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Parma e Sampdoria scenderanno in campo a maglie invertite. O meglio, con maglie speciali che evocano le divise dell’avversario. L’iniziativa, che vedrà la luce il 5 maggio in occasione della sfida tra le due squadre, è stata promossa dai due club per celebrare il gemellaggio che da tempo lega Parma e Sampdoria.
«Una storia fatta di grandi sfide sul campo e di una lunga amicizia sugli spalti. Da quasi 30 anni, mentre le due squadre lottano per vincere, le due tifoserie danno prova di rispetto reciproco, amore e passione per la propria maglia. Oggi le due società hanno deciso di celebrare questo storico legame tra i propri tifosi scambiandosi la maglia», si legge in un comunicato del Parma. Le maglie da gioco verranno poi messe all’asta e il ricavato verrà devoluto in beneficienza all’Istituto Gaslini di Genova e all’Ospedale dei Bambini di Parma.

 

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 Il gemellaggio tra le due tifoserie nasce agli albori degli Anni 90, in occasione del primo anno di Serie A del Parma. I tifosi gialloblù, all’epoca, erano gemellati con gli ultrà del Verona, a loro volta legati ai tifosi doriani. Ma, si sa, i rapporti tra tifoserie nascono anche da un “nemico” comune: i tifosi del Genoa erano rivali degli ultrà del Parma già dagli Anni 80 e al Tardini, nel ‘90-’91, nasce ufficialmente il gemellaggio tra Parma e Sampdoria. Nel ‘99, poi, la Sampdoria retrocede all’ultima giornata per mano del Bologna, la cui tifoseria è storicamente rivale di quella ducale: ecco l’altro “nemico” che rende ancora più intenso il legame tra Sampdoria e Parma. L’iniziativa dei due club è l’ultimo atto di “una storia fatta di grandi sfide sul campo e di una lunga amicizia sugli spalti”.

La maglia indossata – per celebrare i 120 anni della Sampierdarenese – era un’eccezione, la conferma invece è sempre e solo lui. Fabio Quaglierella. Questa volta il solito gol non è bastato per evitare la sconfitta per 2-1 della Sampdoria nello scontro diretto con l’Atalanta, ma, come ogni domenica di fatto, il numero 27 blucerchiato ha fatto macinare altri record personali. Il capitano è solo il secondo giocatore nella storia della Serie A ad aver segnato almeno 20 reti a 36 anni compiuti, dopo Luca Toni nelle stagioni 2013/14 e 2014/15. E ancora, ha stabilito il suo nuovo primato di gol, 20, segnati in una singola stagione di A. In più è il 6° giocatore blucerchiato ad avere toccato questa quota in un singolo campionato di A, dopo Montella, Chiesa, Brighenti, Firmani e Bassetto.

Può bastare? Certo che no, perché con il rigore di ieri, il 7° stagionale calciato ma il 6° realizzato (respinta di Sirigu del Torino al Ferraris), ha anche raggiunto Omar Sivori al 27° posto della classifica cannonieri di A all-time, a quota 147: prossimo obiettivo Adriano Bassetto (149), icona blucerchiata.

Peccato, perché Quagliarella si era immaginato una domenica differente. Aveva stretto i denti per esserci, in settimana aveva gestito la sua preparazione a causa di quel problema alla coscia destra accusato a Ferrara, nel secondo tempo, che lo aveva costretto a chiedere il cambio. Non era al meglio, ieri, e alla prima palla toccata si è dovuto subito confrontare con la fisicità di Mancini. Ha dato il suo contributo, quel che poteva e aveva nelle gambe, ha segnato il rigore e ha finito la gara con solo un numero sulla schiena, il “2”, perché il “7” gli è stato strappato da un difensore.

Una giornata dolce-amara per Quagliarella, ma ancora una rete pesantissima che gli consente di battere il suo record stagionale in Serie A e al contempo lo trascina in vetta alla classifica marcatori sopra Cristiano Ronaldo e Krzysztof Piątek. Da non crederci.

Che la maglia della Sampdoria sia una delle più belle del mondo lo hanno ribadito anche alcune riviste straniere.
Il magazine francese So Foot nel 2016 ha scritto che la famosa maglietta indossata dai gemelli del gol Vialli-Mancini nel 1990, a livello di bellezza, è solamente alle spalle di quella del Boca Juniors del 1981.

I colori della Sampdoria sono un mix delle due società, la Sampierdarenese e l’Andrea Doria, che nel 1946 si sono unite per dare vita all’attuale club.
Proprio la prima formazione, quella del quartiere genovese, festeggia i 120 anni di storia. Un traguardo importante dato che sicuramente risulta tra le prime squadre a essere fondate in Italia.

Per onorare questa importante data, i calciatori blucerchiati indosserrano una maglia speciale che ricorda molto quella del 1899, nel match di Serie A di domani contro l’Atalanta.

L’omaggio della società via Instagram

Maglia bianca con fascia rossonera, pantaloncini e calzettoni neri. Un inedito ritorno alle origini, segno di identità, di appartenenza e di attaccamento alle proprie radici genovesi. Inoltre la maglia sarà venduta in 100 esemplari, le altre saranno messi all’asta nelle prossime settimane per un nuovo progetto benefico.

Tra pochi giorni saranno 36 anni, ma il numero magico è 11 che non esce sulla ruota della serie A da 25 anni. Fabio Quagliarella è a un passo, anzi a un gol da Gabriel Batistuta. L’attaccante della Sampdoria segna da 10 gare consecutive, per un totale di 14 reti in questa stagione. Il record di Batigol è nel mirino. Se l’attaccante blucerchiato andasse a segno nel match contro la sua ex Udinese, eguaglierebbe quanto fatto dal bomber della Fiorentina nella stagione 1994-1995. Undici gare consecutive in gol in campionato.

Quagliarella è l’ultimo dei Mohicani, un Highlander, è immenso.

 

Parola di Marco Giampaolo, allenatore di Quagliarella alla Samp. Il filotto del centravanti di Castellamare di Stabia è iniziato con il Milan a fine ottobre. Due doppiette, contro Bologna e Fiorentina. In mezzo ci sono anche altre vittime illustri come Juventus e Lazio. Quagliarella è rifiorito dopo i 30, sulla scorta di quanto accaduto ad altri campioni e fuoriclasse del passato. Il caso più eclatante è stato quello di Antonio Di Natale, che ha segnato quasi il 78% delle sue marcature dopo le trenta candeline. Lo stesso Del Piero è a quota 51%, Totti a metà (50%), Fabio un gradino sotto (49%).

La scorsa stagione è terminata con 19 reti, quest’anno è al momento capocannoniere con 14 gol in 19 partite, in coabitazione col fenomeno Ronaldo e con l’inarrestabile Zapata. Quagliarella, a differenza del portoghese con 4 centri dal dischetto, ha realizzato solo 2 rigori (l’atalantino Zapata uno). Persino il Guardian si è occupato delle gesta dell’attaccante italiano.


Oltre Batistuta, il bomber della Samp è sulla scia di altri primati. In Premier il record è di Jamie Vardy, sempre a quota 11 partite consecutivamente in gol nella stagione 2015-2016. In Francia c’è Serge Masnaghetti, in gol per 13 gare di fila nel 1962-1963. In Germania Gerd Müller arrivò a 16 giornate di esultanza tra il 1969 e il 1970. In cima, ça va sans dire, c’è l’inarrivabile Leo Messi. Nella Liga 2012-2013, la Pulce è andato in gol addirittura per 21 volte partite di seguito.

Sarà per la fisiognomica facciale, sarà per la progressione palla al piede, sarà per quella tendenza al chilo di troppo. Ma il paragone, ingombrante, con Ronaldo il fenomeno accompagna Luis Muriel sin dagli inizi della sua carriera. Perciò non sorprende che i due super gol all’esordio con la Fiorentina abbiano ricordato le prodezze del brasiliano. L’attaccante viola ha fulminato la sua ex Sampdoria, contribuendo con Quagliarella al pirotecnico 3-3 del “Franchi”.

Già dai primi tempi in Italia con il Lecce, stagione 2011-2012, il parallelo tra il colombiano e il fuoriclasse carioca è stato subito spontaneo. Il problema, per Muriel, è che le aspettative sono state troppo elevate per il talento classe 1991

Il paragone con Ronaldo? Mi ha accompagnato molto in carriera, spero di sentirlo ogni domenica

Il secondo gol di Muriel con la Fiorentina

Il secondo gol, in particolare, ha impressionato. Al 70’ Muriel è partito dalla sua metà campo,  anticipa l’avversario con un colpo di tacco, tunnel al raddoppio di marcatura blucerchiata e poi via in campo aperto. Sessanta metri palla al piede in pieno stile fenomeno brasiliano. Poi il piazzato che supera Audero e riporta la Fiorentina in vantaggio prima del blitz di Quagliarella. Un gol che a molti ha ricordato le falcate coast coast di Ronaldo negli anni ’90.

 

Lo stesso Federico Chiesa, figlio di quell’Enrico che ha più volte sfidato Luis Nazario da Lima, è rimasto sbalordito.  Quando ha raggiunto Muriel per abbracciarlo dopo il gol ha esclamato: “Ma che gol hai fatto?”. Gongola Stefano Pioli, che immagina per la sua squadra una scalata vincente alla qualificazione in Europa League.Primo gol di Muriel con la Fiorentina

Allo stesso Pantaleo Corvino, direttore generale della Fiorentina, il colombiano pare avesse promesso una doppietta all’esordio. Detto fatto. Il paragone, se fai un gol del genere in maglia viola in serie A, è con un altro fenomeno. Con il codino e che ha iniziato la sua carriera da fuoriclasse a Firenze. Roberto Baggio e quel gol al Napoli. Ma forse stiamo esagerando e Muriel è solo un potenziale campione fermatosi prima di spiccare il volo.

 

Torna il calcio, anche se solo la Coppa Italia. La pausa post natalizia ha tenuto a riposo tifosi e calciatori, ma ora non c’è più tempo da perdere.

La netta vittoria della Lazio sul Novara ha aperto un ciclo di partite che si chiuderà lunedì con Roma – Virtus Entella. Per le squadre un impegno importante per proseguire all’interno del torneo;  tutte le grandi avranno modo di rimettersi in moto dopo 15 giorni.

Questi match saranno un modo per vedere in campo anche chi ha giocato meno in questa prima metà di stagione.

Al Marassi tutti gli occhi saranno puntati sul nuovo acquisto del Milan, Paquetà.

Di lui l’allenatore Gattuso ha parlato benissimo. Non solo tecnica brasiliana ma anche temperamento europeo. Il mister rossonero, che di fuoriclasse ne ha visti passare da Milanello, si è detto felice del suo arrivo anche perché in lui ha trovato professionalità, carisma e tanta voglia.
Sulla panchina rossonera si rivede il croato Strinic dopo i problemi cardiaci scoperti poco dopo il grande Mondiale di Russia 2018.

Tra i blucerchiati poche reali novità a parte il portiere Rafael al posto del titolare Audero. Mister Giampaolo farà affidamento ancora su Quagliarella, il neoarrivato Gabbiadini sarà in tribuna.

Per quanto riguarda la Juventus, l’allenatore, Massimiliano Allegri, ha deciso che non farà riposare Cristiano Ronaldo, tuttavia ci sarà il debutto di Moise Kean al posto dell’infortunato Mario Mandzukic. Per l’attaccante della Nazionale Under 21 saranno i primi minuti da titolare in questa stagione, per lui un modo per mettersi in mostra. La squadra emiliana è stata proprio quella del suo primo gol in Serie A.

Il procuratore Mino Raiola sta studiando la migliore strada per il suo assistito che ha molto mercato e che quindi potrebbe decidere di trasferirsi altrove.
Allo stadio Dall’Ara dovrebbe debuttare anche il terzino Leonardo Spinazzola, tornato alla Juve dopo le bellissime stagioni all’Atalanta ma che non ha avuto modo di vedere il campo a causa di un grave infortunio. Salvo imprevisti, stasera dovrebbe essere anche il suo turno, con Alex Sandro in panchina. Il destino di Spinazzola potrebbe incrociarsi proprio con il Bologna, dato che il club sta valutando un suo acquisto.

Tra i rossoblù, invece, probabile debutto per il neo acquisto Roberto Soriano. L’ex Torino sarà al centro, mentre l’altro nuovo acquisto, Nicola Sansone, partirà dalla panchina.

In casa Inter ci potrà essere il debutto di Andrea Ranocchia in difesa. L’ex capitano nerazzurro è l’unico a non essere sceso in campo in questa stagione. In porta il vice Handanovic, Daniele Padelli, mentre sulla fascia possibile utilizzo di Dalbert. In attacco scalpita El Toro Martinez. L’argentino, riserva di Icardi, vuole provare a mettere ancora più in difficoltà mister Spalletti, puntando a ottenere un utilizzo maggiore.

Il Napoli di Ancelotti non ha delle vere e proprie riserve dato che il tecnico di Reggiolo da modo a tutti di giocare. Tra le possibili novità, il croato Marko Rog e il portiere Karnezis partirà dal primo minuto.

A dare minutaggio ad altri calciatori sarà Eusebio Di Francesco. La Roma, infatti, farà scendere in campo molti giovanissimi tra cui Alessio Riccardi e Luca Pellegrini. Il primo è un classe 2001 che tanto bene sta facendo con la Primavera giallorossa, l’altro è in pianta stabile in prima squadra. Nuovamente titolare l’oramai “veterano” Zaniolo, debutto per Mirante tra i pali.

Tornare dove tutto è cominciato.

Manolo Gabbiadini ha detto sì alla Sampdoria, squadra in cui ha giocato dal 2013 al 2015 e con cui ha fatto il grande salto nel panorama calcistico italiano.

L’attaccante bergamasco ha voluto fortemente il club blucerchiato, così come forte è stato l’interesse della Samp che ha sbaragliato la concorrenza di Real Betis, Schalke 04 e Fiorentina per riprenderselo.

Gabbiadini lascia il Southampton dopo meno di due anni in cui ha disputato 60 partite tra campionato e coppe, realizzando 12 reti. A Genova arriva in prestito a tre milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a nove. Firmerà un contratto fino al 2024 a 1,5 milioni di euro a stagione.

In Premier League è stato apprezzato soprattutto al suo arrivo in cui ha regalato gioie ai tifosi Saints. Il suo primo gol lo ha siglato al debutto dopo appena 13 minuti dal fischio d’inizio contro il West Ham in Premier League.

Gli inglesi lo hanno strappato dal Napoli nel gennaio del 2017 per 17 milioni di euro. La decisione di lasciare l’Italia e il Napoli è stata condizionata dal suo scarso utilizzo da parte dell’ex tecnico azzurro, Maurizio Sarri.

Col ritorno a Genova, l’attaccante proverà a riconquistare minuti in campo, persi negli ultimi mesi, e perché no anche il feeling davanti alla porta. Il clima e i tifosi del Marassi gli daranno la giusta spinta per riprendersi la scena. Ad aiutarlo, inoltre, ci sarà anche Fabio Quagliarella.

Con la maglia blucerchiata, Gabbiadini ha realizzato 15 gol in 47 presenze in due stagioni, prima del trasferimento al club di De Laurentis. Il suo arrivo, molto probabilmente, prevede una partenza, forse Defrel.

Il tecnico doriano Giampaolo cercherà di valutare primo lo stato fisico dell’attaccante e piano piano lo lancerà anche alternandolo con Caprari. La Samp avrà bisogno anche dei gol di Gabbiadini se vuole puntare a un posto in Europa per la prossima stagione. Un buon rendimento sarà positivo anche in ottica nazionale, Roberto Mancini preferisce l’abbondanza di uomini ed è anche per questo che Manolo Gabbiadini ha scelto nuovamente Genova.

L’eterna promessa chiamata a una nuova possibilità di rilancio. Quando Luis Muriel anni fa esplose a Lecce qualcuno si lanciò in un paragone blasfemo. Per caratteristiche fisiche e tecniche (e per il rapporto con la bilancia) ad alcuni ricordava nientemeno che Ronaldo, il fenomeno. Accostamento azzardato che, tuttavia, ben sintetizzava le potenzialità del colombiano classe ’91. Dopo un anno e mezzo a Siviglia, Muriel torna in Italia, acquistato dalla Fiorentina in prestito con diritto di riscatto.


Il primo colpo di calciomercato invernale è quindi della Viola che ha bruciato l’interesse molto forte del Milan. L’attaccante ha scelto Firenze per rilanciarsi, ben consapevole della forte concorrenza alla corte di Pioli. Simeone, Chiesa e un Pjaca che, come il neoarrivato, confida in un rilancio dopo il grave infortunio di due anni fa. Portato in Italia dall’Udinese, Muriel ha vestito anche le maglie di Lecce e Sampdoria in serie A. Le sue presenze totali sono state, finora, 165 con 43 gol. Muriel si mette in mostra in Puglia tra il 2011 e il 2012 assieme a un altro colombiano talentuoso, Juan Cuadrado.

Tre anni in Friuli fino al 2015 lo consacrano tra i migliori talenti della A. Nell’Udinese forma una micidiale coppia d’attacco con Antonio Di Natale. Ed è proprio nel mercato di gennaio che si trasferisce, nel 2015, alla Sampdoria. In blucerchiato il colombiano trascorre due stagioni, mettendosi in mostra con alcuni gol non banali. Vedere per esempio il meraviglioso sigillo all’Olimpico contro la Roma nel match perso 2-3.

Muriel conclude l’esperienza con la Doria rendendosi protagonista di un’esultanza non proprio ortodossa contro la sua ex Udinese. Nell’estate 2017 si trasferisce in Spagna a Siviglia, dove vive un anno e mezzo tra luci e ombre. Sono tredici le marcature in 65 presenze, spesso non da titolare. Bottino troppo magro per chi era paragonato a Ronaldo e cerca riscossa nella città degli Uffizi.

Se continua così sarà difficile potergli negare la maglia azzurra. A un mese dai 36 anni Fabio Quagliarella vive una seconda giovinezza. L’attaccante della Sampdoria segna da 7 partite consecutive e ha raggiunto la doppia cifra tra i marcatori a 10 gol. E il girone di andata non è ancora finito. La squadra di Giampaolo, issatasi solitaria al sesto posto, vive dei gol e del carisma del suo capitano. Dopo aver girovagato per mezza Italia, l’uomo dei gol impossibili ha trovato il suo habitat naturale nella Genova doriana.


Nato a Castellamare di Stabia, ma cresciuto nel Torino, Quagliarella ha fatto le fortune di tante maglie. Il bianconero di Ascoli, Udinese e Juventus, l’azzurro del Napoli, il granata del Toro e il blucerchiato della Samp. Memorabili i suoi gol dalla distanza, con prodezze balistiche notevoli come quello al Chievo nella prima esperienza al Doria.

L’azzurro mare del Napoli è stato il suo grande amore, quello in cui avrebbe voluto concludere la sua carriera. Quello prematuramente interrotto per una brutta storia extracalcistica, in cui è vittima di un ex agente della Polizia postale. Un calvario che lo portò a lasciare il Vesuvio, trasferendosi a Torino, sponda Juve. Sotto la Mole prima un grave infortunio che potrebbe condizionargli la carriera. Poi la prima rinascita, diventando un fattore determinante nella Juventus di Conte tricampione d’Italia.

Il primo ritorno della sua carriera è dall’altra parte del Po, nella Torino granata. Esperienza che si conclude male per una mancata esultanza contro il suo ex Napoli. Una parentesi, in ogni caso, che non gli impedisce di portare il Toro a una vittoria nel derby che non si verificava da vent’anni.

Il mercato invernale del 2016 coincide con il ritorno nella Samp. Qui centra il traguardo dei 100 gol in serie A, andando a segno per 19 volte nel torneo 2017-2018. Una soglia che, in proiezione, potrà essere superata quest’anno. Nelle 10 reti, troviamo tutto il campionario di Quagliarella, compresi i gol impossibili come quello di tacco al Napoli nel 3-0 doriano. La seconda rinascita del centravanti stabiese non può lasciare indifferente anche il ct Mancini. Gli Europei sono lontani ancora due anni, ma per Quagliarella il tempo si è fermato a una delle sue reti da urlo.

Nell’immagine collettiva italiana è l’attaccante che ha vinto tanto in Italia e in Europa, icona del calcio nostrano in Inghilterra e gemello di una delle coppie d’attacco più prolifiche di sempre.

Gianluca Vialli, in un’intervista al Corriere della Sera, in occasione dell’uscita del suo secondo libro “Goals. 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili”, racconta la battaglia contro un cancro che sta combattendo da diversi mesi.

Una parte della sua che avrebbe preferito non raccontare ed è per questo che l’ha considerata come tappa di vita, vissuta con coraggio e con qualcosa da imparare.

Sapevo che era duro e difficile doverlo dire agli altri, alla mia famiglia. Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene: i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella, mia moglie Cathryn, le nostre bambine Olivia e Sofia. E ti prende come un senso di vergogna, come se quel che ti è successo fosse colpa tua. Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano. Poi ho deciso di raccontare la mia storia e metterla nel libro.

Per ora l’allarme sembra rientrato e l’ex bomber di Samp, Juve e Chelsea si sente bene, dopo l’intervento e otto mesi di chemioterapia e sei settimane di radioterapia.

Ora sto bene, anzi molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale. Ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita. Spero che la mia storia possa servire a ispirare le persone che si trovano all’incrocio determinante della vita.

A 54 anni insomma ha un po’ rivisto il suo percorso e ha capito tante altri fattori importanti. Nonostante la malattia è tornato a pensare in positivo quella che è stata la sua carriera calcistica e cosa gli aspetta ancora.