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Torna il calcio, anche se solo la Coppa Italia. La pausa post natalizia ha tenuto a riposo tifosi e calciatori, ma ora non c’è più tempo da perdere.

La netta vittoria della Lazio sul Novara ha aperto un ciclo di partite che si chiuderà lunedì con Roma – Virtus Entella. Per le squadre un impegno importante per proseguire all’interno del torneo;  tutte le grandi avranno modo di rimettersi in moto dopo 15 giorni.

Questi match saranno un modo per vedere in campo anche chi ha giocato meno in questa prima metà di stagione.

Al Marassi tutti gli occhi saranno puntati sul nuovo acquisto del Milan, Paquetà.

Di lui l’allenatore Gattuso ha parlato benissimo. Non solo tecnica brasiliana ma anche temperamento europeo. Il mister rossonero, che di fuoriclasse ne ha visti passare da Milanello, si è detto felice del suo arrivo anche perché in lui ha trovato professionalità, carisma e tanta voglia.
Sulla panchina rossonera si rivede il croato Strinic dopo i problemi cardiaci scoperti poco dopo il grande Mondiale di Russia 2018.

Tra i blucerchiati poche reali novità a parte il portiere Rafael al posto del titolare Audero. Mister Giampaolo farà affidamento ancora su Quagliarella, il neoarrivato Gabbiadini sarà in tribuna.

Per quanto riguarda la Juventus, l’allenatore, Massimiliano Allegri, ha deciso che non farà riposare Cristiano Ronaldo, tuttavia ci sarà il debutto di Moise Kean al posto dell’infortunato Mario Mandzukic. Per l’attaccante della Nazionale Under 21 saranno i primi minuti da titolare in questa stagione, per lui un modo per mettersi in mostra. La squadra emiliana è stata proprio quella del suo primo gol in Serie A.

Il procuratore Mino Raiola sta studiando la migliore strada per il suo assistito che ha molto mercato e che quindi potrebbe decidere di trasferirsi altrove.
Allo stadio Dall’Ara dovrebbe debuttare anche il terzino Leonardo Spinazzola, tornato alla Juve dopo le bellissime stagioni all’Atalanta ma che non ha avuto modo di vedere il campo a causa di un grave infortunio. Salvo imprevisti, stasera dovrebbe essere anche il suo turno, con Alex Sandro in panchina. Il destino di Spinazzola potrebbe incrociarsi proprio con il Bologna, dato che il club sta valutando un suo acquisto.

Tra i rossoblù, invece, probabile debutto per il neo acquisto Roberto Soriano. L’ex Torino sarà al centro, mentre l’altro nuovo acquisto, Nicola Sansone, partirà dalla panchina.

In casa Inter ci potrà essere il debutto di Andrea Ranocchia in difesa. L’ex capitano nerazzurro è l’unico a non essere sceso in campo in questa stagione. In porta il vice Handanovic, Daniele Padelli, mentre sulla fascia possibile utilizzo di Dalbert. In attacco scalpita El Toro Martinez. L’argentino, riserva di Icardi, vuole provare a mettere ancora più in difficoltà mister Spalletti, puntando a ottenere un utilizzo maggiore.

Il Napoli di Ancelotti non ha delle vere e proprie riserve dato che il tecnico di Reggiolo da modo a tutti di giocare. Tra le possibili novità, il croato Marko Rog e il portiere Karnezis partirà dal primo minuto.

A dare minutaggio ad altri calciatori sarà Eusebio Di Francesco. La Roma, infatti, farà scendere in campo molti giovanissimi tra cui Alessio Riccardi e Luca Pellegrini. Il primo è un classe 2001 che tanto bene sta facendo con la Primavera giallorossa, l’altro è in pianta stabile in prima squadra. Nuovamente titolare l’oramai “veterano” Zaniolo, debutto per Mirante tra i pali.

Tornare dove tutto è cominciato.

Manolo Gabbiadini ha detto sì alla Sampdoria, squadra in cui ha giocato dal 2013 al 2015 e con cui ha fatto il grande salto nel panorama calcistico italiano.

L’attaccante bergamasco ha voluto fortemente il club blucerchiato, così come forte è stato l’interesse della Samp che ha sbaragliato la concorrenza di Real Betis, Schalke 04 e Fiorentina per riprenderselo.

Gabbiadini lascia il Southampton dopo meno di due anni in cui ha disputato 60 partite tra campionato e coppe, realizzando 12 reti. A Genova arriva in prestito a tre milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a nove. Firmerà un contratto fino al 2024 a 1,5 milioni di euro a stagione.

In Premier League è stato apprezzato soprattutto al suo arrivo in cui ha regalato gioie ai tifosi Saints. Il suo primo gol lo ha siglato al debutto dopo appena 13 minuti dal fischio d’inizio contro il West Ham in Premier League.

Gli inglesi lo hanno strappato dal Napoli nel gennaio del 2017 per 17 milioni di euro. La decisione di lasciare l’Italia e il Napoli è stata condizionata dal suo scarso utilizzo da parte dell’ex tecnico azzurro, Maurizio Sarri.

Col ritorno a Genova, l’attaccante proverà a riconquistare minuti in campo, persi negli ultimi mesi, e perché no anche il feeling davanti alla porta. Il clima e i tifosi del Marassi gli daranno la giusta spinta per riprendersi la scena. Ad aiutarlo, inoltre, ci sarà anche Fabio Quagliarella.

Con la maglia blucerchiata, Gabbiadini ha realizzato 15 gol in 47 presenze in due stagioni, prima del trasferimento al club di De Laurentis. Il suo arrivo, molto probabilmente, prevede una partenza, forse Defrel.

Il tecnico doriano Giampaolo cercherà di valutare primo lo stato fisico dell’attaccante e piano piano lo lancerà anche alternandolo con Caprari. La Samp avrà bisogno anche dei gol di Gabbiadini se vuole puntare a un posto in Europa per la prossima stagione. Un buon rendimento sarà positivo anche in ottica nazionale, Roberto Mancini preferisce l’abbondanza di uomini ed è anche per questo che Manolo Gabbiadini ha scelto nuovamente Genova.

Il popolo napoletano è legato alle tradizioni ed è anche un po’ scaramantico, soprattutto in ambito calcistico.

La parola scudetto riecheggia da diversi anni tra le strade della città partenopea, grazie a delle stagioni sorprendenti sul campo. La società, per questo motivo, ha fatto un altro passo importante per continaure a essere ai vertici della Serie A stipulando un nuovo contratto di sponsorizzazione. Contratto che fa fare un salto indietro di trent’anni, l’era dei successi conquistati con Diego Armando Maradona.

Il brand che sarà sulla maglia azzurra a partire dalla prossima stagione è Mars, storico sponsor all’epoca della Coppa Uefa 1988/89 e del secondo scudetto del 1989/90. Dolci ricordi per i tifosi napoletani che, ovviamente, non possono che sognare ancora di più con il ritorno di questa partnership.

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I festeggiamenti del Napoli dopo la vittoria della Coppa Uefa

Era l’epoca di Careca, Alemao e Maradona, era l’epoca dell’attuale allenatore azzurro, Carlo Ancelotti, calciatore del Milan, era l’epoca in cui il calcio italiano era uno dei più belli del mondo.

Riproporre l’accoppiata Napoli – Mars è un gioco di ricordi che riaffiorano non solo nelle menti del tifoso napoletano, ma anche per l’amante del calcio. È più che palese quanto abbia inciso nel mondo del pallone il Napoli di Maradona e del san Paolo gremito per gustarsi le magie del Pibe de Oro. Nelle ultime stagioni quel pubblico è nuovamente presente tanto da essere tra le tifoserie più calde d’Europa.

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Scontro di gioco tra Maradona e Ancelotti in un match di Serie A del 1990/91

L’accordo è stato firmato poco dopo l’eliminazione dalla Champions League tra il club napoletano e Mars – M&M’s che saranno “Official Chocolate Snack”.

Mars è stato lo sponsor di uno dei video più famosi dedicati a Maradona, la clip registrata nel prepartita della semifinale di ritorno di Coppa Uefa tra Bayern Monaco – Napoli in cui il numero 10 argentino si riscaldò al ritmo di Live is life, e fu delirio.

La società guidata da De Laurentis, negli ultimi anni, sta facendo il possibile per riportare a Napoli i successi che oramai mancano da troppo tempo. Successi che, per scaramanzia, non vengono nominati ma che si sa quali sono.

Abbiamo copiato il boxing day, ma non bastava solo giocare a Santo Stefano. Il solito clima di veleni e sospetti. I soliti ululati razzisti negli stadi. E anche un morto per una partita di calcio, che in Italia ahinoi non rappresenta una novità. Da Vincenzo Paparelli nel 1979 al tifoso dell’Inter ucciso negli scontri prima della gara con il Napoli. Neanche il clima natalizio ha saputo fermare l’ordinaria follia del calcio italiano.

 

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Nel mondo e nel calcio Ci vorreberro sempre educazione e rispetto. No al razzismo e a qualunque offesa e discrimination!!!

Un post condiviso da Cristiano Ronaldo (@cristiano) in data:


Hanno iniziato i presidenti, senza alcun motivo fondato, con la polemica preventiva contro le designazioni arbitrali. Un unicum che accade solo da noi, altrove sarebbe inconcepibile.

La scelta di Mazzoleni è una brutta notizia, mi preoccupa. Con noi è cattivo e imparziale

Le parole fuori luogo di De Laurentiis accendono la miccia prima di Inter Napoli. Dichiarazioni che, in altri Paesi, avrebbero portato come minimo a un deferimento. Qui invece, come spesso succede, passano “in cavalleria”, come dice Allegri e nessuno osa contestare nulla. E’ proprio il tecnico juventino a riferirsi, senza mai nominarlo, al presidente napoletano.

Non è elegante fare certi tipi di dichiarazioni, dobbiamo essere noi a educare i tifosi. In Italia viene concesso tutto e di più

D’altra parte le anomalie italiane non si fermano solo al calcio, ma è al pallone che vogliamo ora fermarci. Il folle boxing day nostrano si conclude con il posticipo tra Inter e Napoli, già preceduto dal veleno di De Laurentiis. I soliti beceri cori sui napoletani. I buu razzisti a intermittenza a seconda del colore della maglia. Gli incidenti prima del match che portano alla morte di un tifoso interista. L’espulsione di Koulibaly, giusta nel merito, strumentalizzata per portare acqua al proprio mulino. E poi i soliti commenti a fiume che piovono in queste ore. “Basta, sospendiamo tutto, si fermi il calcio. Slogan dal like facile che si ripetono da anni e non hanno portato a nulla.


Troppo difficile individuale i responsabili dell’omicidio e punirli con la legge? Troppo difficile dare il Daspo a chi ulula versi e cori razzisti? Costituzione alla mano, la responsabilità penale è personale. Così come la responsabilità civile di quegli insulti non può ricadere sulle società. E’ l’assist migliore per gli imbecilli. E non fanno neanche una gran figura quelli che stanno con Koulibaly però prima gli italiani e stop accoglienza. Porti chiusi, stadi aperti.

Se continua così sarà difficile potergli negare la maglia azzurra. A un mese dai 36 anni Fabio Quagliarella vive una seconda giovinezza. L’attaccante della Sampdoria segna da 7 partite consecutive e ha raggiunto la doppia cifra tra i marcatori a 10 gol. E il girone di andata non è ancora finito. La squadra di Giampaolo, issatasi solitaria al sesto posto, vive dei gol e del carisma del suo capitano. Dopo aver girovagato per mezza Italia, l’uomo dei gol impossibili ha trovato il suo habitat naturale nella Genova doriana.


Nato a Castellamare di Stabia, ma cresciuto nel Torino, Quagliarella ha fatto le fortune di tante maglie. Il bianconero di Ascoli, Udinese e Juventus, l’azzurro del Napoli, il granata del Toro e il blucerchiato della Samp. Memorabili i suoi gol dalla distanza, con prodezze balistiche notevoli come quello al Chievo nella prima esperienza al Doria.

L’azzurro mare del Napoli è stato il suo grande amore, quello in cui avrebbe voluto concludere la sua carriera. Quello prematuramente interrotto per una brutta storia extracalcistica, in cui è vittima di un ex agente della Polizia postale. Un calvario che lo portò a lasciare il Vesuvio, trasferendosi a Torino, sponda Juve. Sotto la Mole prima un grave infortunio che potrebbe condizionargli la carriera. Poi la prima rinascita, diventando un fattore determinante nella Juventus di Conte tricampione d’Italia.

Il primo ritorno della sua carriera è dall’altra parte del Po, nella Torino granata. Esperienza che si conclude male per una mancata esultanza contro il suo ex Napoli. Una parentesi, in ogni caso, che non gli impedisce di portare il Toro a una vittoria nel derby che non si verificava da vent’anni.

Il mercato invernale del 2016 coincide con il ritorno nella Samp. Qui centra il traguardo dei 100 gol in serie A, andando a segno per 19 volte nel torneo 2017-2018. Una soglia che, in proiezione, potrà essere superata quest’anno. Nelle 10 reti, troviamo tutto il campionario di Quagliarella, compresi i gol impossibili come quello di tacco al Napoli nel 3-0 doriano. La seconda rinascita del centravanti stabiese non può lasciare indifferente anche il ct Mancini. Gli Europei sono lontani ancora due anni, ma per Quagliarella il tempo si è fermato a una delle sue reti da urlo.

Come da routine a Nyon , nel primo lunedì dopo gli ultimi match di Champions ed Europa League ci sono stati i sorteggi per le nostre squadre italiane impegnate nei due tornei.

In vista degli ottavi, grande sfida per la Juventus che, nonostante sia passata come prima nel proprio girone, se la vedrà contro gli spagnoli dell’Atletico Madrid, allenati dall’argentino Diego Pablo Simeone.

Una gara difficilissima per la squadra di Allegri che volerà prima al Wanda Metropolitano di Madrid il 20 febbraio, per poi disputare la gara di ritorno all’Allianz Stadium il 12 marzo.

Decisamente meglio è andata alla Roma nonostante fosse in seconda fascia. I giallorossi hanno pescato i lusitani del Porto. Una sfida alla portata per la squadra di Di Francesco che però non deve certamente sottovalutare.

Tornando ai bianconeri, l’ottavo di finale ha già un sapore forte dato che entrambe le squadre sono competitive a livello europeo. In effetti, nella lista delle formazioni di seconda fascia, i Colchoneros sicuramente sono tra i più pericolosi da affrontare. La squadra di Simeone è ad alti livelli da diversi anni con calciatori che possono risolvere il match con una giocata, su tutti il francese Griezmann. È un gruppo solido che si basa su buonissima base difensiva e con un centrocampo sia tosto che tecnico, come gli spagnoli Koke e Saul.
Non è la prima volta che Max Allegri affronta Simeone e, sinora, il tecnico livornese  ne è uscito vincitore. Stessa sorte per Cristiano Ronaldo. Il campione portoghese ha tantissime volte affrontato gli ex cugini ai tempi del Real Madrid, si in campionato che in Champions come nella finale del 2014 a Milano.

Per la Roma la strada può essere più che percorribile. I portoghesi non sono imbattibili, nonostante abbiano superato il girone con cinque vittorie e un pareggio, realizzando ben 15 gol subendone 6.

Per quanto riguarda i sorteggi per i sedicesimi di Europa League, Napoli e Inter (le due italiane escluse dalla Champions) sfideranno rispettivamente FC Zurigo e Rapid Vienna, più difficile l’impegno per la Lazio che giocherà contro il Siviglia. Le gare si disputeranno il 14 e il 21 febbraio prossimo. I partenopei saranno prima ospiti allo stadio Letzigrund della città svizzera, mentre i nerazzurri voleranno a Vienna. Gara d’andata casalinga, invece, per i biancocelesti partiti in seconda fascia. Inter e Napoli hanno la possibilità concreta di poter strappare il pass per gli ottavi della competizione, sicuramente più ardua la strada per gli uomini di Simone Inzaghi. Il Siviglia è una squadra forte a livello europeo e recentemente ha più volte già vinto il torneo (2013-2014, 2014-2015 e 2015-2016). In rosa ci sono vecchie conoscenze del calcio italiano come: Franco Vàzquez, Éver Banega, Simon Kjær, Luis Muriel e André Silva. Il Rapid Vienna non è una squadra che deve impensierire quella di Spalletti a maggior ragione ora che non sta vivendo un buon periodo anche in campionato, tanto da essere uscito sconfitto nettamente per 6-1 nel derby contro l’Austria Vienna. I nerazzurri hanno tutti i mezzi per poter passare il turno in maniera agevole. Il Napoli di Ancelotti, dopo aver affrontato in maniera egregia Paris Saint Germain e Liverpool in Champions League, non può minimamente pensare che gli svizzeri possano essere un ostacolo insormontabile. Tuttavia non è una squadra da sottovalutare e che la sconfitta della Juventus a Berna contro lo Young Boys faccia da lezione.

Doveva essere l’uomo in più dello scacchiere di Gattuso. Ma finora Gonzalo Higuain ha deluso le attese dei tifosi rossoneri. Iniziano addirittura a circolare alcune voci secondo le quali il Milan non spenderebbe i 36 milioni del riscatto. Un inizio di stagione in chiaroscuro, culminato con i problemi alla spalla e la serata da incubo contro la sua ex Juventus. Rigore sbagliato ed espulsione. Il Pipita è lontano parente di quello ammirato a Madrid, Napoli e Torino. Ma stiamo pur sempre parlando del recordman nella storia della serie A con 36 centri in una stagione.

I numeri della stagione dicono che Higuain ha segnato 7 reti in 15 partite, con 3 assist. Un gol ogni 184 minuti, 5 i centri in campionato. Numeri da non buttare via se non si trattasse dell’argentino. Altrove ha abituato ad altre medie e ad altre prestazioni. A Milanello non è ancora il leader della squadra. La voglia di dimostrare il suo valore e di ripagare la fiducia della società lo sta portando a strafare. Finora, infatti, il proscenio è stato tutto del giovane Cutrone che ha sconvolto i piani di Gattuso costringendolo a schierare le due punte. Il feeling con Higuain non manca (vedasi il gol alla Roma, ad esempio), ma siamo abituati a vedere il Pipa attore protagonista e non spalla di un altro centravanti.

La questione è tutta psicologica. Gonzalo non si aspettava di essere scaricato dalla Juventus. Ma, in ogni caso, nessuno poteva immaginare che i bianconeri acquistassero Cristiano Ronaldo. Con l’arrivo del portoghese, a Torino hanno designato il compagno d’attacco di CR7. Mario Mandzukic e non Higuain, anche per non generare una minusvalenza dopo l’acquisto importante del bomber dal Napoli nel 2016. Non si certo dire che la scelta, finora, non abbia ripagato. Il croato alla Juve segna sfruttando gli assist proprio di Ronaldo. Il Pipita appare, invece, triste e solitario ma c’è ancora tempo per non essere anche final, per citare Osvaldo Soriano. C’è un quarto posto da centrare per la Champions e c’è un’Europa League da onorare fino in fondo. Qualificandosi già ad Atene contro l’Olympiakos. Gattuso ha bisogno del miglior Higuain, l’uomo dei 36 gol, più di sessant’anni dopo un altro milanista, Gunnar Nordahl.

Ha bruciato Koulibaly con uno scatto nello stretto, e scusate già se è poco, si è portato sul destro, non il suo piede, e ha battuto Ospina con un tiro rasoterra, infimo, che è passato sotto le gambe del portiere del Napoli. Momo Salah è stato ancora una volta devastante e trascinatore del Liverpool in Champions League: il suo gol al 34’ del primo tempo ha tenuto fino alla fine, grazie anche alla prodezza dell’altro ex-Roma, Alisson, decisivo al 92’ su Milik. E’ l’1-0 che ha dato alla squadra inglese il passaggio del turno agli ottavi, castigando la squadra di Ancelotti a una cocente eliminazione e al terzo posto che vuol dire Europa Leauge.

Ad Anfield erano presenti 52.015 tifosi, la maggior parte dei quali ovviamente fedeli ai colori “reds” e tra questi, mentre lo stadio esulta all’unisono al gol dell’egiziano, ce n’è uno sui cui le telecamere indugiano: è un ragazzo non vedente venuto allo stadio col cugino. Quest’ultimo lo abbraccia e non la smette di urlare per la felicità.

Poi gli si avvicina all’orecchio e gli racconta l’azione che ha portato al gol dell’1-0, l’assolo travolgente di Mohamed Salah. E’ la passione che supera i confini, si incunea nel sangue di chi vive per serate magiche come queste.

 

Terze dovevano arrivare, secondo i pronostici della vigilia, e terze sono arrivate. Inter e Napoli abbandonano la Champions League e retrocedono in Europa League non senza rimpianti. Entrambe qualificate prima dell’ultimo turno, entrambe con l’amaro in bocca dopo le gare con Psv e Liverpool. Accomunate dal rimpianto di non aver fatto bottino pieno contro le squadre sulla carta più deboli. Olandesi di Eindhoven e Stella Rossa Belgrado. Da più parti si sperava in un poker di squadre italiane alla fase a eliminazione diretta. Dovremo accontentarci di Juventus e Roma, che hanno già ottenuto il pass qualificazione. Nerazzurri e partenopei si leccano le ferite di una serata amara che, tuttavia, lascia in eredità differenti stati d’animo.


Perché l’Inter è andata fuori

Sei punti nelle prime tre partite, due nelle ultime tre. Il girone europeo dell’Inter è stato altalenante, come spesso capita nella storia della società nerazzurra. Partenza da favola, con Vecino e la garra charrua che ribaltano il Tottenham. La vittoria di Eindhoven sembrava aver spianato la strada. Poi la marcia indietro: un punto col Barca (ci sta), il ko a Wembley con la squadra di Pochettino (ci sta meno). L’Inter spreca due match point e viene eliminata, forse giustamente visto l’andamento delle gare.


In fin dei conti, Barcellona e Icardi erano finiti sul banco degli imputati per presunta scarsa professionalità. La gara senza storia per i blaugrana contro il Tottenham. La trasferta madrilena di Icardi per la Libertadores. Peccato che tutt’e due abbiano fatto il loro dovere. Due settimane a parlare di calcoli e combinazioni e poi si toppa il presupposto iniziale. Vincere con il Psv. Spalletti ha avuto la colpa di non voler chiudere il discorso qualificazione a Londra, accontentandosi del pari. Un po’ come accaduto a Torino col cambio Borja Valero Politano. L’ex Sassuolo è, assieme al capitano argentino, l’uomo più in forma dell’Inter. E anche ieri, puntualmente, è stato sostituito. A differenza di Perisic, finora l’ombra di se stesso, ma sempre tenuto in campo dal tecnico di Certaldo.


Perché il Napoli è andato fuori

Cinque anni dopo il copione si ripete. Nel 2013 il Napoli di Benitez va fuori pur avendo fatto 12 punti in un girone di ferro con Arsenal e Borussia Dortmund. La differenza reti lo penalizza. Passa un lustro e con Ancelotti si rivive lo stesso psicodramma. Eliminati con 9 punti dietro Paris Saint Germain e Liverpool. Bastava un gol, anche perdendo 1-2, agli azzurri per superare il turno. Invece Hamsik e compagni devono accontentarsi dell’Europa League non senza rimpianti.

Il primo, enorme, riguarda la duplice gara con la Stella Rossa. I due punti lasciati in Serbia gridano vendetta come la traversa di Insigne. Tuttavia il Liverpool nei Balcani ha perso e i parigini non hanno certo passeggiato nonostante il punteggio (4-1). A pesare enormemente resta il gol sul 3-0 di El Fardou Ben Nabouhane della Stella Rossa nella gara del San Paolo. E se si aggiunge la rete di Di Maria presa allo scadere a Parigi si rischia di non dormirci più la notte. Il Napoli, invece, può mostrarsi fiero di quanto fatto in un girone proibitivo, avendolo condotto da primo in classifica fino al match di Anfield Road. Complimenti che non fanno punti, ma che torneranno utili per una Europa League da protagonista.

Il Napoli non dovrà camminare da solo, ma in compagnia di altre quindici squadre per giocarsi gli ottavi di Champions League. La speranza di qualificazione corre dal Vesuvio al Mersey Side. A Liverpool gli uomini di Ancelotti cercano il pass per la fase a eliminazione a diretta. Da primi di un girone con i reds e il Paris Saint Germain. Un risultato clamoroso viste le previsioni della vigilia che davano per spacciata la squadra di De Laurentiis. Invece gli azzurri hanno fin qui giocato una Champions da protagonisti, con addirittura due rimpianti. Il pari a Belgrado contro la Stella Rossa e il gol nel recupero di Di Maria a Parigi per il 2-2 finale.

Il gol di Insigne nel finale ha deciso la gara di andata

Cosa deve fare il Napoli per passare – Basterebbe non perdere, elementare Watson. E anche con un ko il Napoli potrebbe comunque passare. Ecco le combinazioni:

  • il Napoli vince. Ancelotti va agli ottavi da primo del girone, senza aspettare il risultato del Psg a Belgrado contro la Stella Rossa;
  • il Napoli pareggia. Si qualifica agli ottavi come primo (se il Psg non vince) o come secondo (se il Psg vince);
  • il Napoli perde con un gol di scarto. Gli azzurri passerebbero se segnano almeno un gol (2-1, 3-2, 4-3 etc) e il Psg vince o perde contro la Stella Rossa. Se il Psg pareggia in questa situazione, Hamsik e compagni devono segnare almeno tre gol;
  • il Napoli perde 1-0 o con più di un gol di scarto (2-0, 3-0, 3-1, 4-1 etc) e il Psg perde contro la Stella Rossa.

 

Le precedenti vittorie delle italiane – Sono quattro le vittorie delle squadre italiane nel tempio di Anfield Road.

Liverpool Genoa 1-2. 18 marzo 1992, quarti di finale di Coppa Uefa, gara di ritorno. Dopo il 2-0 dell’andata, gli uomini di Bagnoli passano anche ad Anfield. Una doppietta del Pato Aguilera regala la semifinale ai grifoni, nulla può il temporaneo pareggio di Rush.

                     

Liverpool Roma 0-1. 22 febbraio 2001, ottavi di finale di Coppa Uefa, gara di ritorno. Nell’anno dello scudetto la Roma di Capello va a Liverpool per provare la rimonta dopo lo 0-2 dell’andata. Giallorossi avanti con Guigou, poi accadono due fatti inspiegabili: l’arbitro Garcia Aranda prima assegna un rigore per la Roma, poi lo tramuta in calcio d’angolo; Damiano Tommasi viene espulso. In mezzo un rigore parato da Antonioli a Owen. I giallorossi escono, il Liverpool vincerà poi la coppa.

Liverpool Fiorentina 1-2. 9 dicembre 2009, fase a gironi Champions League. La Fiorentina di Prandelli, già qualificata agli ottavi, trionfa ad Anfield e vince il girone E. Jorgensen e Gilardino nel finale ribaltano il vantaggio di Benayoun.

Liverpool Udinese 2-3. 4 ottobre 2012, fase a gironi Europa League. L’Udinese di Guidolin espugna Anfield con Di Natale, un’autorete di Coates e Pasquale che trafiggono Reina. Vano è il gol di Suarez. Sarà l’unica vittoria dei bianconeri friulani nel girone, poi concluso all’ultimo posto.