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Mentre i tifosi dell’Inter stanno ancora smaltendo lo stress degli ultimi 90 minuti della squadra nerazzurra contro l’Empoli, mister Luciano Spalletti ha voluto ringraziare i suoi ragazzi per il traguardo raggiunto (seppur in maniera soffertissima).

Il tecnico di Certaldo, che oramai è ai saluti finali con la società del presidente Zhang, ha voluto omaggiare i propri uomini per il lavoro e per il carattere messo in campo affinché si agguantasse quell’obiettivo minimo posto all’inizio della stagione, la qualificazione alla Champions League.

Il ringraziamento lo ha fatto in maniera del tutto particolare, postando una foto sul profilo Instagram in cui è ritratto parte di uno scaffale di casa Spalletti in cui ci sono le maglie di tantissimi campioni incrociati dal tecnico toscano durante la carriera e che sono stati protagonisti soprattutto nel torneo calcistico più bello del mondo.

Una collezione di casacche, per l’appunto, appartenute a campioni del passato e del presente in cui al centro spiccano le divise e i nomi dei giocatori nerazzurri che sono stati gli interpreti della stagione appena conclusa.

 

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Nomi da Champions League…Bravi ragazzi, avete riportato nuovamente l’Inter nel torneo più importante del mondo! Grazie 🖤💙⚽️ #senzatregua

Un post condiviso da Luciano Spalletti (@lucianospalletti) in data:

Sotto il post di Spalletti tanti i commenti di ringraziamento per il lavoro effettuato, ringraziamenti che sanno di addio. È sempre più incombente l’ombra di Antonio Conte alla Pinetina. Intanto per Spalletti un’altra brutta notizia è giunta direttamente dalla sua famiglia, con la scomparsa del fratello Marcello.

Il 14 febbraio, poco dopo mezzogiorno, l’Inter comunicava con un tweet dal suo profilo ufficiale che il nuovo capitano era Handanovic, destituendo così Mauro Icardi. I nerazzurri erano terzi in classifica, relativamente tranquilli e alla vigilia del debutto in Europa League, dopo l’eliminazione dalla Champions. Il 14 marzo i nerazzurri sono eliminati dall’Eintracht Francoforte negli ottavi della competizione europea e in campionato hanno ceduto il passo al Milan. Alle spalle incombono Roma, Atalanta e Lazio. In un mese esatto una stagione da protagonisti si sta trasformando nell’ennesima annata di transizione.

Caos (poco) calmo

Spalletti è arrivato alla gara decisiva contro i tedeschi con gli uomini contati. L’emergenza in attacco era totale: Lautaro squalificato, Keita al rientro dopo un infortunio, Icardi praticamente scomparso. Già perché non è facile spiegare cosa sia accaduto in questi trenta giorni tra la società di Suning e l’attaccante argentino. Malumori con lo spogliatoio, problemi per il rinnovo del contratto, imbarazzo per le dichiarazioni della moglie/procuratrice. Tre motivazioni mascherate dalla sola spiegazione ufficiale: Icardi si allena a parte per un fastidio al ginocchio che lo tormenta da inizio anno. Peccato che però l’Inter abbia comunicato che la situazione sanitaria del centravanti non è mutata rispetto a inizio anno.

Nessun vincitore

Da una parte, quindi, abbiamo la nuova dirigenza interista con a capo Marotta che usa il pugno di ferro a qualsiasi costo. A rischio (fortissimo) di svalutare il patrimonio più importante della squadra (122 gol in 210 presenze). A rischio di compromettere una stagione incoraggiante fino a un mese fa. A rischio di innalzare a leader chi solo 40 giorni fa sarebbe voluto andare via (Perisic). Dall’altra parte, Icardi non ha fatto nulla di concreto per dimostrare quell’amore ai colori tanto sbandierato sui social. Nessuno passo verso la squadra nel momento più delicato dell’anno. Nessuna reale retromarcia da parte dell’entourage capitanato dalla moglie Wanda Nara. Una gestione imbarazzante del caso sotto qualsiasi punto di vista. A farne le spese l’Inter, le sue ambizioni, i suoi tifosi.

Dura la vita dell’allenatore, specie se siedi sulla panchina dell’Inter. Un ambiente mai facile da gestire, un pubblico sempre esigente che riesce a darti una grande carica ma ti fischia se le cose non vanno come dovrebbero.

È quello che sta succedendo alla squadra nerazzurra e al mister Luciano Spalletti. L’Inter, complice il solo punticino nelle prime tre giornate del girone di ritorno e l’uscita dalla Coppa Italia, è nuovamente sotto i riflettori con critiche nel gioco e nei risultati.

A esser criticato è senza dubbio il tecnico di Certaldo che, nonostante siano state smentite qualsiasi voce d’esonero, sicuramente non sta vivendo un bel momento della sua carriera. Spalletti, infatti, pare abbia perso un po’ il controllo dello spogliatoio. In questo 2019 la squadra è ancora in letargo. Zero gol segnati in campionato e solo uno messo a segno in Coppa Italia al 120esimo minuto e su rigore. Icardi, inoltre, in Serie A è a secco dal 29 ottobre.

Ma è tutta colpa di Spalletti? I numeri cosa ci dimostrano?

Classifica alla mano, l’Inter è ancora terza a + 4 sul Milan. Statisticamente parlando, il mister nerazzurro dovrebbe essere saldo sulla panchina, almeno fino a fine stagione.

Dal sitodi  transfermarkt si può evincere che sinora il tecnico ha disputato 70 partite: vincendone 36, pareggiandone 18 e perdendone 16, per una media punti di 1,80. Un dato che si piazza al quarto posto dopo le due esperienze alla Roma e allo Zenit San Pietroburgo.

La media punti dell’allenatore Spalletti

Sicuramente il paragone con l’ultima panchina giallorossa è nettamente inferiore perché, nonostante i bisticci con Totti, il tecnico con la Roma ha disputato 75 match: con 50 vittorie e una media punti da 2,15. Un dato più che positivo e che, in altre stagioni, sarebbe valso lo scudetto, se non ci fosse stata la Juventus dei record.

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La seconda avventura sulla panchina della Roma

Quella Roma, rispetto alla sua Inter, subiva leggermente più gol (1,11 in media contro 0,93), ma ne segnava decisamente oltre (2,28 contro 1,69 dei nerazzurri).

Per un allenatore i numeri e i risultati sono fondamentali per il proseguo di un lavoro. Per Spalletti il posto in Champions e andare avanti in Europa League sono tappe necessarie.

I dati ribadiscono un Spalletti che, nelle ultime esperienze, ha perso la panchina solamente in Russia. Nel marzo 2014, nonostante fosse secondo in classifica con una media di quasi 2 punti a partita, la società lo ha esonerato.

In passato, durante le sue prime apparizioni da allenatore, ha avuto annate negative con Sampdoria e Venezia.

I numeri ci sono e, per ora, la società nerazzurra non manderà via Spalletti. Intanto contro il Parma sarà un amtch delicatissimo.

Terze dovevano arrivare, secondo i pronostici della vigilia, e terze sono arrivate. Inter e Napoli abbandonano la Champions League e retrocedono in Europa League non senza rimpianti. Entrambe qualificate prima dell’ultimo turno, entrambe con l’amaro in bocca dopo le gare con Psv e Liverpool. Accomunate dal rimpianto di non aver fatto bottino pieno contro le squadre sulla carta più deboli. Olandesi di Eindhoven e Stella Rossa Belgrado. Da più parti si sperava in un poker di squadre italiane alla fase a eliminazione diretta. Dovremo accontentarci di Juventus e Roma, che hanno già ottenuto il pass qualificazione. Nerazzurri e partenopei si leccano le ferite di una serata amara che, tuttavia, lascia in eredità differenti stati d’animo.


Perché l’Inter è andata fuori

Sei punti nelle prime tre partite, due nelle ultime tre. Il girone europeo dell’Inter è stato altalenante, come spesso capita nella storia della società nerazzurra. Partenza da favola, con Vecino e la garra charrua che ribaltano il Tottenham. La vittoria di Eindhoven sembrava aver spianato la strada. Poi la marcia indietro: un punto col Barca (ci sta), il ko a Wembley con la squadra di Pochettino (ci sta meno). L’Inter spreca due match point e viene eliminata, forse giustamente visto l’andamento delle gare.


In fin dei conti, Barcellona e Icardi erano finiti sul banco degli imputati per presunta scarsa professionalità. La gara senza storia per i blaugrana contro il Tottenham. La trasferta madrilena di Icardi per la Libertadores. Peccato che tutt’e due abbiano fatto il loro dovere. Due settimane a parlare di calcoli e combinazioni e poi si toppa il presupposto iniziale. Vincere con il Psv. Spalletti ha avuto la colpa di non voler chiudere il discorso qualificazione a Londra, accontentandosi del pari. Un po’ come accaduto a Torino col cambio Borja Valero Politano. L’ex Sassuolo è, assieme al capitano argentino, l’uomo più in forma dell’Inter. E anche ieri, puntualmente, è stato sostituito. A differenza di Perisic, finora l’ombra di se stesso, ma sempre tenuto in campo dal tecnico di Certaldo.


Perché il Napoli è andato fuori

Cinque anni dopo il copione si ripete. Nel 2013 il Napoli di Benitez va fuori pur avendo fatto 12 punti in un girone di ferro con Arsenal e Borussia Dortmund. La differenza reti lo penalizza. Passa un lustro e con Ancelotti si rivive lo stesso psicodramma. Eliminati con 9 punti dietro Paris Saint Germain e Liverpool. Bastava un gol, anche perdendo 1-2, agli azzurri per superare il turno. Invece Hamsik e compagni devono accontentarsi dell’Europa League non senza rimpianti.

Il primo, enorme, riguarda la duplice gara con la Stella Rossa. I due punti lasciati in Serbia gridano vendetta come la traversa di Insigne. Tuttavia il Liverpool nei Balcani ha perso e i parigini non hanno certo passeggiato nonostante il punteggio (4-1). A pesare enormemente resta il gol sul 3-0 di El Fardou Ben Nabouhane della Stella Rossa nella gara del San Paolo. E se si aggiunge la rete di Di Maria presa allo scadere a Parigi si rischia di non dormirci più la notte. Il Napoli, invece, può mostrarsi fiero di quanto fatto in un girone proibitivo, avendolo condotto da primo in classifica fino al match di Anfield Road. Complimenti che non fanno punti, ma che torneranno utili per una Europa League da protagonista.

GC3, così come Spalletti ha soprannominato Chiellini, lo sa bene. Mauro Icardi è il pericolo numero 1 per la Juventus nel match contro l’Inter. La miglior difesa del campionato (8 reti subite) contro uno dei migliori marcatori in circolazione. Capocannoniere lo scorso anno al pari di Ciro Immobile con 29 gol, l’argentino anche quest’anno sta confermando le sue doti di bomber. Otto centri in 11 partite in campionato, tre gol in Champions. Totale: 11 reti in 16 partite. Nella sola serie A ha una media spaventosa: 118 realizzazioni in 201 gare disputate tra Sampdoria e Inter. Otto di queste marcature le ha messe a segno contro la Juventus in 11 partite. I bianconeri sono tra le sue vittime preferite, ecco tutti i suoi gol contro la Vecchia Signora. In attesa del match all’Allianz Stadium.

6 gennaio 2013: Juventus Sampdoria 1—2 (2 gol)

Mauro Icardi si presenta così allo Juventus Stadium. Giovane talento della Sampdoria, viene lanciato titolare da Delio Rossi e lo ripaga con una doppietta. Bianconeri sconfitti a domicilio, non capita così tante volte.

18 maggio 2013: Sampdoria Juventus 3-2 (1 gol)

Gara di ritorno dello stesso campionato, ultima giornata. Juve ormai campione d’Italia battuta però due volte su due dalla Samp. C’è ancora lo zampino di Icardi nella vittoria targata da Eder e De Silvestri.

14 settembre 2013: Inter Juventus 1-1 (1 gol)

Nella stagione successiva Icardi passa in nerazzurro. Alla terza giornata l’ultima Juve di Conte si presenta a San Siro. L’attaccante brucia la difesa juventina e firma il vantaggio, poi impattato da Vidal.

6 gennaio 2015: Juventus Inter 1-1 (1 gol)

L’Epifania a Torino gli porta bene. Vantaggio immediata di Tevez dopo 5 minuti, la prima Juve di Allegri non chiude i giochi e Mauro supera Buffon in uscita nella ripresa.

16 maggio 2015: Inter Juventus 1-2 (1 gol)

La Juve reduce dalla semifinale di Madrid, con vista finale di Berlino, parte distratta. Icardi la punisce al 9’, poi Marchisio e Morata ribaltano il risultato.

18 settembre 2016: Inter Juventus 2-1 (1 gol)

L’Inter di De Boer è sotto dopo il gol di Lichtsteiner. L’argentino prima e Perisic poi regalano una delle poche gioie per il tecnico olandese sulla panchina nerazzurra.

28 aprile 2018: Inter Juventus 2-3 (1 gol)

La partita del mancato rosso a Pjanic e della vittoria decisiva dei bianconeri per lo scudetto. L’Inter, in 10, pareggia con Icardi e va avanti con l’autorete di Barzagli. Poi Cuadrado e Higuain nel finale siglano il sorpasso. L’attaccante, sostituito da Santon, lascia il campo in lacrime.

Da quando allena l’Inter ha sempre vinto all’Olimpico. Luciano Spalletti torna nello stadio che l’ha visto protagonista da allenatore della Roma. Due esperienze a intermittenza, nel 2005-2009 e un anno e mezzo tra il 2016-2017. Quasi trecento panchine in giallorosso (299), due Coppe Italia e una Supercoppa nella prima era capitolina. In mezzo i 5 anni in Russia con lo Zenit e l’approdo a Milano nella scorsa stagione.

Spalletti e la Roma, un rapporto tribolato con alti e bassi. Alla prima stagione centra un quinto posto poi trasformato in secondo da Calciopoli. E’ l’anno delle undici vittorie consecutive e della progressiva mutazione tattica della sua squadra. La cosiddetta “banda Spalletti” con Totti falso nueve, supportato dai vari Perrotta, Mancini e Vucinic. Negli anni successivi lotta per lo scudetto proprio con l’Inter, non riuscendo tuttavia a centrare il titolo. Arrivano comunque tre coppe con la prima Supercoppa conquistata dalla Roma. Ma c’è anche la celebre batosta di Old Trafford, con l’1-7 contro il Manchester United nei quarti di finale 2007.

Il tabellone di Old Trafford

All’inizio di settembre 2009 si dimette dopo due sconfitte in campionato nelle prime due giornate. Decisivo il ko interno contro la Juventus di Ferrara con i gol di Diego e Felipe Melo.

Lo Spalletti bis arriva nel gennaio 2016 dopo gli anni russi a San Pietroburgo. Il tecnico di Certaldo subentra a Rudi Garcia e centra il terzo posto che vale la qualificazione in Champions League. L’anno successivo parte male, con l’eliminazione nei preliminari Champions contro il Porto. Arriva secondo in campionato, superando il Napoli dietro la Juve con il record di punti nella storia romanista (87). I più critici gli rimproverano le eliminazioni in Europa League contro il Lione agli ottavi di finale e quella contro la Lazio in Coppa Italia in semifinale.

A incrinare il rapporto con l’ambiente ci pensa il turbolento rapporto con Francesco Totti, alla sua ultima stagione prima del ritiro. Prima della partita contro il Palermo il capitano giallorosso viene escluso dal match per alcune dichiarazioni di fuoco rilasciate alla Rai:

Chiedo più rispetto per quello che ho dato, rispetto per l’uomo. Non riesco a stare nella Roma così, vorrei che mi dicessero le cose in faccia, sto male. Vorrei chiarezza, sia da Spalletti, perché invece che leggere certi frasi avrei preferito che le dicesse a me, sia da Pallotta, quando verrà e parleremo del contratto. Perché io mi sento ancora un calciatore

Qualcosa si rompe definitivamente con l’Olimpico, Spalletti viene fischiato e il Pupone applaudito. Un dualismo che termina a giugno 2017: Totti si ritira, il tecnico va all’Inter. Ma nell’autobiografia appena uscita il numero 10 della Roma ha rincarato la dose contro l’allenatore:

(Dopo una partita contro l’Atalanta a Bergamo) È l’ultimo litigio tra me e Spalletti, nel senso che perdo le staffe anch’io e ci devono separare in quattro perché altrimenti ce le daremmo di santa ragione. Di lì in poi, chiuso”.