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Ottimismo, entusiasmo, orgoglio e tanta voglia di vivere quello che fino a poco tempo fa era semplicemente un sogno. Ci sono questi ingredienti e queste emozioni nei bagagli che i ragazzi della Nazionale italiana di calcio amputati portano con loro nella spedizione in Messico dove, dal 27 ottobre al 4 novembre, si giocheranno i Mondiali.

A guardarsi indietro è incredibile: tutto è nato nel 2012 da un post su Facebook, anzi da un gruppo creato da Francesco Messori, il capitano del team azzurro e 20 anni ancora da compiere, che attraverso il popolare social network ha cercato in giro per l’Italia amici e colleghi per metter su una squadra. Poi il Csi e la Fispes, la Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali, ha dato concretezza e robustezza al progetto. Due anni dopo, nel 2014, gli Azzurri erano già alla loro storica prima Coppa del Mondo, sempre in Messico, e seppur acerbi sono usciti agli ottavi ai calci di rigore contro Haiti.

La Coppa del Mondo vede la partecipazione di 24 squadre, suddivise in sei gruppi e passano agli ottavi le prime due classificate di ciascun girone e le quattro migliori terze. I ragazzi del ct Renzo Vergnani sono stati inseriti nel Girone B e, a Guadalajara, se la vedranno contro Argentina, Francia e Ghana. Proprio contro l’incognita africana, il 28 ottobre, il debutto  degli Azzurri. L’Italia ritrova, così, la Francia, team incontrato sette volte negli scorsi sei anni, e battuto 1-0 agli Europei in Turchia del 2017, vittoria che ha regalato agli Azzurri la qualificazione mondiale.

Vergnani ha parlato così del sorteggio e del cammino dell’Italia:

Le squadre del nostro gruppo sono tutte abbordabili. Se da un lato è un bene stare lontani dalla Russia, campioni del mondo del 2014, e dalla Turchia, prima in Europa, dall’altro siamo obbligati ad arrivare primi nel girone per evitare abbinamenti duri. Dobbiamo cercare di credere nelle nostre capacità fino in fondo e trovare la convinzione di poter vincere

L'immagine può contenere: 14 persone, persone che sorridono, barba e spazio all'aperto

Sono 14 gli azzurri convocati: Vincenzo De Fazio (ASD Levante C Pelliese) Mattia Del Pastro (ASD Stampelle Azzurre) Marcello Cirisano (ASD Stampelle Azzurre) Pier Mario Gardino (ASD Stampelle Azzurre) Salvatore La Manna (ASD Stampelle Azzurre) Luigi Magi (ASD Stampelle Azzurre) Lorenzo Marcantognini (ASD Stampelle Azzurre) Ivan Martucci (ASD Stampelle Azzurre) Francesco Messori (ASD Stampelle Azzurre) Emanuele Padoan (ASD Stampelle Azzurre) Daniele Piana (ASD Stampelle Azzurre) Daniel Priami (ASD Stampelle Azzurre) Marco Pollicino (ASD Levante C Pelliese) Riccardo Tondi (ASD Stampelle Azzurre).

I Gironi e le partite in programma

Girone A: Messico, Inghilterra, Irlanda, Uruguay

Girone B: Argentina, Italia, Francia, Ghana

Girone C: Polonia, Giappone, Colombia, Costarica

Girone D: Angola, Haiti, Ucraina, Spagna

Girone E: Russia, Brasile, El Salvador, Nigeria

Girone F: Turchia, Stati Uniti, Kenya, Iran

Partite dell’Italia:

Domenica 28 ottobre: Italia vs Ghana alle 20 locali (ore 3 italiane)

Lunedì 29 ottobre: Italia vs Francia alle 16 locali (ore 23 italiane)

Martedì 30 ottobre: Italia vs Argentina alle 17 locali (ore 24 italiane)

Giovedì 1 novembre: ottavi di finale

Venerdì 2 novembre: quarti di finale

Sabato 3 novembre: semifinali

Domenica 4 novembre: finale

A Genova allo stadio Pierluigi Ferraris, nell’amichevole tra Italia-Ucraina, sarà la serata dei ritorni.

Ritorna la Nazionale che ritorna nel capoluogo ligure; ritorna anche Mancini a Genova dove ha vissuto anni indimenticabili da calciatore della Sampdoria e ritorna anche Sebastian Giovinco a vestire la maglia azzurra.

In effetti sarà così, la Formica Atomica torna  a giocare per l’Italia dopo un’assenza lunga 3 anni. È stato infatti il lontano 13 ottobre 2015 l’ultimo match in cui Giovinco ha indossato la maglia della nazionale, partita valida per le qualificazioni a Euro2016 vinta contro la Norvegia per 2-1.

Dopodiché il vuoto. Il trasferimento al Toronto in Major League Soccer ha fatto uscire il fantasista dai radar dei commissari tecnici: Antonio Conte e Gian Piero Ventura.

Ora la chiamata di Roberto Mancini, in un periodo di conoscenza da parte dell’allenatore che vuole cercare di capire quali migliori soluzioni da adottare in Nations League, ma soprattutto in ottica qualificazioni a Euro2020.

 

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Noi di Mondiali.it infondo ci abbiamo sempre creduto. Abbiamo più volte pensato che l’Italians Sebastian Giovinco meritasse una convocazione in Nazionale. Dal suo trasferimento in Canada, il numero 10 ha comunque fatto sempre parlare di sé a suon di gol e di prestazioni esaltanti in un campionato che sta crescendo di anno in anno.

Leader e trascinatore dei Reds, “The Atomic Ant” (come lo chiamano oltreoceano) ha vinto 3 Canadian Championship, una MLS Supporter’s Shield e soprattutto la MLS, vinta lo scorso anno.

Dal suo arrivo a Toronto, la sua squadra è sempre stata a livelli alti: sia in campionato che a livello continentale. Con la maglia dei reds è andato a segno per 82 volte e detiene il record di miglior marcatore della storia della squadra canadese.

Per quello dimostrato dentro e fuori dal campo, Roberto Mancini ha deciso di dare una chance all’ex calciatore di Parma e Juventus. Non dovrebbe partire negli undici titolari, ma potrebbe avere possibilità a partita in corso. Il ct crede in lui.
Inoltre, ora come ora, il campionato americano è cresciuto in maniera più che evidente, grazie soprattutto all’arrivo di campioni europei, tra cui anche Zlatan Ibrahimovic. Non è da meno rispetto ad altri campionati anche europei in cui non c’è più equilibrio.

 Alberto Gilardino lascia il calcio, ma solo quello giocato. La notizia non è ancora ufficiale, ma sembra che il campione del Mondo 2006 sia pronto ad appendere le scarpette al chiodo per intraprendere la carriera in panchina: ha sostenuto a Coverciano l’esame per ottenere l’abilitazione da allenatore Uefa pro. Di fatto Gila dice addio al calcio visto che la licenza Uefa A e B è incompatibile con la carriera di calciatore.

Alberto Gilardino a Piacenza

Nato a Biella il 5 luglio 1982 (la stessa data di Italia Brasile del Mundial di Spagna), Gilardino è esploso nel Piacenza con l’esordio in A il 6 gennaio 2000 contro il Milan, squadra che tornerà nel suo destino. Poi Verona e la consacrazione a Parma: 50 gol in 96 partite, con lo spettacolare poker condiviso con Cristiano Lucarelli in Parma Livorno del 2005 (finita 6-4).

Il salto di qualità definitivo è il passaggio al Milan: nei tre anni in rossonero vince la Champions League nel 2007 (contribuendo al trionfo europeo con il gol in semifinale contro il Manchester United) il Mondiale per club e la Supercoppa europea. Esaurito il ciclo al Milan, Gila passa alla Fiorentina, club con cui tornerà ai massimi livelli raggiunti a Parma: memorabile il suo esordio in viola, con gol del pareggio in extremis contro l’odiata Juventus. Dopo Firenze, dal 2012, l’attaccante prosegue la sua girandola di squadre: due volte al Genoa, Bologna, in Cina al Guangzhou, di nuovo alla Fiorentina, Palermo, Empoli, Pescara e Spezia. In Liguria ha disputato la sua ultima stagione, con 16 presenze e 6 reti in serie B (e il contestato rigore fallito nell’ultimo match contro il Parma).

Alberto Gilardino con la Fiorentina

Gilardino chiude la sua carriera con 273 gol in 755 presenze, di cui 19 reti in Nazionale e 188 in serie A (9° marcatore di sempre con Del Piero e Signori). Memorabile, in maglia azzurra, resta il Mondiale vinto in Germania nel 2006, con la rete messa a segno contro gli Usa nella seconda giornata, seguita dall’immancabile esultanza con il violino. Indimenticabile anche l’assist a Del Piero per il 2-0 con cui l’Italia sconfisse i padroni di casa tedeschi in semifinale.

L’esultanza con il violino dopo il gol agli Usa nel 2006

Con il ritiro di Gila, restano ancora in attività tre campioni del mondo, o forse quattro. Sono Buffon, Barzagli e De Rossi: di Zaccardo, dopo l’annuncio di lavoro su Linkedin per trovare una squadra e l’esperienza nel campionato maltese, non si hanno notizie sul prosieguo della sua carriera.

Ancora una vittoria per l’Italvolley che a Firenze cala il poker battendo anche la Repubblica Domenicana con un secco 3-0.

Per gli uomini di Blengini dunque, dopo il trionfo in rimonta contro l’Argentina, arriva anche il successo contro  il fanalino di coda del girone Pool A. Gli azzurri non hanno mai realmente sofferto e il match è sempre stato sotto controllo.

Un netto 25-12, 25-18 e 25-15 grazie a uno scatenato Juantorena (autore di 17 punti e miglior marcatore azzurro), che si conferma dopo l’ottimo match giocato con l’Argentina.
Bene anche il solito Zaytsev, per lo Zar non sono queste le partite dove va cavalcato tutto il suo potenziale: “solo” 12 punti e il 73% in attacco.

I numeri della punta di diamante di questa nazionale sono importanti e devono essere da bigliettino da visita per la fase finale del Mondiale. Per Zaytsev infatti questo mondiale può essere quello della riscossa dopo l’esclusione agli Europei.

I numeri dello Zar sono impressionanti: 11 ace messi a segno nelle prime quattro partite, gli ultimi due messi a segno proprio contro gli americani. Mentre a livello di punteggi Ivan ha totalizzato già 64 punti, piazzandosi in classifica generale vicino allo statunitense Matthew Anderson e allo sloveno di Modena Urnaut.

Numeri importanti anche per un altro simbolo i questa Italvolley: Osmany Juantorena. L’azzurro ha dimostrato di poter essere un valore aggiunto di questo gruppo e ciò la dimostrato soprattutto nel match vinto in rimonta contro l’Argentina dell’ex Velasco.

Ora si attende solamente l’ultima gara contro la Slovenia per decretare la squadra vincente del gruppo. Dopodiché c’è da scoprire chi sarà la prossima squadra da affrontare nella seconda fase che inizierà venerdì a Milano.

L’Italia di Mancini fa fuori la Juventus. Nella sconfitta per 0-1 contro il Portogallo (gol al 48’ di Andrè Silva) in Uefa Nations League, nessun bianconero è sceso in campo tra gli Azzurri scelti dal ct: né tra gli undici titolari, né fra i tre subentrati a partita in corso (Belotti, Emerson, Berardi).

La formazione scelta da Mancini, priva di giocatori della Juventus

In panchina c’erano Bonucci, Chiellini e Bernardeschi (tutti titolari nel match contro la Polonia), in tribuna era stato spedito Rugani. L’unico juventino in campo aveva la maglia rossa dei padroni di casa: Joao Cancelo, arrivato quest’estate a Torino dopo l’esperienza all’Inter lo scorso anno.

Non accadeva da vent’anni: l’ultima volta che la Nazionale rinunciò al suo storico blocco per club, quello bianconero, fu nel 1998. Mondiali di Francia ’98, 17 giugno, Montpellier: l’Italia di Cesare Maldini liquida 3-0 il Camerun (gol di Di Biagio e doppietta di Vieri) nella seconda gara di Coppa del Mondo, dopo aver pareggiato la prima partita per 2-2 contro il Cile. Questa la formazione mandata in campo quella sera: Pagliuca, Costacurta, Cannavaro, Nesta, P. Maldini, Moriero (37′ s.t. Di Livio), Albertini (17’s.t. Di Matteo), Di Biagio, D.Baggio, R.Baggio (20’s.t. Del Piero), Vieri. Ma quella volta i rinforzi made in Juve arrivarono dalla panchina con gli innesti di Del Piero e Di Livio.

Gli 11 in campo contro il Camerun nel 1998

Milan, Spal, Milan, Milan, Genoa, Fiorentina, Chelsea, Roma, Milan, Torino, Lazio. All’Estadio da Luz di Lisbona non mancava solo la Vecchia Signora in campo. Basti pensare che nell’11 titolare scelto da Mancini solo Cristante (Roma) disputerà la Champions League che inizia tra una settimana. Gli altri dovranno accontentarsi dell’Europa League o di un buon campionato di serie A da disputare: una statistica che dice tanto sull’attuale momento di difficoltà della Nazionale italiana.

 

Non è uno spareggio, ma ci assomiglia molto, almeno per gli Azzurri. Portogallo Italia in programma questa sera all’Estádio da Luz di Lisbona alle 20.45 (diretta Raiuno) dirà molto sulle ambizioni nostrane nella Uefa Nations League. Dopo il pareggio per 1-1 a Bologna contro la Polonia, acciuffato grazie a un rigore di Jorginho, arriva già un piccolo momento verità per la Nazionale di Roberto Mancini.

L’esultanza di Jorginho dopo il rigore trasformato contro la Polonia

L’esordio nella nuova competizione europea non ha convinto: la squadra del Mancio è apparsa ancora imballata e senza molte idee, soprattutto in alcuni suoi uomini chiave come Balotelli, Insigne e l’intero centrocampo. Determinante è stato l’apporto di Chiesa nel secondo tempo, che ha assicurato brillantezza e fantasia assieme all’estro di Bernardeschi. E infatti il ct sembra intenzionato a ripartire proprio dai due ex compagni di squadra nella Fiorentina, che supporteranno Ciro Immobile in attacco.  Clamorosa bocciatura per Balotelli, spedito addirittura in tribuna assieme a Zappacosta, Biraghi e Pellegrini (tutti titolari contro la Polonia) oltre a Cragno, Rugani e Zaniolo.

Cambi anche a centrocampo e in difesa: dentro Bonaventura e Criscito, fuori, rispetto a venerdì scorso, Pellegrini e Biraghi. Mancini non vuole fallire, sa che ci sono molte attese su una Nazionale ancora scottata dalla bruciante assenza al Mondiale di Russia e che non può permettersi di snobbare la Uefa Nations League. Un eventuale arrivo all’ultimo posto retrocederebbe l’Italia in Lega B, con ulteriori pesanti ripercussioni in termini di immagine e ranking internazionale.

Il ct Roberto Mancini con i suoi ragazzi dopo Italia Polonia

I padroni di casa, e campioni europei in carica, debuttano nella manifestazione continentale orfani di Cristiano Ronaldo. Il tecnico del Portogallo, Fernando Santos, ha deciso di non convocarlo perché l’asso della Juventus gli ha manifestato l’intenzione di voler utilizzare la pausa per le Nazionali per ambientarsi nella nuova realtà di Torino. Nessun caso CR7 per una Seleção lusitana che torna in campo dopo un Mondiale di Russia anonimo, iniziato sotto i migliori auspici con lo scoppiettante 3-3 contro la Spagna e poi arenatosi agli ottavi di finale di fronte all’Uruguay. All’ex milanista Andre Silva, oggi al Siviglia, il proibitivo compito di non far rimpiangere Cristiano, ma i grattacapi del ct Santos derivano soprattutto dalla difesa, apparsa decisamente incerta nell’amichevole del 6 settembre terminata 1-1 contro la Croazia.

Cristiano Ronaldo non ci sarà contro l’Italia. Lo sostituirà l’ex milanista André Silva

? Mondiali.it supporta l’Islanda a Russia 2018: scopri le storie e gli eventi live

Hörður Björgvin Magnússon è nato a Reykjavik l’11 febbraio 1993, e da circa tre anni e mezzo è entrato a far parte del giro della Nazionale maggiore. E’ una vecchia conoscenza del calcio italiano: infatti, dopo aver lasciato l’Islanda giovanissimo, è stato ingaggiato neanche maggiorenne dalla Juventus. Successivamente lo abbiamo visto all’opera con le maglie di Spezia e Cesena, prima del suo trasferimento in Inghilterra. Attualmente veste la maglia del Bristol City, ed è fratello di Hlynur, centrocampista del Fram (dove lo stesso Hörður è cresciuto e ha debuttato in Pepsideild, il massimo campionato islandese). Hörður Magnússon conta 15 presenze e 2 reti con la maglia della Nazionale. C’era già nella spedizione ad Euro 2016, in cui però non è mai sceso in campo.

LA CARRIERA DI HÖRÐUR MAGNÚSSON NEI CLUB

2009–2010: Fram Reykjavik, 6 (0)
2011–2013: Juventus 0 (0)
2013–2014: Spezia (prestito) 20 (0)
2014–2016: Cesena (prestito) 39 (1)
2016– Bristol City 52 (1)

LA CARRIERA DI HÖRÐUR MAGNÚSSON CON LA NAZIONALE

Presenze: 15
Reti segnate: 2
Debutto: 12 novembre contro Belgio, a Bruxelles, in amichevole. Vittoria Belgio per 3-1.

CURIOSITÀ

E’ il più giovane giocatore islandese ad aver giocato in Serie A (debutto con la maglia del Cesena a 22 anni), anche se era già stato tesserato dalla Juventus a 17 anni. Non si tratta però del più giovane calciatore islandese in assoluto in Italia, se consideriamo il carneade Samuel Pjeturson Thorsteinsson, che a 19 anni, nel 1912-1913, giocò alcune partite con il Naples, la squadra antenata del Napoli. Da notare che Thorsteinsson, pur essendo islandese, per gli annali risulta danese perché all’epoca l’Islanda faceva ancora parte del Regno di Danimarca. Del resto parliamo di preistoria calcistica.

Continua a leggere la storia completa del calciatore su Freezeland.it

Un’impresa incredibile ed irripetibile e, per questo, degna degli Oscar dei Mondiali di Calcio. L’impresa del calciatore che non ti aspetti, di un onesto mestierante del pallone che seppe non solo uscire inaspettatamente dall’oblìo, ma addirittura elevarsi a “Migliore Attore Protagonista” nella massima competizione mondiale a livello di Nazionali. La cinquina Mundial di Oleg Salenko ad Usa ’94.

Gli inizi

Oleg Anatovlevic Salenko da Leningrado, classe 1969, a livello giovanile sembrava un prospetto di sicuro avvenire: nel 1989, si era distinto per prestazioni di assoluto livello durante il Mondiale Under 20 disputato in Arabia Saudita con l’allora Unione Sovietica, chiudendo da capocannoniere con cinque reti, nonostante la prematura uscita dei sovietici ai quarti di finale contro la Nigeria.
La sua carriera non aveva poi avuto l’esplosione sperata e il talento russo era rimasto a vivacchiare nel campionato ucraino fino al 1992 quando, con la dissoluzione dell’URSS, si trasferì in Spagna, al Logrones, dove in 2 stagioni mise insieme 23 reti. Insomma, un attaccante di discreto livello, abbastanza prolifico, ma adatto a realtà di piccolo cabotaggio.

Il Mondiale americano

Anche per questo ad Usa ’94, il 25enne Oleg rappresentava una seconda scelta per il CT Sadyrin: pur venendo da una stagione positiva in Liga, i titolari inamovibili erano i più quotati Radchenko del Racing Santander e Yuran del Benfica.
Si prospettava un breve Mondiale da comprimario, con la Russia inserita in un girone di ferro con Brasile, Svezia e Camerun e già quasi eliminata dopo le sconfitte con il Brasile (2-0), all’esordio, e con la fortissima Svezia (3-1 con gol proprio di Salenko su rigore) di Kenneth Andersson.

Ma spesso è in queste situazioni di stallo che un evento può cambiare la storia: Yuran non recupera e non è arruolabile per la decisiva gara con il Camerun: si spalancano quindi per Salenko le porte della titolarità e lo sgusciante attaccante non vuole farsi sfuggire l’occasione.

Contro i Leoni d’Africa Oleg è una furia: segna 5 gol e la Russia vince con un tennistico 6-1.
E poco importa se la vittoria è inutile e i sovietici escono nella fase a gironi: si tratta di un exploit incredibile, che permette al russo di entrare nella storia dei Mondiali come unico calciatore ad avere segnato una cinquina in una sola gara e di vincere la classifica cannonieri del Mondiale in coabitazione con Hristo Stoichkov.

Un record pazzesco, capace di mettere in sordina l’altro evento da guinness che si verificò in quella partita: il gol della bandiera per il Camerun venne infatti realizzato da Roger Milla, che diventò il giocatore più anziano a segnare nella massima competizione internazionale con i suoi 42 anni e 39 giorni.

Ma non fu l’unico record che Salenko fu capace di timbrare quel giorno. Diventò infatti anche il primo capocannoniere dei Mondiali sia a livello Under 20 che con le nazionali maggiori.

Il declino

Sembrava un nuovo inizio, un segnale che lasciava presagire fasti importanti anche per il prosieguo della carriera di un giocatore ancora giovane e nel pieno della sua maturità calcistica. Nulla di tutto questo: grazie all’impressione destata, Salenko viene immediatamente ingaggiato dall’ambizioso Valencia ma il suo acquisto si rivela un bluff: 7 gol in tutta la stagione e cessione ai Rangers con i quali, se possibile, l’avventura, anche a causa di continui problemi fisici, è ancora più disarmante e lo porta a girovagare senza meta in Turchia, ancora in Spagna e infine in Polonia, fino al ritiro dopo una mesta annata al Pogon Stettino.
Un’inesorabile parabola discendente che lo portò nuovamente ai margini della Nazionale dove, dopo quella cinquina, racimolò la miseria di altre 6 partite senza mai andare a segno, per uno score totale di 8 presenze e 6 gol.
Ma quel che conta e che rimarrà ai posteri è quanto fu in grado di inventarsi in quel torrido pomeriggio americano, nell’occasione più importante, che lo rese indimenticabile agli occhi degli appassionati e che gli permette di diritto di essere considerato ancora oggi l’emblema degli eroi nascosti, il simbolo della rivincita dei Carneadi. Forse questo può valere quanto una carriera di successo?

Una terra coperta di ghiaccio, l’immensa ricchezza di acqua, l’anima di fuoco data dalla grandiosa presenza di vulcani e geyser. Tutto questo si ritrova e armonizza nella nuova divisa che Erreà Sport ha ideato per Ksi –La Federazione di Calcio islandese alla sua prima storica partecipazione ad un Campionato Mondiale.

Dopo la splendida avventura che li ha visti protagonisti agli Europei di Francia 2016, una nuova uniforme, originale ma fortemente legata all’identità di questa nazione, li accompagnerà ai Mondiali di Russia 2018.

Proprio ghiaccio, lava e acqua si fondono perfettamente nella nuova maglia Erreà realizzata per rappresentare al meglio la particolarità e la bellezza dell’Islanda e della sua Nazionale. Il fuoco che accende e scalda il cuore di questa terra e di questo popolo è l’elemento da cui partire per svelare la nuova divisa.
A causa del suo effetto, il ghiaccio, rappresentato simbolicamente dal bianco del colletto a V e da quello delle spalle, si scioglie gradatamente mescolandosi a lava lungo le maniche caratterizzate da una grafica a macchie quasi puntinata in cui si fondono il rosso e l’azzurro.
Proprio l’azzurro, acqua che si è sciolta grazie al calore, è il colore distintivo del corpo e dello sfondo della prima divisa che si presenta semplice e dalle linee pulite ma molto curata in ogni suo più minuto dettaglio.

Sul nostro store online potete acquistare la maglia ufficiale Erreà

La vestibilità aderente viene enfatizzata dalla combinazione di due tessuti. Il primo, collocato nella parte centrale, morbido, traspirante ed estremamente confortevole è impreziosito ed abbinato ad un secondo filato, una speciale rete posta lungo i fianchi della maglia. In modo emblematico, la rete cucita ai bordi, lascia trasparire il tessuto sottostante che, nel caso della divisa home, è rosso, come a sottolineare che sotto l’azzurro della casacca e della pelle scorre ed è sempre presente la potenza del fuoco e il battito della passione.

A enfatizzare la forte identità nazionale, la fierezza e il forte senso di comunità che contraddistinguono il popolo islandese, due sono gli elementi iconici riportati sulla nuova divisa: il motto già proposto per gli Europei 2016 “FYRIR ISLAND” (“Per l’Islanda”) posizionato all’interno del collo e la bandiera nazionale applicata sul retro della maglia.

 Ad accompagnare la nuova divisa e l’intera campagna di comunicazione, il claim “Legends are born without warningabbinatoalla potente ed epica immagine dei geysers, tra i fenomeni in assoluto più sorprendenti e spettacolari della superfice terreste. Rari e presenti solo in particolarissime zone del mondo tra cui l’Islanda, terra per eccellenza di queste incredibili sorgenti, i geysers rappresentano al meglio la forza e l’energia di questa Nazionale che ha saputo unire,nella sua peculiare identità,organizzazione, gioco dinamico e grande spirito energico.

Una squadra che non può più ormai considerarsi solo uno “splendido outsider” ma che in brevissimo tempo ha saputo conquistarsi l’attenzione, il favore e i riflettori della scena mondiale. Tutto questo con la potenza impressionante e la forza esplosiva di un geyser.

Le nuove divise di Ksi,come tutti i capi Erreà,sono certificate Oeko-Tex Standard 100. Tale prestigiosa certificazione, ottenuta dall’azienda nel 2007 come prima azienda in Europa nel settore del teamwear, garantisce che tutti i tessuti e i prodotti Erreà non sono tossici ne nocivi per la salute in conformità con le principali normative a livello internazionale e in rispetto dei più elevati e riconosciuti standard qualitativi e di sicurezza.

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