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L’81° minuto della Notte del Maestro è uno dei momenti più emozionanti dell’addio al calcio di Andrea Pirlo: l’ex centrocampista, tra le altre, di Milan e Juventus si ritira ufficialmente lasciando il campo al figlio Niccolò, classe 2003. Anche baby Pirlo è centrocampista come papà ed è un talento di belle speranze che milita nella squadra dilettantistica del Pecetto, ma sembra sia finito nel mirino dei talent scout juventini.

 

In attesa di capire se la generazione Pirlo sarà la nuova dinasty del calcio italiano, c’è un solo caso di padre e figlio che fanno la staffetta sul campo in occasione di una partita di calcio. Il precedente turnover è datato 24 aprile 1996.

Tallinn, Estonia,  Kadrioru Staadion: Arnór Gudjohnsen ha 34 anni, quasi 35. E’ ormai una leggenda del calcio islandese, è centravanti con senso del gol. Un passato prestigioso nell’Anderlecht, con il titolo di capocannoniere conquistato nella stagione 1986-1987, segnando 19 reti. Poi l’esperienza in Francia a Bordeaux e, infine, ora gioca a Örebro, in Svezia.

Arno Gudjohnsen con l’Islanda nel 1982

Non è l’unico Gudjohnsen della partita. In panchina, nella Nazionale allenata da Logi Ólafsson, c’è suo figlio Eidur Gudjohnsen. Non ha neanche 18 anni, non sa del futuro luminoso che lo attende tra Chelsea e Barcellona, tra Premier e Liga fino alla Champions League. E’ una delle promesse del calcio nordico e ha tra i suoi maggiori sponsor proprio il padre Arnor che, da anni, sogna di lasciare il campo proprio al figlio Eidur.

E quel momento arriva in una delle nazioni neonate dopo la dissoluzione dell’Urss, nel 1991. L’Estonia è stata inserita nel gruppo 4 di qualificazione a Euro ’96 in Inghilterra, sfidando squadre del calibro di Italia e Croazia. Arriva ultimo nel girone, ma è un altro il motivo per cui si appresta a entrare nella storia.
In quell’amichevole con l’Islanda, tra gli estoni c’è anche Martin Reim, tutt’oggi primatista di gare con la propria Nazionale, 157 gare e nessun Mondiale all’attivo. Record poco invidiabile.

E’ il 62° minuto, la partita è ampiamente indirizzata sui binari degli ospiti, in vantaggio 3-0 con la tripletta realizzata da Gunnlaugsson. Siamo in quello che gli americani definirebbero garbage time, tempo spazzatura: risultato già deciso, c’è spazio per l’allenatore per provare nuove soluzioni.

Mister Logi Ólafsson ha mandato a scaldare già da qualche minuto il biondo Eidur Gudjohnsen. Lo richiama a sé e decide di spedirlo in campo. L’arbitro, il lettone Romāns Lajuks, ordina il cambio. Il quarto uomo alza la lavagna: fuori il numero 9, il biondo Arnor Gudjohnsen, dentro suo figlio, con il numero 13. Padre e figlio si salutano, Arnor bacia fugacemente Eidur come si confà ai genitori che portano il loro figlio al primo giorno di scuola. Avrebbero dovuto giocare insieme qualche tempo dopo, sempre in Nazionale, ma un grave infortunio alla caviglia del giovane Eidor impedì di vederli entrambi in campo.

Questo inedito primato resta ancora oggi nelle mani (e nei piedi) dei Gudjohnsen, ma chissà che il passaggio di testimone tra Andrea e Niccolò Pirlo non segua le orme tra Arnor ed Eidur. Father and son.

Una terra coperta di ghiaccio, l’immensa ricchezza di acqua, l’anima di fuoco data dalla grandiosa presenza di vulcani e geyser. Tutto questo si ritrova e armonizza nella nuova divisa che Erreà Sport ha ideato per Ksi –La Federazione di Calcio islandese alla sua prima storica partecipazione ad un Campionato Mondiale.

Dopo la splendida avventura che li ha visti protagonisti agli Europei di Francia 2016, una nuova uniforme, originale ma fortemente legata all’identità di questa nazione, li accompagnerà ai Mondiali di Russia 2018.

Proprio ghiaccio, lava e acqua si fondono perfettamente nella nuova maglia Erreà realizzata per rappresentare al meglio la particolarità e la bellezza dell’Islanda e della sua Nazionale. Il fuoco che accende e scalda il cuore di questa terra e di questo popolo è l’elemento da cui partire per svelare la nuova divisa.
A causa del suo effetto, il ghiaccio, rappresentato simbolicamente dal bianco del colletto a V e da quello delle spalle, si scioglie gradatamente mescolandosi a lava lungo le maniche caratterizzate da una grafica a macchie quasi puntinata in cui si fondono il rosso e l’azzurro.
Proprio l’azzurro, acqua che si è sciolta grazie al calore, è il colore distintivo del corpo e dello sfondo della prima divisa che si presenta semplice e dalle linee pulite ma molto curata in ogni suo più minuto dettaglio.

Sul nostro store online potete acquistare la maglia ufficiale Erreà

La vestibilità aderente viene enfatizzata dalla combinazione di due tessuti. Il primo, collocato nella parte centrale, morbido, traspirante ed estremamente confortevole è impreziosito ed abbinato ad un secondo filato, una speciale rete posta lungo i fianchi della maglia. In modo emblematico, la rete cucita ai bordi, lascia trasparire il tessuto sottostante che, nel caso della divisa home, è rosso, come a sottolineare che sotto l’azzurro della casacca e della pelle scorre ed è sempre presente la potenza del fuoco e il battito della passione.

A enfatizzare la forte identità nazionale, la fierezza e il forte senso di comunità che contraddistinguono il popolo islandese, due sono gli elementi iconici riportati sulla nuova divisa: il motto già proposto per gli Europei 2016 “FYRIR ISLAND” (“Per l’Islanda”) posizionato all’interno del collo e la bandiera nazionale applicata sul retro della maglia.

 Ad accompagnare la nuova divisa e l’intera campagna di comunicazione, il claim “Legends are born without warningabbinatoalla potente ed epica immagine dei geysers, tra i fenomeni in assoluto più sorprendenti e spettacolari della superfice terreste. Rari e presenti solo in particolarissime zone del mondo tra cui l’Islanda, terra per eccellenza di queste incredibili sorgenti, i geysers rappresentano al meglio la forza e l’energia di questa Nazionale che ha saputo unire,nella sua peculiare identità,organizzazione, gioco dinamico e grande spirito energico.

Una squadra che non può più ormai considerarsi solo uno “splendido outsider” ma che in brevissimo tempo ha saputo conquistarsi l’attenzione, il favore e i riflettori della scena mondiale. Tutto questo con la potenza impressionante e la forza esplosiva di un geyser.

Le nuove divise di Ksi,come tutti i capi Erreà,sono certificate Oeko-Tex Standard 100. Tale prestigiosa certificazione, ottenuta dall’azienda nel 2007 come prima azienda in Europa nel settore del teamwear, garantisce che tutti i tessuti e i prodotti Erreà non sono tossici ne nocivi per la salute in conformità con le principali normative a livello internazionale e in rispetto dei più elevati e riconosciuti standard qualitativi e di sicurezza.

🔶 E non dimenticarti di tifare Islanda assieme a Mondiali.it. Partecipa al nostro evento #TeamIceland!

L’Islanda è la nazione con il minor numero di abitanti in assoluto a essersi mai qualificata a un Mondiale di calcio. L’isola vichinga, al suo debutto in Russia 2018, nonostante un insolito boom di nascite, si attesta sui 340mila abitanti: se ci pensate, città italiane come Bologna, Firenze o Bari superano questa cifra.

Ma l’Islanda non si scompone, anzi lancia un appello a tutti i tifosi del mondo: senza distinzioni di colori p di nazionalità, la piccola ma casinista Nazionale scandinava invita tutti quanti gli appassionati a far parte del #TeamIceland.

Ed è proprio il presidente Guðni Thorlacius Jóhannesson, assieme a sua moglie e first lady, Eliza Reid, a chiamare a raduno tutti i tifosi sparsi per il globo con un video volutamente ironico e pomposo con musica patriottica sullo sfondo e un dress-code istituzionale che poi lascia spazio all’iconica divisa blu acceso. E il presidente dice:

Che si vinca o si perda, è entusiasmante far parte di qualcosa di grande, anche se si è piccoli

Far parte del team è semplice: basta andare sul sito Inspired by Iceland, loggarsi via Facebook e poi scegliere il proprio nome islandese da piazzare sulla maglia virtuale (c’è in palio un viaggio in Islanda eh!). Secondo l’onomastica del paese, infatti, i nomi sono patronimici cioè riflettono il nome del padre o della madre e non il cognome storico della famiglia. Si aggiungono al nome proprio attribuito dai genitori al momento della nascita e non sono quindi veri e propri cognomi in senso occidentale, visto che accompagnano la persona nel corso della propria vita ma non si tramandano ai figli.

 

Come riporta Wikipedia, uomo chiamato Jón Einarsson ha un figlio chiamato Ólafur. Il cognome di Ólafur non sarà Einarsson, come quello di suo padre: egli diverrà Jónsson, letteralmente indicante che Ólafur è il figlio di Jón (Jóns + son). La stessa pratica è usata per le figlie: la figlia di Jón Einarsson, Sigríður, non avrà Einarsson come cognome; lei adotterà il cognome Jónsdóttir, che significa letteralmente “la figlia di Jón” (Jóns + dóttir).

Nel 2012 l’Islanda era al 131º posto nel ranking FIFA delle squadre più forti al mondo; ora è al 18º posto, davanti all’Olanda e Uruguay, due posizioni dietro l’Inghilterra e quattro dietro l’Italia. Una crescita favorita da investimenti su strutture, formazione e accademie giovanili. L’Islanda, insomma, non rappresenta in questa era calcistica una meteora o la classica mascotte, ma un prodotto calcistico ben riuscito dopo attenta e lungimirante programmazione.

E per noi appassionati va bene così: potremo ascoltare nuovamente il Viking Thunder-Clap, il rito coinvolgente dei tifosi che battono le mani sempre più veloce ed esclamando. Magari fra qualche anno tra gli spalti ci sarà anche qualche ragazzino nato proprio in questo periodo calcistico “fortunato”.