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Pelé disse che «Wembley è la cattedrale del calcio. È la capitale del calcio. È il cuore del calcio». Il verbo, da coniugare al presente o al passato è una scelta arbitraria del lettore se reputa il vecchio impianto chiuso nel 2000 differente da storia, fascino e continuità rispetto al nuovo stadium inaugurato nel 2007.

Quel che è certo è che Wembley rimane il tempio magico di Londra e del football globale. Il semplice giocarci è una medaglietta da portare con orgoglio sul petto. L’Italia qui ha vinto due volte e la seconda ha della magia in sé: 12 febbraio 1997 si giocava una gara valida per la qualificazione alla Coppa del Mondo dell’anno dopo in Francia. L’Italia fu inserita nel Girone 2 assieme a Inghilterra, Polonia, Georgia e Moldavia. I ragazzi di Cesare Maldini disputarono anche un buon torneo: sapevano che gli inglesi erano i concorrenti diretti per acciuffare il primo posto che significava qualificazione diretta senza passare dagli insidiosi pareggi.

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Nei giorni precedenti al match, i giornali inglesi, ormai abituati a vederlo giocare con la maglia del Chelsea, ammonirono severamente lo staff tecnico inglese: attenzione a Gianfranco Zola. Addirittura The Indipendent aprì in prima pagina con questo consiglio, corroborato dalle assenze in casa britannica del portiere Seaman, Gascoigne, Adams. e dalla maggiore solidità dell’Italia.

Il gioiello arriva al 19′: Ferrara recupera palla in difesa, serie fitta di passaggi finché Costacurta non trova uno spazio in profondità per scagliare il pallone. Sa bene che Magic Box sta facendo un movimento studiato più volte in allenamento, sa come trovarlo e riesce a dargliela sui piedi. Zola se l’allunga quanto basta per scaricare un destro di rara potenza sul palo difeso da Walker: gol e vittoria assicurata. Proprio lui, sette stagioni in Inghilterra e nominato come Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla regina Elisabetta. Il giorno dopo i giornali inglesi non attaccarono la propria squadra ma elogiarono il talento di Oliena dichiarando la vittoria italiana come quella della “Fantasia al potere“. Ventiquattro anni dopo il gol decisivo di Fabio Capello  del 14 novembre 1973, l’Italia sconfisse l’Inghilterra a Wembley.

L’Italia chiuse a 18 punti, senza nemmeno una sconfitta, con 5 vittorie e tre pareggi, un solo gol subito e la memorabile vittoria a Wembley contro l’Inghilterra firmata dal guizzo dell’inglese Zola e dalla saracinesca umana Peruzzi. Ma non fu abbastanza: l’Inghilterra passò come prima avendo totalizzato 19 punti. Per gli azzurri fu fatale il pareggio in casa nello scontro diretto contro i Tre Leoni e, forse, ancor più i due 0-0 ottenuti in trasferta in Georgia e Polonia. Il pass per Francia ’98 arrivò dopo il doppio spareggio contro la Russia. 

All’inizio del 1954, uno dei problemi dei dirigenti della neonata televisione italiana è quello di convincere gli italiani a comprare un apparecchio Tv. Le trasmissioni ufficiali sono nate il 3 gennaio di quell’anno e nei giorni successivi i programmi si succedono tra la curiosità dei favorevoli e le perplessità dei teorizzatori di un nuovo modello di “malcostume sociale”.
Il 24 gennaio 1954 è una domenica che per il mondo dello sport in Tv fa da spartiacque col passato. Quel giorno, la televisione trasmette la sua prima partita di calcio in diretta, ed è una partita della Nazionale, Italia-Egitto. L’Italia del calcio non è più quella trionfante negli anni Trenta e neanche quella del dopoguerra, composta in prevalenza da elementi del Grande Torino. È un periodo di crisi per il football e la Nazionale fatica a tornare alla ribalta. Per qualificarsi ai Mondiali del 1954, l’Italia deve affrontare e battere il modesto Egitto. Una pura formalità, pensano i più.

Alla guida degli Azzurri c’è una commissione tecnica formata da un ex campione del mondo, Angelo Schiavio, e dall’ungherese Lajos Czeizler, tecnico che ama il gioco d’attacco e che nel 1949 aveva portato al Milan tre svedesi destinati a trionfare, Gunnar Nordahl, Gunnar Gren e Niels Liedholm. Vinto lo scudetto nel 1951, Czeizler diventa il secondo Ct straniero della storia della Nazionale nel 1953, quarant’anni dopo Harry Goodley. Czeizler sceglie i giocatori e Schiavio fa da tramite tra l’ungherese e l’allenatore, che è Silvio Piola. Insomma, il doppio impegno con l’Egitto dovrebbe facilmente portare la squadra al Mondiale che si svolgerà in Svizzera.

Ma la partita d’andata, al Cairo, la prima per la commissione Czeizler-Schiavio-Piola, non è quella passeggiata che si credeva. Gli azzurri vincono 2-1 dopo essere stati in svantaggio nel primo tempo. E solo a undici minuti dalla fine un gol dell’ala destra Muccinelli consente alla Nazionale di avere la meglio sulla squadra africana. Improvvisamente pessimisti, i dirigenti della Federcalcio decidono che la partita di ritorno debba essere giocata a Milano, in pieno gennaio, sperando nell’aiuto del meteo.

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Il maltempo, effettivamente, aiuta la squadra: neve e gelo totale con i poveri egiziani intirizziti, capaci più di scivolare sul terreno che di giocare la palla. Con poco onore, allo stadio San Siro di Milano, l’Italia “trionfa” per 5-1, ma dopo un primo tempo finito sull’1-1 che lasciava presagire ulteriori delusioni. Eppure, è proprio questa la partita che inaugura il connubio tra calcio e televisione. È la prima volta che un’intera partita viene trasmessa dalla Tv. Ma, attenzione: sono i primi vagiti della Rai e ancora non c’è un accordo, nero su bianco, con la Federcalcio. Così, per evitare polemiche o, peggio ancora, il ricorso alle carte bollate, la Tv manda in onda una diretta parziale, solo per alcune fasi dell’incontro. E lo fa con ben tre telecronisti che si alternano nel racconto: Carlo Bacarelli, Vittorio Veltroni e Nicolò Carosio, destinato a diventare la voce ufficiale del calcio nazionale e della squadra azzurra per più di un decennio.

La partita di ritorno tra le nazionali Grecia-Croazia, giocata ieri sera allo stadio Karaiskakis del Pireo, si è conclusa con un pareggio: 0-0.

Il match che decideva le sorti della Grecia, che rischiava di rimanere fuori dai Mondiali del 2018, si è rivelato un po’ spento e privo di emozioni.

I padroni di casa non sono riusciti, neanche con la presenza di Manolas (fermo all’andata per un’ammonizione delle Fifa) a spuntarla sui croati, ai quali bastava anche un pareggio con lo 0-0 per qualificarsi, dopo il 4-1 ottenuto all’andata a Zagabria.

E così è stato: la Croazia si prepara per volare in Russia a giocarsi il titolo mondiale, mentre la Grecia rimane tagliata fuori con una grande amarezza.

Nonostante i giocatori della Grecia abbiano cercato di essere combattivi sin dall’inizio, non sono riusciti a imporsi sugli avversari, che non hanno avuto nemmeno bisogno di dare il massimo in campo perché già abbastanza sicuri di avere già il pass per accedere ai Mondiali di Russia 2018 in tasca.

La presenza di Perisic, vicinissimo al gol del vantaggio ma bloccato da un palo, e stavolta anche quella di Mandzukic non contribuisce ad animare il gioco, ma serve solo a fermare ogni tentativo di attacco da parte della Grecia, che si è giocata la sua ultima chance di qualificarsi senza grandi risultati.

La Croazia, dunque, si conferma una squadra fortissima con un ct determinato a fare la differenza dai suoi predecessori e un team di giocatori grintosi e decisi a dare del filo da torcere alle squadre avversarie già qualificate.

Il fallimento non era un’opzione

Queste le secche parole del ct Dalic che aveva una grandissima fiducia nei suoi giocatori e sapeva di essere ad un passo dalla qualificazione. Ora è tempo di prepararsi duramente per la Russia: non basterà giocare come ieri per andare avanti, ma bisognerà veramente dare di più e mostrare ciò di cui sono realmente capaci.

Ricardo Rodriguez, nato a Zurigo nel 1992 da padre spagnolo e madre cilena, quando ha scelto di rappresentare la nazione in cui è nato, ovvero la Svizzera, mai avrebbe immaginato che un giorno sarebbe diventato eroe nazionale. Senza troppa enfasi, se i rossocrociati possono staccare il pass per andare in Russia a disputare il Mondiale (il quarto consecutivo), il grande merito è del terzino milanista. Decisivo dal dischetto nel match d’andata contro l’Irlanda del Nord (e vinto 1-0), fondamentale nella sfida di ritorno a Basilea con un salvataggio sulla linea al 91′ su incornata di Evans e sul risultato di 0-0, che ha evitato alla Svizzera di andare ai supplementari.

 

L’Irlanda del Nord può solo mangiarsi le mani per aver metto sotto pressione gli elvetici solo nella gara di ritorno. Inconcludente a Belfast, i ragazzi di O’Neill sembrano le belle copie di quelli visti solo qualche giorno fa. Sponda Svizzera, Seferovic continua a divorarsi gol sul gol:  l’ex fiorentino in due occasioni non trova lo specchio della porta e Mc Govern è attento sui tentativi di Shaqiri e Zuber. Il St. Jakob-Park, complice la pioggia, diventa un pantano e la Green and White Army fiuta il clima giusto e moltiplica i propri sforzi. Dopo un diagonale di poco a lato di Rodriguez, sono proprio gli ospiti a prendere in mano l’incontro. Washington colpisce di testa il centro di Ward, mettendo di poco sopra la traversa e Saville indirizza un tiro fin troppo telefonato a Sommer.

Seferovic continua a sprecare a viene rimpiazzato da Embolo che, in soli otto minuti, si dimostra il giocatore elvetico più pericoloso dell’intera partita. Poi, nel primo minuto di recupero, l’immagine di copertina di questa qualificazione svizzera con Rodriguez che, capendo l’uscita a vuoto pericolosa di Sommer, fa due passi indietro e si erge a salvatore della patria spazzando il pallone sulla linea.

Petkovic ce l’ha fatta: dopo Germania, Sudafrica e Brasile, la Svizzera piazza il poker di qualificazioni mondiali. Termina la favola dell’Irlanda del Nord che può solo rimpiangere l’approccio troppo remissivo davanti al proprio pubblico.

Dopo la sconfitta per 1-0 contro la Svezia nell’andata dei playoff di qualificazione ai Mondiali, l’Italia è chiamata a ribaltare il risultato per ottenere il pass per volare in Russia. Ma basta una vittoria? Ecco le possibili ipotesi:

  • L’Italia si qualifica se batte la Svezia con due o più gol di scarto. Si parte, dunque, da un 2-0 per poi andare su 3-1, 4-2 e così via;
  • Se l’Italia dovesse vincere 1-0 nel match di San Siro, la qualificazione passerebbe attraverso i supplementari;
  • Tranne che con l’1-0, all’Italia non basta vincere con un solo gol di scarto: con 2-1, 3-2 e via dicendo, a passare il turno sarà la Svezia.

 

Ricordiamo che il match di ritorno si giocherà lunedì 13 novembre allo stadio San Siro, ore 20,45. Ora più che mai è fondamentale essere uniti.

Primo giorno di play-off: le squadre che oggi si preparano ad affrontarsi per guadagnarsi il posto nei Mondiali di Russia del 2018 sono Grecia-Croazia e Irlanda del Nord-Svizzera.

Gli spareggi si concluderanno il 16 novembre e sapremo quali paesi si qualificheranno e quali, invece, seguiranno la competizione da casa.

Grecia-Croazia: dove e come seguire i match

La partita che apre ufficialmente la corsa per la qualificazione ai mondiali, per le nazionali della Grecia e della Croazia comincia stasera 9 novembre alle ore 20.45.

La gara di andata si giocherà allo stadio Maksimir di Zagabria, invece quella di ritorno, in programma domenica 12 novembre, sarà disputata allo stadio Karaiskakīs del Pireo.

Entrambe le partite si giocano in prima serata in contemporanea con l’altra gara di spareggio prevista negli stessi giorni e potranno essere seguite in diretta esclusivamente su Sky Sport 3 HD e su Sky Calcio 1 HD. Gli abbonati Sky inoltre possono anche seguirla in streaming su Sky Go.

Una sfida difficile per la nazionale greca

Non sarà affatto facile piegare la nazionale croata: la Grecia sa bene di scontrarsi con una potenza molto forte che, non a caso, è la stragrande favorita di questi play-off. Il ct Skibbe ha grande fiducia nella sua squadra, anche se dovrà fare i conti con l’assenza importante di Kostas Manolas, squalificato dalla Fifa per un fallo volontario.

L’obiettivo, oggi, è difendersi bene dall’attacco dell’avversaria e poi giocarsela in casa nella partita di ritorno.

Nel girone di qualificazione (Gruppo H) la Grecia ha chiuso con 19 punti. Il Belgio non ha lasciato spazio a nessun’altra squadra ed è volato direttamente in Russia. Contro la potenza belga la nazionale greca aveva poche chance sin dall’inizio e si è giocata il secondo posto fino all’ultimo con la Bosnia.

Per la nazionale greca 5 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta per un totale di 17 gol fatti e 6 subiti.

Ecco la probabile formazione: Karnezis; Torosidis, Sokratis, Papadopoulos, Tzavellas; Zeca, Samaris, Tzioli, Stafylidis; Fortounis, Mitroglou.

Per conoscere la lista dei convocati clicca qui.

Croazia, la favorita nei pronostici 

Oltre a partire da favorita, la Croazia comincia gli spareggi giocando in casa. Due ottimi punti a suo favore che danno ancora più carica ai giocatori nella sfida determinante contro la Grecia.

Il cambio di commissario tecnico, che ricordiamo adesso è Zlatko Dalic, è un altro incentivo a dare il massimo, per dimostrare le qualità del nuovo mister e delle sue strategie di gioco, contestate al suo predecessore.

La Croazia ha chiuso il girone di qualificazione (Gruppo I) al secondo posto, totalizzando 20 punti. La prima del suo gruppo è stata contro ogni pronostico l’Islanda, che si è guadagnata l’accesso diretto ai mondiali. Una grande beffa per la nazionale croata che è stata prima del girone fino all’ultimo e poi proprio alla fine si è lasciata, a sorpresa, superare dall’Islanda.

Per la Croazia 6 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, per un totale di 15 gol fatti e 4 subiti.

Ecco la probabile formazione: Subasic; Vrsaljko, Lovren, Vida, Pivaric; Modric, Badelj; Rakitic, Rog, Perisic; Mandzukic.

La lista dei convocati su può consultare qui.

Ci siamo: l’ultimo atto dell’operazione Russia 2018 è ufficialmente scattato martedì 7 novembre alle 16.40, quando la Nazionale svizzera ha lasciato Basilea alla volta di Belfast dove giovedì disputerà la sfida d’andata dello spareggio contro l’Irlanda del Nord, al Windsor Park. La selezione di Valdimir Petkovic parte con i favori del pronostico, ma le trappole predisposte dal tecnico irlandese Michael O’Neill non saranno poche.

Subito dopo il sorteggio, infatti, il selezionatore si era detto soddisfatto dello spareggio, sottolineando l’importanza del match d’andata: l’Iranda del Nord, spinta dal proprio pubblico, ha perso solo una volta negli ultimi quattro anni.

Non subire gol, sarà quindi fondamentale come confermato dallo stesso O’Neill:

«Sarà una sfida difficile. La Svizzera si è comportata molto bene nella fase di qualificazione, ma noi abbiamo una grande occasione per andare in Russia. Non voglio mancare di rispetto ma penso che gli elvetici, Portogallo a parte, avevano il girone di qualificazione più debole. Sappiamo di dover dare il massimo, ma pensiamo di essere abbastanza forti per potercela fare. Un fattore decisivo sarà senza dubbio non concedere reti nella partita di andata in quel di Belfast»

Non si sbottona, invece, l’allenatore della Svizzera, Vladimir Petkovic che piazza al centro l’ago della bilancia sottolineando la loro bravura difensiva: Ecco le sue parole:

«Le chance di qualificazione ai Mondiali sono 50 e 50. L’Irlanda del Nord è un avversario forte, durante le dieci partite delle qualificazioni, in sette occasioni sono riusciti a non subire reti. Per noi sarà senz’altro positivo giocare il ritorno in casa»

Ecco il pensiero di alcuni calciatori rossocrociati:

Granit Xhaka: «È un ottimo sorteggio. Un buon avversario con tifosi molto appassionati. Cosa si può avere di più? Per noi è comunque un avversario battibile»;

Fabian Schär: «Ci attende una sfida tutt’altro che facile, soprattutto nella gara di andata. A Belfast giocheremo in un catino bollente, per noi sarà decisamente dura. Tuttavia non vedo l’ora di giocare»;

Admir Mehmedi: «Si tratta di un avversario ostico, soprattutto quando lo affronti a casa sua. Ma se si vogliono i Mondiali contro l’Irlanda del Nord bisogna vincere, punto».

Il match di andata si giocherà giovedì 9 novembre alle 20.45. Qui potete leggere la lista dei convocati con le ultime sugli infortunati.

Svezia, Grecia, Irlanda o Irlanda del Nord. Ora è certo: sarà una di queste quattro nazionali l’ultimo, si spera, ostacolo tra l’Italia di Ventura e il Mondiale in Russia nell’estate 2018.
Dopo la vittoria sofferta per 1-0 contro l’Albania, la Nazionale azzurra si è piazzata come testa di serie evitando guai ben peggiori come la Croazia. Il sorteggio è in programma martedì 17 ottobre alle 14 a Zurigo e verranno decretati gli accoppiamenti che si giocheranno tra andata e ritorno, tra il 9 e l’11 novembre 2017, e tra il 12 e il 14.

Che ne sarà dell’italica sorte? I nomi rievocano emozioni alterne, ma il passato va lasciato alle spalle per rimanere concentrati su quello che è il cammino futuro. Ecco allora, nel dettaglio, le quattro possibili avversarie.

Svezia

Ibrahimovic non c’è più e la sua eredità è stata raccolta da Marcus Berg, attaccante dell’Al-Ain e, anche se autore di un poker contro il Lussemburgo, il 31enne centravanti non può rappresentare la stessa insidia di Zlatan. Ma la Svezia, pur non avendo nomi altisonanti, ha accarezzato fino all’ultimo la chance di accedere direttamente ai Mondiali, nonostante il Gruppo A davvero tosto con Francia che stacca il pass e Olanda che va a casa. Squadra fisicamente attrezzata, ha nel difensore centrale Lindelof il suo giocatore più rappresentativo, anche se nel Manchester United non sta trovando praticamente mai spazio. In squadra ci sono anche due conoscenze italiane: Ekdal e Granqvist, rispettivamente ex Cagliari e Genoa.

Grecia

La Grecia acciuffa i playoff per il rotto della cuffia e molto deve al Belgio, già qualificato, che lo scorso 7 ottobre, sul campo della Bosnia è andato a vincere per 4-3 facendo saltare tutti i piani della Nazionale dei Balcani che è scivolata al terzo posto nel Gruppo H. Dopo aver mancato la qualificazione agli ultimi Europei gli ellenici hanno voglia di rifarsi: dietro, la difesa guidata dal romanista Manolas concede davvero poco, solo sei gol in 10 match di qualificazione. Nell’equilibrio tattico a farne le spese è l’attacco che fa fatica a trovare gioco e via del gol. La punta di riferimento è Mitroglou, attualmente al Marsiglia, è ragazzo di sicuro affidamento.

Irlanda

Giocarsi l’accesso diretto in casa contro la Serbia, perdere clamorosamente, rischiare addirittura di non qualificarsi e inventarsi il colpo di genio all’ultimo contro il diretto avversario Galles. In trasferta. Andamento pazzo per l’Irlanda che con 19 punti accede ai playoff con il secondo piazzamento nel Gruppo D. Con solo 12 gol fatti, l’Irlanda ha rischiato di rovinare tutto proprio sul più bello, ma il volto di questa qualificazione è quello di James McLean, ala del West Bromwich Albion e suo il gol contro i gallesi. Curioso, il caso di McLean: il ragazzo, infatti, ha scelto di cambiare bandiera scegliendo l’Irlanda all’Irlanda del Nord. Destino doppiamente curioso: entrambe le Nazionali si giocano il pass.

 

Irlanda del Nord

In un girone, quello C, fatto di estremi (da un lato la Germania e dell’altro San Marino), l’Irlanda del Nord, quatta quatta ha scalzato posizioni superando Norvegia e Repubblica Ceca. Decisivo proprio lo scontro diretto dello scorso settembre anche perché i nordirlandesi, pur perdendo le ultime due partite, erano sicuri dei playoff. Dal punto di vista tecnico e qualitativo forse è la nazionale più abbordabile per gli azzurri, ma qui a manifestarsi è lo spauracchio del 1958. Ecco, evitiamo di chiamare la Storia a ripetersi.

 

Quale di queste squadre è la più abbordabile per l’Italia?

I Mondiali di Russia 2018 rappresentano un obiettivo troppo importante per restarne fuori e secondo alcune voci, pare che alcune squadre avrebbero tentato ogni sorta di stratagemma per passare le qualificazioni.

Le polemiche che si stanno diffondendo in questi giorni riguardano il girone del Sudamerica che tra misteriosi biscotti, tentativi di corruzione e anche usando l’arma della seduzione si siano giocati tutte le carte per volare direttamente in Russia.

Ma partiamo da alcune immagini e video che impazzano sul web e immortalano Falcao intento a parlare misteriosamente con gli avversari. In tanti si chiedono quale poteva essere il motivo di questi scambi di parola durante un incontro decisivo! Ecco che comincia ad aleggiare il sospetto di biscotto fra le due squadre in questione: Perù-Colombia.

La partita si conclude 1-1 ed è inevitabile chiedersi se i sospetti siano fondati o meno. Con questo risultato le due squadre hanno ottenuto un obiettivo comune, l’uscita del Cile dal mondiale, e prese singolarmente, il Perù arriva ai play-off mentre per la Colombia è accesso diretto in Russia.

Le motivazioni alla base del biscotto e il poco impegno dei giocatori, soprattutto negli ultimi minuti della partita, sembrano confermare che più di una calunnia di parla di un sospetto fondato.

E non è l’unico stratagemma in atto tra le squadre sudamericane: si parla addirittura di valigette piene di soldi che sono state viste girare intorno al team dell’Ecuador, che si apprestava a confrontarsi con l’Argentina. Sembra che qualcuno volesse far fuori dai Mondiali la squadra di Messi e avrebbe incitato con il denaro i giocatori avversari per spingerli a dare il massimo.

Qualunque sia la verità queste valigette non avrebbero potuto fare molto contro una squadra che già dai primi minuti era in vantaggio e che aveva già prenotato il volo per la Russia.

Ovviamente l’Ecuador smentisce ogni complotto contro la squadra avversaria, anche se ogni eventuale coinvolgimento, alla luce dei fatti, sarebbe ormai una questione inutile da affrontare.

Tra valigette e biscotti si arriva anche a calunniare il Paraguay di tentata prostituzione ai danni del Venezuela. Le due squadre si dovevano affrontare per l’ultima partita decisiva il giorno seguente, ma nella notte, in hotel pare si aggirassero delle belle donne intente a farsi notare per intrattenere i giocatori venezuelani.

Un obiettivo non riuscito, a detta del tecnico della squadra, perché i suoi giocatori sono persone serie, impassibili al fascino delle donne per rimanere concentrati in vista del match.

Calunnie o imbrogli? Accuse e scandali ruotano attorno a questo ultimo giorno di qualificazioni ma non servono a cambiare la formazione dei paesi che nel 2018 si giocheranno il titolo di campioni del mondo.

Il Cile è fuori, l’Argentina, il Brasile, la Colombia e l’Uruguay sono ai Mondiali e per il Perù si attendono i play-off.

Qualsiasi stratagemma, ormai, non serve più a nulla e ci auguriamo che in Russia, nel 2018, ci sia più gioco e meno polemiche, da parte di tutte le squadre. 

La giornata di qualificazioni al mondiale di ieri, tra uscite clamorose ed esordi sorprendenti, ha segnato un altro passo nella formazione delle squadre che accedono alla competizione.

Ed esulta per la prima volta il Panama, che si guadagna l’accesso ai Mondiali di calcio di Russia 2018 senza nemmeno passare per i play-off. Un sogno che diventa realtà per questo paese del Nord America, che, dopo il flop con gli Usa che l’ha vista perdere 4-0, pensava già di rimanere a casa.

Poi il colpo di scena: gli Stati Uniti escono clamorosamente per aver perso contro il Trinidad&Tobago per 2-1 e regalano la via d’accesso ai mondiali al Panama.

Nel girone di qualificazione, accanto a Messico e Costa Rica, troviamo al suo esordio proprio Panama, che grazie alla vittoria di ieri sera vola direttamente in Russia, diversamente dall’Honduras che si gioca la sua partecipazione agli spareggi.

Una partita, quella appena conclusa, che ha visto trionfare questa squadra su cui nessuno avrebbe puntato. E anche nella prima parte del match l’esito sembrava già stato deciso con il vantaggio della squadra avversaria, la Costa Rica. Ma ecco che a sorpresa il Panama riesce a stravolgere le carte in tavola e fare una rimonta che ha spiazzato tutti, compresi gli avversari.

È il gol di Roman Torres, negli ultimi minuti della partita, che fa esplodere lo stadio e si guadagna il biglietto diretto per i Mondiali del 2018. Tra la sorpresa dei tifosi e la gioia quasi incontenibile del team, Panama si conferma la rivelazione di queste qualificazioni ai Mondiali, insieme all’Islanda.

Il panama entra nella storia

Ma chi è questa squadra che sta realizzando la sua favola? Panama insegue il sogno di partecipare ai Mondiali dal lontano 1930. E adesso finalmente, dopo tanti sacrifici, entra nella storia e gioca accanto alle più grandi potenze calcistiche del mondo.

Un paese scoperto quasi per caso durante uno dei viaggi di Cristoforo Colombo nel 1504. Nel corso della sua storia ha assunto un’importanza decisiva a livello commerciale per la costruzione del canale di Panama. Scosso da sempre dai conflitti legati agli interessi politici e posto al confine tra due continenti, ancora oggi presenta un mix di culture differenti.

L’immigrazione che da sempre la caratterizza ha portato alla formazione di etnie variegate, con una popolazione con origini jamaicane, africane, europee e americane.

Ma la cosa sicuramente più strana e al contempo più affascinante è che il calcio fino a poco tempo fa era addirittura considerato uno sport secondario. Lo sport nazionale era, infatti, il baseball.

Il talento e la determinazione in campo di calciatori come gli attaccanti Rommel Fernández e Julio Dely Valdés hanno destato l’interesse per questo sport che oggi sta regalando la gioia più grande a tutto il paese, con l’accesso al Mondiale di Russia 2018.

Quando si parla di Panama come squadra nazionale si pensa subito all’eroe della partita decisiva di ieri, Roman Torres. Ma brillano anche i nomi di Blas Pérez, Gabriel Torres e Harold Cummings. Sono tutti giocatori che danno il massimo in campo e che vogliono dimostrare a chi nutre delle perplessità sulla loro partecipazione al mondiale, che possono farcela e meritano quel posto tra i big.