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Nello snooker, lui è una leggenda conclamata. E se non bastano i cinque titoli mondiali conquistati in carriera, Ronnie O’ Sullivan, il 10 marzo 2019, ha tagliato un traguardo impensabile che si fa fatica solo a pensarci: è il primo e unico giocatore nella storia del biliardo internazionale a realizzare 1.000 “centoni”, ovvero il break continuo di cento o più punti all’interno della stessa gara. Nella classifica all-time, il secondo è Stephen Hendry, fermo a 775 centoni.

Soprannominato “The Rocket” (il razzo) per la sua straordinaria velocità nel gioco, il 43enne inglese è considerato da molti il giocatore più talentuoso della storia dello snooker. Gioca con la mano destra, ma è capace di usare la sinistra quasi con la stessa precisione, il che gli permette di evitare in molte circostanze l’uso dei ponticelli meccanici. E anche in finale del Players Championship a Preston, in Gran Bretagna, ha dimostrato il suo talento restituendo agli appassionato un record mondiale a suo modo storico. L’australiano Neil Robertson si è arreso 10-4 e ha applaudito l’ennesima gesta del campione che, tra i tanti record, detiene anche quello delle serie perfette, ben 15 in carriera.

 

Cresciuto a Chigwell, nell’Essex, dove vive tuttora, i genitori di Ronnie gestivano dei sexy shops nel quartiere londinese di Soho. Divenuto giocatore professionista nel 1992, O’ Sullivan cinque anni dopo ha realizzato il break perfetto di 147 punti in soli 5 minuti e 8 secondi.

La capriola al volo in avanti e il gesto dell’ok, la sua firma al termine di ogni gol. Di capriole ne ha fatto più di 300 durante la sua lunga e prolifica carriera di attaccante, Miroslav Klose che si è ritirato a 38 anni, alla fine del 2016. Svincolato dalla Lazio dopo cinque anni in cui ha dimostrato di essere ancora attratto dal gol, rimasto senza squadra, ha rifiutato possibili trasferimenti esotici e ha deciso di appendere le scarpe al chiodo.

Cecchino di area di rigore, ariete puntuale con i suoi stacchi di testa o le incursioni sul filo del fuorigioco, Klose, nato a Opole, in Polonia, nel 1978, si è trasferito a Kusel, con papà Jozef e mamma Barbara, nel 1986. Ha iniziato nella squadra locale di Blaubach-Diedelkopf , da qui è iniziato il suo rapporto di “dipendenza” con la rete, con il gol e l’esultanza: 339 gol in totale tra Homburg, Kaiserslauter, Werder Brema, Bayern Monaco, Lazio e Nazionale di calcio tedesca, una sfilza di portieri impallinati e soprattutto il record di miglior marcatore assoluto nella storia dei Mondiali di calcio, con ben 16 reti.

Meglio di Ronaldo, fermo a 15 reti, meglio del so connazionale Gerd Müller coi suoi 14 gol; più letale del francese Fontaine (13 realizzazioni in una sola edizione, Svezia 1958) o di Pelé. Un traguardo raggiunto l’8 luglio 2014, durante il Mondiale in Brasile, nella semifinale passata alla storia per il 7-1 che i tedeschi hanno rifilato ai padroni di casa. Una convocazione acciuffata in extremis a 36 anni, la quarta partecipazione in una fase finale per l’attaccante di origini polacche che sin dal suo esordio, in Corea e Giappone nel 2002, si è presentato al mondo dimostrando di essere “über Alles”.

Al di sopra di tutto e tutti, lui che guarda gli altri dall’alto, dal suo imperioso e letale colpo di testa: nella prima inaugurale, contro l’Arabia Saudita, Klose segna tre gol con altrettanti colpi di testa. Anche Irlanda e Camerun si piegano al suo stacco, così, Miro chiude l’edizione del 2002 con cinque realizzazione. Bisogna aspettare il Mondiale del 2006, in casa, per vedere la prima rete realizzata di piede: doppietta, nel match inaugurale contro il Costa Rica e altri due gol anche contro l’Ecuador. Chiude quell’anno con una rete (ovviamente di testa) contro l’Argentina.

Klose non si ferma e al top della carriera, viene convocato anche per Sudafrica 2010: sono quattro le reti con Australia, Inghilterra e per due volte l’Argentina, costrette a soccombere. Con 14 reti realizzate in tre Mondiali e Ronaldo raggiunto in vetta, è proprio nella casa del Fenomeno che Klose completa la rimonta: nel trionfo della Germania che solleva la Coppa del Mondo c’è anche spazio per la gloria personale. Il gol segnato contro il Ghana è solo il preludio alla sedicesima rete messa a segno contro la Seleçao nella disfatta passata alla storia come il Mineirazo.

E’ salito sul tetto del mondo con la maglia della sua Nazionale, ha realizzato 71 gol in 131 incontri e da qui è ripartita la sua nuova avventura come assistente al fianco del ct Joachim Löw. Sul sito della federazione ha detto:

In Nazionale ho festeggiato i miei più grandi successi, che non dimenticherò mai. Mi piace tornare a disposizione della Dfb: volevo rimanere in piazza, ma farlo con una nuova prospettiva, quella di un allenatore che legge il gioco, sviluppa strategie e tattiche. Ringrazio Löw per l’opportunità