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Una partita esagerata, forse troppo, soprattutto se in un Mondiale.

La Norvegia Under 20 ha vinto in maniera netta contro i pari età dell’Honduras in Polonia con una prestazione da record del 18enne Haaland.


Un risultato certamente storico per questa competizione e difficilmente superabile per la cifra di reti raggiunta.

In effetti, quello realizzato dagli scandinavi contro gli honduregni riscrive un po’ il concetto di goleada, della quale si fa riferimento a match di calcio di 4 o 5 gol di scarto. In questa partita c’è stata una vera e propria umiliazione.

A Lublino non solo è stato infranto le record di gol messi a segno, ben 12, ma anche le 9 fatte tutte dallo stesso calciatore: Erling Braut Håland. Il giovanissimo attaccante, dallo scorso gennaio al Salisburgo, si è fatto ghiotto di marcature, superando di netto le sei reti realizzate dal brasiliano Adailton, ex Genoa, Bologna e Verona, nel Mondiale Under 20 del 1997 in Malesia, contro la Corea del Sud (risultato 10-3).

Grazie ai 12 gol, la nazionale norvegese ha un’ottima differenza reti che potrebbe permetterle di rientrare tra le quattro migliori terze del torneo, agguantando così gli ottavi di finale.

Nel segno della fuoriclasse Ada Hegerberg.

L’Olympique Lione femminile ha vinto la Champions League trascinata dalla campionessa norvegese, Pallone d’oro 2018, autrice di una tripletta in finale a Budapest.

Le francesi hanno sconfitto 4-1 il Bracellona proprio grazie alle tre reti messe a segno dalla scandinava per quella che è stata la prima tripletta della storia in una finale Champions.

Quarto titolo europeo consecutivo per le transalpine, il sesto negli ultimi dieci anni (otto finali disputate) per quella che oramai è la squadra da battere a livello continentale.

Tra le tante campionesse in campo a brillare è la stella di Ada Hegerberg. La 23enne sta riscrivendo record su record. I numeri fatti sono da capogiro: capocannoniere Champions la scorsa stagione con 15 reti, è salita a 44 in carriera nella competizione continentale. A rapidi passi si sta avvicinando alla cifra numero 300 da professionista, nonostante la giovanissima età.

Purtroppo non potremo vederla all’opera con la nazionale al prossimo Mondiale di Francia 2019. L’attaccante ha avuto non poche divergenze con la federazione norvegese e pertanto ha deciso di abbandonare la maglia.

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Ada Hegerberg durante i festeggiamenti dopo la vittoria della Champions

Il Lione è una squadra con numeri da capogiro. Quest’anno ha chiuso con un triplete, dato che ha conquistato anche la Division 1 Féminine (il massimo campionato francese) e la Coppa di Francia. A guidare la squadra è Reynald Pedros, ex centrocampista francese e conoscenza italiana poiché ha giocato a Parma e Napoli a fine anni ’90.

Tra le catalane gol della bandiera per la nigeriana Asisat Oshoala, per quella che è stata la prima finale di Champions per le blaugrana.

Salvi non si sa come, nonostante con l’auto siano finiti in un burrone nel tentativo di sfuggire alla polizia, il sequestratore Aldo e i sequestrati Giovanni e Giacomo si ricordano che Italia e Norvegia stanno per giocarsi in una partita secca l’accesso ai quarti di finale del Mondiale. Sono in un bosco, lontani da tutto, ma Giacomo ha l’orologio dei Ringo Boys con radio annessa, vera manna in tempi in cui i cellulari servivano al massimo per telefonare, e così i tre possono godersi la radiocronaca di Bruno Gentili.
Per generare un crescendo emotivo la parata strepitosa con cui Pagliuca salva il risultato al 73′ è raccontata prima dell’occasione che fallisce Del Piero in contropiede a inizio ripresa e solo all’ultimo sentiamo la voce del cronista narrare il gol vincente di Vieri, segnato in realtà al 18′. Comunque sia, al fischio finale rapiti e rapitore festeggiano e da lì in poi si scopriranno amici e complici… oltre che già deceduti.

Riassumere quell’ottavo di finale in modo più prolisso rispetto a quanto proposto nel film Così è la vita non ha senso, visto che al caldo sole pomeridiano di Marsiglia il 27 giugno 1998 non accade molto altro e visto che la vittoria non sarà per la squadra di Cesare Maldini il preludio di una cavalcata epica, ma solo l’anello di congiunzione tra le partite del girone e l’inevitabile scontro con i padroni di casa che ne sancirà l’eliminazione.
Tuttavia, se non Italia-Norvegia, almeno i giorni immediatamente precedenti meriterebbero un posto in una personale storia del giornalismo sportivo (e non solo) al capitolo “Come creare ad arte uno spauracchio”.

Il 23 giugno, a Lione, in un incontro valido per il Gruppo A succede, infatti, una cosa impensabile per la fase finale di un Mondiale: realizzando due gol negli ultimi otto minuti la Norvegia si impone 2-1 sul Brasile. Mattatore dell’incontro il lungagnone del Chelsea Tore Andre Flo, che prima realizza il pareggio con un preciso diagonale e poi si procura il rigore del sorpasso ingigantendo la veniale trattenuta che gli fa Junior Baiano.
La cosa bella è che Flo anche a Oslo il 30 maggio 1997 ha segnato al Brasile una doppietta in una partita vinta dagli scandinavi 4-2, guadagnando in quella occasione il soprannome “Flonaldo”. Evidente il riferimento al Fenomeno, al secolo Ronaldo Luis Nazario da Lima, che a Oslo -come del resto a Lione- non ha lasciato il segno.

“Flonaldo” castigatore seriale del Brasile, dunque? “Flonaldo” punta pericolosissima in grado di far fuori l’Italia da solo? In realtà, qualche semplice osservazione dovrebbe spingere gli addetti ai lavori a sospendere il giudizio, magari in attesa di altre prove. Quella di Oslo era, infatti, un’amichevole e poi, come ha dichiarato alla Gazzetta il ct Zagalo, «Eravamo stanchi dopo il viaggio, ma loro [i giocatori del Brasile] avevano gli occhi spalancati mentre guardavano i film di sesso in tv nelle loro camere d’albergo».

A Lione, invece, è stata questione di motivazioni. Tra i verde-oro, sicuri del passaggio del turno e primo posto nel girone, il solo Denilson ha fatto di tutto per mettersi in mostra perché scontento del minutaggio riservatogli da Zagalo nei primi due incontri. Non a caso il gol del vantaggio brasiliano firmato Bebeto è nato da un’accelerazione del fantasista in procinto di passare dal San Paolo al Betis Siviglia. Ai norvegesi, al contrario, serviva una vittoria per andare avanti, visto che a Saint Etienne il Marocco stava irrimediabilmente dilagando sulla Scozia.

“Flonaldo”, da parte sua, sembra esser rimasto con i piedi per terra nonostante la bella prestazione offerta contro il Brasile. Tanto che alla Gazzetta il 25 giugno, in merito all’imminente ottavo di finale contro gli azzurri, dichiara: «Sarà molto difficile, perché il Brasile non era costretto a vincere, mentre l’Italia lo sarà». Il titolo del pezzo è, però, di tutt’altro tenore, Attenti a Flonaldo, il fenomeno dei fiordi, e per minare un po’ la certezza dei lettori viene ricordato il 6-0 subito dall’Under 21 di Cesare Maldini in una partita valevole per l’Europeo di categoria di sette anni prima. Un incontro in cui, comunque, Tore Andre Flo non giocò, né era in panchina.

Repubblica, invece, indugia sui dubbi del ct azzurro: a chi affidare la marcatura dell’attaccante in forza al Chelsea? Alessandro Nesta  si è infortunato nel match contro l’Austria e allora il 25 giugno si parla di un’alternanza Costacurta-Maldini con protezione alle spalle di Bergomi, il 26 si rilancia l’ipotesi «Paolo marcherà Flo» con riferimento sempre a Maldini figlio, il 27 mattina, infine, ci si adegua alla decisione di Maldini padre di confermare il titolare Cannavaro e di vedere lui, nonostante i tanti centimetri in meno, in marcatura sul gigante Flo. Ma attenzione…  «l’ uomo più forte […] verrà sorvegliato da Cannavaro, con Bergomi in seconda battuta e Maldini junior in terza (cioè sulle palle inattive)», giusto per rilanciare l’idea che Tore Andre non lo si deve lasciare solo neanche quando va in bagno. Non a caso il titolo dell’articolo è Italia, pomeriggio di fuoco.

Flo imperversa anche nei servizi che telegiornali e rubriche varie presentano in TV, come se l’Italia stesse per affrontare un solo unico uomo e non una squadra.

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Pyeongchang e le sue Olimpiadi invernali ci salutano così: con un medagliere ricco e unico nel suo genere per le sorprese e i record, e una cerimonia di chiusura spettacolare ed emozionante come quella di apertura.

Ma partiamo dai protagonisti di questi XXIII Giochi Invernali che hanno conquistato la scena dal 9 al 25 febbraio, alternando momento di sport a momenti di vita e rendendoci partecipi anche di storie di grande effetto che hanno reso più avvincente questa edizione.

È la Norvegia che ha fatto da protagonista assoluta in diversi sport e che si guadagna la prima posizione del medagliere. Chiude questa competizione olimpica con 39 medaglie, di cui 14 ori, 14 argenti e 11 bronzi.

Un record assoluto che la elegge la Regina di Pyeongchang, capace anche di battere il record degli Stati Uniti ottenuto a Vancouver nel 2010, con un totale di 37 medaglie.

Gli atleti norvegesi hanno ottenuto un risultato storico! E fra tutti festeggia Marit Bjoergen, fondista che entra nella storia come la più vincente della storia delle Olimpiadi.

Nella sua carriera si è aggiudicata ben quindici medaglie olimpiche: 8 ori, 4 argenti e 3 bronzi. Un vero trionfo per il suo paese già leader nel medagliere olimpico 2018.

Al secondo posto troviamo una Germania che equivale la Norvegia per medaglie d’oro ma totalizza meno argenti (10) e bronzi (7). Un ottimo risultato che gli fatto quasi sfiorare la prima posizione.

In terza posizione domina il Canada con 29 medaglie complessive, di cui 11 ori, 8 argenti e 10 bronzi.

Ma in questa edizione a cinque cerchi in Corea del Sud, celebre per essere la prima in cui ben 30 paesi diversi hanno vinto la medaglia, un posto d’onore spetta anche alla nostra Italia, che si piazza al dodicesimo posto e ci regala 10 medaglie, con i tre ori delle tre donne azzurre protagoniste (Fontana, Moioli, Goggia).

Infine, il paese ospitante, la Corea del Sud, si trova alla settima posizione con 17 medaglie e può salutare le Olimpiadi con orgoglio, passando il testimone alla Cina, prossima destinazione della torcia olimpica per le discipline invernali.

Le Olimpiadi della Pace, come molti le hanno battezzate, chiudono i battenti con una cerimonia di chiusura emozionante. Le future Olimpiadi di Pechino vengono presentate in modo plateale, facendo danzare figure di panda luminose e creando un gioco di luci davvero unico.

Si è spento il braciere, si è sventolata la bandiera olimpica e si ufficializzato il passaggio di consegne a Pechino: l’appuntamento con l’edizione XXIV edizione è fissato per il 2022.

E per quanto riguarda il nostro paese ecco come l’Italia ha salutato Pyeongchang, con la nostra portabandiera Carolina Kostner:

Se una cosa certamente abbiamo imparato dalle Olimpiadi Invernali, e non solo da PyeongChang 2018, è che la nazione regina è la Norvegia:  il paese scandinavo, infatti, ha vinto il medagliere dei XXIII Giochi olimpici invernali con 39 medaglie e ha superato il record di 37 medaglie stabilito dagli Stati Uniti a Vancouver nel 2010. Un risultato storico e oltre ogni aspettativa.

Il paese scandinavo non è solo ricco di panorami adatti allo sport invernale, ma è soprattutto rappresentato dai suoi concittadini che adorano fare ogni tipo di sport su neve e ghiaccio.

Ma qual è il segreto di tale supremazia?

Pare che alla base ci sia il semplice divertimento. Ogni ragazzino norvegese che si affaccia allo sport lo deve fare con serenità e spregiudicatezza. In effetti, come ha specificato il presidente del Cio norvegese, Tom Tvedt:

Prima dei 12 anni, ti devi divertire con lo sport, non ci focalizziamo troppo su chi sia o meno il vincitore. Ci concentriamo, invece, nell’invogliare i nostri ragazzini ad avvicinarsi a uno degli 11mila club sportivi che ci sono nel nostro paese. E funziona, visto che il 93% di bambini e adolescenti è regolarmente impegnato in queste organizzazioni.

Non è quindi un pozione magica o una ricetta miracolosa quella che adotta la federazione norvegese, ma solamente tranquillità e attesa di crescita. Certe volte pare che i ragazzini siano delle macchine e che debbano fare tutto e bene nel giro di pochi mesi e pochi anni, accelerando il loro percorso di crescita, che invece (come insegnano i norvegesi) deve essere graduale.
Ogni ragazzino si affaccia allo sport con un spirito di divertimento più che già agonistico.

Un altro aspetto importante è il budget: La federazione mette a disposizione circa 15 milioni di euro, da spartire tra le Olimpiadi invernali e quelle estive. Cifre ben lontane dai numeri anche della stessa Italia che, nell’ultima ripartizione dei fondi, ha distribuito 145 milioni di euro.
Fra gli sport invernali, inoltre, la Norvegia non stanzia alcun finanziamento per bob, skeleton e slittino, discipline ritenute troppo costose anche per partecipazioni olimpiche senza particolari ambizioni.

C’è da ribadire anche il fatto che gli atleti della federazione norvegese, dal punto di vista economico, non fanno solo affidamento agli stipendi sportivi, ma quasi tutti hanno un lavoro a cui affiancano le attività agonistiche.

Con le vittorie a PyeongChang l’obiettivo è stato raggiunto e ora si punta già a fare meglio in Coppa del Mondo.

Al Mondiale di Bergen in Norvegia ha alzato per due volte le mani al cielo tagliando per prima il traguardo, due ori che hanno tenuto alto l’orgoglio azzurro del ciclismo. Stiamo parlando della bolzanina 18enne Elena Pirrone, che, un mese fa, ha fatto sognare gli italiani diventando campionessa Mondiale Juniores 2017 in due categorie: la cronometro e la prova di linea.

Una ragazza umile e sorridente a cui piace divertirsi e stare in compagnia. Per Mondiali.it ci ha voluto raccontare la sua esperienza iridata e quello che sarà il suo futuro sia sportivo che extrasportivo.

A un mese dalla vittoria, che cosa pensi che tu abbia realizzato?

In realtà devo dire che faccio ancora fatica a realizzare! (ride ndr) Nel senso che, sono contentissima di aver vinto due ori, però sono ancora in quella fase un po’ di incredulità. Ero in Norvegia per onorare la maglia azzurra e penso di averlo fatto nel migliore dei modi.

Che cosa hai provato quando stavi per tagliare il traguardo e quando lo hai tagliato?

In riferimento alla prova di linea, è stata una grande emozione, mi ricordo che quando ho passato il cartello dei 2 km all’arrivo mi sono venuti i brividi, perché mi son detta che “ora non possono più riprendermi!”, anche perché quando ero a 10 km dalla conclusione avevo un po’ di dubbi sul vantaggio accumulato e se avessi retto fino alla fine, ho anche avuto problemi con la radio.
Tuttavia il corpo rispondeva alla grande e all’ultimo chilometro sono andata via con molta tranquillità.

Tra le due gare vinte, qual è stata più dura?

Posso chiaramente dire che come sforzo fisico la cronometro: perché comunque in 19/20 minuti di gara c’è bisogno di dare il massimo in tutto il percorso e per tutto il tempo.
Se invece penso al livello di agitazione, mi viene da dire la prova di linea perché prima che partissi c’è sempre quel punto di domanda. Alla partenza non so mai cosa può accedere in gara, quindi, finché non faccio l’attacco, sono sul chi va là!

Arrivare alla prova di linea già con una medaglia d’oro al collo, ti ha dato più carica o hai cercato di resettare il tutto?

Posso confermare che poco prima della partenza della prova su strada ho pensato “ho vinto un oro, proviamo a vincerne un altro!”. Ero convinta di quello che potevo realizzare e mi sono buttata a capofitto sulla gara, e alla fine è andata bene ad entrambe le uscite.

Immagino tu abbia fatto molti sacrifici, chi ti ha guidato al meglio per questa strada?

In realtà, secondo me, quando c’è la passione nel fare, le cose i sacrifici non li reputi tali. Ci sono stati momenti no, come ad esempio l’anno scorso in cui ho avuto un problema fisico in inverno e chi è protratto per tutta la stagione. Comunque in questo caso c’è stato il supporto dei miei genitori, in particolar modo di mio padre che è anche il mio allenatore e il mio direttore sportivo. Grazie a loro ho affrontato il tutto e sono riuscita a fare con la carica giusta.

Tra poco ti affaccerai tra i professionisti, con che spirito farai questo salto?

Fino alla conclusione del 2017 farò parte della Juniores, dal 2018 passo tra i professionisti e lo farò con lo spirito di quella che vuole mettersi in gioco.
So per certo che il primo anno sarà difficile e transitorio per via anche della scuola. Però voglio dare il massimo e voglio vedere cosa riesco a fare, e i due ori conquistati mi danno molta carica.

Hai voglia di percorrere il Giro Rosa?

Mi piacerebbe tantissimo. Per il prossimo anno, ahimè, sarà difficile per via degli esami di Stato al liceo scientifico. Per le prossime edizioni, si vedrà! Comunque rientra tra i miei obiettivi.

Oltre te anche altre azzurre sul podio: Alessia Vigilia e Letizia Paternoster. Siete amiche oltre che colleghe?

Letizia Paternoster la conosco da quando avevo 6 anni. Abbiamo iniziato a correre in due squadre diverse ma abbiamo stretto amicizia sin da subito. Allo stesso modo anche Alessia Vigilia, prima non ci frequentavamo molto, mentre ora è una delle mie migliori amiche.

Da quando hai avuto questa passione per il ciclismo?

Ho avuto da piccolina il mio primo triciclo rosso, anche se ho sempre di più preferito la biciclettina con le rotelle.
Mio padre mi ha subito affiancato per via del fatto che ha sempre corso anche lui, così come mia madre. Vengo da una famiglia con una gran bella tradizione ciclistica e io ho continuato su questa scia. Sin da piccola ho subito voluto che i miei genitori mi iscrivessero a una società ciclistica.
Loro, all’inizio, sono stati un po’ titubanti perché spesso il ciclismo è attribuito uno sport duro e faticoso. I miei non mi hanno mai dato pressioni, sono io che ho tanto insistito perché mia madre voleva che facessi pattinaggio artistico, meglio com’è andata! (ride ndr).

Come sei stata accolta in classe e a Bolzano, dopo la vittoria?

Mi hanno accolta nel migliore dei modi, mi sono sentita quasi parte di una famiglia. Mi hanno fatto una torta a forma di bici con le ruote iridate e ho ricevuto un piccolo pensiero oltre che un mazzo di fiori dai docenti. Inoltre sono stata molto felice di ricevere cartoline e complimenti anche da gente che ha visto la gara in tv oltre che dal sindaco e dalla giunta comunale.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Adoro stare in compagnia. Mi piace stare con i miei amici e anche quando sono a casa adoro essere circondata dai miei cari. Mi diverto molto!

Nel tuo futuro c’è solo il ciclismo o hai intenzione di continuare gli studi?

Le mie intenzioni sono quelle di iscrivermi all’Università, alla facoltà di Giurisprudenza e quindi conciliare studi e ciclismo.

Dario Sette

Nonostante le sconfitte con la Romania e la Germanial’Italia ha passato il turno alla Homeless World Cup e può così gareggiare per le prime 24 posizioni.

Nella seconda fase gli Azzurri hanno incontrato, come primo avversario, l’Ucraina. L’atteggiamento della squadra è stato molto positivo e i coach si sono detti soddisfatti della prestazione dei ragazzi, nonostante il risultato finale non li abbia premiati. Il livello del girone è comunque molto elevato.

Nella giornata di ieri l’Italia ha incontrato i padroni di casa e ha conseguito una nuova vittoria: 3 a 2 ai calci di rigore. Il primo tempo si è concluso con un risultato di parità e 1 un goal per entrambe le formazioni. La partita è stata adrenalica, visto che allo scadere del tempo, la Norvegia tira in porta segnando, ma l’arbitro decide di annullare il goal.

Il Match è stato molto fisico, ma l’Italia è riuscita a tenere il campo molto bene, a non farsi schiacciare dalla fisicità degli Scandinavi e a non lasciarsi destabilizzare dal tifo del pubblico di casa che incitava ovviamente la squadra Norvegese.

Queste due giornate non sono trascorse soltanto tra partite e allenamenti. La “forza” della partecipazione all’Homeless World Cup sta anche nelle attività di socializzazione e formative al di fuori del campo.

La Nazionale Solidale ha partecipato, innanzitutto, come pubblico a un importante match: la sfida delle Nazionali “Maggiori” della Norvegia e dell’ Azerbaigian per la qualificazione dei Mondiali Fifa 2018.

Homeless World Cup

Grande entusiasmo da parte dei ragazzi anche per il workshop e la visita nella Foresta Norvegese: tra camminate, giri in canoe e attività di gruppo tipicamente norvegesi (costruzione di un ponte di legno e camminata sui tronchi).