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Ce lo ricordiamo per il suo inserimento pungente con cui si è incuneato nella difesa dell’Italia prima di essere steso da Materazzi, in area di rigore. Quel rigore trasformato da Zidane nella finale del Mondiale 2006 a Berlino. Florent Malouda, puro esterno sinistro, alcune volte impiegato come terzino per la sua capacità di essere duttile e soprattutto rapido ed efficace.
Quel 9 luglio all’Olympiastadion, Florent è uscito dal campo con una medaglia d’argento al collo, ma nella sua carriera ha vinto davvero tanto: con l’Olympique Lione ha conquistato quattro campionati consecutivi, poi, passato al Chelsea, si è confermato pedina indispensabile riuscendo ad alzare al cielo una Champions League e un’Europa League.
Dopo l’esperienza inglese, Malouda ha iniziato un giro strambo tra Trabzonspor, Metz, Wadi Degla in Egitto, e Delhi Dynamos in India.

Per il 37enne francese nato a Caienna, però, le avventure non sono ancora finite. Sì perché 11 anni dopo l’avventura con Francia nel Mondiale giocato in Germania, Malouda ritorna a giocare in Nazionale, ma non indossando la casacca bleu!

Qualche mese fa, infatti, Malouda ha disputato la Coppa dei Caraibi con la maglia della Guyana francese, sua terra d’origine essendo nato, come detto, nel capoluogo Caienna. Ma un momento: non è vietato giocare con due Nazionali differenti? In realtà il paese sudamericano che costituisce una regione della Francia, non è affiliato alla Fifa e, secondo gli standard giuridici, il centrocampista aveva le carte in regola per vestire la maglia della Guyana e così ha fatto aiutando la squadra a ottenere il bronzo nella manifestazione.

Ma la Guyana francese si è qualificata anche per la Gold Cup, una competizione del Nord America e del Centro America, organizzata dalla Concacaf, ogni due anni. E qui le regole sono le stesse della Fifa: niente cambio di Nazionale, dunque.
Ma nonostante questo divieto Malouda è stato confermato, con tanto di fascia di capitano, nella formazione inserita nel gruppo A assieme a Canada, Costa Rica e Honduras. E proprio contro l’Honduras, l’ex francese che ha 80 presenze e nove reti con Les Bleus, è sceso in campo dando una mano per strappare un pareggio storico.
Ovviamente è già partito l’esposto con cui l’Honduras chiede una vittoria a tavolino per 3-0.

Il caso “spinoso” apre scenari interessanti: la Francia, come residui del suo impero coloniale, dispone di dipartimenti e di regioni d’oltremare. Quest’ultime sono collettività territoriali integrate nella Repubblica Francese allo stesso titolo dei dipartimenti o delle regioni della Francia metropolitana, facendo quindi parte integrante dell’Unione europea.
Ciascuno di questi dipartimenti costituisce una regione mono-dipartimentale, che è stata denominata Regione d’oltremare in seguito alla revisione costituzionale del 2003 e sono cinque: Guadalupa, Martinica, Riunione, Mayotte e, appunto, Guyana francese.

Evidentemente Malouda, che tanto ha girato nella sua carriera tra Francia, Inghilterra, Egitto, Turchia e India, forse, a questo giro, ha perso la bussola.

 

La vendetta è un piatto che va servito freddo. Molto freddo. E questo modo di dire popolare, beffardo, deve averlo imparato Diego Maradona, uno che è solito vestire i panni del maestro e non dell’alunno. Fatto sta che il Pibe de Oro, questa volta, deve accettare lo sbeffeggio di un giocatore della Corea del Sud, padroni di casa del Mondiale Under 20.

L’idolo immortale di Napoli, durante il sorteggio dei gironi, aveva riso di gusto quando aveva pescato la Corea del Sud nello stesso girone dell’Argentina, il gruppo A. Una provocazione che i sudcoreani non hanno dimenticato e quando c’è stata l’occasione per accattare, hanno aggredito la preda: Seung-Ho Paik, autore del secondo gol, su calcio di rigore, nell’esultanza ha mimato proprio il foglietto del sorteggio, con un’espressione perplessa del tipo: «E adesso non dici nulla?».

 

Sì perché l’Argentina, che già aveva perso il match d’esordio con un sonoro 3-0 contro l’Inghilterra, è capitolata anche contro i padroni di casa che si sono imposti per 2-0. Zero punti in due partite e addio a sogni di gloria: una grande delusione per l’Albiceleste, alla vigilia data tra le favorite del torneo.

Seung-Ho Paik, l’autore della presa in giro nei confronti di Maradona, è uno dei due coreani  a giocare nelle giovanili del Barcellona. L’altro, Lee Seung-Woo, è stato l’autore, invece, della prima rete. Una rete fantastica, al momento la più bella del torneo. Una rete alla Messi per rimanere nei dintorni del club catalano: progressione da centrocampo, dribbling secco sulla trequarti a lasciar lì l’avversario e poderosa progressione fino al tocco morbido con cui ha superato il portiere argentino.
Qui potete vedere il gol e tutte le azioni del match:

Povero Maradona: oltre il danno, la beffa. Un altro modo di dire popolare.

Giovanni Sgobba

Il suo unico vero errore durante il Mondiale negli Stati Uniti nel 1994? Beh, girare un’imbarazzante spot per l’Ip, la vecchia Italiana Petroli.
Ironia, tanta ironia, al punto da dimenticarsi del rigore fallito dagli 11 metri più importanti della sua vita. E anche della nostra. Contro il Brasile, in finale a Pasadena. Vien da sorridere perché, in fondo, a quel Mondiale, Sacchi, l’Italia e noi italiani ci siamo aggrappati per il “codino”. Roberto Baggio trascinatore di una spedizione, alla fine, fallimentare.

Ma il Baggio che gira la pubblicità per l’Ip e che viene sapientemente caricaturizzato dalla parodia di Guzzanti, altro genio assieme al numero 10, ci porta nell’altra dimensione della comunicazione. La società contemporanea non rimaneva impassibile: lui spostava gli equilibri della Serie A  e spostava, al contempo, la fantasia e l’opinione. Baggio ha cambiato tante maglie, ma si può dire che l’unica casacca indossata nella sua carriera è proprio la fantasia.

Nazionalpopolare al punto giusto, il “Divin codino” è riuscito anche a distorcere la realtà, a plasmarla rendendola piacevole ed eterna come i sogni dei tanti tifosi. Quella traversa che trema ancora con il portiere carioca Taffarel che esplode di gioia, così, sempre in uno spot, questa volta della Wind, diventa un tiro che supera la dimensione della logica e si insacca in rete.

Era il 2000, ben sei anni dopo gli Usa, in mezzo un altro campionato del mondo finito ai rigori, contro la Francia, nel 1998. Al Mondiale transalpino, Baggio ci arriva dopo una stagione incredibile, la più prolifica dal punto di vista realizzativo.
Con l’idea di trovare continuità per convincere il ct Cesare Maldini, Roby accetta di trasferirsi dal Milan al Bologna (nel mezzo un accordo quasi raggiunto con il Parma, ma senza la convinzione di Carlo Ancelotti).
Si taglia il codino, si converte al buddismo, segna 22 reti in 30 partite. E’ la sua rinascita, Bologna si esalta, la Granarolo, con sede nel capoluogo emiliano, decide di andare in tv per esaltare il “campione dell’alta qualità”:

Lui l’anno dopo lascia l’Emialia-Romagna per tornare a San Siro, questa volta sponda Inter. Ma tra i rossoblu ha lasciato un profondo amore: all’ombra della Torre degli Asinelli e di portici in portici, il nome di Roberto provoca autentica nostalgia.
Chi si addormenta con la sua maglia, chi ne parla al bar, chi non vede più un senso alla domenica pomeriggio senza lui in campo. Tra loro c’è il bolognese Cesare Cremonini, ex frontman dei Lunapop che, sulle note di “Marmellata#25”, dice:

Ah, da quando Senna non corre più
Ah, da quando Baggio non gioca più
Oh no, no! Da quando mi hai lasciato pure tu
Non è più domenica

A Bologna ha incantato tutti, anche Lucio Dalla che, nel 2001 all’interno dell’album Luna Matana scrive la canzone “Baggio Baggio”:

Sei mai stato il piede del calciatore che sta per tirare un rigore,
e il mignolo destro di quel portiere che è lì, è lì per parare
meglio, sta molto meglio il pallone, tanto, lo devi solo gonfiare.

Baggio è arte con le calze slabbrate a coprire i parastinchi. Arte che entra nell’arte come la musica oppure alzando il sipario di un teatro. “Orfeo Baggio”, infatti, è una pièce musicale, è un giallo complesso con sullo sfondo un omicidio, realizzato da Mario Morisini.
In un articolo sul Corriere della Sera, il sceneggiatore disse: «Accostare Baggio a Orfeo può parere provocatorio, in realtà si tratta di due miti con molte affinità. Entrambi sono incantatori di folle: Orfeo con la cetra, Baggio con il pallone. Entrambi devono affrontare una discesa agli Inferi alla ricerca di qualcosa di impossibile. Per me, figlio di un operaio emigrato in Francia, le origini italiane sono sempre state motivo di fierezza. Ma accanto a Leonardo e Michelangelo, a Verdi e Manzoni, non esito ad aggiungere Baggio. A suo modo anche lui un artista sommo».

Baggiomaniaci, baggiocentrici e chi più ne ha di neologismi, più ne metta. Forse è esagerato? Beh Roby è talmente mitologico che è finito anche in un episodio di “Holly&Benji”, massima espressione infantile e adolescenziale del calcio puro. Puro divertimento. Unica nota stonata, ma divertente: quando Rob Denton calcia il pallone, la voce fuori campo, estasiata, esclama un buffo: “Robbbbbertobbbaggio”. Poesia.

 

Giovanni Sgobba