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Le camionette della polizia e della guardia di finanza negli stadi, le immagini riprese in diretta dalla trasmissione “90° minuto”, gli arresti. Non per colpa di tafferugli sugli spalti da parte dei tifosi, ma a finire in manette furono calciatori professionisti e di dirigenti di squadra di Serie A e Serie B. Il 23 marzo 1980 il pallone tricolore finì in galera, il primo scandalo calcioscommesse, il Totonero, match truccati attraverso scommesse clandestine.

Questo è lo sfondo torbido di quei primi giorni di primavera. Tra le società indagate nell’inchiesta oltre ad Avellino, Bologna, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Pescara, c’era anche il Perugia di Paolo Rossi, alla fine squalificato per due anni, costretto a saltare gli Europei del 1980 in casa. Passato inevitabilmente in secondo piano, quel 23 marzo 1980 il Perugia segnò anche un momento storico per il calcio italiano: fu la prima società in Serie A a debuttare ufficialmente con un sponsor sulla propria maglia.

Già negli anni Settanta i club avevano provato qualche escamotage per raggirare le rigide regole della Figc che imponeva sulle casacche dei giocatori solo lo sponsor tecnico. Con il passare degli anni, il mondo del calcio italiano si fece sempre più insofferente verso i divieti federali, tanto che oltre agli addetti ai lavori anche i mass media, con il Guerin Sportivo capofila, si fecero portavoce di una campagna a favore dell’arrivo della pubblicità sopra le maglie da calcio. L’Udinese, in Serie B, nella stagione 1978-1979 provò a fare breccia sfruttando cavilli burocratici apponendo il nome della ditta Gelati Sanson sui pantaloncini della squadra. Con annessa multa di 10 milioni di euro.

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Il tabù però era destinato a cadere e passò solo un anno: il 26 agosto 1979 con l’esordio in Coppa Italia della prima maglia di calcio italiana griffata da uno sponsor, quella del Perugia.  Artefice di ciò fu il presidente dei grifoni, Franco D’Attoma, il quale per reperire i 700 milioni necessari al prestito in Umbria dell’attaccante Paolo Rossi, si accordò col gruppo alimentare IBP Buitoni-Perugina da cui ne ottenne 400; in cambio, il nome del loro pastificio Ponte sarebbe comparso sulle divise e sui capi d’allenamento della squadra. La Figc ancora non contemplava la presenza di un logo diverso da quello del fornitore sui capi tecnici dei calciatori, così come la stessa Lega aveva respinto in estate l’ingresso della pubblicità sopra le mute da calcio italiane. Dato che l’unica forma di sponsorizzazione all’epoca permessa era quella relativa l’abbigliamento tecnico, in quarantott’ore D’Attoma aggirò le regole federali fondando un maglificio col nome del pastificio, la Ponte Sportswear, che di diritto figurava come semplice fornitore tecnico delle casacche — potendo quindi comparire formalmente, col suo marchio, anche su di esse —, ma che di fatto fu il primo vero sponsor di maglia del calcio italiano.

Inizialmente la Federazione non tollerò questo escamotage e multò la società umbra per 20 milioni, imponendo inoltre l’esclusione dalle divise perugine del logo Ponte prima dell’inizio del campionato; tuttavia D’Attoma, a sua volta squalificato, non si perse d’animo e proseguì nei suoi intenti commerciali, apponendo il nome dello sponsor sopra tute e altri indumenti di gioco dei biancorossi nonché, in maniera pionieristica, perfino sulle reti e sull’erba dello stadio Renato Curi. Pochi mesi dopo, al termine d’una discreta trafila burocratica, la Lega Nazionale Professionisti autorizzò infine il Perugia a scendere in campo col marchio pubblicitario sulle proprie maglie; il “secondo” debutto dello sponsor — stavolta coi crismi dell’ufficialità — avvenne in Serie A il 23 marzo 1980, nella trasferta all’Olimpico contro la Roma persa per 4-0.

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Un ultimo passaggio su Paolo Rossi: tornò a giocare il 29 aprile 1982, disputando solo le ultime tre partite di campionato con la Juventus; nonostante lo scarso numero di gare giocate il ct Enzo Bearzot lo inserì nella lista dei convocati per il Mondiale del 1982.

Di Juventus-Inter alla 26esima giornata di Serie A ne contiamo già 6. Il bilancio di questo mini ciclo è a tinte bianconere. La Vecchia Signora ha sempre fatto punti e in ben 4 circostanze ha messo le mani sull’intera posta in palio.

Nel 1941/1942 fu 4-0 con reti di Bellini (doppietta), Sentimenti III, Lushta.

Nel 1947/1948 ecco un 2-0 con marcatori Boniperti e Parola.

Nel 1970/1971 terminò 1-1 a Marchetti risposte l’interista Bedin.

Nel 1977/1978 pareggio per 2-2 con gli ospiti in doppio vantaggio grazie a Bini e Muraro, poi la rimonta degli juventini targata Bettega e Cuccureddu.

Nel 1985/1986 un 2-0 firmato Platini (rigore) e Bonini.

Nel 2000/2001 ecco un 3-1 con timbri di Tacchinardi, Inzaghi, Del Piero e del nerazzurro Vieri (rigore).

Da rimarcare come al termine di 3 dei sei campionati appena ricordati il tricolore sia finito sulle maglie di una fra la Vecchia Signora e la Beneamata. Nel 1970-1971 toccò a nerazzurri; nel 1977-1978 e nel 1985-1986 ai bianconeri. Il bilancio dei precedenti, 86, sorride ai padroni di casa avanti per numero di vittorie e gol marcati. Fra l’altro l’Inter dopo aver violato lo Stadium, prima in serie A, col 3-1 del 2012/2013 non è più stata in grado di vincere in casa della Juventus: 4 ko e 2 segni X (l’1-1 nel 2014/2015 e lo 0-0 nel 2017/2018).

I tabellini degli ultimi 5 incroci a Torino raccontano di 1 solo rigore sanzionato (pro Juventus nel 2015/2016), 30 cartellini gialli mostrati dagli arbitri (14 contro la Juventus e 16 contro l’Inter), 2 sole espulsioni comminate (entrambe per rosso diretto, Kovacic all’86’ della sfida 2014/2015 e Perisic al 95’ dell’incrocio 2016/2017).

Da ricordare come la sfida di domenica sera metta di fronte, statistiche alla vigilia della 26esima giornata, la miglior squadra fra le mura di casa (34 punti per i bianconeri, 11V – 1X – 0P con 29GF e 10GS), alla miglior compagine da trasferta (29 punti per i nerazzurri, 9V – 2X – 1P con 26GF e 12GS) della Serie A 2019/2020.

Ma se la Zebra non va ko allo Stadium dal 22 aprile 2018 e nelle successive 33 gare interne di campionato ha registrato 28 successi e 5 pareggi, il Biscione nell’ultimo impegno in trasferta è finito ko all’Olimpico di Roma contro la Lazio, nello scontro diretto che gli è costato il secondo posto nella graduatoria generale.

CONFRONTI DIRETTI JUVENTUS-INTER (SERIE A)*

86 incontri disputati
59 (40) vittorie Juventus
16 (34) pareggi
11 (12) vittorie Inter
151 (65) gol fatti Juventus
66 (30) gol fatti Inter

ULTIME 5 SFIDE JUVENTUS-INTER (SERIE A)

2014/2015, 17° giornata, Juventus-Inter 1-1
2015/2016, 27° giornata, Juventus-Inter 2-0
2016/2017, 23° giornata, Juventus-Inter 1-0
2017/2018, 16° giornata, Juventus-Inter 0-0
2018/2019, 15° giornata, Juventus-Inter 1-0

RISULTATI PIU’ RICORRENTI IN SERIE A AL TERMINE DEI JUVENTUS-INTER

1-0 comparso per 20 volte, l’ultima nel 2018/2019 (Mandzukic)
2-0 comparso per 12 volte, l’ultima nel 2015/2016 (Bonucci, Morata rig.)
1-1 comparso per 8 volte, l’ultima nel 2014/2015 (Tevez, Icardi)

* Fra parentesi i dati dei precedenti Juventus-Inter in Serie A dopo la prima frazione di gioco.

SARRI VERSUS CONTE

Quello di domenica sera allo Stadium sarà il secondo scontro diretto in campionato fra Maurizio Sarri, Juventus, e Antonio Conte, Inter. L’unico faccia a faccia registrato fino a oggi coincide col derby d’Italia dell’andata, quando la Vecchia Signora seppe imporsi per 2-1 grazie alle reti argentine di Dybala e Higuain.

Curiosamente Sarri e Conte sono però legati da un po’ di panchine… perché i due tecnici si sono avvicendati su quella dell’Arezzo nella cadetteria 2006/2007, non solo, al Chelsea l’ex Napoli arrivò dopo le due stagioni con l’ex CT azzurro, infine, adesso, c’è di mezzo la Vecchia Signora…

Il bianconero ha sfidato il Biscione per 9 volte in Serie A. Negli ultimi 5 incroci è sempre andato a punti. Dal 2016/2017, difatti, ecco 3 vittorie più 2 segni X ad occhiali, vale a scrivere 0-0. Le uniche 2 battute d’arresto che rintracciamo sono quelle patite con l’Empoli 2014/2015, 3-4, e il Napoli 2015/2016, 0-2. Il nerazzurro fra Serie B, Arezzo, e A, Atalanta e Inter, ha incrociato uomini e schemi con la sua ex squadra già 3 volte, rimediando sempre e solo dei KO. Non solo. Il computo dei gol incassati ha raggiunto quota 12.

Concludiamo segnalando che Sarri fra Empoli (26), Napoli (101) e, adesso, Juventus (22) vanta ben 149 match a punti nel massimo campionato italiano. Contro l’Inter, pertanto, oltre a dare una spallata a una diretta concorrente nella corsa scudetto, in caso di successo raggiungerebbe il traguardo personale dei 150 match positivi.

TUTTI I PRECEDENTI FRA SARRI E CONTE IN CAMPIONATO

1 vittoria Sarri
0 pareggi
0 vittorie Conte
2 gol fatti squadra di Sarri
1 gol fatto squadra di Conte

TUTTI I PRECEDENTI FRA SARRI E L’INTER IN CAMPIONATO

4 vittorie Sarri
3 pareggi
2 vittorie Inter
11 gol fatti squadre di Sarri
8 gol fatti Inter

TUTTI I PRECEDENTI FRA CONTE E LA JUVENTUS IN CAMPIONATO

0 vittorie Conte
0 pareggi
3 vittorie Juventus
4 gol fatti squadre di Conte
12 gol fatti Juventus

I NUMERI DI SARRI IN SERIE A

177 panchine
106 vittorie
43 pareggi
28 sconfitte
149 gare a punti

I NUMERI DI CONTE IN SERIE A

151 panchine
102 vittorie
34 pareggi
15 sconfitte
136 gare a punti

Hanno saputo fare meglio dei club in vetta ai cinque campionati professionistici italiani. Spetta a Frosinone, militante in cadetteria, e Giana Erminio, nel raggruppamento A della Serie C, l’appellativo di migliori squadre nel mese di febbraio 2020.
Mentre sul fronte dei bomber c’è chi è stato più prolifico di Ronaldo e Immobile, i top scorer nell’ultimo mese di Serie A.

NUMERI E CLASSIFICHE DEL MESE SCORSO*

Ammontano a 212 le gare disputate a febbraio 2020. Match nel corso dei quali sono stati marcati 517 gol, 287 da chi giocava fra le mura di casa, 230 da chi si esibiva in trasferta. Il massimo campionato ha contribuito con 39 incontri e 120 reti. La cadetteria con 48 gare e altri 120 centri. La Serie C con 125 impegni e 277 segnature (82 nel girone A, 88 nel B, 107 nel C). Ordinando per media punti/match le cento squadre analizzate scopriamo che soltanto il Frosinone e la Giana Erminio hanno marciato al massimo ritmo possibile e senza perdere mai il passo. I ciociari hanno raccolto 15 punti in 5 gare. I gorgonzolesi ne hanno fatti 9 in 3 incontri. Sul gradino più basso del podio c’è quindi la Lazio con 16 punti conquistati in 6 turni (abbiamo considerato anche il recupero con l’Hellas Verona) e una media di 2,67 a impegno. Dalla parte opposta di questa graduatoria, invece, si piazzano tre società: la Sambenedettese (Serie C girone B), la Spal e il Torino (entrambe in Serie A), tutte senza
risultati positivi nei ventinove giorni dello scorso mese, incappando esclusivamente in battute d’arresto.

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QUALCHE CURIOSITÀ

Cercando i club imbattuti a febbraio 2020 identifichiamo 23 società.
In Serie A: Atalanta, Hellas Verona, Lazio.
In Serie B: Benevento, Frosinone.
In Serie C: Albinoleffe, Arezzo, Avellino, Bari, Carpi, Feralpi Salò, Fermana, Giana
Erminio, Gubbio, Juventus U23, Olbia, Reggina, Rimini, Sicula Leonzio, Siena, Triestina,
Vicenza, VirtusVecomp Verona.

Mentre le compagini che non hanno colto successo sono 21.
In Serie A: Brescia, Cagliari, Spal, Torino, Udinese.
In Serie B: Trapani.
In Serie C: Arzignano, Bisceglie, Como, Gubbio, Imolese, Pianese, Pontedera, Pro
Patria, Rende, Rieti, Sambenedettese, Siena, Ternana, VirtusVecomp Verona, Vis Pesaro.

Singolare, pertanto, il caso di tre compagini militanti nella Serie C. Perché gli umbri del Gubbio, i toscani del Siena, i veneti della VirtusVecomp Verona hanno raccolto soltanto segni X lo scorso mese, risultando allo stesso tempo imbattuti e senza successi. Fra l’altro la società scaligera che veste il rossoblù è anche l’unica fra le cento a non aver marcato gol nel periodo da noi analizzato: pareggi ad occhiali, vale a scrivere 0-0, con Triestina, Imolese, Vicenza e Rimini. Le squadre più prolifiche a livello di reti risultano la Lazio, con 13, lo Spezia, con 12, il Benevento e il Napoli, con 11 centri. Difesa imbattuta, oltre che per la già citata VirtusVecomp Verona, anche per il Frosinone e la Reggina.

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I BOMBER

I 120 gol registrati in Serie A sono stati opera di 85 calciatori. A Ronaldo e Immobile, entrambi con 4 marcature, il titolo di giocatori più prolifici. Le 120 segnature in cadetteria portano la firma di 76 giocatori. A differenza di quanto accaduto nella categoria superiore, in vetta alla classifica dei bomber di febbraio 2020 ci sono ben 11 atleti, tutti autori di un tris: Armenteros, Asencio, Djuric, Forte, Gyasi, Insigne, Iori, Longo, Nzola, Simy e, per ultimo, Viola. Nel girone A della Serie C, 82 gol da 66 atleti, svetta Manconi della Giana Erminio con 4 centri. Nel B, 88 reti da 62 tesserati, comandano Biasci del Carpi e Zamparo della Reggio Audace con 5 marcature. Infine, nel C, 107 marcature da 73 calciatori, conducono Antenucci del Bari, Fella del Monopoli e Tulli del Catanzaro, tutti a quota 4 gol.

* Considerate solo quelle gare realmente svolte nel mese di febbraio 2020, valutando quindi la data effettiva di anticipi e/o posticipi e/o recuperi in calendario.

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Per tutti gli amanti del famoso detto “Squadra che vince non si cambia” in riferimento non solo all’idea che il miglior gruppo di giocatori deve restare invariato, ma anche che la stessa squadra che trionfa da anni, la Juventus, continuerà a farlo, ecco a tutti quelli che ancora ci credono è arrivato il momento di dire stop.

Lo stop è sancito da Simone Inzaghi e dai suoi valorosi condottieri laziali, su tutti re Ciro Immobile dall’alto dei suoi quasi trenta gol in campionato, capaci di ridare ai tifosi laziali un entusiasmo sopito da oltre vent’anni, da quel lontano 2000 alla corte di Sven-Göran Eriksson quando per l’ultima volta si festeggiava lo scudetto in casa Lazio.
Sicuramente quest’anno l’entusiasmo sarà condiviso da altri tifosi non necessariamente bianconeri, il nero e l’azzurro sembrano i colori della rinascita e della consacrazione come l’Atalanta di mister Giampiero Gasperini e l’Inter di Conte ci stanno facendo vedere in questi mesi. Probabilmente l’estate scorsa in pochi, anzi pochissimi, avrebbero scommesso su una Lazio capolista e una Juve seconda e tallonata dall’Inter a un paio di mesi dalla fine del campionato, chissà se i tifosi dell’Atalanta si sarebbero aspettati di avanzare così tanto in Champions League ed essere allo stesso tempo la quarta forza del campionato, davanti a Roma, Napoli e Milan, con un Ilicic in lotta per il podio in classifica cannonieri ed il solito “Papu” Gomez a contendersi il primato tra i giocatori che hanno fornito più assist in questa stagione.

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Un campionato all’ombra delle incertezze

Certo la situazione delle ultime settimane pare piuttosto convulsa a causa del Coronavirus che sta creando non pochi problemi tra rinvii e partite a porte chiuse; tutti ovviamente si augurano che l’allarme rientri il prima possibile e che si possa tornare a parlare unicamente di calcio giocato. Intanto diamo un’occhiata alla situazione della Serie A dal punto di vista della classifica e delle ultime indiscrezioni a livello calcistico, lasciando ad altra sede le discussioni.

Dicevamo dell’Atalanta e dei suoi successi, dopo la batosta rifilata al Lecce di Liverani con tripletta del solito Zapata, arriva la doccia fredda della partita a porte chiuse in Champions col Valencia, probabilmente una situazione del genere non se la sarebbe aspettata nessuno dato che per Valencia sarebbero sicuramente partiti migliaia di tifosi bergamaschi che in questi ultimi anni stanno andando in visibilio grazie alla Dea e al granitico Giampiero Gasperini, uomo duro e carismatico, capace di portare anche una provinciale a giocarsela sui campi più prestigiosi senza nessun timore reverenziale.

Dunque lotta aperta al vertice con Lazio e Juve a contendersi un primo posto quest’anno per niente scontato, chissà che l’Inter non regali qualche sorpresa ora che Lukaku, Brozovic e Lautaro Martinez hanno cominciato a far vedere di che pasta sono fatti e soprattutto di cosa sono capaci insieme, per informazioni chiedere a Napoli e Ludogorets tra le altre.

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La fine di un’epoca in casa Juventus

Che in casa Juventus fosse finito un ciclo lo si sapeva da quando Massimiliano Allegri ha lasciato la panchina bianconera passando le redini in mano a Maurizio Sarri, uomo forte di Napoli e Chelsea che però all’ombra della Mole non ha ancora saputo tirare fuori dai suoi quello spirito e quella cattiveria agonistica che fino ad ora avevano caratterizzato le squadre in cui veniva praticato il “sarrismo”, al punto che ora pare che la dirigenza della Juve capitanata da Andrea Agnelli stia addirittura pensando ad un ritorno di Max Allegri per non rischiare di perdere definitivamente la faccia dopo il super colpo di mercato Cristiano Ronaldo che nonostante le solite prestazioni da extraterrestre non può da solo traghettare la squadra verso l’ennesima vittoria, o almeno non può più, perché prima ce l’aveva sempre fatta praticamente da solo.

Sicuramente se un anno fa avessimo scommesso su questi avvenimenti presso un qualsiasi casinò per giocare online avremmo guadagnato un bel gruzzoletto. Del resto chi si sarebbe mai aspettato un Napoli ormai non più agguerrito al punto da impensierire le grandi, un’Atalanta che prepotentemente si continua ad insinuare in posizioni della classifica storicamente destinate a compagini più blasonate quali Roma e Milan, insomma questa serie A 2020 ci sta regalando davvero non poche sorprese e noi non vediamo l’ora di sapere come andrà a finire.  Saranno in grado i due marziani Lukaku e Lautaro di fronteggiare la straordinaria fase ascendente della Lazio trascinata dal bomber Immobile o alla fine trionferà lo strapotere juventino come negli ultimi otto anni? Staremo a vedere sperando che lo spettacolo sia altrettanto avvincente per i mesi che mancano alla fine del campionato.

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La lotta per la salvezza

Non dimentichiamo la parte bassa della classifica dove si scatena il derby genovese per la retrocessione, Genoa e Sampdoria sembrano destinate ad una lotta all’ultimo sangue per spuntarla anche quest’anno, osservate dall’alto da Lecce e Torino e tallonate da Brescia e Spal. Con il pareggio con l’Atalanta, le vittorie su Cagliari e Bologna,  la squadra di Nicola sembra aver ripreso una timida rimonta nonostante l’ultima sconfitta contro la capolista Lazio, mentre i cugini blucerchiati sembrano aver preso un cammino leggermente più tortuoso con le sconfitte patite contro Napoli e Fiorentina, in vista il match con la Roma sempre che si riesca a giocare per motivi di salute pubblica, poi il Bologna di Mihajilovíc e a fine mese  il match della verità contro il Lecce.

Saranno settimane intense che speriamo di vivere entusiasmo e chissà che non si torni a chiedersi chi sarà la prossima anti Juve, se l’inter del duo delle meraviglie o la Lazio del capocannoniere e papabile vincitore della scarpa d’oro 2020.

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Stagione calcistica 1995/1996. Il 3 marzo si incrociano Lazio e Inter. Il match è valido per la 24esima giornata. A deciderlo è un’autorete di Nesta al minuto 64. A fine torneo i biancocelesti chiudono terzi in classifica, i nerazzurri addirittura settimi. Lo scudetto va sulle maglie a strisce… del Milan.

È quello appena ricordato l’unico Lazio-Inter giocato alla 24esima di Serie A. Il bilancio con gli altri 75 precedenti finisce per sorridere ai padroni di casa avanti per numero di vittorie, 26-22, e gol marcati, 103-97. Mentre i pareggi ammontano a 28. Tuttavia negli ultimi tre anni si sono imposti gli ospiti. Fra l’altro mettendo a segno sempre una tripletta. Così l’ultimo segno 1 in schedina è del 2015/2016, 2-0 firmato Klose e Candreva (oggi ex) su rigore.

Grandi assenti risultano pertanto i match chiusi in parità. Con reti non fa capolino da oltre un decennio, 1-1 nel 2007/2008. A porte inviolate, 0-0, nientemeno che dal 2005/2006. La squadra di Inzaghi all’Olimpico ha messo insieme 9 successi e 3 pari in questa Serie A. L’ultimo ko risale allo scorso 5 maggio e fu opera dell’Atalanta. Quella di Conte in trasferta conta 9 vittorie e 2 segni X. Il più recente stop è del 19 maggio e fu causato dal Napoli.

Dando uno sguardo ai vari indicatori scopriamo che Lazio-Inter non sarà soltanto terza contro prima. Laziali e interisti condividono, infatti, le difese meno battute, solo 20 reti incassate, e con più clean sheet, 8 a testa. Inoltre con 53 gol per Immobile e compagni, 48 per Lukaku e soci, mostrano anche i due attacchi più prolifici dopo quello atalantino.

CONFRONTI DIRETTI LAZIO-INTER (SERIE A)*

76 incontri disputati
26 (23) vittorie Lazio
28 (34) pareggi
22 (19) vittorie Inter
103 (51) gol fatti Lazio
97 (50) gol fatti Inter

ULTIME 5 SFIDE LAZIO-INTER (SERIE A)

2014/2015, 35° giornata, Lazio-Inter 1-2
2015/2016, 36° giornata, Lazio-Inter 2-0
2016/2017, 37° giornata, Lazio-Inter 1-3
2017/2018, 38° giornata, Lazio-Inter 2-3
2018/2019, 10° giornata, Lazio-Inter 0-3

RISULTATI PIU’ RICORRENTI IN SERIE A AL TERMINE DEI LAZIO-INTER

1-1 comparso per 11 volte, l’ultima nel 2007/2008 (Crespo – Rocchi)
0-0 comparso per 9 volte, l’ultima nel 2005/2006
1-0 comparso per 8 volte, l’ultima nel 2013/2014 (Klose)

* Fra parentesi i dati dei precedenti Lazio-Inter in Serie A dopo la prima frazione di gioco.

Inzaghi vs Conte

Seconda sfida in Serie A fra Simone Inzaghi, Lazio, e Antonio Conte, Inter. L’unico precedente fra i due è, infatti, quello disputato un girone fa al Meazza di Milano: risultato di 1-0 per il nerazzurro. Molti di più, al contrario, gli incroci fra il tecnico di Piacenza e la Beneamata, fra il mister di Lecce e gli Aquilotti. L’allenatore biancoceleste vinse il primo testa a testa in campionato contro l’Inter, 2-0 nell’annata 2015/2016, poi ecco succedersi in ordine sparso 5 sconfitte, 1 pareggio (ad occhiali, vale a dire 0-0, nel 2017/2018) e 1 successo (1-0 nel girone di ritorno del 2018/2019).

Insolitamente le Lazio di Inzaghi contro i nerazzurri alternano match con gol ad altri di digiuno assoluto. Poiché all’andata le polveri risultarono bagnate…Per l’ex ct della Nazionale la Lazio è avversario fruttuoso. In 7 scontri diretti di campionato, 6 con la Juventus più quello alla quinta giornata del torneo in corso, ha lasciato per strada solo 4 punti dei 21 in palio.

Dando uno sguardo ai curricula dei mister scopriamo che in caso di segno 1 al termine del big match dell’Olimpico, Inzaghi avrà eguagliato il numero di successi raccolti lo scorso campionato e con ancora 14 gare da disputare potrà provare a eguagliare o migliorare il suo primato stagionale di 21 (scritto nel 2016/2017 e nel 2017/2018).

TUTTI I PRECEDENTI FRA INZAGHI E CONTE IN CAMPIONATO

0 vittorie Inzaghi
0 pareggi
1 vittoria Conte
0 gol fatti squadra di Inzaghi
1 gol fatto squadra di Conte

TUTTI I PRECEDENTI FRA INZAGHI E L’INTER IN CAMPIONATO

2 vittorie Inzaghi
1 pareggio
5 vittorie Inter
6 gol fatti squadre di Inzaghi
13 gol fatti Inter

TUTTI I PRECEDENTI FRA CONTE E LA LAZIO IN CAMPIONATO

5 vittorie Conte
2 pareggi
0 vittorie Lazio
11 gol fatti squadre di Conte
3 gol fatti Lazio

I NUMERI DI INZAGHI IN SERIE A

144 panchine
79 vittorie
29 pareggi
36 sconfitte
108 gare a punti

I NUMERI DI CONTE IN SERIE A

150 panchine
102 vittorie
34 pareggi
14 sconfitte
136 gare a punti

Quello del 1985 è un gennaio freddo, rigido e con forte nevicate in gran parte del Nord Italia. Le città sono paralizzate, le strade ghiacciate e chiuse e, con loro, molte attività commerciali. Il Milan, domenica 20 gennaio, deve giocare in trasferta sul campo dell’Udinese, ma il match è a rischio.

La partita, complice l’arduo e generoso lavoro degli inservienti e degli spalatori, si riesce a giocare, ma sul pullman per la partita friulana non sale Tassotti. Al suo posto, alla prima convocazione in prima squadra, ci va Paolo Maldini.
Il figlio di Cesare, appena 16 anni, si accomoda in panchina con la maglia numero 14, accanto a Nuciari, Ferrari, Cimmino e Giunta. In campo, invece, l’allenatore Liedholm schiera in porta Terraneo, in difesa Galli, Baresi, Russo e Di Bartolomei, a centrocampo Evani, Verza, Battistini e Manzo dietro alle due punte Hateley e Incocciati.

L’Udinese passa in vantaggio al minuto 11 con la bella rete di Selvaggi che dribbla in area difensore e portiere, mentre Battistini si infortuna poco prima dell’intervallo. Durante la fine del primo tempo, Maldini, che non pensava minimamente alla possibilità di esordire in Serie A e pensava solo a coprirsi dal gelo, fu richiamato da Liedholm: «Dove preferisci giocare?», disse lui. «Io solitamente gioco a destra, mister», rispose l’erede di Cesare.

Così il ragazzino di 17 anni inizia la sua lunga storia d’amore con il Milan. Sul campo è già sicuro e determinato: lo si vede chiudere in scivolata un paio di interventi, marchio di fabbrica per tempismo e puntualità della sua carriera. Il Milan raggiunge il pareggio al 63’ con la rete dell’inglese Hateley, abile a cogliere per primo una punizione deviata di Di Bartolomei.

Per il calcio italiano e per quello internazionale, il 20 gennaio 1985 non è un giorno qualsiasi: cinque Champions League, sette scudetti, tanti riconoscimenti e 902 partite sempre con la stessa maglia, dopo tutto questo è ancora oggi ricordato come il giorno del debutto di Paolo Maldini. Con il Milan ha vinto tanto, tutto quello che si poteva conquistare in un club; rimarranno amare delusioni, invece, con la Nazionale. Pilastro della difesa, 126 presenze di cui 74 da capitano, Maldini ha disputato ben 4 Mondiali.

Nils Liedholm al termine di quella partita contro l’Udinesedisse:

Paolo ha un grande avvenire

 

La dinastia prima e dopo: da Cesare al nipote Daniel

Ma quello di Paolo Maldini sarebbe un racconto solo parziale se non citassimo il ciclo dinastico in rossonero aperto dal padre Cesare e continuato dal figlio Daniel.  Cesare Maldini, nato a Trieste il 5 febbraio 1932 e all’età di tredici anni, impressionò favorevolmente il massaggiatore della Triestina il quale lo fece provinare presso la società alabardata, dove all’interno della stessa compì poi tutta la trafila delle formazioni giovanili, superando in questi anni anche l’ostacolo fisico di una pleurite che rischiava di precludergli la futura carriera calcistica. Nei primi anni 1950 ebbe modo di conoscere per la prima volta Nereo Rocco, destinato a diventare una figura ricorrente della carriera e ancor più della vita di Maldini. Proprio il paròn decise in questi anni di aggregarlo stabilmente alla prima squadra, seppur l’esordio da professionista avvenne poi agli ordini di Mario Perazzolo il 24 maggio 1953, all’età di ventuno anni, per la sfida di Serie A sul campo del Palermo. La stagione dopo divenne titolare e, nonostante la giovane età, eletto capitano della formazione giuliana tornata dopo tre anni nelle mani di Rocco. Passò al Milan nel 1954 e il suo esordio in Serie A con la maglia rossonera fu, coincidenza, proprio contro la Triestina nel settembre dello stesso anno. Con il Milan disputò 386 partite, molte delle quali da capitano, vincendo quattro scudetti e la prima storica Coppa dei Campioni.

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E arriviamo a Daniel. San Siro ha applaudito anche lui, domenica 2 febbraio 2020 nel pareggio per 1-1 contro l’Hellas Verona. Classe 2001, primo giocatore del nuovo millennio a debuttare in prima squadra nel Milan, Pioli ha guardato la panchina cercando forze fresche da inserire. Ceduto Piatek, c’era solo un ragazzo della Primavera, talvolta aggregato alla prima squadra. Trequartista di ruolo, Maldini di cognome. Così Pioli ha mandato in campo il secondogenito di Paolo al 93’. «È stato un sogno, peccato per il risultato. Speriamo la prossima volta di riuscire a portare a casa i tre punti.Il Verona è una squadra tosta. Forse avremmo meritato la vittoria, ma ci dobbiamo accontentare del pari» dichiara il biondino sorridente. «L’esordio era un obiettivo, ora speriamo di andare avanti così. Ho provato un’emozione forte, ma mio padre mi tranquillizza». Ha Lasciato lo stadio con lo zainetto in spalla, mentre Paolo lo segue orgoglioso: «Il debutto non era preventivato. Non avrebbe dovuto essere convocato, non si era allenato per due giorni, non stava benissimo».

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Un gol al 93′, in un match tradizionalmente sentito e reso ancor più delicato per i punti Champions League. Il 2 marzo 2008, si giocava allo stadio Olimpico di Torino, sì perché la Juventus era in un limbo tra il vecchio Delle Alpi e il nuovo Stadium. Contro la Fiorentina di Cesare Prandelli che riuscì allo scadere a vincere il match per 3-2. Partita rocambolesca, con gli ospiti in vantaggio con Gobbi, poi Sissokho e Camoranesi ribaltano momentaneamente la gara prima del contro sorpasso viola con Papa Waigo e il colpo di testa di Osvaldo.

Ecco, gli ultimi punti presi dalla Fiorentina in casa della Juventus risalgono alla stagione 2007-2008. Da quando è stato inaugurato lo Stadium la Juventus, in campionato, ha sempre e solo vinto nelle sfide con la Fiorentina: un 8 su 8. E dando un’occhiata anche alle stagioni precedenti scopriamo che i bianconeri sono in serie positiva da 11 match.

JUVENTUS-FIORENTINA 2-3 (Stagione 2007-2008 – 26^ giornata Serie A)
JUVENTUS: Buffon; Zebina, Legrottaglie, Grygera, Molinaro; Camoranesi (21’st Nocerino), Sissoko,
Zanetti, Palladino; Del Piero (26’st Iaquinta), Trezeguet.
In panchina: Belardi, Birindelli, Stendardo, Salihamidzic, Tiago.
Allenatore: Ranieri.
FIORENTINA: Frey; Ujfalusi (16’st Osvaldo), Kroldrup, Gamberini, Gobbi; Kuzmanovic, Donadel, Montolivo; Santana (21’st Papa Waigo), Pazzini, Jorgensen.
In panchina: Avramov, Dainelli, Pasqual, Da Costa, Cacia.
Allenatore: Prandelli.
RETI: 18’pt Gobbi, 29’pt Sissoko, 12’st Camoranesi, 31’st Papa Waigo, 48’st Osvaldo.

Sabato 11 gennaio il Liverpool ha battuto in Premier League il Tottenham di Mourinho con una rete dell’attaccante Firmino. Un secco 1-0 che ha confermato il predominio della squadra allenata da Klopp che, nel campionato inglese in corso, su 21 partite disputate ha centrato 20 vittorie e un solo pareggio (1-1 contro il Manchester United del 20 ottobre).

Se estendiamo lo sguardo, andando oltre a quanto già di unico sta facendo il Liverpool, la striscia di imbattibilità dei Reds è ancor più ampia se si includono anche le partite della Premier League 2018-2019 in cui sono andati a punti. Quasi un intero anno solare senza incappare in una sconfitta, 38 risultati utili e consecutivi: per trovare l’ultimo ko, infatti, bisogna risalire proprio agli albori del 2019, era il 3 gennaio e il Liverpool perse 2-1 contro il Manchester City poi laureatosi campione.

Certo, nella classifica all-time, considerando i cinque campionati principali Europa, il Liverpool è ben lontano dalle 58 partite senza sconfitte del Milan tra il 1991 e il 1993, primato ancora ineguagliato. Ma la vittoria numero 38 permette alla squadra inglese di entrare nella top-10 e di raggiungere una squadra capace di realizzare un’impresa unica e tutta italiana, il Perugia di fine anni Settanta.

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Il Perugia della stagione 1978-1979 è ricordato ancora oggi per il record d’imbattibilità stagionale in Serie A, evento prima di allora mai raggiunto da nessuna squadra nella storia dei tornei a girone unico. Al loro quarto campionato in massima serie, i grifoni chiusero imbattuti il torneo grazie a una striscia di 30 partite senza sconfitte, raggiungendo inoltre il 2^ posto finale in classifica con 41 punti, 11 vittorie e 19 pareggi, e solamente tre punti dietro al Milan vincitore dello Scudetto, il decimo della sua storia.

Malizia, Nappi, Ceccarini, Frosio, Della Martita, Dal Fiume, Bagni, Butti, Casarsa, Vannini, Speggiorin, questo era l’undici ideale allenato da Ilario Castagner. E partite epiche, eroiche come la vittoria in casa della Juventus il 22 ottobre 1978, un 2-1 con gol di Speggiorin e Vannini e con i bianconeri che allo stadio Comunale dal 1970 avevano solo perso un derby; o il 2-2 in rimonta contro l’Inter con gol del pareggio a partita quasi finita, segnato dal terzino Antonio Ceccarini, all’unica rete in carriera in Serie A.

Il primato fu piuttosto sorprendente, si parla ancora del “Perugia dei miracoli” poiché conseguito da una cosiddetta provinciale del calcio italiano: infatti, nei decenni successivi, il Milan nel 1991-1992 e la Juventus nel 2011-2012 furono i soli club capaci di eguagliare il record degli umbri.

Alle 30 partite da imbattuta nella stagione 1978-1979, la squadra di Perugia inanellò altre 7 incontri nel campionato successivo senza perdere, prima di piegarsi il 28 ottobre 1979 al cospetto del Torino che vinse in trasferta 2-0 con i gol di Salvatore Vullo e Paolo Pulici. La striscia positiva, in realtà, iniziò dalla stagione antecedente a quella “miracolosa” con il successo sul Pescara per 2-1 del 7 maggio 1978. E ha dell’incredibile se si pensa che la Serie A 1977-1978 fu funestata dalla morte di Renato Curi, a causa di un infarto, il 30 ottobre 1977 durante un Perugia – Juventus, in quello stadio che dal 26 novembre fu intitolato alla memoria del calciatore di 24 anni.

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Il risultato più ricorrente all’intervallo di un Roma-Juventus è il pareggio. Negli 85 incontri disputati in Serie A dal 1929/1930 per 33 volte è comparso sotto forma di 0-0, l’1-1 s’è visto in 3 circostanze, mentre nel torneo 1961/1962 fu 2-2. Una tradizione che trova conferma anche negli ultimi dieci scontri diretti. Solo nel 2011/2012 le due squadre rientrarono negli spogliatoi per il tè con la schedina sprovvista del segno X: al minuto numero 6 aveva frantumato gli equilibri una rete di De Rossi.

Insomma, quella fra giallorossi e bianconeri sembra proprio una classica del calcio italiano che viene decisa nei secondi tempi e la Vecchia Signora è la migliore squadra della A 2019/2020 per differenza punti fra la prima e la seconda frazione di gioco. Gli uomini di mister Sarri, infatti, mostrano +17. La classifica stilata con i risultati al 45’ li vedrebbe a quota 28, mentre la graduatoria in vigore li trova a 45 punti.

Anche la Lupa mostra valori positivi in questa statistica: +5. I calciatori di Fonseca passano, infatti, dai 30 del primo ai 35 punti del secondo tempo. E pure l’andamento delle marcature dei due club sembra confermare il crescendo di prestazioni nell’arco dei novanta minuti di gioco. La Juventus ha segnato, infatti, 16 gol prima dell’intervallo e 19 reti dopo il rientro in campo. La Roma 15 prima del 45’ (più recuperi) e 18 fra il 46’ e il triplice fischio finale.

Gettando uno sguardo sui precedenti scopriamo che i campioni d’Italia in carica non sbancano l’Olimpico giallorosso dal 2013/2014. Guarda caso anche allora il gol partita arrivò in zona Cesarini e lo marcò l’ex Osvaldo. Successivamente ecco 3 segni 1 in schedina e 2 pareggi. La passata stagione fu 2-0 per i padroni di casa, Florenzi e Dzeko i bomber.

CONFRONTI DIRETTI ROMA-JUVENTUS (SERIE A)*

85 incontri disputati
32 (30) vittorie Roma
28 (37) pareggi
25 (18) vittorie Juventus
122 (53) gol fatti Roma
98 (38) gol fatti Juventus

ULTIME 5 SFIDE ROMA-JUVENTUS (SERIE A)

2014/2015, 25° giornata, Roma-Juventus 1-1
2015/2016, 2° giornata, Roma-Juventus 2-1
2016/2017, 36° giornata, Roma-Juventus 3-1
2017/2018, 37° giornata, Roma-Juventus 0-0
2018/2019, 36° giornata, Roma-Juventus 2-0

RISULTATI PIU’ RICORRENTI IN SERIE A AL TERMINE DEI ROMA-JUVENTUS

1-1 comparso per 15 volte, l’ultima nel 2014/2015 (Tevez – Keita)
0-0 comparso per 8 volte, l’ultima nel 2017/2018
3-0 comparso per 7 volte, l’ultima nel 1994/1995 (Tacchinardi autogol – Fonseca – Balbo)
1-0 comparso per 7 volte, l’ultima nel 2012/2013 (Totti)

* Fra parentesi i dati dei precedenti Roma-Juventus in Serie A dopo la prima frazione di gioco.

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Luis Enrique, il primo mister della Roma americana, chiuse l’andata del torneo 2011/2012 con 31 punti (9V – 4X – 6P; ovviamente conteggiando anche il recupero della 18esima giornata col Catania). Dopo di lui, annata 2012/2013, fu la volta di Zdenek Zeman che in 19 turni di punti ne raccolse 32 (10V – 2X – 7P). Ecco quindi Rudi Garcia che con un bottino di 44 lunghezze (13V – 5X – 1P) fece sognare i tifosi capitolini durante il campionato 2013/2014. Passo simile per l’undici di Luciano Spalletti nel 2016/2017, 41 punti al giro di boa (13V – 2X – 4P). Mentre la squadra allenata da Eusebio Di Francesco, stagione 2017/2018, includendo la sfida con la Sampdoria prevista per settembre e slittata poi a fine gennaio, si fermò a quota 40 (12V – 4X – 3P).

Insomma, comunque vada il prossimo Roma-Juventus, Paulo Fonseca avrà fatto meglio, a questo punto della stagione, soltanto di Luis Enrique e Zdenek Zeman. Per chiudere con una vittoria il girone d’andata della Serie A 2019/2020 dovrà però fare sua la ‘doppia’ prima in Italia contro Maurizio Sarri e la Juventus.

A suo favore il bilancio in rosso del tecnico toscano quando affronta la Lupa. Su 8 scontri diretti dal torneo 2014/2015 in poi, rintracciamo 2 vittorie (ottenute entrambe col Napoli), 2 segni X (equamente divisi fra Empoli e campani) e ben 4 sconfitte (fra l’altro la più recente in occasione dell’ultimo incrocio, 2-4 al 27esimo turno 2017/2018).

Attenzione però, se la Vecchia Signora dovesse ritrovare quel successo che nell’Olimpico giallorosso le manca dal 2013/2014, ecco che i punti a metà torneo sarebbero 48 ed equivarrebbero alla quarta migliore prestazione dei bianconeri nella Serie A con i 3 punti a vittoria e dopo 19 giornate.

TUTTI I PRECEDENTI FRA SARRI E LA ROMA IN CAMPIONATO

2 vittorie Sarri
2 pareggi
4 vittorie Roma
7 gol fatti squadre di Sarri
11 gol fatti Roma

I NUMERI DI FONSECA IN SERIE A

18 panchine
10 vittorie
5 pareggi
3 sconfitte
15 gare a punti

I NUMERI DI SARRI IN SERIE A

170 panchine
101 vittorie
43 pareggi
26 sconfitte
144 gare a punti

A dispetto dell’esito del match dell’Olimpico, la Lazio chiuderà il girone d’andata della Serie A 2019/2020 davanti al Napoli. Un evento che non accadeva dalla stagione 2011/2012, quando dopo 19 giornate la classifica vedeva i biancocelesti a quota 33 e gli azzurri qualche gradino sotto a 29. E proprio al torneo appena ricordato risale l’ultimo segno 1 in schedina al termine di un Lazio-Napoli di campionato. La sfida si concluse col punteggio di 3-1: Candreva al 9’, Pandev al 34’, Mauri al 68’, Ledesma all’81’ (rigore).

E l’anno successivo, 2012/2013, ecco entrambi i club con 39 punti (non tenendo conto della penalizzazione, poi revocata, che gravava sui campani) secondi a -5 dalla capolista Juventus, per poi fare 1-1 nello scontro diretto al 24esimo turno, Floccari all’11’ e Campagnaro all’87’. Scritto ciò non possiamo scordare che i partenopei hanno in corso una serie fatta di 6 successi senza soluzione di continuità nelle trasferte con vista sul Tevere. Un filotto cominciato nel 2013/2014, quando alla 14esima giornata fu 2-4: Higuain al 24’, autorete di Behrami al 25’, Pandev al 50’, Higuain al 72’, Keita all’80’ e Callejon al 91’.

Fra l’altro se non teniamo conto del fattore campo scopriamo che il Napoli viene da 5 vittorie e 8 gare a punti contro la Lazio. Un bel biglietto da visita per chi dovrà vedersela contro una squadra che a Brescia ha centrato per la nona volta di seguito i tre punti, mentre smuove la graduatoria da 12 impegni. Al contrario i campani dopo aver chiuso l’anno col blitz di Reggio Emilia, hanno aperto il 2020 andando ko al San Paolo contro l’Inter.

Concludiamo ricordando che nessuno in questa Serie A marca quanto la Lazio nei recuperi dei secondi tempi, già 6 centri, e che la difesa di Gattuso dovrà vedersela contro il capocannoniere e l’uomo più decisivo del torneo, 8 gol che hanno modificato il risultato, Immobile.

CONFRONTI DIRETTI LAZIO-NAPOLI (SERIE A E SERIE B)*

64 incontri disputati
26 (19) vittorie Lazio
20 (30) pareggi
18 (15) vittorie Napoli
86 (41) gol fatti Lazio
71 (34) gol fatti Napoli

ULTIME 5 SFIDE LAZIO-NAPOLI (SERIE A)

2014/2015, 19° giornata, Lazio-Napoli 0-1
2015/2016, 23° giornata, Lazio-Napoli 0-2
2016/2017, 31° giornata, Lazio-Napoli 0-3
2017/2018, 5° giornata, Lazio-Napoli 1-4
2018/2019, 1° giornata, Lazio-Napoli 1-2

RISULTATI PIU’ RICORRENTI IN SERIE A E SERIE B AL TERMINE DEI LAZIO-NAPOLI

1-1 comparso per 11 volte, l’ultima nel 2012/2013 (Floccari – Campagnaro)
0-0 comparso per 8 volte, l’ultima nel 1976/1977
0-2 comparso per 6 volte, l’ultima nel 2015/2016 (Higuain – Callejon)
2-1 comparso per 6 volte, l’ultima nel 2007/2008 (Rocchi – Firmani – Domizzi)

* Fra parentesi i dati dei precedenti Lazio-Napoli in Serie A e Serie B dopo la prima frazione di gioco

Simone Inzaghi da allenatore non ha mai battuto il Napoli

Simone Inzaghi conta il doppio di gare a punti in Serie A rispetto a Gennaro Gattuso. È pur vero che anche il curriculum del primo è più corposo di quello che vanta il secondo. L’ex bomber ha iniziato a sedersi sulle panchine del massimo campionato italiano sul finire della stagione 2015/2016. Al contrario l’ex mediano, che comunque già allenava fra i ‘grandi’, nel corso della stagione 2017/2018.

Nonostante questa differenza d’esperienza è proprio l’attuale partenopeo ad avere avuto la meglio nei 3 scontri diretti fino a oggi disputati in Serie A: 2 vittorie, alla guida del Milan, intervallate dal pareggio, all’Olimpico, nel girone d’andata dello scorso campionato. Poco più di un anno fa, difatti, Lazio-Milan terminò col punteggio di 1-1.

Se a questi numeri ci aggiungiamo il tabù Napoli… perché il vincitore dell’ultima Supercoppa non è mai riuscito a battere i campani in campionato: 6 incroci con un bilancio di 0 vittorie, 1 pareggio, 5 sconfitte. Numeri piuttosto facili da pronosticare se le tue squadre subiscono sempre almeno un gol dagli avversari. Curiosamente dopo il pareggio per 1-1 nel primo scontro diretto, 12esima giornata 2016/2017, ecco 5 ko senza soluzione di continuità e una media di 3 reti al passivo ogni 90’.

E i testa a testa in serie A fra Gattuso e la Lazio? Coincidono con quelli contro Inzaghi… d’altronde il piacentino è dal 2010 che, fra giovanili e prima squadra, indossa sempre e solo i colori biancocelesti.

TUTTI I PRECEDENTI FRA INZAGHI E GATTUSO IN CAMPIONATO

0 vittorie Inzaghi
1 pareggio
2 vittorie Gattuso
2 gol fatti squadre di Inzaghi
4 gol fatti squadre di Gattuso

TUTTI I PRECEDENTI FRA INZAGHI E IL NAPOLI IN CAMPIONATO

0 vittorie Inzaghi
1 pareggio
5 vittorie Napoli
5 gol fatti squadre di Inzaghi
16 gol fatti Napoli

TUTTI I PRECEDENTI FRA GATTUSO E LA LAZIO IN CAMPIONATO

2 vittorie Gattuso
1 pareggio
0 vittorie Lazio
4 gol fatti squadre di Gattuso
2 gol fatti Lazio

I NUMERI DI INZAGHI IN SERIE A

138 panchine
75 vittorie
27 pareggi
36 sconfitte
102 gare a punti

I NUMERI DI GATTUSO IN SERIE A

65 panchine
32 vittorie
19 pareggi
14 sconfitte
51 gare a punti