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Da quanto Cristiano Ronaldo è arrivato in Spagna, ovvero dalla stagione 2009/2010, uno tra CR7 e Leo Messi ha sempre partecipato al Clasico tra Real Madrid e Barcellona. Ma con il portoghese passato alla Juventus e con la Pulce infortunata al braccio, per la prima volta dopo quasi un decennio, non ci saranno le due stelle al Nou Camp nella supersfida spagnola e mondiale. Il 27 ottobre 2018, infatti, passerà alla storia come un incubatore del calcio del domani,  di una nuova era della Liga.

Una feroce competizione, un feroce dualismo combattuto su tutti i fronti, Pallone d’Oro compreso. E’ come se Cristiano Ronaldo non sarebbe mai potuto essere questo Cristiano Ronaldo senza la sfida a distanza con Messi. E viceversa. Per tornare ad una sfida senza i due totem del calcio contemporaneo bisogna andare al 23 dicembre 2007, quando al Nou Camp il Real Madrid di Bernd Schuster trionfò grazie al goal di Julio Baptista e si tratta della rete più importante delle 13 il centrocampista brasiliano nelle 77 partite con la maglia blanca. Dopo 3962 giorni, dunque.

Messi non giocò quella partita a causa di un problema al bicipite femorale della gamba sinistra mentre Cristiano Ronaldo quello stesso pomeriggio formava un attacco con Wayne Rooney e Carlos Tevez nella sfida all’Old Trafford tra Manchester United e Everton. Se il numero 10 del Barça è il capocannoniere di sempre del big match (26 goal in 38 partite), Cristiano ha scelto il Nou Camp come stadio preferito in Spagna e ha segnato 12 reti nei duelli diretti in casa blaugrana.

Sono trenta e sono tutti grandi campioni che si sono messi in mostra la scorsa stagione sia nei club che nelle nazionali al Mondiale di Russia 2018.

France Football ha svelato i candidati per la vittoria finale del Pallone d’oro 2018. Premiazione che avverrà il 3 dicembre prossimo a Parigi.

Ci sono Cristiano Ronaldo e Messi, i vincitori degli ultimi 10 palloni d’oro e ci sono i pretendenti per questa stagione: Luka Modric e Antoine Griezmann.

Il croato è stato già premiato come miglior giocatore della Uefa nella doppia veste di leader del centrocampo del Real Madrid vittorioso in Champions e finalista del Mondiale con la Croazia, il francese ha vinto il Mondiale con la Francia e l’Europa League con l’Atletico Madrid.

 

Dunque quest’anno potrebbe finire il duopolio Messi-CR7 che è partito nella stagione 2008, con l’ultima vittoria da parte di Kakà dopo la Champions League vinta dal Milan ad Istanbul contro il Liverpool.

Come nel 2015 tra i trenta campioni non c’è nessun italiano. Lasciato fuori anche Buffon, nonostante la sua ultima grande stagione con la Juventus. La squadra bianconera conta due calciatori: Mario Mandzukic e Cristiano Ronaldo.

Assenti tutti e 5 i pretendenti della scorsa stagione: Buffon, Mertens, Dybala, Dzeko e Bonucci. Presente invece l’ex portiere romanista Alisson Becker, ora con la maglia del Liverpool. Reds che hanno anche il tridente delle meraviglie Mané, Firmino e Salah.

Alle votazioni ci saranno ben 173 giornalisti di tutto il mondo. A presentare l’Italia ci sarà Paolo Condò.

Nella lista la squadra più rappresentata è il Real Madrid con sette calciatori: Marcelo, Varane, Sergio Ramos, Isco, Bale, Benzema e Modric; a cui vanno aggiunti il grande ex Ronaldo e il nuovo portiere Courtois (la scorsa stagione al Chelsea).

Quest’anno verranno consegnati premi anche alla miglior calciatrice e al miglior giovane. La miglior giocatrice dell’anno sarà eletta in base ai voti dei giornalisti, come per gli uomini. Il vincitore del Trofeo Kopa sarà invece designato dai 33 vincitori del Pallone d’oro ancora in vita. Il favorito è Kylian Mbappé.

LA LISTA COMPLETA

1- Sergio Agüero (Argentina/Manchester City)
2 – Alisson Becker (Brasile/Roma poi Liverpool)
3 – Gareth Bale (Galles/Real Madrid)
4 – Karim Benzema (Francia/Real Madrid)
5 – Edinson Cavani (Uruguay/Psg)
6 – Thibaut Courtois (Belgio/Chelsea poi Real Madrid)
7- Cristiano Ronaldo (Portogallo/Real Madrid poi Juventus)
8- Kevin De Bruyne (Belgio/Manchester City)
9- Roberto Firmino (Brasile/Liverpool)
10- Diego Godin (Uruguay/Atletico Madrid)
11- Antoine Griezmann (Francia/Atletico Madrid)
12- Eden Hazard (Belgio/Chelsea)
13- Isco (Spagna/Real Madrid)
14- Harry Kane (Inghilterra/Tottenham)
15 – N’Golo Kanté (Francia/Chelsea)
16 – Hugo Lloris (Francia/Tottenham)
17 – Mario Mandzukic (Croazia/Juventus)
18 – Sadio Mané (Senegal/Liverpool)
19 – Marcelo (Brasile/Real Madrid)
20 – Kylian Mbappé (Francia/Psg)
21 – Lionel Messi (Argentina/Barcellona)
22 – Luka Modric (Croazia/Real Madrid)
23 – Neymar (Brasile/Psg)
24 – Jan Oblak (Slovenia/Atletico Madrid)
25 – Paul Pogba (Francia/Manchester United)
26 – Ivan Rakitic (Croazia/Barcellona)
27 – Mohamed Salah (Egitto/Liverpool)
28 – Sergio Ramos (Spagna/Real Madrid)
29 – Luis Suarez (Uruguay/Barcellona)
30 – Raphael Varane (Francia/Real Madrid)

C’è chi sognerebbe di scendere in campo solamente per una partita, solamente per un tempo, solamente per poter dire di aver vissuto l’emozione della Champions League. C’è chi arriva a fine carriera, c’è chi la vedrà eternamente davanti al televisore. E poi c’è chi, dal suo debutto nel 1999, continua per lunghi e ininterrotti anni a provare la pelle d’oca quando sente l’inno. Da 20 lunghi anni, nessuno come Iker Casillas conosce la competizione europea per club meglio delle proprie tasche.

Sceso in campo per difendere i pali del Porto contro lo Schalke 04, nel match della prima giornata di Champions League, il 37enne spagnolo ha superato Ryan Giggs fermo a 19 stagioni ed è diventato il primo calciatore in assoluto a tagliare questo traguardo. La sua avventura inizia il 15 settembre 1999, in Grecia, nella partita finita 3-3 tra Olympiacos e Real Madrid.

Pensateci: è già un successo mirabile giocare a calcio per due decenni, farlo ancora ai massimi livelli assume tratti epici. Ma c’è di più: Casillas è il più giovane portiere ad aver vinto la Champions League perché nella finale del 2000, in occasione del 3-0 tra Real Madrid e il Valencia, aveva 19 anni e quattro giorni.

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Lui, del Real Madrid, è stato una bandiera apprezzata e amata; poi qualcosa si è inceppato con l’arrivo in panchina di José Mourinho che, nell’estremo difensore, vedeva la talpa dello spogliatoio che destabilizzava l’ambiente e decise di farlo fuori. Lui è rimasto lì, composto e rispettoso, e si è preso la sua rivincita alzando nuovamente la coppa dalle grandi orecchie con l’arrivo di Carlo Ancelotti: quella tanto attesa Décima che mancava nella sala dei trofei del Bernabeu da 12 anni.

L’ha sollevata a Lisbona e il Portogallo è rimasto nel suo destino: dal 2015 è il portiere del Porto e, con il club lusitano, sta allungando la striscia di record e presenze. Attualmente in Champions ha toccato quota 172 gettoni, verrà superato probabilmente da Cristiano Ronaldo, 14 presenze in meno e anche con 16 partecipazioni alla Champions League.

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Ma Iker non sembra voler mollare, ha la testa sulle spalle e, forse, anche questo è un successo non meno scontato per essere uno che ha avuto davanti a sé una generazione di galattici. Casillas, infatti, parlando delle sue umili origini ha detto:

Non sono Galáctico, sono di Mostoles

Tra i debutti in Champions League di questa stagione, quello della Roma è sicuramente il più complicato.

Volare al Santiago Bernabeu di Madrid è sempre un’atmosfera affascinante ma anche difficile da tenere a bada, specie se si affronta l’ultima squadra vincitrice, capace di trionfare quattro volte nelle ultime cinque edizioni.

Ma la Roma lo sa e oramai è abituata a calcare certi tipi di palcoscenici, soprattutto dopo la bellissima annata la scorsa stagione, terminata in semifinale contro il Liverpool.

Lo sa Daniele De Rossi che, alla sua seconda stagione da capitano con 57 match in Champions League, guiderà il centrocampo giallorosso con accanto il fresco campione del mondo Steven Nzonzi e quasi sicuramente l’emergente Nicolò Zaniolo, alla prima in Europa.

Partire col piede giusto il girone  G in casa dei campioni aprirebbe uno scenario piacevole all’ambiente romanista. Il Real Madrid ha perso Cristiano Ronaldo, la stella più luminosa con la quale ha trionfato nelle ultime annate, ma è pur sempre la squadra da battere.
Il gallese Gareth Bale ha ribadito che ora come ora i Blancos siano ancora più forti di prima, nonostante l’assenza di CR7. Pare che il gruppo e lo spogliatoio sia più unito.

Quella di stasera sarà l’undicesimo confronto tra Real e Roma, tante quante tra i madrileni e la Juventus. Mister Eusebio Di Francesco è convinto che la sua Roma può fare bene nonostante le défaillance in Serie A.

Non abbiamo neanche iniziato la Champions e sento già parlare di entusiasmo decaduto, mi sembra quasi di vivere a Roma. È vero, però, che dobbiamo ritrovare la spensieratezza e contro il Real voglio rivedere la rabbia e il desiderio di far male agli avversari della passata stagione.

Il modulo scelto da Di Francesco è il 4-3-3 con Olsen tra i pali; Florenzi e Kolarov terzini, Manolas e Fazio centrali; De Rossi, Nzonzi e Zaniolo a centrocampo; tridente formato da El Shaarawy, Under e Dzeko.

 

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1️⃣ or 2️⃣❓Best #Totti #UCL goal 🆚 Real Madrid❓👇👑 #ASRoma #TottiTuesday

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Esaltato dal match anche l’ex capitano giallorosso, Francesco Totti, che sicuramente incontrerà il presidente dei Galacticos, Florentino Perez, il quale ha più volte ribadito la stima nell’ex bandiera romanista, unico giocatore che gli abbia realmente detto di no a un trasferimento in Spagna.

Semifinali thrilling da mettere sotto stress i pallottolieri per la quantità di gol e di occasioni da rete create. Nel doppio incontro di Champions League tra Real Madrid – Bayern Monaco e Liverpool – Roma, sono stati messi a segno 20 gol, una media di cinque a partita. In più, con 13 marcature tra andata e ritorno, Roma-Liverpool è diventata la semifinale di Champions più ricca di gol nella storia della competizione. Roba che, probabilmente, solo il gioco-non gioco di Simeone con l’Atletico Madrid avrebbe potuto tamponare.

Nella bagarre europea, a spuntarla sono Real Madrid e Liverpool che il 26 maggio, all’Olimpiyskiy Stadium di Kiev, fileranno le loro spade per dar vita a una scintillante finale.
“Finalmente Reds!”, verrebbe da dire; “ancora le Mengues!?”, postilla aggiuntiva. Sì, perché se la ciurma di Klopp arriva all’ultimo gradino della Champions dopo 11 anni da quel Milan – Liverpool scalfito da Inzaghi e Kakà, il Real Madrid, invece, è alla terza finale consecutiva – record per la storia dell’attuale coppa dalle grandi orecchie – la quarta nelle ultime cinque edizioni.

Se l’antipasto delle semifinali, tra sgroppate, reti favolose e sbavature difensive, vi ha fatto venire l’acquolina in bocca, ecco cinque motivi (più uno) per cui potremmo assistere a una finale fantasmagorica:

1- Si rivede una finale tra Spagna e Inghilterra

E non è un avvenimento così tradizionale nella lunga kermesse europea. Tra scontri fratricidi e incontri “classici” tra superpotenze di diverse nazioni, questa è solamente la quinta volta in 63 edizioni che a sollevare la Champions sarà una squadra uscita da una finale tra spagnoli e inglesi.
Se, infatti, nell’ultimo decennio è stato il Barcellona a vedersela contro l’Arsenal nel 2006 e due volte contro il Manchester United nel 2009 e 2011 (in tutte e tre le circostanze, uscito vincitore), c’è solo un precedente per il Real Madrid: 1981, al Parco dei Principi di Parigi, proprio contro il Liverpool;

2- La finale con più trofei sul piatto

Dunque, non sarà la prima volta che Blancos e Reds si sfideranno nell’ultimo atto della massima competizione europea: il precedente, nella Coppa Campioni 1980-1981, vide il Liverpool sorridere e trionfare per 1-0 con la rete del difensore Alan Kennedy al minuto 82’ che piegò il Real allenato da Vujadin Boskov.
Non è l’unico incrocio tra le due squadre: nella cronistoria di questa sfida pesa il 4-0 incassato ad Anfield dove gli spagnoli furono surclassati, nel ritorno degli ottavi del 2009, dalle reti di Torres, doppio Gerrard e l’italiano Dossena.

Ma quella di Kiev sarà affascinante anche perché sarà la finale di Champions nella quale andranno in campo il maggior numero di Champions e di finali in assoluto: 17 coppe (12 del Real, 5 del Liverpool), 24 le finali in totale;

 

3- I due migliori attacchi in Champions League

I ragazzi di Klopp hanno segnato 40 gol in 12 partite, subendone 13; la formazione di Zidane, invece, ne ha realizzati 30, con 12 subiti. I numeri migliori in Europa in questa edizione che avvalorano il cammino delle due compagini: nel Gruppo E di qualificazione, il Liverpool ha messo a segno 23 reti (ok, nello stesso girone c’erano anche Maribor e Spartak Mosca), mentre nei match di andata tra ottavi e quarti contro il Porto ha piazzato un 5-0, contro il Manchester City un sorprendente 3-0. Per il Real, invece, un cammino differente: ha chiuso il Gruppo H al secondo posto alle spalle del Tottenham e, lungo la sua marcia trionfante, ha dovuto vedersela contro Psg, Juventus e, appunto, Bayer Monaco;

4- Il coro “You’ll never walk alone”

Lo ascolteremo presumibilmente altre due volte quest’anno in Europa, durante l’ingresso in campo dei giocatori e nei minuti di recupero del match. Indipendentemente dal risultato in quel momento dello scontro. Possiamo dire che è un valido motivo per stare incollate davanti allo schermo, avendo il volume alzato al massimo;

 

5- Il duello tra Salah e Cristiano Ronaldo

I due spadaccini più iconici nei ranghi di Liverpool e Real Madrid. Il prossimo Pallone d’oro si gioca nel giro di un paio di mesi in ex terre sovietiche: dalla finale di Kiev, in Ucraina, al Mondiale in Russia. Entrambi non hanno lasciato il segno nelle semifinali di ritorno, ma possiamo chiudere entrambi gli occhi al netto di una stagione strepitosa che hanno costruito sapientemente macinando chilometri alternati a giocate irreali. Il tempo per caricarsi c’è con l’egiziano che sorride per il vantaggio minimo sul portoghese in quanto a reti stagionali, 43 a 42;

 

Bonus extra: la storia di Andrew Robertson, terzino del Liverpool

Di stelle in campo ce ne saranno tante; di vittorie e trionfi gloriosi si potrebbe parlare per giorni. Tra Scudetti vinti dalla Juventus, Champions League alzate al cielo dal Real Madrid e i vari Pallone d’Oro vinti da Cristiano Ronaldo, se dovessimo mettere assieme trofei di squadra e premi individuali dei due club, avremmo bisogno di una bacheca grande quanto il lato lungo di un campo da calcio.

E poi c’è un re-match che scotta ancora, dopo la finale di Champions League tra il club madrileno e quello di Torino che si sono contesi la 62^ edizione al Millennium Stadium di Cardiff e che ha visto le merengues trionfare per 4-1.
Il Real, dopo la maledizione per la “decima” che tardava ad arrivare, con Ancelotti prima e Zidane poi ha piazzato la terza Champions League negli ultimi quattro anni; la Juventus, invece, dopo la delusione di tre anni fa contro il Barcellona è ancora lì desiderosa di completare un ciclo (quasi)perfetto aperto da Conte e proseguito con Allegri.

Due squadre complete in tutti i reparti: esperienza e fantasia si mescolano a intelligenza tattica e affiatamento tra i vari reparti. Giocatori che hanno alle spalle tante finali giocate, con l’adrenalina a mille, la carica e un po’ di tensione per un quarto di finale che ha l’allure di vendetta, ma anche di un forte scossone verso la finale del 26 maggio a Kiev. Ma quanti di loro hanno giocato la finale di un Mondiale, vincendola?

Lo spagnolo

Il difensore Sergio Ramos è l’unico superstite merengues ad aver vinto il Mondiale in Sudafrica nel 2010. Il resto della ciurma che sette anni fa giocava nel Real è, infatti, andato via: Raúl Albiol gioca nel Napoli, Álvaro Arbeloa ha giocato una stagione al West Ham, Xabi Alonso, dopo l’avventura al Bayern Monaco, si è appena ritirato e lo storico leader e portiere Iker Casillas, ancora in attività, difende i pali del Porto.
Così il goleador centrale Sergio Ramos è, in questa finale di Cardiff, l’unico spagnolo che ha sollevato la prestigiosa coppa ideata da Gazzaniga. Con la Nazionale maggiore ha esordito il 26 marzo 2005, quattro giorni prima del suo 19esimo compleanno; e durante i festeggiamenti per il trionfo del Mondiale 2010 con la vittoria per 1-0 contro l’Olanda, Sergio Ramos ha indossato una maglietta con la foto di Antonio Puerta, suo connazionale ed ex-compagno al Siviglia deceduto nell’agosto 2007;

I tedeschi

Quest’anno, tra i teutonici sponda Madrid e sponda Torino, a spuntarla sono proprio gli juventini: da un lato Toni Kroos, 27 anni, arrivato nel club di Madrid nel luglio 2014 da campione del Mondo. Dall’altro lato, Sami Khedira, 30 anni, alla Juventus dal 2015. Entrambi centrocampisti, entrambi protagonisti nella spedizione in Brasile del 2014, entrambi a segno nella stessa e unica partita di tutta la competizione: nel devastante 7-1 contro i padroni di casa. Piccola vittoria, in realtà, per Toni che in quel match ha segnato una doppietta.
Ma nel mercato estivo, però, a scombussolare gli equilibri di questa particolare classifica, è arrivato Benedikt Höwedes, difensore centrale, ex Schalke 04, autentico protagonista ai Mondiali brasiliani. Benedikt, infatti, ha giocato tutte e sette le gare, non perdendosi nemmeno un minuto di gioco (compresi i supplementari). Una sicurezza per il ct  Löw.

Gli italiani

Sono quelli più “anziani” ad aver vinto una Coppa del Mondo. Bisogna risalire al 2006, quasi 11 anni fa dalla finale di Berlino contro la Francia, il nove luglio. Gianluigi Buffon e Andrea Barzagli sono ancora oggi esperienza ed efficacia in difesa: assieme a Bonucci e Chiellini hanno formato, in questa nuova era juventina, una delle difese più forti e sicure della storia. Solo tre gol subiti in quest’avventura europea, merito anche delle parate del 39enne Buffon che oggi, come allora, impressiona ancora per la sua reattività tra i pali.
Del resto, nei nostri occhi è ancora impressa la sensazionale e fantasmagorica parata sul colpo di testa di Zidane nella finale…

E poi c’è Barzagli, scelto nella rosa dei Mondiali del 2006 anche se aveva giocato appena sei minuti nelle qualificazioni, che collezionò due presenze in Germania, tra cui gli interi 90 minuti dei quarti di finale contro l’Ucraina al posto dello squalificato Marco Materazzi. Uscito dal giro della Nazionale dopo il trasferimento al Wolfsburg, grazie all’intuizione della Juventus che l’ha riportato in Italia nel 2011, Andrea è stato uno dei difensori più affidabili negli ultimi cinque anni;

Il francese

Ha smesso di giocare, ma è ancora un vincente. Anche se adesso ha una giacca e una cravatta e mantiene un certo aplomb, sicuramente di più di quanto non faceva in campo. Zinédine Zidane, il figliol prodigo di Carlo Ancelotti come vice sulla panchina del Real, si sta dimostrando un allenatore preparato e sicuro di sé: ha già inanellato due Champions League, una Liga, due Supercoppe europee, una Supercoppa spagnola e due Mondiali per club.

 

La sua ultima immagine legata a un Mondiale è tristemente nota: lui, di spalle, mentre si allontana dal campo e dalla Coppa, dopo la testata inflitta a Materazzi. Ma quando vuole, l’ex fantasista transalpino, la testa la sa usare per far sognare i tifosi: Mondiali del 1998, in Francia, finale allo Stade de France di Saint-Denis contro il Brasile. Un trionfante 3-0 con doppietta proprio del fantasista numero 10: due colpi di testa, il secondo, con tanto di pallone passato in mezzo alle gambe di Roberto Carlos.

Insomma, se volessimo guardare i campioni che hanno vinto un Mondiale, la sfida tra Juventus e Real Madrid finirebbe 4-3…e chi di questi sei sarà il più decisivo nella doppia sfida tra andata e ritorno dei quarti di finale?

Le ultime amichevoli delle nazionali prima del Mondiale 2018 di Russia del prossimo giugno hanno aperto una serie di pensieri che hanno visto protagonisti molti giocatori.

Tra le delusioni maggiori sicuramente c’è l’Argentina del ct Sampaoli che è uscita nettamente sconfitta nel confronto contro la Spagna. L’uomo delle Furie Rosse è stato sicuramente Isco. Il centrocampista del Real Madrid, con una bella tripletta, ha dimostrato ancora una volta il suo valore. Se Cristiano Ronaldo domina nei Blancos, lui non è da meno.

Molti allenatori hanno eseguito esperimenti dal punto di vista difensivo. Il ct Soutghate contro l’Olanda ha inserito il terzino inglese in una difesa a tre. Walker infatti ha sì difeso ma comunque ha avuto la possibilità di potersi inserire a centrocampo quando ci fossero i presupposti. La Spagna ha fatto esperimenti con Marcos Alonso, mentre il ct francese Dechamps ha provato Benjamin Pavard come terzino destro, solitamente gioca centrale.

Se le difese sono ancora da collaudare, per Russia 2018 saranno gli attaccanti che vorranno fare una bella figura. Tra questi sicuramente i giovanissimi Gabriel Jesus (Brasile), Kylian Mbappé (Francia) e Timo Werner (Germania). L’enfant progodige transalpino ha messo a segno una doppietta contro la Russia in amichevole, così come ha segnato l’attaccante del City Jesus contro la Germania. Un altro Under21 è Breel Embolo. Lo svizzero contro Panama ha dimostrato il suo valore. Daranno spettacolo in Russia.

Ha dimostrato di poterci stare a Russia 2018 il Perù. I sudamericano hanno battuto i più accreditati croati 2-0 e contro l’Islanda per 3-1. Potrebbero essere la cenerentola del 2018, dopo quasi 40 anni.

Prima di Neymar al Paris Saint Germain, prima delle megalomani operazioni di mercato in terra inglese con gli acquisti in difesa tra Manchester City e Liverpool. Prima della bolla creata da sceicchi e fondi asiatici, c’era l’Italia che come il Klondike era una miniera d’oro per numero di talenti e operazioni di calciomercato. Ma quali sono state le operazioni più costose che hanno visto coinvolta la Serie A sia in entrata che uscita? Ecco la top10

 

#10 Christian Vieri

Nella Liga, con la maglia dell’Atletico Madrid, segna 24 gol in 24 partite. Primo posto nella classifica marcatori e quindi la conquista del Trofeo Pichichi, unico italiano a vincerlo. La Lazio di Cragnotti, dunque, decide di riportarlo in Italia nell’estate 1998 dopo una sola stagione in Spagna. Ma Vieri, nella capitale rimane poco: è sensazionale il suo passaggio all’Inter l’anno successivo con Moratti che vuole regalare a Lippi l’ariete per puntare allo scudetto. L’operazione per portare a Milano il 25enne ex-Juve è, fino a quel momento, la più costosa di sempre: quasi 90 miliardi di lire offerti alla Lazio (nel prezzo è compreso il cartellino di Simeone, valutato 21 miliardi) ovvero 48 milioni di euro.

#9 Gaizka Mendieta

Sono gli anni dello strapotere della Lazio e di Cragnotti prima del crack fallimentare. I laziali non solo dominano in Serie A e si fanno valere anche in Europa sul rettangolo di gioco, ma fanno la voce grossa anche nel calciomercato. L’oggetto dei desideri è lo spagnolo Mendieta, capitano e leader del Valencia con il quale, dopo aver vinto la Coppa del Re e la Supercoppa spagnola nel 1999, disputa due finali consecutive di Champions League, perdendole entrambe contro Real Madrid e Bayern Monaco. Eletto miglior giocatore della competizione nella stagione 2000-2001, la Lazio, nella stessa estate dopo aver ceduto Nedved alla Juventus, decide di piazzare il colpo versando nelle casse valenciane 89 miliardi di lire (48 milioni di euro) diventando così il secondo acquisto più costoso nella storia del club biancoceleste dopo Hernan Crespo.

#8 Gianluigi Buffon

Quelle di inizio millennio sono estati calde, caldissime per il mercato dei calciatori, soprattutto in Italia che di talenti ne ha ancora e mantiene un prezioso fascino a livello europeo e internazionale. Così sempre nell’estate 2001, mentre Mendieta valigie in mano passa dalla Spagna all’Italia, percorso inverso – destinazione Madrid – lo fa Zinedine Zidane che lascia la Juventus per accasarsi al Real. Con i soldi incassati, la Juventus decide di investire massicciamente nel mercato facendo razzia del meglio che c’è in giro. Sfumato lo scudetto anche (ma non solo) per alcune incertezze del portiere Van Der Sar, Moggi bussa alla porta del Parma e chiede Buffon, 23 anni e un futuro certo da campione. Così, dopo aver perfezionato l’acquisto di Lilian Thuram dal Parma, sempre dagli emiliani, la Juventus acquista Buffon per 75 miliardi di lire più la cessione a titolo definitivo di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi (in totale 52,88 milioni di euro). Il portierone è quell’anno l’acquisto più oneroso nella storia della società bianconera, record mantenuto fino al 2016.

#7 Hernan Crespo

L’avevamo già chiamato in causa con l’operazione Mendieta. Sì, perché Gaizka è il secondo acquisto più costoso nella storia della Lazio: al primo posto c’è l’attaccante argentino Hernan Crespo. Crespo nel 2000 ha 25 anni, gioca nel Parma e con i ducali vince Coppa Italia, coppa Uefa e Supercoppa Italiana. La Lazio con il tricolore sul pezzo investe ben 110 miliardi di lire (56,81 milioni di euro) per aggiudicarsi el Valdanito. Il suo trasferimento risultò essere il più costoso nella storia del calcio mondiale, seppur per pochi giorni: nello stesso mese, infatti, il portoghese Luis Figo viene acquistato dal Real Madrid per 143 miliardi di lire.

#6 Edison Cavani

Edinson Cavani si è affermato come uno dei giocatori più prolifici d’Europa. È passato dal Napoli al PSG nel 2013 ed è adesso parte di quello che è probabilmente il miglior attacco d’Europa. Il suo trasferimento da 64 milioni e mezzo di euro adesso sembra un affare se si pensa al mercato gonfiato ed Edison, attualmente, è il miglior marcatore nella storia del club transalpino. Scommesse calcio oggi vedono il PSG tra i favoriti per la conquista della Champions League in quanto possono disporre anche della star brasiliana Neymar per rinforzare il loro attacco. Dai uno sguardo all’infografica per vedere i maggiori ingaggi della Serie A.

#5 Kakà

Mezzo milione in più rispetto all’affare Cavani – PSG, in quinta posizione c’è la cessione di Kakà nel 2009 al solito Real Madrid che, ciclicamente, mette piede nel supermercato Italia. Kakà, figliol prodigo del Milan, già promesso a gennaio al Manchester City decide di rimanere in rossonero, ma la cessione è solo rimandata e approda così nell’universo Galacticos assieme a Cristiano Ronaldo. La faraonica campagna acquisti del Real Madrid di Florentino Perez continuò con l’ingaggio del francese Karim Benzema dal Lione per 35 milioni, degli spagnoli Raul Albiol dal Valencia, Alvaro Arbeloa e Xabi Alonso dal Liverpool e Esteban Granero dal Getafe.

#4 Zlatan Ibrahimovic

Zlatan nella sua ossessiva ricerca di vincere la Champions League, dopo aver dominato in Italia prima con la Juventus e poi con l’Inter accetta il passaggio al Barcellona, nella stessa estate del doppio colpo merengues Kakà – Cristiano Ronaldo. La società spagnola paga 46 milioni di euro all’Inter più la cessione del camerunese Eto’o, valutato 20 milioni. Inizialmente è previsto anche il prestito per un anno del bielorusso Hleb, con diritto di acquisto da parte dei nerazzurri per 10 milioni, ma è saltato, e quindi il Barcellona versa altri 3 milioni circa per concludere l’affare per una valutazione totale di 69.5 milioni di euro.

#3 Zinedine Zidane

L’avevamo già accennato. Eccoci al gradino più basso del podio. Sua maestà Zinedine Zidane che nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club Real Madrid che, per averlo tra le sue file sborsa 150 miliardi di lire (77,5 milioni di euro), realizzando il più costoso trasferimento di un giocatore nella storia del calcio fino a quel momento. Con i bianconeri, il talento francese gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A.

#2 Gonzalo Higuain

Tra acquisti e cessioni, sul podio c’è sempre la Juventus. Gonzalo Higuain, a modo suo, ha segnato la storia della Serie A: arrivato in Italia nel 2013, comprato dal Napoli per sostituire proprio Cavani, el Pipita nella stagione 2105-2016 fa il botto. Entra nella top ten dei migliori marcatori della storia del Napoli, toccando quota 70 reti complessive;  va a segno per sei giornate consecutive, eguagliando la striscia positiva di Maradona nella stagione 1987-88; supera  Cavani per gol segnati in una stagione, fino ad allora il miglior cannoniere stagionale nella storia degli azzurri e il 14 maggio, nel 4-0 dell’ultima giornata contro il Frosinone, realizza la tripletta che gli consente di chiudere il campionato con 36 reti in 35 partite, vincendo la classifica marcatori e superando il record assoluto di reti in un singolo campionato italiano, fino ad allora detenuto da Nordahl nella stagione 1949-50, ed eguagliando inoltre quello di Rossetti che resisteva dal 1928-29, quando il campionato si disputava a più gironi. Con questo bigliettino da visita niente male, la Juventus decide di fare follie e sborsa ben 90 milioni di euro per averlo. Il suo trasferimento è il più costoso nella storia della Serie A.

#1 Paul Pogba

Ma se la Juventus ha potuto sborsare questa cifra è perché nella stessa sessione di mercato, nell’estate 2016, il Manchester United bussa alla porta dei bianconeri per riportarsi a casa il gioiellino Pogba lasciato partire troppo in fretta. La cifra è da capogiro: per riacquistare a titolo definitivo il suo ex calciatore, il club inglese sborsa una somma complessiva di 105 milioni di euro. In Italia si rompe il muro dei 100 milioni di euro per un’operazione di mercato. Si tratta in quel momento del trasferimento più oneroso nella storia del calcio, superato l’estate successiva dai 222 milioni sborsati dal PSG per Neymar.

Il nome di Ronaldinho ha segnato il calcio internazionale risuonando spesso tra gli stadi con le acclamazioni da parte di tutta la tifoseria, entusiasta delle sue performances in campo.

Il calciatore brasiliano è stato protagonista in più di un’occasione di partite che sono rimaste nella storia e che anche a distanza di anni sono ancora impresse nella memoria dei tifosi, come quel famoso match tra Barcellona e Real Madrid giocato il 19 Novembre 2005 allo stadio Santiago Bernabeu.

Un sonoro 3-0 per la squadra di Ronaldinho ha scosso l’intero stadio, già su di giri per il gol di Eto’o e poi andato completamente in estasi per la doppietta del fuoriclasse brasiliano. In quella partita storica persino i tifosi della squadra avversaria non sono riusciti a contenere l’ammirazione per un giocatore che in campo ha sempre dato il massimo con una standing ovation di grande significato.

Oggi sappiamo che ha ufficializzato il suo ritiro e per rendere onore ad una carriera ricca di grandi successi vogliamo ricordare non solo il grande giocatore ma anche il compagno di squadra, leale e sincero anche fuori dal campo.

Forse non tutti ricordano il simpatico e curioso aneddoto che ha visto protagonista Ronaldinho alla vigilia proprio della stessa partita in cui ha piegato il Real Madrid. Ecco come viene raccontato proprio da chi l’ha vissuto in prima persona e che l’ha voluto condividere col mondo per far capire chi è veramente Ronaldinho.

Mancava qualche giorno al Clásico con il Real Madrid, Dinho mi telefonò a casa in piena notte. Risposi al telefono e mi disse: Andrés, lo so che sono le 3 del mattino, ma devo dirti una cosa

Così inizia il racconto di Andrès Iniesta, capitano del Barcellona, che svegliato nel cuore della notte, si ritrova a fare i conti con una notizia sconvolgente che riguarda il compagno:

A giugno vado via. Mio fratello si sta mettendo d’accordo con il Real… Sono cifre incredibili, non posso dire di no… Tu sei giovane puoi capirmi. Mi raccomando però non dire nulla nello spogliatoio e alla società, non tradirmi, mi fido di te più di chiunque altro. Notte Andres…Non mi diede il tempo di parlare, attaccò subito il telefono

Dopo questa bomba del tutto inaspettata il giocatore decise di rimanere in silenzio e quel che successe dopo gli fece capire in modo ancora più decisivo quanto fosse leale il suo compagno di squadra:

Il giorno dopo eravamo sul campo ad allenarci e sentivo intorno uno strano silenzio. Tutta la squadra era strana, coccolavano Dinho come mai prima. C’era un’atmosfera surreale. Arrivò il giorno del Clásico e negli spogliatoi del Santiago Bernabeu, Dinho prese parola dicendo: “Ragazzi, oggi giochiamo una partita importante, questi sono forti, ma in questi giorni ho scoperto che siamo come una famiglia. Ho chiamato tutti voi in piena notte dicendo che sarei andato via a giugno, ma nessuno di voi ha parlato”. Dopo questa cosa, ho capito che siamo disposti tutti a morire dentro pur di non tradirci. Io rimarrò qui per molti anni ancora. Ora usciamo in campo e andiamo ad insegnare calcio a questi di Madrid“. Quella sera fece una doppietta, è tutto il Bernabeu si alzò in piedi ad applaudirlo. Anche questo era Ronaldinho

Che dire? Grande fuori e dentro al campo di calcio, Ronaldinho rimarrà sempre una leggenda, che ci piace oggi rivedere in quell’incredibile doppietta dopo la celebre telefonata, entrata a far parte delle curiosità sportive più intriganti di tutti i tempi.

Si è conclusa ieri in serata la cerimonia di premiazione che, giunta alla sua ottava edizione, premia i migliori del panorama calcistico dell’anno che volge al termine.

Il Globe Soccer Award 2017 si è tenuto a Dubai, al Madinat Jumeirah Resort, che ha ospitato le stelle del calcio premiate in diverse categorie: dal miglior giocatore all’allenatore dell’anno.

Il Real Madrid è ancora una volta protagonista indiscusso della serata e riscuote una serie di trofei che si aggiungono a quelli conquistati nel 2017: la Liga, la Champions League, la Supercoppa europea, la Supercoppa di Spagna e il Mondiale per Club.

La squadra spagnola riceve il premio come miglior club del 2017 e la Liga come miglior campionato. Ma le soddisfazioni non terminano qui e Zinedine Zidane si conquista il titolo di miglior allenatore dell’anno.

Il pluripremiato Cristiano Ronaldo non può non comparire anche in questo evento tra i migliori e riceve il premio come miglior giocatore dell’anno 2017. In collegamento da Madrid è il nostro Alessandro Del Piero ad avere il privilegio di consegnarli direttamente il trofeo.

Il campione attaccante del Real Madrid, protagonista proprio ieri di uno scherzo che lo vedeva restituire il suo recente pallone d’oro, è fiero di ottenere questo riconoscimento e così commenta la sua premiazione:

Troverò sicuramente spazio in casa per i miei 25 trofei, non dovete preoccuparvi. Il 2017 è stato un anno fantastico, ringrazio la squadra per tutto quello che abbiamo raggiunto e il presidente che mi ha accolto in questa squadra incredibile

Durante il Globe Soccer Awards 2017 c’è spazio anche per l’Italia, che viene premiata nelle categorie relative al premio di carriera. I riconoscimenti vanno a Francesco Totti e Marcello Lippi. Insieme a loro ritira il premio alla carriera anche Carles Puyol.

Ecco tutti i premi che sono stati consegnati durante la serata, suddivisi per categoria:

  • Miglior giocatore del 2017: Cristiano Ronaldo
  • Miglior allenatore del 2017: Zinedine Zidane
  • Miglior club del 2017: Real Madrid
  • Premio alla carriera: Francesco Totti
  • Premio alla carriera: Marcello Lippi
  • Premio alla carriera: Carles Puyol
  • Miglior commissario tecnico delle nazionali arabe: Hector Cuper (ct dell’Egitto)
  • Miglior agente del 2017: Jorge Mendes
  • Miglior dirigente del 2017: Vadim Vasilyev (vice presidente del Monaco)
  • Miglior campionato del 2017: La Liga
  • Miglior Nazionale araba del 2017: Arabia Saudita
  • Miglior arbitro: Felix Brych
  • Sport Bussiness Award: Ferran Soriano (dirigente del Manchester City)
  • Premio speciale “Master Coach”: Diego Pablo Simeone