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Primo storico urlo Italia agli Europei di tuffi in corso a KievNoemi Batki e Chiara Pellacani hanno conquistato la medaglia d’oro nella finale dalla piattaforma sincro femminile. Le azzurre hanno chiuso con 290.34 punti, precedendo le britanniche Poebe Banks ed Emily Martin con 284.40 e le favorite russe Ekaterina Beliaeva e Iuliia Timoshinina, bronzo con 277.50.

Per l’Italtuffi si tratta del primo titolo continentale nella specialità e la terza medaglia complessiva dopo i bronzi di Brenda Spaziani e Valentina Marocchi a Madrid 2004 e della stessa Batki con Tania Cagnotto a Eindhoven 2008. Un trionfo, quello delle azzurre, raggiunto nonostante un piccolo infortunio occorso alla Pellacani nell’ultimo tuffo nella fase di riscaldamento (contrattura al tricipite). La strada verso l’oro inizia con un perfetto triplo salto mortale e mezzo avanti carpiato (67.50), che vale il sorpasso alle britanniche e alle russe che presentano lo stesso tuffo ma imperfetto (59.40 – 44.10). Anche il triplo salto mortale e mezzo ritornato raggruppato (68.16) entusiasma.

Il gap da Banks e Martin si allarga (225.06-217.20). Domenico Rinaldi, tecnico di Batki e Pellacani, richiama le sue ragazze all’ultimo sforzo e le due rispondono da campionesse. Il doppio salto mortale e mezzo indietro con un avvitamento e mezzo (65.28) è da applausi, quello delle inglesi leggermente migliore (67.20) ma non serve per il sorpasso: restano seconde, con Beliaeva e Timoshinina bronzo. Batki e Pellacani, quindici anni di differenza tra le due, conquistano l’Europa e mettono al collo un oro mai visto.

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MARSAGLIA DI BRONZO

La seconda medaglia per l’Italia è arrivata grazie a Lorenzo Marsaglia, che ha conquistato il bronzo nel trampolino 1 metro uomini. Per il 22enne romano si tratta del primo podio europeo, mentre ha chiuso solo al decimo posto Giovanni Tocci, argento della specialità nella precedente edizione dell’evento continentale. Marsaglia è salito sul podio all’ultimo tuffo, con un lievissimo vantaggio sul britannico Jordan Houlden. L’oro è andato al tedesco Patrick Hausding, l’argento all’ucraino Oleg Kolodiy.

La nazionale italiana maschile di pallanuoto ha vinto la medaglia d’oro ai Mondiali in corso in Corea del Sud, battendo in finale la Spagna per 10-5. L’Italia era arrivata in finale vincendo un girone non particolarmente complicato con Brasile, Germania e Giappone, e poi aveva battuto la Grecia ai quarti di finale e l’Ungheria in semifinale. L’ultima importante partita tra Italia e Spagna si era giocata agli Europei del 2018 a Barcellona: aveva vinto la Spagna 8-7, con un gol regolare annullato all’Italia nel finale.

Per l’Italia è il primo oro Mondiale dal 2011, quando a Shanghai sconfisse in finale la Serbia. Sandro Campagna raggiunge Vittorio Pozzo (calcio), Julio Velasco (volley) e Pierluigi Formiconi (pallanuoto femminile) nell’Olimpo dei ct italiani che hanno vinto due titoli mondiali. Lui ne aveva vinto anche un terzo da giocatore nel 1994.

Stefano Luongo e Perrone aprono le marcature in superiorità: 1-1. Si tira con troppa precipitazione da un fronte all’altro. Di Fulvio lotta per divincolarsi da Tahull, finché Echenique non sfonda col suo tiro mancino (2-1). Ma Perrone ci riprende subito trovando un corridoio libero davanti a Del Lungo. Figlioli spara sul palo. Del Lungo para un rigore a Barroso. Nel secondo tempo, sfonda Figlioli (3-2). E Dolce e Renzuto sfruttano brillantemente due rapide superiorità: l’Italia allunga sul 5-2. Il punteggio rispecchia anche il gioco, l’organizzazione, l’attenzione: noi più concreti davanti e più bravi indietro (anche se commettiamo più falli), loro più dinamici ma poco incisivi. Un altro rigore (Munarriz) serve alla Spagna per avvicinarsi agli azzurri (5-3) nel finale di secondo tempo. La Spagna resta pericolosa ma paga forse gli sforzi per aver eliminato Serbia e Croazia. L’Italia sembra a tratti giocare a memoria, agile e veloce: segna Aicardi per il 6-3 e allontanare così gli spagnoli. Del Lungo chiude la porta. Il tempo scorre e l’Italia segna ancora: è Dolce a sorprendere in diagonale Lopez Pinedo. E’ 7-3. E in controfuga Francesco Di Fulvio nuota felice verso l’8-3. Una squadra corale, che spara le sue frecce alternando a turno i suoi protagonisti. Uno show tricolore. Mallarach sfrutta l’uomo in più per l’8-4 dopo un break tutto azzurro. Resta un tempo per soffrire e l’eternità per gioire. Lungo intanto incrementa sul 9-4 a 5’ dalla fine. Mallarach a 2’ dalla fine fa la doppia ma 4 gol di distacco sono ormai incolmabili. Anzi diventano 5 grazie a Bodegas.

SPAGNA-ITALIA 5-10

SPAGNA: Lopez Pinedo, Munarriz 1 rig., Granados, De Toro, Cabanas, Larumbe, Barroso, Fernandez, Tahull, R. Perrone 2, Mallarach 2, Bustos, Lorrio. All. Martin Lozano.

ITALIA: Del Lungo, Di Fulvio 1, Luongo 2, Figlioli 1, Di Somma, Velotto, Renzuto 1, Echenique 1, Figari, Bodegas 1, Aicardi 1, Dolce 2, Nicosia. All. Campagna.

 

ARBITRI: Margeta (Slo) e Goldenberg (Usa). NOTE: sup. num. Spagna 16 (2), Italia 6 (4); usciti 3 f. Di Somma e Figari nel 4° tempo. Ammonito Campagna per proteste.

 

ALTRE FINALI – 3° posto: Croazia-Ungheria 10-7; 5° posto: Serbia-Australia 13-9. 7° posto: Grecia-Germania 11-6.

 

CAMMINO AZZURRO: 14-5 Brasile, 9-7 Giappone, 8-7 Germania, 7-6 Grecia, 12-10 Ungheria.

Due ori in dieci minuti per una giornata storica e indimenticabile per l’Italia del nuoto. Ai Mondiali di Gwangju, Gregorio Paltrinieri ha vinto gli 800 stile libero e lo fa in maniera trionfale: 7’39”27, nuovo record europeo è il tempo che gli vale la medaglia d’oro. Un successo conquistato davanti al danese Henrik Christiansen (argento in 7’41″28) ed al francese David Aubry (bronzo in 7’42″08). Solo un quinto posto per Gabriele Detti (7’43″89).

Ma le emozioni vivono un nuovo scossone qualche minuto dopo: un’immensa Federica Pellegrini ha vinto ancora una volta la medaglia d’oro nei 200 stile libero ai Mondiali di nuoto di Gwangju. Per l’azzurra il tempo di 1.54.22.  Medaglia d’argento per l’australiana Ariarne Titmus in 1.54.66, bronzo per la svedese Sarah Sjoestroem in 1.54.78, che poi ha accusato un leggero malore al termine della gara. Per la straordinaria Pellegrini sono otto i podi mondiali in carriera nei 200 stile libero, con 4 titoli,  come nel 2009, nel 2011 e nel 2017, il secondo consecutivo, 3 argenti e un bronzo. A quasi 31 anni.

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Sorridente, quasi incredulo Paltrinieri a fine gara:

E pensare che dopo il Sette Collli non ci credevo neanche io”. Invece è arrivata una gioia enorme. “Sono contentissimo, sono andato forte da subito, ho acquisito presto un buon vantaggio, vedere il distacco che aumentava mi faceva ben sperare. Me la sono giocata tatticamente, era l’unica cosa che potevo fare e così ho fatto, ponendo subito un ritmo abbastanza alto. Erano quattro anni che non facevo bene gli 800 stile, sono molto contento

Lacrime, tante, e di gioia per Federica Pellegrini:

Questo è il mio ultimo Mondiale. Finisce qui. Non ci credo ancora, ho fatto quello che ho voluto sentendomi come volevo. E’ stato incredibile anche il tempo, vuol dire che tutto il lavoro che stiamo facendo paga tanto e forse come non mai. Sono tanto contenta perché è il mio ultimo mondiale. A me piace lavorare, non sempre i risultati sono arrivati ma questa volta è incredibile. Sono felice, Budapest è stato voluto fortemente ma mai avrei immaginato l’oro. Qui sono successe una serie di cose strane, mi sono trovata a giocarmi qualcosa di importante arrivando così di passaggio: è bellissimo

Lo sguardo è già oltre, consapevoli che da questa debacle si può ripartire – si deve – in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Eppure la Nazionale italiana di scherma ritorna dai Campionati Mondiali 2019, appena conclusi a Budapest senza neppure una medaglia d’oro.

Un dato, negativo, non accadeva dal 1995 e nelle gare individuali non ha avuto neppure nessun argento: bisogna risalire a Losanna 1987, 32 anni fa, per trovare analogie. Anche se in quella edizione le medaglie furono due, invece, da questa rassegna l’Italia torna a casa con otto medaglie, e, persino una in più del Mondiale a Wuxi 2018, quando però gli ori furono quattro. Otto medaglie non sono poche, una d’argento e sette di bronzo, in tutte le specialità. Da qui bisogna ripartire, cioè dal fatto che l‘Italia è competitiva ovunque e lo sarà anche a Tokyo 2020 con gli stessi nomi.

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L’ultima medaglia, quella di bronzo, l’ha ottenuta nel fioretto maschile a squadre: gli azzurri Alessio Foconi, Andrea Cassarà, Giorgio Avola e Daniele Garozzo hanno sconfitto nella finalina la Russia per 45-32. Grande rammarico, invece, per il fioretto femminile che conferma l’argento dello scorso anno a Wuxi arrendendosi in finale. Il quartetto composto da Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Alice Volpi e Francesca Palumbo cede in finale alla Russia per 43-42 al minuto supplementare al termine di un match al cardiopalma e dall’andamento del punteggio sempre in bilico. Dopo un iniziale vantaggio azzurro, le russe sono state capaci di rimontare e portarsi avanti, prima di subire però la rimonta delle fiorettiste italiane. Nell’ultima frazione Elisa Di Francisca ha avuto due stoccate di vantaggio ad un minuto dalla fine del tempo regolamentare. Sul vantaggio di 42-41 a sei secondi dal termine, l’azzurra ha subìto un secondo cartellino giallo per copertura di bersaglio valido, che ha portato sul 42-42 lo score, lasciando vive le speranze russe poi concretizzatesi dopo pochi secondi dall’inizio del minuto supplementare.

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Peserà, senz’altro, il non essere riusciti a salire almeno una volta sul gradino più alto del podio in una rassegna iridata segnata da “prime volte”: Brasile, Grecia, Hong Kong e Iran sono andati a punti per la prima volta nella loro storia. Il Brasile, addirittura, ha iniziato il proprio medagliere mondiale con un oro, grazie a Nathalie Moellhausen, già campionessa mondiale di spada dieci anni prima con i colori dell’Italia, che ha battuto la cinese Lin Sheng.

Nel medagliere finale l’Italia si è piazzata al nono posto, mentre in cima c’è la Russia con tre ori, altrettanti argenti e un bronzo. Un gradino più sotto la Francia con due ori e tre argenti, mentre a chiudere il podio troviamo la Corea del Sud con due medaglie d’oro e due di bronzo.

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Simona Quadarella ha vinto l’oro nei 1500 stile libero ai Mondiali di nuoto in corso a Gwangju, in Corea del Sud. La 20enne romana si è imposta con il tempo di 15’40″89, nuovo primato italiano che migliora quello fatto segnare da Alessia Filippi ai Mondiali di Roma 2009 (15’44″93). Alle sue spalle la tedesca Sarah Kohler (15’48″83) e la cinese Jianjiahe Wang (15’51″00). Assente la campionessa in carica e primatista mondiale, la statunitense Katie Ledecky, miglior tempo in batteria che ha rinunciato per un virus intestinale.

Fatica a trattenere le lacrime, Simona:

Ho saputo stamattina dell’assenza della Ledecky, sono rimasta un po’ così. Mi sono detta ‘bene è un’opportunità’. Sono stato fortunata ma la fortuna va a chi si impegna perché dopo di lei c’ero io. Io speravo di vincere dall’inizio. Prima della gara Cristian Minotti,  mi ha chiesto che pensi? Io ho risposto ‘voglio vincere’ e lui, ‘bene ma devi usare la testa’ e così è stato. Non vedevo l’ora di entrare in acqua e gareggiare, sapevo che avrei vinto. E’ troppo bello, ancora non ci credo. Gli ultimi sono stati due anni fantastici, dopo il bronzo di Budapest 2017 e i tre ori di Glasgow, speriamo di continuare per altri anni, non solo il prossimo quando ci saranno i Giochi. Ogni gara che vinco mi diverto sempre di più..

 

Bronzo per Carraro nei 100 rana donne

La giornata trionfale del nuoto azzurro si arricchisce anche di un bronzo: lo conquista Martina Carraro nei 100 rana con il tempo di 1’06”36. E’ la prima volta che un’azzurra sale sul podio mondiale nella specialità. Medaglia d’oro per l’americana Lilly King in 1’04”93, argento per la russa Yuliya Efimova in 1’05”49. Ottavo posto per l’altra azzurra Arianna Castiglioni in 1.07.06«Non ci sto capendo molto, mi sembrava di avere sbagliato di più rispetto alle semifinali. Quando ho toccato terza non ci ho creduto. Ho pianto, un’emozione incredibile», sono le prime parole di Martina Carraro. «Sono onorata di essere la prima azzurra a vincere una medaglia iridata nella rana – ha aggiunto la nuotatrice genovese – E poi, ero sul sul podio con King e Efimova, non ho parole… La medaglia la vedevo vicina, me la potevo giocare: ci ho creduto ma non ero fissata».

 

Pellegrini in finale nei 200 con il miglior tempo

Sorride anche Federica Pellegrini, in finale nei 200 stile libero con il miglior tempo (1’55″14). Finale anche per Fabio Scozzoli nei 50 rana. L’azzurro ha vinto la sua semifinale facendo anche segnare il nuovo record italiano di 26″70. Il miglior tempo assoluto è quello del britannico Adam Peaty, che ha dominato la sua semifinale in 26″11. Fuori con il 14esimo tempo Nicolò Martinenghi (27″31). Finale nei 200 farfalla per Federico Burdisso, sesto tempo assoluto in 1’55″92. Il migliore è l’ungherese Kristof Milak in 1’52″96.

Massimo Ranieri si appresta a vincere la trentottesima edizione del festival di Sanremo con “Perdere l’amore”, l’Italia rimane incollata alla tv per quello che è l’ultimo prestigioso eco della canzone nazionale, ma qualche istante prima i riflettori e il palcoscenico, seppur idealmente, sono per un ragazzotto di San Lazzaro di Savena di appena 22 anni.
Uno che è stato in grado di interrompere e deviare momentaneamente il rigido e ingessato festival della musica italiana con le sue regole ed etichette…lui che è uno sciatore. Non un calciatore, non appartenente a uno sport, diciamo, più nazionalpopolare.
Alberto Tomba irrompe nella serata finale del festival: un collegamento in diretta con l’innevato Canada per le Olimpiadi di Calgary del 1988, dove il bolognese è al cancelletto di partenza per la seconda manche dello slalom speciale.

Alberto Tomba, “la Bomba”, è riuscito a coinvolgere spontaneamente milioni di italiani, con il suo carisma, il suo fare fuori dalle regole, istrionico ed estroverso, il suo essere campione e anche personaggio che lo sport italiano ha conosciuto poche altre volte. Uno dei primi fenomeni mediatici che ha fatto innamorare la stampa italiana, l’unico a polarizzare l’attenzione degli spettatori al di fuori dei confini strettamente sportivi e a sfidare, con ironia, un idolo internazionalmente riconosciuto:

Maradona è venuto in Italia e tanti si inginocchiano davanti a lui. Fanatici nel calcio ce ne sono più che nello sci. No, non lo invidio, mi sta bene così. Ma lo voglio sfidare perché al calcio non sono male, voglio vedere lui sugli sci… Ecco, Maradona ti sfido” (Gazzetta dello Sport – 31 dicembre 1988)

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Dall’orchestra al pubblico esigente del teatro Ariston, dai cantanti ai conduttori Miguel Bosé e Gabriella Carlucci, passando per i tanti ospiti internazionali che sono saliti sul palco nei quattro giorni di spettacolo come Paul McCartney, Joe Cocker, Bon Jovi o Paul Anka, l’unica esibizione che volevano vedere era quella di Alberto Tomba che, due giorni prima, aveva conquistato l’oro nel gigante alla sua prima partecipazione a dei Giochi olimpici invernali.

In silenzio e in trepidazione, tutti osservano la sua prova: Tomba parte, famelico, aggredendo la pista con il suo stile unico. Segna, alla fine della prova, il tempo ottimo di 1:39,47, guida la classifica provvisoria, ma bisogna ancora aspettare il tedesco Wörndl. Va, arriva al traguardo e il cronometro segna 1: 39,53. Sei centesimi di differenza, sei centesimi per consegnare la seconda medaglia d’oro al collo dell’italiano Tomba. Sono ben 20 milioni, gli italiani che incollati davanti allo schermo, quella sera durante il festival. Alla fine della performance, il primo ad alzarsi dal pubblico è Aldo Biscardi, conduttore del celebre “Processo”.

Saranno in totale in carriera, cinque medaglie olimpiche (tre d’oro), quattro trofei mondiali (due ori), una Coppa del mondo nel 1995 e otto di specialità tra quattro di slalom e quattro di gigante, per un totale di 88 podi in Coppa del mondo e 50 vittorie.

A fine 1988, quando l’Italia e il mondo scoprono il talento di un giovane ragazzo romagnolo destinato a entrare nella leggenda, Alberto non si rende conto di quello che ha fatto, anzi, desideroso di diventare il migliore, confessò di avere un sogno che, rileggendolo oggi, lui, personaggio carismatico, mediatico e dello show, suona quanto mai appropriato:

Diventare il più grande del mondo. Riuscire a conquistare talmente tanto, che la gente che per ora non mi conosce tanto, potrebbe riconoscermi dappertutto anche vestito in borghese. Essere noto come il Papa, Reagan, Gorbachov o Stallone. No ma forse Stallone in Africa non lo conoscono…”

 

(Gazzetta dello Sport – 31 dicembre 1988)

È stata una sorpresa, una piacevole sorpresa. Gli azzurri del bowling hanno conquistato il titolo mondiale a Hong Kong, battendo in finale i campionissimi americani.

Davide che sconfigge Golia, si perché gli Stati Uniti sono il paese in cui è nato il bowling e da anni dominano incontrastati la scena mondiale. Da quest’anno non sarà così, perché sono arrivati gli italiani che sono riusciti a batterli contro qualsiasi pronostico.

Un secco 2-0 (189-169 e 210-166) nell’ultimo atto e medaglia d’oro al collo. La sorprendente realtà è che l’Italbowling è una nazionale di dilettanti che hanno sconfitto dei professionisti.

Non è da molto che la nazionale di bowling ha avuto la sua crescita. Possiamo tranquillamente ribadire che birilli e palla sono per lo più passatempo con gli amici durante i weekend invernali.

Ha saputo fare un egregio lavoro il commissario tecnico, Massimo Brandolini il quale convinto ha ribadito che

I tempi di Fonzie sono cambiati. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo piano piano risalito la china, considerando che abbiamo dovuto affrontare anche la crisi economica, che ha portato alla chiusura di tanti bowling center.

E sicuramente questa vittoria avvicinerà il pubblico in maniera molto più sentita a questo sport che in America vanta tanti appassionati e professionisti.

La federazione italiana bowling non ha attraversato un bel periodo negli ultimi anni ed è per questo che la vittoria mondiale da prestigio e tanta nuova linfa.

I campioni sono: Pierpaolo De Filippi, Antonino Fiorentino, Marco Parapini, Nicola Pongolini, Marco Reviglio, il più grande con i suoi 53 anni, ed Erik Davolio, il più giovane del gruppo, classe 1996 che nella vita fa il panettiere.

Giacomo Bertagnolli e la sua guida Fabrizio Casal, dopo il bronzo e l’argento, ce l’hanno fatta a salire in cima al podio e conquistare la tanto desiderata medaglia d’oro.

È un trionfo a Pyeongchang, tra commozione e adrenalina, per i due giovani azzurri che nella categoria visually impared sono arrivati primi, portando l’Italia in vetta dopo ben otto anni. L’ultima volta che in una competizione paralimpica invernale si festeggiava un oro è stato nel 2010 a Vancouver con Francesca Porcellato nello sci di fondo.

Ma oggi sono loro i protagonisti di un successo che arriva dopo la delusione della gara di Super Combinata e che quindi viene accolto con maggiore entusiasmo.

Bertagnolli e Casal tagliano il traguardo in un tempo record di 2’10″51 e si lasciano alle spalle gli slovacchi Jakub Krako e Branizlav Brozman (+5″08) e i canadesi Mac Marcoux e Jack Leitch (+7″). 

Una gara quasi perfetta, con una sola caduta appena sfiorata per Bertagnolli, che però non altera il risultato finale e nemmeno la gioia incontenibile dei due campioni:

È stata una magnifica giornata. Volevo l’oro, ci credevo, ci ho creduto fino alla fine, anche nel momento in cui mi stavo schiantando contro una porta e ho dovuto improvvisare al volo: è andata bene e abbiamo finito con più di 5 secondi di vantaggio. Domani sera, dopo aver preso la medaglia, festeggeremo con tutta la squadra a Casa Italia e una birretta o due me le concederò, tanto il giorno dopo c’è pausa e penso che il presidente della Fisip Tiziana Nasi me lo permetterà 

Ecco come commenta il campione paralimpico che regala un’altra medaglia al suo paese, con grande orgoglio.

Fabrizio Casal, inseparabile guida, non riesce a nascondere l’emozione subito dopo la vittoria:

Mai provata questa tensione in vita mia tra le due manches. Un’emozione difficile da esprimere. Quando siamo arrivati ho gridato a Jack in cuffia: Vai vecio!

 

Sarà finita? Talento e grinta non mancano e c’è ancora una gara in programma per sabato che coinvolge i due giovani prima di salutare queste Paralimpiadi Invernali che hanno regalato loro tante soddisfazioni.

Nel frattempo Bertagnolli e Casal si godono qualche giorno di meritato riposo, mentre l’Italia continua ad esultare per la sua quarta medaglia paralimpica di questa edizione 2018.

Sono le donne le regine di PyeongChang 2018.

Dopo l’oro di Arianna Fontana, è arrivato anche quello della snowbaorder Michela Moioli.

La ventiduenne bergamasca è riuscita nell’impresa dove nessun’altra azzurra c’era riuscita e pertanto è la prima italiana a conquistare la medaglia più preziosa in una qualsiasi specialità della tavola.

Mica male per la nostra Michela che, tra l’altro, è riuscita a lasciarsi dietro campionesse come l’americana Lindsey Jacobellis che, al traguardo è giunta addirittura quarta.

La nostra Michela è riuscita a ottenere il massimo dopo le delusioni di Sochi 2014, quando a pochi metri dal traguardo è caduta, frantumando così il sogno di una medaglia.

Le donne hanno dimostrato di avere una marcia in più in questa Olimpiade, e sicuramente la Moioli l’ha dimostrato

Le donne sono le donne, abbiamo una marcia in più. Aver visto vincere la Fontana, mi ha dato la carica e mi sono detta che non voglio l’argento o il bronzo, io sono qui per l’oro!

La famiglia l’è stata vicina anche a PyenogChang ed è a loro che l’azzurra dedica la vittoria

La dedica di questa medaglia va a loro, perché da loro è partito tutto!

Arrivano ancora soddisfazioni dai nostri azzurri che stanno disputando gli Europei in vasca corta. Solo nella giornata di ieri altre cinque medaglie hanno arricchito il medagliere azzurro di questa competizione che si sta svolgendo in Danimarca, a Copenaghen.

Tre argenti e due ori per un’Italia che sta primeggiando praticamente in ogni specialità in gara.

Medaglia d’argento per Ilaria Bianchi, che arriva prima nei 200 farfalla in 2’04″22. La giovane di Bologna è talmente emozionata subito dopo il podio che stenta a credere nel suo successo:

Mammamia non mi sembra vero! Io che sono centista e vado sul podio europeo addirittura con il record italiano. Quasi non ci credo. Ho lavorato bene in gara e col passare dei metri sentivo che avevo ancora tante energie e mi dicevo vai Ilaria, vai

Un altro argento è stato conquistato da Simone Sabbioni, che si posiziona secondo in 49″68 nei 100 dorso, superando anche il record italiano. Un gran bel modo di rifarsi della sfortuna avuta il giorno prima nella staffetta a causa di quel problema tecnico che ha poi pregiudicato l’intera gara. Ecco cosa dice in proposito:

Non ero arrabbiato per quanto accaduto in staffetta; solo dispiaciuto e avevo tanta voglia di riscattarmi e divertirmi. Anche prima della partenza, nella camera di chiamata, ogni tanto ridevo da solo perchè ero contento. Stavo bene, ero sereno come poche altre volte mi era capitato prima di una gara così importante

L’ultimo argento arriva da parte di Gregorio Paltrinieri, che arriva in 14’22″93 nei 1500 stile libero. Una nota di delusione si legge nelle sue parole per non essere riuscito a dare di più:

Ho dato quello che ho al momento. Ho cercato di mantenere la nuotata il più possibile fluida ma dopo 500 metri ho cominciato a faticare. Mi dispiace perdere un 1500, ma può succedere in una fase di transizione

Per completare la cinquina azzurra mancano le due medaglie di bronzo conquistate da Margherita Panziera nei 200 dorso col record italiano di 2’02″43 e Luca Dotto nei 50 stile libero in 20″78.

Ancora Italia protagonista

Si continua a gareggiare agli Europei di Copenaghen nelle diverse specialità e ci sono ancora tanti azzurri in corsa per il podio.

Ecco i risultati della quarta giornata:

50 farfalla M
RI Matteo Rivolta 22″83, Netanya 5/12/15
7. Matteo Rivolta 22″93 qualificato alle semifinali
13. Piero Codia 23″06 qualificato alle semifinali
37. Andrea Vergani 23″72 eliminato

50 dorso F
RI Elena Gemo 26″77, Rijeka 13/12/08
6. Silvia Scalia 26″91 qualificata alle semifinali
15. Elena Di Liddo 27″24 qualificata alle semifinali
18. Tania Quaglieri 27″29 eliminata

100 stile libero M
RI Marco Orsi 46″04, Riccione 19/04/15
1. Luca Dotto 46″81 qualificato alle semifinali
3. Lorenzo Zazzeri 47″00 qualificato alle semifinali
6. Marco Orsi 47″13 eliminato
10. Alessandro Miressi 47″35  eliminato

200 stile libero F
RI Federica Pellegrini 1’51″17, Istanbul 13/12/09
nessuna italiana iscritta

100 farfalla F
RI Ilaria Bianchi 56″13, Istanbul 16/12/12
8. Ilaria Bianchi 57″25 qualificata alle semifinali
10. Elena Di Liddo 57″96 qualificata alle semifinali

100 misti M
RI Marco Orsi 52″12, Riccione 1/12/17
2. Marco Orsi 52″13 qualificato alle semifinali
5. Simone Geni 52″74 pp (prec. pp 52″93, Massarosa 18/11/16) qualificato alle semifinali
27. Thomas Ceccon 55″02 eliminato

200 misti F
RI Francesca Segat 2’06″21, Istanbul 10/12/09
migliore prestazione in tessuto Francesca Segat 2’08″38, Doha 18/10/10
2. Ilaria Cusinato 2’09″91 qualificata alla finale

4×50 stile libero mista
RI 1’29″22, Doha 6/12/14 (Dotto, Orsi, Di Pietro, Ferraioli)
5. Italia 1’31″50 qualificata alla finale
Lorenzo Zazzeri in 21″42, Andrea Vergani in 21″82, Federica Pellegrini 24″39 ed Erika Ferraioli 23″87