario Balotelli.

Tra le note positive di questa futura avventura francese è che non dovrà spostarsi molto da casa, data la vicinanza geografica tra Imperia e Nizza.

La nostalgia per l’addio al capoluogo friulano è racchiuso in un post di poche righe.

Una grave perdita per la squadra allenata dal mister Miroslav Krstovic, che, per tappare il buco della perdita di Rocchi, ha acquistato Nino Blazevic, difensore croato classe ’92, con un’ultima esperienza in Romania.

Dario Sette