Tag

russia

Browsing

Un Mondiale senza Italia? Nessun problema: voi portate l’entusiasmo e la passione, Mondiali.it ci mette la follia e una nazionale da tifare!

I Mondiali hanno scandito i tempi della nostra vita e scandiranno quelli di chi verrà

Ognuno di noi ricorda con chi era e dov’era quella sera afosa di luglio del 2006, mentre Fabio Grosso calciava il rigore del quarto Mondiale azzurro. La nostra infanzia, la nostra adolescenza e la vita da adulti – magari da genitori che sanno trasmettere le stesse emozioni – tutto scorre di quattro anni in quattro anni. Anzi di quattro estati alla volta.

Il Mondiale di calcio all’italiana, quello che si vive tutti assieme davanti a una piccola tv o a un maxischermo, quello dei dogmi da rispettare, dei posti sul divano fissi, quest’anno è un sogno infranto da calciatori biondi con gli occhi azzurri. In Russia ci va la Svezia, ma l’Italia che scova storie, che si appassiona alle gesta di eroi romantici, ricordando aneddoti e aprendosi alle nuove nazionali, non vuole lasciare vuoto l’album dei ricordi della prossima Coppa del Mondo 2018.

Due saranno le nazionali al debutto assoluto: Panama e Islanda. L’isola di ghiaccio e vulcani sarà il paese con il minor numero di abitanti che prenderà parte alla competizione iridata. Circa 330mila, meno di Bologna o Bari. Quale occasione, allora, per allargare il tifo, salpando tutti assieme verso questa nuova avventura? Il team di Mondiali.it, dopo aver visto commenti positivi dei suoi lettori in coda ad articoli nei quali si parlava della nazionale islandese, ha deciso di supportare attivamente la squadra scandinava.

Del resto lo stesso presidente islandese, Guðni Thorlacius Jóhannesson, ha chiamato a raduno tutti i tifosi sparsi per il globo con un video volutamente ironico e pomposo con musica patriottica sullo sfondo e un dress-code istituzionale che poi lascia spazio all’iconica divisa blu acceso. Per poi dire:

Che si vinca o si perda, è entusiasmante far parte di qualcosa di grande, anche se si è piccoli

Il Mondiale all’italiana rivivrà sotto nuova forma: la redazione e il team di Mondiali.it seguirà le partite della nazionale all’interno del Bar da Gigi (Piazza San Zeno, 12, Cassola – Vicenza), location ideale per convogliare passione ed energia. Tre eventi (ognuno per ogni match del Gruppo D | Argentina – Islanda: 16 giugno ore 15.00 | Nigeria – Islanda: 22 giugno ore 17.00 | Islanda – Croazia: 26 giugno ore 20.00) più un primo evento, domenica 27 maggio ore 17.00, nel quale sveleremo al pubblico il progetto “Mondiali.it for Iceland” e annunceremo cosa c’è da aspettarsi.

Durante le serate, oltre ad assistere alla partita, sorseggeremo birra islandese, approfondiremo la cultura della nazione; ci saranno presentazioni di libri sui Mondiali con chiacchierata assieme agli autori; inviteremo tutti gli appassionati a indossare una maglia creata appositamente per l’evento che rimanda alla casacca dell’Islanda, ma soprattutto venderemo anche un numero limitato di maglie ufficiali il cui sponsor tecnico è Erreà, unica rappresentanza italiana in Russia. Sono già acquistabili sul nostro store e ne regaleremo una tramite sorteggio durante gli eventi.

Questo sarà lo spirito che animerà gli eventi. Ma non solo: perché calcio e passione sono indimenticabili se si legano al gesto umano e sensibile. Così parte del ricavato andrà all’associazione di Sammy Basso che, entusiasta, ha accettato l’idea di far parte di questa spedizione!

Il tutto, ovviamente, sarà accompagnato dalla copertura mediatica e da contenuti esclusivi focalizzati su Russia 2018 con una sezione dedicata: la nostra redazione, che ha anche un inviato a Mosca, seguirà le 32 squadre con racconti, news, video.

Lo scrittore Jorge Luis Borges, diceva:

Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio

E noi vogliamo continuare a calciare…
#TeamIceland e #ForzaIslanda!

EVENTO DI PRESENTAZIONE:

Domenica 27 maggio ore 17.00 da “Bar da Gigi”

 GRUPPO D

Argentina – Islanda: 16 giugno ore 15.00

Nigeria – Islanda: 22 giugno ore 17.00

Islanda – Croazia: 26 giugno ore 20.00

Per tuffarti nell’avventura, inizia da qui:

🔶 Prima di Panama e Islanda: le squadre che hanno sorpreso al debutto nei Mondiali

🔶 Ecco i convocati dell’Islanda: prima squadra a diramare la lista ufficiale

🔶 L’Islanda ci invita a tifare la sua nazionale ai Mondiali. E noi lo faremo

🔶 L’Islanda sarà il paese con meno abitanti in assoluto a partecipare a un Mondiale

🔶 Islanda: è boom di nascite nove mesi dopo la vittoria contro l’Inghilterra

 

 

 

 

Una terra coperta di ghiaccio, l’immensa ricchezza di acqua, l’anima di fuoco data dalla grandiosa presenza di vulcani e geyser. Tutto questo si ritrova e armonizza nella nuova divisa che Erreà Sport ha ideato per Ksi –La Federazione di Calcio islandese alla sua prima storica partecipazione ad un Campionato Mondiale.

Dopo la splendida avventura che li ha visti protagonisti agli Europei di Francia 2016, una nuova uniforme, originale ma fortemente legata all’identità di questa nazione, li accompagnerà ai Mondiali di Russia 2018.

Proprio ghiaccio, lava e acqua si fondono perfettamente nella nuova maglia Erreà realizzata per rappresentare al meglio la particolarità e la bellezza dell’Islanda e della sua Nazionale. Il fuoco che accende e scalda il cuore di questa terra e di questo popolo è l’elemento da cui partire per svelare la nuova divisa.
A causa del suo effetto, il ghiaccio, rappresentato simbolicamente dal bianco del colletto a V e da quello delle spalle, si scioglie gradatamente mescolandosi a lava lungo le maniche caratterizzate da una grafica a macchie quasi puntinata in cui si fondono il rosso e l’azzurro.
Proprio l’azzurro, acqua che si è sciolta grazie al calore, è il colore distintivo del corpo e dello sfondo della prima divisa che si presenta semplice e dalle linee pulite ma molto curata in ogni suo più minuto dettaglio.

Sul nostro store online potete acquistare la maglia ufficiale Erreà

La vestibilità aderente viene enfatizzata dalla combinazione di due tessuti. Il primo, collocato nella parte centrale, morbido, traspirante ed estremamente confortevole è impreziosito ed abbinato ad un secondo filato, una speciale rete posta lungo i fianchi della maglia. In modo emblematico, la rete cucita ai bordi, lascia trasparire il tessuto sottostante che, nel caso della divisa home, è rosso, come a sottolineare che sotto l’azzurro della casacca e della pelle scorre ed è sempre presente la potenza del fuoco e il battito della passione.

A enfatizzare la forte identità nazionale, la fierezza e il forte senso di comunità che contraddistinguono il popolo islandese, due sono gli elementi iconici riportati sulla nuova divisa: il motto già proposto per gli Europei 2016 “FYRIR ISLAND” (“Per l’Islanda”) posizionato all’interno del collo e la bandiera nazionale applicata sul retro della maglia.

 Ad accompagnare la nuova divisa e l’intera campagna di comunicazione, il claim “Legends are born without warningabbinatoalla potente ed epica immagine dei geysers, tra i fenomeni in assoluto più sorprendenti e spettacolari della superfice terreste. Rari e presenti solo in particolarissime zone del mondo tra cui l’Islanda, terra per eccellenza di queste incredibili sorgenti, i geysers rappresentano al meglio la forza e l’energia di questa Nazionale che ha saputo unire,nella sua peculiare identità,organizzazione, gioco dinamico e grande spirito energico.

Una squadra che non può più ormai considerarsi solo uno “splendido outsider” ma che in brevissimo tempo ha saputo conquistarsi l’attenzione, il favore e i riflettori della scena mondiale. Tutto questo con la potenza impressionante e la forza esplosiva di un geyser.

Le nuove divise di Ksi,come tutti i capi Erreà,sono certificate Oeko-Tex Standard 100. Tale prestigiosa certificazione, ottenuta dall’azienda nel 2007 come prima azienda in Europa nel settore del teamwear, garantisce che tutti i tessuti e i prodotti Erreà non sono tossici ne nocivi per la salute in conformità con le principali normative a livello internazionale e in rispetto dei più elevati e riconosciuti standard qualitativi e di sicurezza.

🔶 E non dimenticarti di tifare Islanda assieme a Mondiali.it. Partecipa al nostro evento #TeamIceland!

L’Islanda è la nazione con il minor numero di abitanti in assoluto a essersi mai qualificata a un Mondiale di calcio. L’isola vichinga, al suo debutto in Russia 2018, nonostante un insolito boom di nascite, si attesta sui 340mila abitanti: se ci pensate, città italiane come Bologna, Firenze o Bari superano questa cifra.

Ma l’Islanda non si scompone, anzi lancia un appello a tutti i tifosi del mondo: senza distinzioni di colori p di nazionalità, la piccola ma casinista Nazionale scandinava invita tutti quanti gli appassionati a far parte del #TeamIceland.

Ed è proprio il presidente Guðni Thorlacius Jóhannesson, assieme a sua moglie e first lady, Eliza Reid, a chiamare a raduno tutti i tifosi sparsi per il globo con un video volutamente ironico e pomposo con musica patriottica sullo sfondo e un dress-code istituzionale che poi lascia spazio all’iconica divisa blu acceso. E il presidente dice:

Che si vinca o si perda, è entusiasmante far parte di qualcosa di grande, anche se si è piccoli

Far parte del team è semplice: basta andare sul sito Inspired by Iceland, loggarsi via Facebook e poi scegliere il proprio nome islandese da piazzare sulla maglia virtuale (c’è in palio un viaggio in Islanda eh!). Secondo l’onomastica del paese, infatti, i nomi sono patronimici cioè riflettono il nome del padre o della madre e non il cognome storico della famiglia. Si aggiungono al nome proprio attribuito dai genitori al momento della nascita e non sono quindi veri e propri cognomi in senso occidentale, visto che accompagnano la persona nel corso della propria vita ma non si tramandano ai figli.

 

Come riporta Wikipedia, uomo chiamato Jón Einarsson ha un figlio chiamato Ólafur. Il cognome di Ólafur non sarà Einarsson, come quello di suo padre: egli diverrà Jónsson, letteralmente indicante che Ólafur è il figlio di Jón (Jóns + son). La stessa pratica è usata per le figlie: la figlia di Jón Einarsson, Sigríður, non avrà Einarsson come cognome; lei adotterà il cognome Jónsdóttir, che significa letteralmente “la figlia di Jón” (Jóns + dóttir).

Nel 2012 l’Islanda era al 131º posto nel ranking FIFA delle squadre più forti al mondo; ora è al 18º posto, davanti all’Olanda e Uruguay, due posizioni dietro l’Inghilterra e quattro dietro l’Italia. Una crescita favorita da investimenti su strutture, formazione e accademie giovanili. L’Islanda, insomma, non rappresenta in questa era calcistica una meteora o la classica mascotte, ma un prodotto calcistico ben riuscito dopo attenta e lungimirante programmazione.

E per noi appassionati va bene così: potremo ascoltare nuovamente il Viking Thunder-Clap, il rito coinvolgente dei tifosi che battono le mani sempre più veloce ed esclamando. Magari fra qualche anno tra gli spalti ci sarà anche qualche ragazzino nato proprio in questo periodo calcistico “fortunato”.

Sospeso tra un capitolo del libro “Cuore” e la modalità “Il viaggio” di Fifa 18 in cui si personifica Alex Hunter, promettente stella inglese sulla rampa di lancio del successo. Sogna la casacca dei Tre Leoni e, proprio come un videogioco capace di catapultare la finzione in uno stato reale, quello che sta vivendo in questi istanti Trent Alexander-Arnold lo sa solo lui.

A 19 anni, scorrendo la lista dei 23 convocati scelti dal ct. Southgate per rappresentare l’Inghilterra al Mondiale in Russia, lui ha trovato il suo nome. Lui che in prima squadra non c’era ancora arrivato. La prima convocazione da adulto, da zero a cento, direttamente alla Coppa del Mondo. E le gambe che vacillano.
Nel Liverpool, di Liverpool, il ragazzo “scouser” terzino destro, classe ’98, si è pian piano conquistato la fiducia di Klopp ed è diventato un titolare del Liverpool, specialmente in Champions League, dove ha saltato appena nove minuti nelle doppie sfide contro Manchester City e Roma.

La città di Liverpool sa essere incantevole quando dal suo freddo Albert Dock sputa storie di ragazzi tenaci. Trent è nato nel quartiere West Derby, qui ha frequentato la scuola elementare cattolica di St. Matthews e, quando aveva sei anni, i Reds ospitano un camp estivo in cui viene invitato il suo istituto. Per una storia magica ci vuole un cilindro da mago, ma questa volta dal cappello non esce un coniglio, bensì il suo nome: Alexander-Arnold viene sorteggiato per frequentare il camp dov’è presente il coach dell’accademia, Ian Barrigan, che vedendolo giocare gli offre la possibilità di entrare nell’accademy del club.

Nella favola di Trent, tra sacrifici e sudore, non ci sono al momento antagonisti o falsi-eroi. Il ragazzo ha la stoffa e si mette in mostra nell’Under 16 e poi nell’Under 18. Ma le sue guance devono far davvero male per i tanti pizzicotti che da allora continua a tirarsi: il suo secondo sussulto della vita, tra un pizzino estratto dal cappello al nome pronunciato dal ct inglese, arriva quando gli dicono:

Ehi Trent, Steven Gerrard ha parlato di te. Nel suo libro autobiografico

A pagina 353 di “My Story”, appare il suo nome. Sul libro di Stevie G., colonna leggendaria del Liverpool rosso. Nella sua testa ronza la voce dell’ex capitano, sentito chissà quante volte nelle interviste. Trent plasma la voce di Gerrard mentre pronuncia il suo nome. Lo storico numero 8 lo vede all’accademia, sa che viene da West Derby, lo paragona a John Barnes, è cresciuto con il suo mito tra i parchi e le case a schiera con gli inconfondibili bricks rossi del Merseyside. Nel suo libro, l’ex capitano dei Liverpool arriva a dire:

Trent ha una terrificante possibilità di diventare un professionista

Ecco la benedizione. Ecco l’incoronamento con tanto di rituale tra idolo e pupillo. E quasi un’investitura per Stevie che è stato il capitano dell’Inghilterra in un’era del football dal forte sapore amarognolo, dal grande potenziale smarrito per strada.

Alexander-Arnold non vuole smarrirsi, sa quello che deve fare. La corsia di destra lo facilita: deve sempre andare dritto, a testa alta. Con il numero 66 sulle spalle, lo “scouse Lahm”, quest’anno ha segnato contro Hoffenheim, Maribor e Swansea: più avversari internazionali che inglese. Un biglietto da visita non male per il Mondiale se poi si aggiungono giocate e chiusure come queste:

Nel 2015 era con la Nazionale Under 17 durante la spedizione in Bulgaria per l’Europeo. Estromessi agli ottavi di finale dalla Russia, il torneo assegnava sei posti per la Coppa del Mondo Under 17 che si sarebbe svolta lo stesso anno in Cile, ma per l’Inghilterra il biglietto passava dallo spareggio contro la Spagna. Alla vigilia del match, esattamente tre anni fa, Trent fu intervistato dalla Federazione inglese e disse:

Non riesco davvero a rendermi conto quanto sia grande questa opportunità al momento. Vengo dal West Derby di Liverpool e non conosco nessun altro della mia zona che abbia giocato in una Coppa del Mondo. Semplicemente non succede a ragazzi come me. Ci proverò così tanto per arrivarci, sarebbe un’esperienza indimenticabile. La prima Coppa del Mondo che ricordo è quella del 2006, vinta dall’Italia. Giocare in un torneo come quello a livello giovanile sarebbe fantastico

Ai rigori, l’Inghilterra sconfisse la Spagna e volò al Mondiale. Ecco, Trent “semplicemente” può succedere anche a ragazzi come te. Sognare un torneo giovanile e trovarsi al centro del mondo, profumando di sogno. 

I Mondiali in Russia entra nel vivo. Entro il 14 maggio, i 32 selezionatori dovevano consegnare alla Fifa la lista dei 35 pre-convocati che diventerà definitiva entro il 4 giugno con la scelta dei 23. Alcune Nazionali come Islanda e Brasile hanno direttamente annunciato i 32 giocatori che ufficialmente prenderanno parte alla spedizione iridata.

🔶 Arabia Saudita

In aggiornamento

 

🔶 Argentina

Preconvocati

Portieri: Romero, Caballero, Guzman, Armani

Difensori: Mercado, Salvio, Mascherano, Otamendi, Pezzella, Fazio, Rojo, Funes Mori, Tagliafico, Acuna, Ansaldi

Centrocampisti: Lanzini, Centurion, Biglia, Meza, Guido Pizarro, Enzo Perez, Banega, Lo Celso, Paredes, Battaglia, Di Maria, Pavon, Pablo Perez

Attaccanti: Dybala, Perotti, Messi, Aguero, Higuain, Lautaro Martinez, Icardi

 

🔶 Australia

Preconvocati

Portieri: Ryan, Jones, Vukovic

Difensori: Sainsbury, Jurman, Degenek, Risdon, Behich, Meredith, Karacic

Centrocampisti: Jedinak, Mooy, Rogic, Luongo, Irvine, Brillante, Petratos, Milligan

Attaccanti: Cahill, Juric, Leckie, Troisi, Arzani, Nabbout, Rukavytsya, Kruse

🔶 Belgio

In aggiornamento

🔶Brasile

Lista ufficiale

Portieri: Alisson, Ederson, Cássio

Difensori: Fágner, Danilo, Marcelo, Filipe Luís, Marquinhos, Miranda, Thiago Silva, Geromel

Centrocampisti: Casemiro, Fernandinho, Fred, Paulinho, Philippe Coutinho, Renato Augusto, Willian

Attaccanti: Douglas Costa, Firmino, Gabriel Jesus, Neymar, Taison

🔶 Colombia

Preconvocati

Portieri: Ospina, Vargas, Cuadrado, Arboleda

Difensori: Arias, Medina, Mina, Murillo, D. Sanchez, Zapata, Tesillo, Mojica, Espinosa, Fabra, Diaz

Centrocampisti: C. Sanchez, Aguilar, Barrios, Cuellar, Uribe, Perez, Lerma, Cardona, J. Cuadrado, Moreno, Quintero, J. Rodriguez

Attaccanti: Falcao, Bacca, Gutierrez, Borja, Muriel, Zapata, Izquierdo, Charà

🔶 Corea del Sud

Preconvocati

Portieri: Kim Seung-gyu, Kim Jin-hyeon, Cho Hyun-woo

Difensori: Kim young-gwon, Jang Hyun-soo, Jung Seung-hyun, Yun Yong-sun, Kwon Kyung-won, Oh Ban-suk, Kim Jin-su, Kim Min-woo, Park Joo-ho, Hong Chul, Lee Yong, Go Yo-han (FC Seul)

Centrocampisti: Ki Sung-yueng, Jung Woo-young, Kwon Chang-hoon, Ju Se-jong, Koo Ja-cheol, Lee Jae-sung, Lee Seung-woo, Lee Chung-yong, Moon Seon-min

Attaccanti: Kim Shin-wook, Son Heung-min, Lee Keun-ho, Hwang Hee-chan

🔶 Costa Rica

Preconvocati

Portieri: Navas, Pemberton, Moreira

Difensori: Gamboa, Smith, Matarrita, Oviedo, Duarte, Gonzalez, Calvo, Waston, Acosta

Centrocampisti: Guzman, Tejeda, Borges, Azofeifa, Wallace, Ruiz, Colindres, Bolanos

Attaccanti: Venegas, Campbell, Urena

🔶 Croazia

Preconvocati

Portieri: Subasic, Kalinic, Livakovic, Letica

Difensori: Corluka, Vida, Strinic, Lovren, Vrsaljko, Pivaric, Jedvaj, Mitrovic, Barisic, Nizic, Caleta-Car, Sosa

Centrocampisti: Modric, Rakitic, Kovacic, Badelj, Brozovic, Rog, Pasalic, Bradaric

Attaccanti: Mandzukic, Perisic, Kalinic, Kramaric, Pjaca, Rebic, Cop, Santini

🔶 Danimarca

Preconvocati

Portieri: Kasper Schmeichel, Jonas Lossl, Frederik Ronow, Jesper Hansen

Difensori: Simon Kjaer, Andreas Christensen, Mathias Jorgensen, Jannik Vestergaard, Andreas Bjelland, Henrik Dalsgaard, Peter Ankersen, Jens Stryger Larsen, Riza Durmisi, Jonas Knudsen, Nicolai Boilesen

Centrocampisti: William Kvist, Thomas Delaney, Lukas Lerager, Lasse Schone, Mike Jensen, Christian Eriksen, Daniel Wass, Pierre-Emile Hojbjerg, Mathias Jensen, Michael Krohn-Dehli, Robert Skov

Attaccanti: Pione Sisto, Martin Braithwaite, Andreas Cornelius, Viktor Fischer, Yussuf Poulsen, Nicolai Jorgensen, Nicklas Bendtner, Kasper Dolberg, Kenneth Zohore

🔶 Egitto

Preconvocati

Portieri: Essam El Hadary, Mohamed El-Shennawy, Sherif Ekramy

Difensori: Ahmed Fathi, Saad Samir, Ayman Ashraf, Mahmoud Hamdy, Mohamed Abdel-Shafy, Ahmed Hegazi, Ali Gabr, Ahmed Elmohamady, Karim Hafez, Omar Gaber, Amro Tarek

Centrocampisti: Tarek Hamed, Mahmoud Abdel Aziz, Shikabala, Abdallah Said, Sam Morsy, Mohamed Elneny, Kahraba, Ramadan Sobhi, Trezeguet, Amr Warda

Attaccanti: Marwan Mohsen, Ahmed Gomaa, Kouka, Mohamed Salah

🔶 Francia

Convocati

Portieri: Areola, Lloris, Mandanda

Difensori: Sidibé, Pavard, Kimpembe, Umtiti, Varane, Rami, Lucas Hernandez, Mendy

Centrocampisti: Nzonzi, Lemar, Kanté, Matuidi, Pogba, Tolisso

Attaccanti: Fekir, Griezmann , Giroud, Mbappé, Thauvin, Dembelé

🔶 Germania

Preconvocati

Portieri: Neuer, Leno, ter Stegen, Trapp

Difensori: Boateng, Hummels, Kimmich, Süle, Ginter, Rüdiger, Hector, Plattenhardt, Tah

Centrocampisti: Draxler, Brandt, Gündogan, Khedira, Kroos, Özil, Reus, Rudy, Goretzka

Attaccanti: Gomez, Müller, Petersen, Sané, Werner

🔶 Giappone

In aggiornamento

🔶 Inghilterra

Convocati

Portieri: Jordan Pickford, Nick Pope, Jack Butland

Difensori: Kyle Walker, Kieran Trippier, Trent Alexander-Arnold, Gary Cahill, Danny Rose, John Stones, Harry Maguire, Phil Jones, Ashley Young

Centrocampisti: Eric Dier, Fabian Delph, Jordan Henderson, Dele Alli, Ruben Loftus-Cheek, Raheem Sterling, Jesse Lingard

Attaccanti: Harry Kane, Jamie Vardy, Marcus Rashford, Danny Welbeck

🔶 Iran

Preconvocati

Portieri: Alireza Beiranvand, Seyed Hossein Hosseini, Rashid Mazaheri, Amir Abedzadeh

Difensori: Ramin Rezaeian, Voria Ghafouri, Steven Beitashour, Seyed Jalal Hosseini, Mohammad Reza Khanzadeh, Morteza Pouraliganji, Mohammad Ansari, Pejman Montazeri, Seyed Majid Hosseini, Milad Mohammadi, Omid Norafkan, Saeid AGhaei, Roozbeh Cheshmi

Centrocampisti: Saeid Ezatolahi, Masoud Shojaei, Ahmad Abdolahzadeh, Saman Ghoddos, Mahdi Torabi, Ashkan Dejagah, Omid Ebrahimi, Ehsan Hajsafi, Ali Karimi, Soroush Rafiei, Ali Gholizadeh, Vahid Amiri

Attaccanti: Alireza Jahanbakhsh, Karim Ansarifard, Mahdi Taremi, Sardar Azmoun, Reza Ghoochannejhad, Kaveh Rezaei

🔶 Islanda

Lista ufficiale

Portieri: Halldorsson, Runarsson, Schram

Difensori: Arnason, Eyjolfsson, Gislason, Ingason, Magnusson, Saevarsson, Ragnar Sigurdsson, Skulason

Centrocampisti: Birkir Bjarnason, Fridjonsson, Johann Gudmundsson, Gunnarsson, Hallfredsson, Gylfi Sigurdsson, Skulason, Traustason

Attaccanti: Bodvarsson, Alfred Finnbogason, Albert Gudmundsson, Sigurdarson

Riserve: Andri Bjarnason, Elmar Bjarnason, Kjartan Finnbogason, Fjoluson, Hermannsson, Ingvar Jonsson, Kjartansson, Kristinsson, Omarsson, Sigthorsson, Sigurjonsson, Smarason.

🔶 Marocco

In aggiornamento

🔶 Messico

Preconvocati

Portieri:Ochoa, Corona, Talavera

Difensori: Diego Reyes, Héctor Moreno, Layún, Salcedo, Álvarez, Araujo, Gallardo, Alanís, Ayala

Centrocampisti:Jonathan dos Santos, Guardado, Herrera, Fabián, González, Molina, Márquez, Gutiérrez

Attaccanti:Corona, Lozano, Chicharito Hernández, Jiménez, Vela, Aquino, Damm, Giovani dos Santos

🔶 Nigeria

Preconvocati

Portieri: Ikechukwu Ezenwa, Daniel Akpeyi, Francis Uzoho, Dele Ajiboye

Difensori: William Troost-Ekong, Leon Balogun, Olaoluwa Aina, Kenneth Omeruo, Bryan Idowu, Chidozie Awaziem, Abdullahi Shehu, Elderson Echiejile, Tyronne Ebuehi, Stephen Eze

Centrocampisti: John Obi Mikel, Ogenyi Onazi, John Ogu, Wilfred Ndidi, Uche Agbo, Oghenekaro Etebo, Joel Obi, Mikel Agu

Attaccanti: Odion Ighalo, Ahmed Musa, Victor Moses, Alex Iwobi, Kelechi Iheanacho, Moses Simon, Junior Lokosa, Simeon Nwankwo

🔶 Panama

Preconvocati

🔶 Perù

In aggiornamento

🔶 Polonia

Preconvocati

Portieri: Bialkowski, Fabianski, Skorupski, Szczesny

Difensori: Bednarek, Bereszynski, Cionek, Glik, Jedrzejczyk, Kaminski, Kedziora, Pazdan, Piszczek

Centrocampisti: Blaszczykowski, Dawidowicz, Frankowski, Goralski, Grosicki, Kadzior, Krychowiak, Kurzawa, Linetty, Makuszewski, Maczynski, Peszko, Rybus, Szymanski, Zielinski, Zurkowski

Attaccanti: Kownacki, Lewandowski, Milik, Piatek, Teodorczyk, Wilczek

🔶 Portogallo

Preconvocati

Portieri: Anthony Lopes, Beto, Rui Patrício

Difensori: Antunes, Bruno Alves, Soares, Cancelo, Cedric, Fonte, Neto, Mario Rui, Semedo, Pepe, Guerreiro, Ricardo Pereira, Rolando, Rúben Dias

Centrocampisti: Adrien Silva, André Gomes, Bruno Fernandes, João Mário, Moutinho, Manuel Fernandes, Neves, Sérgio Oliveira, William Carvalho

Attaccanti: André Silva, Bernardo Silva, Cristiano Ronaldo, Éder, Gelson Martins, Guedes, Nani, Paulinho, Quaresma

🔶 Russia

Preconvocati

Portieri: Akinfeev, Gabulov, Dzhanaev, Lunev

Difensori: Granat, Kambolov, Kudryashov, Kutepov, Neustadter, Rausch, Semenov, Smolnikov, Mario Fernandes

Centrocampisti: Gazinskiy, Golovin, Dzagoev, Erokhin, Zhirkov, Zobnin, Kuzayev, Miranchuk, Samedov, Tashaev

Attaccanti: Cheryshev, Dzyuba, Alek. Myranchuk, Smolov, Chalov

🔶 Senegal

In aggiornamento

🔶 Serbia

In aggiornamento

🔶 Spagna

In aggiornamento

🔶 Svezia

In aggiornamento

🔶 Svizzera

In aggiornamento

🔶 Tunisia

Preconvocati

Portieri: Mathlouthi Aymen, Hassen Mouez, Ben Mustapha Farouk, Ben Chrifia Moez

Difensori: Ben Youssef Syam, Benalouane Yohan, Meriah Yassine, Mohsni Bilel, Bedoui Rami, Nagguez Hamdi, Maaloul Ali, Chemmam Khalil, Haddadi Oussama. Bronn Dylan

Centrocampisti: Skhiri Ellyes, Sassi Ferjani, Laribi Karim, Khalil Ahmed, Ben Amor Mohamed, Chaalali Ghailene, Larbi Mohamed, Badri Anice, Khaoui Saif-Eddine, Naïm Sliti

Attaccanti: Fakhreddine Ben Youssef, Khazri Wahbi, Srarfi Bassem, Akaichi Ahmed

🔶 Uruguay

In aggiornamento

Alla fine ha vinto di nuovo lui, o almeno questo è il messaggio che vuole far trapelare la VISA che per aiutare le persone a sconfiggere la paura di essere lasciati in disparte (letteralmente Fomo, fear of missing out) ha scelto come testimonial il più grande escluso della prossima edizione della Coppa del Mondo Fifa, Zlatan Ibrahimovic il quale appena sbarcato a Los Angeles aveva dichiarato nel ‘Late late show with Jimmy Kimmel‘ che sarebbe riuscito ad essere parte della selezione nazionale svedese che partirà alla volta della Russia con la speranza di arrivare il più in fondo possibile.

La federazione però non si è piegata alla volontà del fuoriclasse facendo sapere che l’ex Manchester United non farà parte dei 23 convocati dal commissario tecnico Jan Andersson.

Ibrahimovic
Fonte foto: si.com

Modificando una citazione dello stesso calciatore svedese verrebbe quasi naturale da dire “puoi togliere Ibra dal Mondiale, ma non il Mondiale da Ibra” e così l’istrionico centravanti ha trovato una porta sul retro che gli permetterà di far parlare di sé solo per le sue giocate extra campo ma stavolta metterà a disposizione il suo ego per dei fini molto più che nobili: negli ultimi anni sono divenute tantissime le associazioni che cercano di dare un appiglio a chi resta da solo  e tende a chiudersi in sé stesso ed un testimonial di tale caratura aumenterà l’attenzione mediatica.

Tramite una nota rilasciata proprio da Visa, Zlatan ha poi aggiunto:

Avevo annunciato a tutto il mondo che sarei stato presente alla Coppa del mondo FIFA del 2018 in Russia, Visa sta aiutando me e i fan di tutto il mondo a entrare nel vivo dell’azione

Prima di colpire il pallone ho dovuto attendere che scendesse un po’. Se non avessi aspettato non avrei segnato. In quella frazione di secondo, la gravità ha fatto il suo dovere, e io il mio. Grazie, Newton

Il commento di Andrés Iniesta al gol decisivo della finale Mondiale 2010 in Sudafrica è la sintesi estrema della sua intelligenza non solo calcistica. Lì si concentrano infatti la sua consapevolezza molecolare della “fisica” del calcio; la sua matrice di giocatore artista-scienziato, tra impulso creativo e controllo razionale; la sua ineguagliabile cognizione del timing di una giocata, sempre tesa a integrarsi nella rete di rapporti della squadra.

Capitano del Barcellona e membro della Nazionale spagnola, con 37 titoli conquistati (32 con il Barcellona e 5 con la nazionale, incluse le selezioni giovanili), Iniesta è il calciatore spagnolo più titolato di sempre. È lontana Barcellona da Fuentealbilla, paesino di duemila abitanti, in cui il piccolo Andrés gioca a futsal ma sogna il calcio a 11.
I genitori, papà muratore, mamma casalinga, accettano di iscriverlo a 8 anni alla scuola calcio del e quattro anni dopo arriva alla Masia, la cantera del Barcellona, con l’idea di imitare il suo idolo, Michael Laudrup.

È piccolo, timido e pallido perché una rara malattia della pelle gli impedisce di scurire la carnagione. Piange ogni notte per le prime due settimane, ma resiste. Rimane in ritiro da solo quando gli altri bambini, praticamente tutti catalani, tornano a casa per il weekend. Amici come Xavi, che ha quattro anni più di lui, cui Guardiola un giorno dice:

Tu prenderai presto il mio posto, ma questo ci manda a casa tutti e due”

Con la Nazionale, debutta nella formazione maggiore il 5 maggio 2006 nella sua città, Albacete, in occasione dell’amichevole con la Russia. Va al Mondiale in Germania, ma gioca solo una partita. Diventa presto il faro delle Furie Rosse, con cui vince l’Europeo 2008 da titolare e il Mondiale 2010 decidendo nei supplementari la finale con l’Olanda. Nel 2012 completa lo storico triplete, vincendo pure l’Europeo 2012 e venendo eletto dalla Uefa “miglior giocatore del torneo”.

Di giocatori come lui ce ne sono pochi. La classe che solo i grandi hanno, unita alla testa pensante da uomo vero. Alzi la mano chi ha mai visto un gesto fuori posto, uno scandalo di qualsiasi tipo legato a Iniesta. Lui che dopo il gol decisivo nella finale dei Mondiali del 2010 con la sua Spagna ha sfoggiato una maglia per ricordare Dani Jarque, scomparso l’anno prima. Piccolo particolare: Jarque era il leader dell’Espanyol, l’altra squadra di Barcellona.

Nella sua carriera ha vinto tanto, tantissimo. Col Barça e con la Nazionale. Gli sono stati attribuiti tanti soprannomi: illusionista, cervello, cavaliere pallido, anti-galáctico, per le sue caratteristiche fisiche e tecniche. Ma in pochi sanno che dopo il Mondiale ha lottato e vinto contro la depressione. Che con la sua azienda che produce vino ha salvato dal fallimento l’Albacete, squadra dove ha mosso i primi passi.

È il momento, non posso più dare tutto

Il 27 aprile 2018 ha annunciato l’addio al Barcellona a fine stagione, ma non al calcio. Pochi giorni dopo, il 6 maggio, il suo ultimo Clásico, Barcellona-Real Madrid: niente pasillo tradizionale per Iniesta, niente ingresso d’onore in campo, in quello che sarà un match durissimo, divertente, con gol e spettacolo. Tutti gli occhi sono su di lui, su Iniesta, su Don Andrés.
Esce dal campo al minuto 58, Iniesta, ed è teso, concentrato. Cammina per il campo a piedi scalzi, tutto il pubblico del Camp Nou si alza in piedi.

Spesso mi definiscono un eroe, ma non hanno capito niente. Eroe è chi emigra coi figli in un altro Paese per cercare fortuna o chi cura le persone salvando la loro vita. Io sono solo un maledetto calciatore

 

Fonte: Alessandro Mastroluca, Luca Capriotti, Sandro Modeo, Matteo Basile

Semifinali thrilling da mettere sotto stress i pallottolieri per la quantità di gol e di occasioni da rete create. Nel doppio incontro di Champions League tra Real Madrid – Bayern Monaco e Liverpool – Roma, sono stati messi a segno 20 gol, una media di cinque a partita. In più, con 13 marcature tra andata e ritorno, Roma-Liverpool è diventata la semifinale di Champions più ricca di gol nella storia della competizione. Roba che, probabilmente, solo il gioco-non gioco di Simeone con l’Atletico Madrid avrebbe potuto tamponare.

Nella bagarre europea, a spuntarla sono Real Madrid e Liverpool che il 26 maggio, all’Olimpiyskiy Stadium di Kiev, fileranno le loro spade per dar vita a una scintillante finale.
“Finalmente Reds!”, verrebbe da dire; “ancora le Mengues!?”, postilla aggiuntiva. Sì, perché se la ciurma di Klopp arriva all’ultimo gradino della Champions dopo 11 anni da quel Milan – Liverpool scalfito da Inzaghi e Kakà, il Real Madrid, invece, è alla terza finale consecutiva – record per la storia dell’attuale coppa dalle grandi orecchie – la quarta nelle ultime cinque edizioni.

Se l’antipasto delle semifinali, tra sgroppate, reti favolose e sbavature difensive, vi ha fatto venire l’acquolina in bocca, ecco cinque motivi (più uno) per cui potremmo assistere a una finale fantasmagorica:

1- Si rivede una finale tra Spagna e Inghilterra

E non è un avvenimento così tradizionale nella lunga kermesse europea. Tra scontri fratricidi e incontri “classici” tra superpotenze di diverse nazioni, questa è solamente la quinta volta in 63 edizioni che a sollevare la Champions sarà una squadra uscita da una finale tra spagnoli e inglesi.
Se, infatti, nell’ultimo decennio è stato il Barcellona a vedersela contro l’Arsenal nel 2006 e due volte contro il Manchester United nel 2009 e 2011 (in tutte e tre le circostanze, uscito vincitore), c’è solo un precedente per il Real Madrid: 1981, al Parco dei Principi di Parigi, proprio contro il Liverpool;

2- La finale con più trofei sul piatto

Dunque, non sarà la prima volta che Blancos e Reds si sfideranno nell’ultimo atto della massima competizione europea: il precedente, nella Coppa Campioni 1980-1981, vide il Liverpool sorridere e trionfare per 1-0 con la rete del difensore Alan Kennedy al minuto 82’ che piegò il Real allenato da Vujadin Boskov.
Non è l’unico incrocio tra le due squadre: nella cronistoria di questa sfida pesa il 4-0 incassato ad Anfield dove gli spagnoli furono surclassati, nel ritorno degli ottavi del 2009, dalle reti di Torres, doppio Gerrard e l’italiano Dossena.

Ma quella di Kiev sarà affascinante anche perché sarà la finale di Champions nella quale andranno in campo il maggior numero di Champions e di finali in assoluto: 17 coppe (12 del Real, 5 del Liverpool), 24 le finali in totale;

 

3- I due migliori attacchi in Champions League

I ragazzi di Klopp hanno segnato 40 gol in 12 partite, subendone 13; la formazione di Zidane, invece, ne ha realizzati 30, con 12 subiti. I numeri migliori in Europa in questa edizione che avvalorano il cammino delle due compagini: nel Gruppo E di qualificazione, il Liverpool ha messo a segno 23 reti (ok, nello stesso girone c’erano anche Maribor e Spartak Mosca), mentre nei match di andata tra ottavi e quarti contro il Porto ha piazzato un 5-0, contro il Manchester City un sorprendente 3-0. Per il Real, invece, un cammino differente: ha chiuso il Gruppo H al secondo posto alle spalle del Tottenham e, lungo la sua marcia trionfante, ha dovuto vedersela contro Psg, Juventus e, appunto, Bayer Monaco;

4- Il coro “You’ll never walk alone”

Lo ascolteremo presumibilmente altre due volte quest’anno in Europa, durante l’ingresso in campo dei giocatori e nei minuti di recupero del match. Indipendentemente dal risultato in quel momento dello scontro. Possiamo dire che è un valido motivo per stare incollate davanti allo schermo, avendo il volume alzato al massimo;

 

5- Il duello tra Salah e Cristiano Ronaldo

I due spadaccini più iconici nei ranghi di Liverpool e Real Madrid. Il prossimo Pallone d’oro si gioca nel giro di un paio di mesi in ex terre sovietiche: dalla finale di Kiev, in Ucraina, al Mondiale in Russia. Entrambi non hanno lasciato il segno nelle semifinali di ritorno, ma possiamo chiudere entrambi gli occhi al netto di una stagione strepitosa che hanno costruito sapientemente macinando chilometri alternati a giocate irreali. Il tempo per caricarsi c’è con l’egiziano che sorride per il vantaggio minimo sul portoghese in quanto a reti stagionali, 43 a 42;

 

Bonus extra: la storia di Andrew Robertson, terzino del Liverpool

Il 9 maggio è una data speciale in Russia: è il Giorno della Vittoria (День Победы), la festa nazionale durante la quale si commemora la vittoria nella seconda guerra mondiale. E sempre il 9 maggio, a Volgograd, la vecchia Stalingrado, teatro della battaglia più sanguinosa di tutti i tempi, si disputerà la finale di Coppa di Russia.

Una finale inedita, che sta suscitando curiosità ma anche perplessità in tutti i tifosi russi: a contendersi l’ambito trofeo ci saranno infatti il Tosno, compagine della regione di San Pietroburgo, fondata appena 5 anni fa, alla prima stagione in assoluto nella Russian Premier League ed attualmente penultima in classifica, e l’Avangard Kursk, squadra della seconda divisione, proveniente dalla terza, che non ha mai militato nel massimo torneo nazionale.

Non si può certo dire che le due squadre non abbiano meritato l’accesso in finale: l’Avangard Kursk è addirittura partito dal quarto turno, battendo anche il CSKA di Mosca nei sedicesimi, mentre il Tosno ha superato in semifinale ai rigori lo Spartak Mosca (le due squadre moscovite sono rispettivamente seconda e terza nella Russian Premier League).

Tuttavia dall’orientamento della gran parte dei media sportivi russi e di tanti tifosi nei confronti di questa favola sportiva, a prevalere, più che la soddisfazione, è lo scetticismo, soprattutto in riferimento alla qualificazione alla fase a gironi di Europa League, alla quale accede la vincitrice della coppa nazionale.

Il blog www.soccer.ru scrive ad esempio:

Perché essere ipocriti? Tosno e Avanguard non sono pronti per l’Europa League e non saranno in grado di prepararsi. Mentre i loro tifosi festeggiano, si è già consumato un fallimento strategico per il calcio russo.

In caso di vittoria dell’Avangard, l’accesso all’Europa League sarebbe comunque subordinato alla concessione di licenze ed autorizzazioni, delle quali il piccolo club di Kursk attualmente non dispone. Ma la burocrazia e le pratiche legali possono aspettare, almeno per il momento: c’è prima una coppa da conquistare ed un sogno da vivere fino all’ultimo respiro. Comunque vada sarà un successo.

È in Russia dal 2016, prima come vice e poi come primo allenatore, e Massimo Carrera non intende cambiare aria per ora.

A Mosca nello Spartak ha trovato il suo ambiente dopo gli anni trascorsi alle spalle di Antonio Conte nella Juventus.

L’anno scorso è arrivato il primo titolo da primo allenatore dopo i successi ottenuti nel club bianconero accanto all’attuale mister del Chelsea.

Il carisma e la bravura dell’allenatore di Sesto San Giovanni gli hanno permesso di fare bene anche da leader della panchina. In effetti lo scorso anno è riuscito a riportare lo Spartak Mosca alla vittoria della Russian Premier League, con tanto di promozione alla Champions League, e della Supercoppa nazionale.

Quest’anno, anche a causa dei vari impegni anche nelle Coppe, ha avuto in rendimento differente. La squadra è attualmente seconda a due punti dalla capolista Lokomotiv (ma con una partita in meno).

Decisamente meglio dell’altro Italians in terra russa, Roberto Mancini, che con il suo Zenit San Pietroburgo è alla quinta posizione con ben dieci punti di distacco dalla squadra di Carrera.

Con le continue belle prestazioni ovviamente anche la notorietà di Carrera è salita e si è consolidata in Russia. Da notare anche che durante le elezioni politiche in Russia c’è chi ha addirittura votato l’allenatore italiano al posto di Putin. Molto probabilmente sarà stato un tifoso, ma la notizia ha fatto comunque clamore dato che Putin ha rivinto nettamente.

Per Carrera ci sono altre gare da giocare e lo Spartak ha tutti i mezzi per ripetersi dopo la scorsa stagione trionfale.