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Qualche anno fa in molti avevano appreso con molta tristezza la notizia dell’addio delle scarpe Adidas Predator dal mercato, per quelle che non stati dei semplici scarpini da calcio ma che hanno segnato una generazione di campioni a cavallo tra gli anni ’90 e 2000.

Tra le icone che hanno indossato queste scarpe magiche: Steven Gerrard, Alessandro Del Piero, Zinedine Zidane e David Beckham. Questi ultimi due, a distanza di 25 anni dal primo lancio delle Predator, sono i protagonisti del nuovo video in cui viena presentata una collezione in edizione limitata interamente dedicata ai due ex fuoriclasse, compagni di squadra nel Real Madrid dei “Galacticos”.

Nel video i due campioni scelgono coloro che avranno la possibilità di ricevere le loro nuove scarpe: le “Accelerator” dorate del francese, le “Precision” argentate dello Spice Boy.

Tra i calciatori scelti, oltre a molti dilettanti, ci sono i terzini, Benjamin Pavard e Marcelo.
Per il centrocampista dello United Paul Pogba, invece, David Beckham invia direttamente un messaggio privato in cui gli scrive che il pacco sta arrivando.

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La coppia “galacticos” Zidane – Beckham

La quantità è davvero limitata e le scarpe sono disponibili sullo store online  e presso rivenditori selezionati dal 12 marzo.

L’azienda tedesca nel 2015 comunicò che le Predators non sarebbero state più prodotte dopo 20 anni.
Gli scarpini divennero famosi perché indossate dai fuoriclasse degli anni, oltre a essere un modello innovativo, proponendo una nuova caratteristica rivoluzionaria. Fu eliminato il cuoio dalla zona del collo interno del piede e furono applicate strisce di gomma.
Era possibile aumentare la sensibilità e l’attrito tra il pallone e la scarpa, facilitando il controllo e la rotazione della sfera stessa.

Realizzati con pelle di canguro e seguendo uno stile cromatico semplice (chi può mai dimenticarsi la scarpa nera con qualche tocco di rosso e con tre strisce bianche ai lati!?), dal 1994 ad oggi, si sono succeduti 12 i modelli di Predator, con qualche variante per il rugby e versioni più economiche in pelle sintetica.

E sapete chi fu il primo giocatore a segnare una rete con queste scarpe? Il primo gol fu realizzato il 30 aprile 1994 da John Collins, giocatore del Celtic, che trasformò un calcio di punizione nell’1-1 contro il Rangers.

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Jhon Collins segna con le sue Predator il gol vittoria del Celtic nell’Old Firm contro i Rangers

Ritornare alla vita a 14 anni. Sì, proprio ritornare seppur al momento per dieci minuti, il tempo di ricevere applausi, abbracci e di rincorrere qualche pallone. A 14 anni, da bambini come da adulti, però, può bastare perché Bryan Dodien, calciatore delle giovanili della Juventus ha appena sconfitto il suo avversario più infimo e temibile: il cancro diagnosticato nel 2015, a 11 anni appena.

In autunno la liberazione con la fine della malattia e il reintegro in rosa. L’8 novembre l’atteso primo allenamento a Vinovo con i compagni di sempre, la sua classe del 2004. E infine la prima partita ufficiale con la maglia numero 18 e la vittoria per 3-1 contro il Bologna, davanti agli occhi di nonna Silvayne che è stata costantemente accanto a lui negli interminabili giorni di cura in ospedale.

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Una lotta che ha trovato tanti sostenitori lungo la strada irta e tortuosa, uno su tutti Paul Pogba che si era interessato alla sua storia dall’inizio, ne era stato colpito al punto da voler dedicargli un gol, con tanto di dedica: è il 16 dicembre 2015, 4-0 al Toro negli ottavi di Coppa Italia. Pogba segnò l’ultima rete e mostrò al mondo una maglietta con la scritta “Bryan sono con te”. A fine partita spiegò:

Bryan è un ragazzo piccolo che giocava alla Juve, ha il cancro. Ho detto che dovevo segnare un gol. Sono sempre con lui e non lo lascerò mai

Quando il centrocampista del Manchester United ha saputo della guarigione del ragazzotto, ha postato su Instagram le sue vecchie foto assieme a un messaggio emozionato: «Questa è una benedizione. Sono orgoglioso di te, amico mio, grazie per essere una ispirazione per me e tanti altri. Spero di vederti presto».

 

Il gigante e il bambino. Il beniamino e il giovane calciatore. E per una volta l’alto, il più piccolo, a essere d’ispirazione. Complimenti Bryan, la vita ti aspetta!

Anche da subentrante in panchina fa le cose per bene così come accadeva da giocatore. Ole Gunnar Solskjaer è il nuovo manager dal Manchester United dal 19 dicembre al posto di José Mourinho. Finora in Premier League l’ex attaccante norvegese ha saputo solo vincere. Quattro partite, quattro vittorie: 14 gol fatti, 3 reti subite. Una posizione di classifica sensibilmente migliorata nei distacchi rispetto allo Special One. Sesto posto, ma a sola 3 e 6 lunghezze di distanza da Arsenal e Chelsea che precedono i Red devils. E una serie di giocatori rivitalizzati, a partire da Pogba.


L’obiettivo per Solskjaer è continuare questa striscia positiva anche in FA Cup. Oltremanica il calcio non si ferma mai e oggi è in programma il terzo turno di Coppa d’Inghilterra. All’Old Trafford arriva il Reading, formazione che milita in Championship. Le quattro vittorie consecutive nell’era Solskjaer costituiscono un record prestigioso. Era dai tempi di Sir Matt Busby nel 1946 che il club non raggiungeva un filotto di vittorie simile. Prima di una piccola pausa, il Manchester vuole fare strada in Coppa. Poi si volerà a Dubai, in quello che tutto sembra tranne che un ritiro. La Premier ripartirà il 12 gennaio, il giorno dopo lo United sarà impegnato a Londra con il Tottenham. Solskjaer preparerà la partita nel lussuoso resort “One & Only Royal Mirage Arabian Court” di Dubai, votato tra i migliori 25 alberghi degli Emirati Arabi Uniti.


Lì Pogba e compagni potranno rinvigorire l’amalgama di gruppo persa con Mourinho. L’arrivo di Solskjaer ha fatto bene a diversi campioni che sembravano dispersi. Pogba, ad esempio. Dalle voci su una probabile cessione a 4 reti e 3 assist in tre partite. Poi Rashford (3 gol e 1 assist), Lingaard (2 gol e 1 assist), Martial (1 gol e 1 assist) e Sanchez (1 assist).


Tutto merito del norvegese, abile da subentrante anche quando segnava gol decisivi nel Manchester di Ferguson. Chiedere per informazioni al Bayern Monaco nell’incredibile finale di Champions di vent’anni fa a Barcellona. L’unico problema per giocatori e addetti ai lavori sembra essere solo uno: ma come si pronuncia davvero Solskjaer? La risposta arriva direttamente dall’interessato.

Chiamatelo pure Special Once. C’era una volta lo Special One strabiliante, quello della Champions League impossibile al Porto e dell’ancor più assurdo triplete dell’Inter del 2010. E in mezzo l’amore più bello con il Chelsea ambizioso di Abramovich e la prima Premier League vinta dopo 50 anni. Quel José Mourinho che in dodici anni, dal 2003 al 2015, ha rivoluzionato il calcio europeo tra Portogallo, Inghilterra, Spagna e Italia, portando a casa 22 titoli, non c’è più.

Quello che si toglieva la medaglia dal collo mentre il Porto alzava la Champions League, quello “padrone” del suo futuro che piangeva e abbracciava Materazzi dopo la finale di Madrid, ecco quel Mourinho che non è più artefice del suo destino. E lo dimostrano le sue ultime due gestioni, dal ritorno al Chelsea agli ultimi anni al Manchester United, da  una coincidenza di tempi beffarda: il 17 dicembre 2015 José Mourinho veniva esonerato dal Chelsea, tre anni dopo il 18 dicembre 2018, esattamente alle 9.46 orario inglese, il manager portoghese viene licenziato dal Manchester United.

 

Nell’arco temporale di tre anni, due bocciature pesanti per lo Special One, con tre glorie isolate come la conquista della Coppa di Lega, dell’Europa League e della Community Shield, con i Red Devils, nel 2017. Tre trofei, certamente importanti, ma che non hanno entusiasmato l’ambiente di Manchester abituato ai fasti di Alex Ferguson, a vincere le coppe “di Serie A” e a trionfare in Premier Leauge. Mou viene esonerato per un gioco mai decollato e apprezzato, ma anche e soprattutto per i risultati mediocri, ennesimi, in Premier. Nel complesso dei due anni e mezzo, è stato in panchina 144 volte, vincendo 84 partite, pareggiandone 31 e perdendone 29, ma pesa il sesto posto in classifica, lontani dalla zona Champions e a -19 dal Liverpool che è in testa e proprio domenica 16 dicembre vittorioso per 3-1. Pesa la gestione burrascosa con alcuni giocatori importanti dello spogliatoio dal capitano Valencia a Lukaku, ma soprattutto con Paul Pogba, la cui immagine da imbacuccato spettatore panchinaro durante la partita di Anfield è eloquente.

Per la quarta volta in carriera, Mourinho non riesce a completare l’anno calcistico all’interno della medesima società. Oltre all’ultima esperienza di Manchester e al già citato esonero di tre anni fa al Chelsea, nella carriera del portoghese, è successo solamente altre due volte e, coincidenza, ancora a dicembre: nel settembre del 2000, Mourinho lasciò il Barcellona per essere ingaggiato dal Benfica in sostituzione dell’esonerato Jupp Heynckes. Fu la prima esperienza su una panchina prestigiosa, ma dopo sole nove partite di campionato, il 5 dicembre, rassegnò le dimissioni a causa del cambio di presidenza del club.

Nel gennaio 2001 si accasò all’União Leiria, conducendo la squadra prima al quinto posto, la posizione più alta mai raggiunta dal club, e poi al terzo posto nel dicembre del campionato 2001-2002 prima di passare, ancora una volta durante l’ultimo mese dell’anno, al Porto. Esattamente la squadra da cui è partita la rincorsa verso il successo. Il successo dello Special One…ora Special Once.

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Lo spogliatoio del Manchester United sembra stia per esplodere. Da un lato ci sarebbe Josè Mourinho, dall’altro Paul Pogba. In mezzo una squadra che non vive un gran momento e che cerca il riscatto nella trasferta a Londra contro il West Ham.

L’inizio di stagione dei Red Devils non è stato dei migliori. Dopo sei giornate di Premier League la squadra arranca al settimo posto, con soli 10 punti. Il Liverpool a punteggio pieno è a 18, Manchester City e Chelsea sono avanti di 6 (16 punti). In Champions League l’esordio è stato convincente ma in un test poco attendibile: vittoria per 2-0 sul campo degli svizzeri dello Young Boys, nello stesso girone di Juventus e Valencia.

Pogba e compagni dopo il ko interno (0-3) contro il Tottenham

Male, malissimo in Coppa di Lega, con la clamorosa eliminazione interna per mano del Derby County (club che milita in Championship) dell’allievo Frank Lampard. Proprio in questa occasione si è consumata l’ultima faida interna tra Mou e Pogba, originata da un video postato dal francese su instragram durante il match (poi perso) di Carabao Cup. Un episodio infelice che ha scatenato le ire del tecnico portoghese: il campione del mondo Bleu è stato infatti degradato da vice capitano. All’indomani del ko in Coppa, le telecamere hanno poi catturato un istante dell’allenamento in cui i due dialogano a muso duro nel centro sportivo di Carrington.

Inequivocabili le parole di Mourinho alla vigilia della gara con il West Ham

Il Manchester United è più grande di chiunque altro e io devo difenderlo

Ma non basta perché secondo la stampa inglese lo Special One non avrebbe gradito l’atteggiamento di Rashford dopo la partita contro lo Young Boys. Indiscrezioni d’OltreManica raccontano di uno spogliatoio diviso a metà: da una parte l’ala guidata da Pogba con Martial, Bailly, Rashford, Shaw e Pereira, dall’altra Mou supportato da Sanchez, Fellaini, Valencia, Matic, Young. Una situazione che alimenta le voci di un addio da Manchester di entrambi i protagonisti. Su Pogba ci sarebbe il Barcellona o un possibile ritorno alla Juve mentre il fantasma di Zidane aleggia sulla panchina di Old Trafford.

Mourinho e Zidane ai tempi del Real Madrid

Ai Campionati del Mondo di Russia 2018 saranno loro a condividere i propri ricordi. Perché prima di diventare calciatori di fama planetaria, stelle come Neymar, Harry Kane, Son Heungmin e Javier Hernandez erano semplici ragazzi appassionati di calcio. E allora riviviamo insieme a loro tutti i ricordi, sia piacevoli che dolorosi, della più grande competizione calcistica: la Coppa del Mondo.

Luka Modric, centrocampista della Croazia: «All’epoca di Francia ’98 avevo 13 anni, quei mondiali li ho seguiti con i miei amici e la mia famiglia a Zara. Dopo ogni vittoria tutti ci sentivamo sempre più felici. Inoltre, fu una grande pubblicità per la Croazia, finalmente il mondo intero si accorse di noi. Iniziai a sognare di essere in grado, un giorno, di raggiungere quei livelli. È stato fenomenale»

Thiago Alcatara, centrocampista della Spagna: «Il mio primo ricordo è la Coppa del Mondo del 1994, che vinse mio padre, il brasiliano Mazinho. Avevo solo tre anni e anche se non ricordo le partite, ricordo molto chiaramente le celebrazioni di tutta la famiglia quando tornò a casa. Ricordo anche la finale del 2010 tra Spagna e Olanda e, ovviamente, il gol di Andrés Iniesta. Fu il momento più importante nella storia del calcio spagnolo. Ero con la squadra degli Under 19 in quel momento. Quando Andrés segnò, persino il televisore finì sul pavimento»

 

Alireza Jahanbakhsh, centrocampista dell’Iran: «Stavo guardando i Mondiali del 2006 a casa, insieme alla mia famiglia. Mentre seguivamo una partita, mio ​​padre si voltò verso di me e disse: “Questo è il mio più grande sogno: vederti, un giorno, indossare la maglia della nazionale ai Mondiali”. All’epoca ero solo un bambino: nessuno di noi avrebbe potuto immaginare che l’avrei fatto davvero, appena otto anni dopo. Il suo sogno è infine diventato il mio sogno»

 

Gabriel Jesus, attaccante del Brasile: «Durante gli ultimi tre Mondiali ho dipinto i bordi delle strade della favela della mia città natale, Jardim Peri, per celebrare questa competizione; per la mia comunità è quasi un obbligo. Spero di avere la possibilità di giocare ai Mondiali in Russia per ripagare tutto l’affetto dei miei tifosi»

 

 

Radamel Falcao, attaccante della Colombia: «Il mio primo ricordo della Coppa del Mondo? Il goal di Freddy Rincon contro la Germania in Italia ’90. Avevo quattro anni, per questo ne ho un ricordo vago, ricordo che tutti in Colombia lo hanno celebrato. Io e gli altri ragazzi della mia generazione siamo cresciuti rivedendo quel goal più e più volte»

 

Javier Herdandez, attaccante del Messico: «La prima Coppa del Mondo che ricordo è quella del 1998, il mio idolo in quel momento era Ronaldo. Ricordo che a causa degli orari delle partite, a volte uscivo da scuola in anticipo e correvo a casa per non perdermi nulla»

 

Harry Kane, attaccante dell’Inghilterra: «Ricordo i Mondiali del 2002, quando Ronaldinho mise nell’angolo in alto un calcio di punizione contro l’Inghilterra nei quarti di finale. Ancora oggi mi fa male! Questo è stato il mio primo ricordo di un Mondiale e da allora il mio sogno è sempre stato giocarne uno»

 

 

Julian Draxler, centrocampista della Germania: «La prima coppa del mondo che ricordo di aver visto attivamente è stata quella del 2006, qui in Germania, io e la mia famiglia abbiamo guardato tutte le partite. Quella squadra tedesca ha entusiasmato l’intero paese, quindi ciascuna delle loro prestazioni è stata un vero momento clou»

Igor Akinfeev, portiere della Russia: «Ricordo la Coppa del Mondo di USA ’94. Fu una sensazione travolgente. Quella è stata la prima volta in cui ho capito cosa fosse il calcio, ogni mossa, l’intero gioco. I miei ricordi migliori sono legati alla partita contro il Camerun, quando Oleg Salenko segnò cinque goal e la Russia vinse 6 a 1»

 

Son Heungmin, attaccante della Corea del Sud: «Ho molti bei ricordi relativi ai mondiali del 2002. Ricordo che dopo i calci di rigore contro la Spagna nei quarti di finale, tutti erano impazziti dalla gioia. Non potevamo crederci. Non sono in grado di scegliere un singolo episodio di quella Coppa del Mondo. Ogni momento è stato fantastico»

 

Neymar, attaccante del Brasile: «I primi Mondiali di cui ho memoria sono quelli del 1994. Sebbene avessi due anni, penso che il mio primo ricordo sia il gol segnato al volo da Romario contro l’Olanda su cross di Bebeto dalla sinistra. Un vero e proprio golazo»

 

Paul Pogba, centrocampista della Francia: «Ricordo la vittoria per 3-0 della Francia sul Brasile nel 1998. Ero molto giovane, avevo solo sei anni, ed ero a casa a guardare la partita con tutti gli altri. Non appena terminò la partita, uscimmo tutti e salimmo in macchina a fare caroselli. Eravamo tutti felici»

 

Prima di Neymar al Paris Saint Germain, prima delle megalomani operazioni di mercato in terra inglese con gli acquisti in difesa tra Manchester City e Liverpool. Prima della bolla creata da sceicchi e fondi asiatici, c’era l’Italia che come il Klondike era una miniera d’oro per numero di talenti e operazioni di calciomercato. Ma quali sono state le operazioni più costose che hanno visto coinvolta la Serie A sia in entrata che uscita? Ecco la top10

 

#10 Christian Vieri

Nella Liga, con la maglia dell’Atletico Madrid, segna 24 gol in 24 partite. Primo posto nella classifica marcatori e quindi la conquista del Trofeo Pichichi, unico italiano a vincerlo. La Lazio di Cragnotti, dunque, decide di riportarlo in Italia nell’estate 1998 dopo una sola stagione in Spagna. Ma Vieri, nella capitale rimane poco: è sensazionale il suo passaggio all’Inter l’anno successivo con Moratti che vuole regalare a Lippi l’ariete per puntare allo scudetto. L’operazione per portare a Milano il 25enne ex-Juve è, fino a quel momento, la più costosa di sempre: quasi 90 miliardi di lire offerti alla Lazio (nel prezzo è compreso il cartellino di Simeone, valutato 21 miliardi) ovvero 48 milioni di euro.

#9 Gaizka Mendieta

Sono gli anni dello strapotere della Lazio e di Cragnotti prima del crack fallimentare. I laziali non solo dominano in Serie A e si fanno valere anche in Europa sul rettangolo di gioco, ma fanno la voce grossa anche nel calciomercato. L’oggetto dei desideri è lo spagnolo Mendieta, capitano e leader del Valencia con il quale, dopo aver vinto la Coppa del Re e la Supercoppa spagnola nel 1999, disputa due finali consecutive di Champions League, perdendole entrambe contro Real Madrid e Bayern Monaco. Eletto miglior giocatore della competizione nella stagione 2000-2001, la Lazio, nella stessa estate dopo aver ceduto Nedved alla Juventus, decide di piazzare il colpo versando nelle casse valenciane 89 miliardi di lire (48 milioni di euro) diventando così il secondo acquisto più costoso nella storia del club biancoceleste dopo Hernan Crespo.

#8 Gianluigi Buffon

Quelle di inizio millennio sono estati calde, caldissime per il mercato dei calciatori, soprattutto in Italia che di talenti ne ha ancora e mantiene un prezioso fascino a livello europeo e internazionale. Così sempre nell’estate 2001, mentre Mendieta valigie in mano passa dalla Spagna all’Italia, percorso inverso – destinazione Madrid – lo fa Zinedine Zidane che lascia la Juventus per accasarsi al Real. Con i soldi incassati, la Juventus decide di investire massicciamente nel mercato facendo razzia del meglio che c’è in giro. Sfumato lo scudetto anche (ma non solo) per alcune incertezze del portiere Van Der Sar, Moggi bussa alla porta del Parma e chiede Buffon, 23 anni e un futuro certo da campione. Così, dopo aver perfezionato l’acquisto di Lilian Thuram dal Parma, sempre dagli emiliani, la Juventus acquista Buffon per 75 miliardi di lire più la cessione a titolo definitivo di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi (in totale 52,88 milioni di euro). Il portierone è quell’anno l’acquisto più oneroso nella storia della società bianconera, record mantenuto fino al 2016.

#7 Hernan Crespo

L’avevamo già chiamato in causa con l’operazione Mendieta. Sì, perché Gaizka è il secondo acquisto più costoso nella storia della Lazio: al primo posto c’è l’attaccante argentino Hernan Crespo. Crespo nel 2000 ha 25 anni, gioca nel Parma e con i ducali vince Coppa Italia, coppa Uefa e Supercoppa Italiana. La Lazio con il tricolore sul pezzo investe ben 110 miliardi di lire (56,81 milioni di euro) per aggiudicarsi el Valdanito. Il suo trasferimento risultò essere il più costoso nella storia del calcio mondiale, seppur per pochi giorni: nello stesso mese, infatti, il portoghese Luis Figo viene acquistato dal Real Madrid per 143 miliardi di lire.

#6 Edison Cavani

Edinson Cavani si è affermato come uno dei giocatori più prolifici d’Europa. È passato dal Napoli al PSG nel 2013 ed è adesso parte di quello che è probabilmente il miglior attacco d’Europa. Il suo trasferimento da 64 milioni e mezzo di euro adesso sembra un affare se si pensa al mercato gonfiato ed Edison, attualmente, è il miglior marcatore nella storia del club transalpino. Scommesse calcio oggi vedono il PSG tra i favoriti per la conquista della Champions League in quanto possono disporre anche della star brasiliana Neymar per rinforzare il loro attacco. Dai uno sguardo all’infografica per vedere i maggiori ingaggi della Serie A.

#5 Kakà

Mezzo milione in più rispetto all’affare Cavani – PSG, in quinta posizione c’è la cessione di Kakà nel 2009 al solito Real Madrid che, ciclicamente, mette piede nel supermercato Italia. Kakà, figliol prodigo del Milan, già promesso a gennaio al Manchester City decide di rimanere in rossonero, ma la cessione è solo rimandata e approda così nell’universo Galacticos assieme a Cristiano Ronaldo. La faraonica campagna acquisti del Real Madrid di Florentino Perez continuò con l’ingaggio del francese Karim Benzema dal Lione per 35 milioni, degli spagnoli Raul Albiol dal Valencia, Alvaro Arbeloa e Xabi Alonso dal Liverpool e Esteban Granero dal Getafe.

#4 Zlatan Ibrahimovic

Zlatan nella sua ossessiva ricerca di vincere la Champions League, dopo aver dominato in Italia prima con la Juventus e poi con l’Inter accetta il passaggio al Barcellona, nella stessa estate del doppio colpo merengues Kakà – Cristiano Ronaldo. La società spagnola paga 46 milioni di euro all’Inter più la cessione del camerunese Eto’o, valutato 20 milioni. Inizialmente è previsto anche il prestito per un anno del bielorusso Hleb, con diritto di acquisto da parte dei nerazzurri per 10 milioni, ma è saltato, e quindi il Barcellona versa altri 3 milioni circa per concludere l’affare per una valutazione totale di 69.5 milioni di euro.

#3 Zinedine Zidane

L’avevamo già accennato. Eccoci al gradino più basso del podio. Sua maestà Zinedine Zidane che nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club Real Madrid che, per averlo tra le sue file sborsa 150 miliardi di lire (77,5 milioni di euro), realizzando il più costoso trasferimento di un giocatore nella storia del calcio fino a quel momento. Con i bianconeri, il talento francese gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A.

#2 Gonzalo Higuain

Tra acquisti e cessioni, sul podio c’è sempre la Juventus. Gonzalo Higuain, a modo suo, ha segnato la storia della Serie A: arrivato in Italia nel 2013, comprato dal Napoli per sostituire proprio Cavani, el Pipita nella stagione 2105-2016 fa il botto. Entra nella top ten dei migliori marcatori della storia del Napoli, toccando quota 70 reti complessive;  va a segno per sei giornate consecutive, eguagliando la striscia positiva di Maradona nella stagione 1987-88; supera  Cavani per gol segnati in una stagione, fino ad allora il miglior cannoniere stagionale nella storia degli azzurri e il 14 maggio, nel 4-0 dell’ultima giornata contro il Frosinone, realizza la tripletta che gli consente di chiudere il campionato con 36 reti in 35 partite, vincendo la classifica marcatori e superando il record assoluto di reti in un singolo campionato italiano, fino ad allora detenuto da Nordahl nella stagione 1949-50, ed eguagliando inoltre quello di Rossetti che resisteva dal 1928-29, quando il campionato si disputava a più gironi. Con questo bigliettino da visita niente male, la Juventus decide di fare follie e sborsa ben 90 milioni di euro per averlo. Il suo trasferimento è il più costoso nella storia della Serie A.

#1 Paul Pogba

Ma se la Juventus ha potuto sborsare questa cifra è perché nella stessa sessione di mercato, nell’estate 2016, il Manchester United bussa alla porta dei bianconeri per riportarsi a casa il gioiellino Pogba lasciato partire troppo in fretta. La cifra è da capogiro: per riacquistare a titolo definitivo il suo ex calciatore, il club inglese sborsa una somma complessiva di 105 milioni di euro. In Italia si rompe il muro dei 100 milioni di euro per un’operazione di mercato. Si tratta in quel momento del trasferimento più oneroso nella storia del calcio, superato l’estate successiva dai 222 milioni sborsati dal PSG per Neymar.