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Massimo Ranieri si appresta a vincere la trentottesima edizione del festival di Sanremo con “Perdere l’amore”, l’Italia rimane incollata alla tv per quello che è l’ultimo prestigioso eco della canzone nazionale, ma qualche istante prima i riflettori e il palcoscenico, seppur idealmente, sono per un ragazzotto di San Lazzaro di Savena di appena 22 anni.
Uno che è stato in grado di interrompere e deviare momentaneamente il rigido e ingessato festival della musica italiana con le sue regole ed etichette…lui che è uno sciatore. Non un calciatore, non appartenente a uno sport, diciamo, più nazionalpopolare.
Alberto Tomba irrompe nella serata finale del festival: un collegamento in diretta con l’innevato Canada per le Olimpiadi di Calgary del 1988, dove il bolognese è al cancelletto di partenza per la seconda manche dello slalom speciale.

Alberto Tomba, “la Bomba”, è riuscito a coinvolgere spontaneamente milioni di italiani, con il suo carisma, il suo fare fuori dalle regole, istrionico ed estroverso, il suo essere campione e anche personaggio che lo sport italiano ha conosciuto poche altre volte. Uno dei primi fenomeni mediatici che ha fatto innamorare la stampa italiana, l’unico a polarizzare l’attenzione degli spettatori al di fuori dei confini strettamente sportivi e a sfidare, con ironia, un idolo internazionalmente riconosciuto:

Maradona è venuto in Italia e tanti si inginocchiano davanti a lui. Fanatici nel calcio ce ne sono più che nello sci. No, non lo invidio, mi sta bene così. Ma lo voglio sfidare perché al calcio non sono male, voglio vedere lui sugli sci… Ecco, Maradona ti sfido” (Gazzetta dello Sport – 31 dicembre 1988)

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Dall’orchestra al pubblico esigente del teatro Ariston, dai cantanti ai conduttori Miguel Bosé e Gabriella Carlucci, passando per i tanti ospiti internazionali che sono saliti sul palco nei quattro giorni di spettacolo come Paul McCartney, Joe Cocker, Bon Jovi o Paul Anka, l’unica esibizione che volevano vedere era quella di Alberto Tomba che, due giorni prima, aveva conquistato l’oro nel gigante alla sua prima partecipazione a dei Giochi olimpici invernali.

In silenzio e in trepidazione, tutti osservano la sua prova: Tomba parte, famelico, aggredendo la pista con il suo stile unico. Segna, alla fine della prova, il tempo ottimo di 1:39,47, guida la classifica provvisoria, ma bisogna ancora aspettare il tedesco Wörndl. Va, arriva al traguardo e il cronometro segna 1: 39,53. Sei centesimi di differenza, sei centesimi per consegnare la seconda medaglia d’oro al collo dell’italiano Tomba. Sono ben 20 milioni, gli italiani che incollati davanti allo schermo, quella sera durante il festival. Alla fine della performance, il primo ad alzarsi dal pubblico è Aldo Biscardi, conduttore del celebre “Processo”.

Saranno in totale in carriera, cinque medaglie olimpiche (tre d’oro), quattro trofei mondiali (due ori), una Coppa del mondo nel 1995 e otto di specialità tra quattro di slalom e quattro di gigante, per un totale di 88 podi in Coppa del mondo e 50 vittorie.

A fine 1988, quando l’Italia e il mondo scoprono il talento di un giovane ragazzo romagnolo destinato a entrare nella leggenda, Alberto non si rende conto di quello che ha fatto, anzi, desideroso di diventare il migliore, confessò di avere un sogno che, rileggendolo oggi, lui, personaggio carismatico, mediatico e dello show, suona quanto mai appropriato:

Diventare il più grande del mondo. Riuscire a conquistare talmente tanto, che la gente che per ora non mi conosce tanto, potrebbe riconoscermi dappertutto anche vestito in borghese. Essere noto come il Papa, Reagan, Gorbachov o Stallone. No ma forse Stallone in Africa non lo conoscono…”

 

(Gazzetta dello Sport – 31 dicembre 1988)

Una medaglia che mancava da tanto, da troppo tempo per l’Italia e la nostra Federica Brignone ce l’ha regalata.

La sciatrice milanese, con il bronzo conquistato nello Slalom gigante di Yongpyong, ci ha emozionato e ci ha dato la possibilità di tornare in auge nello sci alpino dopo vent’anni.

In effetti, l’ultima azzurra sul podio in uno slalom gigante olimpico è stata l’ex campionessa Deborah Compagnoni, oro ai Giochi Olimpici di Nagano 1998 e Lillehammer 1994.
La prima venne conquistata a Squaw Valley nel 1960 da Giuliana Minuzzo.

Un digiuno di 20 anni esatti fino alla giornata coreana, targata Brignone. Si tratta della 33esima medaglia italiana nello sci alpino ai Giochi Olimpici Invernali, la prima femminile dall’oro in superG di Daniela Ceccarelli a Salt Lake City 2002.

Quarta medaglia dunque per l’Italia team, dopo il bronzo di Dominik Windish nel biathlon, l’argento di Federico Pellegrino nello sprint a tecnica classica e l’oro di Arianna Fontana nello short track.

La gioia per questa medaglia è tanta per Federica

Questa medaglia ha un significato enorme, non mi rendo neanche conto di dove sono e cosa sto facendo. Ricevere la medaglia sarà bellissimo, sono molto emozionata adesso. Mi sono commossa come mai nella mia vita!

Felicità che però nasconde un po’ di amarezza sia perché la stessa Federica.

Infatti, dopo una grande prima manche, poteva sperare anche in un argento ma rattristita soprattutto dal mancato piazzamento della collega azzurra Manuela Moelgg. In effetti la sciatrice altoatesina si era piazzata davanti a tutte dopo la prima manche. Nel secondo capitolo della gara, però, qualche sbavatura di troppo ha fatto sì che si allontanasse dal podio.

Avremmo potuto essere in due sul podio. Quando scendeva Manuela stavo veramente male, e sono ancora dispiaciuta adesso, mi sarebbe piaciuto tantissimo fare il podio con lei.

A trionfare è stata la giovanissima americana Mikaela Shiffrin. Comunque sia per la Brignone le Olimpiadi non sono ancora finite, ha ancora molte gare da disputare come la discesa, il superG. Insomma c’è ancora da divertirsi.

Si sono aperti in Francia, a Pau, i campionati mondiali di canoa slalom e discesa con l’evento iridato che per la prima volta unisce in un’unica grande kermesse iridata slalomisti e discesisti. Il denominatore comune è l’acqua di Pau, unita allo spettacolo e all’adrenalina pura vissuta a bordo fiume.

Uno spettacolo che ha caratterizzato la prima giornata di gare dedicata interamente alle prove a squadre con l’Italia che nella discesa mette le mani sull’argento nel K1 donne con Rosa, Grasso e Formenton, e sul bronzo nel C2 con Panato/Fasoli, Dell’Agostino/Quintarelli, Cipressi Razzauti. Troppe penalità invece nello slalom dove le squadre azzurre del K1 maschile e del C1 chiudono lontane dal podio.

DISCESA

La medaglia più pregiata la conquistano le azzurre del kayak femminile; Mathilde Rosa (KCC Palazzolo), Beatrice Grasso (Marina Militare) e Giulia Formenton (CC Oriago) volano tra le rapide francesi mettendo al collo l’argento. 58.69 il tempo delle italiane, seconde a 2.18 dalle francesi che vincono l’oro in 56.51. Terzo posto per la Germania in 4.83. Potente e precisa la pagaiata delle tre azzurre, con linee ideali e capacità di tenere l’imbarcazione in corrente e nella giusta direzione fino al traguardo. La Francia conosce bene il canale di Pau e sa sfruttare il tutto a proprio vantaggio, ma le azzurre seguono a pochissima distanza mostrandosi ancora una volta leader della specialità e capaci di giocarsela contro chiunque.

La seconda medaglia di giornata arriva dal C2 profuma di leggenda. Perchè a conquistare il bronzo nel C2 a squadre c’è tutta la canoa italiana; con i giovani Giorgio Dell’Agostino e Mattia Quintarelli nel primo C2, seguiti da Paolo Razzauti e dallo slalomista “prestato” alla discesa Stefano Cipressi nel secondo, accanto ai senatori Vladi Panato e Federico Fasoli. Panato peraltro oggi è il dt azzurro, ma la voglia di gareggiare non manca ed eccolo impugnare la pagaia per disputare il suo ennesimo mondiale, tornando nuovamente sul podio. Assieme a Federico Fasoli del CC Pescantina, e agli altri due equipaggi l’Italia è ancora protagonista. Al traguardo il tempo è il 58.41 con il quale arriva il bronzo, a 5.23 dalla Francia campione del mondo davanti alla Repubblica Ceca, che precede l’Italia di appena un secondo e sei decimi.

Nella canadese monoposto l’Italia schiera il valtellinese dell’Addavì Giorgio dell’Agostino, il veronese del CC Pescantina Mattia Quintarelli e Paolo Razzauti del KCC Palazzolo. E’quest’ultimo a tracciare la linea al resto degli azzurri che guizzano tra le onde di Pau senza esitazioni. Il tempo dei ciunisti azzurri è buono fino a metà gara ma un’onda improvvisa crea qualche problema al trio di casa che rallenta in maniera quasi impercettibile ma sufficiente per impedire alla nostra nazionale di salire sul podio. Al traguardo l’Italia è quarta, con un ritardo di 7.16 dall’oro vinto dalla Francia in 53.50. Argento alla Repubblica Ceca, bronzo alla Slovenia che precede gli azzurri di poco meno di due secondi.

Quarto posto anche per gli uomini del K1 con Davide Maccagnan e Leonardo Pontarollo del Valbrenta Team, e Nicolò Razeto del CC Nervi. Squadra azzurra molto giovane, con il veterano Maccagnan a spingere alle spalle il “figlio d’arte” Leonardo Pontarollo ed il giovane ligure Razeto. La discesa azzurra non registra errori particolari e la frequenza di pagaiata è buona da parte di tutti e tre i nostri interpreti. Ma al traguardo il cronometro è implacabile con gli azzurri che fermano il tempo sul 52.75, a 3.64 dall’oro vinto dalla Francia in 49.11 davanti a Slovenia e Germania; tedeschi che strappano il bronzo agli azzurri con due secondi di vantaggio.

 

Si sono aperti in Francia, a Pau, i campionati mondiali di canoa slalom e discesa con l’evento iridato che per la prima volta unisce in un’unica grande kermesse iridata slalomisti e discesisti. Il denominatore comune è l’acqua di Pau, unita allo spettacolo e all’adrenalina pura vissuta a bordo fiume.

Uno spettacolo che ha caratterizzato la prima giornata di gare dedicata interamente alle prove a squadre con l’Italia che nella discesa mette le mani sull’argento nel K1 donne con Rosa, Grasso e Formenton, e sul bronzo nel C2 con Panato/Fasoli, Dell’Agostino/Quintarelli, Cipressi Razzauti. Troppe penalità invece nello slalom dove le squadre azzurre del K1 maschile e del C1 chiudono lontane dal podio.

DISCESA

La medaglia più pregiata la conquistano le azzurre del kayak femminile; Mathilde Rosa (KCC Palazzolo), Beatrice Grasso (Marina Militare) e Giulia Formenton (CC Oriago) volano tra le rapide francesi mettendo al collo l’argento. 58.69 il tempo delle italiane, seconde a 2.18 dalle francesi che vincono l’oro in 56.51. Terzo posto per la Germania in 4.83. Potente e precisa la pagaiata delle tre azzurre, con linee ideali e capacità di tenere l’imbarcazione in corrente e nella giusta direzione fino al traguardo. La Francia conosce bene il canale di Pau e sa sfruttare il tutto a proprio vantaggio, ma le azzurre seguono a pochissima distanza mostrandosi ancora una volta leader della specialità e capaci di giocarsela contro chiunque.

La seconda medaglia di giornata arriva dal C2 profuma di leggenda. Perchè a conquistare il bronzo nel C2 a squadre c’è tutta la canoa italiana; con i giovani Giorgio Dell’Agostino e Mattia Quintarelli nel primo C2, seguiti da Paolo Razzauti e dallo slalomista “prestato” alla discesa Stefano Cipressi nel secondo, accanto ai senatori Vladi Panato e Federico Fasoli. Panato peraltro oggi è il dt azzurro, ma la voglia di gareggiare non manca ed eccolo impugnare la pagaia per disputare il suo ennesimo mondiale, tornando nuovamente sul podio. Assieme a Federico Fasoli del CC Pescantina, e agli altri due equipaggi l’Italia è ancora protagonista. Al traguardo il tempo è il 58.41 con il quale arriva il bronzo, a 5.23 dalla Francia campione del mondo davanti alla Repubblica Ceca, che precede l’Italia di appena un secondo e sei decimi.

Nella canadese monoposto l’Italia schiera il valtellinese dell’Addavì Giorgio dell’Agostino, il veronese del CC Pescantina Mattia Quintarelli e Paolo Razzauti del KCC Palazzolo. E’quest’ultimo a tracciare la linea al resto degli azzurri che guizzano tra le onde di Pau senza esitazioni. Il tempo dei ciunisti azzurri è buono fino a metà gara ma un’onda improvvisa crea qualche problema al trio di casa che rallenta in maniera quasi impercettibile ma sufficiente per impedire alla nostra nazionale di salire sul podio. Al traguardo l’Italia è quarta, con un ritardo di 7.16 dall’oro vinto dalla Francia in 53.50. Argento alla Repubblica Ceca, bronzo alla Slovenia che precede gli azzurri di poco meno di due secondi.

Quarto posto anche per gli uomini del K1 con Davide Maccagnan e Leonardo Pontarollo del Valbrenta Team, e Nicolò Razeto del CC Nervi. Squadra azzurra molto giovane, con il veterano Maccagnan a spingere alle spalle il “figlio d’arte” Leonardo Pontarollo ed il giovane ligure Razeto. La discesa azzurra non registra errori particolari e la frequenza di pagaiata è buona da parte di tutti e tre i nostri interpreti. Ma al traguardo il cronometro è implacabile con gli azzurri che fermano il tempo sul 52.75, a 3.64 dall’oro vinto dalla Francia in 49.11 davanti a Slovenia e Germania; tedeschi che strappano il bronzo agli azzurri con due secondi di vantaggio.