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Inizio di stagione 2004. Federer è reduce dal successo di Wimbledon, conquistato nel 2003, e Nadal era un ancora ragazzino, ma in rampa di lancio pronto a esplodere. In quel momento la differenza di Slam vinti tra i due futuri campionissimi era pari a uno, ovviamente.

Eppure quel momento lì, agli esordi di quello che poi sarebbe consacrato come il duello del nuovo secolo nel tennis, è stato l’unico e il primo con il minimo scarto di Slam vinti. Prima di oggi. Con il successo agli US Open contro il russo Daniil Medvedev, il maiorchino ha infatti quasi completato la sua rimonta: è tornato vicinissimo a Re Roger anche se le bacheche dei due sportivi sono leggermente più piene.

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Roger Federer 20 titoli dello Slam, Rafael Nadal 19 e mettiamoci anche Novak Djokovic che di successi ne ha 16. In totale, 55 Majors conquistati da tre soli giocatori in un lasso di tempo di 66 tornei: gli altri stanno a guardare mentre i tre scrivono ancora livelli che nessuno poteva immaginarsi a inizio degli anni 2000. Prima dell’avvento di Roger Federer, infatti, resistevano i 14 titoli della Slam di Pete Sampras e già quello sembrava un limite impossibile.

Ma al contrario di quanto successe anni fa, quando Roger era già affermato (nel 2004 vinse tre Slam), adesso è Rafa a viaggiare alla velocità maggiore. «Quando aggancerà Federer?», è stata una delle domande più gettonate del post sfida a Medvedev. Pochi hanno trovato una risposta convincente, anche se l’evento potrebbe verificarsi già la prossima primavera, con il nuovo Roland Garros. Sedici anni sono passati, dalle prime acerbe sfide…vorremmo rivivere tutto per almeno altrettanti 16 anni.

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L’ultima volta era successo oltre 40 anni fa, nel 1976, con Panatta e Barazzutti quando la qualità video della tv non era il massimo. Ora le tv sono ultrasottili, ad altissima definizione 4K e finalmente un altro italiano, Fabio Fognini, è nella top ten del tennis mondiale.

Il ligure, dal prossimo lunedì, salirà in decima posizione del ranking Atp riportando così l’Italia maschile protagonista nel mondo delle racchette.

Era un tennis sì diverso, ma sottolinea quanto l’Italia abbia sofferto nel presentare tennisti di rilevanza internazionale. Da qualche anno Fabio Fognini è lì e ora se la gioca con i migliori al mondo.

Il migliore degli azzurri è stato Adriano Panatta, giunto al numero 4 nel 1976, l’anno della conquista degli Internazionali d’Italia e del Roland Garros. Dietro di lui c’è Corrado Barazzutti, salito fino al numero 7 nel 1978.

Raggiungere la top 10 è un po’ il compimento di un sogno

Per il sanremese è un 2019 da incorniciare, in primis per il magnifico traguardo raggiunto oltre a non dimenticarci della vittoria nel Masters 1000 di Montecarlo, a Pasqua.

In questi anni abbiamo imparato a conoscere bene Fognini: un grande talento ma con un carattere spesso sopra le righe. Ne ha distrutte di racchette per la rabbia e crediamo che ne distruggerà ancora ma, a 32 anni ora Fabio riconosce i propri mezzi ed è pronto sempre a mettersi in gioco.

Il merito di questo traguardo è sicuramente suo ma è anche da condividere con il suo coach e con la sua famiglia. Ovvio che sua moglie Flavia Pennetta e suo figlio Federico abbiano trasmesso quella tranquillità che soltanto il calore famigliare può offrirti.

Una cosa è certa quello raggiunto da Fognini è un traguardo che resta nella storia del tennis italiano maschile che da anni sognava un gradito ritorno nel circuito mondiale.

Attualmente ottavo nella Race e in lotta per un posto per le prossime Atp Finals di Londra, Fognini arriva in top 10 dopo nove titoli in singolo e dieci finali perse.

Ora non resta che godersi la grande gioia ma al tempo stesso cercare di continuare a migliorarsi, soprattutto sull’erba dove Fabio deve ancora dimostrare tanto.

È un sogno azzurro che si avvera la vittoria di Marco Cecchinato al Roland Garros contro Novak Djokovic. Non sono né le qualità in campo dell’italiano a stupire e nemmeno il suo ennesimo successo, ma è l’ascesa di questo tennista palermitano che si è fatto strada fra i big e, nel match dei quarti di finale del torneo del grande slam, ha battuto l’ex numero 1 al mondo.

6-3, 7-6, 1-6, 7-6. Questo il punteggio finale di una partita combattuta fino alla fine con l’avversario serbo un po’ sottotono e con qualche dolore al collo. Dopo due set di vantaggio per l’italiano la partita sembrava già conclusa, ma il gioco continua e si fa ancora più avvincente quando Djokovic guadagna il terzo set e rimette tutto in discussione.

Cecchinato non si arrende e al tie break si aggiudica la sua vittoria più importante, che lo porta dritto in semifinale insieme ai 3 più grandi di Parigi.

Il tennista non riesce a trattenere l’emozione a conclusione del match, tra lacrime e parole di grande gioia:

Mi batteva forte il cuore, tutti i match point li avevo giocati bene. Dopo tante chance sprecate iniziavo a crederci meno ma alla fine ho giocato una palla stupenda. Ho iniziato il match convinto di farcela, non avevo niente da perdere. Man mano ci ho creduto, ho tenuto il livello alto tranne che nel terzo set. E’ una vittoria che mi ripaga di tanti sacrifici: palestra, alimentazione, professionalità. Ora la semifinale, è incredibile

E l’Italia esulta insieme a lui per aver riportato il tricolore nuovamente in semifinale, in corsa per il titolo, dopo ben 40 anni. L’ultimo a farcela risale al 1978: si tratta di Corrado Barazzutti, che non riuscì però poi ad andare avanti e perse il match contro Bjorn Borg.

Ma prima ancora c’è stato Adriano Panatta, nel 1976, che a Parigi ha raggiunto non solo la semifinale, ma anche la finale e ha poi conquistato il titolo negli Open di Francia. E proprio lui adesso diventa il primo tifoso di Cecchinato, convinto di poter cedere il testimone all’italiano che ha dimostrato di essere un osso duro:

Mi sembra un ragazzo equilibrato, dovremmo essere felici per quello che ha fatto, ma ogni gara ha la sua storia. Se sono disposto a cedere il mio trono? L’ho ceduto tanti anni fa, poi a me i troni non piacciono, gli auguro tanto fortuna. Se dovesse vincere avrei il vantaggio che nessuno mi chiederebbe più nulla della mia vittoria del 1976. La qualità nel suo tennis Cecchinato evidentemente ce l’aveva già. Poi capita che si trovano momenti favorevoli, scatta qualcosa, si prende fiducia e si capisce che puoi giocartela con tutti e cambi come giocatore. E’ la cosa più bella che possa capitare ad un giocatore, quando capisce di potersela giocare con tutti

La semifinale che attende il palermitano sarà una grande sfida per lui, che dovrà riuscire a battere Dominic Thiem.

Ma Marco Cecchinato è già un vincitore per tutti noi, capace di far rivivere il sogno azzurro dopo anni, senza mai perdere la sua grinta e la voglia di farcela e capace di emozionare con la sua spontaneità.

Ed ora riviviamo insieme alcuni momenti salienti del match e gli ultimi attimi prima della sua impresa storica:

Dopo una stagione costellata di successi, Rafael Nadal è costretto ad allungare la sua pausa per riprendersi fisicamente dai problemi che ancora gli causa il ginocchio destro.

Il vincitore del Roland Garros e dell’Us Open deve quindi lasciare ancora un po’ la racchetta appesa al chiodo per dedicarsi al suo recupero, in modo tale da ricominciare la nuova stagione in perfetta forma.

Presa la decisione, diventa inevitabile rinunciare all’ATP 250 di Brisbane che avrà inizio domenica prossima, dopo aver già detto no anche ai tornei di Abu Dhabi e al Fast4 di Sydney che comincerà l’8 gennaio.

Il numero 1 Atp del mondo motiva su Twitter la sue decisione con queste parole:

L’intenzione era di giocare, ma non sono ancora pronto dopo la lunga stagione dello scorso anno e il tardivo inizio della mia preparazione. Vedrò i miei fan australiani quando andrò il 4 gennaio a Melbourne per preparare l’Australian Open

Anche se qualcuna ipotizza un suo forfait anche nella prima competizione importante di stagione, in scena in Australia, Nadal ha chiaro in testa il suo obiettivo e vuole riuscire a recuperare in tempo per partecipare nel pieno della sua forma.

I problemi al ginocchio per il tennista maiorchino sono cominciati a diventare insopportabili già dall’inizio del mese scorso, quando è stato costretto a ritirarsi dal Masters 1000 di Parigi-Bercy. Proprio poco prima del match contro il serbo Filip Krajnovic ai quarti di finale, Nadal ha annunciato il suo ritiro per occuparsi del suo ginocchio e poter partecipare alle competizioni di maggior rilievo.

E non era il primo torneo al quale Nadal ha dato forfait: il suo problema fisico va avanti già da un po’ di tempo e in occasione del Torneo di Basilea del mese di ottobre (in cui Nadal non ha partecipato) il tennista aveva fatto delle dichiarazioni in proposito:

Sto soffrendo un problema da stress al ginocchio da Shanghai, il che mi costringe ora a prendermi un periodo di riposo su consiglio del dottore. Dopo due grandi settimane in Cina, è tempo di riposare. Voglio mandare un messaggio speciale ai tanti tifosi svizzeri che mi hanno sempre mostrato supporto e rispetto nelle partite con Roger (Federer ndr.) Spero di vedervi il prossimo anno 

Adesso non resta che sperare in suo veloce recupero per vederlo nuovamente in campo agli Australian Open per cominciare un’altra incredibile stagione di successi e regalare spettacolo come ha sempre fatto.

Martedì 3 luglio 1979 una data storica per il tennis italiano, il tennista Adriano Panatta fa sognare gli italiani dai campi erbosi di Wimbledon. Tuttavia quando si parla di storia, non sempre finisce con un esito positivo. In effetti il destino è beffardo e Panatta esce sciaguratamente di scena ai quarti contro l’americano Pat Dupré.

L’estate italiana è calda (soprattutto dal punto di vista delle cronaca nera per gli anni di piombo) ma, come spesso accade per i grandi eventi sportivi, gli italiani cercano in tutti i modi di sintonizzarsi con le radio e con le tv per ascoltare le cronache della Rai dal campo centrale di Wimbledon.

Il romano Panatta è lì pronto a giocarsi il tutto per tutto all’interno del magico Grande Slam britannico che tutti i tennisti del mondo sognano di vincere almeno una volta.
C’è chi è un veterano di vittorie, come lo è lo svizzero Roger Federer nel presente o come lo è stato nel passato lo svedese Bjorn Borg, e chi come Panatta in quell’anno sentiva di poter far molto bene, dopo le vittorie negli anni sulla terra rossa di Roma, Madrid e soprattutto Parigi al Roland Garros.

Nel 1979 l’Italia è con il tennista azzurro che sta facendo sognare e appassionare proprio tutti. Lui era testa di serie e pertanto aveva possibilità di allenarsi la settimana prima sui campi dove poi avrebbe giocato.

I favori sono tutti dalla sua, a parte uno scatenato Bjorn Borg che dall’altra parte del tabellone sta abbattendo uno ad uno i suoi avversari per raggiungere subito la finalissima.

Le prime apparizioni scivolano senza intoppi.
Lo spagnolo Jimenez al primo turno, battuto senza patemi tre set a zero.
Al secondo la wild card inglese Smith. Vittoria al quinto set con un netto 6-3.
Terzo turno contro il gigantesco svedese Bengston: tre tie break di fila, tutti per Panatta.

Bengston tanto era alto che serviva dal terzo piano, un ragazzo a posto, leale e intelligente. Ora è un top manager di una grande società.

Negli ottavi è faccia a faccia con il rapido americano Sandy Meyer. Panatta gioca bene e con un 6-3 e due tie break porta a casa una vittoria meritata e quarti di finale in saccoccia.

Sulle ali dell’entusiasmo la racchetta italiana sa di essere in forma e poter realmente concretizzare qualcosa di buono sull’erba inglese.

Giunto ai quarti, Panatta sa benissimo che lo statunitense Pat Dupré è solamente un’altra vittima da sconfiggere per raggiungere la finale contro l’altro favorito del torneo, Borg.

Il match parte alla grande grazie ad un agile 6-3 per il romano. Il secondo set inizia ancora meglio: 4-1.
L’urlo molto romano, da Foro Italico “A-dri-a-no, A-dri-a-no”, echeggia a Wimbledon.

Campo velocissimo, palline Slazenger altrettanto. Colpisco bene, ho un perfetto tempo d’impatto, non vedo come Dupre possa reagire.

Tuttavia, forse la presunzione, la maledizione o qualcos’altro rompe l’incantesimo. Adriano Panatta inizia a perder colpi e ad innervosirsi e quel netto 4-1 diventa uno sciagurato 6-3 per l’americano.
Oramai il tennista azzurro perde quella lucidità dimostrata fino a quella parte di gara del torneo inglese. Al terzo set oramai i due contendenti sono alla pari e l’italiano riesce a passare al tie break.
Il quarto set però disegna la parabola discendente del match per Panatta. 6-4 per Dupré che poi si ripete al quinto e ultimo set per 6-3.

Sconfitta amara, forse amarissima che tuttora brucia all’italiano e agli italiani che tanto credevano che Panatta potesse andare in fondo al Grande Slam inglese.

Il rammarico c’è e non solo per la sconfitta ma soprattutto perché in campo ero molto serio e umile ma per la prima volta pensai di avere già vinto.

Dario Sette

Decimo trionfo al Roland Garros per Rafa Nadal: lo spagnolo ha vinto il torneo di tennis di Parigi battendo in finale lo svizzero Stan Wawrinka 6-2, 6-3, 6-1. Per lo spagnolo, che non ha perso neppure un set in tutto il torneo, si tratta del 15mo Slam in carriera, tre in meno di Roger Federer.

rafa nadal

“Il Roland Garros è un torneo speciale che preparo in modo speciale, e dunque grazie di tutto. In particolare alla mia famiglia e a mio zio, insieme abbiamo lavorato tanto e senza il suo apporto non avrei vinto nessuno di questi dieci trofei”.

Così Rafa Nadal ha salutato e ringraziato il pubblico di Parigi dopo la vittoria, la decima in carriera, al Roland Garros.

“Questo torneo è quello che mi ha regalato le maggiori emozioni in carriera e l’adrenalina che provo su questi campi è qualcosa di speciale, che difficilmente riesco a descrivere a parole”, ha aggiunto lo spagnolo visibilmente commosso. “C’è poco da dire, sei stato troppo forte oggi Rafa – gli rende merito lo sconfitto, Stan Wawrinka – sei un autentico esempio e per me è stato un onore misurarmi con te in questa finale”.

Saranno Rafael Nadal e Stanislas Wawrinka a contendersi domenica il titolo del Roland Garros, il secondo Slam stagionale in corso sulla terra battuta parigina, e la Coppa dei Moschettieri.

Il fuoriclasse spagnolo, numero 4 della classifica mondiale (prima di questo torneo, ma nell’ultimo atto si giocherà con l’elvetico la seconda poltrona) e del tabellone, è dunque a un passo da uno storico decimo successo parigino (ha trionfato consecutivamente dal 2005 al 2008 e poi dal 2010 al 2014, mentre sono 14 finora i Major nella sua bacheca), dopo aver sconfitto per 6-3 6-4 6-0, in due ore e 7 minuti, l’austriaco Dominic Thiem, numero 7 del ranking e sesta testa di serie, approdato per il secondo anno consecutivo al penultimo atto (suo miglior risultato a livello Slam), l’unico ad aver battuto sul rosso in questa stagione il maiorchino, nel match dei quarti di finale degli Internazionali d’Italia che gli appassionati sicuramente ricordano.

Nella prima semifinale,  invece, lo svizzero, numero 3 Atp e del tabellone, si è preso una bella rivincita nei confronti di Andy Murray nel remake della semifinale dello scorso anno, quando il campione olimpico britannico, leader del ranking Atp e del tabellone, si era imposto in 4 set (6-4 6-2 4-6 6-2 lo score): ‘Stan the Man’ ha infatti prevalso in cinque set sul numero uno del mondo, con il punteggio di 6-7(6) 6-3 5-7 7-6(3) 6-1 al termine di un match intenso e avvincente, durato 4 ore e 34 minuti, così da rimettere piede due anni dopo il trionfo datato 2015 di nuovo in finale, la sua quarta a livello Slam.

Saranno Jelena Ostapenko e Simona Halep le protagoniste della finale di sabato al Roland Garros di Parigi, il secondo Slam stagionale in corso sulla terra battuta parigina. In semifinale la giovane lettone di Riga, che proprio ieri ha compiuto vent’anni, numero 47 del ranking mondiale, ha sconfitto per 7-6(4) 3-6 6-3, in due ore e 24 minuti di partita, la svizzera Timea Bacsinszky, numero 31 Wta e 30esima testa di serie, che, nel giorno del suo 28esimo compleanno, per la seconda volta in tre anni si è fermata al penultimo atto dello Slam francese (era già accaduto nel 2015, stoppata da Serena Williams).

La Halep, numero 4 Wta e terza testa di serie, si è invece imposta per 6-4 3-6 6-3, dopo due ore esatte di gioco, sulla ceca Karolina Pliskova, numero due Wta e seconda favorita del seeding, che in caso di successo sarebbe diventata la nuova regina del tennis mondiale. Ora invece questa possibilità l’avrà la tennista rumena, che sabato contro la Ostapenko si giocherà non solo il trofeo parigino ma anche la possibilità di togliere lo scettro mondiale alla tedesca Angelique Kerber.

il tabellone maschile

Oggi tocca di nuovo agli uomini con delle semifinali che, rispetto alla passata stagione, non brillano per originalità. In campo, infatti, ci saranno tre dei quattro protagonisti dell’edizione 2016: l’unica differenza, a livello di nomi, è che sarà lo spagnolo Rafael Nadal, a meno due match dalla sua ‘Decima’ al Roland Garros, a misurarsi con l’austriaco Dominic Thiem anziché il serbo Novak Djokovic, campione sul ‘Philippe Chatrier’ dodici mesi or sono.

L’altra sfida che vale un posto in finale, con in campo il bi-olimpionico scozzese Andy Murray e lo svizzero Stanislas Wawrinka, sarà infatti un remake dello scorso anno, quando il britannico si era imposto in 4 set (6-4 6-2 4-6 6-2 lo score), ma in questo caso non sarà del tutto favorito nonostante la sua prima posizione mondiale.

Applaudirlo per la giovane età, per la sfrontatezza e la sfacciataggine di ribaltare le regole e le convinzioni del buon costume del tennis, in uno dei più autorevoli scenari di questo sport. O fischiarlo o quanto meno criticarlo per lo stesso motivo?
Il cinque giugno 1989, durante il Roland Garros, il pubblico del Philippe Chatrier , almeno per qualche istante, tra incredulità e un briciolo di compiacimento, si ritrova dinanzi a questo bivio: agli occhi degli spettatori, sulla terra rossa parigina, nell’ottavo di finale si sta concretizzando una delle imprese sportive più astruse: da un lato il cecoslovacco Ivan Lendl, numero uno del mondo in quel momento e già vincitore di tre edizioni dello Slam parigino. Dall’altro l’artefice di questa memorabile pagina per il tennis: Michael Te-Pei Chang, sbarbato e timido statunitense di origini taiwanesi, di appena 17 anni e tre mesi.

Match da sbrigare in un giro di lancetta corta, avranno pensato in molti e, forse, lo stesso Lendl che, in maniera liscia e prevedibile, si porta due set a zero: un doppio 6-4 che bolla l’inevitabile abisso tecnico ma anche di esperienza tra il ragazzino e il campione.
Poi il calo di concentrazione e la mancata zampata per chiudere definitivamente i conti: così Chang, cogliendo qualche distrazione di troppo del rivale, riesce a strappare un set con il risultato di 6-3. “Sì, ok, Lendl adesso si rifà in un batter di ciglia”, avranno sussurrato tra gli spalti. “Starà tirando il fiato”, pensava gli altri. Michael Chang sembrava aver finito la benzina: l’apprezzabile tentativo tutto agonismo di uno spensierato diciassettenne che ci mette la foga oltre la logica per spingersi oltre i suoi limiti.

Crampi e altri acciacchi l’hanno, di fatto, messo quasi fuori da giochi. Quando tutti pensano al ritiro, Chang sapendo di essere spacciato e pure fisicamente compromesso inizia, così, a giocare stravolgendo il tennis in maniera sciatta, eretica, sciagurata: pallonetti per prender tempo e soprattutto il servizio da sotto. Roba che forse nemmeno i principianti alla prima lezione di tennis non fanno più.
Nella nobiltà francese, nel tempio della perfezione, sembra un attacco al sistema dalle sfumature grottesche e burlesche: Lendl si infastidisce, preso in giro, ma con logica che obbliga il campione a scendere sotto rete, lasciando a Chang il campo per tirare passanti vincenti. Una lunga serie e il quarto set vola sul 6-3 a favore di Chang.

(la serie di lob per prendere fiato e spazientire Lendl)

Il set decisivo, il quinto, si discosta dalla realtà per oltrepassare i limiti logici: lo statunitense utilizza tutti i mezzucci e gli espedienti psicologici per infuocare l’animo di Lendl che, smontando dalla sua compostezza, cede senza troppo bon-ton alle provocazioni: Chang abusa della pausa fisiologica e, tra uno stop e un altro, sbuccia avidamente banane su banane per assumere potassio e ridurre il rischio di crampi. Se questa pratica ci sembra consona nell’era moderna, va detto che lui è stato il primo tennista in assoluto a introdurre questa consuetudine.

(Lendl e Chang a fine partita)

Come prevedibile la storia del tennis passa dalla sua racchetta, anzi dall’assenza di logica con cui ha condotto tutto il match: sul 5-3 a favore di Chang, e con Lendl in battuta, il ragazzino si porta clamorosamente sul 15-40. Due match point da far tremare le gambe, da prendere fiato, darsi un paio di ceffoni in faccia per dire alla propria coscienza: “Non facciamo stupidaggini”. Ma la sua coscienza razionale era in ferie da diverse ore e, dopo un match estenuante durato ben 4 ore e 38 minuti, il cecoslovacco capitola.
Perché Chang trova ancora un modo di mozzare il fiato alla platea: sulla seconda di servizio di Lendl, il minorenne decide di giocarsi il punto avanzando a pochi centimetri dal rettangolo del servizio, scatenando definitivamente l’ira di Lendl che prima prova a chiedere rispetto per il regolamento (mossa consentita) e poi carica il servizio, ma lo ciabatta malamente contro la rete. La palla si adagia a fondo campo, mentre il pubblico esplode in un boato e Chang stramazza nella polvere.

(la battuta con il colpo da sotto, da prima lezione di tennis, e la ricezione sul servizio che gli dà la vittoria)

Michal Chang, in quell’occasione, vincerà il primo e unico torneo del Grande Slam della sua carriera, diventando il più giovane tennista a vincere il torneo parigino. Con un paio di banane, un colpo dal basso e tanta sfrontatezza.

Poker azzurro al Roland Garros nella seconda giornata dello Slam parigino: quattro successi su quattro grazie a Fabio Fognini e Andreas Seppi, che si sfideranno al secondo turno in un derby tricolore, e a Simone Bolelli e il giovane Stefano Napolitano, alla prima presenza nel tabellone principale di un Major. Era da dieci anni che l’Italia non vantava quattro rappresentanti al secondo turno. E potrebbe non essere finita qui: oggì è in programma l’esordio di Paolo Lorenzi. Dovesse vincere anche il senese il tennis maschile azzurro centrerebbe un en plein al primo turno.

La sorpresa più interessante è la vittoria di Stefano Napolitano. Il 22enne di Biella, numero 187 Atp, alla prima partecipazione in assoluto al main draw di uno Slam, infatti, ha battuto in quattro set il tedesco Mischa Zverev, 32a testa di serie, reduce dalla finale di Ginevra, con il punteggio di 4-6 7-5 6-2-6-2. Esordio ok anche per Simone Bolelli. Il 31enne bolognese, numero 470 Atp, passato attraverso le qualificazioni, ha sconfitto in tre set (6-4 6-2 6-2) il francese Nicolas Mahut, numero 48 della classifica mondiale.

Al secondo turno Bolelli sfiderà l’austriaco Dominic Thiem, numero 7 del ranking mondiale e sesto favorito del seeding. Avanza anche Andreas Seppi. Il tennista di Caldaro ha impiegato un set per carburare, poi ha superato con il punteggio di 4-6 6-1 6-2 6-2, in due ore e 10 minuti, il colombiano Santiago Giraldo.

Al secondo turno si troverà di fronte Fabio Fognini. Il campione di Arma di Taggia, 28a testa di serie, ha battuto, soffrendo più del dovuto, lo statunitense Frances Tiafoe. Vinti i primi due set 6-4, 6-3, ha ceduto il terzo e quarto 3-6, 1-6, per poi chiudere a zero il quinto e decisivo.

Successo, invece, per Sara Errani. La romagnola ha battuto la giapponese Misaki Doi, numero 58 del ranking mondiale, 7-6(7) 6-1. Prossima avversaria per lei la francese Kristina Mladenovic, 13a testa di serie, che ha battuto 9-7 al terzo la la statunitense Jennifer Brady, numero 88 del ranking mondiale.