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Sarà una partita senza nessun fine a livello di qualificazione ma Thailandia e Cile vogliono lasciare questo Mondiale di Francia2019 nel migliore dei modi.

Le thailandesi, nel bene e nel male, hanno scritto pagine importanti nella loro prima Coppa del Mondo: se dolorosissima è stata la partita contro gli Stati Uniti con la sconfitta record per 13-0; lacrime di gioia sono stati quelle scese dopo il gol bandiera contro la Svezia nel 5-1 del secondo match.

Sì il gol realizzato da K. Sung-Ngoen è stato quello della storia, dopo averne subiti 17 in due partite. L’esultanza di tutta la nazionale è stata da brividi, un ricordo che difficilmente verrà dimenticato.

Pianti di felicità inquadrati e colti dalle telecamere. Lacrime soprattutto di Nualphan Lamsam, travolta dalla gioia, in panchina accanto alla ct  Nuengrutai Srathongvian.

Le lacrime di Nualphan Lamsam che abbraccia la ct thailandese Nuengrutai Srathongvian
La Lamsam non è una thailandese qualsiasi, non è solo il team manager, non è solo la presidente e amministratore delegato di Muang Thai Insurance, ma è una donna che ha investito molto nella nazionale del suo Paese, sponsorizzandola, sostenendola, finanziandola al punto di riuscire a regalarle la qualificazione a questi mondiali francesi.

Nonostante la pesante sconfitta i tifosi thailandesi sugli spalti hanno sempre sostenute le ragazze e il gol non ha fatto altro che aumentare la gioia.

Ora contro il Cile è un altro match in cui si potrà continuare a scrivere la storia.

Tutto secondo pronostico nel Gruppo F dove Svezia e Stati Uniti d’America approdano agli ottavi di finale dei Mondiali femminili di Francia 2019 con un turno d’anticipo. Le due squadre hanno battuto rispettivamente la Thailandia e il Cile. Le scandinave si sono imposta con il punteggio di 5-1, mentre le statunitense hanno travolto le sudamericane con un secco 3-0.

Svezia – Thailandia 5-1

Le ragazze delle selezione “Blagult” (gialloblù, il soprannome delle svedesi) si impongono per 5-1 mettendo al sicuro il match sin dai primi minuti: al 6’, sugli sviluppi di un calcio di punizione, la Sembrant va a segno con un colpo di testa, al 19’ la Asllani raddoppia con una precisa conclusione di sinistro e al 42’ la Rolfö realizza il tris, ancora di testa. Nella ripresa la Svezia gioca in scioltezza trovando il quarto gol all’81’ con la Hurtig. Dieci minuti più tardi la Thailandia trova la rete con la Sung-Ngoen, che conclude con un diagonale a fil di palo una splendida cavalcata verso la porta avversaria. Sulla panchina delle asiatiche si vedono abbracci e lacrime, dopo l’esordio shock contro gli Usa, che avevano rifilato 13 gol all’inesperta nazionale thailandese. C’è tempo per un’ulteriore emozione con un calcio di rigore concesso alla Svezia grazie al Var: al 96’ la Rubensson chiude così il pokerissimo dagli undici metri.

 

Stati Uniti – Cile 3-0

La partita tra Stati Uniti d’America e Cile dura appena 35 minuti: dopo 11′ le statunitensi sono già in vantaggio grazie al gol di Carli Lloyd. La numero 10 del team USA è scatenata e sarà la protagonista indiscussa del match: quindici minuti più tardi arriva il raddoppio firmato Julie Ertz e al 35′ Carli Lloyd firma la doppetta personale grazie ad un imperioso stacco di testa. Il Cile, in novanta minuti, tira verso lo specchio della porta avversario solo una volta, per le americane, invece, è un tiro al bersaglio. Christiane Endler, l’estremo difensore cileno, deve fare gli straordinari per mantenere il punteggio sul 3-0 e anche la fortuna la assiste. Lloyd sfiora la tripletta: prima prende in pieno la traversa e poi fallisce un calcio di rigore. Poco importa, gli Stati Uniti d’America dominano il Cile e si qualificano agli ottavi di finale.

 

È stata la notte dei record, la notte dello spettacolo. È stata la serata delle gioie americane e dell’amarezza thailandese, è stata la partita che tutti vorrebbero vedere. È stata il match di Alex Morgan.

Se pensiamo che siamo al giorno 5, beh questo Mondiale può riscrivere altrettanti nuovi traguardi.

Che gli Stati Uniti fossero la nazionale da battere era pressoché scontato, tuttavia le calciatrici guidate dal ct Jillian Ellis hanno strafatto il botto divorando la Thailandia in un vero e proprio match a senso unico per quella che è stata un’umiliazione. Risultato finale 13-0, e non è una partita di ping pong, con il pokerissimo messo a segno da una delle stelle più brillanti del calcio femminile americano, Alex Morgan.


La campionessa dell’Orlando Pride è salita in cattedra con una prestazione a dir poco maiuscola nella quale ha dimostrato tutto il suo talento, grazie anche ai limiti della Thailandia. Cinque reti e ben due assist per le compagne per quello che è il risultato più largo di sempre nella storia di un Campionato del Mondo sia nel femminile che nel maschile.


L’attaccante Morgan ha già migliorato il suo personale bottino in un Mondiale. Convocata anche nel 2011 e 2015, la punta aveva realizzato soltanto tre reti, ora è già a quota 8 scalando la classifica delle marcatrici iridate dove ha raggiunto sue ex colleghe come Mia Hamm e Kristine Lilly.

Un traguardo importante è, però, quello dei 5 gol in una sola partita, evento più unico che raro. Sì perché per trovare un’altra calciatrice ad aver fatto quest’impresa è stata un’altra statunitense: Michelle Akers, un’altra attaccante dei record. La Akers nel primo Mondiale della storia del calcio femminile, quello di Cina 1991, ha siglato ben 10 reti (record in una competizione iridata) di cui 5 nei quarti di finale contro Taipei cinese.

Risultati immagini per michelle akers 1991
L’esultanza di Michelle Akers nel Mondiale ’91

In ambito maschile solamente un calciatore, nome lontano dai campioni come Maradona, Pelè, Muller e Ronaldo, è riuscito a realizzare un pokerissimo. È stato il russo Oleg Salenko a Usa ’94 nella partita contro il Camerun.

Tornando alla nazionale americana, come detto, 13-0 è la partita che attualmente segna il maggior scarto. Il record apparteneva precedentemente alla Germania che, nella partita d’esordio al Mondiale femminile di Cina 2007, riuscì a rifilare 11 reti all’Argentina.

C’è, inoltre, da sottolineare che nelle competizioni maschili tale record è di 9 reti: siglate dall’Ungheria in due occasioni (9-0 contro la Corea del Sud nel 1954 e 10-1 contro El Salvador nel 1982) e dalla Jugoslavia (9-0 allo Zaire nel 1982).

Il quinto giorno di Mondiali manda in archivio la prima giornata con tutte le 24 Nazionali scese in campo. C’era grande attesa per gli Stati Uniti, detentrici della Coppa del Mondo, e le attese non sono state vane: con un 13-0 ai danni della Thailandia, le americane segnano la vittoria più larga nella storia della competizione (sia maschile che femminile). Nel pomeriggio la Svezia ha battuto 0-2 il Cile dopo un’interruzione per pioggia, mentre nel match delle 15 l’Olanda, campione europea in carica, ha vinto nel recupero contro la Nuova Zelanda.

NUOVA ZELANDA-OLANDA 0-1

Partita a senso unico a Le Havre, nella gara che completa il Girone E (quello con Canada a 3 punti e Camerun a zero), ma quanta fatica per le olandesi che battono solo nel finale le All Whites dopo 16 tiri totali e un possesso palla del 70 per cento. Il gol decisivo arriva al 2′ di recupero con Roord, abile a sfruttare un’indecisione della retroguardia neozelandese.

 

CILE-SVEZIA 0-2

Nel secondo incontro di giornata, per il Gruppo F, Svezia e Cile (al suo debutto assoluto) hanno dato vita a un match molto tirato prima che un nubifragio si abbattesse su Rennes, costringendo il direttore di gara ad interrompere il confronto al 72′. Ripresa la partita dopo lo stop, la Svezia si è portata in vantaggio grazie alla rete di Asllani, chiudendo la contesa nei minuti di recupero con Janogy.

 

USA-THAILANDIA 13-0

Pioggia di gol, per restare in tema, che invece travolge le asiatiche, all’esordio mondiale. Dopo un primo tempo terminato 3-0, nella ripresa le statunitensi dilagano con altri 10 gol, fissando il risultato sul clamoroso 13-0 finale. Mattatrice dell’incontro Alex Morgan, autrice di 5 reti, seguita da Lavelle e Mewis (2 reti) e dalle marcature singole di Horan, Pugh, Rapinoe e Lloyd.

 

A 50 anni Marco Simone riparte dalla Thailandia. L’ex attaccante del Milan negli anni ’90 è il nuovo tecnico del Ratchaburi, che milita nel massimo campionato con soli tre punti in quattro giornate. Dopo la vittoria nella prima giornata di campionato, il club fondato nel 2004 ha collezionato tre ko consecutivi. Così la società ha chiamato Simone che non allenava da un anno e mezzo. L’ultima esperienza era stata in Tunisia, nel Club Africain, dove era stato esonerato nel novembre 2017.

Dal Milan al Psg

Ai più giovani il nome di Marco Simone non dirà niente, eppure è stato uno dei protagonisti del Milan vincente di Berlusconi negli anni ’90. Dopo l’epopea di Sacchi e degli olandesi, arrivò l’era Capello. In quella squadra, da prezioso attaccante di scorta, Simone riuscì a ritagliarsi un ruolo da protagonista: otto anni in cui segna 74 gol in partite. Condivide il posto in attacco con i vari Massaro, Weah, Baggio, Papin. Nel 1997 è uno dei primi italiani, assieme, tra gli altri, a Vialli, Zola, Ravanelli, a emigrare all’estero. Va in Francia al Paris Saint Germain, segnando ben 22 gol in 43 partite.

Francese d’adozione

Nel 1999 va a Montecarlo nel Monaco, orfano dei vari Henry e Trezeguet. Con i monegaschi vince la Ligue 1 e viene eletto miglior calciatore straniero da France Football. Gli ultimi anni della carriera trascorrono con i ritorni poco fortunati al Milan e al Monaco, prima di concludere la carriera a Nizza e Legnano. Da allenatore riprende da dove aveva terminato, ovvero nel Principato. Poi gli anni tra Losanna, Tours e Laval prima di superare i confini e andare in Tunisia. Ora l’esperienza al Ratchaburi per provare a rilanciarsi in panchina.

L’ultimo bellissimo gesto di Zlatan Ibrahimovic non è un gol impossibile, magari con una mossa pari a quella di taekwondo. L’attaccante svedese ha regalato una gradita sorpresa a un gruppo speciale di suoi fan. Durante la trasmissione americana “The Ellen DeGeneres Show” il campione dei Los Angeles Lakers ha fatto il suo ingresso trionfale in studio. Ha trovato ad attenderlo gli occhi pieni di meraviglia dei 12 ragazzi thailandesi intrappolati per 18 giorni in una grotta nel loro Paese, insieme al loro allenatore.

L’ex centravanti, tra le altre, di Juventus, Inter e Milan ha regalato al gruppo della squadra “Wild Boars” una sua maglietta per ogni ragazzo, invitando anche i suoi piccoli tifosi a un allenamento dal vivo dei suoi Lakers. Ibrahimovic ha commentato così la sua speciale esperienza in tv:

Pensavo di essere coraggioso ma questa squadra lo è più di me. I ragazzi hanno mostrato spirito di squadra e avuto pazienza confidando pure negli altri. Questa è probabilmente la migliore squadra del mondo

Ellen Degeneres è un’attrice americana che dal 2003 conduce un talk show basato su interviste, monologhi comici e intrattenimento musicale. Su twitter ha voluto esprimere tutta la sua emozione per aver ospitato nella sua trasmissione i 12 ragazzi thailandesi

I giovani calciatori thailandesi avevano lasciato il mondo con il fiato sospeso dal 23 giugno al 10 luglio scorsi. Erano rimasti intrappolati, con il loro allenatore 25enne, nella grotta di Tham Luand. Hanno tutti tra gli 11 e i 16 anni. Nonostante la loro giovane età, sono riusciti a mantenere la calma e ad attendere i soccorsi, abbandonando la grotta al termine delle operazioni di salvataggio. Negli ultimi giorni, i Cinghialetti, così come sono stati soprannominati, sono stati invitati a partecipare anche alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, giocando contro i coetanei del River Plate.

Il salvataggio dei ragazzi thailandesi nella grotta

Negli ultimi giorni anche Rafa Nadal si è reso protagonista di uno splendido gesto di solidarietà, aiutando direttamente le popolazioni colpite dall’alluvione di Maiorca, in Spagna.

E sono sette! Sette meraviglie per questa Nazionale femminile che ai Mondiali di volley in corso in Giappone è straripante e non conosce soste. Settima vittoria, dunque per la squadra di Mazzanti che schianta la Thailandia, considerata la mina vagante del secondo raggruppamento, per 3-0 (25-15, 25-12, 25-15). Altra vittima dall’altro lato della rete e per la Thailandia, squadra dotata di una grande difesa, non c’è stato scampo.

Il servizio scava il solco e fra le due squadre non c’è più partita. La storia non pare cambiare nel secondo set quando sul 6-4 i tifosi italiani devono trattenere il fiato: Lucia Bosetti si accascia e deve essere portata fuori accompagnata dal medico della squadra. Si sdraia a bordo campo (causa un giramento di testa) mentre il ct mette campo Elena Pietrini reduce a sua volta da un problema muscolare. La giovanissima azzurra non si fa pregare e mette a terra punti importanti (fra cui un ace), mentre il resto della squadra gira a mille trascinata da un Egonu ancora una volta stellare, 70% in attacco. Prima della fine del set rientra anche Bosetti che chiude il set.

Nel terzo set la Thailandia alza un po’ i colpi, ma l’Italia non fa sconti né regali, vuole arrivare al giorno di riposo con la striscia di vittorie immacolata. Con un altro successo probabilmente le azzurre potrebbero anche essere prime del girone, certamente sarebbero fra le prime sei del mondo con promozione ai quarti (si giocano due partite) in programma a Nagoya.

Mercoledì 10 ottobre per l’Italia c’è la Russia. Appuntamento alle 9.10 in diretta su Rai2.

La federazione internazionale motociclistica ha ufficializzato il calendario provvisorio per il Mondiale 2018.

Diciannove Gran Premi, dal 18 marzo al 18 novembre, con la novità della Thailandia dove si correrà il 7 ottobre.  Il via in Qatar il 18 marzo, finale con il Gp della Comunitat Valenciana a novembre. Al Mugello in pista il 3 giugno, a Misano la gara è invece in programma il 9 settembre.

Questo il calendario completo: 1) 18 marzo Qatar (in notturna) Losail International Circuit, 2) 8 aprile Argentina Gp Termas de Rio Hondo, 3) 22 aprile, Americas Gp Circuit of the Americas, 4) 6 maggio, Spagna Circuito de Jerez, 5) 20 maggio, Francia Le Mans, 6) 3 giugno Italia, Autodromo del Mugello, 7) 17 giugno, Catalogna, Barcellona, 8) 1 luglio, Olanda TT Circuit Assen, 9) 15 luglio Germania Sachsenring, 10) 5 agosto Rep.Ceca Automotodrom Brno, 11) 12 agosto Austria Red Bull Ring – Spielberg, 12) 26 agosto Gran Bretagna circuito da annunciare, 13) 9 settembre San Marino Misano World Circuit Marco Simoncelli, 14) 23 settembre Aragon MotorLand Aragon, 15) 7 ottobre Thailandia Chang International Circuit ,16) 21 ottobre Giappone Twin Ring Motegi,17) 28 ottobre Australia Phillip Island, 18) 4 novembre Malesia Sepang International Circuit ,19) 18 novembre Valencia Circuit Ricardo Tormo

Il ritornello del tormentone dell’estate 2015 di Giusy Ferreri era “Volerei da te, da Milano fino a Hong Kong, passando per Londra, da Roma e fino a Bangkok”. In effetti questa strofa è anche un po’ la sintesi dell’avventura dell’attuale allenatore della nazionale femminile pallanuoto della Thailandia, Daniele Ferri, che nel 2013 ha iniziato la sua esperienza sulla panchina del setterosa Thai.
Laureato in Economia e dipendente in un’azienda informatica, il giovane toscano lascia l’Italia per la volta di Bangkok per inseguire il sogno di diventare allenatore di pallanuoto. Il sogno è poi diventato realtà, condito anche con i successi ottenuti in vasca come la storica medaglia d’oro ai Sea Games del 2015 a Singapore. Daniele Ferri prima di essere tecnico della nazionale asiatica, seppur sempre appassionato di pallanuoto, aveva allenato solamente per hobby nel tempo libero quando era a Prato.

Com’è partita questa avventura, lasciare improvvisamente l’Italia per la Thailandia?

È nato tutto per caso, io sono venuto in Thailandia prima per una vacanza e in seguito la dirigenza della squadra ha chiesto a un mio amico se avesse potuto aiutare loro alla ricerca di un head coach per la Nazionale femminile. Un progetto nuovo, che sarebbe partito da zero. Beh! Mi hanno contattato e non ci ho pensato su due volte.

Come si trova in Thailandia?

Molto bene. Chiaramente ci sono usi e costumi molto diversi dai nostri. Reputo la Thailandia un Paese bellissimo, proprio come l’Italia, entrambe però hanno altri tipi di problemi purtroppo.

Com’è stato il primo approccio con la squadra? Come comunica con loro?

Da parte mia c’è stato un approccio poco democratico, direi prevalentemente “autoritario”. Sapevo benissimo che per ottenere subito dei risultati le ragazze dovevano seguirmi, a volte con le buone a volte meno. Proprio perché ho cercato di inculcare il lavoro e il sacrificio.
In allenamento comunico in lingua Thai, quando faccio delle riunioni parlo in inglese.

Oggi invece come procede il lavoro? Come definisce le sue ragazze?

Il progetto prosegue bene, la squadra è in crescita sempre e posso confermare che un giorno raggiungeremo una maturità tale da potercela giocare con squadre di livello top.
Le due sedute di allenamento quotidiane affiancate a tre giorni di palestra con personal trainer e a un giorno di riposo ci aiutano a migliorare il nostro livello. In effetti ad oggi siamo primi nel Sudest asiatico e quinti in Asia.
Le mie giocatrici le chiamo Thaigers, le tigri thailandesi (ride ndr).

Come avviene lo scouting per la ricerca di nuovi talenti?

I talenti li creiamo con il mio staff. Insieme si va alla ricerca nelle file del nuoto. Purtroppo in Thailandia ci sono pochi club e in più non seguono un iter professionistico preciso. Adesso siamo in Grecia e stiamo giocando con le migliori squadre di A1 ellenica. Siamo in gradi di giocarcela alla pari o vincere con tutte, solamente l’Olympiacos e il Vouliagmeni sono una spanna sopra, tant’è che lottano per vincere anche in Europa.
Alcune delle ragazze presenti in rosa hanno iniziato da poco, adesso sono ottime giocatrici. Sono molto fiero di quanto fatto sinora.

Qual è il punto forte del suo team e invece dove c’è ancora da lavorare?

Sicuramente siamo una squadra molto veloce in contropiede e con un’attenzione particolare alla difesa. Tatticamente non abbiamo niente da invidiare a tante squadre, anche perché con il mio staff abbiamo potuto osservare diversi stili di pallanuoto nel mondo. Abbiamo rubato qualcosa da tutti. Certamente  dobbiamo acquisire maggiore esperienza e giocare più partite ufficiali, anche perché la media dell’età è di 18 anni, in effetti ci sono giocatrici che hanno 15-16 anni.

Il successo ai Sea Games ti ha dato una grossa fama nel Paese, com’è stata l’esperienza?

La medaglia d’oro ai Giochi del sud est asiatico la paragono al vittoria della Premier League vinta dal Leicester di Claudio Ranieri: un mezzo miracolo. Era trent’anni che vinceva Singapore, noi siamo riusciti a spezzare questo dominio e in più l’abbiamo fatto in casa loro.
Questa stagione è in programma un torneo in Australia a Sidney e poi ci sono nuovamente in Sea Games, in Malesia. L’obiettivo è quello di avvicinarsi alla top ten delle squadre più forti a livello mondiale. Per ora in Asia, Kazakhistan, Cina e Giappone ci sono superiori.

Cosa fai nel tempo libero?

Nel tempo libero cerco di fare video analisi delle partite. Mi piace molto mangiare anche se qui la cucina è un po’ troppo piccante. Mi piace molto la tradizione Thai e tutto ciò che fa parte della loro cultura antica.

Hai qualche obiettivo personale da raggiungere? Sogni magari un salto di qualità?

Vedremo, ma è difficile. Nel calcio si vedono sempre più allenatori giovani alla guida di squadre forti, purtroppo nella pallanuoto vedo sempre le solite persone. In Italia siamo fortunati ad avere grandi allenatori come Fabio Conti e Sandro Campagna. Mentre in alcuni Paesi asiatici puntano più sul nome che sulle capacità. Ogni volta vedo che vanno alla ricerca di allenatori dalla Serbia, Croazia e Montenegro.  In Italia forse non ci sono i giocatori più forti del mondo, ma sicuramente ci sono i più grandi allenatori.

A proposito d’Italia, ti manca?

L’Italia è il Paese più bello del mondo, posso ribadirlo dato che ho girato tantissimo nella mia vita. Amo molto il mio Paese e mi commuovo quando sento il mio inno nazionale. Mi manca l’espresso, ormai in tutto il mondo sanno fare un discreto cappuccino ma l’espresso è buono solo da noi.

Dario Sette