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Dopo l’oro Olimpico a Rio e il Mondiale vinto a Budapest sui 1500 metri, Gregorio Paltrinieri non ha la pancia piena e punta a nuovi obiettivi:

“Alle Olimpiadi di Tokyo nel 2020 – ammette a margine della presentazione del suo libro “Il peso dell’acqua” al Mondadori Megastore di Milano – punto al triplete. Vincere i 1500 che restano la mia gara di punta ma far bene anche negli 800 e nella 10 chilometri in acque libere. Punto a vincere tutto, avversari permettendo”.

Ora Paltrinieri partirà per l’Australia dove si allenerà per i prossimi sei mesi con l’amico Mack Horton, alla ricerca di nuovi stimoli:

“E’ un modo per trovare nuovi stimoli, provare allenamenti diversi, cambiare dimensione. Al record mondiale non ci penso, non è un’ossessione, ma certamente vorrei abbassare i miei tempi e continuare a vincere”.

E da tifoso juventino non poteva mancare una battuta sulla Juve impegnata questa sera contro il Barcellona:

“Le mie paure ai blocchi di partenza a Rio sono come le paure della Juventus sulla Champions League. Le aspettative di dover vincere a tutti i costi possono avere un effetto boomerang. Per questo dico alla Juventus di non avere paura e di affrontare questa competizione con cuore leggero. Restiamo una delle squadre più forti d’Europa”

Il 5 settembre del 1972, poco dopo le 4 di mattina, un commando terroristico composto da otto palestinesi fece irruzione all’interno dell’abitazione israeliana situata nel villaggio olimpico in Connollystraße 31, dopo aver scavalcato una recinzione di appena 2 metri. Uccisero due atleti israeliani (Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco-romana, e Yossef Romano, sollevatore di pesi) che avevano tentato di fermarli, e ne sequestrarono altri nove.

L’epilogo è tragicamente noto: dopo una giornata di estenuanti e fallimentari trattative di negoziazione, la polizia tedesca provò a liberare gli ostaggi con un atto di forza all’aeroporto di Fürstenfeldbruck, ma nella sparatoria che si innescò morirono tutti gli atleti, cinque terroristi ed un poliziotto tedesco.

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Fu una catastrofe senza precedenti all’interno di una manifestazione internazionale. Una nuova realtà di terrorismo si affacciò sulla scena mondiale sfruttando proprio l’Olimpiade come palco per mostrarsi al mondo intero.
Otto fedayyin armati di AK-47 e facenti parte dell’organizzazione “Black September”, col pretesto della mancata partecipazione della Palestina, sconquassarono i Giochi e destabilizzarono la polizia di Monaco. Manfred Schreiber curò in prima persona le trattative, ma si dimostrò impreparato commettendo una serie concatenata di errori tragici nella loro sciocchezza. Si badò all’aspetto estetico ignorando l’allarme di possibili azioni terroristiche perché, quelle del 72′, volevano essere le Olimpiadi della rinascita tedesca, dopo il periodo nero di Hitler.
Pochi controlli, 2000 agenti della polizia in borghese (le armi non dovevano essere visibili), forma di sicurezza passiva formata da volontari dell’Olys il cui compito era semplicemente quello di placare eventuali tafferugli. Nessuno doveva pensare ad una Germania militarizzata, dovevano regnare la pace, i colori e l’atmosfera festosa. Ma i giochi rappresentavano altresì l’occasione per atleti israeliani di partecipare nuovamente ad una manifestazione di tale portata, dopo i tragici anni dell’Olocausto, ma di questo nessuno se ne curò realmente.

 

 

Erano da poco passate le 6 di mattino, quando da una finestra dell’edificio, i terroristi lanciarono due fogli con su scritta la loro richiesta: scarcerare 234 palestinesi in Israele entro le ore 9.00. Schreiber fu abile nel prorogare più volte la scadenza fino alle 17.00, mentre da Israele non giunsero mai segnali incoraggianti: infatti, Golda Meir, l’allora Primo Ministro, sin da subito si rifiutò di accettare una simile pretesa.
Nel frattempo intorno alle 11.00, a causa delle pressioni del pubblico e dei media, i Giochi furono ufficialmente sospesi, mentre un funzionario olimpico, Walther Tröger, ottenne il permesso di entrare nell’abitazione per controllare lo stato di salute degli atleti rapiti.
In realtà il suo scopo era quello di contare il numero di palestinesi armati (secondo lui 5), unica informazione per poter programmare un’azione offensiva che avrebbe previsto l’irruzione a sorpresa di un nucleo di tredici agenti utilizzando i condotti di ventilazione posti sul tetto dell’edificio.

 

 

Ma con i Giochi sospesi, folle di curiosi si riversarono in prossimità dell’edificio in Connollystrasse, e con loro una nutrita schiera di giornalisti e reporter che raccontavano e riprendevano in diretta quanto stesse accadendo. Nulla di più sbagliato. Nelle fasi concitate della preparazione dell’assalto, Schreiber si dimenticò completamente di isolare e liberare la zona (i terroristi potevano sparare sulla folla in qualsiasi momento) e il maldestro e goffo risultato fu che l’intera operazione fu ripresa in diretta dalle telecamere, consentendo anche ai terroristi, che all’interno dell’appartamento stavano osservando la TV, di venire a conoscenza del piano minacciando, così, di uccidere gli ostaggi immediatamente.

 

 
La svolta arrivò poco dopo le 17.00, quando Issa, leader del gruppo terroristico (nonché infiltrato come operaio durante la costruzione delle strutture olimpiche), avanzò la richiesta di trasferimento con gli ostaggi all’aeroporto del Cairo per poter continuare da lì le trattative.
Consci dell’assenso negato dalle autorità egiziane, la polizia, con l’idea di provare un’ultima volta a salvare gli atleti, assecondò il volere dei terroristi ed ordinò il loro trasferimento, attraverso 2 elicotteri, all’aeroporto di Fürstenfeldbruck, a pochi chilometri da Monaco, dove avrebbero trovato un Boeing 727 della Lufthansa.

Il piano prevedeva che all’interno dell’aereo, camuffati da piloti e membri della compagnia, un gruppo di poliziotti avrebbe dovuto uccidere Issa ed il vice, mentre cinque cecchini posti sulle torri avrebbero dovuto uccidere gli altri tre terroristi. Ma il piano si rivelò ben presto un fallimento: mentre gli elicotteri erano prossimi all’atterraggio, il gruppo di poliziotti all’interno dell’aereo annullò l’operazione reputandola troppo pericolosa.
Il destino degli atleti era pertanto affidato ai soli cecchini (che in realtà non erano veri e propri tiratori scelti, in quanto al tempo nella Germania dell’Ovest, l’esercito non poteva essere chiamato per risolvere questioni all’interno del territorio) sprovvisti di infrarossi, di caschi protettivi, con poca luce a favore ed ignari sul numero reale dei terroristi (sapevano fossero ancora cinque).

Tale impreparazione fu fatale nei trenta minuti di fuoco che seguirono dalle 22.30 fino alle 23.00. I cecchini spararono alla cieca mentre i rinforzi arrivarono solo alle 24.00 quando oramai il destino era tragicamente segnato: i terroristi, capito l’inganno e circondati, uccisero tutti gli atleti.
L’assurdità dell’intera operazione trovò il suo drammatico apice quando, in un primo momento, radio e televisioni affermarono l’avvenuta liberazione degli atleti, salvo poi dover diramare la crudele realtà. Il giorno seguente, i Giochi ripresero il regolare svolgimento.

Nel 2012, a 30 anni dall’eccidio, mentre il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) si è dimostrato poco flessibile non lasciando troppo spazio ai ricordi durante le Olimpiadi di Londra, in Germania, dove ancora si avverte un senso di sconfitta per gli errori commessi, si è voluto ricordare quel giorno nefasto. Sul luogo dove 40 anni prima ci fu un bagno di sangue, un rabbino ha celebrato una messa alla quale hanno partecipato funzionari tedeschi, parenti delle vittime ed alcuni atleti israeliani sopravvissuti, uniti per ricordare Mark Slavin, Eliezer Halfin,David Berger, Ze’ev Friedman, Yossef Romano, Andre Spitzer, Moshe Weinberg, Amitzur Shapira, Yossef Gutfreund, Yakov Springer, Kehat Shorr.

 

Los Angeles ospiterà le Olimpiadi del 2028 mentre Parigi quelle del 2024. La città statunitense ha raggiunto un accordo con gli organizzatori olimpici che “spiana la strada” all’accogliere i Giochi. Lo scrive il “Los Angeles Times”, citando una fonte anonima vicina al negoziato.

L’accordo oltre ad aprire la strada per i Giochi del 2024 a Parigi, consentirà a Los Angeles di ospitare le Olimpiadi per la terza volta, dopo il 1984 e il 1932, così come per la città francese, che ha organizzato quelli del 1900 e del 1924. Si attende l’annuncio ufficiale del Comitato olimpico internazionale.

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Intanto oggi il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha detto ai microfoni di Rete Sport che la candidatura di Roma 2024 resta una ferita aperta.

“Sono sempre stato chiaro su questa vicenda – ha detto ai microfoni di Rete Sport – Ho cercato disperatamente di farmi ascoltare esprimere una visione dettagliata. Chiesi di non dire subito di no, ma di verificare e di guardare il dossier. Oggi ti ritrovi a combattere su temi ordinari e al tempo stesso non hai una prospettiva e mezzi finanziari che il CIO per la prima volta avrebbe concesso. Oggi, anche le persone che erano contrarie fanno ammenda sulla scelta suicida per la città di Roma”

Amedeo Tonelli ci mostra, con orgoglio e fierezza, dopo una gara estenuante, la sua medaglia d’oro conquistata nella finale dell’arco ricurvo. Battuto il più quotato alla vigilia, lo statunitense Brady Ellison per 61-58. Una grande prova che porta in alto i colori dell’Italia. Ma un momento: medaglia d’oro, podio, inno nazionale. Ci sono nuovamente le Olimpiadi? Facciamo un passo indietro.

Ufficialmente si chiamano World Games (in italiano conosciuti anche come Giochi Mondiali) e in parole povere sono le Olimpiadi degli sport non olimpici. O meglio, di quei sport che “da grandi” sperano di entrare nel circuito ufficiale olimpico.
Un po’ più chiaro adesso? Niente cinque cerchi, niente fiamma olimpica accesa, dunque, ma l’agonismo e la determinazione dei numerosi atleti sono gli stessi. Fino a domenica 30 luglio, ben 110 nazioni si sfidano per la decima edizione dei World Games, in corso a Breslavia (Wrocław), in Polonia.

Nel panorama delle discipline inserite nei Giochi Mondiali c’è spazio per tutti, da quelli spettacolari come paracadutismo o l’aliante acrobatico che invitano gli spettatori ad alzare il naso all’insù o quelli un po’ più strambi come il fistball, il floorball (simil hockey ma senza pattini) o il lacrosse. C’è anche il frisbee, la danza sportiva come la salsa o il latino americano e anche due sport da “bar”, quelli insomma che si fanno tra una sigaretta e un bicchiere. Sì, c’è anche una competizione per il bowling e per il biliardo diviso in carambola a tre sponde, snooker e pool con 9 palle.

Non mancano poi alcune specialità di sport olimpici non inseriti nei calendari a cinque cerchi: prendete, per esempio, il tiro con l’arco con le varianti ricurvo, compound e arco nudo e, come se non bastasse gli organizzatori hanno aggiunto altri quattro sport dimostrativi ovvero il football americano, canottaggio indoor, kickboxing e lo speedway.

Come detto in apertura, tutte le discipline sognano di fare il salto nelle Olimpiadi: in passato ce l’hanno fatta il badminton, il beachvolley, il rugby a sette, il taekwondo e triathlon. I prossimi sport promossi e che vedremo ai Giochi olimpici di Tokyo 2020 sono il karate e l’arrampicata, alla loro ultima apparizione in Polonia.

I World Games esistono dal 1981 e questa in Polonia è la decima edizione. Dopo Taipei e la Colombia, i Giochi Mondiali tornano così in Europa a dodici anni dall’edizione tedesca di Duisburg, mentre la prossima andrà in scena a Birmingham in Alabama nel 2021.
E sapete qual è la nazione più vincente nella storia degli sport non olimpici? Proprio l’Italia con 137 ori e 394 medaglie complessive.

Aspettiamo la fine di questa edizione per tirare le somme. Insomma, prendete appunti: tra questi sport ci può essere un futuro “olimpico”.

Un argento dal sapore amaro è quello conquistato dai ragazzi della Nazionale italiana Handball a Mondiali Under 17 in Argentina.

I giovani, guidati dal mister Vincenzo Malatino, hanno perso la finale contro la forte Spagna (due volte campione d’Europa) agli shoot-out con la sola differenza di un punto (7-6).

Nonostante la sconfitta però gli azzurrini si possono ritenere super soddisfatti per come hanno interpretato tutto il torneo mondiale.

Tuttavia la soddisfazione massima è, oltre alla medaglia d’argento la prima tra i maschi, la qualificazione per i Giochi Olimpici giovanili del 2018 a Buenos Aires, la prima da quando esiste il Movimento italiano.

Un doppio traguardo storico per la Beach pallamano italiana maschile che, con questo risultato, mettono in bacheca una bella medaglia. In passato, appunto, solo le donne erano riuscite a conquistare delle medaglie (Euro 2009 e Mediterranei 2015).

La finale è stata una partita combattutissima e solamente due parate miracolose del portiere iberico hanno fatto sì che il gradino più alto del podio fosse occupato dalle Furie rosse.

Con questo risultato il medagliere italiano in questa disciplina si arricchisce ancora. L’argento rappresenta la seconda medaglia di questa formazione – dopo il bronzo dell’estate scorsa agli Europei -, ma anche l’ottava complessiva targata Italia tra il 2004 e oggi (2 ori, 1 argento e 5 bronzi).

Una gran bella soddisfazione sono anche i premi individuali che la Nazionale ha ottenuto durante la manifestazione. Davide Notarangelo è stato premiato come miglior ala sinistra del Mondiale, mentre Marco Mengon è stato nominato miglior difensore.

Per il prossimo anno la Federazione auspica che la prima apparizione olimpica non sia una sola passeggiata ma che la Nazionale possa giocarsela tutte le partite per poter ottenere i giusti risultati.

Dario Sette

Torna di scena il Mondiale di nuoto e quest’anno la vetrina è Budapest (Ungheria). La XVII edizione si terrà a partire da oggi fino al 30 luglio.

Si parte subito con i tuffi e con il nuoto sincronizzato. Pensando al trampolino, le menti degli italiani sono tutte rivolte alla campionessa Tania Cagnotto che, per la prima volta, risulta assente tra i convocati azzurri. La plurimedagliata, infatti, si è ritirata qualche mese fa (il 13 maggio scorso) dopo i Campionati italiani assoluti indoor che si sono svolti a Torino.

La miglior tuffatrice italiana (e forse europea) di tutti i tempi ha lasciato un vuoto abbastanza profondo nella Nazionale azzurra che per Budapest si presenta con nuovi ragazzi pronti però a dare il massimo per il proprio Paese.

L’esordio della Cagnotto risale a 16 anni fa proprio in un Mondiale. La competizione si svolgeva a Fukuoka in Giappone e, l’allora sedicenne Tania giunse al sesto posto dal trampolino di 3m. Proprio in quell’anno invece non era ancora nata la giovane promessa azzurra di tuffi, Chiara Pellacani, quattordicenne che però ha fatto vedere ottime cose come l’oro ai Campionati europei giovanili di tuffi 2017 di Bergen proprio dal trampolino 3m e il buon esordio tra i senior all’Europeo in Ucraina, oltre che la medaglia di bronzo agli assoluti di Torino.

Medaglia d’argento Dallapé, Medaglia d’oro Cagnotto, Medaglia di bronzo Pellecani – Campionati italiani assoluti 2017

Tuttavia Tania Cagnotto è sempre stata pioniera dello sport italiano e con le sue 41 medaglie conquistate non può che essere definita una grandissima atleta. L’argento da 3m sincro e il bronzo da 3m alle Olimpiadi di Rio 2016 hanno chiuso una carriera ricca di successi. Proprio le medaglie olimpiche mancavano nel medagliere della tuffatrice azzurra e all’età di 31 anni ce l’ha fatta.

La prima medaglia al collo della stella dei tuffi italiana risale al 2002 in Germania. A Berlino la Cagnotto ottiene un bronzo dal trampolino sincro 3m con Maria Marconi e l’argento dalla piattaforma.
Proprio nelle competizioni europee Tania si ripeterà più volte ottenendo spesso l’oro in varie specialità (piattaforma, trampolino 1m e 3m e sincro). L’ultimo trionfo continentale è stata una tripletta aurea: trampolino 1m, trampolino 3m e trampolino sincro (in coppia con Francesca Dallapé).

Prima medaglia piattaforma, Berlino 2002

Tornando al Mondiale, anche in queste competizioni Tania Cagnotto è stata assoluta protagonista degli ultimi 15 anni. Dal bronzo ottenuto a Montréal in Canada (trampolino 3m) sino allo storico oro conquistato in Russia a Kazan nel 2015 passando per i numerosissimi successi come: Melbourne 2007 (bronzo 3m); Roma 2009 (bronzo 3m e argento 3 m sincro); Shanghai 2011 (bronzo 1m) e Barcellona 2013 (argento 1m e argento 3m sincro).

Una valanga di medaglie di diritto entrano nella storia del sport italiano. Gli atleti azzurri che prenderanno parte al campionato mondiale cercheranno di far “rimpiangere” il meno possibile l’assenza della campionessa altoatesina. Certo non dovranno a fare quello che Tania ha fatto per scherzo.

Dario Sette

Adesso e’ ufficiale: le Olimpiadi del 2024 e del 2028 saranno assegnate assieme, a Parigi e Los Angeles, nel corso della sessione del Cio in programma il 13 settembre a Lima.

Lo ha ratificato all’unanimita’ (ma il tutto sembrava gia’ scontato da diverse settimane) il Cio (78 membri, per alzata di mano) riunito in una sessione straordinaria a Losanna, accettando la proposta dell’esecutivo. La sessione peruviana che avrebbe dovuto vedere tra le protagoniste anche Roma, candidata per il 2024 prima che la stessa venisse ritirata (come Budapest e Amburgo), passera’ alla storia come la “prima” doppia assegnazione della storia moderna.

Una vittoria di Thomas Bach, fautore di questa soluzione al fine di evitare di perdere due candidate eccellenti ed al fine di garantire un po’ di respiro all’intero movimento, dal momento che la crisi mondiale ha fatto temere problemi di organizzazione per i Giochi del futuro. Tanto da “varare” a dicembre del 2014, l’agenda 2020.

Per l’Italia, in pratica, un nuovo stop sottolineato da Giovanni Malago’.

“E’ evidente ora la sospensione di ogni ipotesi di candidatura per l’Italia. Ne prendiamo atto: e’ la dimostrazione che il Cio vuole premiare chi e’ stato coerente e serio. Credo sia una riflessione da tenere a mente per futura memoria” le parole del numero uno del Coni.

Adesso tocchera’ alle due citta’ candidate, con il Cio, mettersi d’accordo su chi organizzera’ nel 2024 e chi nel 2028.

Adesso e’ ufficiale: le Olimpiadi del 2024 e del 2028 saranno assegnate assieme, a Parigi e Los Angeles, nel corso della sessione del Cio in programma il 13 settembre a Lima.

Lo ha ratificato all’unanimita’ (ma il tutto sembrava gia’ scontato da diverse settimane) il Cio (78 membri, per alzata di mano) riunito in una sessione straordinaria a Losanna, accettando la proposta dell’esecutivo. La sessione peruviana che avrebbe dovuto vedere tra le protagoniste anche Roma, candidata per il 2024 prima che la stessa venisse ritirata (come Budapest e Amburgo), passera’ alla storia come la “prima” doppia assegnazione della storia moderna.

Una vittoria di Thomas Bach, fautore di questa soluzione al fine di evitare di perdere due candidate eccellenti ed al fine di garantire un po’ di respiro all’intero movimento, dal momento che la crisi mondiale ha fatto temere problemi di organizzazione per i Giochi del futuro. Tanto da “varare” a dicembre del 2014, l’agenda 2020.

Per l’Italia, in pratica, un nuovo stop sottolineato da Giovanni Malago’.

“E’ evidente ora la sospensione di ogni ipotesi di candidatura per l’Italia. Ne prendiamo atto: e’ la dimostrazione che il Cio vuole premiare chi e’ stato coerente e serio. Credo sia una riflessione da tenere a mente per futura memoria” le parole del numero uno del Coni.

Adesso tocchera’ alle due citta’ candidate, con il Cio, mettersi d’accordo su chi organizzera’ nel 2024 e chi nel 2028.

Un campione, si sa, non lo è solo in campo durante una gara, ma lo è a 360 gradi, anche nella vita quotidiana. Un gesto d’affetto, di rispetto e di passione, infatti, può essere più indelebile di un trionfo in un match o della conquista di un trofeo.

Proprio questo è quello che capita a quei fuoriclasse che sono veri uomini anche lontano dalle competizioni agonistiche.

Bebe Vio, vincitrice dell’oro paralimpico nel fioretto alle Olimpiadi di Rio 2016 e icona dello sport italiano,fa parlare molto di sé anche quando non è in pedana. Tra sketch ironici sulla sua disabilità e campagne di sensibilizzazione per le vaccinazioni, la campionessa ha regalato un’immensa gioia a una sua collega di fioretto Alice Pigato, un’atleta 16enne di Novi Ligure. Durante un torneo valido per il campionato nazionale la giovane Alice ha portato a casa la terza posizione, preceduta da Alessia Biagini e proprio da Bebe Vio, vincitrice della prova. La campionessa paraolimpica, al momento della premiazione, non ha esitato un attimo nel regalare la sua medaglia d’oro proprio ad Alice.

Ma Bebe Vio non è stata la prima a fare quest’umile gesto. In passato, infatti, campionissimi come ad esempio il rugbista neozelandese Sonny B Williams o la Nazionale azzurra di pallavolo maschile o il pugile Carl Frampton.

Williams, il centro degli All Blacks, poco dopo aver ricevuto la medaglia d’oro  della Coppa del Mondo 2015 a Londra, ha voluto premiare un ragazzino che era entrato in campo proprio per abbracciare il suo beniamino. Il piccolo, dopo essersi divincolato dalla polizia è riuscito a farsi notare dai giocatori neozelandesi che stavano festeggiando la vittoria ed è stato preso in custodia proprio da Williams, il quale dopo quest’umile gesto è stato definito golden heart.

E dal cuore d’oro sono stati anche i ragazzi della nazionale italiana di pallavolo, i quali hanno deciso di donare il premio di 50mila euro ottenuti dalla Fondazione Giovanni Agnelli alle popolazioni colpite dal terremoto in Umbria, Lazio e Marche. Durante la stessa premiazione, anche il fiorettista Daniele Garozzo, oro a Rio 2016, ha voluto devolvere la vincita di 150mila euro in beneficenza.

Anche dalla Scozia giungono notizie dal sapore romantico. L’ex allenatore del Glasgow Rangers, Mark Warburton, colui che è stato l’artefice del ritorno in Premiership della squadra più titolata di Scozia, ha regalato la sua medaglia a un piccolo supporter dei Gers affetto da una rara malattia. Il gesto è stato complimentato in primis dal giovane fan ma soprattutto da altri personaggi famosi.

Un gesto insperato l’ha subito anche un altro giovanissimo appassionato di boxe, Devon Gillespie, il quale ha ricevuto a sorpresa la medaglia del pugile nordirlandese, Carl Frampton. Dopo aver firmato l’autografo al piccolo Devon, il boxer britannico gli ha piacevolmente offerto la medaglia ottenuta poco prima.

Discorso inverso è accaduto al forte pugile irlandese, Michael Conlan. Un bambino di 5 anni ha fatto recapitare all’atleta una lettera scritta di suo pugno oltre che una medaglia vinta a scuola per sottolineargli la sua ammirazione nonostante la sconfitta subita alle Olimpiadi in Brasile.

Il tecnico, Josè Mourinho, è stato addirittura due volte coinvolto in “generosi” regali ad estranei. Lo Special One, forse troppo abituato a vincere, ha regalato, sia nel 2009 quando era allenatore dell’Inter dopo la sconfitta in Supercoppa Italiana che nel 2015 quando era al Chelsea, la sua medaglia d’argento a persone presenti in tribuna.

C’è chi però la sua medaglia d’oro olimpica l’ha proprio svenduta in maniera più che goffa. Il polacco Pawel Fajdek, campione del mondo nel lancio del martello a Pechino 2015, dopo aver festeggiato la vittoria a suon di brindisi, ha pagato il taxi che lo ha riportato a casa proprio con la medaglia d’oro vinta qualche ora prima non avendo contanti. Per fortuna le autorità cinesi hanno rimediato all’errore dell’atleta visibilmente ubriaco.

Vabbè, nel bene o nel male regalare una medaglia fa sempre notizia.

Dario Sette

Il primo sentimento è la gratitudine, il poter dire “io c’ero”, spettatore coinvolto pur non essendo presente a una partita di calcio o a un Olimpiade. Ma la sensazione arrugginita che lascia la radio è coinvolgente come nessun altro media può fare. Ti stimola a immaginare quello che succede, lo dipingi nella mente giocando con le parole gracchianti del radiocronista.
La radio è stato e sarà uno dei mezzi più incisivi perché è quello meno artificioso: non si possono costruire personaggi, c’è solo tanta spontaneità perché è la voce che deve arrivare. Solamente quella. Diretta, puntuale e colta.

Con Riccardo Cucchi la gratitudine è duplice. Bisogna essere onesti con noi stessi: la radio ha perso appeal nel corso dei decenni, gli affezionati ci sono e ci saranno sempre, ma soprattutto i più giovani, attratti lecitamente, dal web o dalla televisione, non potranno conosce fino in fondo il legame con alcune trasmissioni radiofoniche.
Una di queste è senz’altro “Tutto il calcio minuto per minuto” popolare programma di Rai Radio 1, ideata nel 1959 e dedicata alle radiocronache in diretta del campionato italiano di calcio. Diversi cronisti si alternano tutt’oggi sui campi di Serie A con collegamenti in studio, ritagli quando c’è la Formula1 o altri eventi sportivi in diretta. Tutti sintonizzati alle 15.00, ma prima di sentire le voci dei giornalisti, “Tutto il calcio minuto per minuto” è entrato nelle case degli italiani con questo jingle. “A taste of honey” di Herb Alpert:

Roberto Bortoluzzi, Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Alfredo Provenzali, Livio Forma, Bruno Gentili, Tonino Raffa, Ugo Russo e poi ancora, Filippo Corsini, Francesco Repice, Emanuele Dotto e via discorrendo. Una formazione di voci variopinte e immediatamente riconoscibili. Una calorosa famiglia domenicale.
E poi c’è Riccardo Cucchi, voce un po’ nasale, che si collega per le prime volte negli anni ’80 da Campobasso, seguendo la squadra in Serie B.

La sua precisione coinvolge gli italiani, sobria ma anche esaltante: oltre al calcio segue anche canottaggio, scherma e atletica leggera che seguirà nel 1992, alle Olimpiadi di Barcellona. In totale racconterà sei Giochi olimpici e quattro Mondiali di calcio, dopo esser diventato radiocronista della Nazionale italiana nel 1994, al posto di Sandro Ciotti.
Memorabile è il suo racconto di Germania 2006, nel suo ritmo c’è tutto: ansia, agitazione, tensione, gioia. Anche lui dopo, la trasformazione del rigore di Grosso nella finale contro la Francia, esclama quattro volte “Campioni del Mondo” come ha fatto il duo Caressa-Bergomi, ma sembra più genuino e meno imposto. Un urlo liberatorio “reeeeeteeeeeeeee” che si gonfia nei polmoni, brucia la gola, la raschia ed esplode. Berlino rimarrà nei nostri ricordi, lui elogia la vittoria delle facce pulite, di Lippi, del post-calciopoli. «E’ nostra, è nostra», dice guardando il trofeo alzato da Cannavaro. E sì, è davvero nostra :

Il 4 giugno 2014 dallo stadio Renato Curi di Perugia effettua la sua ultima radiocronaca della Nazionale in occasione dell’amichevole contro il Lussemburgo, lasciando dopo vent’anni l’incarico di prima voce degli Azzurri a Francesco Repice. Il 12 febbraio 2017 è l’ultima sua radiocronaca a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Inter-Bologna a San Siro chiude la sua lunga e avvincente carriera.

Il sentimento, pensando a Riccardo Cucchi, è la gratitudine per aver vissuto assieme una stagione memorabile di sport.