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Debutto in un Campionato del Mondo per il Cile che affronta la Svezia nel gruppo F, insieme a Usa e Thailandia.

Per le sudamericane sarà un esordio non semplice contro una nazionale che, invece, di Mondiali ne ha disputati ben otto, ossia tutti dal 1991.

La squadra cilena è guidata dal 2015 dal ct José Letelier, ex portiere del Colo Colo,  il quale ha spinto le ragazze a fare bene sin da subito, tanto da ottenere un ottimo secondo posto alla Copa América nel 2018 giocata in casa oltre alla prima storica qualificazione alla fase finale di un Mondiale. Nel torneo sudamericano le cilene sono state sconfitte solamente dal Brasile; il pass per Francia2019 l’hanno ottenuto dopo la netta vittoria (4-0) contro l’Argentina.

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L’esultanza di Camila Saez dopo il gol che ha sbloccato il match qualificazione contro l’Albiceleste

I punti di forza della Roja sono sicuramente la tecnica e la velocità: caratteristiche che potranno mettere in difficoltà le svedesi. D’altra parte i punti deboli sono sicuramente la fisicità e la poca esperienza, problemi riscontrati anche durante le amichevoli contro Usa e Olanda (un netto 7-0).

Le stelle

L’atleta più brillante e più famosa della formazione è sicuramente il portiere Christiane Endler in forza al Paris Saint Germain. La capitana 27enne ha vinto il premio come miglior portiere della Division 1 Féminine oltre a essersi piazzata al sesto posto nella classifica mondiale 2018 stipulata dall’Iffhs.

Nata il 23 luglio 1991, alta 180 cm, Christiane Endler è la leader della Roja

Dotata di ottimi riflessi oltre che una grande abilità ai rigori, prima dell’approdo in Francia ha giocato nel Colo-Colo, Chelsea e Valencia.

Il tecnico Letelier dovrà fare a meno del difensore Carla Guerrero, infortunatosi in maniera grave, e del terzino sinistro Geraldine Leyton che ha deciso di abbandonare la nazionale. Quest’ultima ha prima rescisso il contratto con il il club spagnolo Sporting Club Huelva a gennaio e in seguito ha annunciato il suo ritiro dalla nazionale sul suo account Instagram qualche settimana fa

 

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Siempre estaré agradecida de haber tenido la oportunidad de haber sido parte de la selección chilena femenina y haber participado en la copa América el año 2018 y haber logrado esa anhelada clasificación al mundial. . Ser parte de ese proceso ha sido la mejor experiencia deportiva, de local , con tu gente a estadio lleno, se me llenan los ojos de lagrimas solo al recordarlo pero uno no vive del pasado y es momento de afrontar la situación actual, la que me tiene lejos de las canchas.Para quienes se preguntan y me preguntan a diario y agradezco por los mensajes de cariño y apoyo. . Estar en la selección requiere un compromiso personal y grupal,estar al 100% tanto física como psicológicamente. Lo intente,volví a entrenar pero no pude, la cabeza termina siendo tajante en ciertas ocasiones y si la cabeza está mal todo anda mal. Si se me diera la oportunidad de volver cuando me sienta al 100% la aprovecharé al máximo, si no se diera la oportunidad , apoyaré a mis compañeras siempre en cada partido y espero que cada uno lo haga desde sus casas. Muchas gracias por el cariño ❤️🇨🇱 #GL17

Un post condiviso da Geraldine Leyton 🇨🇱 (@fcaleyton) in data:

Una calciatrice che potrà, invece, sorprendere è Karen Araya, centrocampista del Siviglia di 28 anni dalle doti sia offensive e difensive, cercando di avvicinare il suo metodo di gioco a quello di un altro grande cileno come Arturo Vidal.

Karen Araya, numero 8 del Cile proprio come Arturo Vidal

Accanto ad Araya c’è la compagna di squadra Francisca Lara, nota per i passaggi decisivi finalizzati al gol.
In attacco spicca la tecnica di Yanara Aedo, María José Rojas e Daniela Zamora.
L’attaccante del Valencia Aedo fornirà le manovre necessarie per trovare gli spazi davanti per l’attaccante Zamora.

Dove arriverà il Cile?

Il ct Letelier ha ribadito che l’obiettivo primario è cercare di giocarsela con le grandi proprio come Svezia e Usa. Passare il turno sarebbe un gran bel risultato dato che comunque per le cilene è la prima apparizione iridata.

Con questa danza su tacchetti, Johan Cruijff ha ammaliato il titano Crono, governatore del Tempo, colui che ha regnato nell’Età dell’Oro, narrata da Esiodo e che ha accolto Cruijff non nella stirpe umana mortale, ma più su, tra gli dei immortali. Con questa giocata di poco meno di due secondi, l’olandese è volato fin lassù, nel mondo dell’eterno: nella vita che sfugge e corre, che dimentica ciò che abbiamo fatto ieri, questo frame è riuscito a rimanere bello, cristallizzato e atemporale per generazioni e generazioni.

Con lo scorrere degli anni via via è sfumato il contorno: che partita è? In quale stadio siamo? Com’è finita l’azione?

L’immortalità è qui, in una giocata semplice, di quelle che si imparano sin da bambino per fregare l’amichetto. Immortale sarà lui, il 14 arancione e il nostro dilemma sulla corretta pronuncia dell’olandese: sarà Cruiff, Craiff o Cröiff?! Fermatevi e riflettere: quali due secondi della vostra vita scegliereste per essere eterni?

Ora è lui che regna nell’Età dell’Oro del calcio. Hendrik Johannes “Johan” Cruijff

(La “Cruyff turn” si è vista per la prima volta nel Mondiale del 1974, il 19 giugno nel match tra Olanda e Svezia)

Una partita combattuta in cui si è lottato fino alla fine per stappare il pass playoff della fase finale del Mondiale di Curling a Lethbridge in Canada.

Gli azzurri sono usciti sconfitti dalla sfida decisiva contro la Scozia per 9-5, dopo che nei giorni scorsi era riuscita nell’impresa di vincere ben sette partite (record storico per l’Italia) ma che qualcosa ha fatto inceppare il team nella gara contro i campioni della Svezia per 7-4.

Qualificazione, dunque, saltata per poco. Tuttavia la nazionale italiana esce comunque a testa alta da questo Mondiale con, appunto, sette vittorie e un settimo posto nel round robin. Purtroppo per un soffio (bisognava essere tra i primi sei) non riesce a entrare nel tabellone che nel fine settimane assegnerà le medaglie.

La partita contro i britannici inizia in maniera positiva, con un 2-1 per gli azzurri nella seconda frazione. Con uno scambio di doppi punti si arriva all’intervallo con gli scozzesi avanti per 5-4. Gli azzurri pareggiano nel sesto end, fino a quando i britannici fanno la voce grossa e piazzano una serie di colpi che mettono gli azzurri con le spalle al muro. Vittoria sul filo di lana e qualificazione per Bruce Mouat e compagni.

Classifica Mondiali Curling 2019:
  1. Svezia 11 vittorie (12 partite giocate)
  2. Svizzera 9 (12)
  3. Canada 9 (12)
  4. Giappone 9 (12)
  5. USA 8 (12)
  6. Scozia 8 (12)
  7. Italia 7 (12)
  8. Germania 4 (12)
  9. Russia 4 (12)
  10. Olanda 4 (10)
  11. Cina 2 (12)
  12. Norvegia 2 (12)
  13. Corea del Sud 1 (12)

Una finale dolorosa. Emotivamente e fisicamente. L’ultima volta che l’Italia arrivò fino in fondo in Coppa Davis, contro la Svezia. Al Forum di Assago, a Milano, tra il 4 e il 6 dicembre 1998, appassionati e tifosi sostennero una squadra a un passo dal successo, dopo la splendida vittoria per 4-1 in semifinale, a Milwaukee, contro gli Stati Uniti. Dopo tre semifinali consecutive, ecco l’atto finale giocato in casa, la possibilità di bissare il successo del 1976.
C’era speranza e fiducia, ma i sogni si frantumarono sin da subito, assieme alla spalla del miglior tennista azzurro di quella generazione, il faentino Andrea Gaudenzi. Uno dei pochi ad aver battuto Roger Federer e Pete Sampras, al suo ultimo match, nel 2002 al Roland Garros. Leader indiscusso di un team allenato da Paolo Bertolucci, che aveva sostituito, con polemiche annesse, il suo ex compagno di doppio Adriano Panatta sulla panchina azzurra, e composto dal napoletano Diego Nargiso, dallo spezzino Davide Sanguinetti e dal barese Gianluca Pozzi, come riserva.

 

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Andrea Gaudenzi con la sua fascetta tricolore in testa, l’immagine di un’atleta arrivato in alto con la forza, la determinazione e la fatica; una favola rotta sul più bello. Nel primo singolare affrontò Magnus Norman, in una partita combattuta e fin troppo lunga. Andrea, però, veniva purtroppo da un brutto infortunio, con conseguente operazione, alla spalla destra, l’articolazione più sollecitata dal movimento del servizio.
Aveva recuperato, ma forse non del tutto. Il match si trascinava in un sussulto di set, si dice che Gaudenzi negli spogliatoi abbia chiesto un’iniezione di antidolorifico. I due tennisti arrivarono al quinto set, con lo svedese avanti 4-0. Ecco la forza di Andrea che, nonostante tutto, rimontò portandosi addirittura sul 6-5, ma proprio sull’ultimo servizio, quello del match-point, il tendine cedette: un grido, il silenzio e poi il ritiro. Dopo quasi sei ore di gioco Gaudenzi mollò e con lui i sogni del tennis italiano.

Perché per il team azzurro, quell’infortunio così scenico e plateale, fu uno shock: Sanguinetti, subito dopo, scese in campo quasi demotivato e venne surclassato da Gustafsson. Il giorno dopo, nel doppio, Bertolucci schierò Sanguinetti accanto a Nargiso, ma la cosa non funzionò affatto: arrivati coraggiosamente al tie break nel primo set, Jonas Björkman e Nicklas Kulti li demolirono nei set successivi per un secco 3-0 (7-6, 6-1, 6-3). Fu la Svezia ad alzare la Coppa Davis in alto con il finale punteggio di 4-1.

Andrea, che ha convissuto anche negli anni successivo con gli infortuni, si è ritirato dall’attività agonistica nel 2003. Dal 2012, è general manager della Real Fun Games dopo aver lavorato con vari incarichi in Bwin dal 2006.

Sanguinetti, dopo una sconfitta nel secondo turno del torneo futures di Caltanissetta ad opera di Gianluca Naso, decide di ritirarsi il 13 marzo 2008. È stato l’allenatore del tennista Vince Spadea. Dal febbraio 2011 allena la tennista russa Dinara Safina. Nel 2010 è Consulente Tecnico Sportivo del Challenger Atp di Caltanissetta. Nel 2012 diventa allenatore del tennista giapponese Go Soeda.

Diego Nargiso ha abbandonato l’attività professionistica nel 2001. È stato candidato alle Elezioni europee del 1999 con Forza Italia e a quelle del 2004 nelle file di Alleanza Nazionale nella Circoscrizione Italia centrale, ma entrambe le volte non è risultato eletto: nella seconda occasione ha ottenuto 5.948 voti.

Far parte di un pezzo di storia della propria squadra è già un successo incommensurabile. Farlo da protagonisti con un’azione decisiva allo scadere, ripaga sacrifici e lotte quotidiane. Anche a 33 anni, anche se sei finito nella seconda divisione svedese, quando ai primi di marzo si toccano ancora i -15 gradi. Decidere non con un gol, ma con una parata, da buon guastafeste e, per di più, in casa degli avversari.

Nella sua lunga carriera, Gianluca Curci può mettere anche questo nel suo personale curriculum. Cresciuto nelle giovanili della Roma, poi passato in prima squadra, prima di girare tra Siena, Bologna e Sampdoria, da gennaio 2018 difende i pali dell’AFC Eskilstuna, squadra dell’omonima città centro-orientale della Svezia, nella contea del Södermanland, che quest’anno ha disputato la Superettan, per intenderci la Serie B svedese.

Al termine delle 30 giornate di campionato, la squadra di Curci è risultata la meno battuta (solo due sconfitte, ma 15 pareggi) e si è piazzata al terzo posto: vale a dire, giocarsi la promozione in uno spareggio andata e ritorno contro la terzultima dell’Allsvenskan, il Brommapojkarna. E gli avversari erano davvero a un passo dal rimanere nella massima serie: l’andata, giocata tra le mura di Eskilstuna, ha visto la vittoria degli ospiti per 1-0 e, nel ritorno giocato domenica 25 novembre, il Brommapojkarna è passato anche in vantaggio con la rete di Ohman a 39’.

 

Ma l’esito della qualificazione, quasi in mano agli avversari, si è incredibilmente ribaltato nel secondo tempo: la squadra di Curci trova prima il pari al 65’ con Nnamani e, dieci giri di lancette dopo, trova anche la rete del sorpasso con Ajeti. 2-1, 2-2 il computo complessivo con il peso delle due rete segnate in trasferta. Il Brommapojkarna deve disperatamente trovare il pari e ci prova e riprova, passano i minuti, i secondi e le speranze si affievoliscono, poi l’occasione: cross dalla sinistra dell’area di rigore, la palla vola in mezzo e dalle retrovie stacca il difensore centrale Figueroa.

Colpo di testa secco, deciso, ma c’è Gianluca Curci. Il ragazzotto di Roma segue la palla, non la perde di vista per un attimo, si sposta sulla sinistra, non perde l’equilibrio e con una frustata di reni con il guanto destro manda la palla sopra la traversa e in calcio d’angolo.

Qui il video della parata:

Il risultato non cambia, l’Eskilstuna approva nella massima serie svedese con un super Curci in più. Lui che vorrebbe tornare nella Serie A italiana, intanto si può godere quella “fredda” scandinava.

Sarà una partita con una cornice di pubblico mozzafiato quella che andrà di scena stasera tra Italia – Portogallo allo stadio san Siro di Milano. Oltre 73mila spettatori per fare il tifo azzurro dopo la sciagurata ultima partita nello stadio milanese contro la Svezia nello spareggio Mondiale.

Sarà sicuramente una partita al quanto speciale per il capitano Giorgio Chiellini. In primis perché torna al Meazza dopo i pianti contro gli scandinavi ma soprattutto perché raggiunge quota 100 gettoni con la maglia della nazionale e stabilmente presente al settimo posto alle spalle di Dino Zoff con 112.

Ora come ora il numero 3 azzurro, con otto reti all’attivo, è anche il miglior marcatore tra i convocati per le due partite in programma, e ciò spiega quanto siamo ancora in difficoltà in fase realizzativa. Servono appunto i gol per cercare di continuare a sognare a una qualificazione alle Final Four.

Partita speciale non solo per il traguardo ma anche perché come oggi, 14 anni fa, Giorgio Chiellini esordiva con la nazionale maggiore nell’amichevole vinta 1-0 contro la Finlandia allo stadio san Filippo di Messina.
A convocarlo il ct Marcello Lippi, aveva 21 anni, giocava nella Fiorentina nel ruolo di terzino sinistro. Quel giorno sostituì Alessandro Parisi poco dopo l’inizio del secondo tempo.

Il primo gol con la maglia azzurra arriva qualche anno più tardi, precisamente il 21 novembre 2007, contro le isole Far Oer in un match di qualificazione a Euro2008 nello stadio Alberto Braglia di Modena. Chiellini realizza il gol del momentaneo 3-0 al 41esimo minuto con un bel sinistro secco da fuori area dopo una bella accelerazione. Un gol non proprio alla Chiellini.

Inizia a giocare con più costanza e si affaccia come uno dei leader del gruppo all’Europeo 2008 in Austria-Svizzera. Tre partite su quattro in campo per Chiellini. Salta la prima per scelta tecnica nel 3-0 perso contro l’Olanda, ma poi resta inchiodato al centro della difesa negli altri match, fornendo anche l’assist a Panucci per il momentaneo vantaggio contro la Romania. Gli azzurri vengono eliminati dalla Spagna solamente ai calci di rigore ai quarti di finale.

Giorgio Chiellini in azione contro la Romania a Euro2008

Sciagurate le due esperienze sudafricane con in panchina il ct Lippi: la Confederations Cup del 2009 e il Mondiale 2010.

Sicuramente meglio l’Europeo 2012 e la Confederations Cup 2013 con Cesare Prandelli alla guida della nazionale. Al torneo continentale, Chiellini guida un gruppo più giovane che vuole cancellare gli incubi sudafricani. Gruppo che riesce ad arrivare fino in finale, persa nettamente contro la Spagna per 4-0 dopo un trionfante cammino. Bene anche al torneo premondiale in Brasile, con l’Italia che chiude al terzo posto.

Altra delusione il Mondiale del 2014. Sempre titolare, durante la negativa esperienza, per Chiellini c’è stato lo storico episodio del morso subito da Luis Suarez nel match decisivo per la qualificazione, perso contro l’Uruguay.

Giorgio Chiellini mostra i segni del morso subito da Luis Suarez ai Mondiali 2014

Nella cavalcata a Euro2016 con Antonio Conte. Giorgio Chiellini segna il gol dell’1-0 contro i campioni in carica della Spagna negli ottavi di finale. In Francia, il numero 3 gioca da titolare quattro partite su cinque, con la squadra azzurra che arriva fino ai quarti di finale poi persi ai rigori contro la Germania.

Dopo la mancata qualificazione al Mondiale russo aveva pensato di lasciare la maglia azzurra:

Un anno fa è stato il punto più basso della mia carriera in Nazionale, una delusione enorme per tutti noi perché fino all’ultimo eravamo convinti di riuscire a strappare la qualificazione per il Mondiale.

Tuttavia la voglia di risollevare la nazionale è forte ed è per questo che ora continua a guidare la difesa in vista del futuro.

13 novembre 2018, anno I dS, dopo Svezia. È trascorso esattamente un anno dallo 0-0 di Milano che impedì all’Italia di partecipare ai Mondiali di Russia 2018. Era successo solo una volta nella storia, sessant’anni fa proprio in Svezia. Un anno dopo Gian Piero Ventura si è dimesso, ma dalla panchina del Chievo. La vecchia guardia (Buffon, Barzagli, De Rossi) è finita nel libro di storia della Nazionale. Il povero Davide Astori, quella sera in panchina, non c’è più per davvero.

Il Sansirazo è una tragedia sportiva dalla quale non ci siamo ancora rialzati. La Nazionale galleggia nella nuova Uefa Nations League, avendo per un soffio evitato la retrocessione in Lega B. Il nuovo ct è Roberto Mancini, scelto dal duo Fabbricini-Costacurta che per qualche mese ha traghettato la FIGC con il commissario Malagò per la Lega A. Nel ranking Fifa l’Italia è al 19mo posto, mica male per una squadra che non ha partecipato ai Mondiali. Quello in cui da Torino a Cagliari passando per Palermo si è praticato l’unico rito che ci era rimasto dopo il tifo pro. Quello contro.

L’esultanza degli svedesi al fischio finale

 

Non è andata troppo bene visto che i cugini francesi sono diventanti campioni del Mondo. Magra consolazione la clamorosa eliminazione della Germania. Male anche la Spagna, con il caos Lopetegui a pochi giorni dall’inizio del torneo. Proprio il tecnico spagnolo non se la passa troppo bene, dopo l’addio turbolento alle Furie Rosse e il fallimento al Real Madrid. Sta messo peggio Ventura. Aveva ricominciato con i gialloblu del Chievo cercando l’impresa della salvezza. Dopo quattro partite e un solo punto ha preferito lasciare la nave, dimettendosi a sorpresa. Gli effetti traumatici post Svezia si fanno ancora sentire.

Le lacrime di Buffon

Un anno fa non fummo capaci di segnare un solo gol agli svedesi in 180 minuti. In porta c’era Olsen, oggi alla Roma. A centrocampo Forsberg, che avremmo conosciuto meglio durante la Coppa del Mondo. Quella in cui proprio la Svezia avrebbe vinto il girone con la Germania arrivando fino ai quarti con l’Inghilterra. Un anno fa Insigne era lasciato a sgualcire senza un perchè in panchina. De Rossi si sfogava in favore di camera sul mancato utilizzo del napoletano. Jorginho era lanciato titolare all’ultimo momento. Davanti Gabbiadini, oggi una meteora anche in Inghilterra al pari di Darmian.



Un anno dopo al vertice della Federazione c’è Gabriele Gravina, già capo della Lega Pro. La serie B e la serie C pagano i postumi dell’estate caotica tra ripescaggi e ricorsi al Tar. In campionato la Juventus continua a dominare. Sarri è andato al Chelsea al posto di Conte. A Napoli è arrivato Ancelotti, a Torino Cristiano Ronaldo. Bonucci e Higuain si sono scambiati le maglie. Buffon è andato al Paris Saint Germain. Sabato l’Italia torna a San Siro nel match di Nations League contro il Portogallo. I fantasmi biondi svedesi, un anno dopo, sono ancora lì.

Il bacio di Florenzi al pallone prima dell’ultimo calcio d’angolo

 

Con le due gare odierne si è finalmente concluso il programma dei quarti di finale e martedì inizieranno le semifinali con la sfida tra Francia e Belgio. Oggi, invece, hanno staccato il pass per entrare tra le migliori quattro selezioni al mondo l’Inghilterra e la Croazia. La squadra allenata da Southgate ha superato la Svezia con il punteggio di 2-0, mentre agli uomini di Dalic sono serviti ancora una volta i calci di rigore.

In semifinale ci sarà l’Inghilterra: i Tre Leoni hanno avuto la meglio sulla Svezia ed il risultato finale di 2-0 rappresenta al meglio quanto visto in campo, con gli uomini di Southgate a dominare il gioco e non concedere nulla agli scandinavi. La squadra in maglia rossa ha aperto le marcature poco prima dell’intervallo: sugli sviluppi di un calcio piazzato battuto da Ashley Young, Maguire è stato il più veloce a fiondarsi sul pallone ed impattarlo. Sempre su colpo di testa è arrivato il raddoppio: Lingard ha disegnato una traiettoria pulitissima sulla quale Dele Alli non ha dovuto far altro che appoggiare in rete la sfera. Tra i grandi favoriti di questa competizione ci sono anche gli inglesi che con questa ulteriore iniezione di fiducia possono veramente sognare.

Non bastano né i novanta minuti regolamentari, né i due supplementari a decretare la quarta ed ultima semifinalista di questo mondiale: la Croazia passa ai calci di rigore. La Russia passa in vantaggio nella prima frazione con un meraviglioso tiro a giro di Cheryshev ma i croati riescono a pareggiare in avvio di ripresa con Kramaric. Nei primi quindici minuti dell’extra time è la formazione allenata da Dalic a portarsi in avanti con il gol di Vida ma quando le speranze sembravano ormai perse Fernandes riesce ad inserirsi al meglio nell’area slava e trascina la partita ai calci di rigore, dove è decisivo l’errore di Fernandes che nel giro di 10 minuti passa dall’essere eroe nazionale a capro espiatorio.

Dopo aver eliminato la Svizzera con un gol di Forsberg, la Svezia ha decisamente aperto le ali della fantasia acquistando un biglietto solo andata per il mondo dei sogni: sono tante le favole che la Coppa del Mondo ha saputo raccontarci in questi anni e non è da stupirsi se alcune di queste hanno un’eco potente ancora oggi e soprattutto permettono di fare parallelismi con quanto succede in questa edizione del Mondiale.

È il caso proprio della nazionale scandinava che sta ripercorrendo le imprese dell’Irlanda del Nord nel 1958 (quando la competizione intercontinentale si disputò proprio nel paese natale di Zlatan Ibrahimovic): quella squadra si qualificò battendo l’Italia agli spareggi (vi ricorda qualcosa?), riuscì ad arrivare ai quarti di finale ma i sogni di gloria furono brutalmente stoppati dalla Francia. Sarà un’altra europea, l’Inghilterra, a vedersela contro la squadra di Andersson: vivremo un’altra favola senza lieto fine oppure i giallo-blu accederanno alle semifinali? Non ci è dato saperlo ma in patria c’è molto entusiasmo dietro questa nazionale e c’è voglia di ripetere le grandi imprese del passato.

Da aggiungere alla lista di cose inaspettate c’è il raggiungimento dei quarti di finale senza Zlatan Ibrahimovic, quasi certamente il miglior calciatore svedese di tutti i tempi. L’assenza di Ibra ha certamente favorito il gioco di squadra a discapito dell’usuale ‘palla a lui e poi la risolve’ e questo ha sicuramente permesso ai 23 ora in Russia di essere molto più ‘squadra’ di quanto non lo siano stati in passato. Senza prime donne, ma con un sogno: mettere la Svezia sulla mappa geografica del calcio mondiale.

Il calcio ha un grande merito: fa giri storicamente lunghi, si perde nelle partite e nelle sfide, ma alla fine riequilibra le sorti, anche inaspettatamente. L’Inghilterra espugna la battaglia contro la Colombia nell’ultimo ottavo di Russia 2018 che si è protratto fino ai rigori. E i tiri dal dischetto questa volta hanno detto bene ai Tre Leoni: l’ultima volta, ai quarti nel 2006 in Germania, uscirono contro il Portogallo per gli errori di Lampard, Gerrard e Carragher.

L’Inghilterra è l’ultimo tassello che definisce così i quarti di finale in programma il 6 e il 7 luglio:

 

 

Cosa è successo nel pomeriggio: Svezia – Svizzera 1-0 | Forsberg 21’ st.

La squadra che ha eliminato l’Italia negli spareggi di qualificazione procede, non senza sorprese, nella sua avventura mondiale. Senza Ibrahimovic, i ragazzi di Andersson, che hanno chiuso al primo posto il girone F dove la Germania è uscita e il Messico è arrivato secondo, se la vedono contro la Svizzera che, nel girone E, si è piazzata al secondo posto alle spalle del Brasile con cui avevano pareggiato 1-1 all’esordio.

Il primo acuto della partita si registra all’8’ con Berg che riceve palla davanti alla porta, ma la sua conclusione è sbilenca, quindi la sfera termina a lato. Un minuto più tardi ci prova Ekdal, ma il suo tiro è alto. Dopo due grandi azioni della Svezia, si riprende la Svizzera che al 24’ prova a far male con il colpo di testa di Zuber su cross di Shaqiri: palla alta sopra la traversa. Al 28’ miracolo di Sommer che salva i suoi sul tiro potente e a botta sicura di Berg. Dzemaili al 38’ sfiora il gol con un destro potentissimo: palla che sfiora la traversa. L’ultima emozione del primo tempo la regala Ekdal: cross al bacio di Lustig che pesca il centrocampista dell’Amburgo, il cui tentativo al volo è goffo.

Il secondo tempo si apre con la geniale giocata di Forsberg che fa fuori due avversari creando superiorità in mezzo al campo, la palla arriva a Toivonen in area che, ostacolato, calcia alto. Svezia che continua a spingere e che trova il vantaggio al 66’ con Forsberg: il dieci riceve palla al limite dell’area e calcia, il suo tiro viene deviato da Akanji e Sommer è beffato. Al 73’ esce il centrocampista del Bologna, Dzemaili: al suo posto Seferovic. La Svizzera prova ad attaccare a testa bassa, alla ricerca del gol del pareggio, che potrebbe arrivare all’80’ quando il colpo di testa di Embolo (entrato al posto di Zuber) viene salvato da Granqvist. La Svizzera ci prova fino alla fine e per poco non trova il pari al 91’ con il colpo di testa di Seferovic ben parato da Olsen. Alla fine è 1-0 per gli uomini di Andersson.

 

Cosa è successo in serata: Colombia – Inghilterra 1-2 (dopo rigori) |12′ st rig. Kane (I); 45’+3 st Mina (C)

Gareth Southgate continua ad affermare che l’obiettivo è provare a vincere i Mondiale del 2022 perché la squadra è ancora giovane, ma sarà la spensieratezza e Harry Kane davanti (sesto gol), fatto sta che l’Inghilterra segna un passaggio storico a questo Mondiale: i rigori sono favorevoli alla squadra della Regina.

La partita è a lungo bloccata, primo tempo avaro di emozioni. Solo Kane da un lato e Cuadardo dall’altro vanno vicini, di testa il primo, con un tirocross il secondo al gol del vantaggio. Per spezzare gli equilibri ci vuole quindi l’episodio e una nuova disattenzione di Carlos Sanchez che ingenuamente, sugli sviluppi di un corner, si aggrappa a Kane, lo strattona e poi lo affossa. Rigore ineccepibile che Kane trasforma al 58’. Sei gol al primo Mondiale, tanti quanti segnati da Messi in quattro edizioni.

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La Colombia fatica a reagire e soltanto l’ingresso di Bacca scuote i Cafeteros. L’attaccante del Milan dà profondità, e serve sui piedi di Cuadrado una nitida palla gol che l’esterno della Juventus manda alle stelle. Ma è un segnale e allo scadere la beffa si concretizza. Pickford vola e neutralizza un tiro all’incrocio di Uribe, ma sugli sviluppi del corner allo scadere, al 930, Yerri Mina svetta su Maguire e segna il pareggio.

Nei supplementari le squadre si allungano, ma le occasioni non aumentano. Vardy va vicino al 2-1 ma in fuorigioco e anche Bacca non riesce a concretizzare uno dei pochi affondi colombiani. E allora è da un’incursione improvvisa di Rose che arriva l’occasione più clamorosa con il sinistro ad incrociare da dentro l’area che supera Ospina ma si spegne a lato di un soffio. Nulla da fare, a decidere la gara sono i rigori con l’errore di Carlos Bacca che condanna i Cafeteros e manda i Tre Leoni ai quarti di finale.