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Torna il calcio, anche se solo la Coppa Italia. La pausa post natalizia ha tenuto a riposo tifosi e calciatori, ma ora non c’è più tempo da perdere.

La netta vittoria della Lazio sul Novara ha aperto un ciclo di partite che si chiuderà lunedì con Roma – Virtus Entella. Per le squadre un impegno importante per proseguire all’interno del torneo;  tutte le grandi avranno modo di rimettersi in moto dopo 15 giorni.

Questi match saranno un modo per vedere in campo anche chi ha giocato meno in questa prima metà di stagione.

Al Marassi tutti gli occhi saranno puntati sul nuovo acquisto del Milan, Paquetà.

Di lui l’allenatore Gattuso ha parlato benissimo. Non solo tecnica brasiliana ma anche temperamento europeo. Il mister rossonero, che di fuoriclasse ne ha visti passare da Milanello, si è detto felice del suo arrivo anche perché in lui ha trovato professionalità, carisma e tanta voglia.
Sulla panchina rossonera si rivede il croato Strinic dopo i problemi cardiaci scoperti poco dopo il grande Mondiale di Russia 2018.

Tra i blucerchiati poche reali novità a parte il portiere Rafael al posto del titolare Audero. Mister Giampaolo farà affidamento ancora su Quagliarella, il neoarrivato Gabbiadini sarà in tribuna.

Per quanto riguarda la Juventus, l’allenatore, Massimiliano Allegri, ha deciso che non farà riposare Cristiano Ronaldo, tuttavia ci sarà il debutto di Moise Kean al posto dell’infortunato Mario Mandzukic. Per l’attaccante della Nazionale Under 21 saranno i primi minuti da titolare in questa stagione, per lui un modo per mettersi in mostra. La squadra emiliana è stata proprio quella del suo primo gol in Serie A.

Il procuratore Mino Raiola sta studiando la migliore strada per il suo assistito che ha molto mercato e che quindi potrebbe decidere di trasferirsi altrove.
Allo stadio Dall’Ara dovrebbe debuttare anche il terzino Leonardo Spinazzola, tornato alla Juve dopo le bellissime stagioni all’Atalanta ma che non ha avuto modo di vedere il campo a causa di un grave infortunio. Salvo imprevisti, stasera dovrebbe essere anche il suo turno, con Alex Sandro in panchina. Il destino di Spinazzola potrebbe incrociarsi proprio con il Bologna, dato che il club sta valutando un suo acquisto.

Tra i rossoblù, invece, probabile debutto per il neo acquisto Roberto Soriano. L’ex Torino sarà al centro, mentre l’altro nuovo acquisto, Nicola Sansone, partirà dalla panchina.

In casa Inter ci potrà essere il debutto di Andrea Ranocchia in difesa. L’ex capitano nerazzurro è l’unico a non essere sceso in campo in questa stagione. In porta il vice Handanovic, Daniele Padelli, mentre sulla fascia possibile utilizzo di Dalbert. In attacco scalpita El Toro Martinez. L’argentino, riserva di Icardi, vuole provare a mettere ancora più in difficoltà mister Spalletti, puntando a ottenere un utilizzo maggiore.

Il Napoli di Ancelotti non ha delle vere e proprie riserve dato che il tecnico di Reggiolo da modo a tutti di giocare. Tra le possibili novità, il croato Marko Rog e il portiere Karnezis partirà dal primo minuto.

A dare minutaggio ad altri calciatori sarà Eusebio Di Francesco. La Roma, infatti, farà scendere in campo molti giovanissimi tra cui Alessio Riccardi e Luca Pellegrini. Il primo è un classe 2001 che tanto bene sta facendo con la Primavera giallorossa, l’altro è in pianta stabile in prima squadra. Nuovamente titolare l’oramai “veterano” Zaniolo, debutto per Mirante tra i pali.

Tornare dove tutto è cominciato.

Manolo Gabbiadini ha detto sì alla Sampdoria, squadra in cui ha giocato dal 2013 al 2015 e con cui ha fatto il grande salto nel panorama calcistico italiano.

L’attaccante bergamasco ha voluto fortemente il club blucerchiato, così come forte è stato l’interesse della Samp che ha sbaragliato la concorrenza di Real Betis, Schalke 04 e Fiorentina per riprenderselo.

Gabbiadini lascia il Southampton dopo meno di due anni in cui ha disputato 60 partite tra campionato e coppe, realizzando 12 reti. A Genova arriva in prestito a tre milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a nove. Firmerà un contratto fino al 2024 a 1,5 milioni di euro a stagione.

In Premier League è stato apprezzato soprattutto al suo arrivo in cui ha regalato gioie ai tifosi Saints. Il suo primo gol lo ha siglato al debutto dopo appena 13 minuti dal fischio d’inizio contro il West Ham in Premier League.

Gli inglesi lo hanno strappato dal Napoli nel gennaio del 2017 per 17 milioni di euro. La decisione di lasciare l’Italia e il Napoli è stata condizionata dal suo scarso utilizzo da parte dell’ex tecnico azzurro, Maurizio Sarri.

Col ritorno a Genova, l’attaccante proverà a riconquistare minuti in campo, persi negli ultimi mesi, e perché no anche il feeling davanti alla porta. Il clima e i tifosi del Marassi gli daranno la giusta spinta per riprendersi la scena. Ad aiutarlo, inoltre, ci sarà anche Fabio Quagliarella.

Con la maglia blucerchiata, Gabbiadini ha realizzato 15 gol in 47 presenze in due stagioni, prima del trasferimento al club di De Laurentis. Il suo arrivo, molto probabilmente, prevede una partenza, forse Defrel.

Il tecnico doriano Giampaolo cercherà di valutare primo lo stato fisico dell’attaccante e piano piano lo lancerà anche alternandolo con Caprari. La Samp avrà bisogno anche dei gol di Gabbiadini se vuole puntare a un posto in Europa per la prossima stagione. Un buon rendimento sarà positivo anche in ottica nazionale, Roberto Mancini preferisce l’abbondanza di uomini ed è anche per questo che Manolo Gabbiadini ha scelto nuovamente Genova.

L’eterna promessa chiamata a una nuova possibilità di rilancio. Quando Luis Muriel anni fa esplose a Lecce qualcuno si lanciò in un paragone blasfemo. Per caratteristiche fisiche e tecniche (e per il rapporto con la bilancia) ad alcuni ricordava nientemeno che Ronaldo, il fenomeno. Accostamento azzardato che, tuttavia, ben sintetizzava le potenzialità del colombiano classe ’91. Dopo un anno e mezzo a Siviglia, Muriel torna in Italia, acquistato dalla Fiorentina in prestito con diritto di riscatto.


Il primo colpo di calciomercato invernale è quindi della Viola che ha bruciato l’interesse molto forte del Milan. L’attaccante ha scelto Firenze per rilanciarsi, ben consapevole della forte concorrenza alla corte di Pioli. Simeone, Chiesa e un Pjaca che, come il neoarrivato, confida in un rilancio dopo il grave infortunio di due anni fa. Portato in Italia dall’Udinese, Muriel ha vestito anche le maglie di Lecce e Sampdoria in serie A. Le sue presenze totali sono state, finora, 165 con 43 gol. Muriel si mette in mostra in Puglia tra il 2011 e il 2012 assieme a un altro colombiano talentuoso, Juan Cuadrado.

Tre anni in Friuli fino al 2015 lo consacrano tra i migliori talenti della A. Nell’Udinese forma una micidiale coppia d’attacco con Antonio Di Natale. Ed è proprio nel mercato di gennaio che si trasferisce, nel 2015, alla Sampdoria. In blucerchiato il colombiano trascorre due stagioni, mettendosi in mostra con alcuni gol non banali. Vedere per esempio il meraviglioso sigillo all’Olimpico contro la Roma nel match perso 2-3.

Muriel conclude l’esperienza con la Doria rendendosi protagonista di un’esultanza non proprio ortodossa contro la sua ex Udinese. Nell’estate 2017 si trasferisce in Spagna a Siviglia, dove vive un anno e mezzo tra luci e ombre. Sono tredici le marcature in 65 presenze, spesso non da titolare. Bottino troppo magro per chi era paragonato a Ronaldo e cerca riscossa nella città degli Uffizi.

Se continua così sarà difficile potergli negare la maglia azzurra. A un mese dai 36 anni Fabio Quagliarella vive una seconda giovinezza. L’attaccante della Sampdoria segna da 7 partite consecutive e ha raggiunto la doppia cifra tra i marcatori a 10 gol. E il girone di andata non è ancora finito. La squadra di Giampaolo, issatasi solitaria al sesto posto, vive dei gol e del carisma del suo capitano. Dopo aver girovagato per mezza Italia, l’uomo dei gol impossibili ha trovato il suo habitat naturale nella Genova doriana.


Nato a Castellamare di Stabia, ma cresciuto nel Torino, Quagliarella ha fatto le fortune di tante maglie. Il bianconero di Ascoli, Udinese e Juventus, l’azzurro del Napoli, il granata del Toro e il blucerchiato della Samp. Memorabili i suoi gol dalla distanza, con prodezze balistiche notevoli come quello al Chievo nella prima esperienza al Doria.

L’azzurro mare del Napoli è stato il suo grande amore, quello in cui avrebbe voluto concludere la sua carriera. Quello prematuramente interrotto per una brutta storia extracalcistica, in cui è vittima di un ex agente della Polizia postale. Un calvario che lo portò a lasciare il Vesuvio, trasferendosi a Torino, sponda Juve. Sotto la Mole prima un grave infortunio che potrebbe condizionargli la carriera. Poi la prima rinascita, diventando un fattore determinante nella Juventus di Conte tricampione d’Italia.

Il primo ritorno della sua carriera è dall’altra parte del Po, nella Torino granata. Esperienza che si conclude male per una mancata esultanza contro il suo ex Napoli. Una parentesi, in ogni caso, che non gli impedisce di portare il Toro a una vittoria nel derby che non si verificava da vent’anni.

Il mercato invernale del 2016 coincide con il ritorno nella Samp. Qui centra il traguardo dei 100 gol in serie A, andando a segno per 19 volte nel torneo 2017-2018. Una soglia che, in proiezione, potrà essere superata quest’anno. Nelle 10 reti, troviamo tutto il campionario di Quagliarella, compresi i gol impossibili come quello di tacco al Napoli nel 3-0 doriano. La seconda rinascita del centravanti stabiese non può lasciare indifferente anche il ct Mancini. Gli Europei sono lontani ancora due anni, ma per Quagliarella il tempo si è fermato a una delle sue reti da urlo.

Nell’immagine collettiva italiana è l’attaccante che ha vinto tanto in Italia e in Europa, icona del calcio nostrano in Inghilterra e gemello di una delle coppie d’attacco più prolifiche di sempre.

Gianluca Vialli, in un’intervista al Corriere della Sera, in occasione dell’uscita del suo secondo libro “Goals. 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili”, racconta la battaglia contro un cancro che sta combattendo da diversi mesi.

Una parte della sua che avrebbe preferito non raccontare ed è per questo che l’ha considerata come tappa di vita, vissuta con coraggio e con qualcosa da imparare.

Sapevo che era duro e difficile doverlo dire agli altri, alla mia famiglia. Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene: i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella, mia moglie Cathryn, le nostre bambine Olivia e Sofia. E ti prende come un senso di vergogna, come se quel che ti è successo fosse colpa tua. Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano. Poi ho deciso di raccontare la mia storia e metterla nel libro.

Per ora l’allarme sembra rientrato e l’ex bomber di Samp, Juve e Chelsea si sente bene, dopo l’intervento e otto mesi di chemioterapia e sei settimane di radioterapia.

Ora sto bene, anzi molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale. Ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita. Spero che la mia storia possa servire a ispirare le persone che si trovano all’incrocio determinante della vita.

A 54 anni insomma ha un po’ rivisto il suo percorso e ha capito tante altri fattori importanti. Nonostante la malattia è tornato a pensare in positivo quella che è stata la sua carriera calcistica e cosa gli aspetta ancora.

All’ombra della Lanterna sta ritrovando se stesso dopo la delusione di Roma. Gregoire Defrel affronta questa sera il suo passato neroverde, ma oggi la sua testa è solo blucerchiata. La nona giornata di campionato si conclude con il Monday night” dello stadio “Marassi” di Genova tra Sampdoria e Sassuolo. I blucerchiati di Marco Giampaolo hanno la possibilità di accorciare dai piani altissimi della classifica, portandosi con una vittoria a ridosso dalla Lazio. Gli emiliani di Roberto De Zerbi, dopo un avvio scintillante, sono reduci da due sconfitte consecutive (Milan e Napoli) e non vincono dal 27 settembre a Ferrara contro la Spal.

L’attaccante francese ritrova il “suo” Sassuolo, squadra in cui è esploso e in cui ha militato per due stagioni. Dal 2015 al 2017 Defrel ha disputato 73 partite a Reggio Emilia segnando 23 gol. Una consacrazione dopo la gavetta passata tra Parma, dove aveva iniziato nelle giovanili, Foggia e Cesena. Il calciatore, oggi 27 anni, lo scorso anno ha seguito il suo mentore Eusebio Di Francesco approdato alla Roma. Le cose però non sono andate come il centravanti immaginava. Venti partite, una sola rete e la sensazione di non essere quel talento esploso al Mapei Stadium.

Defrel quando giocava a Sassuolo

A Genova, dove è approdato in prestito, Defrel sembra rinato. Assieme a Quagliarella e Caprari sta facendo sognare i tifosi della gradinata Sud. Finora ha segnato 5 gol, con la doppietta nel 3-0 al Napoli a impreziosire il suo cammino. Gregoire sa come far male alla sua ex squadra, visto che ha segnato al Sassuolo quando era a Cesena nel maggio 2015. Ora ritrova i neroverdi e, come dichiarato al Secolo XIX, se dovesse segnare non esulterebbe:

Sono stato là due anni. Tanti bei ricordi, ho fatto vedere buone cose, siamo arrivati in Europa. Però penso alla Samp. Voglio vincere questa partita e se segnerò, non esulterò per rispetto alla mia ex squadra. (…) . Con la Roma non è stato facile, ho avuto tanti problemi. Era fondamentale non sbagliare la scelta successiva e la Samp è stata quella giusta. Mi sento bene, ma non sono ancora al cento per cento

 

 

La colonia degli italiani all’estero si arricchisce sempre di più e inoltre si può certamente dire che è l’Europa dell’est che ingolosisce gli allenatori italiani.

Dopo Andrea Stramaccioni allo Sparta Praga e Devis Mangia all’Universitatea Craiova, anche un ex mister della Serie A approda nella zona orientale del vecchio continente: Delio Rossi.

L’allenatore romagnolo ha accettato la proposta del Levski Sofia, la squadra della capitale bulgara con più tifosi e con la storia più importante.

Una nuova sfida per il mister ex Lazio e Fiorentina che, dopo due anni di pausa, ha ripreso l’attività in panchina. Il compito sarà quello di portare il Levski nella parte alta della classifica del campionato bulgaro. La partenza nelle prime tre giornate è stata incostante, così come negativa è stato il secondo turno di qualificazione all’Europa League. Il Levski, infatti, è uscito sconfitto dalla doppia sfida con i croati dell’Hajduk Spalato, ed è per questo che la società ha deciso di voltare pagina e affidare la prestigiosa panchina bulgara ad un allenatore d’esperienza come è Rossi.

L’ultima partita ufficiale di Rossi allenatore risale al 28 ottobre 2015, quando il suo Bologna perde in casa contro l’Inter e con il misero bottino di 6 punti in dieci giornate di campionato.

Ora la prima esperienza all’estero per un allenatore che comunque in Italia ha fatto bene. Dopo le stagioni positive a Lecce e a Bergamo nell’Atalanta, viene chiamato alla guida della panchina biancoceleste della Lazio del presidente Lotito. In tre stagioni nella capitale riesce a vincere la Coppa Italia nel 2008/2009.

La stagione successiva è quello dello sbarco in Sicilia, a Palermo. Il presidente “mangiallenatori”, Maurizio Zamparini, lo vuole fortemente alla guida dei rosanero. Per lui Rossi e il Palermo, la prima stagione è da incorniciare. Quinto posto in classifica e qualificazione storica all’Europa League. L’anno seguente il club decide addirittura di offrirgli la responsabilità dell’intero settore tecnico rosanero, con l’obiettivo primario di permettere un rapido ingresso dei giovani in prima squadra.
La seconda stagione però parte male con un girone d’andata da dimenticare. Viene esonerato e al suo posto arriva Serse Cosmi. Pochi mesi e Zamparini richiama alla base Rossi per cercare di raccogliere una situazione critica. La squadra raccoglie una meritata salvezza e vola anche in Coppa Italia. In finale, infatti, viene sconfitta solamente dall’Inter che passa per 3-1.

Dai rosanero alla Viola. Il tecnico di Rimini, dopo la galoppata con il Palermo, decide di volare a Firenze. L’esperienza con la società dei Della Valle è altalenante. L’addio è ancora più rumoroso a causa di fatti successi in campo.

Le ultime due esperienze in Serie A sono con Sampdoria e Bologna, non proprio due avventure da ricordare positivamente.

Ora il riscatto parte dalla Bulgaria, perché Delio Rossi vuole dimostrare di saper far bene il suo mestiere.

Dario Sette

16 maggio 1910. Al triplice fischio dell’arbitro i primi sorrisi, la gioia sui volti che allenta la stanchezza per la fatica in campo. Il risultato finale è 6-2.
È il debutto della nazionale italiana di calcio, e che debutto. Si parte con una sonora vittoria ai danni della Francia (prima storica rivale), Nazionale molto più esperta degli undici italiani che erano alla loro prima apparizione ufficiale con addosso il tricolore. All’Arena di Milano davanti a 4mila spettatori, a guidare quella formazione, il capitano Francesco Calì detto Franz, uno che faceva il terzino, ma all’occorrenza si adattava ovunque.  L’allenatore è Umberto Meazza, il marcatore più prolifico della partita è l’attaccante Pietro Lana, primo calciatore a realizzare una tripletta con la Nazionale di calcio.

Sono anni difficili dal punto di vista economico. La maglia utilizzata non è ancora quella azzurra, ma bianca. Si dice che per le prime partite si è scelto proprio la bianca per questioni di soldi (costava 7 centesimi in meno).
Il 28enne Calì (uno dei veterani di quell’Italia) proveniva dall’Andrea Doria, l’altra squadra di Genova. Tuttavia i primi calci al pallone gli ha dati quando non era in Italia, ma in Svizzera. Il giovane Franz vive a Zurigo ed è lì che muove i primi passi da calciatore tant’è che ad ora gli possiamo nostalgicamente attribuire l’etichetta di “Primo Italians” della storia del calcio italiano.

Francesco Calì nasce a Riposto in provincia di Catania nel 1882, in una famiglia di commercianti di vino.

I pirati però stravolgono la vita della famigliola. Il papà Bruno decide di lasciare la Sicilia perché proprio i filibustieri mettono in ginocchio l’azienda, per emigrare in Svizzera. Proprio in terra elvetica il giovane Franz impara a giocare a pallone tanto che esordisce prima con il Fortuna Zurigo e poi con il Ginevra. Quando la situazione economica migliorò i Calì decidono di rientrare nel capoluogo ligure e lo stesso Francesco fu tesserato nel Genoa, fresco campione d’Italia.

Dopo un anno tra le file rossoblu, Francesco si trasferisce alla neonata società di ginnastica Andrea Doria (l’antenata dell’attuale Sampdoria) che da poco aveva aperto la sezione calcio. Con il passaggio all’altra squadra di Genova, Calì diventa anche il primo calciatore a trasferirsi nella società che poi sarebbe diventata una grande rivale, ad oggi sarebbe un “traditore” a tutti gli effetti.


Nella Doria, Calì diventa terzino, ma da lì a qualche anno non si limita a giocare in campo. In effetti il tuttofare della Nazionale veste i panni anche di arbitro. All’epoca i direttori di gara non venivano scelti dalla federazione, ma erano giocatori indicati dalle società di appartenenza. Proprio lui nel 1902 arbitra la finale Coppa Città di Torino tra Juventus e Milan. Dopo i supplementari è ancora 3-3 e l’arbitro Calì decide di proseguire a oltranza. In quel specifico momento, senza saperlo, aveva inventato il “golden gol”  (che tanto male ha fatto alla nostra Nazionale a Euro 2000), ma il Milan non ci sta e la coppa va alla Juve.

I giornali dell’epoca iniziano a fare i loro pronostici su quella che può essere la formazione utile per la nascita di una Nazionale italiana di calcio. Tra questi c’è proprio il giovane Franz.

Lettura Sportiva del  27 febbraio 1910


Calì nel corso delle stagioni migliora il suo rendimento e, nel 1910, arriva finalmente il debutto della Nazionale di calcio italiana. Calì viene scelto come capitano poiché il più anziano e conoscitore di lingue straniere avendo vissuto in Svizzera, ma anche complice una squalifica di molti giocatori dell’allora fortissima Pro Vercelli. La partita è una festa del gol: 6-2.

I giornalisti della Gazzetta dello Sport, a pagina 5, elogiano la sonora vittoria contro i favoriti francesi. Ad essere esaltato c’è proprio il capitano Franz:

“Calì ieri si è confermato per calma, sicurezza e per la perfezione del giuoco il più degno a coprire il posto di capitano del nostro undici nazionale […] Il pubblico applaudendo freneticamente Calì ne riconosce il suo valore.

È il primo vero articolo sportivo riguardo la nostra Nazionale di calcio. In quello stesso giornale si parla anche di ciclismo, la partenza del secondo Giro d’Italia.

Da quello storico e nostalgico articolo di cronaca sportiva ne è passato di tempo. Sono stati scritti migliaia e migliaia di pezzi che riguardano il calcio nostrano, la Nazionale e le prestazioni di quei italiani che sono fuori dall’Italia ma che tengono alto l’onore del Paese sia dal punto di vista sportivo che umano. Franz Calì ne è stato il primo esempio.

 

Mentono quando dicono che sono dispiaciuti per la sconfitta della loro squadre nonostante una loro doppietta o tripletta. Mentono quando dicono che è importante la vittoria indipendentemente da chi segna. Gli attaccanti, quelli veri, tengono a mente il numero di ogni rete messa a segno durante la loro carriera e anche se non lo ammetteranno mai, qualche volta baratterebbero un titolo di gruppo con un riconoscimento personale. Ecco perché, sotto sotto, la Scarpa d’Oro fa gola ai vari bomber d’Europa: ideato nel 1967, il trofeo viene assegnato ogni anno al giocatore che, in un campionato europeo, ha realizzato il miglior punteggio ottenuto moltiplicando il numero di reti messe a segno in partite di campionato e il coefficiente di difficoltà del campionato stesso.

Luis Suarez, Scarpa d'Oro 2016 con 40 reti con la maglia del Barcellona
Luis Suarez, Scarpa d’Oro 2016 con 40 reti con la maglia del Barcellona

In realtà questa combinazione è stata resa necessaria perché in passato a vincere la Scarpa d’Oro erano principalmente giocatori di campionati minori e meno competitivi; così, nel 1997 (dopo una pausa tra il 1992 e il 1996) è stata introdotta questa nuova formula che prevede due punti di coefficiente di difficoltà per i top campionati come Serie A, Liga, Bundesliga, Premier League e Primeira Liga, mentre dalla sesta alla ventiduesima è 1,5, per tutte le altre è 1.

Il primo a vincere il trofeo è stato Eusébio che, con la maglia del Benfica nella stagione 1967-1968, realizzò 42 reti, mentre l’ultimo a esibire la Scarpa d’Oro è stato l’attaccante del Barcellona, Luis Suarez, con ben 40 reti segnati in stagione che ha bruciato all’ultimo Gonzalo Higuain, autore di un’incredibile annata con il Napoli e i suoi 36 gol. Per l’uruguaiano è il secondo riconoscimento dopo quello del 2014, unico calciatore a spezzare il duopolio Cristiano Ronaldo – Messi, mentre scorrendo l’albo dei vincitori appaiono altri nomi illustri come Van Basten, Ian Rush, Jardel, Ronaldo o Thierry Henry. Nella speciale classifica ci sono anche due italiani, Luca Toni e Francesco Totti che, rispettivamente nel 2006 e nel 2007, segnarono 31 e 26 reti.

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L’anno incredibile di Toni: con la Fiorentina nel 2005-2006 segnò 31 reti in 38 gare

Luca Toni nella stagione 2005-2006 giocava con la maglia della Fiorentina, appena arrivato da due anni più che positivi con il Palermo: con 30 gol il primo anno aiutò i Rosanero a salire dalle Serie B alla Serie A e l’anno dopo si mantenne su alti livelli realizzando 20 reti. Ma con la Viola, l’attaccante di Pavullo si superò totalizzando ben 31 reti in campionato in 38 match disputati e staccando di gran lunga gli altri bomber come Henry che arrivò secondo con 27 reti ed Eto’o con 26. Quell’anno, nella top10 c’erano anche altri due “italiani” come Trezeguet (23 gol con la Juventus) e Suazo (22 marcature con il Cagliari). Quelli di Toni furono numeri che per un istante lo accostarono al record di 35 marcature in una singola stagione di Nordahl (superato solo quest’anno, dopo 66 anni, da Higuain). Una stagione pazzesca che lo proiettarono dritto ai Mondiali del 2006 in Germania come uno dei protagonisti con la maglia azzurra. Solitamente attaccante-ariete in grado di segnare di testa, quell’anno Luca azzardò anche gol del genere contro l’Udinese:

Tra le istantanee che custodiamo gelosamente nei nostri ricordi di quei Mondiali vincenti oltre alla doppietta di Toni contro l’Ucraina, c’è il calcio di rigore di Francesco Totti, allo scadere, negli ottavi contro l’Australia. Quel rigore, quel momento, fu una liberazione per il capitano della Roma che sul treno-mondiale ci salì per ultimo, recuperando in tempo record dall’infortunio di inizio anno che lo tenne lontano dai campi per diversi mesi. Era il febbraio 2006 e nel match casalingo contro l’Empoli, dopo appena sette minuti, a causa di un entrata di Vanigli, il capitano giallorosso rimase con il piede sinistro piantato nel terreno. Frattura del perone. Qualche maligno ipotizzò addirittura la fine della sua carriera, ma l’eterno numero 10 romano e romanista si rimise in piedi, vinse un Mondiale e disputò la sua miglior annata in campionato di sempre. Incredibile a dirsi totalizzò 35 presenze in Serie A (non accadrà mai più) segnando ben 26 reti, miglior rendimento in assoluto nella sua carriera. Dalle polveri all’altare nel giro di un anno: per lui Scarpa d’Oro anche se quell’anno a livello realizzativo Afonso Alves, attaccante dell’Heerenveen fece meglio segnando otto reti in più, ma si piazzò secondo perché il coefficiente assegnato alle reti in Serie A, come detto, è di 2 punti, mentre quello assegnato ai gol nell’Eredivisie è di 1,5 punti. E tutti noi, con un po’ di nostalgia, ricordiamo questo gol di Totti, uno dei fantastici 26 di quella stagione irripetibile: