Tag

pallone d’oro

Browsing

Cristiano Ronaldo – Messi – Messi – Messi – Messi – Cristiano Ronaldo – Cristiano Ronaldo – Messi – Cristiano Ronaldo – Cristiano Ronaldo. Sembra un testo futurista, ma così in maniera estesa, crea un ulteriore impatto. Un decennio governato da un’unica oligarchia: dieci edizioni del Pallone d’oro spartite tra il giocatore ex Real Madrid (anche se ha iniziato a collezionare trofei quando era ancora al Manchester United) e quello del Barcellona.

C’è un dopo, l’interruzione dell’egemonia e ha il nome e le fantasia di Luka Modric, vincitore dell’edizione 2018 del Pallone d’oro. Ma c’è stato un prima. Un’era precedente che ai nostri occhi sembra millenaria. E l’ultimo re di un impero calcistico un po’ più “umano” è stato Kakà. Nel 2007, la stella del Milan dall’eterno viso fanciullesco, dopo esser stato il trascinatore nella cavalcata che ha portato la Champions League contro il Liverpool, la Supercoppa Europea contro il Siviglia e il Mondiale per Club contro il Boca Juniors, trionfa anche nei riconoscimenti individuali, conquistando il Pallone d’oro dopo Fabio Cannavaro. Un voler rimarcare quanto di leggendario fatto quell’anno: il migliore al mondo è il brasiliano numero 22.

Ma in quel trofeo luccicante c’è il germe della “rivolta” perpetrata dal fantasmagorico duo: Kakà per innalzare il premio di France Football ha scalzato proprio Ronaldo, arrivato secondo, e Lionel Messi, giunto terzo. Da quel momento solo nel 2010 non vedremo sul podio entrambi i fuoriclasse: in quell’anno, infatti, fu all-in blaugrana con gli ambasciatori Xavi e Iniesta ad aprire le porte della gloria all’argentino.

San Siro è stata la navicella spaziale di Kaká, uno che veniva da un altro pianeta, è all’Old Trafford, nell’andata della semifinale di Champions del 2007, che mise in mostra, in mondovisione, tutto quello che aveva fatto vedere dal suo arrivo in Italia nell’estate del 2003: in particolare, una straordinaria capacità nel ribaltare l’azione, tagliando il campo a velocità supersonica e sempre con la palla al piede (destro o sinistro che fosse), sempre a testa alta e sempre con estrema purezza del gesto.

Di lui si dirà sempre che è stato un giocatore elegante, nonostante le galoppate e gli strappi di direzione. E se all’Old Trafford – il tempio del calcio – innalzò davanti a CR7 il manifesto della sua arte, fu con la maglia del Brasile che Kakà ammutolì sul campo Messi.
Bisogna riavvolgere le lancette di un anno, è il 3 settembre 2006 e mentre in Italia si contano i danni di calciopoli nonostante una Coppa del Mondo appena sollevata, in giro per il globo è già tempo di amichevoli nazionali per impostare i nuovi cicli. E a Londra si gioca un’amichevole che di “fraterno” non ha nulla: Brasile contro Argentina. La nuova Seleçao di Dunga rifila tre reti all’Albiceleste: doppietta di Elano, 3-0 di uno straripante Kakà, con Robinho “man of the match”.

Anche in estate, anche a settembre dopo un Mondiale, il ragazzo del Milan veste il suo smoking bianco. Entrato al 59’ al posto di Daniel Carvalho, a un minuto dal 90’, fa quello che gli riesce meglio: prende palla dalla difesa approfittando di un errato controllo di un giocatore argentino, alza lo sguardo e punta la porta nonostante tre/quarti di campo ancora da fare. Parte, si lascia alle spalle lo stesso giocatore, supera il cerchio di centrocampo, procede incalzante, poi tocco a cambiare direzione in uscita che manda a terra il difensore Milito e tocco che sa di sentenza mentre Abbondanzieri prova a intercettare il tiro in uscita bassa.

 

E’ il gesto di una carriera, ripetuto all’impazzata seminando avversari lungo la pista verde, ma questo è speciale perché è partito proprio rubando palla a Messi e superandolo in velocità in una corsa generazionale. Messi ha ancora 19 anni, va detto, ma ha le stimmate del campione. In quell’istante però, in quei quattro secondi di partita, l’ordine delle cose ha ristabilito il suo flusso: nell’ultima fase dei mortali, Kakà è di un altro pianeta.

Se non è stata una “maggioranza bulgara”, poco c’è mancato: 142 voti su 155 disponibili, un’annata da incorniciare per giocate e gol e con la Coppa Uefa alzata davanti ai musi lunghi dei tedeschi del Borussia Dortmund. Il 28 dicembre 1993, Roberto Baggio vince il Pallone d’oro. Con la Juventus, il Divin Codino si afferma e si consacra nel panorama calcistico internazionale. Il riconoscimento della rivista francese France Football non lascia dubbi: nessuno può eguagliare il talento italiano. Alle sue spalle, distaccati, l’olandese Dennis  Bergkamp, che quell’estate passerà dall’Ajax all’Inter, e l’istrionico francese Eric Cantona, idolo tra i tifosi del Manchester United.

Dopo la convincente vittoria della Juventus per 3-1, nell’andata della finale di Coppa Uefa contro il Borussia Dortmund al Westfalenstadion, è lo stesso calciatore nato a Caldogno a ironizzare, dopo avere segnato una doppietta, sulla sua possibilità di alzare il trofeo dorato: «Il Pallone d’oro io a Baggio lo darei».
Con il 3-1 all’andata e il 3-0 al ritorno a Torino, quei pochi scettici si convincono della strepitosa annata del talento con il numero 10 cucito sulle spalle. Del resto, i numeri della stagione 1992-1993 parlano chiaro, chiarissimo: in Serie A, Baggio gioca 27 partite e realizza 21 rete, il suo rendimento migliore dopo la rinascita a Bologna nel 1997-1998 dove segnerà 22 marcature. Letale anche in Coppa Uefa con 6 gol in 7 gettoni.

Attorno ai suoi tocchi, alle sue giocate e al suo talento, la Juventus vuole ricucire i suoi successi, smarriti dopo l’addio di un altro fuoriclasse come Michelle Platini. Ma il Milan di Fabio Capello sfugge e, nonostante, il ricco bottino di segnature di Baggio (solo Signori fece meglio con 26 reti), la Juventus concluderà quarta con 39 punti, meno 11 rispetto al Milan. Unica pacata consolazione per il Divin Codino è la splendida rete che segna a San Siro, nella “Scala del calcio”, proprio ai rossoneri:

E’ in Europa, come detto, che la Juventus e Baggio trovano gloria: è proprio il fantasista ad aprire le marcature europee del club torinese nel 6-1 del primo turno contro i ciprioti dell’Anorthosis Famagosta. Poi un digiuno che si interrompe in semifinale, quando, contro il Paris Saint Germain, tira fuori tutta la sua classe segnando una doppietta nella vittoria per 2-1 all’andata e per 1-0 in terra transalpina. Da antologia i due gol segnati a Torino:

Alla premiazione del Pallone d’oro, Roberto Baggio disse:

Il Pallone d’oro è una cosa mia: sono sicuro che se scendeste in strada a chiedere ai tifosi cosa vorrebbero che vincessi vi risponderebbero lo scudetto, se sono juventini; il Mondiale, se non lo sono. Infatti i miei veri traguardi sono questi, come per un attore è bello vincere l’Oscar, ma è molto meglio se il pubblico apprezza il suo film

Il Mondiale negli Stati Uniti è, forse, il più grande rammarico nella carriera di Baggio e dei tanti tifosi che, in lui, avevano riposto speranze di successo. Dopo una stagione da protagonista, con la Juventus che è riuscita a issarsi al secondo posto, dietro sempre al Milan, nel 1994 Baggio trascinò l’Italia, praticamente da solo, in una storica finale contro il Brasile. Ma quel pomeriggio avverso, furono i rigori a strozzare le grida di gioia.
Il Divin Codino, però, non si è mai dato per sconfitto: al Milan, tra alti e bassi, non ha espresso tutta la sua grazia. E’ rinato a Bologna, è diventato leggenda a Brescia.

In una lettera rivolta ai giovani e ai suo figli, durante una serata del festival di Sanremo nel 2013, si intuisce perché è arrivato fin là, avendo il rispetto di tifoserie e avversi rivali. E’ stato e, forse lo è tutt’ora, il più grande calciatore italiano – e uomo- di sempre:

La lettera di Roberto Baggio indirizzata ai giovani 14-02-2013 (Sanremo 2013) from dioddo on Vimeo.

Se attorno alla eterea figura di Lev Ivanovič Jašin (o Yashin per comodità e popolarità occidentale) esistono così tante leggende e aneddoti è perché: 1- è egli stesso una leggenda che nel corso della sua carriera e anche dopo ha arricchito la fantasia di tifosi e appassionati; 2- il suo essere leggenda deriva semplicemente dal fatto che prima di lui il ruolo del portiere non era degno di menzione. O meglio, era impossibile cucire racconti romantici e romanzati attorno a chi è nato per evitare la gioia del calcio, ovvero il gol.

Il buon Galeano, quasi con carezza paternale, ha scritto belle pagine attorno alla sciagurata figura dell’estremo difensore, ma Yashin ha creato un precedente: si può entrare nella storia del football dal senso di marcia opposto, ma prima di abbandonarci al flusso di racconti parafantastici, siamo pragmatici e scioriniamo una serie di titoli che ha vinto.

Unico portiere a vincere il Pallone d’oro, nel 1963, a 34 anni e dopo aver annunciato (poi ritrattato) il suo ritiro. Dietro di lui, quell’anno, tutti in fila per levarsi il cappello c’erano Rivera, Eusebio, Schnellinger, Suarez, Trapattoni e Bobby Charlton.
Nella classifica della International Federation of Football History and Statistics è stato votato come miglior portiere del XX secolo. Bandiera fino alla fine, Yashin ha avuto tre colori sulla propria pelle: il bianco e l’azzurro della Dinamo Mosca, con cui ha conquistato cinque campionati sovietici e tre Coppe dell’Urss. E poi il rosso, quello proprio della Nazionale sovietica con cui ha collezionao 74 presenze, vincendo una medaglia d’oro ai Giochi olimpici del 1956 e un campionato europeo nel 1960.
Nel 1964 ha nuovamente raggiunto la finale del torneo continentale, perdendola contro la Spagna. Ha disputato quattro Mondiali e lui era in campo, nel 1958, quello svedese e quello della prima apparizione assoluta dell’Urss che si piantò ai quarti di finale.

Risultati immagini per lev yashin

In realtà il suo vero e unico colore era il nero e non per qualche scelta politica, semplicemente perché vestiva total black e per questo il suo soprannome divenne “ragno nero”. Nero come l’occhio che si ritrovò, nel Mondiale in Cile, quattro anni dopo, quando Lev conobbe “l’ospitalità” cilena: un paio di colpi ben assestati e un occhio bendato che non impedì al poritere di continuare a giocare da perfetto stoico.

Questo è uno degli aneddoti che costellano la vita di Yashin. Nato in una famiglia di operai dell’industria pesante, iniziò a lavorare in fabbrica a 14 anni, durante la seconda guerra mondiale, per rimpiazzare i colleghi più anziani impegnati al fronte. Qui, si narra, già intuirono le sue qualità di para tutto grazie alla prontezza di riflessi con cui il giovane ragazzotto riusciva ad afferrare al volo bulloni e altri oggetti che i suoi compagni di fabbrica gli tiravano per gioco.
Poi c’è l’usanza di scendere in campo con due cappelli, uno in testa e l’altro da posizionare dietro la porta o la leggenda che lo vedeva raccogliere un quadrifoglio nei pressi della porta dopo ogni rigore neutralizzato (se ne contano più di 80 non di quadrifogli, ma di rigori parati).

Il ragazzotto nella sua bacheca vanta anche un altro trofeo, extracalcistico: nel 1953 vinse una coppa sovietica di hockey su ghiaccio, sempre come portiere della Dinamo Mosca. Sì perché la società russa capì di avere con sè un diamante grezzo che non andava sprecato, ma nel calcio i pali in quell’era erano abbastanza protetti da Aleksei Petrovich Khomich, la tigre, così Lev fu momentaneamente “parcheggiato” nell’hokey.

Nel 1985, a seguito di una grave forma di tromboflebite, subì l’amputazione di una gamba, ma nonostante tutto, tre anni dopo, accompagnò comunque la selezione sovietica alle Olimpiadi di Seul, dove l’Urss vinse, per la seconda e ultima volta, la medaglia d’oro nel torneo di calcio.

E’ morto nel 1990, a 60 anni, a causa di un cancro allo stomaco. Abbiamo aperto con un aggettivo preciso: etereo. Beh in realtà lui, o almeno il suo nome, nello spazio c’è per davvero: gli è stato dedicato un asteroide, il 3442 Yashin.

(Lev Yashin è stato scelto come simbolo per il poster ufficiale del Mondiale 2018 in Russia. L’opera è stata realizzata dall’artista Igor Gurovich e mette in evidenzia una marcata estetica sovietica)

A lui, gli è stato dedicato anche un asteroide, il 3442 Yashin. Se fosse ancora in vita, oggi 22 ottobre 2019, compirebbe 90 anni, ma il “ragno nero” russo, è morto nel 1990, a 60 anni, a causa di un cancro allo stomaco.

La mitologia attorno alla figura di Lev Ivanovič Jašin (o Yashin per comodità e popolarità occidentale) è ampia perché tanto ha dato lui al calcio sia in Russia che su scala globale. Unico portiere a vincere il Pallone d’oro, nel 1963, a 34 anni e dopo aver annunciato (poi ritrattato) il suo ritiro. Dietro di lui, quell’anno, tutti in fila per levarsi il cappello c’erano Rivera, Eusebio, Schnellinger, Suarez, Trapattoni e Bobby Charlton. Un’intera carriera a difendere i pali della Dinamo Mosca, 326 partite in 20 anni di militanza nel club, e l’Urss con 74 gettoni tra il 1954 e 1967. Tanti, bellissimi, sono gli aneddoti, ma ai giorni d’oggi l’icona più visiva e immediata rimane il suo talento e il suo vestirsi completamente di nero, al punto da ricevere quel soprannome lì.

Risultati immagini per lev yashin

Intere generazioni di ragazzini sono cresciuti con il suo mito e, alcuni, l’hanno dimostrato recentemente: durante l’ultimo turno di Prem’er-Liga russa, Andrey Klimovich, portiere bielorusso dell’Orenburg, e Anton Šunin, omologo della Dinamo Mosca, l’hanno omaggiato scendendo in campo con un’uniforme speciale, una divisa d’altri tempi total black e con cappello modello Brixton brood.

 

Roberto Baggio avrà una storia a lui dedicata su Netflix. Non sarà un documentario ma un film vero e proprio, un biopic. Non si sanno ancora durata e data di uscita, si parla del 2020 o 2021, ma per ora basta l’annuncio: la pellicola si chiamerà “Il Divin Codino”, sarà diretto da Letizia Lamartire, regista pugliese classe ’87 che con Netflix ha già lavorato per la serie Baby e a interpretare il delicatissimo ruolo di Baggio sarà il 26enne abruzzese Andrea Arcangeli, capelli biondi, occhi chiari e uno sguardo che ricorda molto quello dell’ex campione azzurro

Il film coprirà i 22 anni di carriera di Baggio, dagli esordi nel Lanerossi Vicenza all’ultimo step della sua immensa carriera a Brescia, senza dimenticare ovviamente le esperienze in maglia azzurra. Non si parlerà però solo di campo ma si analizzerà anche l’uomo che con il suo carattere introverso e la sua semplicità è riuscito a conquistare il cuore di tutti i tifosi. Lo stesso Roberto Baggio seguirà di persona l’intera realizzazione della pellicola e la regista Lamartire ha detto:

E’ la storia di un uomo umile con un talento smisurato che con le sue giocate ha cambiato il calcio italiano. Racconteremo anche il percorso di una persona che attraverso le sofferenze personali ha raggiunto grandi trionfi in campo

La storia sarà tratta dal libro di Raffaele Nappi che parla di “un ragazzino prodigio, con 220 punti interni di sutura e un menisco perforato a 17 anni. La storia di chi davano tutti per spacciato, e si è ritrovato con un Pallone d’oro tra le mani. Questa è la storia di scontri, tafferugli, incendi in nome di un calciatore. È la storia di un’estate italiana, di piazze e di feste, di bandiere e di vespe, di monaci e di cacciatori. Questa è la storia dell’uomo che non ha nemici. Questa è la storia di una generazione. Questa è la storia di un campione. Questa è la storia di Roberto Baggio”.

Il Divin Codino è una delle sette pellicole che nasceranno dall’accordo fra Netflix e Mediaset: non resta che sedersi in poltrona e aspettare con un pizzico di pazienza l’uscita di questi prodotti italiani che andranno prima su Netflix e poi, a distanza di 12 mesi, su Canale 5.

28 gennaio 2018 – Roger Federer vince l’Open di Australia ed entra nella storia come il primo uomo di sempre a centrare 20 vittorie nei tornei del Grande Slam. In finale piegato il croato Marin Cilic 6-2 6-7 6-3 3-6 6-1 dopo una maratona di 5 set in tre di gioco. Sarà l’unico major vinto nel 2018 da Federer, visto che al Roland Garros trionfa Rafa Nadal mentre l’ultima parte di stagione ha visto il dominio assoluto di Novak Djokovic, tornato numero 1 e vincitore a Wimbledon e agli Us Open. L’Italia ha avuto un 2018 positivo di Fabio Fognini, salito al n.13 del mondo, e di Marco Cecchinato sorprendente semifinalista a Parigi.

Immagine correlata

21 febbraio 2018 – E’ l’anno delle Olimpiadi invernali a Pyeongchang, in Corea del Sud. L’evento di febbraio ha prodotto un disgelo nei rapporti con la Corea del Nord, che ha inviato una delegazione per partecipare ai Giochi. Per l’Italia il momento più alto è stato il primo storico trionfo di Sofia Goggia nella discesa libera femminile. Sul gradino più alto del podio anche Arianna Fontana, regina dello short track. Il grande Marcel Hirscher finalmente vince le sue due prime medaglie d’oro olimpiche mentre la sorprendente ceca Ester Ledecka è diventata la prima donna nella storia a vincere un oro sia nello sci alpino che nello snowboard.

Immagine correlata

4 marzo 2018 – Si spegne a soli 31 anni il capitano della Fiorentina Davide Astori, a causa di un misterioso malore nel sonno mentre era in ritiro con la squadra a Udine prima della partita contro l’Udinese. Per l’occasione la Serie A si ferma e vengono rinviate tutte le partite in programma. Un evento che scuote tutto il calcio italiano, che si stringe intorno alla moglie e alla figlia del calciatore viola. Nel giorno del funerale nel Duomo di Firenze sfilano i più grandi campioni italiani, fra cui una delegazione degli storici rivali della Juventus guidata da Gigi Buffon e Giorgio Chiellini, compagni di Astori in Nazionale.

Risultati immagini per astori

17 marzo 2018
 – Vincenzo Nibali vince la Milano-Sanremo, prima grande classica di ciclismo su strada della stagione. Per lo Squalo dello Stretto e’ la terza Classica Monumento dopo i due Giri di Lombardia. Nel corso della stagione, poi, Nibali subisce un grave infortunio al Tour che compromette l’assalto al campionato del Mondo di Innsbruck.

Immagine correlata

13 maggio 2018 – La Juventus si laurea campione d’Italia per la 34esima volta (36 sul campo), la settima consecutiva. Un record mai realizzato da nessuno in Italia. I bianconeri di Massimiliano Allegri trionfano al termine di un appassionato testa a testa con il Napoli fino a quasi l’ultima giornata. La svolta con il successo in rimonta dei bianconeri in casa dell’Inter, seguito dal clamoroso ko degli azzurri di Maurizio Sarri a Firenze contro la Fiorentina. E’ l’ultimo scudetto di Gigi Buffon che a fine stagione lascia la Juventus per andare a giocare nel Paris Saint-Germain. I bianconeri completano la loro stagione vincendo anche la Coppa Italia.

Risultati immagini per juventus campione d'italia 2018

14 maggio 2018 – Roberto Mancini diventa ufficialmente il ct della Nazionale dopo l’allontanamento di Giampiero Ventura per la fallita qualificazione ai Mondiali. Nominato dal commissario straordinario Fabbricini, il ct trovera’ ben presto l’appoggio anche del neo presidente Federale Gravina. Nel corso dell’anno, l’Italia di Mancini disputerà la prima edizione della Nations League fallendo l’accesso alle Final Four ma mettendo in mostra giovani e idee di gioco nuove ed interessanti.

Risultati immagini per roberto mancini italia

26 maggio 2018
 – Sulle due ruote, ma senza motore, il 2018 conferma il dominio indiscusso del Team Sky nelle grandi corse a tappe. Il campione inglese Chris Froome vince per la prima volta in carriera il Giro d’Italia. La fuga memorabile sul Colle delle Finestre rappresenta una delle imprese piu’ leggendarie mai realizzate da un ciclista.

Immagine correlata

27 maggio 2018 – Il Real Madrid battendo per 3-1 il Liverpool nella finale di Kiev vince la sua terza Champions League consecutiva e la 13.a in totale. E’ stato il canto del cigno di Zinedine Zidane, sostituito in panchina prima da Julen Lopetegui e poi da Santiago Solari. Parla spagnolo anche l’Europa League, con la vittoria il 16 maggio dell’Atletico Madrid in finale contro l’Olympique Marsiglia.

Immagine correlata

10 luglio 2018 – Cristiano Ronaldo diventa ufficialmente un giocatore della Juventus: con i 112 milioni versati da Andrea Agnelli al Real Madrid, il fuoriclasse portoghese diventa l’acquisto più costoso nella storia del calcio italiano. Il cinque volte Pallone d’Oro firmerà un quadriennale da 31 milioni netti a stagione. Ronaldo farà il suo esordio in Serie A il 18 agosto nella partita contro il Chievo, mentre il primo gol ‘italiano’ di CR7 arriva il 16 settembre contro il Sassuolo.

Risultati immagini per ronaldo juventus

15 luglio 2018 – La Francia vince la sua seconda Coppa del Mondo battendo per 4-2 la sorprendente Croazia nella finale di Mosca. La giovane stella Kylian Mbappe, Paul Pogba e Antoine Griezmann hanno trascinato la squadra allenata da Didier Deschamps ad un successo che mancava dal 1998 quando l’attaccante del PSG non era ancora nato. Per la prima volta dopo oltre 50 anni l’Italia non era presente ad un’edizione dei Mondiali, punto piu’ basso toccato dal nostro calcio.

Risultati immagini per francia mondiale

22 luglio 2018 – Francesco Molinari trionfa all’Open Championship in Scozia e diventa il primo golfista italiano a vincere un major. Poche settimane dopo, il 30 settembre, trascina l’Europa alla conquista della Ryder Cup a Parigi.

Risultati immagini per francesco molinari open championship

29 luglio 2018 – Il gallese Geraint Thomas vince il suo primo Tour de France, spezzando il regno di Froome. Parla inglese anche la Vuelta, con la vittoria di Simon Yates. Lo spagnolo Alejandro Valverde, invece, all’eta’ di 37 anni si aggiudica il Campionato del Mondo ad Innsbruck.

Risultati immagini per Geraint Thomas Tour de France

8 settembre 2018 – Nel tennis femminile, il momento più emozionante della stagione è stato certamente la finale degli US Open vinta dalla giapponese Naomi Osaka in finale su Serena Williams. La campionessa americana, a caccia del suo 24° titolo del Grande Slam e’ letteralmente esplosa in una furiosa protesta contro l’arbitro Carlos Ramos, accusato addirittura di essere un ladro.

Immagine correlata

21 ottobre 2018 – Nella MotoGP, quinto titolo mondiale per lo spagnolo Marc Marquez su Honda, mentre alla Ducati non e’ bastato un grande finale di stagione di Andrea Dovizioso. Annata senza vittorie, invece, per Valentino Rossi.

Risultati immagini per marc marquez 2018

28 ottobre 2018 – Lewis Hamilton domina la stagione 2018 in Formula Uno vincendo 11 Gran Premi e conquistando il suo quinto titolo piloti. Il sogno di Sebastian Vettel e della Ferrari sfuma nella seconda metà della stagione. Il trentatreenne britannico della Mercedes eguaglia il leggendario Juan Manuel Fangio e ora punta deciso al primato assoluto di Michael Schumacher con 7 titoli. Fernando Alonso lascia la Formula 1 per andare a caccia della Triple Crown, dopo aver vinto la 24 ore di Le Mans l’obiettivo dello spagnolo e’ la 500 miglia di Indianapolis.

Risultati immagini per lewis hamilton 2018

25 novembre 2018 – La Croazia vince la 106a e ultima edizione della Coppa Davis, nella formula tradizionale. Dalla prossima stagione la storica competizione tennistica a squadra lascia spazio ad un nuovo format, creato da una società di proprietà del difensore del Barcellona Piqué, che entusiasma poco i giocatori ed è stato accolto da diverse critiche.

Immagine correlata

3 dicembre 2018 – Luka Modric vince il Pallone d’Oro 2018. Il centrocampista croato del Real Madrid, premiato anche come Miglior giocatore del Mondiale in Francia, spezza l’egemonia di Cristiano Ronaldo e Leo Messi nel principale riconoscimento individuale a livello calcistico.  Ada Hegerberg vince, invece, la prima edizione femminile dello stesso riconoscimento.

Immagine correlata

9 dicembre 2018 – Il River Plate vince la Coppa Libertadores battendo in finale il Boca Jr in uno storico Superclasico fra i due grandi club di Buenos Aires. La partita decisiva si e’ disputata al Santiago Bernabeu di Madrid, dopo la che la gara in programma al Monumental il 24 novembre era stato rinviata a causa del violento assalto al pullman del Boca da parte dei tifosi del River.

Risultati immagini per river plate libertadores

EPISODIO OTTO

Matteo “HOLLY” Moglia e Matteo “BENJI” Biasin nella nuova avventura di Mondiali.it: ogni martedì e venerdì, in diretta streaming per consigli, commenti e pronostici sulla Serie A (e non solo…). Perché sappiamo quanto costa schierare la formazione giusta al fantacalcio e noi vogliamo essere accanto ai fantallenatori.

🔸 Riepilogo della 14a giornata di Serie A che si è appena conclusa. Quali sono state le vostre delusioni? Noi, ebbene sì, vi abbiamo detto di puntare su Caputo e Cutrone e non ci hanno deluso! (con Bentancur preso una settimana dopo 😀);

🔸 Parlando di Serie A, ecco un pezzo statistico di FootStats: la Juventus è la miglior e peggior squadra in Italia come rendimento nel mese di novembre: https://bit.ly/2ARPcMN

🔸 Grande approfondimento sul Pallone d’Oro con due focus: Modric nel 2012 era stato definito il peggior acquisto nella Liga: https://bit.ly/2zHMwlc e complimenti ad Ada Hegerberg per il primo Pallone d’Oro femminile: https://bit.ly/2riIY4g

🔸 Non solo Pallone d’Oro, ma anche il Gran Galà del calcio italiano con la top 11 della stagione 2017-2018. E tra loro c’è anche Milinkovic-Savic che, invece, quest’anno non sta rendendo per la disperazione dei fantallenatori: https://bit.ly/2G2sHLb

🔸Le immancabili quote Replatz (valide fino al 5 dicembre): https://goo.gl/pofUmN

#fantacalcio #serieA #65punto5

Per la prima volta quest’anno, assieme al Pallone d’oro maschile, è stato assegnato il medesimo riconoscimento alla miglior calciatrice dell’anno solare 2018 e a vincerlo è stata la norvegese Ada Hegerberg che ha 23 anni ed è attaccante dell’Olympique Lione e nella nazionale norvegese. La giocatrice classe 1995 è stata assoluta protagonista della scorsa stagione e con i suoi 15 gol è stata la miglior marcatrice della Champions League e ha portato il suo club a vincere il trofeo per la terza volta consecutiva.
Impresa che le ha permesso di superare nelle preferenze della giuria di giornalisti Pernille Harder, centravanti danese del Wolfsburg, arrivata seconda ad appena 6 punti di distanza dalla Hegerberg e Dzsenifer Marozsan, tedesca anch’essa giocatrice del Lione, arrivata sul gradino più basso del podio.

 

I numeri di Hegerberg sono notevoli: il 6 agosto 2011, quando giocava ancora nel Kolbotn, in Norvegia, ha realizzato una tripletta nella vittoria per 4-1 contro il Røa IL, segnando i tre gol in appena  sette minuti e diventando, a soli 16 anni, la più giovane calciatrice ad aver siglato una tripletta nella massima serie della Norvegia. Dal 2014 è in Francia dove ha messo assieme, nel Lione, 144 partite e 181 reti. Una media impressionante  impreziosita da un impatto subito decisivo: quattro campionati francesi vinti, tre Coppe di Francia e altrettante Champions League.

Immagine correlata

Hegerberg è stata premiata durante l’evento di lunedì 3 dicembre al Grand Palais di Parigi poco prima dell’incoronazione di Luka Modric come giocatore dell’anno e sul palco ha tenuto un discorso di ringraziamento invitando «le ragazzine di tutto il mondo» a credere in sé stesse. Ma l’atmosfera è stata rovinata dal presentatore della serata, il dj Martin Solveig , che dopo aver invitato Hegerberg a festeggiare con un ballo sulle note di una canzone di Frank Sinatra, le ha chiesto se sapesse “twerkare”,  danza provocante resa famosa qualche anno fa da Miley Cyrus. Ovviamente Hegerberg ha risposto negativamente un po’ sorpresa e un po’ seccata.

Sui social network si sono rincorse le critiche per un atteggiamento troppo sessista e tra i commenti, uno molto pesante è arrivato direttamente dal tennista Andy Murray che ha commentato su Instagram: «Perché le donne devono ancora sopportare questa merda?». Martin Solveig si è immediatamente scusato con la calciatrice perché non era sua intenzione offendere e la stessa Hegerberg ha raccontato la sua versione alla Bbc:

Solveig è venuto da me, era davvero rattristato che fosse andata così. A dire il vero non sono stata lì a pensarci tutto il tempo. Ero semplicemente felice di ballare e vincere il Pallone d’Oro

Risultati immagini per Ada Hegerberg

 

Lothar Matthäus ha appeso gli scarpini al chiodo annunciando il suo definitivo ritiro dal calcio giocato. No, non siamo arrivati tardi di 18 anni rispetto alla sua partita d’addio giocata nel 2000 dopo l’ultima eclettica esperienza in America, nei Metro Stars.

Campione del Mondo con la Germania nel 1990 e Pallone d’Oro lo stesso anno, il primo a ottenere questo riconoscimento con la casacca dell’Inter, Matthäus questa volta ha davvero detto basta. Ma prima, aveva un ultimo desiderio da realizzare nonostante i tanti, tantissimi successi. Con oltre 750 presenze tra Borussia Mönchengladbach, Bayern Monaco e Inter e ben 150 gettoni con la Die Mannschaft, al carismatico centrocampista mancava una sola partita.
Una partita d’affetto e di amore: giocare ancora un’ultima volta con il club della sua adolescenza, la squadra da dove ha spiccato le ali sul finire degli anni Settanta, l’Fc Herzogenaurach.

Il 57enne ha chiuso il cerchio della sua vita sportiva, tornando alle radici: domenica 13 maggio ha indossato la fascia di capitano e la maglia azzurro scuro, si è accovacciato per la “consueta” foto di gruppo prima del fischio iniziale e ha giocato 50 minuti nella vittoria per 3-0 dei padroni di casa contro lo SpVgg Hüttenbach-Simmelsdorf. Davanti a mille tifosi, nell’ultimo match della Bavarian Landesliga, sesta categoria nella piramide calcistica tedesca.

Dalle giovanili alla prima squadra, passando per l’under 17 e l’under 19, Lothar Matthäus deve tutto alla società di Herzogenaurach che, nel 1979, ha accettato di cedere il promettente centrocampista al Gladbach. Da lì un’ascesa unica che l’ha portato a vincere (ci perdonerete per il lungo elenco) sette Meisterschale, tre Dfb-Pokal e una Supercoppa di Germania con il Bayern Monaco, uno Scudetto e una Supercoppa italiana con l’Inter, un campionato americano con la compagine dei New York Metro Stars, due Coppe Uefa, un Europeo con la Germania e il Mondiale 1990.

L’iniziativa è stata supportata dalla Puma, sponsor tecnico della formazione, e che proprio a Herzogenaurach, 70 anni fa, ha fondato il suo quartiere generale. La città a 200 chilometri da Monaco, infatti, è famosa per aver visto nascere dalla stessa costola familiare sia l’Adidas che, appunto, la Puma. Un paese diviso, fatto di gelosie e antipatie al punto da essere soprannominata “la città dei colli piegati”: una persona, prima di salutare e iniziare una conversazione con un’altra persona, controllava quali scarpe avesse addosso.

Ma nell’ultimo match da professionista di Lothar, che nel frattempo ha intrapreso una vincente carriera da allenatore, non si è pensato a questo. Era il suo sogno, ha detto a fine gara abbastanza sudato e provato. Ha ammesso di esser stato poco utile in copertura, ma ha provato qualche giocata di classe e qualche colpo che gli riesce ancora bene.

Però deve rassegnarsi: nonostante sia il detentore del record per numero di partecipazioni a un Mondiale (cinque  insieme al messicano Antonio Carbajal e all’italiano Gianluigi Buffon) e il calciatore con più presenze assolute nelle fasi finali della rassegna iridata, ben 25, non è stato inserito dal ct Joachim Löw  nella lista dei convocato per Russia 2018.

Eterno “panzer” Lothar!

La stagione al limite dell’inimmaginabile che sta vivendo Mohamed Salah si arricchisce di un ulteriore premio personale, il titolo di capocannoniere della Premier League: l’esterno offensivo egiziano ha raggiunto questo obiettivo andando a segno 32 volte, mai nessuno aveva realizzato così tanti gol nel campionato inglese da quando sono diventate 20 le formazioni partecipanti (il record precedente era di 31 ed apparteneva ad un trio mica male, Suarez, Ronaldo e Shearer). Nonostante resti ancora da giocare la partita più difficile degli ultimi undici anni per i Reds, già adesso l’ex calciatore della Roma è stato inserito tra i papabili vincitori del prossimo pallone d’oro, qualora dovesse trascinare il suo Liverpool alla conquista della Champions League (sabato 26 maggio, 20:45, contro il Real Madrid) farebbe un ulteriore passo in avanti in una sfida che nell’ultima decade è stata un duopolio tra Messi e Ronaldo.

Salah
fonte foto: LFC official Twitter

Per raggiungere il massimo trofeo individuale, però, ‘Momo’ avrà bisogno di dare il meglio di sé anche in Russia e portare l’Egitto il più avanti possibile nel Mondiale: già nel 2010 Snejider non ricevette il premio al termine di una stagione che lo aveva visto realizzare un triplete con l’Inter ed arrivare in finale della Coppa del Mondo con l’Olanda (sconfitta 1-0 dalla Spagna grazie al gol di Iniesta). Se Salah dovesse riuscire a portare il Liverpool sul tetto d’Europa e la sua nazionale almeno agli ottavi di finale le possibilità di vedere un nuovo vincitore del pallone d’oro aumenterebbero a dismisura.

Al termine della consegna del Golden Boot (nome del trofeo assegnato al capocannoniere), l’egiziano ha ovviamente ringraziato i tifosi dicendo che cercherà di fare il massimo anche nella prossima stagione. L’annata ancora in corsa ha visto un Liverpool (così come le altre 18 squadre della Premier League) mai in grado di competere per la vittoria finale della Premier League e che anzi deve ringraziare soprattutto Mohamed Salah se è riuscito a posizionarsi tra le prime quattro squadre d’Inghilterra, garantendosi sicuramente un posto nella prossima Champions League anche qualora dovesse perdere la finale di Kiev.