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Dall’arrivo dello sceicco Mansour nel 200, il Manchester City è diventato un top club europeo, soprattutto grazie alle innumerevoli risorse della famiglia emiratina.

In dieci anni di presidenza, oltre un miliardo di euro spesi per l’acquisto di tantissimi campioni e allenatori. Nelle ultime stagioni, però, qualcosa sembra sia cambiato. Le operazioni in entrata sono ancora molte, ma ci sono anche parecchi interventi in uscita, che hanno fruttato 150 milioni di euro.

Cessioni soprattutto di giovani, scovati dallo staff degli osservatori Citizens in giro per l’Europa e cresciuti tra i campi dell’Etihad Stadium. Sono addirittura 60 i milioni incassati da calciatori con zero presenze in prima squadra venduti ad altre società inglesi ed europee.

L’ultimo in ordine cronologico è stato lo spagnolo classe ‘99 Brahim Diaz, ceduto al Real Madrid per 17 milioni di euro.

 

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📸🙌 @Brahim #WelcomeBrahim

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Il calciatore andrà a rimpolpare l’attacco Blancos, privo di Cristiano Ronaldo, e che quest’anno sta avendo non pochi problemi in fase realizzativa. L’iberico di origine marocchina era arrivato in Inghilterra dal Malaga a soli quattordici anni, su richiesta dell’ex allenatore Pellegrini. Dotato di una tecnica sopraffina, gli inglesi non hanno potuto dire di no davanti all’offerta del Real. Per il futuro questa operazione, però, potrebbe diventare un grosso rimpianto.

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Jadon Sancho, classe 2000, arrivato al BVB nel 2016

Tra i 13 giocatori in uscita, infatti, c’è qualcuno che ha spiccato il volo e che sarebbe potuto diventare importante per il City. Su tutti il numero 7 del Borussia Dortmund, Jadon Sancho. L’inglese classe 2000 è stato venduto nel 2016 a 8 milioni di euro, ora è punto fermo della formazione giallonera tedesca e ne vale quasi dieci volte tanto.

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Kelechi Iheanacho con la maglia delle Foxes

Tra gli altri talenti dei Citizens c’è anche un altro attaccante: il nigeriano Kelechi Iheanacho. Acquistato nel 2015 dopo un grande Mondiale Under 20, il classe ’96 è stato venduto al Leicester City alla cifra di 27 milioni di euro.

Non solo attaccanti, ma anche qualche difensore. Uno di questi, ma senza grossi rammarichi, è il belga Jason Denayer che, dopo vari prestiti in giro per l’Europa, è stato venduto per 10 milioni al Lione.

Qualche rimpianto, invece, ci potrà essere per Pablo Maffeo e Angeliño. Entrambi classe 1997, il primo è passato allo Stoccarda per 9 milioni di euro e il secondo è finito agli olandesi del Psv per 5.

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Seko Fofana, centrocampista dell’Udinese, arrivato nel 2016

Due acquisti sono stati fatti anche da società italiane. Forse non tutti sanno che il centrocampista Seko Fofana dell’Udinese è stato prelevato dal City per 3,5 milioni di euro nell’estate del 2016. Sicuramente per una futura cessione i friulani riusciranno ad ottenere un profitto nettamente superiore.
L’altra meteora degli Sky blues è stato Olivier Ntcham. Il Genoa lo ha prelevato in prestito per le stagioni 2015/16 e 2016/17, prima di essere definitivamente venduto agli scozzesi per 4,5 milioni di euro.

Un giro di tanti milioni di euro che portano benefici nelle casse del club, ma spesso anche qualche rimpianto sportivo.

Mesi fa ci sono stati gli addii del tecnico Zidane e di Cristiano Ronaldo: il primo sostituito da Lopetegui, il secondo con gli uomini già in rosa.

Tuttavia qualcosa al Real Madrid si è rotto. Nonostante l’arrivo di Santiago Solari sulla panchina, i Blancos stanno vivendo una stagione stregata e la partita di Coppa del Re contro il Leganes di questa sera fa un po’ paura.

In realtà la piccola squadra guidata da mister da Mauricio Pellegrino certo non dovrebbe intimorire i giocatori madridisti, ma per l’ottavo di finale di coppa c’è apprensione nello spogliatoio della squadra fresca campione del Mondo.

Un punto nelle ultime due partite contro due squadra abbordabilissime come Villareal e Real Sociedad. Addirittura contro i baschi è arrivata una netta sconfitta per 2-0, oltre che un gioco avulso e vere occasioni da gol. Le polemiche sono andate avanti a causa delle decisioni prese dagli arbitri Var riguardo alcuni episodi durante il match, su tutti il mancato rigore su Vinicius. L’arbitro nello specifico è Munuera Montero, colui che avrebbe esultato a un gol dell’Eibar nella vittoria per 3-0 sempre sul Real, del 24 novembre scorso.

A partire da stasera, Santiago Solari deve avere l’obbligo di raccogliere i cocci per cercare di riprendere in mano questa stagione, fin qui molto al di sotto delle aspettative del club, soprattutto in campionato.

Intanto a Madrid è già partito il toto allenatori per la prossima annata. Dalla Spagna arriva la notizia di un interessamento nei confronti di Massimiliano Allegri (con Zidane sulla panchina bianconera). Ma gli occhi sono rivolti anche nei confronti di José Mourinho, rimasto senza squadra dopo l’esonero dal Manchester United, e di Antonio Conte, senza contratto dopo l’esperienza al Chelsea ma che però è poco apprezzato soprattutto dal capitano Sergio Ramos.

I problemi del Real sono nello spogliatoio. Luka Modric aveva più di una suggestione di lasciare Madrid dopo Ronaldo, così come altri campioni come Bale e Benzema stanno rendendo poco e male, per non parlare di Isco, ben lontano dal fenomeno ammirato nella semifinale contro la Juventus. Il centrocampista croato, fresco vincitore del Pallone d’oro, non ha avuto certo parole al miele nei confronti dei compagni, dopo il fischio finale contro la Sociedad

I nostri problemi non sono l’arbitro e il Var: molti di noi non stanno giocando secondo i loro standard, me per primo. Creiamo tanto, la palla non entra, ma non è questione di fortuna o sfortuna: dobbiamo guardare in faccia la realtà e migliorare, ragionando da uomini per sistemare le cose.

Tra le fila del Leganes non potranno esserci Andriy Lunin e Oscar Rodriguez. I due calciatori, di proprietà del Real Madrid ma che non potranno scendere in campo per la “clausola del miedo”, ovvero la “clausola della paura”, un dettaglio contrattuale che prevede la loro assenza in vista di match contro il Real Madrid.

Certo non è un buon segnale per calmare il già abbastanza burrascoso clima madrileno.

Una doppietta contro il Real Madrid non vale una carriera, ma può essere il fiocco rosso di un regalo inestimabile, quello di ritornare a giocare a calcio dopo due anni da incubo. Che non è un modo di dire, non per Santi Cazorla, l’esterno spagnolo 34enne del Villareal che proprio contro i madrileni freschi vincitori del Mondiale per club ha segnato i due gol della sua rinascita.

Una serata magica terminata 2-2 nel recupero della 17esima giornata della Liga tra Villareal e Real Madrid con l’ex Arsenal protagonista finalmente dopo esser tornato in estate in forza al sottomarino giallo. E che c’erano i presupposti per una notte irreale lo si era percepito sin dall’inizio con Cazorla che sblocca le ostilità dopo 4 minuti, poi la rimonta del Real firmata Varane-Benzema prima del definitivo 2-2 all’81’ grazie ancora a Cazorla, con un colpo di testa. Nonostante i suoi 168 centimetri di altezza.

Prima del ritorno in campo di giovedì 3 dicembre e prima di questa stagione, l’esterno non scendeva in campo dal 19 ottobre 2016, giorno di Arsenal-Ludogorets, partita terminata 6-0 in favore dei Gunners. I problemi per lo spagnolo erano iniziati tre anni prima durante l’amichevole Spagna-Cile con una frattura ossea al tallone d’Achille; nulla di grave apparentemente, una sosta di un mese e mezzo, poi l’inizio del calvario: dal 2013 al 2018 Cazorla si è sottoposto a undici operazioni al tallone, causa due batteri nel tendine e un terzo nel malleolo che stavano mangiando l’osso. Ha rischiato addirittura l’amputazione del piede, ora ha il tatuaggio con il nome di sua figlia India è diviso in due parti: una è sul braccio sinistro, dove originariamente era stato fatto, un’altra sulla caviglia.

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Sei anni all’Arsenal, poi il ritorno a casa, a Villareal che l’ha accolto come un figlio della sua terra. Il ritorno a giugno, la magica presentazione all’Estadio de la Ceramica, il ritorno al gol lo scorso 4 ottobre nel match di Europa League contro lo Spartak Mosca, una rete che mancava da due anni e da oltre sette in Europa. Fino all’indimenticabile doppietta di giovedì sera al Real Madrid che è valsa un punto al Villareal e la convinzione per Santi di non essersi mai arreso.

Successo abbastanza prevedibile ad Abu Dhabi, in cui gli spagnoli del Real Madrid, vincitori dell’ultima Champions League, hanno battuto 4-1 l’Al-Ain nel torneo mondiale, per quello che è il settimo titolo per i Blancos, il terzo consecutivo.

Primo trofeo per il tecnico argentino, Santiago Solari, subentrato all’esonerato Lopetegui qualche mese fa. Per quanto riguarda il match c’è stata poca storia, l’Al-Ain non ha impensierito molto la squadra spagnola e il gol della bandiera siglato da Shiotani è stato frutto più che altro dalla distrazione e dalla leggerezza della retroguardia madridista. Tuttavia la squadra ospitante, partita con una wild card, certo non si sarebbe mai aspettata di arrivare fino alla finale ed essere l’assoluta protagonista del torneo. In ordine cronologico l’Al-Ain ha battuto prima i neozelandesi del Team Wellington, poi i tunisini dell’Espérance e, ai calci di rigore, gli argentini del River Plate in semifinale.

A sbloccare il match è il calciatore Blancos più rappresentativo della scorsa stagione: Luka Modric. Il croato, vincitore del Pallone d’oro qualche settimana fa, ha realizzato il gol con un sinistro dal limite dell’area che si infila all’angolino opposto dopo un ottimo lavoro di Benzema. Gli spagnoli sono stati padroni del campo senza nessuna difficoltà e nel secondo tempo è arrivato il raddoppio del classe ‘95 Marcos Llorente grazie a un destro rasoterra di controbalzo dai 20 metri. Ma il gol che ha fatto più discutere è stato sicuramente quello messo a segno da capitan Sergio Ramos. Incornata solita del difensore spagnolo che ha trafitto l’incolpevole portiere Eisa ed esultanza polemica. Fischiato dal pubblico presente, Ramos risponde esultando come Ronaldo. Un segno di ripicca nei confronti dei tifosi ma anche nei confronti dell’ex CR7, il quale ha lasciato Madrid non con pochi mugugni.

In realtà non è la prima volta che il capitano del Real esulta in questa maniera, aveva già fatto scalpore il festeggiamento dopo il gol con la Spagna contro la Croazia in Nations League.

A chiudere la finale è stata l’autorete di Nader dopo la sgroppata del giovane brasiliano 2000, Vinícius. Bene anche Gareth Bale, il gallese è stato premiato come miglior giocatore del torneo.

Real Madrid nuovamente sul tetto del mondo, il River Plate, invece, si è dovuta accontentare del terzo posto, battendo i giapponesi del Kashima Antlers 4-0.

Con la vittoria del River Plate nel superclasico di Coppa Libertadores contro il Boca Juniors, il quadro delle partecipanti al Fifa Mondiale per Club è al completo.

Il torneo internazionale, a cui partecipano tutte le squadre vincitrici delle varie competizioni continentali, inizia oggi negli Emirati Arabi Uniti con il match di playoff tra l’Al-Ain (squadra che ospita il torneo) e il Team Wellington (squadra vincitrice della Champions League oceanica).

Fischio d’inizio alle 16.30 italiane allo stadio Hazza Bin Zayed di Al-Ain. La vincente affronterà nei quarti di finale l’Espérance Sportive de Tunis, trionfatrice nella Champions League africana organizzata dalla Caf.

Il tabellone è già al completo con due semifinaliste già decretate. Il Real Madrid, padrona della Uefa Champions League 2017, attende una tra i giapponesi dei Kashima Antlers (campioni d’Asia) e i messicani del Guadalajara (campioni del centronord America); mentre i Millionarios, freschi vincitori della Libertadores, dovranno attendere qualche risultato in più.

Per la squadra allenata da Santiago Solari non è certo la miglior stagione e la vittoria del Mondiale per club può essere un’ottima conclusione della stagione scorsa e un buon inizio di ripresa per quest’anno un po’ altalenante.

Da sempre le squadre europee partono con un vantaggio tecnico e tattico abbastanza incolmabile, solamente in pochi casi sono state le squadre sudamericane a portarsi il Mondiale per Club o l’ex Coppa Intercontinentale.

Il River Plate proverà a rompere l’incantesimo dei Blancos, che sono riusciti a vincere 3 edizioni negli ultimi 4 anni. L’anno scorso i brasiliani del Gremio non ce l’hanno fatta a battere gli spagnoli, vittoriosi per 1-0 con il solito gol di CR7.

La Banda argentina torna a giocare il Mondiale dopo il 2015, quando è stata sconfitta dal Barcellona di Messi per 3-0.

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Luis Suarez in azione nella finale del Mondiale per Club 2015 contro il River

La Spagna è la nazione con più vittorie (ben 6) in bacheca, seguita dal Brasile con quattro (due Corinthians, una l’Internacional di Porto Alegre e una il San Paolo) e dall’Italia con due (una il Milan nel 2007 e una l’Inter nel 2010).

Il Real Madrid debutterà mercoledì 19 dicembre, Cristiano Ronaldo non ci sarà, presente invece il fresco Pallone d’oro Luka Modric.

Non sappiamo se la Treccani creerà il neologismo Mourinhate seguendo la scia delle parole Cassanate, Sarrismo o Tottilatria, certo però con il gesto di ieri sera Josè Mourinho aggiunge un’altra “sceneggiata” alla lista della sua carriera da allenatore.

Al fischio finale tra Juventus – Manchester United il tecnico portoghese ha risposto agli sfottò del pubblico juventino durante il match, con un gesto che ha fatto discutere. Mano vicino all’orecchio a significare “Non vi sento! Non parlate più?”. Un’azione che ha fatto innervosire i tifosi juventini e anche i calciatori (su tutti Leonardo Bonucci) hanno voluto frenare il tecnico per l’esagerazione del suo comportamento. Anche il giornale sportivo inglese Sun sport non l’ha presa bene.

In realtà anche all’andata c’è stato qualcosa di simile. Fischi continui da parte dei tifosi juventini in trasferta all’Old Trafford per i suoi trascorsi all’Inter e il tecnico lusitano che al termine del match alza la mano destra indicando il numero tre, in ricordo del triplete nerazzurro del 2010 non ancora riuscito invece alla Juventus. Stesso gesto del numero tre alzato qualche giorno prima anche in Premier League allo Stamford Bridge di Londra tra Chelsea e i Red Devils. Mourinho risponde ai fischi del pubblico ricordando che lui è l’allenatore più vincente dei blues con i suoi tre titoli nazionali.

Mourinho che, con le tre dita, ricorda ai tifosi blues i titoli nazionali vinti col Chelsea

Ancora contro il Chelsea un altro show di questi livelli s’è tenuto quando sulla panchina blues sedeva Antonio Conte. I due pare non si amino alla follia e ciò o si è visto in campo in alcuni match tra i Red Devils e il Chelsea di Premier. Allo Stamford Bridge, finisce 4-0 e l’ex interista esplode nel finale avvicinandosi al collega dicendogli all’orecchio, ma in maniera evidente, che “no, così non va, non si esulta in questo modo, è mancanza di rispetto nei confronti dell’avversario sconfitto”.
In FA Cup avviene invece un vero e proprio faccia a faccia davanti al quarto uomo. Lo scontro continua negli spogliatoi, a quanto pare, nuovo contatto ravvicinato. E a fine gara ennesimo siluro del portoghese, stavolta contro i propri ex tifosi: “Io Giuda? Sì, ma Giuda number 1”.

Il “caldo” confronto con Antonio Conte

REAL MADRID

Ma non è la prima volta che il lusitano si rende protagonista di uscite poco eleganti. Se lo ricordano bene in Spagna soprattutto i tifosi del Barça, quando era sulla panchina dei blancos. Al termine della partita di Supercoppa di Spagna tra Real Madrid – Barcellona, vinta dai catalani per 3-2, scatta una rissa tra calciatori e panchine. Mourinho va fuori di sé e aggredisce il vice di Guardiola, Tito Vilanova, con un dito nell’occhio che gli costarono due turni di stop.

Il dito nell’occhio di Vilanova dopo il match di Supercoppa di Spagna

Da ricordare anche i “Porqué?” ancora dopo un’eliminazione del suo Real contro il Barcellona. I vari perché dopo la partita per le tante scelte sbagliate dell’arbitro del match.

INTER

Tanti i successi con l’Inter ma anche molte scenette del portoghese sia in campo che fuori. Su tutte il famoso gesto delle manette contro la Sampdoria a san Siro pareggiato 0-0. Per i nerazzurri due espulsioni, gesto a favore di telecamera e quindi polemica contro la classe arbitrale, accusata di aver un diverso riguardo con le altre squadre. Il portoghese prese tre giornate di squalifica e 40 mila euro di multa.

Il famoso gesto delle manette durante il match Inter – Sampdoria

Altro capitolo è stato lo show al Camp Nou nella semifinale di ritorno contro il Barcellona del 2010. Una serata ricca di episodi: dall’ingresso in campo per il riscaldamento a prendersi insulti dal pubblico per fare da scudo ai suoi giocatori, al siparietto con Guardiola e Ibrahimovic in cui va a mettere pressione durante un confronto tattico, alla corsa finale sotto il settore ospiti con tanto di lite con il portiere Valdes.

PORTO

Per trovare una storica scenetta in casa Porto, dobbiamo fare un tuffo alla finale di Champions League vinta nel 2004. José Mourinho non appena riceve la medaglia per la vittoria, scatta una foto con i suoi calciatori e fugge via sfilandosi il simbolo della vittoria. Gesto molto forte che significò l’addio del tecnico dalla panchina lusitana, lo aspettava a braccia aperte Abramovich a Londra.

Il suo addio al Porto dopo la finale di Champions League 2004

In campo fa sempre parlare di sé a suon di gol e di prestazioni da fuoriclasse, fuori dal terreno di gioco Cristiano Ronaldo è molto attivo sui social network e ora è anche il più seguito su Instagram.

Il campione portoghese, infatti, grazie a suoi 144.4 milioni di followers ha scalzato Selena Gomez, leader indiscussa fino all’arrivo di CR7.

Il profilo Instagram di CR7

Le prodezze sportive con la maglia prima del Real Madrid e ora della Juventus, hanno fatto sì che la fama del lusitano aumentasse a dismisura. Altrettanto importanti sono anche i successi extracalcistici. Ronaldo in questi ultimi anni è diventato un brand umano. Molte aziende sgomitano per accaparrarselo come testimonial dei prodotti.

Nonostante la storia legata alle accuse di stupro che gli sono piovute addosso da Las Vegas, il bomber ha continuato a lavorare e ad allenarsi, utilizzando proprio il popolare social network e raccontando ogni singola attività giornaliera.

 

 

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Happy Halloween to everyone!!🎃👻

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Sul suo profilo si può trovare di tutto riguardo la vita sportiva e privata del calciatore. Dagli allenamenti con i compagni bianconeri alle partite, dal tempo trascorso con la sua grande famiglia alle campagne pubblicitarie. Tutto raccontato su Instagram anche grazie alle storie quotidiane che vengono puntualmente pubblicate.

Foto record per CR7 è quella pubblicata proprio all’annuncio del suo passaggio alla Juventus nel mercato estivo. Raggiunti ben oltre i 12 milioni di like. Foto che entra di diritto nella top ten con il numero di like più alto della storia di Instagram.

 

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Forza Juve! #FinoAllaFine

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Come già detto scalzata la cantante americana Selena Gomez, regina del social da 2 anni, la quale ha deciso di prendersi una pausa dal suo profilo. Sul terzo gradino del podio la cantante Ariana Grande.

Da quanto Cristiano Ronaldo è arrivato in Spagna, ovvero dalla stagione 2009/2010, uno tra CR7 e Leo Messi ha sempre partecipato al Clasico tra Real Madrid e Barcellona. Ma con il portoghese passato alla Juventus e con la Pulce infortunata al braccio, per la prima volta dopo quasi un decennio, non ci saranno le due stelle al Nou Camp nella supersfida spagnola e mondiale. Il 27 ottobre 2018, infatti, passerà alla storia come un incubatore del calcio del domani,  di una nuova era della Liga.

Una feroce competizione, un feroce dualismo combattuto su tutti i fronti, Pallone d’Oro compreso. E’ come se Cristiano Ronaldo non sarebbe mai potuto essere questo Cristiano Ronaldo senza la sfida a distanza con Messi. E viceversa. Per tornare ad una sfida senza i due totem del calcio contemporaneo bisogna andare al 23 dicembre 2007, quando al Nou Camp il Real Madrid di Bernd Schuster trionfò grazie al goal di Julio Baptista e si tratta della rete più importante delle 13 il centrocampista brasiliano nelle 77 partite con la maglia blanca. Dopo 3962 giorni, dunque.

Messi non giocò quella partita a causa di un problema al bicipite femorale della gamba sinistra mentre Cristiano Ronaldo quello stesso pomeriggio formava un attacco con Wayne Rooney e Carlos Tevez nella sfida all’Old Trafford tra Manchester United e Everton. Se il numero 10 del Barça è il capocannoniere di sempre del big match (26 goal in 38 partite), Cristiano ha scelto il Nou Camp come stadio preferito in Spagna e ha segnato 12 reti nei duelli diretti in casa blaugrana.

Sono trenta e sono tutti grandi campioni che si sono messi in mostra la scorsa stagione sia nei club che nelle nazionali al Mondiale di Russia 2018.

France Football ha svelato i candidati per la vittoria finale del Pallone d’oro 2018. Premiazione che avverrà il 3 dicembre prossimo a Parigi.

Ci sono Cristiano Ronaldo e Messi, i vincitori degli ultimi 10 palloni d’oro e ci sono i pretendenti per questa stagione: Luka Modric e Antoine Griezmann.

Il croato è stato già premiato come miglior giocatore della Uefa nella doppia veste di leader del centrocampo del Real Madrid vittorioso in Champions e finalista del Mondiale con la Croazia, il francese ha vinto il Mondiale con la Francia e l’Europa League con l’Atletico Madrid.

 

Dunque quest’anno potrebbe finire il duopolio Messi-CR7 che è partito nella stagione 2008, con l’ultima vittoria da parte di Kakà dopo la Champions League vinta dal Milan ad Istanbul contro il Liverpool.

Come nel 2015 tra i trenta campioni non c’è nessun italiano. Lasciato fuori anche Buffon, nonostante la sua ultima grande stagione con la Juventus. La squadra bianconera conta due calciatori: Mario Mandzukic e Cristiano Ronaldo.

Assenti tutti e 5 i pretendenti della scorsa stagione: Buffon, Mertens, Dybala, Dzeko e Bonucci. Presente invece l’ex portiere romanista Alisson Becker, ora con la maglia del Liverpool. Reds che hanno anche il tridente delle meraviglie Mané, Firmino e Salah.

Alle votazioni ci saranno ben 173 giornalisti di tutto il mondo. A presentare l’Italia ci sarà Paolo Condò.

Nella lista la squadra più rappresentata è il Real Madrid con sette calciatori: Marcelo, Varane, Sergio Ramos, Isco, Bale, Benzema e Modric; a cui vanno aggiunti il grande ex Ronaldo e il nuovo portiere Courtois (la scorsa stagione al Chelsea).

Quest’anno verranno consegnati premi anche alla miglior calciatrice e al miglior giovane. La miglior giocatrice dell’anno sarà eletta in base ai voti dei giornalisti, come per gli uomini. Il vincitore del Trofeo Kopa sarà invece designato dai 33 vincitori del Pallone d’oro ancora in vita. Il favorito è Kylian Mbappé.

LA LISTA COMPLETA

1- Sergio Agüero (Argentina/Manchester City)
2 – Alisson Becker (Brasile/Roma poi Liverpool)
3 – Gareth Bale (Galles/Real Madrid)
4 – Karim Benzema (Francia/Real Madrid)
5 – Edinson Cavani (Uruguay/Psg)
6 – Thibaut Courtois (Belgio/Chelsea poi Real Madrid)
7- Cristiano Ronaldo (Portogallo/Real Madrid poi Juventus)
8- Kevin De Bruyne (Belgio/Manchester City)
9- Roberto Firmino (Brasile/Liverpool)
10- Diego Godin (Uruguay/Atletico Madrid)
11- Antoine Griezmann (Francia/Atletico Madrid)
12- Eden Hazard (Belgio/Chelsea)
13- Isco (Spagna/Real Madrid)
14- Harry Kane (Inghilterra/Tottenham)
15 – N’Golo Kanté (Francia/Chelsea)
16 – Hugo Lloris (Francia/Tottenham)
17 – Mario Mandzukic (Croazia/Juventus)
18 – Sadio Mané (Senegal/Liverpool)
19 – Marcelo (Brasile/Real Madrid)
20 – Kylian Mbappé (Francia/Psg)
21 – Lionel Messi (Argentina/Barcellona)
22 – Luka Modric (Croazia/Real Madrid)
23 – Neymar (Brasile/Psg)
24 – Jan Oblak (Slovenia/Atletico Madrid)
25 – Paul Pogba (Francia/Manchester United)
26 – Ivan Rakitic (Croazia/Barcellona)
27 – Mohamed Salah (Egitto/Liverpool)
28 – Sergio Ramos (Spagna/Real Madrid)
29 – Luis Suarez (Uruguay/Barcellona)
30 – Raphael Varane (Francia/Real Madrid)

C’è chi sognerebbe di scendere in campo solamente per una partita, solamente per un tempo, solamente per poter dire di aver vissuto l’emozione della Champions League. C’è chi arriva a fine carriera, c’è chi la vedrà eternamente davanti al televisore. E poi c’è chi, dal suo debutto nel 1999, continua per lunghi e ininterrotti anni a provare la pelle d’oca quando sente l’inno. Da 20 lunghi anni, nessuno come Iker Casillas conosce la competizione europea per club meglio delle proprie tasche.

Sceso in campo per difendere i pali del Porto contro lo Schalke 04, nel match della prima giornata di Champions League, il 37enne spagnolo ha superato Ryan Giggs fermo a 19 stagioni ed è diventato il primo calciatore in assoluto a tagliare questo traguardo. La sua avventura inizia il 15 settembre 1999, in Grecia, nella partita finita 3-3 tra Olympiacos e Real Madrid.

Pensateci: è già un successo mirabile giocare a calcio per due decenni, farlo ancora ai massimi livelli assume tratti epici. Ma c’è di più: Casillas è il più giovane portiere ad aver vinto la Champions League perché nella finale del 2000, in occasione del 3-0 tra Real Madrid e il Valencia, aveva 19 anni e quattro giorni.

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Lui, del Real Madrid, è stato una bandiera apprezzata e amata; poi qualcosa si è inceppato con l’arrivo in panchina di José Mourinho che, nell’estremo difensore, vedeva la talpa dello spogliatoio che destabilizzava l’ambiente e decise di farlo fuori. Lui è rimasto lì, composto e rispettoso, e si è preso la sua rivincita alzando nuovamente la coppa dalle grandi orecchie con l’arrivo di Carlo Ancelotti: quella tanto attesa Décima che mancava nella sala dei trofei del Bernabeu da 12 anni.

L’ha sollevata a Lisbona e il Portogallo è rimasto nel suo destino: dal 2015 è il portiere del Porto e, con il club lusitano, sta allungando la striscia di record e presenze. Attualmente in Champions ha toccato quota 172 gettoni, verrà superato probabilmente da Cristiano Ronaldo, 14 presenze in meno e anche con 16 partecipazioni alla Champions League.

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Ma Iker non sembra voler mollare, ha la testa sulle spalle e, forse, anche questo è un successo non meno scontato per essere uno che ha avuto davanti a sé una generazione di galattici. Casillas, infatti, parlando delle sue umili origini ha detto:

Non sono Galáctico, sono di Mostoles