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Il danno e la beffa per il Cile, che torna a casa dopo i gironi di qualificazione e deve dire addio ai Mondiali del 2018 in Russia.

Ma cosa rende questa sconfitta ancora più bruciante? Per capirlo dobbiamo tornare indietro di un anno.

Siamo nel 2016 e il Cile si accorge che c’è una scorrettezza in atto da parte della Bolivia, che decide di schierare Nelson Cabrera sia nella partita con il Perù che in quella contro la propria squadra. Ma il giocatore, nato nel Paraguay, non ha tutte le carte in regola per schierarsi con la nazionale boliviana.

Vi ricordate la questione che si è scaturita dopo quella irregolarità? Anche noi della redazione di Mondiali.it ne avevamo parlato, quando ancora non si conoscevano né gli esiti del ricorso né le conseguenze che avrebbe avuto.

(Puoi guardare l’articolo a questo link)

Il Cile decide di fare ricorso, e così anche il Perù: vincono la questione, ottenendo la vittoria a tavolino per 3-0.

Ma a volte il destino è beffardo e adesso la squadra cilena si ritrova a rimpiangere amaramente quel ricorso vinto perché ha decretato la sua fine al Mondiale 2018.

Infatti, guardando la classifica sono propri i punti ottenuti dal Perù in quel ricorso a decidere le sorti del Cile.

Entrambe le nazionali chiudono il girone con 26 punti ma la differenza di reti porta il Perù ai play-off e il Cile direttamente a casa! E come se non bastasse il Cile è costretto anche a dover sentire la replica immediata di Cabrera, oggetto del ricorso, che così si esprime sui social:

Dios sabe lo que hace y sus tiempos son perfectos

…che tradotto in italiano vuol dire: “Dio sa quello che fa e i suoi tempi sono perfetti.”

Insomma, se quel giorno il Cile avesse deciso di chiudere un occhio ed evitare il ricorso, oggi la situazione sarebbe molto diversa. Anche se non avrebbe guadagnato quei due punti avuti grazie alla vittoria a tavolino, non avrebbe aiutato il Perù ad acquistare i tre punti decisivi che lo hanno portato dritto agli spareggi. Ora nel cartellone dei play-off ci sarebbe il nome della sua squadra e non di quella peruviana.

Certo, era difficile da prevedere che la situazione avesse cambiato rotta in questo modo inaspettato e anche danneggiato l’eventuale partecipazione al mondiale. Ma sembra proprio che il Cile non abbia ancora imparato la lezione e ci riprova.

Dopo la sua eliminazione eccolo nuovamente a fare polemica ed accusare le altre nazionali perché ritiene di essere stato danneggiato anche dai complotti contro la sua squadra. Gli imbrogli riguardano le misteriose frasi che Falcao, con la mano davanti alla bocca, ha sussurrato agli avversari nella partita Perù contro Colombia. Si accusano le due nazionali di aver fatto il cosiddetto “biscotto” che, oltre che a garantire dei vantaggi alle due squadre, avrebbe portato all’eliminazione del Cile.

Purtroppo, in un modo o nell’altro, il Cile non esce vincitore da queste polemiche e incrementare sospetti e nuove questioni ormai non può cambiare le sue sorti nel prossimo mondiale.

I Mondiali di Russia 2018 rappresentano un obiettivo troppo importante per restarne fuori e secondo alcune voci, pare che alcune squadre avrebbero tentato ogni sorta di stratagemma per passare le qualificazioni.

Le polemiche che si stanno diffondendo in questi giorni riguardano il girone del Sudamerica che tra misteriosi biscotti, tentativi di corruzione e anche usando l’arma della seduzione si siano giocati tutte le carte per volare direttamente in Russia.

Ma partiamo da alcune immagini e video che impazzano sul web e immortalano Falcao intento a parlare misteriosamente con gli avversari. In tanti si chiedono quale poteva essere il motivo di questi scambi di parola durante un incontro decisivo! Ecco che comincia ad aleggiare il sospetto di biscotto fra le due squadre in questione: Perù-Colombia.

La partita si conclude 1-1 ed è inevitabile chiedersi se i sospetti siano fondati o meno. Con questo risultato le due squadre hanno ottenuto un obiettivo comune, l’uscita del Cile dal mondiale, e prese singolarmente, il Perù arriva ai play-off mentre per la Colombia è accesso diretto in Russia.

Le motivazioni alla base del biscotto e il poco impegno dei giocatori, soprattutto negli ultimi minuti della partita, sembrano confermare che più di una calunnia di parla di un sospetto fondato.

E non è l’unico stratagemma in atto tra le squadre sudamericane: si parla addirittura di valigette piene di soldi che sono state viste girare intorno al team dell’Ecuador, che si apprestava a confrontarsi con l’Argentina. Sembra che qualcuno volesse far fuori dai Mondiali la squadra di Messi e avrebbe incitato con il denaro i giocatori avversari per spingerli a dare il massimo.

Qualunque sia la verità queste valigette non avrebbero potuto fare molto contro una squadra che già dai primi minuti era in vantaggio e che aveva già prenotato il volo per la Russia.

Ovviamente l’Ecuador smentisce ogni complotto contro la squadra avversaria, anche se ogni eventuale coinvolgimento, alla luce dei fatti, sarebbe ormai una questione inutile da affrontare.

Tra valigette e biscotti si arriva anche a calunniare il Paraguay di tentata prostituzione ai danni del Venezuela. Le due squadre si dovevano affrontare per l’ultima partita decisiva il giorno seguente, ma nella notte, in hotel pare si aggirassero delle belle donne intente a farsi notare per intrattenere i giocatori venezuelani.

Un obiettivo non riuscito, a detta del tecnico della squadra, perché i suoi giocatori sono persone serie, impassibili al fascino delle donne per rimanere concentrati in vista del match.

Calunnie o imbrogli? Accuse e scandali ruotano attorno a questo ultimo giorno di qualificazioni ma non servono a cambiare la formazione dei paesi che nel 2018 si giocheranno il titolo di campioni del mondo.

Il Cile è fuori, l’Argentina, il Brasile, la Colombia e l’Uruguay sono ai Mondiali e per il Perù si attendono i play-off.

Qualsiasi stratagemma, ormai, non serve più a nulla e ci auguriamo che in Russia, nel 2018, ci sia più gioco e meno polemiche, da parte di tutte le squadre.