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Prosegue a Coverciano il raduno della Nazionale femminile in vista del Mondiale che si disputerà in Francia dal 7 giugno al 7 luglio. Dopo l’allenamento mattutino di ieri, mercoledì 15 maggio, le Azzurre si sono rese protagoniste di un bel gesto di solidarietà: le ragazze hanno, infatti, incontrato i responsabili della onlus “Insuperabili”, a cui hanno devoluto il compenso per i loro diritti di immagine dell’Album di figurine Panini dedicato al Mondiale. La onlus, insieme a una squadra di testimonial capitanati da Giorgio Chiellini, favorisce attraverso l’attività in 13 scuole calcio il reinserimento sociale di 520 ragazzi con disabilità cognitivo, relazionale, affettivo emotiva, comportamentale, fisica, motoria e sensoriale.

Chiara Marchitelli, portiere della Fiorentina, ha portato il saluto di tutto il gruppo:

Dopo aver saputo che avevamo a disposizione un piccolo budget, ci è venuto naturale fare questo gesto. È importante che lo sport sia accessibile a tutti, ho seguito i vostri allenamenti e mi sono molto divertita con i ragazzi

Raccontare l’Italia è sempre qualcosa di unico e coinvolgente, specie se lo si fa con i ricordi e con cimeli della storia del nazionale italiana di calcio.

Grazie alla mostra “Un Secolo d’Azzurro” a Bari, tutti gli amanti dello sport e del calcio hanno avuto modo di tuffarsi nella centenaria storia della nostra nazionale, toccando con mano oggetti che sono stati il simbolo del Tricolore sul rettangolo verde.

Già perchè sembra strano immaginare scarpini da calcio che non siano di brand sportivi ultramilionari, o maglie che non siano aderenti, traspiranti e comodissime e invece, ripercorrendo tutta la storia dell’Italia di calcio si può certamente notare quanto sia stato difficile giocare a calcio nei primi decenni del ‘900 con scarpe adattate, palloni pesanti e maglie pungenti.

Scarpini usati durante il Mondiale del ’34

Se si pensa che i tacchetti delle scarpe erano attaccati con dei chiodi che spesso perforavano la suola provocando dolori ai piedi, se si pensa che il tessuto del pallone si inzuppava d’acqua durante i temporali aumentando il proprio peso fino a raggiungere il chilogrammo, beh diremmo che è veramente strano.

La riproduzione della Coppa Rimet dei Mondiali 1934 e 1938 e la Coppa del Mondo 1982 e 2006 sono sicuramente gli oggetti che qualsiasi persona voglia tenere in mano anche per qualche secondo, così come indossare i guantoni di Buffon o la maglia di campioni come Maldini, Costacurta e Baggio quando erano ancora sponsor oppure quella del “Mo je faccio er cucchiaio!” di Totti a Euro2000.

Immaginare il gioco del Subbuteo dei primi anni ’60, sfiorare le maglie azzurre con lo stemma sabaudo, rileggere i titoloni il giorno dopo la vittoria del Mondiale, toccare il pallone della finale di Berlino ’06: sono solo alcune delle emozioni che “Un Secolo d’Azzurro” offre.

Da Lippi a Cannavaro. A guidare la Cina è ancora un ct italiano.

Ha detto sì senza indugi perché la Cina è la sua seconda casa. L’x capitano della Nazionale azzurra campione del Mondo 2006 e attuale allenatore del Guangzhou Evergrande, Fabio Cannavaro, ha accettato l’incarico ad interim sulla panchina dei Dragoni.

Il tecnico napoletano va a sostituire il suo ex ct del Mondiale tedesco, Marcello Lippi, che ha guidato la formazione nell’ultima Coppa d’Asia fino all’uscita nei quarti di finale. Il mister viareggino, però, resta nell’organico federale come direttore tecnico.

Per l’ex difensore napoletano è stata una richiesta sorprendente che ha accettato dopo un’attenta valutazione. Conosce il calcio cinese e potrebbe essere una figura che porterebbe serenità all’ambiente.
Il debutto è già domani in vista della “China Cup” torneo amichevole in cui partecipano i cinesi, insieme a Thailandia, Uruguay e Uzbekistan: primo match al Guangxi Sports Center di Nanning contro la compagine thai.

Un bel banco di prova per il tecnico del Guangzhou, giunto secondo lo scorso anno in Superleague, attualmente a punteggio pieno dopo le prime due gare.

Dopo la China Cup la federazione cinese prenderà una decisione per il futuro. Ovviamente se Cannavaro dovesse ben figurare in questo minitorneo, la panchina dei Dragoni continuerà a essere sua.

I media cinesi, però, non hanno preso nel migliore dei modi questo progetto o per lo meno vaga un po’ di scetticismo nei confronti del tecnico partenopeo. I dubbi sono legati alla poca esperienza di Cannavaro e al fatto che non abbia ancora ottenuto risultati importanti (se non una Supercoppa di Cina la scorsa stagione).

Un po’ di sfiducia giunge anche da parte dell’ex nazionale Li Yan il quale ne esalta le qualità da calciatore ma che sulla panchina deve ancora dimostrare tanto.

Tuttavia i complimenti per questo importante salto sono arrivati dal mondo dello sport, tra cui la Juventus, sua ex squadra:

Il suo rapporto con l’azzurro si è fermato a quello blucerchiato della Samp. Ora Gianluca Vialli potrebbe riprovarci decenni dopo, richiamato dal suo gemello del gol, Roberto Mancini. Non c’è ancora nulla di ufficiale, ma i tentativi di abboccamento ci sono stati. Il ct della Nazionale, insieme al presidente federale Gravina, starebbe pensando di chiamare l’ex bomber degli anni ’90 come capo delegazione dell’Italia. In tal senso ci sarebbe stato un incontro negli scorsi giorni nella sede della FIGC tra il numero 1 del calcio italiano e Vialli. Lo stesso Mancini alimenta questi rumors pubblicando nelle ultime ore una foto col suo vecchio compagno di squadra.

 

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@riccardograndestevens oggi ho visto quel nostro amico attore inglese @lucavialli 😊

Un post condiviso da Roberto Mancini (@mrmancini10) in data:

Dopo aver allenato Chelsea e Watford, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila, Vialli si è dedicato poi alla televisione, diventando opinionista Telepiù prima e Sky poi. Molto attivo nel sociale e nella beneficenza, negli ultimi tempi è tornato suo malgrado a far parlare di sé dopo aver pubblicato il suo secondo libro, Goals. Nelle pagine del volume è raccontata la sua battaglia negli ultimi anni contro una grave malattia.

Il rapporto tra Gianluca Vialli e l’azzurro è stato costellato di alti e bassi. In generale, la sensazione è che non abbia mai saputo replicare le prodezze mostrate con Sampdoria, Juventus e Chelsea. Giovanissimo, è punto di riferimento dell’Under 21 di Vicini con Zenga, Mancini e Giannini che conquista il secondo posto agli Europei 1986. Quella squadra sarà poi riprodotta nella Nazionale maggiore in Germania (Euro 1988) e a Italia ’90. Forse uno delle più belle rappresentative azzurre che, tuttavia, non riuscirà a vincere nulla.

Ai Mondiali in casa, Vialli è il punto di riferimento in attacco assieme ad Andrea Carnevale. Sono gli anni in cui in coppia con Mancini porta la Samp in cima in Italia e quasi in Europa. Tuttavia, i gemelli del gol in azzurro si perdono. I limiti caratteriali del Mancio lo pongono ai margini del progetto in Nazionale. Gianluca invece viene offuscato dalla stella di Schillaci che brilla nelle notti magiche. Fallisce anche un rigore in quel torneo nella gara contro gli Usa.

La nuova gestione in panchina con Sacchi ct sancirà la definitiva rottura di Mancini e Vialli con l’Italia. Poco propensi ad adeguarsi alle indicazioni tattiche del vate di Fusignano, sono praticamente esiliati da quella selezione che parteciperà a Usa ’94, evaporando nel rigore di Roberto Baggio a Pasadena. Venticinque anni dopo i gemelli del gol provano a prendersi nuovamente la Nazionale. Chi in panchina, chi dietro la scrivania.

 

Giocare per la regione in cui si è nati e cresciuti, avendo il carattere e l’idea legata alla propria terra d’origine è segno d’orgoglio.

Con questa idea è nata la Natzionale sarda de bòcia, Nazionale di calcio sarda: squadra che si inserisce tra le “nazioni che non sono Stati”. Un progetto alternativo a quello delle vere nazionali, con una propria federazione alle spalle com’è la Fins, Federatzione isport natzionale sardu.

Il simbolo della Natzionale de bòcia Sardigna, presenti i quattro mori

Potranno essere convocati tutti i calciatori sardi in circolazione e, ovviamente, si strizza l’occhio ai professionisti di Serie A e B. A guidare il gruppo sarà il commissàriu tècnicu, Bernardo Mereu, proveniente dal settore giovanile del Cagliari ma che ha allenato anche l’Olbia il Lega Pro.

L’idea è nata seguendo le orme di altre nazionali già presenti nel panorama del calcio europeo e mondiale: come la Padania (territorio del nord Italia) campione d’Europa nel 2017 e la Transcarpazia (regione ucraina) che si è laureata campione del Mondo lo scorso giugno a Londra.

La nazionale di calcio della Padania vincitrice dell’Europeo 2017

Seguendo proprio i successi della nazionale padana, la federazione sarda ha voluto lanciare la sua formazione di calcio a 11, dopo che sono state create già le nazionali di calcio a 5 e si attende anche il basket.

Ovviamente ora c’è il totonomi dei calciatori che potrebbero essere convocati e che avrebbero addirittura la possibilità di disputare l’Europeo in programma il prossimo anno ad Artsakh, in Armenia.

La manifestazione è organizzata dal Conifa, federazione che accoglie molte rappresentative extra-nazionali e associazioni che non fanno parte della Fifa.

Le prime convocazioni il 10 dicembre e pare che abbiano già risposto presente importanti calciatori di Serie A che hanno vestito e vestono la maglia del Cagliari. Su tutti il centrocampista Andrea Cossu, ritiratosi dal calcio giocato, ma che ha una gran voglia di aiutare questo progetto e di mettere su una bella nazionale.

I sogni non possono essere che il centrocampista Nicolò Barella e il portiere Salvatore Sirigu entrambi però al centro della nuova nazionale italiana guidata da Roberto Mancini.

Nicolò Barella e Salvatore Sirigu con la maglia della Nazionale italiana. Contro gli Usa per la prima volta sono stati schierati titolari due sardi

Dalla squadra cagliaritana avrebbero dato l’ok: l’attaccante Marco Sau, il difensore Francesco Pisano, il portiere Simone Aresti oltre al capitano Daniele Dossena, nato a Parma ma cagliaritano d’adozione dato che i suoi nonni sono sardi e gioca da anni a Cagliari.
Dalla Serie B, invece, dovrebbero fare parte del progetto: il portiere Mauro Vigorito e il centrocampista Marco Mancosu (entrambi a Lecce) e l’attaccante del Pescara Andrea Cocco.

C’è da lavorare se la Sa Natzionale vuole arrivare pronta per l’Europeo 2019 guidati e spinti dall’inno sardo.

A 25 anni farà il suo esordio in Nazionale, da semisconosciuto con la maglia numero 10. Vincenzo Grifo da Pforzheim, cittadina tedesca a una trentina di chilometri da Stoccarda, si appresta a vivere la sua notte magica. A Genk, in amichevole contro gli Stati Uniti. Un italiano di Germania che debutta in Belgio. Non sarà probabilmente l’unica matricola lanciata da Mancini. Probabili anche gli innesti di Sensi e Tonali. Dall’altra parte il ct Dave Sarachan si affida a Timothy Weah, figlio di George, davanti mentre in panchina andrà il portiere Jonathan Klinsmann, figlio di Juergen.

Grifo gioca in Bundesliga con l’Hoffenheim, 8 partite e un gol finora in questa stagione. Mamma pugliese, papà siciliano, il neo numero 10 azzurro muove i primi passi prima nella squadra della sua città e poi a Karlsruhe. Il passaggio all’Hoffenheim è nel 2012, a 19 anni, che lo strappa alla Lazio. “Volevo restare vicino casa, ma chissà, un giorno giocherò in Italia». Trequartista o esterno offensivo, va a giocare prima nella squadra B, poi Dinamo Dresda, Francoforte e Friburgo, dove segna 14 gol con 15 assist contribuendo alla promozione in Bundesliga.


Vincenzo Grifo tifa Inter, il suo idolo da bambino è Roberto Baggio, si è sempre sentito italiano sognando la Nazionale. Nel 2017 il passaggio al Borussia Monchengladbach, dove però non brilla. Quest’anno il ritorno all’Hoffenheim dove tutto era iniziato nel 2012. Nel frattempo Grifo inizia le sue trasferte a Coverciano, nelle giovanili azzurre. Prima nell’under 20 con Evani e poi con l’under 21 di Di Biagio. Arriva così la chiamata da Mancini, da semisconosciuto nelle latitudini italiane. L’occasione per mettersi in mostra si chiama Genk, Belgio contro gli Stati Uniti. Per un globetrotter del pallone non dovrebbe essere un problema.

Il sospetto è divenuto fondato dopo le ultime gare di Nations League: forse la Nazionale ha un po’ sottovalutato la nuova competizione dell’Uefa? In fondo poteva essere una buona opportunità di rivincita dopo la delusione mondiale. Non solo, il gruppo 3 della Lega A con Polonia e Portogallo (privo di Ronaldo) non sembrava impossibile. Basta dare una rapida occhiata agli altri gironi per rendersi conto delle differenze di livello. Nel gruppo 1 ci sono Francia, Germania e Olanda. Nel gruppo 4 Inghilterra, Spagna e Croazia. Solo il gruppo 2 era abbordabile come il nostro con Svizzera, Belgio e Islanda.

Chiesa e Insigne contro il Portogallo

La sensazione è che l’Italia di Mancini abbia affrontato il torneo un po’ come i club nostrani snobbano l’Europa League. In tempi di magra europea, da quando l’Europa League ha sostituito la vecchia Coppa Uefa, nessuna squadra italiana è riuscita a vincerla o ad arrivare in finale. Gli ultimi sigilli tricolori nelle sorelle meno nobili della Champions League risalgono al Parma (Coppa Uefa 1999) e alla Lazio (Coppa delle Coppe 1999) nello stesso anno.

Basti vedere come, invece, le altre nazionali hanno affrontato le ultime gare di Nations League. Inghilterra Croazia, remake della semifinale di Russia 2018, è stata una formidabile altalena di emozioni. Con la Spagna spettatrice interessata, a Wembley è successo tutto nel secondo tempo. Col pareggio (0-0) che ha retto fino al 57’, Furie Rosse qualificate. Poi il vantaggio della Croazia al 57’ con Kramaric e vicecampioni del mondo avanti. Infine il ribaltone: al 78’ pari di Lingaard (e iberici ancora qualificati), all’85’ il definitivo vantaggio di Kane che spedisce gli inglesi alle final four e retrocede in Lega B i croati.


Emozioni in serie anche a Lucerna nello spareggio Svizzera Belgio del gruppo 2, con l’Islanda da tempo fuori dai giochi. La gara d’andata era finita 2-1 per gli uomini di Martinez, che vanno avanti anche al ritorno con un blitz nei primi minuti dell’Hazard piccolo, Thorgan (0-2 al 17’). Gli elvetici firmano una rimonta capolavoro già nel primo tempo con il milanista Rodriguez e la doppietta di Seferovic, che si ripete dopo l’intervallo per il suo tris dopo il quarto gol di Elvedi. La squadra di Petkovic va avanti, il Belgio si mangia le mani per quello che poteva essere.

Stessa squadra, stesso posto, stesso score. Mutuando gli 883 (Max Pezzali, 51 anni mercoledì, auguri), gli anni della Nazionale trascorrono, a prima vista, in modo uguale. Come il 13 novembre 2017, gli Azzurri impattano 0-0 a San Siro, questa volta con il Portogallo, e vengono eliminati. La competizione, però, è la Uefa Nations League e non una partecipazione mondiale. Fa meno male, anche perché qualcosa, risultato a parte, si muove.

Cosa va – Dopo lo sciagurato 0-0 contro la Svezia, l’Italia ha cambiato volto. In panchina c’è Roberto Mancini, che sta tentando l’ardua impresa di dare un’idea di gioco diversa alla sua squadra. Possesso palla, aggressività, stretta rete di passaggi, intensità. Un modello che si ispira a Guardiola e Sarri, lontano anni luce dal metodo tutto italiano difesa e ripartenza (ovvero il contropiede 2.0). In otto partite l’ex bandiera della Sampdoria ha convocato 54 giocatori. Via i senatori o aspiranti tali (Buffon, Barzagli, De Rossi, Candreva, Eder, Parolo). Spazio a tanti esordienti (gli ultimi, in ordine di tempo, Tonali, Grifo, Sensi, Mancini Gianluca e Kean). L’ossatura di base del Mancio sta trovando una quadra più o meno stabile. Donnarumma in porta. Bonucci, Chiellini (Romagnoli) Florenzi e Biraghi dietro. Barella, Jorginho, Verratti (Cristante, Pellegrini, Bonaventura). Insigne, Bernardeschi, Immobile (Chiesa, Verdi). Il gioco c’è, lo dimostrano il 70% di possesso palla contro il Portogallo e i 15 tiri (di cui solo 3 in porta) a 9. Il neo è la fase realizzativa.


Cosa non va – La Nazionale gioca molto il pallone, aggredisce il portatore avversario non appena perde la sfera, ma segna poco. E non crea molto, vista la mole di gioco prodotta. Nelle 8 partite di Mancini in panchina, gli Azzurri hanno fatto solo 7 gol con 7 marcatori diversi, solo una volta più di 1 (nel 2-1 in amichevole contro l’Arabia Saudita all’esordio). Le ultime reti sono state un centro allo scadere di Biraghi, un tiro deviato di Bernardeschi e un rigore di Jorginho. Gli attaccanti latitano: un gol a testa per Balotelli, Belotti, Zaza e Bernardeschi. Il ct non ha ancora trovato il suo bomber, Immobile è a secco, Balotelli non è affidabile (non è una novità), Belotti e Zaza non stanno attraversando un grande momento. Lo stesso Insigne, micidiale nel Napoli di Ancelotti, non trova la porta. Così Mancini sta rimescolando le carte, cercando il punto giusto con i vari Berardi, Giovinco, Lasagna, Pavoletti, Cutrone, Kean, Pellegri. Nel frattempo siamo arrivati secondi su tre in un girone non impossibile, perdendo una buona occasione di rivincita nella Nations League dopo il mancato accesso ai Mondiali.

Nulla di preoccupante, il 2 dicembre ci sarà il sorteggio dei gironi di qualificazione a Euro 2020. Il vero obiettivo della Nazionale di Mancini. La strada imboccata sembra buona, ma manca il gol. E non è poco.

Wayne indosserà la numero 10 e sarà il capitano contro gli Stati Uniti. Sarà una notte speciale per lui, è giusto che conservi la sua ultima maglietta con quel numero

Gareth Southgate, ct. dell’Inghilterra l’ha promesso e i tifosi dei Tre Leoni passeranno una serata tra lacrime e brividi ed emozioni alternate. Wayne Rooney aveva una richiesta, l’ultima di una carriera formidabile: giocare anche solo per pochi secondi sul prato di Wembley con la maglia bianca della Nazionale. E così sarà: l’ultima gara con l’Inghilterra, l’ultima volta in quel maestoso tempi colmo di 86mila spettatori, l’ultima volta con la numero 10. «E’ giusto che si conservi questa maglia speciale», ha detto Southgate.

 

Nell’amichevole controgli Stati Uniti, mercoledì 15 novembre, termina, così, un’era: lui che proprio da quest’anno gioca nella Mls con il Dc United dopo esser cresciuto nell’Everton e aver vinto tutto, ma proprio tutto con il Manchester United di Alex Ferguson.

Classe 1985, il 12 febbraio 2003 gioca la prima partita con l’Inghilterra, dopo un primo anno promettentissimo con l’Everton in Premier League. Poi la prima rete, sempre nel 2003 e contro la Macedonia, fino all’ultimo squillo contro l’Islanda, durante gli ottavi di finale dell’Europeo del 2016. Sono 53 gol in 13 anni, il miglior marcatore della storia della Nazionale. E quanti gettoni? Ben 119 a un passo dal 120, secondo nella classifica all time dietro Peter Shilton, a 125 presenze.

Wayne Rooney ha partecipato a tre Europei e tre Mondiali, l’ultimo nel 2014, memorabile il primo nel 2006: talmente predestinato che suo zio materno, nel 1998 (quando Wayne aveva solo 12 anni) scommise una manciata di sterline sulla convocazione del nipote al Mondiale del 2006 in Germania. E ne portò a casa 72.500.

 

fonte: www.fispes.it

A San Juan De Los Lagos l’Italia esce dal tabellone principale del Mondiale di Calcio amputatisconfitta per 2-0 dall’Angola.
Partenza sprint della squadra africana col numero 9 Sonhi, che in un minuto tira per tre volte contro la porta italiana. Gli Azzurri riescono inizialmente a prendere le misure agli avversari, controllando i loro attacchi e provando a partire in contropiede con Emanuele Padoan. Al minuto 17 proprio su una ripartenza, Padoan prova a servire Daniele Piana in profondità, anticipato di poco dal portiere angolano. Sul capovolgimento di fronte, bella parata con i piedi del numero uno italiano Daniel Priami, che si ripete un minuto più tardi.
In avvio di ripresa, grande azione di capitan Messori, che recupera palla a centrocampo e triangola con Piana, ma arriva stanco davanti al portiere e tira centralmente.

La partita si gioca molto a centrocampo, con l’Angola che fa girare palla, ma non trova spazi e l’Italia che prova a ripartire. Al 32’ un’azione ancora di Padoan dalla grande distanza, ma il pallone finisce di poco alla sinistra del portiere. Al 43’ l’Angola segna sugli sviluppi di un calcio piazzato: la palla finisce al numero 10 Antonio che controlla e lascia partire un rasoterra a fil di palo. Imprendibile.
Gli Azzurri tentano di reagire spostando in avanti il baricentro, ma non trovano spazi. In pieno recupero arriva il raddoppio, ancora sugli sviluppi di un calcio piazzato. La palla, dopo un rimpallo, arriva al numero 3 Manuel che si libera di Padoan con un fallo non ravvisato dal direttore di gara, e tira un missile che colpisce il palo alla sinistra di Priami prima di terminare in rete.
Il ct Renco Vergnani è comunque soddisfatto della prestazione della squadra:

I ragazzi hanno dato tutto quello che avevano, sono orgoglioso di loro. Abbiamo tenuto testa per tutta la partita ad un team più attrezzato di noi, che ha tutte le carte in regola per giocarsi il titolo di campione del mondo, proprio come ha fatto quattro anni fa

L’avventura dell’Italia al Mondiale però non termina qui.
Oggi, venerdì 2 novembrealle 22 ora italiana (le 15 locali) gli Azzurri scenderanno in campo contro Haiti, in un match che, nel tabellone, attribuisce dalla nona alla sedicesima posizione del ranking mondiale. Quella contro Haiti è una sfida già vista in un Mondiale: nel 2014 le due formazioni si sono incontrate agli ottavi di finale con i centro-americani che hanno superato l’Italia solo ai calci di rigore. In questi Campionati, le due squadre hanno dimostrato di essere cresciute molto, passando entrambe il proprio girone a punteggio pieno, ma subendo un sorteggio sfavorevole.

I Mondiali di Calcio amputati sono trasmessi in diretta streaming sul canale Facebook di San Juan TV:

Risultati degli ottavi
Inghilterra – Argentina 2-0
Brasile – Francia 2-1
Haiti – Polonia 1-2
Italia – Angola 0-2
Colombia – Spagna 0-0 (2-3 ai rigori)
Messico – Giappone 2-0
Turchia – Irlanda 4-0
Russia – Kenya 4-1

Quarti di finale
Inghilterra – Brasile
Messico – Spagna
Polonia – Angola
Turchia – Russia