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Oramai manca veramente poco che il sipario si alzi sulla ventitreesima edizione delle Olimpiadi Invernali a PyeongChang e noi di Mondiali.it vogliamo fare un tuffo nel passato per ricordare chi sono stati i primi atleti azzurri a trionfare nella competizione olimpica.

Iniziati nel 1924, i Giochi invernali ci regalarono il primo vero acuto nel 1948 con l’oro di Nino Bibbia nella specialità dello skeleton. A questa ne sono seguite altre 113. La prima gioia femminile, invece, risale all’Olimpiade di Oslo nel 1952 e fu il bronzo di Giuliana Minuzzo nella discesa.

Per poter parlare della prima grande impresa di Nino Bibbia, dobbiamo fare un tuffo di 70 anni e catapultarci nella quarta edizione dei Giochi a Saint Moritz nel 1948. Il 25enne, originario di Bianzone in provincia di Sondrio, era alla sua prima apparizione nella competizione dei cinque cerchi. Tuttavia conosceva bene il territorio dato che da anni viveva proprio nella cittadina svizzera di Saint Moritz. Si sentiva a casa Nino Bibbia e ciò facilitò quella sua grande impresa.

C’è da ribadire, però, che il campione azzurro non era solamente un atleta della specialità skeleton. In quell’edizione il sondriese era iscritto nelle gare di salto (arrivò a 69 metri), pilota sia nel bob a due (dove giunse ottavo) che nel bob a quattro (chiuse sesto) ed era pure nella squadra di hockey. Un vero e proprio atleta a 360 gradi.

Proprio una partita di hockey gli stava facendo saltare la cerimonia ufficiale del suo skeleton, nel quale era riuscito a salire sul podio più alto. Nino Bibbia, inoltre, è stato anche un innovatore: 50 anni prima delle action cam che troviamo in testa a quasi tutti i partecipanti, in una delle sue gare Bibbia indossò sulla schiena una cassetta d’acciaio con all’interno una camera da presa pesante oltre 40 chili, per raccogliere immagini durante la discesa.

Per trovare il primo sorriso femminile, invece, dobbiamo trasferirci a Oslo durante le Olimpiadi del 1952. La gioia è stata tutta per la nostra “donna jet” Giuliana Minuzzo, sciatrice alpina classe 1931, originaria di Marostica in provincia di Vicenza.

Foto de “La Stampa” del 24/02/1960 – Olimpiadi di Squaw Valley ’60

L’azzurra all’epoca era 21enne e chiuse la gara solamente dietro l’austriaca Trude Beiser e la tedesca Annemarie Buchner . Una medaglia importantissima per lo sport azzurro, basti pensare che, nella storia italiana ai Giochi Invernali, solamente in altri quattro casi atlete azzurre sarebbero salite sul podio nei successivi 40 anni, e cioè fino ad Albertville 1992 con Deborah Compagnoni. Nel mezzo solo la stessa Minuzzo (bronzo nel gigante a Squaw Valley 1960), Erika Lechner (oro nello slittino a Grenoble 1968), Claudia Giordani (argento nello slalom a Innsbruk 1976) e Paola Magoni (oro nello slalom a Sarajevo 1984).

 

Sono stati definiti dal Coni gli azzurri che prenderanno alla spedizione olimpica di PyeongChang 2018 in Corea del Sud. Saranno ben 121 gli atleti che saranno presenti alla competizione che prenderà il via il 9 febbraio. Al momento sono stati ufficializzati soltanto 84 nomi, mentre i restanti 37 saranno definiti solamente nelle prossime giornate al termine delle ultime tappe di Coppa del Mondo che si stanno disputando. Sempre a proposito dei Giochi, sono stati ufficializzati i premi per le medaglie. Alla medaglia d’oro andranno 150 mila euro, all’argento 75 mila e al bronzo 50 mila.

Certa di esserci è Arianna Fontana che sarà la nostra portabandiera. La campionessa dello Short Track è una delle punte di diamante dell’Italia in Sud Corea, così come la collega Martina Valcepina (fresca campionessa europea) e Francesca Bettrone e Francesca Lollobrigida dello Speed Skating.

Pensieri positivi anche per Carolina Kostner, per lo snowboard con Michela Moioli e Omar Visintin e per lo slittino con Dominik Fischnaller.

Speranze per il Biathlon con Dorothea Wierer e per Chicco Pellegrino nel Fondo oltre che all’Alpino con i vari Peter Fill, Dominik Paris, Sofia Goggia e Federica Brignone.

Di seguito l’elenco ufficiale:

5 atleti Curling:

Daniele Ferrazza, Simone Gonin, Amos Mosaner, Andrea Pilzer, Joel Retornaz.

5 atleti Pattinaggio artistico:

Uomini: Marco Fabbri, Matteo Guarise, Ondrej Hotarek, Luca Lanotte, Matteo Rizzo

Donne: Anna Cappellini, Nicole Della Monica, Charlene Guignard, Carolina Kostner, Valentina Marchei, Giada Russo.

9 atleti Speed skating:

Uomini: Riccardo Bugari, Davide Ghiotto, Andrea Giovannini, Michele Malfatti, Mirko Nenzi, Nicola Tumolero.

Donne: Francesca Bettrone, Yvonne Daldossi, Francesca Lollobrigida.

7 atleti Short track:

Uomini: Yuri Confortola, Tommaso Dotti.

Donne: Arianna Fontana, Cecilia Maffei, Cynthia Mascitto, Lucia Peretti, Martina Valcepina.

10 atleti Biathlon:

Uomini: Thomas Bormolini, Thierry Chenal, Lukas Hofer, Giuseppe Montello, Dominik Windisch

Donne: Nicole Gontier, Alexia Runggaldier, Federica Sanfilippo, Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer.

5 atleti Bob:

Uomini: Simone Bertazzo, Lorenzo Bilotti, Francesco Costa, Simone Fontana, Mattia Variola

5 atleti Combinata nordica:

Alessandro Pittin, i rimanenti quattro posti devono ancora essere assegnati.

4 atleti Sci freestyle:

I posti devono ancora essere assegnati.

6 atleti Salto con gli sci:

I posti devono ancora essere assegnati.

20 atleti Sci alpino:

Uomini: Luca De Aliprandini, Peter Fill, Stefano Gross, Christof Innerhofer, Manfred Moelgg, Dominik Paris, Riccardo Tonetti.

Donne: Marta Bassino, Federica Brignone, Chiara Costazza, Irene Curtoni, Nadia Fanchini, Sofia Goggia, Manuela Moelgg, Johanna Schnarf. I cinque posti rimanenti devono ancora essere assegnati.

15 atleti Sci di fondo:

Uomini: Francesco De Fabiani, Dietmar Noeckler, Federico Pellegrino. I dodici posti rimanenti devono ancora essere assegnati.

1 atleta Skeleton:

Uomini: Joseph Luke Cecchini

9 atleti Slittino:

Uomini: Dominik Fischnaller, Kevin Fischnaller, Emanuel Rider, Fabian Malleier, Ivan Nagler, Patrick Rastner, Ludwig Rieder.

Donne: Sandra Robatscher, Andrea Voetter

14 atleti Snowboard:

Uomini: Michele Godino, Lorenzo Sommariva, Emanuel Perathoner, Omar Visintin.

Donne: Sofia Belingheri, Raffaella Brutto, Francesca Gallina, Michela Moioli. Gli altri sei posti rimanenti devono ancora essere assegnati.

Da qualche anno si è confermata come uno dei talenti azzurri degli sport invernali. Cresciuta con i pattini ai piedi, Arianna Fontana, sarà la punta di diamante dell’Italia alla rassegna olimpica di PyeongChang 2018.

La campionessa azzurra è stata scelta come portabandiera della nostra nazionale alle Olimpiadi. Tuttora Arianna si trova in Oriente con la nazionale dello Short Track per la Coppa del Mondo tra Shanghai e Seul.

A 27 anni, la pattinatrice di velocità azzurra ha raggiunto la maturità giusta per essere la leader del gruppo italiano nella spedizione a PyeongChang e, non a caso, il Coni le ha conferito l’onore di essere portabandiera.

Un’atleta che ha trovato il feeling con il torneo dei Cinque Cerchi, tanto da collezionare già 5 medaglie (4 bronzi e 1 argento) in tutte le Olimpiadi che ha preso parte: Torino 2006, Vancouver 2010 e Sochi 2014.

L’intento per la prossima spedizione sudcoreana è quella di confermarsi tra le atlete nazionali e internazionali più forti della storia dello Short Track. Una scusa in più per fare ancora meglio, per se stessa e per la sua terra.

Cos’hai provato nel sapere che saresti stata tu la portabandiera dell’Italia alle Olimpiadi di febbraio?

È stato incredibile, è davvero un grande onore ed un orgoglio non solo per me ma per tutte le persone che mi hanno aiutato nella mia carriera e per la mia Valtellina.

Dopo le medaglie di Torino, Vancouver e Sochi, cosa ti aspetti dalla tappa di PyeongChang?

Cerco sempre di migliorarmi, anno dopo anno, riuscire a fare meglio di Sochi è una bella impresa, ma è quello che ho in mente di fare! (ride, ndr).

Data l’esperienza, ti senti pronta a dare una mano anche agli altri atleti più “giovani” che voleranno in Corea del Sud?

Sicuramente, ma non sarò sola. Ci saranno anche tanti altri “veterani” che mi daranno una mano con le new entries. Ci daremo man forte gli uni con gli altri per raggiungere i nostri obiettivi!

Credi che l’ItaliaTeam possa fare bene in questa spedizione sudcoreana?

Penso proprio di sì! In questo quadriennio tutti abbiamo lavorato molto in vista di questo unico evento. Sono sicura che saremo tutti pronti a dare il 110%!

In quale distanza ti senti dire che sei più pronta?

Il mio obiettivo è arrivare in Corea del Sud competitiva su tutte le distanze, voglio centrare tutte le finali, anche con la staffetta ovviamente, ed una volta in finale, fuori denti ed artigli per portarsi a casa una medaglia.

Diremmo che per ora il percorso fila molto liscio per la nostra campionessa dati i risultati incoraggianti nelle tappe di Coppa del Mondo.

 

La Maratona di New York si è conclusa con due vincitori d’eccezione: il keniano Geoffrey Kamworor e la statunitense Shalane Flanagan.

Il successo più eclatante arriva dalla categoria femminile con il trionfo della statunitense Flanagan che da tempo inseguiva questo sogno. È lei a tagliare il traguardo per prima in 2h26’53”, riportando il titolo agli Stati Uniti dopo circa 40 anni.

Flanagan è una specialista del settore: abbiamo già avuto modo di ammirarla alle Olimpiadi di Pechino del 2008 dove ha conquistato la medaglia di bronzo e ai Giochi di Rio del 2016 dove invece è arrivata sesta.

La maratona di New York era un traguardo che mancava alla sua collezione di successi ed è arrivato ieri nella manifestazione che ha coinvolto circa 50 mila persone.

La statunitense non nasconde il suo entusiasmo e probabilmente smetterà di correre. Almeno questo è quello che ha più volte ribadito prima dell’evento newyorkese, promettendo che in caso di vittoria avrebbe abbandonato le gare.

Nulla di fatto quindi per la keniana Mary Keitany che dopo ben tre vittorie consecutive ha lasciato il testimone alla statunitense.

Nella categoria maschile il successo è andato al keniano Geoffrey Kamworor, che ha vinto in 2h 10’ 53’’, lasciandosi alle spalle gli altri partecipanti. Anche lui ha un passato da vincitore con un argento mondiale e altri titoli iridati.

Nella categoria dei corridori in carrozzina hanno vinto il britannico John Smith arrivato secondo, lo svizzero Marcel Hug arrivato primo e il giapponese Sho Watanabe arrivato terzo.

La Maratona di New York non partiva sotto grandi auspici dopo l’attentato rivendicato dall’Isis che ha scosso Manhattan la settimana scorsa. Per questa ragione erano spiegate le forze dell’ordine per tutto il percorso e persino in volo, al fine di garantire la sicurezza dei partecipanti alla gara e degli spettatori.

Sara Dossena: sesta alla maratona di New York

Alla Maratona di New York anche una nostra connazionale si è fatta notare. Parliamo di Sara Dossena, che si è classificata al sesto posto con un tempo di 2h29’39”. Una gara eccezionale che le fa guadagnare gli applausi di tutti e le garantisce il posto di qualificazione agli Europei del 2018, che si terranno nella città di Berlino.

Anche un’altra azzurra stava per garantirsi una posizione di rilievo nella maratona: Emma Quaglia poteva posizionarsi nelle prime posizioni ma poi ha avuto un calo verso la fine e non è riuscita a mantenere l’andatura per vincere.

Campione nella scherma, Daniele Garozzo si ritrova ad affrontare forse la sua più grande sfida perché l’avversario stavolta è molto più temibile di tanti altri. Si tratta di combattere contro lo pneumotorace che l’ha colpito qualche giorno fa e lo ha costretto a intervenire chirurgicamente per ben due volte.

Garozzo è un asso del fioretto: vincitore di 4 medaglie d’oro, l’ultima ai giochi olimpici di Rio del 2016, 2 argenti e 3 bronzi, nelle diverse competizione a livello mondiale ed europeo. Come dimenticare il bronzo vinto proprio negli ultimi Mondiali di Lipsia?

Una carriera in forte ascesa coronata da un successo dopo l’altro: la sua corsa verso altri traguardi e altre sfide poteva essere fermata solo da un serio problema di salute.

Sfortuna o fato non importa: Garozzo è stato costretto a mettere il fioretto da parte per occuparsi dei suoi polmoni, uno dei quali fortemente compromesso da una bolla d’aria, o in gergo medico “pneumotorace”.

Ecco come racconta la triste vicenda proprio il protagonista:

Il 10 ottobre scorso ero in palestra, mi sentivo strano. Dopo ogni assalto ero affaticato, troppo più del solito. Ero affannato, col respiro corto. Ho detto: ragazzi, qui c’è qualcosa che non va, me ne torno a casa e mi faccio una doccia. Solo che stavo sempre peggio, sono andato nello studio di radiologia dove lavora il papà di Camilla Mancini (l’azzurra del fioretto che pure si allena a Frascati) e la radiologa dopo aver visto l’esito mi ha detto: non so come riesci a stare in piedi

Da quel momento per l’atleta è cominciato un vero e proprio calvario. Inizialmente è stato trasportato d’urgenza in ospedale per una prima operazione per risolvere il problema, e in seguito sottoposto nuovamente alla chirurgia per una bullectomia dopo degli esami poco confortanti.

Per una campione sempre in movimento come lui l’attesa è tremenda. Al momento, nonostante abbia lasciato l’ospedale, non può né fare movimento né tantomeno tornare in pista. I medici gli hanno concesso solamente una camminata quotidiana per rimettersi piano piano in moto.

Ma è già abbastanza per sperare. Garozzo, infatti, sta già pensando alla tappa di Coppa del Mondo di Torino che avrà inizio nel mese di dicembre. Un obiettivo che in molti ritengono ambizioso, ma che il campione siciliano intende realizzare dopo questo periodo di riposo per la sua ripresa fisica.

So che tornare in 40 giorni è un obiettivo molto ambizioso, ma ci proverò

Non ha ancora superato il rammarico per essere stato costretto a saltare la Coppa del Mondo del Cairo e non intende rimanere fermo anche per la tappa italiana di Torino.

Ma non forzerà la sua ripresa, questo è certo! La paura per quello che gli è successo è ancora viva nei ricordi, come la consapevolezza della gravità del suo problema di salute. Garozzo sa bene cosa vuol dire avere una bolla d’aria nei polmoni e quali conseguenze può provocare: lui stesso ammette di aver studiato medicina e conoscere a fondo la problematica che l’ha colpito.

Promette di avere pazienza, dunque, e attendere fiducioso il recupero per tornare a gareggiare e vincere ancora, magari proprio a Torino.

La doppia sfida del 10 e del 13 novembre mette di fronte all’Italia una nazionale che è riuscita a rialzarsi nonostante l’assenza fondamentale di un leader come Zlatan Ibrahimovic.

Gli azzurri, tuttavia, non devono certo abbassare la guardia contro una squadra che seppur diversa da quelle degli scorsi anni, ha saputo fare nel gruppo una vera e propria arma.

I precedenti con la nazionale gialloblù sono 23 considerando tutte le competizioni: 11 trionfi italiani, 6 pareggi e altrettante sconfitte. Ultimo match in ordine cronologico è stato nella fase a gironi dell’Europeo 2016 in Francia, quando la nazionale guidata da Conte ha battuto gli svedesi per 1-0 con gol di Eder.

È, invece, il primo confronto in uno spareggio per il Mondiale.

Il primo match in cui Italia e Svezia si sono scontrati è stato in occasione delle Olimpiadi 1912 a Stoccolma. Vittoria degli azzurri per 1-0 con rete di Bontadini. Qualceh anno più tardi seguirono due amichevoli con un pareggio per 2-2 (1924) e la prima sconfitta italiana per 5-3 all’Olympiastadion di Stoccolma (1926).

La vera prima beffa per la nazionale italiana avviene nel Mondiale 1950 in Brasile. Gli azzurri di mister Novo vengono sconfitti per 3-2 (reti di Carapellese e Muccinelli per gli Azzurri e doppietta di H. Jeppson e rete di Andersson per i Blagult) durante la fase a gironi. Sconfitta che costò l’uscita dell’Italia dal campionato del Mondo.

Tra un’amichevole e un’altra, la rivincita dell’Italia avviene nel Mondiale 1970 in Messico. Vittoria per 1-0 nel girone eliminatorio con gol di Domeneghini.

Un anno più tardi, Italia e Svezia si affrontano nella doppia sfida del gruppo 6 valevole per la qualificazione a Euro ’72 in Belgio. La prima gara giocata a Stoccolma si conclude 0-0. Il ritorno, a San Siro, vede trionfare l’Italia per 3-0 grazie alla reti di Boninsegna e alla doppietta di Riva.

Altri match negli anni ’80 e ‘90 in cui si alternano vittori e sconfitte di rilevanza minore.

In effetti bisogna fare un salto al 2004 per ricordare un match amaro per gli azzurri all’Europeo.
Nel girone C il match termina 1-1 (reti di Cassano e Ibrahimovic). L’Italia di Trapattoni, però, terminò anzitempo quella rassegna a causa del “biscotto” tra la stessa Svezia e la Danimarca che, a pari punti degli Italiani, pareggiarono 2-2 nell’ultimo incontro qualificandosi così grazie al maggior numero di gol segnati negli scontri diretti rispetto agli Azzurri. Una beffa che lascia ancora tanta amarezza.

Alla squadra di Ventura non resta che lavorare duro per riuscire a strappare il pass per Russia 2018.

I Campionati Mondiali di Ironman 2017 ieri hanno decretato i loro vincitori con una grande standing ovation da parte di tutti.

Alle Hawaii, nella categoria maschile, conquista il titolo Patrick Lange, che festeggia il suo primo posto sul podio con un tempo di 8h01’40”. Al secondo posto si classifica Lionel Sanders (8h04’07”) e al terzo posto troviamo David McNamee (8h07’11”).

Grandissima la gioia del vincitore che, ancora emozionato, così si esprime subito dopo aver ricevuto il trofeo:

Ho realizzato il sogno di quando ero bambino, l’ho fatto, sono campione del mondo Ironman, è difficile da descrivere questa sensazione 

Anche i nostri azzurri hanno affrontato questa prova con tanta determinazione e nel 20esimo posto spicca il nome di Alessandro Degasperi, che completa il suo percorso in 8h35’25”.

Un’altra buona prestazione è quella di Giulio Molinari, che si posiziona al 28esimo posto con un tempo di 8h46’38”, al suo esordio qui in questa gara di triathlon. Peccato, invece, per Daniel Fontana, che si ritira.

Una grande delusione, invece, per il campione del mondo Jan Frodeno, che è costretto ad rallentare la sua gara a causa di un forte dolore alla schiena. Nonostante il dolore, il tedesco non ha smesso di gareggiare e invece di ritirarsi ha deciso di proseguire fino al traguardo, raggiunto in 9h15’44”. Una grande prova di coraggio la sua, che non lo decreta vincitore ma lo conferma un grandissimo atleta.

Nella categoria femminile, una formidabile Daniela Rys taglia il traguardo in 8h50’47’’. Per lei è la terza volta sul podio come vincitrice assoluta.

Festeggia il suo memorabile tris insieme a Lucy Charles (8h59’38”) e Sarah Crowle (9h01’58). Ecco le sue parole a caldo dopo la vittoria:

Sapevo che la maratona sarebbe stata molto impegnativa, non è mai stata così difficile la lotta per la vittoria ma tutto ciò rende il successo ancora più dolce. 

Un po’ di storia

L’Ironman è una sorta di triathlon che sta appassionando sempre più atleti negli ultimi tempi. (Vedi Rosolino, che dopo aver abbandonato il nuoto ora ha deciso di dedicarsi al triathlon: guarda qui).

Questa competizione sportiva si svolge attraverso un percorso che comprende tre diverse discipline sportive: il nuoto, la bicicletta e la corsa. Richiede tantissimo allenamento e una forte dose di determinazione. Inoltre, rispetto al triathlon classico le distanze sono maggiori.

L’Ironman è uno sport multidisciplinare che soltanto nel 2000 è diventato anche una specialità olimpica. Sia donne che uomini possono partecipare alle diverse competizioni nazionali o internazionali.

I primi mondiali di Ironman, che per tradizione si svolgono sempre e solo alle Hawaii (da qui la denominazione Ironman Hawaii), hanno avuto luogo nel 1978 ed eccezionalmente nel 1982 hanno avuto luogo ben 2 competizioni.

L’ultima competizione mondiale, che si è appena conclusa, si è svolta nello scenario suggestivo di Kona e ha visto sfidarsi in acqua, sulla bici e di corsa per tutto il lungo percorso ben 2454 atleti! Questi numeri confermano che l’Ironman rappresenta la nuova frontiera dello sport e serve a incoronare i cosiddetti “uomini o donne di ferro”.

Oggi, 16 ottobre, prendono il via i Mondiali di tiro con l’arco 2017. Dapprima cominceranno le qualificazioni per il compound maschile e femminile e sul tardi avranno luogo anche le qualificazioni dell’arco olimpico maschile.

In attesa di vedere i nostri azzurri in gara, c’è grande curiosità intorno alla prova mixed team che rappresenta la grande novità delle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020.

Proprio di qualche mese fa, infatti, è la decisione di inserire anche questa prova all’interno delle gare olimpiche, che da 4 diventano quindi 5.

Ma in cosa consiste esattamente? La prova mixed team è una gara di coppia, dove i partecipanti sono un maschio e una femmina della stessa nazione. In questa competizione mista gli atleti devono gareggiare head-to-head in tutta la partita con il sistema della gara a squadre.

Inserire questa gara all’interno dei Giochi Olimpici ha rappresentato una grande conquista nell’ambiente e lo stesso presidente del tiro con l’arco mondiale, Prof. Ugur Erdener, si è mostrato davvero soddisfatto della novità che vedremo nelle olimpiadi giapponesi. Così si esprime a riguardo:

L’evento della squadra mista si è rivelato un’eccellente aggiunta alla concorrenza internazionale sin dal suo inizio nel 2011 e ringrazio il presidente del CIO Thomas Bach ei miei colleghi del consiglio direttivo per riconoscere il valore porta ai Giochi Olimpici

La World Archery non è l’unica che apprezza il grande cambiamento, perché questa forma di competizione promuove il concetto di uguaglianza fra sessi differenti e già dagli stessi mondiali darà risalto agli atleti in gara, che ne daranno un assaggio in vista delle prossime Olimpiadi.

La concorrenza mista della squadra rispecchia la natura equilibrata dello sport, che riflette la divisione degli uomini e delle donne 50-50 nella competizione di tiro con l’arco alle Olimpiadi e la parità di livello tra i migliori uomini e donne del mondo in concorrenza. Siamo anche incredibilmente eccitati che gli atleti di tiro con l’arco avranno l’opportunità di contestare una quinta medaglia d’oro nel 2020

Non è la prima volta che vediamo la prova mixed team all’interno di una competizione internazionale: prima dei Mondiali di tiro con l’arco, che anche nel 2017 che presenteranno questa gara, si era già visto nei Giochi Olimpici Junior che si sono svolti a Singapore e a Nanjiing.

Programma Mondiali di Tiro con l’arco 16 ottobre

Per vedere gli atleti in gara in questa disciplina nei Mondiali 2017 che prendono il via proprio oggi si dovrà aspettare qualche giorno. Nel frattempo ecco il programma odierno, con gli azzurri in gara:

1 turno: Qualificazioni compound maschile (con Sergio Pagni, Federico Pagnoni, Alberto Simonelli) e femminile (con Marcella Tonioli, Irene Franchini, Sara Ret)

2 turno: Qualificazioni arco olimpico maschile (con Marco Galiazzo, Mauro Nespoli, David Pasqualucci)

Sfortunatamente, non è prevista nessuna diretta Tv per questa competizione.

Nessuno si è dimenticato di lei, la grande ginnasta Simone Biles, che dopo lo scandalo in seguito alle accuse di doping e le successive dichiarazioni circa una sua problematica infantile, è sparita per un po’ dalle platee che l’hanno acclamata campionessa olimpionica del 2016.

Una carriera brillante coronata dal sogno di vincere le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Ma prima di questo momento che segna l’apice del suo successo, Biles ottiene diversi riconoscimenti sul suo stile e sul suo incredibile talento artistico.

I suoi più grandi successi li ottiene quando partecipa al Mondiale di Anversa nel 2013 e la sua fama si diffonde a livello internazionale per la sua prova di esercizio libero che ha delle particolarità che lo rendono unico nel suo genere.

Un doppio salto mortale con mezzo avvitamento in aria, che da quel giorno prende il nome di “the biles” in tutto l’ambiente. E da allora è un crescendo di popolarità e successi, conquistando un totale di 19 medaglie, le ultime delle quali proprio alle Olimpiadi di Rio del 2016.

Qui è premiata con ben 4 medaglie d’oro: a squadre, concorso individuale, volteggio e corpo libero. E nella stessa competizione arriva anche terza alla trave.

Gli Stati Uniti festeggiano insieme a questo grandissimo talento un risultato che non si era mai raggiunto fino a quel momento. Simone Biles riesce, infatti, anche a superare il record della grande Shannon Miller.

Ma, forse per le accuse diffamatorie di doping che l’hanno costretta a svelare un particolare drammatico della sua vita della quale non si sapeva nulla o forse per un’eccessiva stanchezza, Simone Biles ha deciso di prendersi una pausa lunga un anno intero.

Ha preferito dedicarsi a se stessa e al suo volto pubblico.

Così il grande astro ha smesso di brillare nella ginnastica per tutto questo tempo. Ma non si è allontanata dai riflettori e abbiamo avuto modo di vederla partecipare a trasmissioni importanti come “Dancing With The Stars”, ha preso parte a varie interviste e ha addirittura scritto un libro biografico.

Ma, oggi, sembra che questa pausa artistica sia volta al termine e prestissimo la rivedremo allenarsi nuovamente e gareggiare a livello internazionale. L’obiettivo sembrano essere proprio le Olimpiadi di Tokyo del 2020.

La notizia del suo rientro in pista è confermata dalla stessa atleta dopo le voci che nei mesi hanno cominciato a girare sul suo presento ritorno. Ci sono ancora tanti misteri intorno a questo ritorno, come il nome del suo allenatore che non è ancora stato annunciato.

Tra le gioie dei suoi successi e un’infanzia difficile, la ginnasta più premiata di sempre non ha mai perso la grinta e la determinazione che le hanno permesso oggi di tornare ad allenarsi, più decisa che mai di guadagnarsi ancora una volta il titolo di campionessa.

Massimiliano Rosolino, vincitore alle olimpiadi di Sydney del 2000, torna a far parlare di sé per un’altra sua grande avventura sportiva. Stavolta lo vediamo cimentarsi nella disciplina del triathlon.

Il campione, con la passione dello sport, non riesce proprio a rimanere a casa e da circa un anno ha scoperto di volersi dedicare a questa nuova e complessa attività che lo ha visto per la prima volta gareggiare ieri a livello agonistico.

Il triathlon è uno sport multidisciplinare che comprende un percorso da fare a nuoto, in bici e di corsa. Impegnativo e faticoso, richiede il dispendio di tante energie e un duro allenamento.

Rosolino ci ha dato prova nei suoi anni da nuotatore della sua grande determinazione e grinta e la nuova sfida ne è la prova più evidente. Ancora una volta vuole superare i suoi limiti ed essere il migliore.

La gara di Santa Marinella è un buon inizio. Anche se non riesce a qualificarsi nei primi posti dimostra di essere un grande che ha ancora tanto da offrire allo sport e a se stesso.

Una vita da campione

Massimiliano Rosolino è stato un grandissimo nuotatore: inizia la sua carriera nel 1994 e da allora ha collezionato un successo dopo l’altro.

Vincitore di 14 premi a livello europeo, con 60 medaglie che coronano il suo passato da leader nel nuoto nelle varie specialità, è anche campione olimpico che ha fissato un nuovo record mondiale nel 2000.

Ai giochi olimpici di Sydney (2000) ha vinto un oro nei 200 metri, un argento nei 400 metri, e un bronzo nei 200 metri.

Ma non è finita: Rosolino ha riscosso successo e aggiunto trofei su trofei fino al 2009, e solo nel 2012, annuncia di non partecipare alle successive olimpiadi. Comincia per lui un periodo di pausa che alcuni interpretano come un addio allo sport da parte del grande atleta.

Ma rieccolo oggi, più in forma che mai, a rimettersi in gioco in modo del tutto inaspettato. E così inizia la sua avventura nel triathlon, che ieri lo ha visto percorrere ben 750 metri a nuoto, 19.6 chilometri con la bicicletta e, per finire, correre per 4.8 chilometri.

Si guadagna con la sua performances una posizione al 42esimo posto, facendosi largo tra 280 partecipanti alla gara. Ecco i suoi tempi: 9’30” nel nuoto, 32’03” in bicicletta e 22’28” nella corsa.

Un ottimo risultato visto che per lui il triathlon rappresenta una grande novità. Siamo certi, però, che la strada è tracciata e Massimiliano Rosolino sarà in grado di regalare altre emozioni e altri successi. Lo sport è parte della sua vita e il campione olimpico non è affatto un tipo che si accontenta di risultati accettabili.

Lui ha sempre puntato al massimo e risultare il primo della classe è sempre stato uno dei suoi obiettivi! La sua seconda vita, come alcuni definiscono questa nuova esperienza, è appena cominciata ma nel suo futuro si intravede la speranza e la voglia di partecipare alle olimpiadi di Triathlon, per vincere ancora ed aggiungere un altro tassello alla sua vita da campione.