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Non si può certo dire che lo sciatore norvegese Johannes Klaebo non sia capace di mettersi in gioco. Reduce dalla sua grandissima performance nello sprint a tecnica classica a Pyeongchang 2018 che gli ha fatto conquistare l’oro olimpico, battendo anche il nostro Federico Pellegrino, oggi lo ritroviamo ancora protagonista, ma stavolta non sulla pista.

Eccolo in versione “divertente” durante uno sketch che si ispira al celebre film con Tom Hanks, Forrest Gump.

Corri Klaebo, corri

Sono queste le parole che accompagnano la sua corsa rigorosamente su un paio di sci mentre viene inseguito da due bulli che però non riescono a raggiungerlo perché troppo veloce.

L’idea è della NRK Sport, canale norvegese, che ha deciso di sfruttare l’immagine dello sciatore e la sua popolarità per realizzare questo video che sul web ha riscontrato molto successo.

Klaebo si conferma quindi un atleta dalle mille risorse, capace di fare sul serio sulla pista da sci ma anche di vestire i panni del comico e prendersi un po’ giro. Del resto chi meglio di lui, neo vincitore dell’oro alle Olimpiadi Invernali, può avere voglia di festeggiare e divertirsi?

Presto, però, dovrà tornare concentrato per la prossima prova olimpica che lo vedrà nuovamente battersi con un agguerrito Federico Pellegrino nella staffetta. L’azzurro, infatti, vincitore dell’argento nello sprint a tecnica classica dopo il norvegese, non si accontenta del secondo posto e mira a battere l’avversario già nello sprint a coppie della prossima settimana.

Ma per il momento, ecco il simpatico video del norvegese:

Una medaglia che mancava da tanto, da troppo tempo per l’Italia e la nostra Federica Brignone ce l’ha regalata.

La sciatrice milanese, con il bronzo conquistato nello Slalom gigante di Yongpyong, ci ha emozionato e ci ha dato la possibilità di tornare in auge nello sci alpino dopo vent’anni.

In effetti, l’ultima azzurra sul podio in uno slalom gigante olimpico è stata l’ex campionessa Deborah Compagnoni, oro ai Giochi Olimpici di Nagano 1998 e Lillehammer 1994.
La prima venne conquistata a Squaw Valley nel 1960 da Giuliana Minuzzo.

Un digiuno di 20 anni esatti fino alla giornata coreana, targata Brignone. Si tratta della 33esima medaglia italiana nello sci alpino ai Giochi Olimpici Invernali, la prima femminile dall’oro in superG di Daniela Ceccarelli a Salt Lake City 2002.

Quarta medaglia dunque per l’Italia team, dopo il bronzo di Dominik Windish nel biathlon, l’argento di Federico Pellegrino nello sprint a tecnica classica e l’oro di Arianna Fontana nello short track.

La gioia per questa medaglia è tanta per Federica

Questa medaglia ha un significato enorme, non mi rendo neanche conto di dove sono e cosa sto facendo. Ricevere la medaglia sarà bellissimo, sono molto emozionata adesso. Mi sono commossa come mai nella mia vita!

Felicità che però nasconde un po’ di amarezza sia perché la stessa Federica.

Infatti, dopo una grande prima manche, poteva sperare anche in un argento ma rattristita soprattutto dal mancato piazzamento della collega azzurra Manuela Moelgg. In effetti la sciatrice altoatesina si era piazzata davanti a tutte dopo la prima manche. Nel secondo capitolo della gara, però, qualche sbavatura di troppo ha fatto sì che si allontanasse dal podio.

Avremmo potuto essere in due sul podio. Quando scendeva Manuela stavo veramente male, e sono ancora dispiaciuta adesso, mi sarebbe piaciuto tantissimo fare il podio con lei.

A trionfare è stata la giovanissima americana Mikaela Shiffrin. Comunque sia per la Brignone le Olimpiadi non sono ancora finite, ha ancora molte gare da disputare come la discesa, il superG. Insomma c’è ancora da divertirsi.

Ci sono tante curiosità attorno ai Giochi Olimpici Invernali.

Piccoli dettagli che ora sembrano anche passati ma che fino a qualche anno fa erano di routine. Ma ci sono anche medagli assegnate mezzo secolo più tardi o i vari medaglieri più ricchi.

IL MEDAGLIERE E IL PIÙ MEDAGLIATO

Ad avere più medaglie in bacheca è la Norvegia. Il paese scandinavo domina con ben 329 medaglie ottenute di cui 118 ori, 111 argenti e 100 bronzi. Mica male per un Paese con non molti abitanti. Ovviamente è norvegese anche l’atleta più vincente della storia delle Olimpiadi. Si tratta di Ole Einar Bjørndalen, fuoriclasse del Biathlon che, fra le edizioni del 1998 e del 2014, ha vinto ben 13 medaglie (8 ori, 4 argenti e 1 bronzo).

Al secondo posto del medagliere ci sono gli Usa con 281 (96 ori; 106 argenti e 83 bronzi) e al terzo la Germania con 208 (78; 78; 53). L’Italia è 13esima con 114 medaglie (37 ori, 34 argenti e 43 bronzi).

OLIMPIADI ESTIVE E INVERNALI

Dalla prima edizione del 1924 fino a quella di Albertville 1992 la cadenza dei Giochi Olimpici invernale era la stessa di quelle Estive: quasi sempre a febbraio le prime; fra il luglio e l’agosto successivo le seconde. Nel 1944 l’edizione di Cortina d’Ampezzo non fu disputata a causa del secondo conflitto mondiale.
Dal 1994, però, con l’edizione XVII di Lillehammer, in Norvegia, si decise di dividere le due edizioni. Mantenendo sempre una cadenza quadriennale.

Tuttavia seppur gli sport siano completamente differenti, ci sono stati quattro atleti che sono riusciti a ottenere una medaglia sia nelle edizioni dei giochi invernali che in quelli estivi. Tra questi atleti c’è la tedesca Christa Luding-Rothenburger  che è la sola ad aver vinto tre medaglie in Olimpiadi disputate nello stesso anno nel 1988: un oro e un argento alle invernali di Calgary (rispettivamente 1000 metri e 500 metri nello speed skating) e un argento a Seul nella velocità su pista di ciclismo.

Christa Luding-Rothenburger
LA DISCIPLINA INESISTENTE E SPORT DIMOSTRATIVI

Si tratta della “Pattuglia Militare”, disciplina antenata dell’attuale Biathlon. Era composta da militari e fu ammessa fino all’edizione di Saint Moritz 1948.

Disciplina prima inserita, poi tolta e poi reinserita è stata lo Skeleton. Attualmente è presente nel programma olimpico e ricordiamo che il grande Nino Bibbia è stato il primo azzurro a ottenere una medaglia proprio nello Skeleton.

sono svariate le discipline ammesse come “dimostrative” nella storia dei Giochi invernali.
Nel 1952 a Oslo c’è il “Bandy”, sorta di hockey su ghiaccio con la palla, popolare nei paesi nordici; nel 1936 e nel 1964 c’è stato lo “Stock”, tradizionale gioco delle bocce bavaresi sul ghiaccio; quindi lo “Skijöring”: sci dietro ai cavalli a Saint Moritz 1928. E poi ancora: la corsa con i cani da slitta, in mostra a Lake Placid 1932 e a Oslo nel 1952; lo sci di velocità, dimostrativo nel 1992 e il pentathlon invernale nel 1948.

BRONZO 50 ANNI DOPO

Nel 1924 il bronzo della gara di salto con gli sci è assegnato al norvegese Thorleif Haug, ma nel 1974, giusto 50 anni dopo, si scopre che è stato commesso un errore di misurazione. Così il bronzo viene riassegnato allo statunitense Anders Haugen, che all’età di 83 anni riceve il riconoscimento.

Non s’è ancora alzato il sipario sulla 23esima edizione dei Giochi Olimpici invernali che c’è già qualcuno che ha scritto un piccolo record.

Si tratta della saltatrice azzurra Lara Malsiner, che con la sua giovanissima età è entrata di diritto nella storia dello sport azzurro.

Di fatto, l’atleta originaria di Vipiteno è la prima “Millenial” azzurra a prendere parte a una spedizione olimpica. Nata il 14 aprile 2000, la giovanissima Lara non ha ancora compiuto 18 anni. Se pensiamo che tra lei e il veterano Roland Fischnaller ne passano quasi 20, è un bel appunto.

È un grandissimo onore per me poter partecipare alle Olimpiadi così giovane! Mi godrò ogni momento di quest’esperienza indimenticabile!

Lara salta con gli sci da quando aveva 7 anni; viene da una famiglia di sciatrici: prenderà parte al salto con gli sci insieme a sua sorella maggiore Manuela classe ‘97, mentre sua sorella minore Jessica pratica sci a livello pro. Ha vinto un bronzo ai Giochi Olimpici Giovanili di Lillehammer nel 2016.

Da quest’avventura non mi aspetto molto, perché per me il solo fatto di esserci è tantissimo!

Tra i suoi segni particolari: parla 4 lingue e come se non bastasse oltre alla sua disciplina olimpica pratica arrampicata, nuoto e pallavolo.
Una cosa è certa il futuro è davanti a lei e chi sa che magari, nel 2022 o nel 2026, non possa arrivare per lei un podio olimpico.

Quest’anno sono entrata alcune volte nella top ten in Coppa del Mondo, spero di riuscirci anche a PyeongChang!

Sono stati definiti dal Coni gli azzurri che prenderanno alla spedizione olimpica di PyeongChang 2018 in Corea del Sud. Saranno ben 121 gli atleti che saranno presenti alla competizione che prenderà il via il 9 febbraio. Al momento sono stati ufficializzati soltanto 84 nomi, mentre i restanti 37 saranno definiti solamente nelle prossime giornate al termine delle ultime tappe di Coppa del Mondo che si stanno disputando. Sempre a proposito dei Giochi, sono stati ufficializzati i premi per le medaglie. Alla medaglia d’oro andranno 150 mila euro, all’argento 75 mila e al bronzo 50 mila.

Certa di esserci è Arianna Fontana che sarà la nostra portabandiera. La campionessa dello Short Track è una delle punte di diamante dell’Italia in Sud Corea, così come la collega Martina Valcepina (fresca campionessa europea) e Francesca Bettrone e Francesca Lollobrigida dello Speed Skating.

Pensieri positivi anche per Carolina Kostner, per lo snowboard con Michela Moioli e Omar Visintin e per lo slittino con Dominik Fischnaller.

Speranze per il Biathlon con Dorothea Wierer e per Chicco Pellegrino nel Fondo oltre che all’Alpino con i vari Peter Fill, Dominik Paris, Sofia Goggia e Federica Brignone.

Di seguito l’elenco ufficiale:

5 atleti Curling:

Daniele Ferrazza, Simone Gonin, Amos Mosaner, Andrea Pilzer, Joel Retornaz.

5 atleti Pattinaggio artistico:

Uomini: Marco Fabbri, Matteo Guarise, Ondrej Hotarek, Luca Lanotte, Matteo Rizzo

Donne: Anna Cappellini, Nicole Della Monica, Charlene Guignard, Carolina Kostner, Valentina Marchei, Giada Russo.

9 atleti Speed skating:

Uomini: Riccardo Bugari, Davide Ghiotto, Andrea Giovannini, Michele Malfatti, Mirko Nenzi, Nicola Tumolero.

Donne: Francesca Bettrone, Yvonne Daldossi, Francesca Lollobrigida.

7 atleti Short track:

Uomini: Yuri Confortola, Tommaso Dotti.

Donne: Arianna Fontana, Cecilia Maffei, Cynthia Mascitto, Lucia Peretti, Martina Valcepina.

10 atleti Biathlon:

Uomini: Thomas Bormolini, Thierry Chenal, Lukas Hofer, Giuseppe Montello, Dominik Windisch

Donne: Nicole Gontier, Alexia Runggaldier, Federica Sanfilippo, Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer.

5 atleti Bob:

Uomini: Simone Bertazzo, Lorenzo Bilotti, Francesco Costa, Simone Fontana, Mattia Variola

5 atleti Combinata nordica:

Alessandro Pittin, i rimanenti quattro posti devono ancora essere assegnati.

4 atleti Sci freestyle:

I posti devono ancora essere assegnati.

6 atleti Salto con gli sci:

I posti devono ancora essere assegnati.

20 atleti Sci alpino:

Uomini: Luca De Aliprandini, Peter Fill, Stefano Gross, Christof Innerhofer, Manfred Moelgg, Dominik Paris, Riccardo Tonetti.

Donne: Marta Bassino, Federica Brignone, Chiara Costazza, Irene Curtoni, Nadia Fanchini, Sofia Goggia, Manuela Moelgg, Johanna Schnarf. I cinque posti rimanenti devono ancora essere assegnati.

15 atleti Sci di fondo:

Uomini: Francesco De Fabiani, Dietmar Noeckler, Federico Pellegrino. I dodici posti rimanenti devono ancora essere assegnati.

1 atleta Skeleton:

Uomini: Joseph Luke Cecchini

9 atleti Slittino:

Uomini: Dominik Fischnaller, Kevin Fischnaller, Emanuel Rider, Fabian Malleier, Ivan Nagler, Patrick Rastner, Ludwig Rieder.

Donne: Sandra Robatscher, Andrea Voetter

14 atleti Snowboard:

Uomini: Michele Godino, Lorenzo Sommariva, Emanuel Perathoner, Omar Visintin.

Donne: Sofia Belingheri, Raffaella Brutto, Francesca Gallina, Michela Moioli. Gli altri sei posti rimanenti devono ancora essere assegnati.

Archiviata la fantastica tripletta azzurra Sofia Goggia – Federica Brignone – Nadia Fanchini in discesa a Bad Kleinkirchheim, arriva un nuovo weekend ad alta velocità per la scatenata squadra azzurra. A due settimane dalla partenza per le Olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018, le azzurre delle discipline veloci saranno di scena nella perla delle Dolomiti, sulle piste di Cortina d’Ampezzo che fra tre anni ospiteranno i Mondiali di sci alpino.
Il weekend cortinese prenderà il via venerdì 19 gennaio alle 10.15 con la prima discesa libera. La partenza della seconda discesa è prevista invece per le 10.00 di sabato 20 gennaio poi gran finale domenica quando andrà in scena alle 11.45 il super gigante.

Grande attesa dunque per vedere all’opera le azzurre che nella conca ampezzana vogliono confermarsi ad altissimi livelli e prepararsi al meglio al tanto atteso appuntamento olimpico in Sud Corea a inizio febbraio.

Cortina un anno fa: Sofia Goggia protagonista

Sofia Goggia, nel 2017, è stata sicuramente la stella più brillante della due giorni cortinese: la bergamasca, pur non vincendo nessuna delle due gare ha conquistato due fantastici secondi posti. Il sabato la discesa è stata vinta da Lara Gut (23° successo in carriera per la svizzera) che ha preceduto di soli 5 centesimi Sofia Goggia e la slovena Ilka Stuhec. La tanto attesa Lindsey Vonn, 11 vittorie per lei a Cortina, non è riuscita a terminare la gara a causa di una caduta avvenuta nello stesso punto della prova cronometrata di venerdì.

E a proposito del venerdì, è stato presentato nella sede del Comune di  Cortina il logo ufficiale dei campionati del mondo di sci alpino Cortina 2021, rassegna attesissima che sta vedendo grandi progetti in tutta la splendida località di villeggiatura in provincia di Belluno.

E veniamo al superG di domenica che è stato dominato dalla slovena Ilka Stuhec, scesa con il pettorale numero 1 e che nessuno ha più superato. Sofia Goggia con il pettorale 20 ha impensierito sino alla fine la rivale, ma si è dovuta accontentare della seconda piazza.  Sul gradino più basso del podio l’austriaca Anna Veith che non entrava tra le migliori tre da quasi due anni, che ha preceduto sua maestà Mikaela Shiffin. L’americana non è certo una specialista del superG, ma ha messo paura alle prime tre, pur essendo scesa con il pettorale numero 31. Gara da dimenticare invece per le big Lindsey Vonn, finita dodicesima, e per Lara Gut, vincitrice sabato, che è uscita dal tracciato dopo aver colpito violentemente una porta.

 

Luca Codato

La discesa libera di Bad Kleinkirchheim è stato un trionfo azzurro, con il podio tutto italiano delle nostre sciatrici Sofia Goggia, Federica Brignone e Nadia Fanchini.

Un tripudio tutto italiano per le tre campionesse che hanno saputo tenere a bada tutte le avversarie. È la terza tripletta che capita nella storia dello sci femminile. Nel 2017 c’è stata la vittoria ad Aspen dove ancora Federica Brignone e Sofia Goggia sono state protagoniste, insieme a Marta Bassino.

Un trionfo “rosa” che aveva interrotto un digiuno lungo ben 21 anni. Sì perché era dal lontano 2 marzo 1996 che tre italiane salivano tutte su un podio di Coppa del Mondo di sci. C’è da dire che è un evento abbastanza raro, ma per quest’anno ci sono i presupposti per continuare a fare bene, magari anche alle Olimpiadi di PyeongChang 2018.

In quella festa dello sport del 1996 le storiche campionesse furono Deborah Compagnoni, Sabina Panzanini e Isolde Kostner nel Gigante. Un successo che non era mai arrivato prima, nemmeno ai tempi gloriosi della Valanga Rosa (a cavallo tra anni ’70 e ’80), parallelamente a quelli che furono i successi maschili della Valanga Azzurra.

A Narvik, in Norvegia, fu una vera e propria impresa. Esaltata dalla stampa del periodo, quel 2 marzo fu ridefinita come la giornata della “Festa delle donne” che si sarebbe festeggiata qualche giorno più tardi.

A guidare quel trio vincente fu l’allenatore, Daniele Cimini, che indirizzò al meglio le tre azzurre capeggiate dalla grande Deborah Compagnoni.

In effetti prima di quel giorno non era mai successo, nella lunga avventura dello sci femminile, che tre azzurre salissero tutte insieme sul podio.

Quel trionfo nel Gigante maturò nella seconda manche, grazie al gran recupero di Isolde Kostner, solo nona dopo la prima frazione. Una gara perfetta quella dell’allora ventenne bolzanina, la quale riuscì a recuperare sei posizioni, soprattutto nella parte finale. Fu il miglior risultato, fino a quel momento, della giovane altoatesina in un gigante.
La Compagnoni e la Panzanini, invece, confermarono quanto di buono fatto nella prima uscita. In realtà Deborah Compagnoni dovette compiere un vero e proprio miracolo per rimediare ad un errore nella parte alta del tracciato. La campionessa mondiale riuscì a rimanere in traiettoria con un numero di alta acrobazia che ricordò quello di Alberto Tomba in Sierra Nevada: si rimise in linea poco prima di imboccare la porta successiva e riprese a spingere con più vigore per recuperare il tempo perduto.

Fu una gara mozzafiato che portò innanzitutto serenità nell’ambiente azzurro ma anche tanta soddisfazione tra gli appassionati e tifosi italiani.

La speranza è quella di continuare a vivere queste tipo di emozioni che solo lo sport sa offrire.

Putin non ci sta e alla notizia della squalifica a vita che coinvolge altri 4 fondisti russi si scatena la bufera, che inevitabilmente dallo sport si trasferisce in politica, in un nuovo scontro tra Russia e Usa.

La vicenda comincia quando i quattro fondisti, Maxim Vylegzhanin, Alexey Petukhov, Julia Ivanova e Evgenia Shapovalova, vengono coinvolti nell’indagine della CIO (Comitato Olimpico Internazionale) effettuata contro gli atleti che fanno uso di sostanze dopanti per vincere le gare. In seguito ai ripetuti controlli si è appurato che alcuni di loro erano positivi al test antidoping, ma i risultati sono stati insabbiati dallo Stato. Tra questi c’erano Alexander Legkov, medaglia d’oro nella 50 km, e Evgeniy Belov, puniti a novembre con la squalifica a vita.

Ma la CIO non si è fermata e ha continuato le sue verifiche che oggi accusano i 4 fondisti di doping e li condanna alla squalifica a vita, revocando tutte le loro medaglie ottenute alle Olimpiadi di Sochi. Si parla di 1 oro e 3 argenti, che da oggi in poi non hanno più alcun valore.

Una situazione che né Putin né gli atleti coinvolti possono accettare senza reagire. E così è già stato annunciato che si farà ricorso al TAS, per fare chiarezza su una situazione ambigua che sembra avere dei retroscena politici. I campioni russi, infatti, si dichiarano innocenti:

Non hanno prove e non abbiamo mai fatto niente di sbagliato né violato le regole. Continuerò ad allenarmi per la coppa del Mondo, c’è ancora la possibilità di andare alle Olimpiadi e ci crediamo

Queste sono le parole amare di Vylegzhanin che non vuole rinunciare alle prossime olimpiadi invernali che avranno inizio nel mese di febbraio. La decisione definitiva sulla partecipazione della Russia ai Giochi di PyeongChang sarà presa a breve, nel mese di dicembre, e c’è grande agitazione in tutto il paese.

Anche Vladimir Putin dice la sua e si schiera nettamente a favore dei suoi atleti, coinvolti secondo lui in una disputa che di sportivo ha ben poco e che invece mira a indebolire la Russia nelle prossime elezioni. Sarebbero quindi le vittime di un complotto che vuole mettere in cattiva luce lo stato in vista delle presidenziali imminenti. Ecco il suo commento:

C’è qualcosa che mi preoccupa, le Olimpiadi cominceranno a febbraio e quando si terranno le nostre presidenziali? A marzo. Sono grandi i sospetti che questo utilizzato come pretesto per creare malcontento tra gli appassionati di sport, cercando di far credere loro che lo Stato sia responsabile delle irregolarità

Meglio ritrovarsi assieme al primo posto del podio che da soli al secondo, magari, staccati di qualche centesimo. Una massima che Tina Maze, sciatrice pluri-medagliata, ha fatto sua nel corso della sua carriera. In effetti, negli sport dove la prestazione dell’atleta si confronta con un cronometro, le possibilità di totalizzare lo stesso tempo, per quanto possano sembrare improbabili, non sono così impossibili.

In diverse discipline i vincitori si sono fatti un po’ più stretti sul podio per far salire il rivale che ha realizzato la stessa prova, ma quello che è successo il 26 ottobre del 2002 a Sölden, in Austria, è davvero incredibile se non unico.

Coppa del Mondo di sci edizione 2002-2003. Sulla pista di Rettenbach si inaugura il torneo con lo Slalom gigante femminile. Ci sono due promesse dello sci, l’austriaca Nicole Hosp e la slovena Tina Maze, e poi c’è la norvegese Andrine Flemmen che parte bene dimostrando di essere la leader nella prima parte del tracciato. Poi però la sciatrice, che l’anno passato aveva vinto lo Slalom gigante negli Stati Uniti, dilapida tutto il suo vantaggio e si assiste a qualcosa di memorabile.

La prima a scendere è Hosp, con l’11esima posizione, che taglia il traguardo con il tempo di 1:49.91 balzando in testa. Dopo è il turno di Maze che, mossa dalla quinta posizione, compie una prova pregevole limitando al massimo le sbavature. Ci si aspetta un grande tempo e di fatti arriva, ma il cronometro segna +0:00 rispetto al tempo di Hosp: anche Tina Maze centra l’1:49.91. Cosa significa? Al momento la medaglia d’oro va spartita tra le due concorrenti.

L’attesa, dunque, è per la Flemmen che è chiamata a fare un tempo migliore per lasciarsi alle spalle entrambe le rivali, ma su di lei pesa il rischio di scivolare addirittura in terza posizione al minimo errore. La discesa è perfetta, pulita, così tutti trattengono il fiato per vedere il cronometro. E qui capita l’imponderabile: 1:49.91. Anche lei! Nessun errore della macchina.

Tra euforia e sbigottimento, non c’è altra soluzione: ex-aequo e primo posto che va spartito. Così sul podio salgono assieme Hosp, Maze e Flemmen. Una beffa per Tina Maze al suo primo successo del mondo, ma non sarà l’ultimo: alle Olimpiadi di Sochi del 2014, infatti, la Maze condividerà la medaglia d’oro con Dominique Gisin, entrambe con lo stesso tempo.

Mancano poco meno di due settimane al Mondiale di sci alpino e c’è grande trepidazione fra gli atleti in gara, tra cui Christoph Innerhofer, che viene raggiunto dalle telecamere dei giornalisti per un’intervista in cui parla di sé e dei suoi progetti.

 

Come stai? Visto che la scorsa stagione avevi avuto un po’ di problemi con il ginocchio come sta andando?

Devo dire che sto bene. Mi sono allenato molto bene questa primavera, quest’estate e questo inizio d’autunno, quindi sono tranquillo e sereno e sono pronto per affrontare la nuova stagione.

Una stagione davvero importante perché si inizia con la coppa del mondo e poi ci sono i Giochi Olimpici in Corea. Come va la preparazione?

Diciamo che in primavera ho veramente sciato molto bene. Ho testato molto bene il materiale. Adesso a settembre, in Cile l’allenamento non è stato un granché perché non abbiamo trovato condizioni invernali. Fra poco si comincia: ormai le settimane e i giorni passano, quindi veramente fra poco si inizia. Spero che posso cominciare subito bene e poi si vedrà, nel senso che non sono ancora adesso a pensare alle Olimpiadi o ai risultati, alle gare singole. Ancora adesso sto facendo il meglio possibile tutti i giorni e poi quando sono avanti al cancelletto avrò altri obiettivi.

Sicuramente un passo alla volta, però qualche obiettivo puoi svelarcelo. A cosa punti in questa grande stagione?

Devo dire che apprezzo molto che sto bene fisicamente. Da anni non è stato così. Non serve a niente pensare alle Olimpiadi adesso, sono solo energie perse. Voglio salire sul podio, voglio vincere e voglio divertirmi.

Sei un grandissimo sportivo ma so anche che sei molto appassionato di social, è vero?

Beh, diciamo che al giorno d’oggi siamo fortunati noi atleti di vivere nel momento dove hanno questa grande importanza i social e uno riesce a condividere tanti momenti privati e di lavoro con i tifosi. È molto facile raggiungerci e trovo che questa cosa è molto bella e dico sempre che la vicinanza con i tifosi a me piace e quindi mi piace essere vicino a loro.

la fiducia di Roda sugli azzurri

Subito dopo viene intervistato anche il Presidente della Fisi, Flavio Roda, che così risponde alle domande della giornalista:

Siamo in compagnia del presidente della Fisi Flavio Roda. Naturalmente la stagione sciistica è alle porte e ci sono tante aspettative per i nostri atleti azzurri

Beh, sicuramente! Questo è un anno importante, l’anno olimpico. Diciamo che dopo un quadriennio si vede sempre il risultato di quello che è il lavoro svolto, quindi è un anno importante e determinante per i nostri atleti.

Si inizia con la Coppa del mondo e poi ci sono i Giochi Olimpici in Corea dove ci aspettiamo tante medaglie

In effetti adesso bisogna partire bene con la Coppa del Mondo fra pochi giorni. Col 27/28 ottobre abbiamo la prima coppa del mondo a Solden. Qui abbiamo una lunga trasferta di Coppa del mondo perché fra Nord America e ritorno in Italia, con tutte le nostre coppe del mondo in Europa e poi nel mese di febbraio abbiamo l’appuntamento olimpico e quindi l’appuntamento clou.

Ci sono tanti nomi davvero attesissimi, uno su tutti è anche Peter Fill

I nomi son tanti. In effetti abbiamo le ragazze polivalenti. Diciamo, la squadra delle ragazze che son fortissime e quindi c’è grande aspettativa. I discesisti sono un altro gruppo forte. Ma in generale diciamo che siamo competitivi un po’ in tutte le discipline, non solo nello sci. Quindi, questo è molto importante. Adesso bisogna arrivare veramente nel modo giusto al posto giusto.