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Sarà Galles-Sudafrica la prima semifinale dei Mondiali di rugby in corso in Giappone. A Oita la Francia parte fortissimo, il Galles soffre e nonostante i transalpini giochino quasi tutto il secondo tempo in 14 per l’espulsione di Vahaamahina, trova i punti del sorpasso solo in extremis grazie a una meta di Moriarty: 20-19 il finale. A Tokyo partita equilibratissima per un tempo tra Giappone e Sudafrica, poi gli Springboks scardinano il gioco dei padroni di casa, scavano il fosso e conquistano la semifinale (26-3). Due mete per Mapimpi.

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Galles-Francia 20-19

 

Partita che inizia non sotto buoni auspici per i gallesi, che perdono nella fase di riscaldamento Jonathan Davies, gioca Watkin. E i francesi, che quando partono senza il favore dei pronostici diventano davvero pericolosi, trovano dopo 5 minuti una meta meritata con Vahaamahina (Ntamack manda sul palo una conversione molto facile). Ma la Francia non si accontenta e dopo tre minuti si porta sul 12 a 0 con la marcatura pesante di Ollivon. Nel momento più difficile, con una Francia dominante, Wainwright ruba però un pallone a Guirado e si invola verso la meta, riportando i dragoni ma -5.
Al 19′ una punizione di Biggar smuove ancora il tabellone, che ora dice 12 a 10 per i bleus, con questi ultimi che al 29′ si ritrovano con l’uomo in più per il cartellino giallo comminato a Moriarty per un placcaggio alto. E i galletti ne approfittano con Vakatawa che trova la terza meta francese mentre Ntamack colpisce il secondo palo di giornata con un piazzato. Il primo tempo finisce qui, sul 19 a 10 per i transalpini. Seconda frazione che inizia con la pressione francese ma al 48′ Vahaamahina si fa espellere per una gomitata: il Galles accorcia pochi minuti dopo le distanze con una punizione di Biggar ma il XV in maglia blu chiude ogni spazio nonostante l’uomo in meno e tiene gli avversari a distanza dalla propria linea di meta. Gli uomini di Gatland diventano sempre meno lucidi con il passare dei minuti e al contempo cresce la determinazione francese che mette in mostra una difesa feroce in tutto il campo. Il Galles commette una grande quantità di errori, i galletti quasi nessuno ma al 74′ la mischia in maglia rossa strappa la palla agli avversari e trova una meta con Moriarty, Biggar non sbaglia e i dragoni vanno avanti di un punto. Galles che fa sparire il pallone negli ultimi minuti con una serie infinita di raggruppamenti e la partita finisce qui: 20 a 19, uomini in maglia rossa in semifinale.

 

 

Giappone-Sudafrica 3-26

Sudafrica che parte fortissimo, schiaccia gli avversari e trova immediatamente la meta di Mapimpi che va a schiacciare lungo l’out sinistro. Al 9′ cartellino giallo per Mtawarira per uno spear tackle che poteva anche forse meritare una sanzione maggiore. I padroni di casa giocano bene, allargano il gioco e vanno in velocità per superare la difesa avversaria ma quello sudafricano è un vero muro. Giappone che però non molla un metro e al 19′ accorcia le distanze con un piazzato di Tamura. Gara molto equilibrata ed intensa, in cui gli spunti offensivi vengono soffocati dalle difese, primo tempo che si chiude sul 5 a 3 per gli Springboks che si vedono negare una meta di De Allende all’ultimo respiro che era probabilmente valida. Il secondo tempo si apre con i tre punti sudafricani messi in carniere da Pollard con una punizione. Gli springboks aumentano la pressione e i padroni di casa vanno in difficoltà: Pollard al 48′ mette tra i pali un’altra punizione e il XV in maglia verde va per la prima volta oltre il break, apertura sudafricana che poi sbaglia un piazzato al minuto 58, cosa che però non succede 5 minuti dopo: Giappone-Sudafrica 3-14. Ancora un paio di minuti e arriva la parola fine sul match: una maul avanzante devasta le resistenze nipponiche e De Klerk va a chiudere in meta. Pollard trasforma e Sudafrica avanti 21 a 3. Padroni di casa in ginocchio e che al 70′ incassano la seconda meta personali di Mapimpi. Finisce 26 a 3. Tra una settimana le semifinali Inghilterra-Nuova Zelanda e Galles-Sudafrica.

 

Dopo le sorprese riservate dagli ottavi di finale, i quarti di Coppa d’Africa non hanno riservato colpi di scena nelle prime due partite. Avanzano come da copione Senegal e Nigeria, prime qualificate in semifinale. Tornano a casa Benin e Sudafrica, castigatori dei superfavoriti Marocco ed Egitto nel turno precedente. Ma non sono state partite scontate, tutt’altro. Sono servite deviazioni fortunose al 90’ e superiorità numeriche nel finale per garantire il passaggio del turno alle squadre di Manè e Iwobi.

Senegal Benin

C’era grande attesa al Cairo per il primo quarto di finale tra Senegal e Benin. Una curiosità dettata dall’impresa clamorosa compiuta dalla squadra di Michel Dussuyer negli ottavi di finale. Questa volta i favori del pronostico sono stati rispettati, ma la Nazionale di Koulibaly ha dovuto attendere il 70’ per sbloccare il match. Prima c’era stato molto equilibrio, con il Benin molto attento e organizzato in campo. Il portiere senegalese della Spal. Gomis, rischia di combinarla grossa con un rinvio che stava quasi per trasformarsi in autore. Poi la combinazione Manè Gueye porta alla rete decisiva del giocatore dell’Everton. Nel finale il Benin chiude in 10 per l’espulsione di Verdon. Il Senegal ora attende in semifinale la vincente di Madagascar Tunisia.

Nigeria Sudafrica

Una gara in bilico fino all’89’ quando una deviazione fortunata di Trost-Ekong manda in Paradiso i nigeriani e condanna i sudafricani a una beffa dolorosa. Prima le due squadre avevano dato battaglia fin dall’inizio. Il primo tempo è molto intenso, ma poco spettacolare. La Nigeria passa al 27’ grazie a un tiro sporco di Chukwueze. Il Sudafrica rimanda al secondo tempo i propositi di rimonta: le parate di Williams consentono ai Bafana bafana di restare nel match e di trovare la parità con Zungu al 71’ dopo un check del Var su un possibile fuorigioco. Quando i supplementari sembravano alle porte proprio Williams sbaglia l’uscita e il difensore dell’Udinese Trost-Ekong devia la palla con il ginocchio, tanto basta per garantire il passaggio del turno alla Nigeria. L’avversario della semifinale uscirà dal confronto tra Costa d’Avorio e Algeria.

Quarti di finale

Senegal-Benin 1-0

Nigeria-Sudafrica 2-1

11 luglio: Costa d’Avorio-Algeria, Suez, ore 18, diretta Dazn

11 luglio: Madagascar-Tunisia, Il Cairo, ore 21, diretta Dazn

Semifinali

14 luglio, Il Cairo, ore 18: Senegal vincente Madagascar Tunisia (diretta Dazn)

14 luglio, Il Cairo, ore 21: Nigeria vincente Costa d’Avorio Algeria (diretta Dazn)

Un po’ nel silenzio generale in Egitto è in corso la 32ma edizione della Coppa d’Africa. Oscurata dai Mondiali femminili e dalla Coppa America, la competizione ha concluso il tabellone degli ottavi di finale ed è proiettata verso i quarti. Non sono mancate fin qui le sorprese come, ad esempio, la clamorosa qualificazione del Benin mai vittorioso. O l’esclusione degli egiziani padroni di casa e l’eliminazione del Camerun campione uscente.

Gli ottavi di finale

Il colpo di scena principale, finora, è il colpaccio del Benin che ha mandato a casa i super favoriti del Marocco. Decisivi i rigori per una nazionale che non ha mai vinto una partita nella storia della Coppa d’Africa. Ci proverà ai quarti dove incontrerà il Senegal di Manè, vittorioso agli ottavi ai danni dell’Uganda (1-0). Sorprende anche il pass strappato dal Madagascar che ottiene la qualificazione ai danni del Congo ai calci di rigore (4-2). Sfiderà la Tunisia, che ha eliminato il Ghana ai penalty in quella che somigliava a una finale anticipat


Dall’altra parte del tabellone il colpaccio vero è quello del Sudafrica. La rete all’85 di Lorch inchioda l’Egitto di Salah, super favorito della vigilia. I sudafricani incontreranno ai quarti la Nigeria che ha mandato a casa i campioni uscenti del Camerun (3-2 finale, decisivo il gol del calciatore dell’Arsena Iwobi). Infine l’ultimo quarto di finale della Coppa D’Africa sarà tra Costa d’Avorio (1-0 al Mali) e Algeria (vittoria in scioltezza per 3-0 contro la Guinea).

I quarti di finale

Ecco il tabellone completo dei quarti di finale (diretta Dazn):

10 luglio, Il Cairo, ore 18: Senegal Benin (quarto 1)

10 luglio, Il Cairo, ore 21: Nigeria Sudafrica (quarto 2)

11 luglio, Suez, ore 18: Costa d’Avorio Algeria (quarto 3)

11 luglio, Il Cairo, ore 21: Madagascar Tunisia (quarto 4)

 

Semifinali: vincente 1 vs vincente 4; vincente 2 vs vincente 3

Finale: 19 luglio, Il Cairo, ore 21.

 

Incredibile risultato allo Stade de la Mosson di Montpellier, nella settima giornata di Mondiali femminili dove l’Australia vince in rimonta sul Brasile da 0-2 a 3-2. Grande protagonista Chloe Logarzo che rimette in corsa la Nazionale dell’Oceania, nello stesso girone C dell’Italia. Nel girone B, invece, in serata, la Cina ha battuto il Sudafrica per 1-0

AUSTRALIA-BRASILE 3-2

Parte bene l’Australia, sesta nel ranking Fifa, ma Marta porta in vantaggio il Brasile al 27′ con un calcio di rigore che spiazza Williams. Dieci minuti dopo, Cristiane raddoppia di testa su cross di Debora dalla fascia sinistra. Sembra fatta per la vittoria, ma le verdeoro sottovalutano il fattore Logarzo: alla fine del primo tempo la centrocampista serve Foord per il gol che riapre la partita, all’inizio della ripresa la mette dentro direttamente con un tiro-cross. E al 66′, Monica realizza un autogol che, suo malgrado, completa il ribaltone dell’Australia. Ora la classifica dice che le ragazze di Milicic, in attesa di conoscere il risultato di Giamaica-Italia, sono prime a pari punti con il Brasile e con le azzurre. Per l’Italia un successo equivarrebbe praticamente (ma non aritmeticamente) a passare il turno.

Classifica gruppo C: Brasile 3, Italia 3, Australia 3, Giamaica 0.

SUDAFRICA-CINA 0-1

In serata si è invece chiusa la seconda giornata del girone B, quello che si era aperto con la vittoria di misura della Germania sulla Spagna. In una sfida che sostanzialmente avrebbe dato l’ultima speranza di passaggio del turno alla vincente, la Cina è riuscita a strappare i tre punti in un match contratto contro il Sudafrica: a spostare gli equilibri è bastato il bel gesto tecnico di Li Ying, molto abile ad allungare il sinistro e deviare al volo un lancio profondo di Zhang Rui. Lunedì la sfida tra le asiatiche e la Spagna avrà il sapore di scontro diretto per l’accesso agli ottavi di finale.

Classifica gruppo B: Germania 6, Spagna 3, Cina 3, Sudafrica 0.

Nel secondo giorno di Mondiale sono andate in scena tre partite e a fare la voce grossa sono state Germania, Spagna e Norvegia che hanno vinto rispettivamente contro Cina, Sudafrica e Nigeria.

Sicuramente sorprendente è stato il successo delle scandinave per 3-0 contro le africane nonostante l’assenza della campionessa e Pallone d’oro 2018, Ada Hegerberg.


I tre punti per le ragazze guidare dal ct svedese Martin Sjorgen hanno praticamente chiuso il match al termine dei primi 45 minuti grazie alle reti di Reiten, Utland e all’autogol del difensore Ohale.

La Norvegia raggiunge la Francia al primo posto nel gruppo A a tre punti. Le transalpine sono avanti nella differenza reti grazie al 4-0 contro la Corea del Sud.

Nel primo pomeriggio sono arrivati i primi tre punti anche per la Germania nel gruppo B contro le cinesi. Partita giocata abbastanza alla pari, solamente il gol siglato da Giulia Gwinn al 66esimo minuto ha rotto l’equilibrio in favore delle tedesche. Successo tutto sommato meritato data la maggiore percentuale di possesso (58%) e di tiri nello specchio (16-5) della porta difesa dalla cinese Peng Shimeng.

Nel primo match del girone B si sono affrontate Spagna – Sudafrica. Per le iberiche c’è stato lo spavento iniziale dovuto dal gol realizzato da Thembi Kgatlana al 25esimo che aveva fatto ben sperare alle africane. Poi la squadra guidata da Jorge Vilda ha preso in mano la gara trovando, però, il gol del pareggio su rigore solamente al 70esimo minuto grazie all’attaccante dell’Atletico Madrid, Jenni Hermoso.  Sempre dal dischetto la numero 10 si è ripetuta all’83esimo. Lucía García, infine, ha realizzato il gol della sicurezza al 89° minuto.

È stato uno degli attaccanti africani più amati a cavallo tra fine anni novanta e primi anni duemila.

A 49 anni, dopo una lunga malattia, Philemon Masinga, ex attaccante sudafricano di Bari e Salernitana non ce l’ha fatta.

Era ricoverato da dicembre in una clinica a Parktown e negli ultimi giorni le sue condizioni si sono aggravate. Il 28 giugno prossimo avrebbe compiuto 50 anni.

Tanti i ricordi soprattutto con il club pugliese. I tifosi sono stati molti legati e tuttora ne ricordano le sgroppate offensive.

Nel Bari di Fascetti ha giocato dal 1997 al 2001 e ha realizzato 24 gol in 75 presenze. Diciotto, invece, le reti messe a segno con la nazionale dei Bafana Bafana in 58 gettoni. Ed è proprio la federazione calcistica sudafricana che ha dato l’annuncio della sua morte

Piangono tutti gli appassionati del calcio, proprio perché Masinga è stato un calciatore di provincia che ha fatto avvicinare tutti

 

Prima dell’Italia (lo ha portato la Salernitana), Masinga aveva giocato nel Leeds e aveva poi chiuso la sua carriera in Arabia Saudita, all’al-Wahda. Una grave perdita per il calcio europeo e africano.  Rus in vrede.

Quindici anni di carriera in una sola istantanea. Anzi, in una sola maglia realizzata cucendo lembi di tutte le casacche oranje che Wesley Sneijder ha indossato in vita sua. E’ lo speciale ringraziamento con cui l’ex calciatore dell’Inter ha voluto dire addio alla sua lunga esperienza con la nazionale olandese, chiusa ufficialmente giovedì 6 settembre 2018 con la vittoria in amichevole per 2-1 dell’Olanda sul Perù.

 

Seduto su un divano al centro del campo alla Johan Cruijjff Arena di Amsterdam guardando il “best of” delle sue giocate, assieme a sua moglie e ai suoi figli. E tutt’attorno i tifosi intonavano per l’ultima volta il suo nome, mentre Wesley non ha saputo trattenere le lacrime.

Dal suo esordio in nazionale maggiore, a 18 anni e 10 mesi, voluto da Dick Advocaat e mandato in campo il 30 aprile 2003, passando per una sola presenza nell’Under 21, il mese prima, l’avventura arancione del 34enne di Utrecht è stata entusiasmante e inarrivabile: l’eroe del triplete nerazzurro è il recordman di presenze con l’Olanda (134 gettoni) dopo aver superato Van der Sar nel giugno 2017, nessuno meglio di lui anche al Mondiale sia per presenze (17 come Van Persie) sia per numero di gol in una singola edizione (5 in Sudafrica). Ma c’è dell’altro: Wes ha segnato 31 reti, due in più di una leggenda come Cruijff.

Indelebile il ricordo soprattutto della cavalcata del Mondiale del 2010, concluso solo in finale al cospetto della Spagna e di Iniesta. Così sulla maglia piena di “toppe”, oltre al numero 10, campeggia sulla manica sinistra la patch della manifestazione sudafricana e sotto al logo della nazionale olandese, il tributo al match contro il Brasile del 2 luglio 2010 deciso proprio dalla doppietta del fantasista (il secondo gol, inusuale, di testa).

Esploso nell’Ajax, fucina di talenti, Sneijder è stato al Real Madrid prima di passare all’Inter di Mourinho che l’ha consacrato come tra i migliori nel panorama mondiale. Successivamente ha giocato nel Galatasaray, nel Nizza e dal gennaio 2018 è nell’Al Gharafa, formazione del Qatar.

 

 

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This T-shirt is made of all the shirts I played in for the Dutch national team in the last 15 years!! ⚽️? #GreatPresent

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Shane Smeltz,  il cui nome alla maggior parte di noi italiani potrebbe non dire nulla, ai suoi nipoti potrà raccontare di esser stato uno dei più amari dispiaceri nella storia pallonara della penisola verde, bianca e rossa.
E dirà anche di avere una percentuale realizzativa, contro gli azzurri, davvero invidiabile: due partite giocate contro la Nazionale italiana, due gol.

Smeltz, a 36 anni, ha deciso di ritirarsi dal calcio e in patria, in Nuova Zelanda, è passato da mito a leggenda. Nato a Göppingen, in Germania nel 1981, Shane Smeltz è stato l’attaccante degli All Whites (appellativo dato, nel 1981, alla Nazionale di calcio neozelandese in contrapposizione agli All Blacks più famosi del rugby) durante lo storico Mondiale del 2010 in Sudafrica, il secondo nella storia dello stato insulare dell’Oceania dopo l’edizione del 1982 (tre sconfitte sue tre incontri con 12 gol subiti).

Con il numero 9 sulle spalle, Smeltz ha trascinato la squadra in un’autentica impresa sportiva: inseriti nel Girone F, il 15 giugno 2010, nella partita d’esordio contro la Slovacchia, gli All Whites scrivono la storia, conquistando il primo punto nella fase finale di un campionato mondiale. La partita termina infatti 1-1, grazie al pareggio raggiunto dai neozelandesi al 93’ con Winston Reid su assist proprio di Shane Smeltz. Ma è cinque giorni dopo, il 20 giugno, che succede l’imponderabile: la Nuova Zelanda riesce a impalare l’Italia, detentrice della Coppa del Mondo, sull’1-1. La rete del vantaggio degli oceaniani arriva al 7’ nemmeno a dirlo con Smeltz che approfitta di un goffo e impacciato intervento di Cannavaro.

Iaquinta, su dischetto, riesce solo a pareggiare la situazione: il pareggio – con la successiva sconfitta dell’Italia contro la Slovacchia e l’eliminazione al primo turno – sancisce uno dei punti più bassi della Nazionale.  Anche la Nuova Zelanda esce al primo turno, ma nell’ultima partita trova un altro un pareggio, 0-0, contro il Paraguay. Con grande gli oceaniani chiudono al terzo posto e alla fine della manifestazione iridata quella neozelandese risulterà l’unica nazionale del Mondiale ad aver concluso il torneo senza sconfitte.

Smeltz, che in 18 anni di carriera da professionista ha giocato in Inghilterra, Turchia, Indonesia, Malaysia e soprattutto in Australia, ha segnato 24 gol con la maglia neozelandese, uno score che gli vale il secondo posto nella classifica dei cannoniere di tutti i tempi alle spalle di Vaughan Coveny con 28.
Di certo il peso specifico di quella rete “mondiale” contro gli Azzurri è ineguagliabile. Ma non è tutto: perché, come detto in apertura, l’attaccante ha incontrato l’Italia un’altra volta nella sua carriera segnando nuovamente il referto dell’arbitro con il suo nome.

Sempre in Sudafrica, ma un anno prima, in un’amichevole di preparazione alla Confederations Cup del 2009 che sarebbe iniziata di lì a poco e che vedeva sia Italia che neozelandesi impegnati in due gironi differenti (l’Italia con Egitto, Brasile e Stati Uniti si piazzerà terza nel girone).
Nel test-match giocato il 10 giugno, anche in questa circostanza Shane Smeltz apre i giochi segnando la rete del momentaneo vantaggio. La partita, a dir poco rocambolesca, verrà vinta dall’Italia 4-3, ma per Smeltz e per i suoi compagni fu solo l’antipasto di una partita memorabile da incorniciare e da raccontare ai propri nipoti.

 

Niente di grave per il giocatore di rugby Sergio Parisse, ma per un po’ lo vedremo lontano dal campo di gioco.

Durante l’ultima partita contro il Sudafrica il capitano azzurro si è infortunato e a seguito di controlli minuziosi si è reso necessario per lui un intervento chirurgico al ginocchio destro. Lo staff dello Stade Français non ha volutamente dato altre informazioni, ma ha rassicurato sulle condizioni di Parisse, con tanto di foto, per giustificare la sua assenza nel match di Top 14, il derby col Racing 92.

Si parla di un mese di ritiro forzato, in cui l’azzurro dovrà dedicarsi al suo completo recupero per tornare più in forma che mai a febbraio per il Sei Nazioni, che sarà disputato allo Stadio Olimpico di Roma il 4 febbraio e continuerà fino a marzo.

Parisse e la sua nazionale

Parisse rappresenta un punto di riferimento per la sua squadra, che conta molto sulla sua presenza nei prossimi importanti incontri.

Il test match di novembre appena concluso ha visto in campo delle buone tattiche di gioco e strategie vincenti che hanno fatto intravvedere delle buone possibilità in vista del Sei Nazioni in programma nei prossimi mesi.

Una vittorie e due sconfitte quelle che la nazionale azzurra di rugby ha registrato nell’ultimo mese, ma che rendono orgoglioso il ct Conor O’Shea.

La vittoria contro le Fiji è la partita che riempie d’orgoglio. Un successo completo che però, purtroppo, non ha avuto seguito nei due match successivi, contro l’Argentina e il Sudafrica. Le due squadre sono sicuramente molto più forti dell’Italia, ma la nazionale azzurra ha giocato con impegno e grinta e soprattutto nel primo incontro ha dato del filo da torcere alla squadra argentina.

Dalle parole dell’allenatore si intuisce un grande ottimismo e una grande fiducia nei giocatori azzurri per le prossime competizioni:

Con questo gruppo stiamo percorrendo un viaggio incredibile e vogliamo fare la differenza in futuro con una profondità di squadra sempre maggiore. Il Rugby è sempre questione di energia messa in campo, ed oggi il Sudafrica ne ha messa più di noi. Rispetto all’inizio del nostro percorso il nostro sistema oltre che il fitness e la profondità sono molto migliorati. Ad oggi molti giocatori entrati in campo negli ultimi due anni hanno avuto una crescita incredibile. Vogliamo fare qualcosa di speciale per il rugby italiano e per farlo dobbiamo continuare a crescere

Allo Stadio “Euganeo” gli Springboks si aggiudicano il terzo dei Crèdit Agricole Cariparma Test Match di Novembre battendo l’Italrugby 35 a 6. Buon avvio dell’Italia nel primo tempo, che con il piede di Canna si portava in vantaggio al 10’ dopo numerose azioni nei 22 ospiti. Il Sudafrica reagiva prontamente allo svantaggio e si portava avanti con tre mete di ottima fattura, due delle quali segnate dai potenti uomini di mischia sudafricani.

Dopo il calcio di punizione realizzato al 20’ il mediano d’apertura azzurro Carlo Canna non riusciva a centrare nuovamente i pali al termine della prima frazione, chiusa in vantaggio dal Sudafrica per 21-6. Ad inizio ripresa gli Springboks trovavano la quarta meta nuovamente con un drive da touche, successivamente trasformata dal man of the match Handrè Pollard per il 28 a 6 ospite. Un’Italia propositiva per tutto il secondo tempo non riusciva però a trovare la meta per accorciare le distanze a causa dell’attenta difesa sudafricana. Sul finire della ripresa gli Springboks chiudevano definitivamente il match con la meta su ripartenza del subentrato seconda linea Mostert per il 35 a 6 conclusivo.

Al termine della partita di Padova tra l’Italia e gli Springboks il CT Conor O’Shea insieme al capitano azzurro Sergio Parisse hanno risposto alle domande dei giornalisti nella sala stampa dello stadio Euganeo.

“È sempre molto difficile descrivere una partita così. Semplicemente c’è da dire che quest’oggi il Sudafrica è stato migliore di noi” ha dichiarato il CT Conor O’Shea “Quando ho visto i primi venti minuti ho pensato che erano i migliori finora giocati nei tre Test Match di questo novembre. Nel secondo tempo abbiamo pagato caro i tanti cambi di possesso anche quando eravamo in attacco. Ad oggi tutti sanno le difficoltà del nostro lavoro ed è difficile trovare le giuste parole. Sono però contento che nei prossimi anni avremo una squadra di livello che sta crescendo. Gli avanti Sudafricani sono molto forti ed è stato difficile contrastarli all’interno di questa partita. Sono sicuro che rispetto al gruppo di un anno fa abbiamo fatto dei grandi passi in avanti, ma dobbiamo ricordarci che continuiamo a giocare ad alto livello contro grandi squadre. In questo momento la parola chiave deve essere resilienza davanti alla sconfitta”.

il tabellino

talia v Sudafrica 6-35 (6-21)

Marcatori: p.t.10’ cp Canna (3-0), 14’ m Louw tr Pollard (3-7), 20’ cp Canna (6-7), 25’ m. Mbonambi tr Pollard (6-14), 37’ m Venter tr Pollard (6-21) s.t. 44’ m Kitshoff tr Pollard (6-28), 76’ m Mostert tr Jantjies (6-35)

Italia: Hayward; Esposito, Boni, Castello (72’ Minozzi), Bellini; Canna (56’ Mckinley), Violi (48’ Gori); Parisse (cap), Steyn (48’ Giammarioli), Licata; Budd, Fuser (70’ Minto); Ferrari (61’ Pasquali), Bigi (48’ Ghiraldini), Lovotti (48’ Zani)

all. O’Shea

Sudafrica: Coetzee; Leyds, Kriel, Venter, Skosan (61’ Gelant); Pollard (68’ Jantjies), Cronje (55’ Paige); Vermeulen, du Toit (75’ Du Preez), Louw F.; De Jager, Ezzebeth (cap) (61’ Mostert); Louw W. (66’ Louw), Mbonambi (61’ Ralepelle), Mtawarira (30’ Kitshoff)

all. Coetzee