Tag

Sassuolo

Browsing

Quando è stato ceduto al Barcellona sembrava una notizia di Lercio o una classica boutade degli ultimi giorni di calciomercato. E invece Kevin Prince Boateng, all’indomani dello 0-0 con l’Inter, in Catalogna ci è andato davvero. Acquisto ritenuto bizzarro ai più, ma che trova un senso nella caratura internazionale e nel tasso di esperienza aggiunto che può dare l’ex Sassuolo e Milan. Ma il punto nevralgico è stato dare una spiegazione a tutti coloro che avevano puntato su di lui nell’asta estiva del fantacalcio. Centrocampista offensivo con tanti bonus nei piedi, aveva iniziato bene la stagione andando più volte a segno. Poi una serie di guai fisici ne avevano limitato il suo impiego da parte di De Zerbi.

La buona prestazione a San Siro contro l’Inter aveva rinvigorito le speranze dei suoi fantallenatori. Poi il crac con la cessione in Spagna, non sostituita adeguatamente. Al Sassuolo, infatti, è arrivato il semisconosciuto baby centravanti Gianluca Scamacca che difficilmente troverà posto nello scacchiere neroverde. E allora, uno dei tanti fanta mister lasciati nel panico da Boateng, ha pensato bene di rivolgersi direttamente all’interessato. Ha cercato il suo profilo instagram, ha trovato una foto del calciatore in allenamento con il Barcellona e ha commentato:

Dovresti rimborsarmi i soldi spesi per prenderti al fantacalcio a gennaio, visto che poi in un giorno hai mollato tutti… come facciamo, ti mando il mio IBAN?

Una provocazione divertente che però non è passata inosservata. Prince, o il suo social media manager, si è prestato allo sfottò e ha risposto con un invito: “mandalo”. Messaggio rivolto ai tanti scottati dalla sua cessione al fantacalcio. Potrebbe essere una soluzione interessante quando un giocatore della tua fantasquadra delude le attese. Edin Dzeko e Gonzalo Higuain sono avvisati. Tra poco potrebbe toccare ai due maggiori flop di quest’anno ricevere gli estremi bancari dei tanti che aspettavano i loro gol.

All’ombra della Lanterna sta ritrovando se stesso dopo la delusione di Roma. Gregoire Defrel affronta questa sera il suo passato neroverde, ma oggi la sua testa è solo blucerchiata. La nona giornata di campionato si conclude con il Monday night” dello stadio “Marassi” di Genova tra Sampdoria e Sassuolo. I blucerchiati di Marco Giampaolo hanno la possibilità di accorciare dai piani altissimi della classifica, portandosi con una vittoria a ridosso dalla Lazio. Gli emiliani di Roberto De Zerbi, dopo un avvio scintillante, sono reduci da due sconfitte consecutive (Milan e Napoli) e non vincono dal 27 settembre a Ferrara contro la Spal.

L’attaccante francese ritrova il “suo” Sassuolo, squadra in cui è esploso e in cui ha militato per due stagioni. Dal 2015 al 2017 Defrel ha disputato 73 partite a Reggio Emilia segnando 23 gol. Una consacrazione dopo la gavetta passata tra Parma, dove aveva iniziato nelle giovanili, Foggia e Cesena. Il calciatore, oggi 27 anni, lo scorso anno ha seguito il suo mentore Eusebio Di Francesco approdato alla Roma. Le cose però non sono andate come il centravanti immaginava. Venti partite, una sola rete e la sensazione di non essere quel talento esploso al Mapei Stadium.

Defrel quando giocava a Sassuolo

A Genova, dove è approdato in prestito, Defrel sembra rinato. Assieme a Quagliarella e Caprari sta facendo sognare i tifosi della gradinata Sud. Finora ha segnato 5 gol, con la doppietta nel 3-0 al Napoli a impreziosire il suo cammino. Gregoire sa come far male alla sua ex squadra, visto che ha segnato al Sassuolo quando era a Cesena nel maggio 2015. Ora ritrova i neroverdi e, come dichiarato al Secolo XIX, se dovesse segnare non esulterebbe:

Sono stato là due anni. Tanti bei ricordi, ho fatto vedere buone cose, siamo arrivati in Europa. Però penso alla Samp. Voglio vincere questa partita e se segnerò, non esulterò per rispetto alla mia ex squadra. (…) . Con la Roma non è stato facile, ho avuto tanti problemi. Era fondamentale non sbagliare la scelta successiva e la Samp è stata quella giusta. Mi sento bene, ma non sono ancora al cento per cento

 

 

Anche Carlo Ancelotti ha il suo neologismo. Dopo il “sarrismo”, entrato addirittura nel vocabolario della Treccani, potremmo coniare l’ancelottismo. Ovvero la gestione chirurgica dell’organico in modo da giostrare l’intera rosa a disposizione. Per la decima partita stagionale il tecnico del Napoli pensa alla decima formazione diversa da schierare contro il Sassuolo di De Zerbi.

Probabili formazioni:

NAPOLI (4-4-2): Ospina, Malcuit, Maksimovic, Koulibaly, Hysaj, Diawara, Zielinski, Verdi, Callejon, Insigne, Mertens. All. Ancelotti

SASSUOLO (3-4-3): Consigli, Marlon, Magnani, Ferrari, Lirola, Bourabia, Magnanelli, Rogerio, Berardi, Boateng, Di Francesco. All. De Zerbi

ARBITRO: Di Bello (Meli-Cecconi, IV: Giua, VAR: Mariani, AVAR: Fiorito)

E’ l’antitesi del metodo Sarri, intransigente e fedele al suo calcio con il rischio di spremere gli stessi undici anzitempo. Straordinario come insegnante di calcio, meno come gestore in una grande squadra. E’ stato questo, forse, il limite più grande dell’era Sarri a Napoli. Lo dimostrano le eliminazioni precoci in Europa per una squadra che in campionato ha dato il meglio di sé. Carlo Ancelotti, invece, sa come si fa. Ha allenato e vinto dappertutto. Milan, Chelsea, Paris Saint Germain, Real Madrid, Bayern Monaco. Ha il primato, condiviso con Bob Paisley (Liverpool) e Zinedine Zidane (Real Madrid), di aver trionfato in Champions League prima come giocatore e come allenatore. Ora la grande sfida all’ombra del Vesuvio dopo la delusione in Germania con un esonero probabilmente frettoloso.

Allan, uno dei protagonisti del Napoli degli ultimi anni

E per fare un grande Napoli non si può prescindere dal turn over. I soli Koulibaly e Insigne, quest’ultimo trasformato da Ancelotti in punta centrale con gol a raffica, hanno il posto assicurato. Gli altri sono tutti in ballottaggio, a cominciare dal portiere in cui si alternano Ospina e Karnezis, con Meret fermo ai box. In difesa è stato ripescato Maksimovic, titolare con il Liverpool dopo essere stato dimenticato da Sarri. Probabile esordio dal primo minuto per il terzino ex Lilla, Kevin Malcuit. Anche il giovane Sebastiano Luperto sta avendo le sue occasioni. A centrocampo c’è maggiore rotazione con i vari Rog, Zielinski, Fabian Ruiz e Diawara. Davanti nel tridente Milik è stato spesso preferito a Mertens, con Verdi jolly dalla panchina. Ecco l’ancelottismo, la Treccani è avvisata.

Al suo ritorno in Italia c’è chi aveva storco il naso per lo scetticismo, c’è chi invece sperava in un suo rendimento positivo come gli anni indimenticabili trascorsi al Milan. Fino ad ora, Kevin Prince Boateng ha soddisfatto ogni attesa e al Sassuolo sta raccogliendo consensi e belle prestazioni.

Quest’estate è tornato in Italia dopo le esperienze in Liga con il Las Palmas e in Bundesliga con l’Eintracht di Francoforte. Il presidente neroverde Squinzi, su suggerimento del tecnico De Zerbi, ha voluto richiamare il ghanese e riportarlo in quel campionato in cui ha fatto bene con la maglia rossonera.

Il ruolo di falso nueve cucitogli addosso da De Zerbi gli stanno permettendo di essere più vicino alla porta avversaria oltre che essere molto vivo nel gioco del Sassuolo. Fino ad ora la mossa sembra essere più che azzeccata, non solo per i tre gol messi a segno in sei partite di campionato.

Prince non si è mai sentito morto e ammette di non essere tornato in Italia per cercare riscatto.

Si è riaffacciato in Serie A su ordine del mister De Zerbi:

Lui non me l’ha chiesto, mi ha ordinato di venire. Volevo tornare in Italia e stare vicino a Milano, dove andrò a vivere con mia moglie Melissa Satta e mio figlio Maddox quando avrò smesso di giocare.

Milano è rimasta nel cuore del calciatore ghanese il quale prova stima per la società e affetto per i tifosi rossoneri.

Stasera c’è proprio Sassuolo – Milan e Boateng ammette che se dovesse segnare un gol non esulterà.

Intanto scherza sulla differenza tra l’atmosfera di san Siro e quella del Mapei Stadium:

Qui mi trovo bene e giocare in uno stadio da 10mila posti per certi versi è positivo: almeno se dovessi giocare male avrei meno gente che mi fischia rispetto a quando giocavo al Meazza con 80mila spettatori che mi guardavano!