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Supercoppa spagnola

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Forse dalla Spagna arriva un proposta interessante anche per il calcio italiano: una Supercoppa a quattro squadre, una rivoluzione che la Federcalcio spagnola ha annunciato a partire già dall’estate 2019. A contendersi quello che è solitamente il primo trofeo dell’anno (in Italia, negli ultimi anni si sta giocando nel periodo natalizio) giocheranno le prime due della Liga e le due finaliste della Coppa del Re.

Luis Rubiales, presidente della Federcalcio spagnola, ha annunciato il cambio di format del torneo istituito nel 1982, che mette di fronte la squadra vincitrice della Liga e quella che ha trionfato nella Copa del Rey. Fino al 2018, la competizione si è giocata in doppio confronto con match di ritorno in casa della società campione nazionale. A partire dalla prossima estate, la manifestazione sarà giocata da quattro squadre, ad eliminazione diretta.

 

I tre match, le due semifinali e la finale, (non è prevista la “finalina”, la sfida per il terzo posto) si giocherebbero tutti in una città straniera, nella settimana precedente all’inizio del nuovo campionato. Secondo Rubiales, la Supercoppa diventerà «una festa del calcio e genererà sempre maggiore attenzione» perché il nuovo format ha l’esigenza di espandere ulteriormente il brand del calcio spagnolo. Con tanto di tifoseria che storce il naso per ovvie questioni di costi e di distanze.

Del resto già la recente Supercoppa si è giocata a Tangeri, in Algeria, dove il Barcellona si è imposto per 2-1 sul Siviglia, ottenendo quindi il 13° trofeo, oltre 10 finali perse, un record assoluto in Spagna. Dal 2018, inoltre, si decise che il trofeo sarebbe stato assegnato in gara unica, in modo da poterla disputare all’estero, come accade anche in Italia, ma il regolamento della Supercoppa è cambiato nel corso degli anni.

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Nato nel 1982, prevedeva andata e ritorno, oltre all’assegnazione automatica in caso di double Liga e Coppa del Re come successo al Bilbao nel 1984 e al Real nel 1989. Negli anni ’90 quest’ultima parte venne eliminata: in caso di double (situazione che si verificò in 6 stagioni, compresa l’ultima), avrebbe giocato la finalista perdente di Coppa del Re.

Dopo ben 22 anni Iniesta lascia il Barcellona. L’annuncio ufficiale, dato durante una conferenza stampa gremita di gente, dai compagni agli amici, ha scosso tutti, non solo il club catalano, in un clima di grande commozione che ha inizio con le lacrime del diretto interessato.

Le parole dell’illusionista, che ha regalato momenti di calcio-spettacolo durante la sua carriera, risuonano nella sala nonostante la voce sia rotta dall’emozione e stenti ad uscire:

Voglio rendere pubblica la decisione che questa sarà la mia ultima stagione al Barcellona. È stata una scelta molto ragionata, ci ho pensato a lungo sia da un punto di vista personale che familiare. So che vuol dire essere giocatore di questa squadra dopo averci trascorso 22 anni, so che significa giocare qui anno dopo anno, esserne il capitano e le responsabilità che ne derivano. Per questo, devo essere onesto con me stesso e con il club che mi ha dato tutto: non potrò dare il meglio di me, né a livello fisico né a livello mentale

E prosegue:

 Se avessi dovuto pensare di chiudere la mia carriera qui, avrei voluto farlo proprio così, rimanendo titolare e in una squadra in corsa per vincere trofei. È un giorno molto difficile per me perché dico addio alla mia casa e a parte della mia vita

La decisione del calciatore, dettata dalla paura di non riuscire più a dare il massimo alla squadra che gli ha dato tanto, lascia un gran vuoto all’interno del Barcellona e suscita anche tante domande circa il futuro del giocatore. 

Giocherà ancora a calcio? E dove andrà?

Quel che è certo è che il pallone rimane un punto fermo nella sua vita, ma non sarà un club europeo ad avere l’onore di avere un talento del suo calibro nel team. Iniesta, infatti, ha ribadito con fermezza di non potere rischiare di dovere scontrarsi proprio con quel Barcellona che è stata la sua casa per anni.

Comincia quindi per lui un nuovo cammino che secondo fonti indiscrete potrebbe portarlo verso la Cina, che lo insegue da un po’. Ma c’è anche un altro club che richiama l’attenzione del giocatore spagnolo e lo fa con un tweet speciale che riporta alla mente ricordi lontani.

Riconoscete quel bambino nella foto? È proprio Iniesta all’età di 8 anni e quello è il suo primo cartellino firmato quando ha cominciato a giocare con l’Albacete, dove è rimasto fino ai 12 anni. Adesso la società spagnola prova a riprendersi quel campione che allora era solo un astro nascente alle sue prime battute.

Don Andres da quel periodo ne ha fatta di strada e ha collezionato un successo dopo l’altro: 4 Champions League, 3 Supercoppe europee, 3 Mondiali per club, 8 scudetti, 7 Supercoppe di Spagna e 6 Coppe di Spagna per un totale di 31 trofei.

Tornerà alle origini dove tutto è cominciato? Probabilmente nemmeno Iniesta sa ancora bene cosa fare, ma adesso per lui non è il momento di prendere decisioni affrettate, ma godersi l’affetto di tutte le persone che lo stimano e che gli sono vicine in questo addio, come Messi, che gli dedica parole di grande amicizia:

Grazie per tutti questi anni di calcio che abbiamo condiviso, Andrés Iniesta. Per me è stato un privilegio giocare al tuo fianco e passare momenti indimenticabili insieme. Ti auguro il meglio in questo nuovo capitolo della tua vita, nella tua carriera da calciatore e nella tua vita privata. Sei un grande uomo, dentro e fuori dal campo. Ci mancherai!