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Urna fortunata a Bucarest per l’Italia nel sorteggio dei gironi della fase finale di Euro 2020. Inseriti nel Gruppo A, gli azzurri hanno pescato infatti Svizzera, Turchia e Galles.  L’Italia affronterà tutte e tre le gare del raggruppamento davanti al proprio pubblico, allo stadio Olimpico di Roma (gara inaugurale il 12 giugno Italia-Turchia). Evitate Portogallo e Francia, che invece sono finite insieme alla Germania nel Gruppo F.

Da Bucarest, dunque, arrivano solo buone notizie per Mancini. L’Italia ha evitato gli spauracchi del sorteggio, assicurandosi un girone alla portata. Nel girone gli azzurri dovranno vedersela contro la Turchia di Under e Demiral il 12 giugno, poi dovranno affrontare la Svizzera dell’ex laziale Petkovic il 17 giugno e il 21 giugno il Galles di Bale Ramsey. Tutte e tre le gare si disputeranno all’Olimpico di Roma. Detto del girone di ferro della Germania, per quanto riguarda invece gli altri gruppi l’Inghilterra ha pescato la Croazia, mentre la Spagna dovrà vedersela la Polonia.

A Bucarest gli Azzurri pescano Svizzera, Turchia e Galles

I GIRONI DI EURO 2020

GRUPPO A (Roma, Baku)
– Turchia
 Italia
– Galles
– Svizzera

GRUPPO B (San Pietroburgo, Copenaghen)
– Danimarca
– Finlandia
– Belgio
– Russia

GRUPPO C (Amsterdam, Bucarest)
– Olanda
– Ucraina
– Austria
– Vincente Playoff A (solo se Romania) o Vincente Playoff D (Georgia/Macedonia del Nord/Kosovo/Bielorussia)

GRUPPO D (Londra, Glasgow)
– Inghilterra
– Croazia
– Vincente Playoff C (Scozia/Norvegia/Serbia/Israele)
– Repubblica Ceca

GRUPPO E (Bilbao, Dublino)
– Spagna
– Svezia
– Polonia
– Vincente Playoff B (Bosnia /Slovacchia/Irlanda/Irlanda del Nord)

GRUPPO F (Monaco, Budapest)
– Vincente Playoff A (Islanda/Bulgaria/Ungheria) o D (Georgia/Macedonia del Nord/Kosovo/Bielorussia)
– Portogallo
– Francia
– Germania

 

Così è ancora più bello vincere! Frastornata in alcuni momenti, con il capocannoniere Gori che fa male alla caviglia ed esce in lacrime, quando i rigori sono a un passo, ecco che l’Italia del beach soccer risponde sul più bello. Batte 5-4 la Svizzera e acciuffa le semifinali del Mondiale (sabato 30 novembre contro la Russia alle 20.15 italiane) all’ultimo secondo grazie a Emanuele Zurlo, proprio l’uomo chiamato a sostituire il bomber infortunato. Come in un film. Drammatico, per la Svizzera, che a lungo accarezza il colpaccio trascinata dalle giocate del suo numero 10. Quel Noel Ott che subito rompe l’equilibrio con un destro chirurgico dopo 5′.

Partita aperta, le due squadre se la giocano, l’Italia impatta dopo una bella azione personale del classe 2000 Josep Junior Gentilin. Gori avrebbe subito l’occasione per portare gli azzurri in vantaggio, ma spara alto il rigore del possibile 2-1. Gol sbagliato, gol subito: altro lancio a pescare la micidiale volée di Ott e Svizzera di nuovo avanti in chiusura di primo tempo. Occasioni da una parte e dall’altra anche nella seconda frazione: clamorosa, quella capitata a Gori al 15′ ma il capocannoniere del mondiale si fa ipnotizzare da Eliott a tu per tu con il portiere. La Svizzera blocca le iniziative azzurre e colpisce ancora di qualità: cross di Borer, sforbiciata spettacolare di Mo Jaeggy, biancorossi a +2.

Momento durissimo per l’Italia: al 21′ Gori appoggia male la caviglia ed è costretto a uscire in lacrime. Ma la Nazionale di Emiliano Del Duca è viva, è squadra e trova risorse preziose in Zurlo, che dopo il tacco di Corosiniti si inventa dal palleggio la rovesciata del 2-3 a pochi secondi dal terzo tempo. Si riparte, ancora nel segno degli azzurri: Del Mestre apre per Ramacciotti, sinistro incrociato e palla all’angolino. Il numero 7 è on fire, due minuti più tardi solo la traversa gli nega la doppietta, reggono la Svizzera e la parità. Ora i ritmi sono altissimi, potrebbe vincerla chiunque: Del Mestre al 28′ è super su Hodel, che spreca da due passi. A sparigliare le carte ci pensa ancora Zurlo, ancora in rovesciata, ma la gioia dura pochissimo perché appena un secondo dopo Borer sorprende la difesa azzurra e firma il 4-4.

Finale thrilling, altra rovesciata di Zurlo e Ramacciotti sbatte di nuovo sulla traversa da zero metri. L’Italia ci crede di più, ma l’ultima palla sembra per gli svizzeri con i rigori alle porte. Il tiro di Elliott finisce fuori, Del Mestre rilancia in velocità e Zurlo in girata infila il buzzer beater che vale la semifinale.

L’Italia femminile non si inceppa proprio sul più bello, all’ultimo test prima del Mondiale in Francia, in programma dal 7 giugno al 7 luglio. La squadra azzurra, allenata dalla ct Milena Bertolini, batte la Svizzera per 3-1 a Ferrara partendo per la Coppa del Mondo con un ruolino di marcia invidiabile: in questo 2019 è praticamene imbattuta con sette vittorie e un pareggio contro la Corea del Sud, match poi perso ai rigori nella Cyprus Cup.

Contro le elvetiche, solo tre posizioni sotto l’Italia nel ranking Fifa (18 a 15 la differenza), l’Italia scende con il 4-4-2 e parte fortissima: la prima occasione arriva con la traversa colpita dal sinistro di Valentina Cernoia. Al 32′ poi l’Italia passa con una bella azione in profondità che Iaia Galli tramuta in gol. A fine primo tempo un’altra traversa salva la Svizzera: questa volta è Barbara Bonansea a liberarsi in area e con il destro a giro non riesce a raddoppiare.

Vivi con noi il Mondiale femminile

Il 2-0 arriva però nel secondo tempo con Cristiana Girelli che sfrutta l’assist di Bonansea. L’Italia cala un po’ il ritmo e la ct Bertolini si concede anche qualche cambio per dare minutaggio a tutte le ragazze. La Svizzera trova il gol che accorcia le distanze con la giocatrice del Francoforte, Reuteler. Ma nel finale chiude sul 3-1 Daniela Sabatino che raccoglie un altro assist di Barbara Bonansea. Ottime indicazioni, dunque, in vista del Mondiale e una vittoria che non può che far aumentare entusiasmo e fiducia.

Il Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, riceverà il 1 giugno, a Palazzo Giustiniani le atlete della Nazionale di calcio femminile accompagnate dal Presidente della Federazione italiana Gioco Calcio, Gabriele Gravina,  dal Commissario Tecnico, Milena Bertolini e dal Vicepresidente della  Lega Pro, Cristiana Capotondi. E’ la prima volta che una squadra di calcio femminile viene ricevuta al Senato. La delegazione porterà in omaggio al Presidente la maglia della Nazionale prima di partire per i Mondiali di Francia.

 

Intanto, a supporto della spedizione in terra francese di Sara Gama e compagne, la FIGC ha lanciato l’hashtag #RagazzeMondiali che sarà associato a ogni iniziativa, online e offline, intrapresa in occasione della Coppa del Mondo.

Questo il dettaglio dei profili social della Nazionale Femminile di Calcio:

TABELLINO

Italia-Svizzera 3-1

Marcatori: 32′ Galli, 61′ Girelli, 83′ Reuteler, 89′ Sabatino

Italia: Giuliani, Bergamaschi (75′ Cimini), Gama, Galli (75′ Rosucci), Linari, Guagni (43′ Bartoli), Girelli (66′ Giacinti), Bonansea, Mauro (53′ Sabatino), Cernoia, Giugliano (66′ Parisi). A disp. Marchitelli, Pipitone, Bartoli, Tarenzi, Serturini, Fusetti, Boattin, Giacinti, Cimini, Sabatino, Parisi, Rosucci.

Svizzera: Thalmann, Megroz (46′ Surdez), Rinast, Maritz, Reuteler, Widmer (46′ Stapelfeldt), Bachmann (80′ Dubs), Kiwic, Gut (58′ Mauron), Calligaris (79′ Calo), Bernauer. A disp. Herzog, Calò, Mauron, Stapelfeldt, Dubs, Surdez

Con il Bayern Monaco ha trascorso due stagioni e mezzo in cui ha avuto modo di alzare due Meisterschale, due Coppe di Germania, una Champions League e un Mondiale per club e, pertanto, Xherdan Shaqiri conserva un bellissimo ricordo del tempo trascorso in Baviera.

Questa sera nell’ottavo di finale di Champions League tra Liverpool – Bayern, lo svizzero di origine balcanica all’Anfield affronta per la prima volta i tedeschi da ex di lusso. Nonostante l’addio nel gennaio del 2015 per scarsità di utilizzo, a causa della presenza di Robben e Ribery, l’esterno offensivo è rimasto legato alla squadra, ai tifosi e alla città.

Durante la conferenza stampa della vigilia ha ribadito questo pensiero palesando anche un po’ di nostalgia e lasciando aperte soluzioni per un suo futuro ritorno.

Tornare al Bayern? Perché no! Porto sempre il Bayern nel mio cuore, sarebbe interessante ed emozionante.

Parole al miele per la squadra che gli ha permesso di fare il salto di qualità dopo le bellissime e vincenti annate al Basilea, in Svizzera. In bacheca ha avuto modo di aggiungere tanti trofei, soprattutto nella stagione 2012/13. In quell’annata i tedeschi sono stati gli assoluti protagonisti in Germania, in Europa e nel Mondo.

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Shaqiri che abbraccia l’allenatore tedesco Heynckes nella storica annata 2012/13

Dopo l’esperienza in Baviera, c’è stata la parentesi poco felice all’Inter e poi le buonissime stagioni in Premier League con lo Stoke City. Lo scorso luglio è arrivata la chiamata da Jurgen Klopp, ex allenatore avversario del Dortmund ai tempi del Bayern. Piano piano è riuscito a ritagliarsi il suo spazio nella formazione dei Reds e questa sera potrebbe essere un’arma in più da poter sfruttare nei novanta minuti in casa.
Perché per stasera e per la gara di ritorno, Shaqiri ne avrà solo per il Liverpool.

Non c’è stato Nando Martellini a urlare per tre volte, né Marco Civoli mutuando Wim Wenders ne “Il cielo sopra Berlino”. Ma il primo titolo mondiale di biliardo per la Nazionale italiana è comunque un successo da menzionare per lo sport italiano. In una specialità che si sta lentamente facendo strada, gli azzurri hanno trionfato a Lugano, in Svizzera, battendo in finale 3-0 l’Uruguay. Nella categoria 5 birilli Michelangelo Aniello, Matteo Gualemi, Daniel Lopez, Alberto Putignano e Andrea Quarta hanno sconfitto i sudamericani in una sfida a senso unico.


L’Italia, in questa prima rassegna iridata, ha dominato la manifestazione. Nessun set concesso agli avversari. Prima il girone dominato contro Belgio, San Marino, Lussemburgo e Francia. Poi, nei match a eliminazione diretta, le vittorie contro Danimarca ai quarti di finale e Germania campione europea in semifinale.  Applausi anche per gli uruguaiani. La Celeste, rivelazione del torneo, aveva eliminato i padroni di casa della Svizzera ai quarti e l’Argentina in semifinale. Diego Capote, Diego Vidal, Juan Carlos Montes de Oca e Alejandro Moran portano a casa un meritato argento. Dopo il titolo mondiale nel bowling, l’Italia fa strada anche nel biliardo. La conferma che non di solo calcio viste questo Paese.

Il sospetto è divenuto fondato dopo le ultime gare di Nations League: forse la Nazionale ha un po’ sottovalutato la nuova competizione dell’Uefa? In fondo poteva essere una buona opportunità di rivincita dopo la delusione mondiale. Non solo, il gruppo 3 della Lega A con Polonia e Portogallo (privo di Ronaldo) non sembrava impossibile. Basta dare una rapida occhiata agli altri gironi per rendersi conto delle differenze di livello. Nel gruppo 1 ci sono Francia, Germania e Olanda. Nel gruppo 4 Inghilterra, Spagna e Croazia. Solo il gruppo 2 era abbordabile come il nostro con Svizzera, Belgio e Islanda.

Chiesa e Insigne contro il Portogallo

La sensazione è che l’Italia di Mancini abbia affrontato il torneo un po’ come i club nostrani snobbano l’Europa League. In tempi di magra europea, da quando l’Europa League ha sostituito la vecchia Coppa Uefa, nessuna squadra italiana è riuscita a vincerla o ad arrivare in finale. Gli ultimi sigilli tricolori nelle sorelle meno nobili della Champions League risalgono al Parma (Coppa Uefa 1999) e alla Lazio (Coppa delle Coppe 1999) nello stesso anno.

Basti vedere come, invece, le altre nazionali hanno affrontato le ultime gare di Nations League. Inghilterra Croazia, remake della semifinale di Russia 2018, è stata una formidabile altalena di emozioni. Con la Spagna spettatrice interessata, a Wembley è successo tutto nel secondo tempo. Col pareggio (0-0) che ha retto fino al 57’, Furie Rosse qualificate. Poi il vantaggio della Croazia al 57’ con Kramaric e vicecampioni del mondo avanti. Infine il ribaltone: al 78’ pari di Lingaard (e iberici ancora qualificati), all’85’ il definitivo vantaggio di Kane che spedisce gli inglesi alle final four e retrocede in Lega B i croati.


Emozioni in serie anche a Lucerna nello spareggio Svizzera Belgio del gruppo 2, con l’Islanda da tempo fuori dai giochi. La gara d’andata era finita 2-1 per gli uomini di Martinez, che vanno avanti anche al ritorno con un blitz nei primi minuti dell’Hazard piccolo, Thorgan (0-2 al 17’). Gli elvetici firmano una rimonta capolavoro già nel primo tempo con il milanista Rodriguez e la doppietta di Seferovic, che si ripete dopo l’intervallo per il suo tris dopo il quarto gol di Elvedi. La squadra di Petkovic va avanti, il Belgio si mangia le mani per quello che poteva essere.

Il calcio ha un grande merito: fa giri storicamente lunghi, si perde nelle partite e nelle sfide, ma alla fine riequilibra le sorti, anche inaspettatamente. L’Inghilterra espugna la battaglia contro la Colombia nell’ultimo ottavo di Russia 2018 che si è protratto fino ai rigori. E i tiri dal dischetto questa volta hanno detto bene ai Tre Leoni: l’ultima volta, ai quarti nel 2006 in Germania, uscirono contro il Portogallo per gli errori di Lampard, Gerrard e Carragher.

L’Inghilterra è l’ultimo tassello che definisce così i quarti di finale in programma il 6 e il 7 luglio:

 

 

Cosa è successo nel pomeriggio: Svezia – Svizzera 1-0 | Forsberg 21’ st.

La squadra che ha eliminato l’Italia negli spareggi di qualificazione procede, non senza sorprese, nella sua avventura mondiale. Senza Ibrahimovic, i ragazzi di Andersson, che hanno chiuso al primo posto il girone F dove la Germania è uscita e il Messico è arrivato secondo, se la vedono contro la Svizzera che, nel girone E, si è piazzata al secondo posto alle spalle del Brasile con cui avevano pareggiato 1-1 all’esordio.

Il primo acuto della partita si registra all’8’ con Berg che riceve palla davanti alla porta, ma la sua conclusione è sbilenca, quindi la sfera termina a lato. Un minuto più tardi ci prova Ekdal, ma il suo tiro è alto. Dopo due grandi azioni della Svezia, si riprende la Svizzera che al 24’ prova a far male con il colpo di testa di Zuber su cross di Shaqiri: palla alta sopra la traversa. Al 28’ miracolo di Sommer che salva i suoi sul tiro potente e a botta sicura di Berg. Dzemaili al 38’ sfiora il gol con un destro potentissimo: palla che sfiora la traversa. L’ultima emozione del primo tempo la regala Ekdal: cross al bacio di Lustig che pesca il centrocampista dell’Amburgo, il cui tentativo al volo è goffo.

Il secondo tempo si apre con la geniale giocata di Forsberg che fa fuori due avversari creando superiorità in mezzo al campo, la palla arriva a Toivonen in area che, ostacolato, calcia alto. Svezia che continua a spingere e che trova il vantaggio al 66’ con Forsberg: il dieci riceve palla al limite dell’area e calcia, il suo tiro viene deviato da Akanji e Sommer è beffato. Al 73’ esce il centrocampista del Bologna, Dzemaili: al suo posto Seferovic. La Svizzera prova ad attaccare a testa bassa, alla ricerca del gol del pareggio, che potrebbe arrivare all’80’ quando il colpo di testa di Embolo (entrato al posto di Zuber) viene salvato da Granqvist. La Svizzera ci prova fino alla fine e per poco non trova il pari al 91’ con il colpo di testa di Seferovic ben parato da Olsen. Alla fine è 1-0 per gli uomini di Andersson.

 

Cosa è successo in serata: Colombia – Inghilterra 1-2 (dopo rigori) |12′ st rig. Kane (I); 45’+3 st Mina (C)

Gareth Southgate continua ad affermare che l’obiettivo è provare a vincere i Mondiale del 2022 perché la squadra è ancora giovane, ma sarà la spensieratezza e Harry Kane davanti (sesto gol), fatto sta che l’Inghilterra segna un passaggio storico a questo Mondiale: i rigori sono favorevoli alla squadra della Regina.

La partita è a lungo bloccata, primo tempo avaro di emozioni. Solo Kane da un lato e Cuadardo dall’altro vanno vicini, di testa il primo, con un tirocross il secondo al gol del vantaggio. Per spezzare gli equilibri ci vuole quindi l’episodio e una nuova disattenzione di Carlos Sanchez che ingenuamente, sugli sviluppi di un corner, si aggrappa a Kane, lo strattona e poi lo affossa. Rigore ineccepibile che Kane trasforma al 58’. Sei gol al primo Mondiale, tanti quanti segnati da Messi in quattro edizioni.

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La Colombia fatica a reagire e soltanto l’ingresso di Bacca scuote i Cafeteros. L’attaccante del Milan dà profondità, e serve sui piedi di Cuadrado una nitida palla gol che l’esterno della Juventus manda alle stelle. Ma è un segnale e allo scadere la beffa si concretizza. Pickford vola e neutralizza un tiro all’incrocio di Uribe, ma sugli sviluppi del corner allo scadere, al 930, Yerri Mina svetta su Maguire e segna il pareggio.

Nei supplementari le squadre si allungano, ma le occasioni non aumentano. Vardy va vicino al 2-1 ma in fuorigioco e anche Bacca non riesce a concretizzare uno dei pochi affondi colombiani. E allora è da un’incursione improvvisa di Rose che arriva l’occasione più clamorosa con il sinistro ad incrociare da dentro l’area che supera Ospina ma si spegne a lato di un soffio. Nulla da fare, a decidere la gara sono i rigori con l’errore di Carlos Bacca che condanna i Cafeteros e manda i Tre Leoni ai quarti di finale.

In seguito alla partita tra Serbia e Svizzera, non è soltanto il risultato a creare agitazione e confusione tra le due squadre, ma soprattutto quel gesto di esultanza che due calciatori svizzeri hanno sfoggiato in maniera eclatante dopo i due rispettivi gol.

Si tratta di Xhaka e Shaqiri, entrambi originari del Kosovo, che dopo le loro reti hanno mimato le aquile, simbolo della bandiera albanese.

Ed è proprio quel particolare modo di festeggiare che non è piaciuto affatto ai serbi e che ora è al centro di accese polemiche che coinvolgono anche la Fifa, chiamata in causa per valutare se sanzionare o meno i giocatori.

Ma per capire bene le motivazioni che hanno spinto i due giocatori ad entrare nell’occhio del ciclone bisogna guardare indietro alle loro storie personali, che sono inevitabilmente influenzate dalla repressione serba subita durante la guerra jugoslava.

Xhaka, il cui padre rimase in carcere per ben tre anni per aver partecipato a dimostrazioni contro il governo jugoslavo, conserva nel cuore le sue radici kosoviane nonostante poi sia nato effettivamente in Svizzera.

Shaqiri, invece, è nato proprio in Kosovo, ma durante il conflitto fu costretto a emigrare con la sua famiglia nel territorio svizzero.

Entrambi sentono ancora forte l’attaccamento con la patria e, in occasione del match contro la Serbia, questo sentimento si è fatto ancora più vivo e ha portato a quell’esplosione di gioia con tanto di riferimenti politici in campo.

Politica e sport si intrecciano in modo clamoroso, dando luogo a polemiche e accuse che di certo avranno delle ripercussioni sui due giocatori.

Il motivo a livello politico è evidente: il Kosovo è un paese ormai indipendente dal 2008, ma né la Serbia né la Russia lo riconoscono come tale. I nazionalisti albanesi mimano con l’uso delle mani l’aquila bicipite, simbolo della propria nazione, ed è proprio questo gesto che Xhaka e Shaqiri devono spiegare adesso alla Fifa e alla Serbia, che li contesta aspramente per la provocazione.

Da una parte, si schiera a difesa dei due giocatori il loro capitano Stefan Lichtsteiner che afferma:

Xhaka e Shaqiri hanno fatto bene. I serbi ci stavano provocando da giorni e poi credo che le botte si danno e si prendono, e loro non sono angeli. Per me va bene. C’è stata una guerra durissima per molti genitori dei nostri giocatori. C’erano pressioni e provocazioni, quindi per me va tutto bene

Dall’altra, però, arrivano le risposte di chi non ha apprezzato il gesto, come il ct Petković  che dice:

È chiaro che nel momento del gol un calciatore senta emozioni particolari. Però credo che tutti noi dobbiamo lasciare fuori la politica dal calcio

E le parole di Mitrović , attaccante della nazionale serba, che chiede a gran voce:

Se sono tanto patrioti perché non giocano per i loro paesi invece che per la Svizzera?

Insomma, era chiaro che la partita tra Serbia e Svizzera avrebbe scatenato non poche rivalità e non solo in campo, ma adesso tocca alla Fifa stabilire se il comportamento dei due giocatori sia da considerare sanzionabile ai fini di una sportività che non deve in alcun modo avere riferimenti politici.

E i due calciatori come giustificano il loro gesto? Nessuno dei due sembra volere esprimere apertamente la propria opinione e finora si sono limitati a dire che la loro esultanza è stata causata dall’emozione e dalla gioia.

Ma nel frattempo si continua a discutere sul loro comportamento e anche sulle scarpe indossate in campo da Shaqiri che, sfoggiando da una parte la bandiera svizzera e dall’altra quella del Kosovo, sembrano avere più significato di molte parole.

Difficile scindere l’immagine che si crea nella nostra mente se pensiamo alla Nazionale del Messico e alla sua istrionica maglia verde che, a cavallo degli anni ’90, ha visto contornarsi di splendidi rilievi della cultura azteca. Non a caso il Messico deve il suo soprannome El Tricolor (spesso abbreviato El Tri) proprio perché la sua divisa tipica si è sempre contraddistinta coi colori verde per la maglia, bianco per i pantaloncini e rosso per i calzettoni, un richiamo alla bandiera nazionale.

Eppure il verde sgargiante entra nella timeline della camiseta messicana solo verso la fine degli anni ’50: dalla prima partita del 1923, passando per il 1929 – anno di affiliazione alla Fifa – e oltre il 1930, quando i messicani parteciparono alla prima Coppa del Mondo in Uruguay, i colori dominanti erano il granata per la maglia e il blu per i pantaloncini.
Questa trentennale monocromia fu interrotta curiosamente nel 1950, per un solo giorno, per una sola partita. E il Messico indossò il bianco e blu.

Mondiali in Brasile, 2 luglio 1950. Allo Estádio dos Eucaliptos di Porto Alegre,  si disputò l’incontro tra Messico – Svizzera. Un match che non contava più nulla perché nel gruppo A il Brasile aveva ormai superato il turno classificandosi per primo. La partita, però, venne ritardata di venticinque minuti: l’arbitro, lo svedese Ivan Eklind, infatti si accorse che le due compagini vestivano maglie di tonalità pressoché simili. Granata i centroamericani, rossa gli elvetici.
La soluzione? Chiedere in prestito le casacche della squadra locale del Cruzeiro, appunto con strisce orizzontali bianche e blu. La scelta venne stabilita tramite sorteggio: in realtà vinsero i messicani che, per galanteria, decisero comunque di indossare la nuova uniforme. Uniforme amara perché a vincere fu la Svizzera per 2-1.

 

In realtà non è stato il primo e unico episodio nella storia del Mondiali di calcio. Riavvolgendo le lancette arriviamo alla Coppa Jules Rimet del 1934, quella disputata in Italia e che vide proprio gli azzurri alzare il trofeo dopo aver battuto per 2-1 la Cecoslovacchia in finale.
La “finalina”, appellativo grezzo per indicare la finale che decide il terzo e quarto posto, venne disputata dall’Austria e dalla Germania, entrambe solite giocare con maglietta bianca. Anche qui fu necessario un sorteggio per decidere quali uniformi indossare, l’Austria perse, ma non aveva portato con se la seconda maglia. Il calcio popolare, quello cittadino, corse nuovamente in aiuto: il match si giocava a Napoli così per quel giorno, gli austriaci vestirono di blu, mantenendo però il nero dei pantaloncini e dei calzini, regalando un accoppiamento alquanto bizzarro per la storia dell’Austria.

Nel Mondiale del 1958 in Svezia, invece, si assistette a una controtendenza: rispetto ai due casi citati, le strisce furono sostituite da un unico colore. L’Argentina, dopo 24 anni dall’ultima apparizione, tornò in una fase finale dei Mondiali. L’esordio fu a Malmö contro la Germania Ovest e non andò bene: i sudamericani persero 3-1 e furono costretti a giocare con altri colori, il giallo dell’Ifk  Malmö, una delle squadre più storiche del calcio svedese.

Messico, Austria e Argentina. Tutte e tre con divise di club locali, tutte e tre sconfitte. A segnare un passaggio “storico” fu la Francia, nel 1978. In quegli anni, ancora buona parte delle famiglie non aveva una tv a colori: il bianco e nero rendeva difficile riconoscere le squadra guardando la partita comodamente dalla poltrona. Così quando il blu della Francia incontrò il rosso dell’Ungheria nel Mondiale in Argentina (stesso girone dell’Italia che passò per prima alle spalle dei padroni di casa), qualcuno doveva cambiare. Quel qualcuno fu la Francia, e il tutto fu stabilito, da protocollo, prima dell’arrivo delle due squadre allo stadio. Ma per un assurdo errore dei responsabili delle due squadre, entrambe si presentarono con casacche bianche. L’incontro, ovviamente, fu ritardato di 40 minuti per permettere l’arrivo del kit di sostituzione, le maglie della squadra locale del Kimberley, con strisce bianche e verdi. Con la vittoria per 3-1, la Francia fu la prima squadra a trionfare con addosso una maglia non sua.

La Francia nel 1978 non è stata l’ultima nazionale a indossare la maglia di un club. Fu il Costa Rica, per un motivo nobile e apprezzabile. Ritorniamo in Italia, nel 1990. I costaricensi nel match d’esordio contro la Scozia, indossarono la loro classica “mise” rossa, ma nei successivi due incontri del girone scelsero di stravolgere il loro look scegliendo una maglia a strisce bianconere. Un omaggio al club più antico del paese, La Libertad, che aveva dichiarato bancarotta nei mesi precedenti.
Con la nuova casacca, coincidenza, giocarono la seconda gara a Torino, casa della Juventus, perdendo 4-1 contro il Brasile, ma si riscattarono vincendo 2-1 sulla Svezia e passando così il girone. Il Costa Rica, alla sua prima storica partecipazione, si fermò agli ottavi perdendo 4-1 contro la Cecoslovacchia.
Per inciso, il club La Libertad, fondato a San José nel 1905, giocò il suo primo incontro ufficiale nel luglio dell’anno dopo contro il club La Juventud.

In realtà, diversi anni dopo, nel 2014 in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il ct di quell’avventura, Bora Milutinovic (allenatore giramondo dei record “mondiali”), ha ammesso un’altra verità:

Allenavo il Costa Rica. Io sono tifoso del Partizan di Belgrado e volevo giocare il Mondiale con le maglie bianconere, ma non sapevo come fare. Così chiamai Montezemolo che mi diede il numero di Boniperti: lui mi fece arrivare 44 maglie. Quando entrammo in campo contro il Brasile tutto lo stadio era con noi. Prendemmo solo un gol e con la Svezia vincemmo

 

Era dal 1982, dalla partita persa 2-1 contro l’Algeria, che la Germania non cannava il match d’esordio dei Mondiali. E se a questo ci aggiungiamo che sono gli attuali detentori della Coppa nata dalla mani e dalla mente di Silvio Gazzaniga, ecco che il tonfo contro il Messico (1-0 gol di Lozano al 35’), nel gruppo F, fa ancora più eco.
E’ la notizia di domenica 17 giugno e del quarto giorno dei Mondiali russi, ma se la squadra di Löw è il primo mostro sacro a cadere, non sorride di certo il Brasile che nella partita serale delle 20.00 del gruppo E non va oltre il pareggio per 1-1 contro una Svizzera coriacea e fastidiosa. Così a condurre il gruppo E, dopo la prima giornata, è la Serbia che ha aperto la giornata vincendo 1-0 contro il Costa Rica.

?? Costa Rica 0-1 Serbia ?? | Gruppo E

E partiamo proprio dal positivo esordio della nazionale balcanica che conquista i primi tre punti del mondiale grazie a una pennellata su punizione, verrebbe da dire, del solito Aleksandar Kolarov. Il terzino della Roma, vedendo il tanto gioco poco concretizzato dei suoi compagni, decide di fare tutto da solo e di scavalcare barriera e trafiggere Keylor Navas al 56’. Nel bene e nel male sono gli “italiani” a farsi notare: Adem Ljajic è nel suo giorno in cui scende in campo con le pantofole; Sergej Milinkovic-Savic è raggiante ed è il vero faro della Serbia. Una rovesciata, tante giocate: la sua classe esplode alla Samara Arena e gli occhi estasiati del globo piombano su di lui. Costa Rica si fa vedere solo all’inizio, poi sono i ragazzi del ct Mladen Krstajić a sciupare in due occasioni nette la rete del raddoppio.

 

?? Germania 0-1 Messico ?? | Gruppo F

La vittoria del Messico contro la Germania provoca il primo terremoto in Russia…e anche a Città del Messico. Al gol di Hirving Lozano, infatti, si è registrata una scossa provocata dall’euforia incontenibile dei tifosi. Se tutti gli occhi erano puntati verso la porta teutonica per capire se Neuer avesse recuperato, la Germania si scopre con le polveri bagnate in attacco. La Nazionale dell’America settentrionale sfrutta alla perfezione un contropiede letale, Hummels esce scellerato a centrocampo sperando nell’anticipo, Lozano è lucido a controllare palla, a superare Özil e a battere Neuer. Ochoa, come consuetudine, si trasforma e respinge i tiri di Kroos, Özil e compagni. Julian Brandt prova il tiro impossibile e disperato al minuto 89, ma non cambia il risultato.

 

?? Brasile 1-1 Svizzera?? | Gruppo E

E se la Germania non segna, a trafiggere la Seleçao e gli animi dei tifosi carioca è Steven Zuber, centrale offensivo dell’Hoffenheim che inzucca, al 50’, l’1-1 che intontisce Tite e il Brasile. Il “joga bonito” è durato poco, la pennellata di Coutinho al 20’ è un boato che si sciupa in una partita vissuta tra fiammate, tra Neymar che si becca dieci falli e della resistenza svizzera. E’ un Brasile abbastanza anarchico, dove ognuno ha provato a salvare la patria da solo; un giro a vuoto che lascia la squadra in un mezza agonia in un girone, quello E, che vede la Serbia in testa.

Lunedì 18 giugno si conclude il gruppo F con Svezia – Corea del Sud (ore 14.00, Italia 1). La Corea del Sud non ha un buon ricordo della Svezia, quel 12-0 subito alle Olimpiadi del 1948 rappresenta una delle sconfitte più dolorose nella propria storia e, al contempo, la vittoria più larga di sempre degli scandinavi. Sono quattro in tutto i precedenti tra le due Nazionali, ma nessuno in Coppa del Mondo, dove Svezia e Corea del Sud non si sono mai sfidate. Lo faranno al Novgorod Stadium, chiudendo di fatto la prima giornata del gruppo F inizia con il match tra Germania e Messico.

Alle 17.00 (sempre su Italia 1) è il turno di Belgio e Panama ad aprire il Gruppo G. Una sfida inedita, è il primo incrocio tra la formazione di Martinez e quella di Dario Gomez, che punta a limitare i danni al cospetto di una selezione imbattuta nelle ultime nove partite della fase a gironi dei Mondiali. Per Panama, assieme all’Islanda, è debutto assoluto. Chiude il Girone G, l’altro match in programma Tunisia – Inghilterra (ore 20.00, Italia 1): le due Nazionali tornano a sfidarsi vent’anni dopo l’ultima volta, scendendo in campo alla Volgograd Arena. Un 2-0 a favore degli inglesi arrivato durante il Mondiale di Francia ’98, dopodiché mai più un incrocio.

Le probabili formazioni

Svezia: Olsen; Krafth, Lindelof, Granqvist, Augustinsson; Claesson, Ekdal, Larsson, Forsberg; Berg, Toivonen.

Corea del Sud: Seung-Gyu; Young-Sun, Ban-Suk, Min-Woo; Lee-Yong, Jung, Sung-Yeung, Jo-Hoo; Jae-Sung; Heung-Min, Hwang.

 

Belgio: Courtois; Vertonghen, Alderweireld, Kompany; Meunier, Witsel, De Bruyne, Carrasco; Hazard, Mertens; Lukaku.

Panama: Penedo; Murillo, Baloy, R. Torres, Ovalle; Gomez, Godoy; Barcenas, Cooper, J. Rodriguez; Perez.

 

Tunisia: Mathlouthi; Nagguez, Meriah, Ben Youssef, Maaloul; Sassi, Ben Amor; Badri, Khaoui, Sliti; Khazri.

Inghilterra: Pickford; Walker, Stones, Cahill; Trippier, Henderson, Dier, Young; Alli, Sterling; Kane.