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In Italia ha fatto parlare di sé, prima di tutto, per la difficoltà nel pronunciare il suo cognome e poi anche per qualche apparizione con la maglia della Fiorentina nella stagione 2015/16.

Il polacco Jakub Błaszczykowski, però, è un idolo in patria oltre ad aver vinto tanto con la maglia del Borussia Dortmund. Cresciuto e lanciato dal Wisła Cracovia, l’esterno ha rescisso col Wolfsburg per tornare proprio dove tutto è iniziato.

Kuba ha preso una decisione di cuore. Il club polacco versa in una grave crisi economica: ha difficoltà nel pagare gli stipendi, tanto da rischiare addirittura l’esclusione dal campionato e la retrocessione in terza serie.
Davvero una brutta situazione dato soprattutto dal prestigio e dalla storia della squadra cracoviana, che conta tredici titoli nazionali, quattro coppe nazioni e una Supercoppa polacca.

Błaszczykowski ha scelto di mettere da parte la questione economica. Ha lasciato la Bundesliga e il Wolfsburg, in cui non trovava molto spazio, e si è accasato al Wisła senza percepire stipendio. Non solo, il 33enne presterà un milione di euro al club insieme ad altri due soci. Tuttavia non è la prima volta che l’esterno ha aiutato il club, in passato ha già offerto 300mila euro per rimpolpare le casse del club.

Dal punto di vista della classifica i biancostellati sono in una buona posizione tanto da giocarsi un posto utile per i playoff scudetto.

A complimentarsi della bellissima scelta il Dortmund, squadra con cui ha giocato oltre 250 partite

 

Questa notizia ha piacevolmente sorpreso anche la Polonia. Per i biancorossi Kuba è un istituzione: con 105 presenze è il calciatore con più gettoni con la nazionale.

Un trionfo di quelli storici contro uno squadrone qual è Civitanova, per quella che è stata una partita tutta italiana tra due dei team di pallavolo più forti del mondo. A Czestochowa in Polonia, Trento vince per 3-1 e torna a sul tetto del mondo a distanza di 5 anni dall’ultima volta.

Per Civitanova ennesima sconfitta in finale, la sesta consecutiva se si considerano le cinque della passata stagione (Supercoppa, Mondiale per Club, Coppa Italia, Campionato e Champions League). Lo scorso anno a Cracovia si è dovuta inchinare ai russi dello Zenit Kazan. Un vero e proprio momento no per i marchigiani che riescono ad andare in fondo ai tornei e alle competizioni, mancando però per poco il successo.

Gli uomini di mister Lorenzetti, invece, grazie al successo ottengono il quinto titolo mondiale della storia della società trentina, è record per la competizione. Dal 2008, il club del presidente Diego Mosna ha ottenuto 17 titoli.

Mvp del match il serbo Uros Kovacevic, mentre è Aaron Russell il miglior giocatore di tutto il torneo. Lo schiacciatore americano contro la Lube ha messo a segno 20 punti utili per la vittoria contro la Lube.

Tra gli altri premiati ci sono: il nazionale azzurro Simone Giannelli, che ha ottenuto il titolo di miglior palleggiatore, Kovacevic miglior schiacciatore e Grebennikov miglior libero.

Confuso e felicissimo per il trofeo è proprio capitan Giannelli. Il 22enne, dopo essersi preso la scena anche in Nazionale (bronzo europeo, argento olimpico e un secondo posto nella Coppa del Mondo), è finalmente riuscito a vincere qualcosa anche con il club che ha creduto in lui e che lo ha lanciato.

Sono frastornato, non so cosa dire. A fine partita ho pianto come un bambino. Erano un po’ di anni che arrivavamo spesso in finale e per un nulla non riuscivamo a vincere il titolo. Finalmente abbiamo invertito la rotta.

Tra le facce sconsolate di Civitanova arrivano le pesanti parole di patron Fabio Giulianelli

La proprietà non si sente rappresentata da questa squadra, provo solo vergogna!

Ai russi del Fakel Novy Urengoy il terzo posto. Nella finalina hanno battuto i padroni di casa, i polacchi del Rzeszów per 3-1 (19-25, 25-20. 25-23, 25-23).

Vittoria doveva essere e vittoria non è stata. Poco cambia per l’Italia di basket, sconfitta in Polonia nel primo match point per la qualificazione ai Mondiali in Cina nel 2019. Il ko è stato però pesante (94-78), difesa in bambola e Azzurri quasi mai davvero in partita. Ora basterà sempre vincere almeno una partita a febbraio. Il match spareggio in casa contro l’Ungheria e la trasferta in Lituania. La Croazia è aritmeticamente fuori, quindi restano i magiari a contendere la qualificazione ai ragazzi di Sacchetti.


Basterebbe il primo quarto a fotografare la gara disputata a Danzica. Il parziale è 31-18 per i padroni di casa, 16-8 dopo neanche 5 minuti. La fase difensiva italiana resta negli spogliatori, le percentuali al tiro polacche sono micidiali con quasi il 60% dal campo. Lampe giganteggia con 22 punti (e 8 rimbalzi), seguito da Ponitka (18) e Sokolowski (15). Punteggio altissimo, nel secondo quarto gli Azzurri arrivano al -8 (47-39) ma si fermano lì. Alla pausa lunga il gap è ancora in doppia cifra (52-41). Al rientro in campo prima Slaughter ci manda a -17, poi torniamo in partita con un break di 12-1 (Aradori in spolvero). Un fortunoso gioco da 4 punti di Gentile riduce lo svantaggio a 6 punti (71-65), ma è l’ultima illusione.  11-0 di controbreak polacco e partita chiusa a chiave.


L’unico sorriso azzurro arriva dalla differenza canestri che resta favorevole con il +19 dell’andata. La Cina resta a portata di mano, l’Italia non si è mossa con meno gare a disposizione. Niente drammi in attesa di febbraio, quando magari Sacchetti potrà contare sui big azzurri.

Sapevamo che sarebbe stato difficile ma il brutto primo quarto ci ha condizionato. Le statistiche parlano chiaro e stasera la Polonia ha giocato meglio di noi. Abbiamo avuto degli sprazzi ma nel momento decisivo dovevamo essere più lucidi. Ci manca una vittoria per qualificarci e vogliamo farlo subito a febbraio contro l’Ungheria. Il bilancio di questa finestra resta positivo anche se volevamo chiudere qui il discorso

POLONIA ITALIA 94-78

Polonia: Slaughter 10, Waczynski 14, Ponitka 18, Cel 1, Lampe 22; Gruszecki 3, Hrycaniuk 2, Kolenda ne, Koszarek 9, Nowakowski ne, Sokolowski 15, Sulima ne. Coach Taylor.

Italia: Vitali 2, Aradori 13, Tonut 6, Polonara 0 , Burns 10; Abass 13, Biligha 4, B. Sacchetti 6, Cinciarini 6, Filloy 9, Gentile 10, Fontecchio ne. Coach Sacchetti.

Parziali: 31-18, 52-41, 73-65, 94-78

Una partita che sa di spareggio quella tra Polonia – Italia che andrà di scena questa sera a Chorzow, città a novanta chilometri a ovest di Cracovia. Una partita tra due squadre che sono appaiate a quota 1 punto dopo due match del girone 3 di Nations League. Le due nazionali si giocano la permanenze in Serie A.

Sebbene quella di stasera sarà una partita fondamentale per gli azzurri, soprattutto dal punto di vista del risultato, un’altra importante sfida è stata quella di ventisei anni fa, disputata al Camp Nou di Barcellona l’8 luglio 1982. Era la semifinale del Mondiale in Spagna e gli azzurri di Bearzot incontravano la sorprendente Polonia di Boniek. Stessa Polonia che avevamo incontrato anche nella fase a gironi ma a cui riuscimmo a strappare un bruttissimo 0-0.

La cronaca della semifinale però è stata completamente diversa con un’Italia convinta dei mezzi e proiettata verso la finale di Madrid.

I polacchi erano privi della loro stella Zbigniew Boniek, costretto a saltare la semifinale per squalifica dopo il match contro il Belgio in cui aveva realizzato una tripletta.
L’Italia invece era senza Claudio Gentile, colonna importante della difesa azzurra, ma in più aveva un super Paolo Rossi che, dopo la tripletta al Brasile nel turno precedente, rifilò anche una doppietta ai biancorossi. Da quel giorno era sempre più in voga il nome di “Pablito”.

Il futuro Pallone d’oro e capocannoniere del Mundial sfiorò subito il gol in avvio di partita, poi trovò il guizzo vincente al 22esimo minuto, deviando, da buon opportunista d’aera di rigore, una punizione di Antognoni. Intorno al 73esimo minuto Rossi si ripete: Bruno Conti si involò sulla fascia sinistra e servì un delizioso cross proprio sulla testa del numero 20, a cui bastò inginocchiarsi per appoggiare il pallone nuovamente alle spalle del portiere Mylnarczyk.

Qualche anno più tardi proprio Rossi dirà che su quella palla calciata da Conti c’era scritto “Basta spingere”.

Stasera il valore della partita è sicuramente diverso, ma una vittoria darebbe fiducia a un gruppo che dalla mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018 non è riuscita ancora a rialzarsi del tutto.

Piątek c’ha provato a fare un favore all’Italia, nazione in cui gioca attualmente con la maglia del Genoa. Poi anche Blaszczykowski, gravitato per un anno dalle parti della Fiorentina, ha cercato di riaprire il match. Ma un altro ex-italiano, quell’André Silva che ha giocato (poco e male) l’anno scorso con la maglia del Milan, ha deciso di piazzare una doppietta nel 3-2 finale con cui il Portogallo ha battuto la Polonia, a Chorzow, nel match del gruppo 3 della Lega A di Uefa Nations League.

Una bella mazzata per le sorti del mini-girone: i portoghesi sono a punteggio pieno dopo due gare, Polonia e Italia sono sotto unite in classifica dall’unico punto conquistato. Così la gara di domenica 14 ottobre per la banda di Mancini, che non sa più vincere, diventa un vero e proprio spareggio:  bisogna battere i ragazzi di Brzeczek a casa loro per evitare la retrocessione nel girone B.

Da dentro o fuori, dunque, senza giri di parole: se gli Azzurri dovessero perdere, la retrocessione sarebbe aritmetica perché la Polonia salirebbe a quattro punti con un vantaggio di gol negli scontri diretti che, ricordiamo, è il primo criterio che viene considerato in caso di arrivo a pari punti. L’Italia, tra l’altro, ha il peggior attacco con una sola rete realizzata, nell’1-1 polacco, da Jorginho su rigore.

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Se le due nazionali, invece, dovessero pareggiare, l’esito del gruppo 3 sarebbe rimandato all’ultima giornata che si giocherà su due fronti, Italia – Portogallo il 17 novembre a San Siro, e Portogallo – Polonia il 20 novembre a Guimaraes.

Nel campo delle ipotesi, immaginiamo anche un’Italia vincente contro la Polonia e se dovessero arrivare tre punti anche contro Cristiano Ronaldo&co., Mancini potrebbe anche clamorosamente acciuffare la testa del raggruppamento: si dovrebbero incastrare diverse variabili, come la rivincita dei polacchi contro il Portogallo stesso. Si avrebbe così, Italia a sette punti, Portogallo sei e Polonia quattro, che così sarebbe retrocessa in Lega B.

Ma nei sogni e negli incubi del “Mancio” c’è solo il pensiero di vincere la prima partita con la Nazionale.

 

E’ di nuovo la Polonia sul tetto del mondo della pallavolo. Dopo il capolavoro del 2014 quando vinsero il torneo iridato da padroni di casa, i polacchi centrano una storica doppietta. Nella finale di Torino la squadra di Vital Heynen ha superato il Brasile nel remake della finale quattro anni fa. Brasile che, per inciso, ha disputato la quinta finale consecutiva, piegandosi ad un netto 3-0 (26-28, 20-25, 23-25) sotto i colpi di Bartosz Kurek, protagonista con una prova straordinaria, portata a casa con 24 punti.

La Polonia, con il primo successo datato 1974 in Messico, raggiunge proprio l’Italia al terzo posto nello storico medagliere con tre Mondiali e un argento, dietro a Brasile e all’irraggiungibile Urss. Per la nazione polacca, che ha nel volley lo sport nazional-popolare, è un trionfo in grado di coinvolgere tutto il paese, dai tifosi più accaniti a quelli che si sono ritrovati a Varsavia travolti dai festeggiamenti. Più del calcio, è la pallavolo la disciplina praticata nelle palestre e nelle scuole: alle spalle c’è una struttura consolidata, un’organizzazione in grado di sfornare talenti e atleti che sanno fare la differenza.

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Da Katowice a Torino, dal Mondiale a domicilio di quattro anni fa a quello in trasferta, eppure i ragazzi di Vital Heynen venivano dalla delusione degli ultimi Europei e da una deludente Final Six della Nations League; ma la Polonia si è fatta trovare pronta nel momento più importante, quella che nel weekend decisivo ne aveva più delle altre, eclissando a turno Usa e Campioni Olimpici.

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E se sono loro i più forti del globo, l’apoteosi è totale pensando al fenomeno Wilfredo Leon: lo schiacciatore di origini cubane, da molti considerato il miglior giocatore al mondo, è stato naturalizzato per matrimonio e dopo aver vinto tutto con lo Zenit Kazan è pronto a incantare prima a Perugia e poi con la sua nuova nazionale, appunto la Polonia.

Potrebbe esser peggio…potrebbe piovere

Frankenstein Junior è un film passato alla storia, soprattutto in Italia, grazie alla perfetta traduzione esilarante dei dialoghi. Certo è  che la frase detta da Igor bene inquadra le ore che sta vivendo l’Italvolley chiamata a un’impresa titanica nella terza partita del girone J dei Mondiali in corso in Italia e Bulgaria.

Quello che non doveva accadere. La Serbia, dopo aver disintegrato le certezze azzurre nella gara d’esordio delle Final Six, ha perso mercoledì 27 contro la Polonia per 3-0  (28-26, 28-26, 25-22) e inguaia l’Italia sconfitta con lo stesso risultato proprio dalla nazionale di Grbic. I ragazzi di Blengini sono chiamati a un miracolo sportivo perché per accedere alle semifinali c’è bisogno solo di un risultato.

O meglio, non solo un risultato, ma anche una perfetta congiunzione astrale che costringe Zaytsev e compagni non solo vincere il match contro la Polonia (ore 21.15 sulla Rai) senza perdere un set, ma contando anche i punti.

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Ecco i calcoli: per conquistare le semifinali, gli azzurri domani dovranno battere 3-0 i polacchi facendogli fare meno di 60 punti totali visto che il quoziente fino ad ora dice Serbia +15, Polonia +7, Italia -22. Battendo la Polonia per 3-0, tutte e tre le squadre del girone chiuderanno con una vittoria, tre punti e quoziente set di 1.000. A quel punto si andrebbe a guardare il quoziente punti: al momento gli azzurri sono a -22, la Polonia è a +7, la Serbia a +15. La Nazionale dovrebbe vincere con almeno 15 punti di margine impedendo alla Polonia di fare più di 60 punti totali (esempio vincendo tre set 25-20) per salire a -7 e lasciare i polacchi a -8.

Potrebbe piovere, potrebbe diluviare o potrebbe splendere un sole dardeggiante. Il cammino per l’Italia in salita, ma una volta arrivati in alto, la vista sarà da mozzare il fiato.

L’Italvolley è tornata sulla terra e lo ha fatto nel modo peggiore possibile.

Gli azzurri, al primo match delle Final Six, sono stati letteralmente strapazzati dalla Serbia con un netto 3-0 (25-15, 25-20, 25-18). Una partita che ha visto i balcani nettamente superiori rispetto ai nostri e ora la strada si fa molto più complicata con la partita della vita da affrontare contro la Polonia domani sera.

Un primo set proprio da dimenticare in cui l’Italia è rimasta negli spogliatoi nonostante la spinta dei 15mila spettatori presenti al PalaAlpitour di Torino. Gli altri due set un po’ più combattuti ma mai realmente incisivi.

Una serata da incorniciare per i serbi, soprattutto in difesa e alla battuta. Quando ci metti caparbietà tutto ti riesce bene. Caparbietà che invece gli azzurri hanno lasciato al match contro l’Olanda vinto per 3-1 qualche giorno fa.

Contratti e confusi, i ragazzi di Blengini si arrendono quasi senza giocarsela con la solida squadra di Grbic, devastante anche avanti.

Lo scarso rendimento azzurro in attacco (un misero 37% di realizzazione con appena 13 punti in due per Zaytsev e Juantorena) hanno contribuito alla giornata negativa, oltre ai discontinui errori in ricezione e sotto rete.

Ora serve un pronto riscatto contro la Polonia per cercare di rialzare subito la testa se si vuole raggiungere la semifinale. Partita difficilissima soprattutto dal punto di vista mentale e ci vorrà quasi un miracolo contro i campioni del Mondo. Ovviamente bisogna capire anche il risultato di questa sera in cui i polacchi sfideranno proprio i serbi.

A brillare nel match è stato Aleksandar Atanasijevic con 19 punti, per l’Italia solo Mazzone in doppia cifra (11 punti).

Per il regista Simone Giannelli alla Gazzetta

Non siamo riusciti a cambiare mai la partita. Non siamo mai stati lucidi nella nostra fase di cambio palla. Loro sono stati sempre costanti, è colpa nostra che non siamo mai riusciti a cambiare la situazione.

I Mondiali 2018 di volley maschile entrano nel vivo. Dopo i due incontri d’apertura di domenica 9 settembre che hanno visto i padroni di casa Italia e Bulgaria vincere rispettivamente contro Giappone (riuscita l’idea di disputare il match all’aperto all’interno del Foro italico) e contro Finlandia, nella giornata di mercoledì 12 il torneo si carica con ben 10 incontri in programma sparpagliati tra Firenze, Bari, Varna e Ruse (entrambe in Bulgaria).

Si inizia con Francia – Cina, alle ore 13, nel Pool B. A Ruse, favori del pronostico tutti indirizzati verso i Galletti nonché campioni d’Europa del 2015. Alle 14.00, per il Pool C, a Bari il derby africano tra Camerun e Tunisia, senz’altro le compagini con il più basso livello tecnico di tutta la manifestazione.

Molto probabilmente tra Paesi Bassi e Canada (ore 16, Pool B, a Ruse) dovrebbe uscire la terza squadra del girone alle spalle delle più quotate Francia e Brasile. Dopo due stagioni positive, i canadesi partono leggermente favoriti rispetto agli Orange decisamente lontani dai fasti di 20 anni fa quando proprio contro l’Italia si contendevano i palcoscenici più importanti.

A completare le gare delle 16, per il Pool D a Varna, c’è Iran contro Porto Rico. Match esotico e di difficile lettura con la formazione mediorientale più tecnica e pronta rispetto ai caraibici.

Alle ore 17 si ritorno a Bari, al PalaFlorio, per il Pool C dove si alza il sipario per l’esordio dei campioni d’Europa e freschi vincitori della Nations League. La Russia è di scena contro l’Australia, nazionale che non dovrebbe creare ostacoli per l’armata russa che corre spedita per la vittoria finale.
Dopo ben 44 anni di assenza, torna ai Mondiali la Repubblica Dominicana. Alle 17, per il Pool A a Firenze, la cenerentola del torneo ha di fronte la Slovenia, possibile insidia nel cammino azzurro.

Ci avviamo verso sera con i due match delle 19.30 dove scendono in campo due topteam: sulla carta facile esordio per i campioni Olimpici del Brasile (sempre per il Pool B) che provano a mettere in saccoccia i primi tre punti contro l’Egitto, nonostante diversi infortuni. Ma gli occhi sono tutti puntati a Varna, nel Pool D, per il primo incontro dei campioni del Mondo: la difesa del titolo della Polonia inizia contro Cuba, avversario alla portata.

Nostalgia e prove tecniche sono le motivazioni che spingono l’Italia a osserva la sfida tra Belgio e Argentina (ore 20.30 a Firenze per il Pool A): da un lato le prossime due avversarie per gli azzurri, dall’altro occhio ai ct con Andrea Anastasi a guidare il Belgio e Julio Velasco per l’Albiceleste. Parliamo di due leggende per la pallavolo italiana: il primo quarto ai Mondiali del 2010, Velasco, detto il “Guru”, è colui che ha creato la famigerata Generazione dei Fenomeni.

Credits: Volleyball.it

Chiude questa pirotecnica giornata il big match e tra le più attese sfide di questa prima fase. Ancora a Bari, sempre 20.30, per il Pool C, riflettori puntati sulla classica Usa- Serbia. Due favoriti per il titolo finale, chi vince questa può avere già un piede nella fase successiva.