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Questa è la storia di un atleta promettente che, in una sola sera, ha visto la sua carriera dissolversi pressoché definitivamente. Se provate a parlare di Loris Karius la prima parola che verrà in mente ai vostri interlocutori sarà probabilmente “papera” o “portiere saponetta”. Perché nell’immaginario collettivo l’estremo difensore tedesco è rimasto schiacciato dalla notte da incubo vissuta a Kiev la sera del 26 maggio 2018. In quella finale di Champions che gli resterà fatalmente indimenticabile contro il Real Madrid. Due errori clamorosi che spianano la strada alla terza coppa consecutiva per la squadra di Zidane. Ma la strada lunga e tormentata di Karius era appena iniziata.

Da Kiev a Istanbul

A giugno circolano le prime voci che lo scagionerebbero parzialmente sulla serata horror in Ucraina. I suoi errori in porta sarebbero stati determinati anche da un trauma cranico subito in uno scontro con Sergio Ramos. Lo stesso che aveva messo ko in quella finale Momo Salah. Ma a Liverpool tutto ciò non basta e il portiere viene scaricato a fine mercato, nonostante un’accoglienza da brividi ricevuta ad Anfield a inizio stagione. Karius va in Turchia, al Besiktas, cercando riscatto. Ma le cose non sembrano andare meglio, Loris sembra essersi fermato alla gara col Real. Le sue papere sono continuate in Europa League e anche in campionato.

“Qualcosa non va in lui”

Defaillance che non sono passate inosservate anche all’ombra della Mezzaluna. L’allenatore del Besiktas, l’esperto portoghese Senol Gunes, ha commentato così:

C’è qualcosa che non va in lui, anche a livello motivazionale. È così sin dall’inizio, non si è mai sentito realmente parte della squadra. È qualcosa che non siamo riusciti a risolvere e mi sento in parte in colpa”

E come se non bastasse la società turca sembrerebbe non avergli pagato lo stipendio negli ultimi quattro mesi. La denuncia è partita dallo stesso Karius che si è rivolto alla Fifa. Da quel tunnel in cui è piombato un anno fa a Kiev non si vede ancora l’uscita.

Un Clasico è sempre una partita a sé, specie per l’atmosfera al Bernabeu e perché c’è un nuovo remake dopo il 3-0 di qualche giorno fa in Coppa del Re con conseguente eliminazione del Real Madrid dalla coppa nazionale spagnola.

In questa partita speciale la Nike, storico sponsor tecnico del Barcellona, ha voluto festeggiare i vent’anni di partnership con i catalani realizzando una maglia speciale che ci fa fare un tuffo nel passato al 1999, anno in cui le due aziende hanno cominciato a lavorare insieme.

Barcelona are set to wear a 1990s-inspired retro shirt in Saturday night's La Liga Clasico 
La maglia di questa sera

Era un altro Barcellona, con altri campioni ma sempre con la stessa tradizione e con i caldi tifosi. Tra le fila degli azulgrana erano presenti tra gli altri: il fuoriclasse brasiliano Rivaldo, l’ex tecnico e attuale ct spagnolo Luis Enrique e il portoghese Luis Figo (allora capitano, prima del “tradimento” con il passaggio ai nemici dei Blancos).

Barcelona wore the simple, sponsorless shirt during their first season with Nike in 1998-1999. The team is (back row, left to right), Sonny Anderson, Rivaldo, Giovanni, Luis Enrique, Abelardo Fernandez, Ruud Hesp; (front row, left to right), Phillip Cocu, Samuel Okunowo, Xavi, Michael Reiziger, Luis Figo.
Barcellona stagione 1998/99. Da sinistra verso destro: Sonny Anderson, Rivaldo, Giovanni, Luis Enrique, Abelardo Fernandez, Ruud Hesp; Phillip Cocu, Samuel Okunowo, Xavi, Michael Reiziger, Luis Figo

Ora ci sono tanti altri grandissimi calciatori guidati da forse il più grande, come Leo Messi. Una curiosità: tra gli undici titolari del 1999 c’era un giovane Xavi che poi è diventato bandiera e simbolo del Barça pigliatutto dell’era Guardiola e della nazionale delle Furie Rosse della Spagna.

Tornando al legame Nike – Blaugrana, lo sponsor tecnico ha voluto dare un forte segnale di questa grande alleanza e per il match di stasera la formazione di mister Valverde indosserà una maglia che rievoca la prima realizzata per il club catalano.

Negli stessi giorni in cui Cristiano Ronaldo sbarcava a Torino per il colpo del secolo, a Madrid muoveva i primi passi Vinicius junior, neo diciottenne dalle grandi speranze. Per un’intera estate si è detto che la Casa Blanca non avesse sostituito adeguatamente il fuoriclasse portoghese. Dopo il fallimento dell’esperienza di Lopetegui, il Real si è risollevato con la cura Solari. Una terapia drastica che non ha guardato in faccia a nessuno, come testimoniano le ripetute esclusioni di Isco e Marcelo. Ma quello del tecnico argentino è anche un trattamento che sta esaltando le qualità di questo folletto brasiliano cresciuto nel Flamengo.

La stagione di Vinicius

Fino al 28 ottobre, ultimo giorno del breve regno di Lopetegui in panchina, Vinicius aveva giocato la miseria di 12 minuti nella Liga, finendo spesso nella squadra B del Castilla. La svolta arriva con la promozione interna di Solari, suo allenatore proprio nel club dei cadetti. Il talento brasiliano aumenta il minutaggio e diventa perno degli 11 merengues. Segna la sua prima rete blanca contro il Valladolid, diventa un protagonista della risalita della squadra con ben 11 assist sfornati ai compagni di squadra. Nel derby vinto sabato scorso contro l’Atletico Madrid ha fatto impazzire la difesa di Simeone con le sue sgroppate sulla fascia sinistra.

A neanche 19 anni, classe 2000, si sta prendendo il Real Madrid, ripagando la fiducia di Solari. E anche i senatori, da cui dipendono le sorti della squadra, sembrano averlo accolto bene. Nella tradizionale foto pre gara che Marcelo e Casemiro facevano con Ronaldo, Vinicius ha preso il posto del portoghese. Segno che l’investitura da erede di Cristiano arriva direttamente dai quartieri alti dello spogliatoio. Così anche il padre potrà mettersi l’anima in pace: Vinicius senior non ama particolarmente i tatuaggi. Ma con il figlio ha firmato una tregua: sì a disegni sulla pelle in occasione di traguardi importanti con il Real. Chissà, magari arriveranno già con il primo gol in Champions negli ottavi contro l’Ajax (qui le quote Replatz).

 

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Tamo ae firme e forte 💪🏾 Ta ligado ne ?! 🇧🇷 #M12

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Dall’arrivo dello sceicco Mansour nel 200, il Manchester City è diventato un top club europeo, soprattutto grazie alle innumerevoli risorse della famiglia emiratina.

In dieci anni di presidenza, oltre un miliardo di euro spesi per l’acquisto di tantissimi campioni e allenatori. Nelle ultime stagioni, però, qualcosa sembra sia cambiato. Le operazioni in entrata sono ancora molte, ma ci sono anche parecchi interventi in uscita, che hanno fruttato 150 milioni di euro.

Cessioni soprattutto di giovani, scovati dallo staff degli osservatori Citizens in giro per l’Europa e cresciuti tra i campi dell’Etihad Stadium. Sono addirittura 60 i milioni incassati da calciatori con zero presenze in prima squadra venduti ad altre società inglesi ed europee.

L’ultimo in ordine cronologico è stato lo spagnolo classe ‘99 Brahim Diaz, ceduto al Real Madrid per 17 milioni di euro.

 

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📸🙌 @Brahim #WelcomeBrahim

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Il calciatore andrà a rimpolpare l’attacco Blancos, privo di Cristiano Ronaldo, e che quest’anno sta avendo non pochi problemi in fase realizzativa. L’iberico di origine marocchina era arrivato in Inghilterra dal Malaga a soli quattordici anni, su richiesta dell’ex allenatore Pellegrini. Dotato di una tecnica sopraffina, gli inglesi non hanno potuto dire di no davanti all’offerta del Real. Per il futuro questa operazione, però, potrebbe diventare un grosso rimpianto.

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Jadon Sancho, classe 2000, arrivato al BVB nel 2016

Tra i 13 giocatori in uscita, infatti, c’è qualcuno che ha spiccato il volo e che sarebbe potuto diventare importante per il City. Su tutti il numero 7 del Borussia Dortmund, Jadon Sancho. L’inglese classe 2000 è stato venduto nel 2016 a 8 milioni di euro, ora è punto fermo della formazione giallonera tedesca e ne vale quasi dieci volte tanto.

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Kelechi Iheanacho con la maglia delle Foxes

Tra gli altri talenti dei Citizens c’è anche un altro attaccante: il nigeriano Kelechi Iheanacho. Acquistato nel 2015 dopo un grande Mondiale Under 20, il classe ’96 è stato venduto al Leicester City alla cifra di 27 milioni di euro.

Non solo attaccanti, ma anche qualche difensore. Uno di questi, ma senza grossi rammarichi, è il belga Jason Denayer che, dopo vari prestiti in giro per l’Europa, è stato venduto per 10 milioni al Lione.

Qualche rimpianto, invece, ci potrà essere per Pablo Maffeo e Angeliño. Entrambi classe 1997, il primo è passato allo Stoccarda per 9 milioni di euro e il secondo è finito agli olandesi del Psv per 5.

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Seko Fofana, centrocampista dell’Udinese, arrivato nel 2016

Due acquisti sono stati fatti anche da società italiane. Forse non tutti sanno che il centrocampista Seko Fofana dell’Udinese è stato prelevato dal City per 3,5 milioni di euro nell’estate del 2016. Sicuramente per una futura cessione i friulani riusciranno ad ottenere un profitto nettamente superiore.
L’altra meteora degli Sky blues è stato Olivier Ntcham. Il Genoa lo ha prelevato in prestito per le stagioni 2015/16 e 2016/17, prima di essere definitivamente venduto agli scozzesi per 4,5 milioni di euro.

Un giro di tanti milioni di euro che portano benefici nelle casse del club, ma spesso anche qualche rimpianto sportivo.

Mesi fa ci sono stati gli addii del tecnico Zidane e di Cristiano Ronaldo: il primo sostituito da Lopetegui, il secondo con gli uomini già in rosa.

Tuttavia qualcosa al Real Madrid si è rotto. Nonostante l’arrivo di Santiago Solari sulla panchina, i Blancos stanno vivendo una stagione stregata e la partita di Coppa del Re contro il Leganes di questa sera fa un po’ paura.

In realtà la piccola squadra guidata da mister da Mauricio Pellegrino certo non dovrebbe intimorire i giocatori madridisti, ma per l’ottavo di finale di coppa c’è apprensione nello spogliatoio della squadra fresca campione del Mondo.

Un punto nelle ultime due partite contro due squadra abbordabilissime come Villareal e Real Sociedad. Addirittura contro i baschi è arrivata una netta sconfitta per 2-0, oltre che un gioco avulso e vere occasioni da gol. Le polemiche sono andate avanti a causa delle decisioni prese dagli arbitri Var riguardo alcuni episodi durante il match, su tutti il mancato rigore su Vinicius. L’arbitro nello specifico è Munuera Montero, colui che avrebbe esultato a un gol dell’Eibar nella vittoria per 3-0 sempre sul Real, del 24 novembre scorso.

A partire da stasera, Santiago Solari deve avere l’obbligo di raccogliere i cocci per cercare di riprendere in mano questa stagione, fin qui molto al di sotto delle aspettative del club, soprattutto in campionato.

Intanto a Madrid è già partito il toto allenatori per la prossima annata. Dalla Spagna arriva la notizia di un interessamento nei confronti di Massimiliano Allegri (con Zidane sulla panchina bianconera). Ma gli occhi sono rivolti anche nei confronti di José Mourinho, rimasto senza squadra dopo l’esonero dal Manchester United, e di Antonio Conte, senza contratto dopo l’esperienza al Chelsea ma che però è poco apprezzato soprattutto dal capitano Sergio Ramos.

I problemi del Real sono nello spogliatoio. Luka Modric aveva più di una suggestione di lasciare Madrid dopo Ronaldo, così come altri campioni come Bale e Benzema stanno rendendo poco e male, per non parlare di Isco, ben lontano dal fenomeno ammirato nella semifinale contro la Juventus. Il centrocampista croato, fresco vincitore del Pallone d’oro, non ha avuto certo parole al miele nei confronti dei compagni, dopo il fischio finale contro la Sociedad

I nostri problemi non sono l’arbitro e il Var: molti di noi non stanno giocando secondo i loro standard, me per primo. Creiamo tanto, la palla non entra, ma non è questione di fortuna o sfortuna: dobbiamo guardare in faccia la realtà e migliorare, ragionando da uomini per sistemare le cose.

Tra le fila del Leganes non potranno esserci Andriy Lunin e Oscar Rodriguez. I due calciatori, di proprietà del Real Madrid ma che non potranno scendere in campo per la “clausola del miedo”, ovvero la “clausola della paura”, un dettaglio contrattuale che prevede la loro assenza in vista di match contro il Real Madrid.

Certo non è un buon segnale per calmare il già abbastanza burrascoso clima madrileno.

Una doppietta contro il Real Madrid non vale una carriera, ma può essere il fiocco rosso di un regalo inestimabile, quello di ritornare a giocare a calcio dopo due anni da incubo. Che non è un modo di dire, non per Santi Cazorla, l’esterno spagnolo 34enne del Villareal che proprio contro i madrileni freschi vincitori del Mondiale per club ha segnato i due gol della sua rinascita.

Una serata magica terminata 2-2 nel recupero della 17esima giornata della Liga tra Villareal e Real Madrid con l’ex Arsenal protagonista finalmente dopo esser tornato in estate in forza al sottomarino giallo. E che c’erano i presupposti per una notte irreale lo si era percepito sin dall’inizio con Cazorla che sblocca le ostilità dopo 4 minuti, poi la rimonta del Real firmata Varane-Benzema prima del definitivo 2-2 all’81’ grazie ancora a Cazorla, con un colpo di testa. Nonostante i suoi 168 centimetri di altezza.

Prima del ritorno in campo di giovedì 3 dicembre e prima di questa stagione, l’esterno non scendeva in campo dal 19 ottobre 2016, giorno di Arsenal-Ludogorets, partita terminata 6-0 in favore dei Gunners. I problemi per lo spagnolo erano iniziati tre anni prima durante l’amichevole Spagna-Cile con una frattura ossea al tallone d’Achille; nulla di grave apparentemente, una sosta di un mese e mezzo, poi l’inizio del calvario: dal 2013 al 2018 Cazorla si è sottoposto a undici operazioni al tallone, causa due batteri nel tendine e un terzo nel malleolo che stavano mangiando l’osso. Ha rischiato addirittura l’amputazione del piede, ora ha il tatuaggio con il nome di sua figlia India è diviso in due parti: una è sul braccio sinistro, dove originariamente era stato fatto, un’altra sulla caviglia.

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Sei anni all’Arsenal, poi il ritorno a casa, a Villareal che l’ha accolto come un figlio della sua terra. Il ritorno a giugno, la magica presentazione all’Estadio de la Ceramica, il ritorno al gol lo scorso 4 ottobre nel match di Europa League contro lo Spartak Mosca, una rete che mancava da due anni e da oltre sette in Europa. Fino all’indimenticabile doppietta di giovedì sera al Real Madrid che è valsa un punto al Villareal e la convinzione per Santi di non essersi mai arreso.

Successo abbastanza prevedibile ad Abu Dhabi, in cui gli spagnoli del Real Madrid, vincitori dell’ultima Champions League, hanno battuto 4-1 l’Al-Ain nel torneo mondiale, per quello che è il settimo titolo per i Blancos, il terzo consecutivo.

Primo trofeo per il tecnico argentino, Santiago Solari, subentrato all’esonerato Lopetegui qualche mese fa. Per quanto riguarda il match c’è stata poca storia, l’Al-Ain non ha impensierito molto la squadra spagnola e il gol della bandiera siglato da Shiotani è stato frutto più che altro dalla distrazione e dalla leggerezza della retroguardia madridista. Tuttavia la squadra ospitante, partita con una wild card, certo non si sarebbe mai aspettata di arrivare fino alla finale ed essere l’assoluta protagonista del torneo. In ordine cronologico l’Al-Ain ha battuto prima i neozelandesi del Team Wellington, poi i tunisini dell’Espérance e, ai calci di rigore, gli argentini del River Plate in semifinale.

A sbloccare il match è il calciatore Blancos più rappresentativo della scorsa stagione: Luka Modric. Il croato, vincitore del Pallone d’oro qualche settimana fa, ha realizzato il gol con un sinistro dal limite dell’area che si infila all’angolino opposto dopo un ottimo lavoro di Benzema. Gli spagnoli sono stati padroni del campo senza nessuna difficoltà e nel secondo tempo è arrivato il raddoppio del classe ‘95 Marcos Llorente grazie a un destro rasoterra di controbalzo dai 20 metri. Ma il gol che ha fatto più discutere è stato sicuramente quello messo a segno da capitan Sergio Ramos. Incornata solita del difensore spagnolo che ha trafitto l’incolpevole portiere Eisa ed esultanza polemica. Fischiato dal pubblico presente, Ramos risponde esultando come Ronaldo. Un segno di ripicca nei confronti dei tifosi ma anche nei confronti dell’ex CR7, il quale ha lasciato Madrid non con pochi mugugni.

In realtà non è la prima volta che il capitano del Real esulta in questa maniera, aveva già fatto scalpore il festeggiamento dopo il gol con la Spagna contro la Croazia in Nations League.

A chiudere la finale è stata l’autorete di Nader dopo la sgroppata del giovane brasiliano 2000, Vinícius. Bene anche Gareth Bale, il gallese è stato premiato come miglior giocatore del torneo.

Real Madrid nuovamente sul tetto del mondo, il River Plate, invece, si è dovuta accontentare del terzo posto, battendo i giapponesi del Kashima Antlers 4-0.

Con la vittoria del River Plate nel superclasico di Coppa Libertadores contro il Boca Juniors, il quadro delle partecipanti al Fifa Mondiale per Club è al completo.

Il torneo internazionale, a cui partecipano tutte le squadre vincitrici delle varie competizioni continentali, inizia oggi negli Emirati Arabi Uniti con il match di playoff tra l’Al-Ain (squadra che ospita il torneo) e il Team Wellington (squadra vincitrice della Champions League oceanica).

Fischio d’inizio alle 16.30 italiane allo stadio Hazza Bin Zayed di Al-Ain. La vincente affronterà nei quarti di finale l’Espérance Sportive de Tunis, trionfatrice nella Champions League africana organizzata dalla Caf.

Il tabellone è già al completo con due semifinaliste già decretate. Il Real Madrid, padrona della Uefa Champions League 2017, attende una tra i giapponesi dei Kashima Antlers (campioni d’Asia) e i messicani del Guadalajara (campioni del centronord America); mentre i Millionarios, freschi vincitori della Libertadores, dovranno attendere qualche risultato in più.

Per la squadra allenata da Santiago Solari non è certo la miglior stagione e la vittoria del Mondiale per club può essere un’ottima conclusione della stagione scorsa e un buon inizio di ripresa per quest’anno un po’ altalenante.

Da sempre le squadre europee partono con un vantaggio tecnico e tattico abbastanza incolmabile, solamente in pochi casi sono state le squadre sudamericane a portarsi il Mondiale per Club o l’ex Coppa Intercontinentale.

Il River Plate proverà a rompere l’incantesimo dei Blancos, che sono riusciti a vincere 3 edizioni negli ultimi 4 anni. L’anno scorso i brasiliani del Gremio non ce l’hanno fatta a battere gli spagnoli, vittoriosi per 1-0 con il solito gol di CR7.

La Banda argentina torna a giocare il Mondiale dopo il 2015, quando è stata sconfitta dal Barcellona di Messi per 3-0.

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Luis Suarez in azione nella finale del Mondiale per Club 2015 contro il River

La Spagna è la nazione con più vittorie (ben 6) in bacheca, seguita dal Brasile con quattro (due Corinthians, una l’Internacional di Porto Alegre e una il San Paolo) e dall’Italia con due (una il Milan nel 2007 e una l’Inter nel 2010).

Il Real Madrid debutterà mercoledì 19 dicembre, Cristiano Ronaldo non ci sarà, presente invece il fresco Pallone d’oro Luka Modric.

Non sappiamo se la Treccani creerà il neologismo Mourinhate seguendo la scia delle parole Cassanate, Sarrismo o Tottilatria, certo però con il gesto di ieri sera Josè Mourinho aggiunge un’altra “sceneggiata” alla lista della sua carriera da allenatore.

Al fischio finale tra Juventus – Manchester United il tecnico portoghese ha risposto agli sfottò del pubblico juventino durante il match, con un gesto che ha fatto discutere. Mano vicino all’orecchio a significare “Non vi sento! Non parlate più?”. Un’azione che ha fatto innervosire i tifosi juventini e anche i calciatori (su tutti Leonardo Bonucci) hanno voluto frenare il tecnico per l’esagerazione del suo comportamento. Anche il giornale sportivo inglese Sun sport non l’ha presa bene.

In realtà anche all’andata c’è stato qualcosa di simile. Fischi continui da parte dei tifosi juventini in trasferta all’Old Trafford per i suoi trascorsi all’Inter e il tecnico lusitano che al termine del match alza la mano destra indicando il numero tre, in ricordo del triplete nerazzurro del 2010 non ancora riuscito invece alla Juventus. Stesso gesto del numero tre alzato qualche giorno prima anche in Premier League allo Stamford Bridge di Londra tra Chelsea e i Red Devils. Mourinho risponde ai fischi del pubblico ricordando che lui è l’allenatore più vincente dei blues con i suoi tre titoli nazionali.

Mourinho che, con le tre dita, ricorda ai tifosi blues i titoli nazionali vinti col Chelsea

Ancora contro il Chelsea un altro show di questi livelli s’è tenuto quando sulla panchina blues sedeva Antonio Conte. I due pare non si amino alla follia e ciò o si è visto in campo in alcuni match tra i Red Devils e il Chelsea di Premier. Allo Stamford Bridge, finisce 4-0 e l’ex interista esplode nel finale avvicinandosi al collega dicendogli all’orecchio, ma in maniera evidente, che “no, così non va, non si esulta in questo modo, è mancanza di rispetto nei confronti dell’avversario sconfitto”.
In FA Cup avviene invece un vero e proprio faccia a faccia davanti al quarto uomo. Lo scontro continua negli spogliatoi, a quanto pare, nuovo contatto ravvicinato. E a fine gara ennesimo siluro del portoghese, stavolta contro i propri ex tifosi: “Io Giuda? Sì, ma Giuda number 1”.

Il “caldo” confronto con Antonio Conte

REAL MADRID

Ma non è la prima volta che il lusitano si rende protagonista di uscite poco eleganti. Se lo ricordano bene in Spagna soprattutto i tifosi del Barça, quando era sulla panchina dei blancos. Al termine della partita di Supercoppa di Spagna tra Real Madrid – Barcellona, vinta dai catalani per 3-2, scatta una rissa tra calciatori e panchine. Mourinho va fuori di sé e aggredisce il vice di Guardiola, Tito Vilanova, con un dito nell’occhio che gli costarono due turni di stop.

Il dito nell’occhio di Vilanova dopo il match di Supercoppa di Spagna

Da ricordare anche i “Porqué?” ancora dopo un’eliminazione del suo Real contro il Barcellona. I vari perché dopo la partita per le tante scelte sbagliate dell’arbitro del match.

INTER

Tanti i successi con l’Inter ma anche molte scenette del portoghese sia in campo che fuori. Su tutte il famoso gesto delle manette contro la Sampdoria a san Siro pareggiato 0-0. Per i nerazzurri due espulsioni, gesto a favore di telecamera e quindi polemica contro la classe arbitrale, accusata di aver un diverso riguardo con le altre squadre. Il portoghese prese tre giornate di squalifica e 40 mila euro di multa.

Il famoso gesto delle manette durante il match Inter – Sampdoria

Altro capitolo è stato lo show al Camp Nou nella semifinale di ritorno contro il Barcellona del 2010. Una serata ricca di episodi: dall’ingresso in campo per il riscaldamento a prendersi insulti dal pubblico per fare da scudo ai suoi giocatori, al siparietto con Guardiola e Ibrahimovic in cui va a mettere pressione durante un confronto tattico, alla corsa finale sotto il settore ospiti con tanto di lite con il portiere Valdes.

PORTO

Per trovare una storica scenetta in casa Porto, dobbiamo fare un tuffo alla finale di Champions League vinta nel 2004. José Mourinho non appena riceve la medaglia per la vittoria, scatta una foto con i suoi calciatori e fugge via sfilandosi il simbolo della vittoria. Gesto molto forte che significò l’addio del tecnico dalla panchina lusitana, lo aspettava a braccia aperte Abramovich a Londra.

Il suo addio al Porto dopo la finale di Champions League 2004

In campo fa sempre parlare di sé a suon di gol e di prestazioni da fuoriclasse, fuori dal terreno di gioco Cristiano Ronaldo è molto attivo sui social network e ora è anche il più seguito su Instagram.

Il campione portoghese, infatti, grazie a suoi 144.4 milioni di followers ha scalzato Selena Gomez, leader indiscussa fino all’arrivo di CR7.

Il profilo Instagram di CR7

Le prodezze sportive con la maglia prima del Real Madrid e ora della Juventus, hanno fatto sì che la fama del lusitano aumentasse a dismisura. Altrettanto importanti sono anche i successi extracalcistici. Ronaldo in questi ultimi anni è diventato un brand umano. Molte aziende sgomitano per accaparrarselo come testimonial dei prodotti.

Nonostante la storia legata alle accuse di stupro che gli sono piovute addosso da Las Vegas, il bomber ha continuato a lavorare e ad allenarsi, utilizzando proprio il popolare social network e raccontando ogni singola attività giornaliera.

 

 

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Happy Halloween to everyone!!🎃👻

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Sul suo profilo si può trovare di tutto riguardo la vita sportiva e privata del calciatore. Dagli allenamenti con i compagni bianconeri alle partite, dal tempo trascorso con la sua grande famiglia alle campagne pubblicitarie. Tutto raccontato su Instagram anche grazie alle storie quotidiane che vengono puntualmente pubblicate.

Foto record per CR7 è quella pubblicata proprio all’annuncio del suo passaggio alla Juventus nel mercato estivo. Raggiunti ben oltre i 12 milioni di like. Foto che entra di diritto nella top ten con il numero di like più alto della storia di Instagram.

 

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Forza Juve! #FinoAllaFine

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Come già detto scalzata la cantante americana Selena Gomez, regina del social da 2 anni, la quale ha deciso di prendersi una pausa dal suo profilo. Sul terzo gradino del podio la cantante Ariana Grande.