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Serena Williams

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Dicono che ogni squadra di calcio del pianeta sia disponibile al giusto prezzo. Ma in Italia ci sono diversi club che cercano attivamente acquirenti. Le squadre italiane di alto livello sono sempre richieste, soprattutto da denaro straniero, e gli investitori potrebbero piombare prima della fine dell’anno.

Genoa

Le prestazioni del Genoa in Serie A sono state dolorose negli ultimi tempi, con la retrocessione evitata nell’ultima giornata nelle ultime due stagioni. E i problemi finanziari hanno affondato il club, che ha ottenuto diversi prestiti, che però non aiutano le cose. Si parla di un’acquisizione e si pensa che il proprietario del Leeds United, Andrea Radrizzani, sia interessato. Parlando di un’offerta ricevuta di recente, Enrico Preziosi, il presidente del club, ha detto: “È un’offerta ridicola”.

Hellas Verona

Il presidente dell’Hellas Verona, Maurizio Setti, ha chiarito le sue intenzioni un anno fa quando ha detto: “Se qualcuno vuole il Verona per fare meglio di me, sono pronto”. E questa notizia ha immediatamente suscitato le voci di un’acquisizione da parte del supremo del West Ham David Sullivan, che sono state immediatamente respinte dal capo degli Hammers.

Sampdoria

La Sampdoria è un club in vendita, e c’era un accordo sul tavolo che avrebbe potuto vedere il cambio di proprietà non molto tempo fa. La Sampdoria è un club con una grande tifoseria e una lunga serie di giocatori con pedigree come Lombardo, Mancini e Gullit. Si può solo immaginare la quantità di scommesse sul calcio fatte quando questi grandi nomi erano in azione!

Un altro ex fuoriclasse della Samp, Gianluca Vialli, ha infatti rappresentato una cordata che era in trattativa per l’acquisto con Massimo Ferrero, presidente del club. Il gruppo di Vialli aveva il sostegno di Jamie Dinan, un gestore di hedge fund americano, nonché del fondatore del Pamplona Capital Management, Alex Knaster. La loro offerta era di $ 20 milioni inferiore al prezzo richiesto.

Parma

Parma, un club ricco di storia per quanto riguarda il calcio italiano, quindi non sorprende che ci sia interesse da parte degli investitori all’acquisto. Al momento in cui scrivo, Hisham Al Hamad Al Mana sta facendo un’offerta per una partecipazione di controllo nel club. Partendo da una quota del 51%, mira ad acquisire il 100% entro cinque anni dalla prima acquisizione. Al Mana, originario del Qatar, è coinvolto nel Gruppo Al Mana, che svolge molte attività nella regione dell’Estremo Oriente.

Sassuolo

Il titolare del Sassuolo, Giorgio Squinzi, purtroppo, è mancato l’anno scorso. È il presidente che ha portato il club dal calcio di quarta divisione in Italia alla massima serie. Dopo la sua morte, il club è passato alla sua famiglia, ma non sono sicuri di essere le persone giuste per portare avanti il Sassuolo. Si è scatenata la voce che potrebbe essere sul mercato per vendere il club di Serie A in modo che altri possano continuare il lavoro di Squinzi.

Torino

Non è chiaro se il Torino sia in vendita, come ha detto il loro presidente Urbano Cairo, “non incontrerò nessuno”. Ripeto che il club non è in vendita”. Tuttavia, a luglio, gli investitori locali hanno formato un gruppo chiamato Console and Partners e si sono quotati in borsa con l’intenzione di acquistare la squadra di Serie A italiana. Quindi, resta da vedere se Il Cairo venderà al giusto prezzo.

Nell’ultimo secolo, moltissime sportive sono riuscite ad avere un impatto molto forte nel mondo dello sport e sono servite come ispirazione a tutte le ragazze che un giorno avrebbero voluto fare lo stesso. Secondo uno studio del 2018, l’84% di fan sportivi generali ora hanno interesse anche per le attività sportive femminili. Da Serena Williams a Simone Biles, dalle wrestler professioniste alle nuotatrici che detengono svariati record mondiali. Entriamo nel vivo delle cose e iniziamo la lista delle sportive più iconiche di sempre che sono riuscite a mettere gli sport femminili sotto i riflettori.

Serena Williams

Serena Williams è considerata una delle giocatrici di tennis più famose di sempre. Tutte le sue vittorie l’hanno fatta diventare la figura d’ispirazione che ora è negli sport, specialmente per i più giovani. Nel 2019 è stata l’unica donna nella lista di Forbes degli atleti più pagati del mondo. Insieme alla sorella Venus, sono considerate le pioniere di una nuova era per le donne nel tennis.

Ronda Rousey

La wrestler professionista donna più famosa del mondo è Ronda Rousey, una delle più grandi atlete della storia dato che è l’unica donna ad aver vinto sia il campionato UFC che il WWE. È anche stata la prima combattente donna ad essere messa nella UFC Hall of Fame nel 2018, lo stesso anno in cui ha firmato un contratto con WWE e ha iniziato ad essere una wrestler professionista. Prima infatti faceva arti marziali e nel 2008 aveva addirittura vinto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi in judo.

Vanessa Selbst

Vanessa Selbst è una giocatrice di New York, la 26esima nella All Time Money List, la classifica dei migliori giocatori live, e la prima nella Women’s All Time Money List. La sua carriera inizia nel lontano 2006, dopo anni e anni passati ad allenarsi online ai casinò, è riuscita ad arrivare ai vertici del World Poker Tour e dell’European Poker Tour. Vanessa non è solo brava nel mondo del poker, ma ha anche una laurea in scienze politiche e ha vinto una borsa di studio per andare in Spagna per un anno. Tutti i suoi successi nel mondo del gioco non potranno mai essere superati, perché da qualche anno ha deciso di ritirarsi da questo mondo. Di certo però rimarrà nella storia delle migliori giocatrici di poker di sempre.

Katie Ledecky

Tra le nuotatrici migliori del mondo, Katie Ledecky ha vinto cinque medaglie d’oro alle Olimpiadi e 14 medaglie d’oro ai campionati mondiali. Al momento detiene anche il record nel freestyle di 400, 800 e 1500 metri. Il suo debutto in campo internazionale risale alle Olimpiadi a Londra del 2012, quando la quindicenne Katie sorprese tutti vincendo la medaglia d’oro nel freestyle di 800 metri. Bastò aspettare le Olimpiadi successive per sorprendere ancora di più gli spettatori di tutto il mondo, quando vinse ben quattro medaglie d’oro, una d’argento e due record mondiali.

Simone Biles

Simone Biles è la ginnasta più premiata dell’America, con 25 medaglie delle Olimpiadi e dei campionati mondiali, senza contare che vinse quattro di queste medaglie d’oro alle stesse Olimpiadi, quelle del 2016 a Rio. Tutto questo a soli 22 anni.

Alex Morgan

Alex Morgan è la co-capitana della squadra femminile di calcio e ha vinto il campionato FIFA due volte di fila, una prima volta nel 2015 e poi nel 2019. Nel 2012 Morgan ha fatto 28 goal e 21 assist, entrando nei record per essere la seconda donna nella storia a raggiungere questi numeri, senza contare che diventò anche la sesta e più giovane giocatrice ad aver fatto 20 goal in un anno solo.

Danica Patrick

Nel campo delle corse, nessuno può stare dietro a Danica Patrick. È stata la prima e unica donna ad aver vinto la gara IndyCar Series all’Indy Japan 300 e ha avuto i tempi migliori di sempre nelle gare femminili nella gare Indianapolis 500 e Daytona 500. In un mondo principalmente dominato dagli uomini, anche più di tutti gli altri sport precedentemente nominati, Danica Patrick è riuscita ad ispirare molte donne ad entrare nel mondo delle gare professionistiche.

 

“Benvenuti allo show della Williams”. Improvvisato alla bell’e meglio su un vassoio rigido e scritto con pennarello nero, Richard esibisce questo cartello dalla tribuna del Tennis Center at Crandon Park di Key Biscayne, in Florida. E’ il 28 marzo 1999 e a sfidarsi nella finale femminile del Lipton Championships ci sono le sue due figlie, Serena e Venus.

L’inizio di una nuova, avvincente e dominante era del tennis era appena iniziata. Con due ragazze di appena 17 e 18 anni. Quel giorno andò in scena la prima finale tra due sorelle in un grande torneo di tennis dal 1884, quando nel match decisivo del torneo di Wimbledon si erano affrontate le britanniche Maud e Lillian Watson.

L'almanacco del 26 marzo: e venne l'ora del Williams Show

Due giorni prima, il 26 marzo, Serena Williams aveva battuto nella prima semifinale Martina Hingis, allora la numero uno del mondo, in due set 6-4 7-6(3). A quella prima impresa fece immediatamente seguito l’affermazione della sorella Venus sulla fuoriclasse tedesca Steffi Graf (6-2 6-4 il punteggio).

Serena è stata numero uno del mondo per 319 settimane, terza nella classifica all-time (dietro a Steffi Graf con 377 e Martina Navrátilová con 331); è però al primo posto per settimane consecutive da migliore in graduatoria (186, al pari di Steffi Graf). Venus, invece, è la giocatrice che dal 2000 detiene il record della serie più lunga di successi consecutivi, grazie alle 35 vittorie di fila dal torneo di Wimbledon del 2000 alla finale di Linz. In più è l’unica giocatrice in attività, insieme ovviamente a Serena, ad aver partecipato a tutte le finali del Grande Slam, sia nel singolare che nel doppio.

In totale, nel doppio, hanno vinto 14 tornei del Grande Slam e tre medaglie d’oro alle Olimpiadi. Quel torneo, lo vinse Venus, battendo la sorella 6-1 4-6 6-4.

Serena and Venus Williams: The sisters used to write their own ...

Negli ultimi 10 anni Tom Brady, con i New England Patriors, ha vinto tre Super Bowl in un campionato che rende quasi impossibile rimanere un contendente al titolo per più di qualche anno. Usain Bolt e Michael Phelps hanno vinto rispettivamente sei e nove medaglie d’oro olimpiche. Messi è stato sei volte campione della Liga, due volte vincitore della Champions League e cinque volte vincitore del Pallone d’Oro.

Nessuno dei quattro, tuttavia, ha avuto un impatto sul loro sport come LeBron James. Almeno secondo giudizio dall’agenzia di stampa internazionale Associated Press che l’ha incoronato come atleta maschile del decennio. Accanto a lui, come atleta femminile degli anni Dieci, c’è Serena Williams che ha vinto 22 Slam dal 2000 a oggi e soprattutto è stata per moltissime stagioni la numero uno incontrastata. Una supremazia eccezionale quella della tennista americana, che in questa speciale classifica ha battuto grandissime campionesse come la nuotatrice Katie Ledecky e le sciatrici Lindsay Vonn e Mikaela Shiffrin.

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LeBron James, che il 30 dicembre 2019 ha compiuto 35 anni e che nella vittoria dei Los Angeles Lakers sui Dallas Mavericks, è diventato il nono giocatore di sempre a raggiungere quota 9.000 assist in NBA, ha aperto il decennio firmando con i Miami Heat. La mossa non solo ha aiutato a inaugurare un’era di superteam, ma ha anche accelerato la frequenza dei movimenti offseason per le top star dell’NBA.

 

A partire dal 2010, LeBron ha raggiunto le finali NBA per otto volte consecutivamente, vincendo tre titoli (e altrettanti MVP delle finali). Il suo più grande successo è probabilmente il titolo 2016, quando ha portato ai Cleveland Cavaliers il loro primo anello, battendo i Golden State Warriors, autori della miglior regular season di sempre con 73 vittorie, sotto 3-1 nella serie (nessuno prima di Cleveland aveva mai rimontato un 3-1 nelle finali NBA).

È stato pubblicato in rete il 24 febbraio ma rientra appieno nelle più belle iniziative per l’8 marzo. A produrre il video è Nike, nota multinazionale di abbigliamento sportivo. Già da tempo Nike aveva inaugurato nei suoi spot la retorica della sfida, del riscatto, dell’apparente gesto folle. Lo spot diffuso in tutto il mondo lo scorso settembre parlava di atleti disabili, di diversità di razza, fisiche, di genere. Tutto vinto grazie al gesto sportivo: magari in assoluto normale, ma estremo rispetto al protagonista. «Non chiedere se i tuoi sogni sono folli, chiediti se sono folli abbastanza» diceva lo slogan finale.

Ora Nike lancia un messaggio tutto dedicato alla donna, alla sua sfida perenne che la vede combattere per un’uguaglianza che dovrebbe essere nelle cose e invece deve essere sempre un faticosa, difficile conquista. In “Dream Crazier” mostra le immagini storiche di Becky Hammon, la prima donna ad allenare una squadra di basket in Nba. Quelle di Katerine Switzer, la donna che nel 1967 per la prima volta partecipò alla maratona di Boston sotto falso nome. I giudici tentarono di impedirle di proseguire la gara, ma lei vi riuscì ugualmente. E poi campionesse, di sport e di vita come Serena Williams, voce narrante di questo spot e vincitrice di 23 Grandi Slam e tornata a giocare a livelli impensabili dopo aver avuto la prima figlia.

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Nello spot Serena Williams elenca le “prime volte” delle atlete, in una lettera d’amore che esalta le conquiste rosa nel mondo dello sport : «Vedere una donna correre una maratona, praticare la boxe o schiacciare a canestro era una cosa da pazzi». Dalla prima maratoneta alla prima atleta con l’hijab, vengono rievocati alcuni dei momenti che hanno segnato la storia dello sport femminile con immagini emozionanti.

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«Se vogliono chiamarti pazza, bene – recita il testo – mostra loro cosa vuole dire. È pazzesco finché non lo fai. Fallo e basta». Un video realizzato magistralmente, con montaggio di immagini piene di pathos. Un video commovente che restituisce l’immagine della donna costretta a essere guerriera da una società iniqua. Ce ne fossero di iniziative del genere, con questa narrazione, con questa capacità di raggiungere un pubblico mondiale e trasmettere valori, contro le diseguaglianze.

Di questi tempi, un anno fa, era su un letto d’ospedale, rischiando la vita per una difficile gravidanza e le successive complicazioni: un ematoma per un grumo di sangue, embolia polmonare e i punti del cesareo che si riaprono. La vita di Serena Williams era a un bivio, la sua stessa vita (e di riflesso, quella sportiva) erano compromesse. Oggi però, la tennista quasi 37enne statunitense avanti, nell’immediato futuro che dice trentunesima finale in un Major, l’epilogo degli Us Open, sabato 8 settembre (ore 22 italiane) contro Naomi Osaka, prima giapponese a qualificarsi per una finale dello Slam.

Dodici mesi indietro non riusciva a camminare, adesso si gioca la seconda finale del 2018 di uno Slam, pur sapendo di non essere al meglio, pur ammettendo di essere al 50-60 per cento delle sue forze: come nei quarti contro la Pliskova, anche contro la Sevastova, la ex numero uno, ora 26, era andata sotto di 0-2. Quest’anno è arrivata fino in fondo a Wimbledon, perdendo; ora prova a cambiare la storia a Flushing: sarà la nona finale, con sei trionfi e due sconfitte, a New York. E oltre al possibile successo, potrebbe inanellare svariati record: raggiungerebbe Margaret Court a quota 24 Slam e potrebbe staccare Chris Evert per numero di vittorie in questo torneo.

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Il viale del tramonto sembra essere distante ed è un messaggio diretto a chi, quasi dal nulla, vorrebbe vestire i panni del guastafeste. A marzo, a Miami, nel loro unico incrocio, l’aveva spuntata proprio Naomi Osaka. Ha vent’anni e dimostra una freddezza atipica, sangue haitiano del papà e sangue giapponese della mamma, nata in Giappone e trasferita negli Usa all’età di tre anni. E il suo idolo femminile? Proprio lei, Serena Williams. «Se ho salvato 13 palle break su 13 è perché volevo giocare a ogni costo contro di lei – ha detto al termine della semifinale – ma quando ce l’avrò davanti la tratterò da rivale, non da idolo».

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Alexis Ohanian, co-fondatore del social network Reddit e marito della tennista Serena Williams, ha pubblicato un video celebrativo realizzato da lui con alcune immagini di un anno fa, quando Williams partorì la sua prima figlia, montate insieme ad altre realizzate nell’ultima settimana durante gli US Open.

 

Lo avevamo già annunciato qualche mese fa che Marion Bartoli a marzo sarebbe tornata in campo , ma nessuno si aspettava di vederla giocare così presto.

Eccola, in forma e con un gran bel sorriso, al centro del Madison Square Garden di New York sfidarsi contro altri big del tennis in un evento benefico dove si esibisce per la prima volta dopo quel lontano 2013.

Quello che sembrava un evidente problema di anoressia pare che invece fosse una malattia tropicale, con la quale la tennista ha dovuto fare i conti per molto tempo abbandonando la sua grande passione, il tennis.

Dalle sue dichiarazioni di qualche mese fa era chiaro l’obiettivo di tornare a gareggiare e a vincere in slam importanti, a partire dal torneo di Miami previsto per il 19 marzo. Oggi, però, Marion Bartoli è più cauta e non si sente di fare affermazioni azzardate:

L’unica certezza è che voglio ritornare a fare ciò che adoro, ma è difficile dire in che misura. Non so se il mio corpo possa continuare a sottoporsi a allenamenti che stanno crescendo di intensità, non so come risponderanno la spalla e le ginocchia. Vivo alla giornata. Adesso credo di essere al 40-50 per cento e tornerò solo quando sarò sicura di poter dare il 100% come cinque anni fa

Ma nonostante la sconfitta nell’esibizione benefica, la campionessa risorta dalle sue ceneri dimostra di avere ancora tantissima grinta e anche un buon servizio, che con allenamento e impegno è intenzionata a migliorare:

Sui colpi da fondo sono molto vicina al mio meglio. Ma sugli spostamenti laterali devo ancora lavorare e il servizio, visto che ho cambiato il movimento, deve essere più veloce. Però la spalla non mi fa male, e questo è un buon segno. E poi ho bisogno di potenziare il fisico e recuperare il peso forma. All’inizio è stato difficile, dopo gli allenamenti dormivo ore e ore. Ma ora faccio quello che amo di più e per questo sono felice: direi che è la cosa più importante

Bartoli non vuole buttare al vento la sua seconda chance e per sfruttarla al meglio sa bene di dover attraversare ogni tappa con gradualità. Ciò che conta è aver ripreso in mano la racchetta ed essere uscita definitivamente da quel tunnel che per lei è stata anche una grande prova di vita.