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Mentre i fratelli maggiori sono stati eliminati, impotenti, ai quarti contro il Liverpool, il Porto primavera ha vinto per la prima volta la Youth League. Nella finale della Champions League giovanile i lusitani hanno prevalso 3-1 sul Chelsea al Colovray Stadium di Nyon, in Svizzera. Nell’albo d’oro i piccoli dragoni succedono al Barcellona che, come i Bleus, è a quota 2 trionfi in totale nella Coppa nata nel 2013. Due anni fa la competizione fu vinta dagli austriaci del Salisburgo.


Il 3-1 al 90’ non inganni. Il Chelsea è partito meglio del Porto, ma è andato subito sotto per un gol di Vieira al 17’. I fratellini di Hazard e compagni hanno trovato il pari nella ripresa con Redan al 52’, complite un’uscita a vuoto del portiere Diogo Costa. Ma è stata un’illusione, visto che i portoghesi si sono riportati avanti con Queiros al 55’ per poi chiudere i giochi con Sousa al 75’. Può esultare così Mario Silva, tecnico dei Dragõezinhos, che nel 2004 aveva vinto la Champions League da giocatore con il Porto, nella squadra allenata da Mourinho che in finale sconfisse il Monaco.

Il Chelsea perde così la seconda finale consecutiva, dopo quella del 2018 contro il Barcellona. La società di Abramovich può comunque vantare ben quattro finali in sei edizioni, con due successi. Continua invece il digiuno delle italiane. Il massimo risultato è quello raggiunto dalla Roma che nel 2014-2015 centrò la semifinale.

La città natale, Coimbra, gli ha nientemeno che intitolato lo stadio del paese. Estádio Municipal Sérgio Conceição. Non male per uno che correva sulla fascia destra e non disdegnava il lusso dei gol pesanti. Come quello a tempo scaduto che, al debutto con la maglia della Lazio, regalò la Supercoppa italiana alla squadra di Mancini a casa della Juve (1998). Conceicao torna in Italia sulla panchina del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions contro la Roma. Di stadio in stadio, l’Olimpico non sarà mai un impianto qualsiasi per uno che, in biancoceleste, ha vinto tanto. Oltre alla Supercoppa già citata, lo scudetto del 2000, una Supercoppa europea, l’ultima Coppa delle Coppe disputatasi e due Coppe Italia.

Mi tornano in mente i titoli che ho conquistato con i biancocelesti, ma non provo un sentimento particolare nell’affrontare la Roma. Sento più la responsabilità di rappresentare il Porto, è un grande orgoglio per me

Classe 1974, girovago da calciatore con varie esperienze in Italia (Parma e Inter dopo la Lazio), Sergio Conceicao si è ritirato nel 2009 a Salonicco in Grecia con il Paok. Ha vestito per 56 volte la maglia della Seleção Portuguesa, con la storica tripletta a Euro 2000 che condannò all’eliminazione la Germania campione uscente. Faceva parte della generazione pre CR7, che non ottenne quello che il talento meritava. Figo, Rui Costa, Vitor Baia, Fernando Couto, Paulo Sousa, Nuno Gomes. Simbolo del calcio anni ’90 e inizio 2000, furono grandi protagonisti con i loro club, ma non riuscirono a confermarsi in Nazionale.

Totti ha dichiarato che è un sorteggio fortunato? Forse l’ha detto perché ho vinto sei titoli di fila e non prova particolare simpatia nei miei confronti

Roma Porto è il remake del preliminare di Champions che nel 2016 retrocesse i giallorossi in Europa League. Dopo la memorabile cavalcata della scorsa stagione fino in semifinale, la squadra di Di Francesco cerca in Europa il riscatto di un’annata finora troppo altalenante. Il sorteggio di Nyon le offre una buona chance di accedere al turno successivo. Ma i portoghesi non sono squadra da sottovalutare. Hanno tradizione ed esperienza internazionale con Casillas e Pepe che ripropongono la difesa del Real che fu. Campioni in carica in patria, nella Primeira Liga si giocano il titolo con Benfica e Sporting Braga.

 

Chiamatelo pure Special Once. C’era una volta lo Special One strabiliante, quello della Champions League impossibile al Porto e dell’ancor più assurdo triplete dell’Inter del 2010. E in mezzo l’amore più bello con il Chelsea ambizioso di Abramovich e la prima Premier League vinta dopo 50 anni. Quel José Mourinho che in dodici anni, dal 2003 al 2015, ha rivoluzionato il calcio europeo tra Portogallo, Inghilterra, Spagna e Italia, portando a casa 22 titoli, non c’è più.

Quello che si toglieva la medaglia dal collo mentre il Porto alzava la Champions League, quello “padrone” del suo futuro che piangeva e abbracciava Materazzi dopo la finale di Madrid, ecco quel Mourinho che non è più artefice del suo destino. E lo dimostrano le sue ultime due gestioni, dal ritorno al Chelsea agli ultimi anni al Manchester United, da  una coincidenza di tempi beffarda: il 17 dicembre 2015 José Mourinho veniva esonerato dal Chelsea, tre anni dopo il 18 dicembre 2018, esattamente alle 9.46 orario inglese, il manager portoghese viene licenziato dal Manchester United.

 

Nell’arco temporale di tre anni, due bocciature pesanti per lo Special One, con tre glorie isolate come la conquista della Coppa di Lega, dell’Europa League e della Community Shield, con i Red Devils, nel 2017. Tre trofei, certamente importanti, ma che non hanno entusiasmato l’ambiente di Manchester abituato ai fasti di Alex Ferguson, a vincere le coppe “di Serie A” e a trionfare in Premier Leauge. Mou viene esonerato per un gioco mai decollato e apprezzato, ma anche e soprattutto per i risultati mediocri, ennesimi, in Premier. Nel complesso dei due anni e mezzo, è stato in panchina 144 volte, vincendo 84 partite, pareggiandone 31 e perdendone 29, ma pesa il sesto posto in classifica, lontani dalla zona Champions e a -19 dal Liverpool che è in testa e proprio domenica 16 dicembre vittorioso per 3-1. Pesa la gestione burrascosa con alcuni giocatori importanti dello spogliatoio dal capitano Valencia a Lukaku, ma soprattutto con Paul Pogba, la cui immagine da imbacuccato spettatore panchinaro durante la partita di Anfield è eloquente.

Per la quarta volta in carriera, Mourinho non riesce a completare l’anno calcistico all’interno della medesima società. Oltre all’ultima esperienza di Manchester e al già citato esonero di tre anni fa al Chelsea, nella carriera del portoghese, è successo solamente altre due volte e, coincidenza, ancora a dicembre: nel settembre del 2000, Mourinho lasciò il Barcellona per essere ingaggiato dal Benfica in sostituzione dell’esonerato Jupp Heynckes. Fu la prima esperienza su una panchina prestigiosa, ma dopo sole nove partite di campionato, il 5 dicembre, rassegnò le dimissioni a causa del cambio di presidenza del club.

Nel gennaio 2001 si accasò all’União Leiria, conducendo la squadra prima al quinto posto, la posizione più alta mai raggiunta dal club, e poi al terzo posto nel dicembre del campionato 2001-2002 prima di passare, ancora una volta durante l’ultimo mese dell’anno, al Porto. Esattamente la squadra da cui è partita la rincorsa verso il successo. Il successo dello Special One…ora Special Once.

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Come da routine a Nyon , nel primo lunedì dopo gli ultimi match di Champions ed Europa League ci sono stati i sorteggi per le nostre squadre italiane impegnate nei due tornei.

In vista degli ottavi, grande sfida per la Juventus che, nonostante sia passata come prima nel proprio girone, se la vedrà contro gli spagnoli dell’Atletico Madrid, allenati dall’argentino Diego Pablo Simeone.

Una gara difficilissima per la squadra di Allegri che volerà prima al Wanda Metropolitano di Madrid il 20 febbraio, per poi disputare la gara di ritorno all’Allianz Stadium il 12 marzo.

Decisamente meglio è andata alla Roma nonostante fosse in seconda fascia. I giallorossi hanno pescato i lusitani del Porto. Una sfida alla portata per la squadra di Di Francesco che però non deve certamente sottovalutare.

Tornando ai bianconeri, l’ottavo di finale ha già un sapore forte dato che entrambe le squadre sono competitive a livello europeo. In effetti, nella lista delle formazioni di seconda fascia, i Colchoneros sicuramente sono tra i più pericolosi da affrontare. La squadra di Simeone è ad alti livelli da diversi anni con calciatori che possono risolvere il match con una giocata, su tutti il francese Griezmann. È un gruppo solido che si basa su buonissima base difensiva e con un centrocampo sia tosto che tecnico, come gli spagnoli Koke e Saul.
Non è la prima volta che Max Allegri affronta Simeone e, sinora, il tecnico livornese  ne è uscito vincitore. Stessa sorte per Cristiano Ronaldo. Il campione portoghese ha tantissime volte affrontato gli ex cugini ai tempi del Real Madrid, si in campionato che in Champions come nella finale del 2014 a Milano.

Per la Roma la strada può essere più che percorribile. I portoghesi non sono imbattibili, nonostante abbiano superato il girone con cinque vittorie e un pareggio, realizzando ben 15 gol subendone 6.

Per quanto riguarda i sorteggi per i sedicesimi di Europa League, Napoli e Inter (le due italiane escluse dalla Champions) sfideranno rispettivamente FC Zurigo e Rapid Vienna, più difficile l’impegno per la Lazio che giocherà contro il Siviglia. Le gare si disputeranno il 14 e il 21 febbraio prossimo. I partenopei saranno prima ospiti allo stadio Letzigrund della città svizzera, mentre i nerazzurri voleranno a Vienna. Gara d’andata casalinga, invece, per i biancocelesti partiti in seconda fascia. Inter e Napoli hanno la possibilità concreta di poter strappare il pass per gli ottavi della competizione, sicuramente più ardua la strada per gli uomini di Simone Inzaghi. Il Siviglia è una squadra forte a livello europeo e recentemente ha più volte già vinto il torneo (2013-2014, 2014-2015 e 2015-2016). In rosa ci sono vecchie conoscenze del calcio italiano come: Franco Vàzquez, Éver Banega, Simon Kjær, Luis Muriel e André Silva. Il Rapid Vienna non è una squadra che deve impensierire quella di Spalletti a maggior ragione ora che non sta vivendo un buon periodo anche in campionato, tanto da essere uscito sconfitto nettamente per 6-1 nel derby contro l’Austria Vienna. I nerazzurri hanno tutti i mezzi per poter passare il turno in maniera agevole. Il Napoli di Ancelotti, dopo aver affrontato in maniera egregia Paris Saint Germain e Liverpool in Champions League, non può minimamente pensare che gli svizzeri possano essere un ostacolo insormontabile. Tuttavia non è una squadra da sottovalutare e che la sconfitta della Juventus a Berna contro lo Young Boys faccia da lezione.

C’è chi sognerebbe di scendere in campo solamente per una partita, solamente per un tempo, solamente per poter dire di aver vissuto l’emozione della Champions League. C’è chi arriva a fine carriera, c’è chi la vedrà eternamente davanti al televisore. E poi c’è chi, dal suo debutto nel 1999, continua per lunghi e ininterrotti anni a provare la pelle d’oca quando sente l’inno. Da 20 lunghi anni, nessuno come Iker Casillas conosce la competizione europea per club meglio delle proprie tasche.

Sceso in campo per difendere i pali del Porto contro lo Schalke 04, nel match della prima giornata di Champions League, il 37enne spagnolo ha superato Ryan Giggs fermo a 19 stagioni ed è diventato il primo calciatore in assoluto a tagliare questo traguardo. La sua avventura inizia il 15 settembre 1999, in Grecia, nella partita finita 3-3 tra Olympiacos e Real Madrid.

Pensateci: è già un successo mirabile giocare a calcio per due decenni, farlo ancora ai massimi livelli assume tratti epici. Ma c’è di più: Casillas è il più giovane portiere ad aver vinto la Champions League perché nella finale del 2000, in occasione del 3-0 tra Real Madrid e il Valencia, aveva 19 anni e quattro giorni.

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Lui, del Real Madrid, è stato una bandiera apprezzata e amata; poi qualcosa si è inceppato con l’arrivo in panchina di José Mourinho che, nell’estremo difensore, vedeva la talpa dello spogliatoio che destabilizzava l’ambiente e decise di farlo fuori. Lui è rimasto lì, composto e rispettoso, e si è preso la sua rivincita alzando nuovamente la coppa dalle grandi orecchie con l’arrivo di Carlo Ancelotti: quella tanto attesa Décima che mancava nella sala dei trofei del Bernabeu da 12 anni.

L’ha sollevata a Lisbona e il Portogallo è rimasto nel suo destino: dal 2015 è il portiere del Porto e, con il club lusitano, sta allungando la striscia di record e presenze. Attualmente in Champions ha toccato quota 172 gettoni, verrà superato probabilmente da Cristiano Ronaldo, 14 presenze in meno e anche con 16 partecipazioni alla Champions League.

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Ma Iker non sembra voler mollare, ha la testa sulle spalle e, forse, anche questo è un successo non meno scontato per essere uno che ha avuto davanti a sé una generazione di galattici. Casillas, infatti, parlando delle sue umili origini ha detto:

Non sono Galáctico, sono di Mostoles