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Inizia sul percorso del Golf Club Lausanne, a Losanna in Svizzera, l’International European Ladies Amateur Championship (26-29 luglio) ossia il Campionato Europeo Individuale femminile dove l’Italia schiera un team ufficiale di undici ragazze, tra le migliori azzurre del momento, che appare molto solido e competitivo.

Scenderanno in campo le Girls Letizia Bagnoli, Caterina Don, Alessandra Fanali, Alessia Nobilio ed Emilie Alba Paltrinieri e le Ladies Carlotta Ricolfi. Roberta Liti, Clara Manzalini, Angelica Moresco, Bianca Maria Fabrizio e Virginia Elena Carta. A parte quest’ultima, impegnata alle stesse date nell’US Womens Open, il terzo major femminile, tutte le altre hanno preso parte ai recenti europei a squadre dove le due formazioni azzurre femminili hanno conquistato entrambe la medaglia d’argento.

Peraltro anche la sesta componente della compagine Ladies, Tasa Torbica, parteciperà all’evento a titolo personale, Al via quasi tutte le giocatrici più forti del continente e qualcuna anche da fuori, essendo un campionato internazionale, tra le quali ricordiamo la svedese Frida Kinhult, l’irlandese Olivia Mehaffey, le francesi Mathilda Cappeliez, Mathilde Claisse e Agathe Laisne, la svizzera Morgane Metraux, le spagnole Ana Pelaez e Marta Perez, le tedesche Franziska Friedrich e Leonie Harm, la slovena Ana Belac, l’inglese Sophie Lamb e la messicana Isabella Fierro.

Ci sarà anche la cinese Xiaolin Tian, portacolori dell’Ambrosiano. Il torneo si disputa sulla distanza di 72 buche, 18 al giorno. Dopo 54 il taglio lascerà in gara per l’ultimo giro le prime 60 concorrenti classificate e le pari merito al 60° posto. Le azzurre saranno assistite dagli allenatori Roberto Zappa e Luigi Zappa e dal fisioterapista Luciano Bonici.

Vi serve un bagno di umiltà

Non usa mezzi toni Paolo Tramezzani, allenatore del Lugano che ha aspramente richiamato i suoi giocatori dopo la pesante sconfitta per 5-2 contro il Thun nell’ultimo match della Super League svizzera. Il giovane allenatore italiano, ex assistente di Gianni De Biasi sulla panchina dell’Albania, ha deciso di “punire” la squadra in maniera esemplare, ma anche fuori dal normale.
Il giorno dopo il netto ko, infatti, i calciatori del Lugano, tra occhi pigri e umore sotto i tacchi, sono stati convocati all’alba e fatti salire su un pullman che li ha portati in una fabbrica di vernici di Davesco-Soragno, quartiere periferico della città.

Una visita per conoscere gli operai, «per vedere come lavora e si suda i soldi la gente comune», ha detto Tramezzani, deluso e arrabbiato per l’atteggiamento dei suoi.
Dopo il tour “forzato” la squadra si è spostata a Cornaredo per una seduta di allenamento defaticante per chi ha giocato, mentre lavoro aerobico per il resto del gruppo.

Il Lugano è sesto nella Super League dominata dal Basilea che ha ben 17 punti di vantaggio sullo Young Boys. Paolo Tramezzani ha assunto l’incarico di allenatore del club bianconero dal 21 dicembre 2016 e questa decisione sembrerebbe stata presa in autonomia. Il presidente del club, Angelo Renzetti, ha infatti detto: «Non voglio immischiarmi: Tramezzani con la squadra può fare ciò che vuole». Sarà servita la lezione?

Abbiamo dovuto aggiornare per l’ennesima volta il foglio con le imprese di Roger Federer: da oggi (ma chissà per quanto ancora) la più grande è la vittoria all’Australian Open 2017, ottenuta a 35 anni e mezzo, con una finale fantastica e faticosa di cinque set nella quale ha messo da parte il suo nemico di sempre Rafael Nadal, dopo sei mesi fuorigioco per un ginocchio malandato.
L’eco di una pagina storica non si è ancora placato, ma Re Roger, il giorno dopo il suo trionfo, era già con il pensiero altrove: ha trovato un attimo, un istante per fermarsi e dedicare la vittoria a una persona speciale. La persona che ha creduto in lui quando era un ragazzino, quando il talento c’era, acerbo, ma andava indirizzato, andava preparato alle sfide più mature e difficili della vita. Un ragazzino troppo duro con sé stesso per quanto voleva essere perfetto. Quella persona era Peter Carter, il suo allenatore australiano.

Carter era nato ad Adelaide, cresciuto come tennista anche se una serie di continui infortuni intaccarono un fisico non eccessivamente sportivo. Così a 27 anni, Carter disse “stop” al tennis giocato. Dopo l’addio dalle scene decise di trasferirsi, dopo qualche tempo, in Svizzera. Era il 1991.
Coincidenze, segno del destino? Peter fu contattato dal circolo della zona di Basilea, l’Old Boys Tennis Club, dove avrebbe allenato i giocatori del club e disputato partire qua e là.
E fu proprio lì che, per la prima volta, vide Roger Federer. Aveva solo 10 anni e tra i due passavo 17 anni di differenza, eppure tra i due c’era un rapporto non solo professionale, ma anche di amicizia. Fratello maggiore e fratello minore.

Il primo agosto del 2002, a una settimana dal 21esimo compleanno di Federer, Peter Carter perse la vita in Sudafrica in un incidente stradale. Un colpo profondo per il giovane svizzero.
Il 14 agosto, nella chiesa di San Leonardo, a Basilea, si celebrarono i funerali e lì Roger vide per la prima volta, in quell’occasione, i genitori di Peter. E, nella recente finale di Melbourne, si sono incrociati di nuovo.
In un’intervista all’Australian Associated Press, Federer ha parlato dell’impatto che il suo ex-coach ha avuto sulla sua carriera. L’impatto maggiore, dice, sul suo meraviglioso stile di gioco; il mentore più influente per lui:

Peter Carter ha avuto il maggiore impatto su di me e sulla mia tecnica. Sono stato in grado di perfezionare il mio stile in seguito nella mia vita, ma lui è stato fondamentale per la mia crescita ed è per questo che sono così felice che i suoi genitori erano alle finali di ieri e mi hanno visto vincere. Significava davvero molto per me.

 

Steph Curry è avvisato. La mira infallibile del talento dei Golden State Warriors vacilla dinanzi all’impresa del 28enne australiano Derek Herron, star del canale Youtube, How Ridiculous,  che ha realizzato il record del mondo per il canestro realizzato dalla maggiore altezza possibile, ben 180.968 metri.

L’evento, ufficialmente riconosciuto dal comitato del Guinness World Record, si è svolto, in Svizzera, in una suggestiva cornice tra Alpi e acque limpide, nei pressi della diga di Mauvoisin Dam. Herron, che già nel 2011 aveva stabilito il primo record con un tiro da 66.89 metri, ha centrato questa volta il canestro dopo soli tre tentativi. Che dire…un cecchino infallibile. Arriverà una risposta da parte dell’asso del Nba?

Qui il video dell’impresa: