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In pochi, anzi quasi nessuno, si sarebbe immaginato che la Juventus avrebbe perso la sua prima partita stagionale in campionato contro il Genoa a Marassi, e invece così è stato.

Con il ko dei bianconeri contro il Grifone, ora sono solamente quattro le squadre europee a non aver ancora subito una sconfitta nei propri campionati.

Sono squadre meno blasonate di Barcellona, Manchester City e Bayern Monaco ma che possono vantare questo piccolo record: Stella Rossa (Serbia), Paok Salonicco (Grecia), Slovan Bratislava (Slovacchia) e Maccabi Tel Aviv (Israele).

Queste formazioni hanno la caselle delle sconfitte ancora ferme a zero e sono tutte appaiate ai primi posti delle singole classifiche nazionali.

PAOK SALONICCO
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I greci del Paok

I bianconeri quest’anno stanno cercando di rompere il dominio del squadre ateniesi dell’Olympiakos e dell’Aek Atene. In 25 partite i greci hanno ottenuto 22 vittorie e 3 pareggi e sono proiettati verso la vittoria della Superleague ellenica grazie ai 7 punti di vantaggio sui Thrilos. Il trionfo per le aquile sarebbe storico, dopo 34 anni di digiuno.

STELLA ROSSA
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Per il Partizan spesso il pubblico del Marakanà è il dodicesimo uomo in campo

I serbi continuano a dominare in patria e puntano al loro quarto titolo consecutivo. Sinora il cammino è stato quasi perfetto con 24 vittorie e solo 3 pareggi nelle prime 27 giornate, con un +7 sulla seconda che è il Radnicki Sik. Conclusa la prima fase, dopodiché si passerà ai playoff.

SLOVAN BRATISLAVA

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Andraž Šporar, attaccante e goleador degli azzurri

Dalla Serbia alla Slovacchia. La squadra capitolina è la regina della Fortuna Liga. I ragazzi di mister Martin Sevela su 23 incontri hanno ottenuto 19 vittorie e 4 pareggi. Dopo quattro anni, il club potrebbe tornare al successo nazionale.

MACCABI TEL AVIV

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Israeliani schiacciasassi

Una vera e propria Juventus straniera è il Maccabi Tel Aviv. Il club israeliano non conosce rivali nel campionato, ora si stanno disputando i playoff. Sinora nessuno è riuscito a battere la formazione gialloblu che in 27 match ne hanno vinti 21 e pareggiati 6.

Anche la Juve ha delle rivali che dominano nei propri campionati, senza subire sconfitte.

La maglia indossata – per celebrare i 120 anni della Sampierdarenese – era un’eccezione, la conferma invece è sempre e solo lui. Fabio Quaglierella. Questa volta il solito gol non è bastato per evitare la sconfitta per 2-1 della Sampdoria nello scontro diretto con l’Atalanta, ma, come ogni domenica di fatto, il numero 27 blucerchiato ha fatto macinare altri record personali. Il capitano è solo il secondo giocatore nella storia della Serie A ad aver segnato almeno 20 reti a 36 anni compiuti, dopo Luca Toni nelle stagioni 2013/14 e 2014/15. E ancora, ha stabilito il suo nuovo primato di gol, 20, segnati in una singola stagione di A. In più è il 6° giocatore blucerchiato ad avere toccato questa quota in un singolo campionato di A, dopo Montella, Chiesa, Brighenti, Firmani e Bassetto.

Può bastare? Certo che no, perché con il rigore di ieri, il 7° stagionale calciato ma il 6° realizzato (respinta di Sirigu del Torino al Ferraris), ha anche raggiunto Omar Sivori al 27° posto della classifica cannonieri di A all-time, a quota 147: prossimo obiettivo Adriano Bassetto (149), icona blucerchiata.

Peccato, perché Quagliarella si era immaginato una domenica differente. Aveva stretto i denti per esserci, in settimana aveva gestito la sua preparazione a causa di quel problema alla coscia destra accusato a Ferrara, nel secondo tempo, che lo aveva costretto a chiedere il cambio. Non era al meglio, ieri, e alla prima palla toccata si è dovuto subito confrontare con la fisicità di Mancini. Ha dato il suo contributo, quel che poteva e aveva nelle gambe, ha segnato il rigore e ha finito la gara con solo un numero sulla schiena, il “2”, perché il “7” gli è stato strappato da un difensore.

Una giornata dolce-amara per Quagliarella, ma ancora una rete pesantissima che gli consente di battere il suo record stagionale in Serie A e al contempo lo trascina in vetta alla classifica marcatori sopra Cristiano Ronaldo e Krzysztof Piątek. Da non crederci.

Che la maglia della Sampdoria sia una delle più belle del mondo lo hanno ribadito anche alcune riviste straniere.
Il magazine francese So Foot nel 2016 ha scritto che la famosa maglietta indossata dai gemelli del gol Vialli-Mancini nel 1990, a livello di bellezza, è solamente alle spalle di quella del Boca Juniors del 1981.

I colori della Sampdoria sono un mix delle due società, la Sampierdarenese e l’Andrea Doria, che nel 1946 si sono unite per dare vita all’attuale club.
Proprio la prima formazione, quella del quartiere genovese, festeggia i 120 anni di storia. Un traguardo importante dato che sicuramente risulta tra le prime squadre a essere fondate in Italia.

Per onorare questa importante data, i calciatori blucerchiati indosserrano una maglia speciale che ricorda molto quella del 1899, nel match di Serie A di domani contro l’Atalanta.

L’omaggio della società via Instagram

Maglia bianca con fascia rossonera, pantaloncini e calzettoni neri. Un inedito ritorno alle origini, segno di identità, di appartenenza e di attaccamento alle proprie radici genovesi. Inoltre la maglia sarà venduta in 100 esemplari, le altre saranno messi all’asta nelle prossime settimane per un nuovo progetto benefico.

Aldilà delle polemiche che ci sono state e che ci saranno ancora attorno al match tra Napoli – Juventus, c’è un dato fatto: i bianconeri hanno letteralmente dato il colpo di grazia alla seconda in classifica, cucendosi sul petto (salvo un harakiri che dovrebbe essere di dimensioni apocalittiche) il 35esimo Scudetto della storia, l’ottavo consecutivo.

Con i sei punti conquistati contro il Napoli, tra andata e ritorno, i campioni d’Italia hanno raggiunto un distacco di 16 punti in classifica, mai successo prima d’ora alla 26esima giornata.

Questa formazione, sin da subito, ha fatto intravedere che sarebbe stata un’altra stagione a senso unico, tant’è che si è giunti al giro di boa del girone d’andata con una differenza di 9 punti sul Napoli secondo.
In realtà, già dalla 13esima giornata (il 25 novembre 2018) c’erano 8 punti di differenza, che sono andati via via aumentando fino a diventare il doppio.

In termini di numeri e di paragoni possiamo tranquillamente dire che la Juve potrebbe anche migliorare questo score puntando a quel record realizzato dall’Inter di Mancini nella stagione 2006/07, quando vinse lo Scudetto con ben 22 punti di vantaggio sulla Roma. Quell’Inter, però, a questo punto del campionato di punti in più ne aveva “solo” 11, ben cinque in meno della Juve di quest’anno.

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I festeggiamenti dell’Inter per lo scudetto 2006/07

Ma andando oltre, di questo passo la Juve di Max Allegri potrebbe anche superare il record di Antonio Conte della stagione 2013/14 quando ha chiuso con 102 punti in classifica (anche se con un distacco di 17 punti sulla Roma di Rudi Garcia). Inoltre potrebbe terminare la stagione senza sconfitte così come accaduto alla stessa Juve nel 2011/2012, al Perugia 1978/1979 e al Milan 1991/1992.
Inoltre, con 26 trasferte senza sconfitte (primato della storia della Vecchia Signora) non è poi così molto lontano il dato migliore che è in mano al Milan di Capello tra il 1991 e il 1993 (38 risultati utili consecutivi lontani da San Siro).

Nonostante i tanti punti di vantaggio, però, il tecnico livornese vola basso:

Indubbiamente è un vantaggio importante ma per la certezza matematica bisogna aspettare.

Intanto i record per la Juve sono all’ordine del giorno e, così facendo, lo sarà ancora per molti anni.

Manca poco dal fischio d’inizio del 152esimo derby della capitale tra Lazio – Roma che inizierà alle 20.30 di questa sera. In questa giornata, però, c’è anche la sfida tra Napoli – Juventus e ciò non è la prima volta che accade.

Un 26esimo turno ricco di importanti appuntamenti. Dopo il colpaccio del Cagliari alla Sardegna Arena contro l’Inter, questo weekend ci riservato Napoli-Juventus, vale a dire seconda contro prima in classifica, e Lazio-Roma, derby capitolino numero 152 fra sesta e quinta forza del campionato.

Tuttavia non è una novità che questi due big match cadano nello stesso turno. Grazie a Footstats.it abbiamo avuto modo di sfogliare gli annali del calcio e ritrovare ben quattro precedenti.
La prima volta è avvenuta nella stagione 1947/48, quando i club si sfidarono in occasione della nona giornata: Lazio-Roma 0-1 (rete di Amadei), Napoli-Juventus 0-0.
Per il bis gli appassionati di calcio avrebbero dovuto attendere praticamente trent’anni. Nel torneo 1978/79, al settimo turno, ecco il doppio incrocio: entrambi terminati 0-0. Quindi, nel campionato seguente, 1979/80, alla 22esima giornata si ripresentò la singolare combinazione: Lazio-Roma 1-2 (Pruzzo per i giallorossi, pareggio di D’Amico per i biancocelesti, gol vittoria di Giovannelli per i lupacchiotti), Napoli-Juventus 0-0.

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La gioia di Giovannelli per il gol vittoria del 2-1

L’ultimo episodio è piuttosto recente, 1995/96, di nuovo alla ventiduesima giornata: Lazio-Roma 1-0 (Signori su rigore), Napoli-Juventus 0-1 (Ravanelli).


In sintesi tracciamo quello che è il bilancio complessivo dei vari scontri che ci sono stati in combinata:

1 vittoria Lazio – 0 vittorie Napoli
1 pareggio – 3 pareggi
2 vittorie Roma 1 –  vittoria Juventus
2 gol fatti Lazio – 0 gol fatti Napoli
3 gol fatti Roma – 1 gol fatto Juventus

La curiosità legata a questi match è che nessuna squadra ha poi vinto lo Scudetto: nel 1947/48 vinse il Torino, nel 1978/79 e nel 1995/96 toccò al Milan, mentre nel 1979/80 a festeggiare fu l’Inter.

E alla 26esima giornata?

In questo specifico turno possiamo conteggiare 3 derby Lazio-Roma: nel 1993/94 fu 1-0 con Signori man of the match, nel 2001/02 fu la stracittadina di Montella, autore di un poker di reti nell’1-5 finale (di Stankovic il gol della bandiera per gli aquilotti, mentre Totti contribuì alla manita), infine il pareggio 1-1 nel 2003/04 con Corradi e Totti su calcio di rigore.

Bilancio che, se non fosse per le marcature, sarebbe in perfetto equilibrio.

1 vittoria Lazio
1 pareggio
1 vittoria Roma
3 gol fatti Lazio
6 gol fatti Roma

Di Napoli-Juventus, invece, ne troviamo quattro: nel 1930/31 fu 1-2 con Ferrari e Vecchina in rete per gli ospiti e Vojak per i padroni di casa, nel 1962/63 andò in scena il più classico dei 0-0, nella stagione 1967/68 ecco un altro 1-2, stavolta Juliano per gli azzurri, De Paoli e Cinesinho per i bianconeri e per concludere con l’1-1 del 1975/76, Boccolini e Bettega.

Questo il bilancio del mini ciclo che ha visto alternarsi in schedina segni 2 e X:

0 vittorie Napoli
2 pareggi
2 vittorie Juventus
3 gol fatti Napoli
5 gol fatti Juventus

E anche gli spagnoli si sono stancati!

Non piace proprio a tutti il campionato “spezzatino” e, dopo la Germania, anche la Liga ha deciso di dire stop  al Monday Night.

Le proteste dei tifosi hanno fatto sì che le partite del lunedì sera saranno abolite, così da accontentare il pubblico sugli spalti e remare un po’ contro le pay tv.

In effetti non piace proprio a tutti questo calendario che da anni lascia un po’ vago l’appassionato, il quale ha perso la routine della partita domenicale.
È così la federcalcio spagnola ha deciso di accodarsi a quella tedesca e ha preso questa drastica decisione. In realtà sotto esame c’è anche la partita del venerdì sulla quale, però, non è stata data nessuna conferma d’abolizione.

L’annuncio è stato dato direttamente dal presidente della federazione spagnolo, Luis Rubiales

A partire dalla prossima stagione, la Liga si giocherà al sabato e alla domenica. Vediamo cosa fare per i venerdì, se si arriva a un accordo che va bene per tutti. Gli affari sono importanti ma contano più i tifosi.

Come detto la Liga segue la Bundesliga.

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La protesta dei supporters dell’Eintracht Francoforte di qualche mese fa

Le continue lamentele dei tedeschi hanno “costretto” qualche mese fa la federazione calcistica della Germania a cancellare l’appuntamento del lunedì sera. E così è stato anche per gli iberici.

Una tradizione che, a quanto pare, non piace a tutti. Sono stati gli inglesi i primi a lanciare il match del Monday Night nel lontano 17 agosto 1992. La partita è stata Manchester City – Queens Park Rangers, giocatasi al Maine Road e terminata 1-1.

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I tifosi dello United of Manchester che hanno espresso lo scarso feeling con il lunedì

Sebbene abbia ancora successo ci sono anche molti tifosi d’oltremanica che si sono stufati della partita del lunedì. Tuttavia difficilmente per ora la federazione inglese cambierà idea.

Stessa situazione vale per l’Italia. In tanti si sono ribellati per questo continuo caos legato alle partite che, tra l’altro, ha suscitato non pochi problemi anche alla società della Lazio. I biancocelesti, infatti, sono stati costretti a saltare il match casalingo contro l’Udinese e, a causa del fitto calendario, tuttora non si sa quando sarà recuperata.
Comunque sia, nonostante non si è soddisfatti dell’esito dello “spezzatino” calcistico, al momento Lega e Figc vanno a braccetto: ci sono in ballo molti milioni di euro.

La Roma nelle ultime settimane ha cercato di risollevare morale e gioco per tornare alla luce dopo un brutto periodo e raggiungere gli obiettivi minimi di stagione. I giallorossi hanno il compito di centrare la qualificazione alla prossima Champions League e tentare di andare più avanti possibile nell’attuale competizione europea.

In campionato questa sera c’è la trasferta in Ciociaria contro il Frosinone. Al Benito Stirpe, mister Di Francesco ritrova due argentini. Pienamente recuperati dopo settimane out, Diego Perotti e Javier Pastore ci saranno.
L’esterno ex Siviglia e Genoa dovrebbe partire dal primo minuto, per la gioia di quei fantallenatori che non se ne sono ancora privati nonostante la lunga assenza, l’ex Palermo potrebbe entrare a partita in corso.

DIEGO PEROTTI
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Perotti è alla Roma dal 2016, dopo due anni al Genoa

L’ultima apparizione del Monito con la maglia della Roma è stata lo scorso dicembre, poi è arrivato l’infortunio che l’ha tenuto ai box.
Gli ultimi allenamenti hanno dato più consapevolezza a Di Francesco nel puntare sul sudamericano e per far rifiatare Zaniolo in vista del Porto.
Sin qui Perotti ha giocato la sua peggior stagione in giallorosso sia in termini di prestazioni che realizzativi: solo cinque le apparizioni (quattro in Serie A e una in Champions) per un totale di 218 minuti e un solo gol, segnato su rigore contro il Sassuolo alla 18esima giornata. Per il finale di stagione ci sarà anche lui.

JAVIER PASTORE
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L’esultanza del Flaco, dopo il gol in giallorosso proprio contro il Frosinone all’andata

Sorte simile a Perotti è capitata al Flaco, arrivato a Roma dopo gli anni al Paris Saint Germain. Finora la stagione non è stata esaltante e in molte circostanze abbiamo ritrovato il Pastore ai tempi del Palermo: tanta qualità ma poca costanza e con qualche acciacco di troppo. Piacevolmente colpito da come sta lavorando durante gli allenamenti, però, è Difra che è pronto a concedergli minuti contro il Frosinone. Proprio nella gara d’andata il fantasista ha realizzato il secondo gol romanista con un bel colpo di tacco.
Per lui c’è voglia di riscatto perché le voci di mercato, che lo vedono lontano dalla capitale, sono insistenti.

Serve estro e fantasia argentina in quest’ultimo terzo di stagione in cui la Roma e Di Francesco si giocano tutto, senza dimenticare i fantallenatori

C’è Fulvio Collovati che nella trasmissione Quelli che il calcio, con pochezza di pensiero, frettolosamente e senza dare peso alle parole afferma che le donne non capiscono nulla di tattiche; poi ci sono le Iene, programma televisivo Mediaset, che in una settimana mandando in onda due “scherzoni” ad altrettanti calciatori: il gelosone Insigne talmente geloso di sua moglie Genoveffa Darone da privarle social e rapporti lavorativi, arrivando a farla dormire sul divano dopo una discussione; e poi il talentino della Roma, Nicolò Zaniolo, imbarazzato per un’intervista sciatta, maligna e importunante rivolta alla mamma del calciatore con domande davvero pesanti e personali.

Cliché a volontà di un mondo palesemente machista e che non si rende conto di esserlo, amplificato e anche legittimato da consensi social tra bomberismi e differenze sociali e di credibilità in base al sesso. E prendete, poi, una giornalista che scrivere un libro sul calcio gay in Italia. Francesca Muzzi del Corriere di Arezzo, per Ultra Edizioni, ha scritto “Giochiamo anche noi: L’Italia del calcio gay”, un libro reportage che raccoglie testimonianze e storie che ci restituiscono la dimensione di un mondo in cui lo sport, invece di unire, crea ancora separazioni e distanze.

Non so se ho mai giocato con un compagno omosessuale. Se l’ho fatto, non me ne sono accorto. Non avrei potuto: un giocatore omosessuale non è diverso da uno etero. Ma queste sono solo parole, perché se c’è bisogno di un libro che racconta dei calciatori gay e ci fa sapere che ci sono, allora siamo ancora molto distanti da un mondo sportivo sano. Peggio ancora, siamo dentro un calcio fatto di ignoranza

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E le parole di Tomas Locatelli, ex giocatore di serie A, come prefazione del libro sono emblematiche, ma d’altronde, Francesca Muzzi spiega molto bene nella sua prefazione che «essere gay in un mondo machista non è molto diverso dall’essere donna in un mondo di soli uomini» e tutti noi, o meglio tutti coloro che vogliono essere onesti e lucidi, sappiamo che anche il giornalismo sportivo è certamente prevalentemente maschile. Con tutte le implicazioni connesse, compreso chi vuol trarne vantaggi.

Il libro è un viaggio attraverso un’Italia ancora poco conosciuta, fatta di ragazzi che si sono organizzati e hanno deciso di coltivare la loro passione per il calcio, formando squadre Lgbt, organizzando tornei, creando reti d’inclusione e sana sportività. Come la storia di Giorgio, ragazzo napoletano, che fino a 26 anni ha fatto il fantino e, ora, calca i palcoscenici italiani come attore. Storia, che ci restituisce la temperatura di un’esistenza fatta di paure affrontate e vinte, quella per i cavalli, quella legata alla balbuzie e quella relativa al suo orientamento sessuale, che ha sconfitto mettendo su una squadra di calcio gay, i Pochos Napoli, la cui presentazione alla stampa, nel 2013, fu un clamoroso coming out mediatico.

Oppure la storia di Andrea, arbitro e gay, cacciato dalla federazione dell’Aia, per aver arbitrato amichevolmente, senza permesso, una partita di squadre formate da ragazzi gay a Torre del Lago. O, ancora, la divertentissima storia del Fantacalcio Gay, ideato da un ragazzo omosessuale, che oggi conta circa sessanta giocatori sparsi in tutta Italia. E poi, particolarmente interessante, il contributo di Antonello Sannino, ex presidente di Arcigay Napoli con delega nazionale allo Sport, che analizza le ingerenze costruttive tra associazionismo Lgbt e mondo dello sport.

Francesca Muzzi con questo libro prova a dare un segno per riscattare il silenzio e l’esclusione, è un libro che parla di rinascite, di battaglie vinte e di conquiste importanti. Di trofei. Trofei esistenziali. “Certo, la strada è ancora lunga. Che si cominci a percorrerla, però, è un buon segno. Fischio d’inizio”.

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Fonte: gaynews.it

E pensare che il primatista di gol su punizione in A è tornato in panchina proprio nella stagione in cui si segna di meno su calcio piazzato. Sinisa Mihajlovic guida il suo Bologna a caccia di punti di salvezza nel monday night contro la Roma all’Olimpico (qui le quote Replatz). Il tecnico serbo condivide il record di gol a superare la barriera con Andrea Pirlo: 28 reti per entrambi. Seguono mostri sacri della speciale disciplina come Del Piero, Baggio, Totti, Maradona, Zola e Platini. In mezzo c’è Miralem Pjanic a quota 15 reti, ma ancora a digiuno quest’anno. La stagione 2018 – 2019 è finora un’annata orribile per le punizioni.

Le punizioni: il caso Juve

Nove reti su 632 realizzazioni totali. La miseria dell’1,42%. Numeri impietosi nell’anno in cui nella massima categoria è sbarcato il marziano Ronaldo. Eppure, anche il fenomeno di Madeira è finito nel limbo delle punizioni. Nonostante Cristiano abbia praticamente spodestato due specialisti come Dybala e Pjanic, non è ancora riuscito a segnare su punizione pur guidando la classifica cannonieri. Caso anomalo quello per la squadra di Allegri, a secco su calcio piazzato finora. Vuoi per la barriera, vuoi per la bravura del portiere, vuoi per l’imprecisione dei suoi cecchini, fatto sta che dalle parti della Continassa stanno ancora aspettando una rete da fermo. Eccetto rigori e calci d’angolo.

Le punizioni: le 9 reti

Il dato della serie A 2018 2019 è il più basso degli ultimi 15 anni. Dieci anni fa, a questo punto del torneo, il 4,35% dei gol arrivava su punizione. La vetta più alta dal 2004 a oggi. L’anno scorso, invece, eravamo oltre il doppio rispetto all’1,42% raggiunto finora. In testa a questa malandata classifica ci sono Kolarov e Milik con due gol. Seguono Bruno Alves, Barella, Ramirez, Biraghi e Giaccherini. Proprio l’attaccante polacco del Napoli ha segnato l’ultima marcatura finora su punizione nel 2-0 contro la Lazio. Di certo, gli specialisti della disciplina come Juninho Pernambucano, Messi, Beckham e Ronaldinho sono ben lontani.

In un calcio in cui si corre di più, si gioca di più, si spende di più e dove l’attaccamento alla maglia è sempre più un miraggio ci sono ancora quei calciatori “veterani” o forse “anzianotti” che riescono ancora a tener testa nonostante l’età.

Se per il calcio italiano Francesco Totti e Gigi Buffon sicuramente rappresentano gli ultimi calciatori a smettere ben oltre i 40 anni e a livelli altissimi, anche negli altri maggiori campionati europei ci sono “vecchietti” che si fanno ancora notare.

L’ultimo in ordine cronologico è stato il peruviano Claudio Pizzarro in Bundesliga. Il sudamericano infatti ha segnato il nuovo record di goleador più longevo nella massima seria tedesca.

 

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Es algo muy especial y me siento muy orgullloso!! Muchas Gracias a todos por las felicitaciones y por el apoyo!!!

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Nel match giocato a Berlino contro l’Hertha, all’età di 40 anni e 136 giorni, Pizarro direttamente da calcio di punizione ha insaccato la rete che è valso il pareggio per il Werder Brema al 96esimo minuto. Un gol che però ha segnato la storia della Bundes e che piazza il peruviano tra i marcatori più anziani del campionato. E questo record lo realizza chi di gol in Germania né ha segnati bizzeffe durante la lunga carriera da professionista, oltre ad aver vinto tutto durante le stagioni al Bayern Monaco e la Coppa di Germania col Werder nel 2009.

SERIE A: BILLY COSTACURTA O SVEND HANSEN?

Su tanti dati statistici è Alessandro Costacurta l’anziano ad aver segnato una rete in Serie A. L’ex difensore del Milan il 19 maggio 2007 a 41 anni e 25 giorni al 57 minuto di gioco segna da calcio di rigore il momentaneo 2-2 contro l’Udinese, in quello che è stato l’ultimo match della sua carriera davanti al pubblico di San Siro.

Tuttavia se facciamo un tuffo agli anni ’50, precisamente nella stagione 1950/51, il centrocampista danese dell’Atalanta, Svend Hansen, il 29 aprile 1951 segna la rete del momentaneo 2-1 per la Dea alla venerandissima età di 44 anni e 282 giorni. Quel campionato lo vinse il Milan con un altro scandinavo come protagonista: il goleador svedese Nordahl che, in quella stagione, realizzò 34 gol.

PREMIER LEAGUE: TEDDY SHERINGHAM
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Sheringham è uno dei calciatori che ha disputato più partite nella storia del calcio inglese

Non ci sono dubbi invece nel campionato inglese. All’età di 40 anni e 262 giorni è l’ex bomber del Manchester United a detenere questo speciale record. Nell’ultima stagione in Premier, quando il numero 10 vestiva la maglia del West Ham United, Sheringham segna la rete del 2-1 contro il Portsmouth nel Boxing day del 2006.

LIGUE 1: BENJAMIN NIVET

In Francia è il centrocampista del Troyes, Benjamin Nivet, il goleador vecchietto con 41 anni e 116 giorni. Classe 1977, il transalpino tuttora è ancora nella formazione della piccola città francese anche se in Ligue 2. La sua ultima marcatura nel massimo campionato risale al 28 aprile 2018 quando ha realizzato il secondo gol contro il Caen, nel match chiusosi sul 3-1. Per lui, capitano e numero 10 della squadra, una rete speciale non solo per l’età ma anche per il gesto tecnico: un colpo di tacco degno dei migliori fantasisti della storia del calcio.
Occhio però a Buffon!

LIGA: DONATO
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Il brasiliano Donato è stato uno dei difensori con più presenze nel Deportivo

Per trovare l’anziano goleador nel campionato spagnolo dobbiamo fare un salto di quasi sedici anni. Il difensore brasiliano del Deportivo La Coruña Donato Gama da Silva, più noto come Donato, realizza a 40 anni e 137 giorni il gol del più longevo calciatore della storia della Liga. La rete viene messa a segno il 17 maggio 2003 nel match tra Deportivo – Valencia, finito 2-1 per i Taronja.