Tag

nuoto

Browsing

È sempre Federica Pellegrini.

La pluricampionessa non intende fermarsi e continua a stupire tutti in vasca. Agli Assoluti che si stanno tenendo a Riccione l’azzurra ha dimostrato ancora una volta di essere l’atleta da battere nonostante sulla carta d’identità ci sia scritto “classe 1988”.

Dopo l’exploit televisivo in Italia’s got talent, Federica è tornata in vasca è ha conquistato un doppio pass per quella che a luglio sarà la sua nona partecipazione iridata.
Dopo avere vinto la sua gara prediletta (i 200 sl), infatti, la nuotatrice veneta ha anche dominato nei 100 sl.

Un gran bel tempo (53″72) ottenuto nelle vasche romagnole, c’è da ribadire che il suo miglior tempo italiano è del 2016 in 53″18.


Quindi Federica Pellegrini c’è e vuole essere protagonista ai Mondiali sudcoreani in estate.

L’ottimo risultato nei 100 sl si va ad aggiungere al tempone messo a segno nei 200: un ottimo 1’56″60 davanti a Simona Quadarella (1’58″83) e a Stefania Pirozzi (1’59″05), che vuol dire anche seconda miglior prestazione mondiale del 2019 dietro solo alla fortissima americana Katie Ledecky.

Un traguardo che soddisfa appieno la campionessa veneta che, come i grandi sportivi un po’ più “maturi”, segue determinati esercizi e allenamenti che possano fruttare come quando di anni ne aveva 20.

Unico neo per l’azzurra la delusione per la mancata qualificazione nella staffetta 4×100 stile libero.

Tornando invece ai numeri, alla Pellegrini non c’è che da fare un grande plauso per la sua immensa carriera. Ben 121 titoli italiani in bacheca con 32 argenti e 14 bronzi per un totale di 167 podi. Una campionessa che, nonostante il titolo olimpico, i 7 titoli mondiali e i 14 titoli europei al collo, non ha mai rinunciato a un titolo italiano. Lo spessore dei veri campioni.

Se hai 19 anni e fai del nuoto la tua passione primaria, pensi a un futuro in vasca e, perché no, desideri di partecipare a manifestazioni importanti come gli Europei o i Mondiali o addirittura le Olimpiadi.

Tra questi ragazzi sognatori c’era, anzi c’è, sicuramente Manuel Bortuzzo. Il giovanissimo nuotatore romano è stato ferito da un colpo di pistola che gli ha causato la paralisi delle gambe, ma lui non molla e vuole inseguire ancora quel sogno.

Un dolore forte, una famiglia distrutta e un futuro lungo. Tuttavia Manuel non ha paura, non demorde e vuole tornare più forte di prima.
A rivelargli della paralisi è stato il padre, il quale ha ribadito che il giovane non ha pianto e che ha reagito abbastanza bene.

Il 19enne, anzi, ha avuto modo di consolare i genitori, soprattutto la madre con frasi incoraggianti

 Fatti coraggio mamma, ora per me inizia un altro allenamento!

Non ha perso la speranza il promettente nuotatore che sognava di partecipare ai Giochi olimpici e che ha tanta voglia di continuare a lottare. Gli aspettano mesi difficili ma lui vuole cercare di cogliere ogni briciolo di aspettativa fiduciosa.

Trevigiano classe ’99, Manuel ha preso la decisione di diventare un vero atleta nel 2017, trasferendosi a Roma nel centro di Ostia dove si allenano campioni come Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri.
Con i due azzurri, il giovane stringe una forte amicizia così come con Ilaria Cusinato. Proprio la coetanea veneta (doppio argento agli Europei 2018) è stata a insistere con l’allenatore Stefano Morini affinché accettasse Manuel nel centro federale di Roma.

L’ottimismo così come la vena di scherzare certamente non l’ha perso. Dopo aver rivisto i famigliari e la fidanzata Martina, Bortuzzo ha preso il cellulare per mandare un messaggio ai due suoi compagni d’allenamento Detti e Paltrinieri.

Aspettatemi che quando torno vi faccio un culo così!

Frase d’incoraggiamento per chi certo non vuole mollare. Intanto in molti si sono mossi a suo favore sui social. Persone comuni e del mondo dello sport attraverso l’hashtag #ForzaManuel.

Tra i messaggi più sinceri quello dell’ex capitano azzurro di nuoto, Filippi Magnini

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Filippo Magnini (@filomagno82) in data:

E la pluricampionessa Federica Pellegrini

 

 

 

 

 

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La speranza vede l’invisibile tocca l’intangibile e raggiunge l’impossibile….. #ForzaManuel 🙏🏻🙏🏻

 

Un post condiviso da Federica Pellegrini (@kikkafede88) in data:

 

Sui social è partita anche l’iniziativa lanciata dal nuotatore Andrea Lanzarini e condivisa da diversi atleti

 

Intanto due giovani hanno confessato dell’accaduto e sono stati arrestati.

 

Sul suo profilo Instagram pubblica la foto con la medaglia di bronzo al collo accompagnato da un hashtag eloquente che benedice la buona sorte che, ogni tanto, ci vuole soprattutto lungo una carriera vincente che l’ha messa davanti a sfide contro avversarie, ma anche contro sé stessa. Federica Pellegrini rientra dalla Cina, dove si sono tenuti i Mondiali di nuoto, con la medaglia internazionale numero 50 quando ha superato i 30 anni, una medaglia stregata arrivata in maniera rocambolesca: un incredibile performance nella 4×100 mista delle azzurre che, quarte in acqua dopo un grande recupero di Federica Pellegrini, salgono sul podio per la squalifica del quartetto australiano per lo stacco irregolare di 0.06 nel cambio rana farfalla da parte di Emily Seebohm.

 

La nuotatrice di Mirano c’ha creduto e ha fatto numero tondo, 50, ripensando a dove tutto è iniziato, nel 2004 quando aveva da poco compiuto 16 anni e si ritrovava a gareggiare alle Olimpiadi di Atene. Sconquassò l’Italia, abbracciò Novella Calligaris, unica italiana fino prima di lei ad aver conquistato medaglie olimpiche nel nuoto femminile, seppur un’era fa a Monaco 1972, e di un anno più grande rispetto alla ragazza veneziana.

In quell’occasione fu medaglia d’argento nei 200 stile ed entrò di prepotenza nella storia dello sport italiano. Federica Pellegrini aveva 16 anni e dodici giorni esatti e l’inesperienza acerba che la portò a non guardare la rimonta della romena Camelia Potec che trionfò per soli 19 centesimi. Un battito che avrebbe domato e controllato se Federica avesse ripetuto il tempo delle semifinali con 1’58″02. E quell’istante che la immortala sul podio ci consegnò una ragazza decisa, felice, che si aggiustava i capelli senza sciogliersi in lacrime.

Una carriera infinita, iniziata a grandi livelli nel 2004 e proseguita con un successo dopo l’altro e ben 25 ori. E una carriera che dovrebbe prolungarsi fino a Tokyo 2020, quinta ed ultima Olimpiade di Federica, che non ha però ancora deciso se in Giappone gareggerà negli amati 200 o sulle distanze più brevi, come anticipato dopo la delusione di Rio 2016.

L’avevamo lasciata con un tuffo bomba durante la sua ultima trionfante apparizione agli Assoluti italiani di nuoto e ora ha deciso di voler tornare sul trampolino per provare a fare l’impresa.

Stiamo parlando della tuffatrice azzurra più vincente di sempre, Tania Cagnotto, la quale ha deciso di voler ritornare a fare quello che ha sempre fatto, tuffarsi.

Lo farà da mamma e lo farà insieme alla sua amica e collega Francesca Dellapé anche lei neomamma come Tania. Sarà un spot per tutte le mamme atlete, un messaggio importante per sottolineare che anche con dei figli si può essere sportivi ad alti livelli.

Tania Cagnotto e Francesca Dallapé con la medaglai d’argento alle Olimpiadi di Rio 2016

Le due campionesse si sono ritrovate dopo due anni e mezzo dalla storica medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 e con due tifose d’eccezione: Maya (10 mesi) figlia della Cagnotto e Ludovica (17 mesi) figlia della Dallapé.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Oggi sincro in 4 con le nostre polpettine ❤️❤️

Un post condiviso da Tania Cagnotto (@cagnottotania) in data:

È una sfida importante ma loro due non hanno paura e vogliono provarci. Tania Cagnotto è stata coinvolta dalla sua amica, convinte che si possa realizzare qualcosa di unico.

Non l’avrei mai detto, all’inizio pensavo che fosse una follia ma poi mi sono detta che si poteva fare. È una piccola sfida e se non ci dovessimo riuscire vorrà dire che ci siamo allenate e divertite di nuovo insieme.

L’obiettivo è arrivare a disputare le Olimpiadi di Tokyo 2020, per il 2019 ci saranno una serie di competizioni a cui le due mamme dovranno partecipare: la Coppa Tokyo (che però si disputa a Bolzano) dal 22 al 24 febbraio, gli Assoluti invernali dal 29 al 31 marzo oppure gli Assoluti estivi dal 24 al 26 maggio. La certezza è legata alla presenza nel Grand Prix di Bolzano dal 14 al 16 giugno.

Il vero ostacolo è in casa azzurra e sono le due giovanissime tuffatrici: la ventiquattrenne Elena Bertocchi e la sedicenne Chiara Pellacani, già campionesse d’Europa dal trampolino da tre metri e con un futuro roseo.

Il feeling sembra essere quello di sempre e lo ribadisce anche l’onnipresente Giorgio Cagnotto, papà di Tania. Il cammino per le due mamme è iniziato, ora non resta che vedere cosa sono ancora capaci di fare.

La Walk of Fame di Roma si arricchisce di nuovi nomi di atleti che hanno reso grande lo sport italiano.

I campioni scelti per aggiungere altri tasselli nella via lastricata più famosa della capitale sono cinque: Luigi Beccali (atletica), Ercole Baldini (ciclismo), Paolo Maldini (calcio), Samuele Papi (pallavolo) e Massimiliano Rosolino (nuoto).

A ciascuno di loro è stata dedicata una mattonella perché nell’arco della loro carriera si sono distinti a livello internazionale.

La strada che prende il nome di Walk of Fame riprende l’idea di Hollywood, dove le più famose star hanno una propria targa lungo l’Hollywood Boulevard e la Vine Street per celebrare la loro fama.

In Italia non è il mondo della televisione e del cinema a dare visibilità nella Walk of fame, ma quello sportivo, con 117 campioni che hanno fatto la storia ognuno nella propria disciplina e hanno una propria targa lungo la strada che porta allo Stadio Olimpico.

Le prime celebrità ad essere inserite a partire dal 2015 sono state 100, tra cui l’indimenticabile Fausto Coppi, eroe del ciclismo, o la campionessa dello sci alpino Debora Compagnoni, la prima ad avere vinto l’oro in tre edizioni olimpiche. Ma sono solo alcuni nomi tra i più famosi sportivi che hanno regalato importanti riconoscimenti al nostro paese.

Dopo i 7 nomi inseriti l’anno scorso, adesso si sono aggiunte altre cinque stelle provenienti dal mondo dell’atletica, del ciclismo, del calcio, della pallavolo e del nuoto.

Il primo è Luigi Beccali, medaglia d’oro nei 1500m alle Olimpiadi di Los Angeles, che viene ricordato con queste parole:

È stato uno dei più grandi della storia, abbiamo cercato di rintracciare la famiglia ma non ci siamo riusciti perché ormai vivono negli Usa, ha rappresentato al meglio l’Italia prima della Guerra, un orgoglio essere qui 

Dal passato si rievoca poi la grandezza di Ercole Baldini, grande ciclista che è l’unico finora ad avere vinto una medaglia d’oro olimpica, un campionato mondiale ed un Grande Giro. Già nel lontano 1956 faceva sognare l’Italia con la medaglia d’oro alle Olimpiadi in Australia. Dalla voce di Renato Rocco, Presidente della Federciclismo, il tributo al campione:

Un mito, ricordo ancora l’oro alle Olimpiadi in Australia nel 1956 dove non avevano l’inno italiano perché non se lo aspettavano e il pubblico lo cantò dal vivo, grande atleta e grande uomo

Poi è la volta di Samuele Papi, giocatore di punta della nazionale di pallavolo, che ha avuto un ruolo decisivo ai Mondiali di Volley del 1998, dove l’Italia vinse il titolo a Tokyo, con il commissario tecnico Bebeto, che ci ha lasciato da poco. Di Papi ecco cosa si racconta:

È stato un grandissimo giocatore, determinante nel mondiale vinto in Giappone. Un giocatore di primo livello che ha dimostrato il suo attaccamento alla nazionale e la misura dell’uomo e dell’atleta, un vero fenomeno

Ma tra queste nuove stelle ci sono anche due atleti che hanno avuto l’onore di poter essere ancora presenti alla celebrazione della loro carriera. Si tratta di Paolo Maldini e Massimiliano Rosolino.

Il primo, visibilmente emozionato, commenta così questa targa in suo onore:

Lo sport mi ha dato tanto e per me è un vero onore ricevere questo tributo

 

Giovanni Malagò, infatti, lo esalta con parole di grande ammirazione:

I suoi numeri fanno rabbrividire: 7 scudetti, 5 Champions, record di 8 finali giocate, un onore e un orgoglio di tutto lo sport italiano

Infine, tocca al campione di nuoto, che assiste alla cerimonia con tutta la sua famiglia e ci tiene a ringraziare per questo riconoscimento ufficiale:

E’ un onore che ripaga di tutti i sacrifici sostenuti per arrivare fin qui. Sinceramente ci speravo; probabilmente il motivo che questo giorno sia giunto solo oggi è che non ho mai dichiarato ufficialmente di terminare l’attività e infatti non ho ancora smesso. Ora mi dedico al triathlon ed è comunque un modo per tenermi in forma e curare il benessere psicofisico. A tutti i ragazzi dico che, al di là dei mezzi a disposizione, serve sempre una grande forza psicologica e fisica per arrivare ai massimi livelli e questo riconoscimento ne è la testimonianza

Ed è con queste sue parole di incoraggiamento per le nuove generazioni che lo sport italiano spera di arricchire anche nei prossimi anni la Walk of Fame nostrana.

 

Gli azzurri si fanno notare nelle prime giornate dei Mondiali paralimpici di nuoto che sono iniziati sabato 2 dicembre a Città del Messico.

Sono 11 gli italiani convocati per questa competizione, tra i quali 5 al loro debutto, ma tutti con un altissimo livello di preparazione. Lo standard è piuttosto promettente, come i risultati ottenuti già dal primo giorno di gare, con la conquista di ben 8 medaglie.

Un’Italia che sorprende e che primeggia a Città del Messico, con 3 ori, 4 argenti e 1 bronzo e balza sul podio del medagliere, dietro solo a Brasile e Usa.

Le medaglie d’oro vanno al collo dei sedicenni Antonio Fantin nei 400 sl cat. S6, con il tempo di 5’09″59 e registrando il nuovo record italiano di categoria, e Carlotta Gilli nei 100 dorso S13, con un tempo di 1’08″32. Ecco come commenta la sua vittoria:

E’ stata un gara che ho dovuto combattere dall’inizio alla fine, perchè l’americana non mollava, anzi è addirittura partita più forte di me, ho cercato in tutti i modi di superarla per toccare per prima la piastra e ci sono riuscita

Una conferma arriva dall’azzurra Giulia Ghiretti, eletta anche Portabandiera nella cerimonia di apertura, prima nei 100 rana SB4 con un tempo di 1’54″65. 

Le medaglie d’argento sono state conferite ad Alessia Scortechini nei 50 stile libero femminile con un tempo di 28″57 e Federico Morlacchi, nei 100 dorso s9 con un tempo di 1’07″43, che poi insieme a Francesco Bocciardo, Antonio Fantin e Simone Barlaam ha superato anche Argentina e Usa nella staffetta 4×100 sl, ottenendo un secondo argento in 4’15″27. Francesco Boggiardo è argento nei 400 stile libero S6, con un tempo di 5’12″54.

Medaglia di bronzo, infine, per Simone Barlaam nei nei 100 dorso S9, in 1’07″50, anche lui con un nuovo record italiano di categoria.

Il ct della nazionale Riccardo Vernole è molto soddisfatto dei suoi convocati azzurri e ripone in loro delle grandi aspettative per tutto lo svolgimento della competizione mondiale che avrà termine il 7 dicembre.

Ecco il calendario odierno: 

SESSIONE MATTINA

9.39 (ore 16.39 in Italia) qualificazioni Women’s 50 m Butterfly S5 Giulia Ghiretti

SESSIONE POMERIGGIO

18.16 (ore 01.16 in Italia) FINALE diretta Women’s 100 m Freestyle S13 Carlotta GILLI

18.55 (ore 01.55 in Italia) FINALE diretta Women’s 100 m Freestyle S10 Alessia SCORTECHINI

19.10 (ore 02.10 in Italia) FINALE diretta Women’s 50 m Backstroke S4 Monica BOGGIONI

19.15 (ore 02.15 in Italia) FINALE diretta Men’s 50 m Backstroke S3 Vincenzo BONI

19.44 (ore 02.44 in Italia) eventuale FINALE Women’s 50 m Butterfly S5 Giulia GHIRETTI

Massimiliano Rosolino, vincitore alle olimpiadi di Sydney del 2000, torna a far parlare di sé per un’altra sua grande avventura sportiva. Stavolta lo vediamo cimentarsi nella disciplina del triathlon.

Il campione, con la passione dello sport, non riesce proprio a rimanere a casa e da circa un anno ha scoperto di volersi dedicare a questa nuova e complessa attività che lo ha visto per la prima volta gareggiare ieri a livello agonistico.

Il triathlon è uno sport multidisciplinare che comprende un percorso da fare a nuoto, in bici e di corsa. Impegnativo e faticoso, richiede il dispendio di tante energie e un duro allenamento.

Rosolino ci ha dato prova nei suoi anni da nuotatore della sua grande determinazione e grinta e la nuova sfida ne è la prova più evidente. Ancora una volta vuole superare i suoi limiti ed essere il migliore.

La gara di Santa Marinella è un buon inizio. Anche se non riesce a qualificarsi nei primi posti dimostra di essere un grande che ha ancora tanto da offrire allo sport e a se stesso.

Una vita da campione

Massimiliano Rosolino è stato un grandissimo nuotatore: inizia la sua carriera nel 1994 e da allora ha collezionato un successo dopo l’altro.

Vincitore di 14 premi a livello europeo, con 60 medaglie che coronano il suo passato da leader nel nuoto nelle varie specialità, è anche campione olimpico che ha fissato un nuovo record mondiale nel 2000.

Ai giochi olimpici di Sydney (2000) ha vinto un oro nei 200 metri, un argento nei 400 metri, e un bronzo nei 200 metri.

Ma non è finita: Rosolino ha riscosso successo e aggiunto trofei su trofei fino al 2009, e solo nel 2012, annuncia di non partecipare alle successive olimpiadi. Comincia per lui un periodo di pausa che alcuni interpretano come un addio allo sport da parte del grande atleta.

Ma rieccolo oggi, più in forma che mai, a rimettersi in gioco in modo del tutto inaspettato. E così inizia la sua avventura nel triathlon, che ieri lo ha visto percorrere ben 750 metri a nuoto, 19.6 chilometri con la bicicletta e, per finire, correre per 4.8 chilometri.

Si guadagna con la sua performances una posizione al 42esimo posto, facendosi largo tra 280 partecipanti alla gara. Ecco i suoi tempi: 9’30” nel nuoto, 32’03” in bicicletta e 22’28” nella corsa.

Un ottimo risultato visto che per lui il triathlon rappresenta una grande novità. Siamo certi, però, che la strada è tracciata e Massimiliano Rosolino sarà in grado di regalare altre emozioni e altri successi. Lo sport è parte della sua vita e il campione olimpico non è affatto un tipo che si accontenta di risultati accettabili.

Lui ha sempre puntato al massimo e risultare il primo della classe è sempre stato uno dei suoi obiettivi! La sua seconda vita, come alcuni definiscono questa nuova esperienza, è appena cominciata ma nel suo futuro si intravede la speranza e la voglia di partecipare alle olimpiadi di Triathlon, per vincere ancora ed aggiungere un altro tassello alla sua vita da campione.

 

Da qualche giorno il mondo dello sport sta assistendo ad uno scontro verbale tra due grandi del nuoto, Federica Pellegrini e Gregorio Paltrinieri.

Al centro della discussione, che ha preso vita con botta e risposta per mezzo dei social, c’è un premio di grande valore che prende il nome di “Premio Alberto Castagnetti 2017”. Si tratta di un tributo rivolto al grande allenatore di nuoto scomparso che premia il miglior tecnico di tutto l’anno.

Quest’anno la giuria ha decretato vincitore Stefano Morini, attuale allenatore di Paltrinieri, che a giorni dovrà riscuotere l’onorificenza.

Ma alla Pellegrini questa decisione non è andata proprio giù! La nuotatrice veneta, che si sente chiamata in causa perché Castagnetti è stato anche il suo allenatore, non ritiene corretta l’assegnazione del premio, non per mancanza di meriti da parte del tecnico ma perché convinta che il suo attuale allenatore Matteo Giunta sia sicuramente più degno. I risultati parlano chiaro e le medaglie d’oro vinte dalla stessa Pellegrini durante l’anno ne sono la testimonianza più evidente.

E si esprime così sui social:

Mi dispiace un sacco che questo premio non vada a te Matteo che sei riuscito in quest’impresa e oltretutto hai fatto migliorare di un secondo e mezzo Luca Pizzini. Ora abbiamo la certezza di come funzionano queste votazioni!! Va bene ci sta!! Ma per me e per il tuo gruppo SEI TU L’ALLENATORE DELL’ANNO!! COMPLIMENTI MATTE!

Il suo pensiero è chiaro e non può passare inosservato nell’ambiente e soprattutto all’interno del team del neo premiato. A replicare alla Pellegrini è proprio un suo eletto, Gregorio Paltrinieri, che prontamente esprime il suo dissenso con una strenua difesa del tecnico. Ecco alcune delle sue frasi:

È un premio federale, non l’Oscar. Capisco il desiderio di sostenere gli indubbi meriti del proprio tecnico, ma non lo si deve fare screditando il lavoro degli altri. Il Moro quest’anno con i suoi atleti ha vinto quattro medaglie mondiali. Punto. Ma di che cosa stiamo a parlare?

Da questo momento la discussione si accende e assume toni anche esagerati, arrivando a toccare livelli piuttosto squallidi. Un post di Tommaso Morini fa, infatti, infuriare la Pellegrini e si arriva alle minacce di querela.

Pare che il giovane sostenitore di Morini, figlio del il tecnico, abbia lanciato offese sessiste alla campionessa mondiale e animato una discussione che poteva facilmente essere chiusa dopo lo scambio d’opinioni.

E adesso come procederà questa disputa? Purtroppo non sono bastate le scuse del ragazzo per placare gli animi e inevitabilmente la questione è arrivata al cospetto della Federnuoto che, insieme a Cesare Butini, direttore tecnico della Nazionale, ha deciso di aprire un’inchiesta.

Queste le parole dure di Butini:

Tommaso Morini ha rivolto offese pesanti a Federica Pellegrini e ne risponderà lui in prima persona. Sia davanti alla giustizia federale, perché lui è un tesserato, sia a quella ordinaria se Federica riterrà di querelarlo. E’ nelle sue facoltà e fa bene. Noi saremo intransigenti e vogliamo salvaguardare il buon nome della Federazione in primis e poi degli atleti.

Nell’interesse dello sport e della buona immagine della Nazionale italiana di nuoto si vuole mettere in questo modo la parola fine ad una discussione sterile, che nasce proprio da un premio volto a esaltare la bellezza e il valore del nuoto e dei suoi rappresentanti e non ad infangarlo.

Si chiude trionfalmente per il nuoto la ventinovesima edizione delle Universiadi in svolgimento a Taipei. Nella 10 chilometri di fondo vince Gregorio Paltrinieri che, alla seconda prova in carriera nella distanza, stacca tutti e arriva in solitario in 1h54’52″4. Secondo il tedesco Soeren Detlef Meissner in 1h55’01″5, terzo il polacco Pawel Pielowski in 1h55’19″6. Un’estate favolosa per l’olimpionico di Rio de Janeiro che, dopo aver bissato in vasca il titolo mondiale a Budapest nei 1500 stile libero, vince tre ori nella manifestazione (800,1500 sl e 10 km), ma sopratutto conferma la validità del lavoro e la competitività anche nella prova olimpica del fondo in vista di Tokyo 2020.

Dalle acque bollenti della capitale di Taiwan è emersa anche Giulia Gabbrielleschi che conquista l’argento in 2h04’17″9 dietro all’ungherese, seconda ai mondiali di Kazan 2015 nella 25 km, Anna Olasz, che chiude in 2h04’12″2. Terza la francese Adeline Furst in 2h04’23″1. Chiusura col botto anche per la ventunenne toscana allenata dal tecnico Massimiliano Lombardi per Fiamme Oro Napoli e Nuotatori Pistoiesi, che si conferma dopo il bronzo nella staffetta mista del Balaton ai mondiali di Budapest.

Nella stessa gara buon sesto posto di Barbara Pozzobon, ventitreenne di Maserada sul Piave tesserata USD Hydros, che quest’anno si è messa in luce vincendo la maratona di Coppa del Mondo Santa Fè – Coronda di 57 km e che chiude in 2h04’42″8. Con questi due podi il bilancio della spedizione azzurra sale a 13 medaglie (5 ori, quattro argenti e quattro bronzi). Unidici sono nel nuoto, record storico della manifestazione.

A 71 anni si è abbastanza saggi da capire quando è necessario fermarsi. Respirare. E riflettere. A 71 anni non è necessario inseguire la velocità, essere davanti a tutti e primeggiare. No, se di mezzo ci sono valori più alti e più nobili. Anche se sei un nuotatore e stai partecipando a una competizione internazionale, come i Mondiali Master di nuoto a Budapest.

Fernando Álvarez è salito sul suo blocco di partenza, ha fatto un respiro profondo, ma non si è tuffato. Ha atteso dritto con le mani alzate mentre vedeva gli altri nuotatori muoversi e allontanarsi. Ha aspettato per 60 secondi. Esattamente il minuto di silenzio che aveva chiesto al comitato organizzatore per ricordare e rispettare le vittime dell’attacco terroristico a Barcellona del 17 agosto.

Nessun colpo scenico, ma una silenziosa protesta: da due giorni chiedeva la possibilità di osservare il minuto di silenzio; ha inviato email ma non ha ricevuto risposte. E quindi ha deciso di rispondere lui: a 71 anni, uno che decide di partecipare a un Master, dimostra determinazione e grinta che non si scalfiscono facilmente.
Una risposta quasi beffardo: il protocollo è troppo complesso e non si può spostare l’evento di un minuto? Bene, vuol dire che lo facciamo finire più tardi comunque.

E infatti Fernando Álvarez, specialista nella rana, si è buttato fuori sincrono, più tardi degli avversari, e la sua protesta è diventata eclatante. Anche perché non gli hanno registrato il tempo per non destare sospetti e imbarazzi. Ma i social, quando vogliono, portano in alto storie belle come questa.

Álvarez si è tuffato, dopo il minuto di pace con se stesso, e ha nuotato a rallentatore:

Ho avuto più soddisfazione che a vincere l’oro

Nè paura, nè odio, solo tanta umanità e profondo dolore. A 71 anni si è abbastanza saggi da capire quando fermarsi.