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Aldilà delle polemiche che ci sono state e che ci saranno ancora attorno al match tra Napoli – Juventus, c’è un dato fatto: i bianconeri hanno letteralmente dato il colpo di grazia alla seconda in classifica, cucendosi sul petto (salvo un harakiri che dovrebbe essere di dimensioni apocalittiche) il 35esimo Scudetto della storia, l’ottavo consecutivo.

Con i sei punti conquistati contro il Napoli, tra andata e ritorno, i campioni d’Italia hanno raggiunto un distacco di 16 punti in classifica, mai successo prima d’ora alla 26esima giornata.

Questa formazione, sin da subito, ha fatto intravedere che sarebbe stata un’altra stagione a senso unico, tant’è che si è giunti al giro di boa del girone d’andata con una differenza di 9 punti sul Napoli secondo.
In realtà, già dalla 13esima giornata (il 25 novembre 2018) c’erano 8 punti di differenza, che sono andati via via aumentando fino a diventare il doppio.

In termini di numeri e di paragoni possiamo tranquillamente dire che la Juve potrebbe anche migliorare questo score puntando a quel record realizzato dall’Inter di Mancini nella stagione 2006/07, quando vinse lo Scudetto con ben 22 punti di vantaggio sulla Roma. Quell’Inter, però, a questo punto del campionato di punti in più ne aveva “solo” 11, ben cinque in meno della Juve di quest’anno.

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I festeggiamenti dell’Inter per lo scudetto 2006/07

Ma andando oltre, di questo passo la Juve di Max Allegri potrebbe anche superare il record di Antonio Conte della stagione 2013/14 quando ha chiuso con 102 punti in classifica (anche se con un distacco di 17 punti sulla Roma di Rudi Garcia). Inoltre potrebbe terminare la stagione senza sconfitte così come accaduto alla stessa Juve nel 2011/2012, al Perugia 1978/1979 e al Milan 1991/1992.
Inoltre, con 26 trasferte senza sconfitte (primato della storia della Vecchia Signora) non è poi così molto lontano il dato migliore che è in mano al Milan di Capello tra il 1991 e il 1993 (38 risultati utili consecutivi lontani da San Siro).

Nonostante i tanti punti di vantaggio, però, il tecnico livornese vola basso:

Indubbiamente è un vantaggio importante ma per la certezza matematica bisogna aspettare.

Intanto i record per la Juve sono all’ordine del giorno e, così facendo, lo sarà ancora per molti anni.

Manca poco dal fischio d’inizio del 152esimo derby della capitale tra Lazio – Roma che inizierà alle 20.30 di questa sera. In questa giornata, però, c’è anche la sfida tra Napoli – Juventus e ciò non è la prima volta che accade.

Un 26esimo turno ricco di importanti appuntamenti. Dopo il colpaccio del Cagliari alla Sardegna Arena contro l’Inter, questo weekend ci riservato Napoli-Juventus, vale a dire seconda contro prima in classifica, e Lazio-Roma, derby capitolino numero 152 fra sesta e quinta forza del campionato.

Tuttavia non è una novità che questi due big match cadano nello stesso turno. Grazie a Footstats.it abbiamo avuto modo di sfogliare gli annali del calcio e ritrovare ben quattro precedenti.
La prima volta è avvenuta nella stagione 1947/48, quando i club si sfidarono in occasione della nona giornata: Lazio-Roma 0-1 (rete di Amadei), Napoli-Juventus 0-0.
Per il bis gli appassionati di calcio avrebbero dovuto attendere praticamente trent’anni. Nel torneo 1978/79, al settimo turno, ecco il doppio incrocio: entrambi terminati 0-0. Quindi, nel campionato seguente, 1979/80, alla 22esima giornata si ripresentò la singolare combinazione: Lazio-Roma 1-2 (Pruzzo per i giallorossi, pareggio di D’Amico per i biancocelesti, gol vittoria di Giovannelli per i lupacchiotti), Napoli-Juventus 0-0.

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La gioia di Giovannelli per il gol vittoria del 2-1

L’ultimo episodio è piuttosto recente, 1995/96, di nuovo alla ventiduesima giornata: Lazio-Roma 1-0 (Signori su rigore), Napoli-Juventus 0-1 (Ravanelli).


In sintesi tracciamo quello che è il bilancio complessivo dei vari scontri che ci sono stati in combinata:

1 vittoria Lazio – 0 vittorie Napoli
1 pareggio – 3 pareggi
2 vittorie Roma 1 –  vittoria Juventus
2 gol fatti Lazio – 0 gol fatti Napoli
3 gol fatti Roma – 1 gol fatto Juventus

La curiosità legata a questi match è che nessuna squadra ha poi vinto lo Scudetto: nel 1947/48 vinse il Torino, nel 1978/79 e nel 1995/96 toccò al Milan, mentre nel 1979/80 a festeggiare fu l’Inter.

E alla 26esima giornata?

In questo specifico turno possiamo conteggiare 3 derby Lazio-Roma: nel 1993/94 fu 1-0 con Signori man of the match, nel 2001/02 fu la stracittadina di Montella, autore di un poker di reti nell’1-5 finale (di Stankovic il gol della bandiera per gli aquilotti, mentre Totti contribuì alla manita), infine il pareggio 1-1 nel 2003/04 con Corradi e Totti su calcio di rigore.

Bilancio che, se non fosse per le marcature, sarebbe in perfetto equilibrio.

1 vittoria Lazio
1 pareggio
1 vittoria Roma
3 gol fatti Lazio
6 gol fatti Roma

Di Napoli-Juventus, invece, ne troviamo quattro: nel 1930/31 fu 1-2 con Ferrari e Vecchina in rete per gli ospiti e Vojak per i padroni di casa, nel 1962/63 andò in scena il più classico dei 0-0, nella stagione 1967/68 ecco un altro 1-2, stavolta Juliano per gli azzurri, De Paoli e Cinesinho per i bianconeri e per concludere con l’1-1 del 1975/76, Boccolini e Bettega.

Questo il bilancio del mini ciclo che ha visto alternarsi in schedina segni 2 e X:

0 vittorie Napoli
2 pareggi
2 vittorie Juventus
3 gol fatti Napoli
5 gol fatti Juventus

Fuori la Lazio, con un piede e mezzo dentro le altre due italiane. E’ tempo di gare di ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League che hanno già emesso il primo verdetto. Dopo lo 0-1 del’Olimpico, la Lazio perde 2-0 nel ritorno contro il Siviglia e dice addio alla manifestazione. I biancocelesti vengono condannati dai gol di Ben Yedder al 22’e di Sarabia al 78’, ma anche da qualche decisione discutibile dell’arbitro Taylor che non ha fischiato un rigore su Lulic quando si era ancora al minuto 17.

Con un ampio sguardo alle 15 partite che si giocano giovedì 21 febbraio, molte sfide sono decisamente aperte e in bilico: l’Arsenal deve rimediare alla figuraccia in Bielorussa, sconfitto 1-0 dal Bate Borisov; molto intrigante è il match tra Eintracht Francoforte e Shakhtar Donetsk terminato 2-2 oppure il Salisburgo che, in casa, deve ribaltare la sconfitta per 2-1 contro il Club Brugge così come anche lo Zenit che deve capovolgere l’1-0 dell’andata contro il Fenerbahçe.

Ecco qui alcune quote Replatz su cui scommettere

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Aspettiamoci possibili sorprese, quelle su cui, invece, non vorremmo incappassero Napoli e Inter.

Al San Paolo, ore 18.55, la formazione di Ancelotti parte con il forte vantaggio maturato in Svizzera, un convincente 3-1 sullo Zurigo confortato anche da un paio di dati incoraggianti: da 205 minuti, infatti, non subisce gol al San Paolo in gare ufficiali. L’ultima rete realizzata nello stadio del Napoli da un calciatore avversario, è quella segnata da Immobile al 65′ di Napoli-Lazio 2-1 del 20 gennaio scorso (Serie A). Poi 205′ di imbattibilità della porta azzurra, sommando i residui 25′ di quella gara e le intere contro Sampdoria (3-0) e Torino (0-0). Pochi gol subiti e tanti realizzati, almeno in Europa League dove il Napoli al San Paolo va in gol da 14 gare consecutive: l’ultimo stop è stato in Napoli-Plzen 0-3 del 14 febbraio 2013; da allora il Napoli ha sempre segnato al San Paolo nelle 14 partite disputate in Europa League, per un totale di 38 marcature.
Un dato statistico non sorride di certo allo Zurigo in vista del match di ritorno: svizzeri, infatti, sempre fuori se partono da 1-3 in casa all’andata. Lo Zurigo per la quinta volta gioca fuori casa nelle coppe europee dopo aver perso 1-3 in casa l’andata.

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Una settimana fa, l’Inter ha invece vinto 1-0 contro il Rapid Vienna, in Austria. Senza Icardi, i neroazzurri si sono imposti di misura nell’andata, in una partita con poche emozioni, con un rigore di Lautaro Martinez nel finale di primo tempo. A San Siro, ore 21, L’Inter per la settima volta nella sua storia delle coppe europee gioca in casa un ritorno partendo da una vittoria esterna per 1-0 all’andata e si è qualificata in 5 occasioni: in ordine cronologico a spese dell’Hearts (4-0 a Milano nel 1961/62), del Dukla Praga (0-0 a Milano nel 1986/87, dopo due rinvii per nebbia), del Malmo (1-1 nel 1988/89), del Norwich (1-0 nel 1993/94) e del Salisburgo nella finalissima vinta in coppa Uefa del 1993/94. Unica eliminazione dall’Anderlecht, che nel 1969/70 vinse al ritorno 2-0 a Milano. D’altro canto, il Rapid si trova per la 5° volta nella sua storia nelle coppe europee a giocare una gara esterna avendo perso 0-1 in casa l’andata ed è sempre stato eliminato. I viennesi sono usciti per mano di: Juventus nella Coppa Uefa 1971/72 (1-4 a Torino), dal Diosgyor (2-3 in Ungheria nella coppa Uefa 1979/80), dal Real Madrid (0-0 nella coppa Uefa 1981/82), dallo Shakhtar (2-2 esterno nel preliminare Champions 2015/16).

Anche per loro un paio di quote Replatz su cui puntare

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Lì dove non è arrivato, ha dovuto affidarsi al palo. Ma nei restanti nove tiri, Salvatore Sirigu ha piazzato i suoi guantoni contro gli attacchi del Napoli, neutralizzandoli. C’è molto, se non tutto, del portiere nuorese dello 0-0 che, di fatto, ha nuovamente chiuso un campionato forse mai aperto. Curioso che a consegnare il sempre più probabile ottavo scudetto consecutivo ai bianconeri siano stati proprio i cugini del Toro. Con i guantoni del numero 1 ex Palermo e Paris Saint Germain. A 32 anni Sirigu sta conoscendo una nuova giovinezza, raggiungendo livelli forse mai raggiunti in carriera. Mancini gongola, c’è vita oltre Donnarumma e il declino di Perin.

I numeri di Sirigu

Per Salvatore Sirigu parlano i numeri. Tra i portieri con oltre venti presenze è tra i migliori per media voto assieme a Donnarumma, Sorrentino e Cragno (6,25 in 22 gare disputate). Ha saltato, suo malgrado, gran parte del derby con la Juve, sostituito da Ichazo poi trafitto da Ronaldo su rigore. Con il pari a reti bianche del “San Paolo” il Torino ha centrato il decimo clean sheet in campionato, il nono con Sirigu in porta. Stesso numero di parate contro le folate di Milik e compagni, record in questo campionato per l’estremo difensore di Mazzarri. Solo una volta si è dovuto affidare al palo sul tiro di Insigne.

Sirigu, il pararigori

I numeri di Napoli confermano la sua stagione eccellente. Leader silenzioso, poco mediatico e altrettanto allergico ai social, Sirigu sta facendo parlare i suoi guanti. Soprattutto dal dischetto, specialità in cui ha parato 5 degli ultimi 7 rigori tirati contro. Chiedere, per esempio, a Rodrigo De Paul, l’ultima vittima dagli undici metri del portiere. Assieme a Nkoulou, Salvatore da Nuoro sta blindando la retroguardia del Toro: solo 22 reti subite in campionato, quarta miglior difesa in coabitazione col Milan dietro Juve, Napoli e Inter. Il tremendismo granata riparte da dietro, sperando che le imprese difensive contagino la vena scarsamente prolifica di Belotti davanti.

Può sembrare una battuta, ma di fatto contiene una semplice realtà oggettiva. Il Frosinone torna all’Allianz Stadium per un match sulla carta senza storia. L’anticipo del venerdì contro la Juve, a causa del turno di Champions dei bianconeri, pende tutto dalla parte dei bianconeri (qui le quote Replatz). Eppure i ciociari arrivano a Torino con un’imbattibilità testimoniata dai numeri: sono l’unica squadra di A finora imbattuta nel catino dei campioni d’Italia. L’unico precedente tra le squadre nel nuovo impianto, infatti, risale al 23 settembre 2015. Un gol nel recupero di Blanchard firmò il clamoroso blitz del Frosinone allo Stadium, impattando per 1-1 il vantaggio di Zaza. Una gara che dalle parti dello “Stirpe” non hanno ovviamente dimenticato.

I precedenti social

Lo ricorda, con invidiabile prontezza social, il profilo twitter dei tifosi gialloblu. Con la consueta ironia che li contraddistingue. Non è, infatti, la prima volta che l’account si rende protagonista di una simpatica, ma pungente, punzecchiatura virale. Era già capitato con il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, allorché il patron azzurro aveva dichiarato al New York Times:

Il problema è che i piccoli team hanno gli stessi diritti dei più grandi. Perché il Frosinone dovrebbe avere una stagione in serie A, avere una fetta della pagnotta e quindi venire retrocesso? Se non possono competere, se finiscono per ultimi, dovrebbero pagare una multa. Non dovrebbero ricevere denaro per il proprio fallimento

La risposta, piccata, dei supporter di Ciano e compagni arrivava subito dopo l’eliminazione azzurra dalla Coppa Italia contro il Milan:

La rincorsa salvezza

Schermaglie mediatiche a parte, la squadra di Baroni torna in Piemonte senza aver nulla da perdere. Le tre vittorie ottenute in campionato sono arrivate tutte in trasferta: Spal, Bologna e Sampdoria. Le distanze dalla quartultima si sono accorciate a sole due punti, con i rossoblù emiliani e l’Empoli appaiati a 18 punti. L’approdo a Frosinone dell’ex tecnico del Benevento ha ridato nuovo smalto a una squadra che, con Longo, si stava lentamente spegnendo. La classifica corta alimenta le speranze di salvezza dei ciociari. Contro la Juve cercano punti per la permanenza in A e difendono il primato da imbattuti dello Stadium.

Chiusa la pagina dei primi quattro ottavi di Champions, torna anche l’Europa League.

In realtà i sedicesimi sono già iniziati con la partita tra Fenerbache – Zenit San Pietroburgo, giocatasi martedì. Diverse e interessanti i match in programma oggi in cui sono impegnate anche le italiane. Inter e Napoli sono in trasferta rispettivamente a Vienna e Zurigo, la Lazio ospita gli spagnoli del Siviglia.

Il clima nell’ambiente nerazzurro non è certo dei migliori a causa del ciclone Icardi. L’argentino pare sia un separato in casa dopo che la società gli ha sfilato la fascia di capitano e il suo successivo rifiuto per la trasferta austriaca contro il Rapid Vienna delle 18.55.

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Sarà una partita speciale per Samir Handanovic: la prima da capitano ufficiale

Aldilà dei problemi di spogliatoio, la squadra di Spalletti dovrebbe facilmente superare i viennesi, squadra di livello abbordabilissimo. Per garantire una gara di ritorno agevole, i nerazzurri devono cercare di ottenere un buon risultato già all’Allianz Stadion di Vienna, con Lautaro Martinez al posto proprio di Icardi.

Trasferta anche per gli azzurri di Ancelotti. I tifosi partenopei confidano proprio nel mister di Reggiolo e nella sua esperienza europea.

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Il Napoli di Maradona, ha vinto una Coppa Uefa nel 1989. Ora ci riprova

L’Fc Zurigo è una squadra che il Napoli dovrebbe superare comodamente, dato che anche in Svizzera non sta vivendo la sua migliore stagione. Insigne e compagni, così come l’Inter, cercheranno di ipotecare il passaggio del turno già in Svizzera.

Sulla carta la gara più complicata ce l’ha sicuramente la Lazio. Gli uomini di mister Inzaghi ospitano il Siviglia, squadra tosta che ha sempre fatto bene in Europa League (ne ha vinte 5 di cui tre consecutivamente tra il 2013 e il 2016). Tra i biancocelesti non ci sarà Immobile e pertanto saranno Caicedo e Correa a guidare l’attacco.

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Sarà l’ecuadoriano Caicedo la punta centrale al posto di Immobile

Sfide affascinanti saranno sicuramente Galatasaray – Benfica e Chelsea – Malmo.
A Istanbul i favori sono più per i lusitani ma la Türk Telekom Arena sarà sicuramente un’arma in più per i giallorossi.
Maurizio Sarri, dopo il 6-0 contro il City, deve assolutamente fare bene in Europa League perché potrebbe essere un torneo da vincere.

L’addio era nell’aria da diversi mesi ma è arrivato nel momento in cui tutti non ci pensavano più.

Marek Hamsik o Marekiaro, come lo chiamano i napoletani, ha deciso di lasciare la città del Vesuvio che lo ha accolto quando era un semplice ragazzino ventenne.
Ora va via da campione, ha deciso di accettare la proposta dei cinesi del Dalian.

Le sirene d’oriente si erano accese già l’estate scorsa poi, con l’arrivo di Carlo Ancelotti, tutto ha fatto intuire che sarebbe rimasto e così è stato. Dopo la partita contro la Sampdoria al San Paolo, però, c’è stata la sorprendente notizia dell’addio. Durante il cambio, la solita standing ovation del pubblico, risposta con una mano al cuore, come a dire “sarete sempre qui”.

In pochi sapevano della sua decisione prima di quello che in fondo è stato il suo ultimo match con la maglia del Napoli davanti al pubblico che lo ha amato. Capitano, leader, simbolo del Napoli che, dopo essere tornato in Serie A, ha trovato nello slovacco il calciatore da dove ripartire.

È stato il calciatore che, nonostante gli arrivi e le partenze di campioni come Lavezzi, Cavani e Higuain, lui c’è sempre stato. Seppur di nazionalità slovacca, Hamsik si è sempre sentito napoletano.

Lascia il Vesuvio da campione che ha segnato la storia azzurra: 520 presenze dal 2007, superato di 8 partite lo storico capitano Bruscolotti, e soprattutto 121 reti. Lo slovacco, infatti, è il miglior marcatore del Napoli, sei in più del grande Maradona. Numeri che gli hanno permesso di scrivere il suo nome a caratteri cubitali nella storia del club partenopeo.

L’ARRIVO IN ITALIA

Hamsik giunee in Italia grazie al Brescia che lo preleva dallo Slovan Bratislava quando aveva solo 17 anni. Nella società del presidente Corioni resta per 3 anni prima dell’offerta di Luigi De Laurentis che gli prospetta un lungo futuro all’ombra del Vesuvio, e così è stato.

Comprato per poco più di 5 milioni di euro, sceglie la maglia 17 (non un bel numero per i napoletani) quella che, però, poi indosserà per oltre 500 volte. Alla sua prima stagione in Serie A segna nove reti, da lì in poi vederlo segnare con costanza diventerà un’abitudine.
La prima rete la segna il 15 agosto 2007 nel match del primo turno di Coppa Italia al San Paolo contro il Cesena. Un piattone destro a beffare il portiere romagnolo. Il look di Marekiaro era con una cresta, ma non così evidente come negli anni successivi.

Da quel gol ha poi frantumato una serie di record, superando miti come Careca e soprattutto Maradona. Al termine della stagione 2009-2010, con 12 gol in 37 partite, è capocannoniere della squadra per il terzo anno consecutivo; l’ultimo calciatore a riuscirci per almeno tre stagioni di seguito era stato proprio El Pibe de Oro.

Nel corso degli anni diventa e resta uno dei tenori principali dell’attacco azzurro, prima in coppia con Lavezzi e Calaiò, poi gli arrivi di Cavani, Callejon, Higuain e Mertens.

Dopo l’addio di Paolo Cannavaro nel 2014 diventa stabilmente il capitano e il leader dello spogliatoio. Nel corso delle annate rifiuta tante offerte importanti, perché Napoli è casa sua. Da qualche stagione però qualcosa si è rotto, ha avuto annate un po’ altalenanti e qualche giorno fa è giunta l’offerta economica difficile da rifiutare.

I tifosi napoletani non l’hanno presa bene, forse si saranno sentiti traditi anche da Marekiaro. Il pubblico l’ha amato e che, nonostante tutto, lo continuerà ad amare.

Se il campionato di Serie A sembra un capitolo chiuso già da diverse settimane, alle altre big non resta che provare a spodestare la Juventus almeno dalla Coppa Italia.

In una tre giorni fitta di appuntamenti, bianconeri e company sono impegnati per i quarti di finale della coppa nazionale.
Negli ultimi anni la Juventus ha trovato terreno fertile anche in questo torneo, in cui ha trionfato nelle ultime quattro edizioni in maniera molto agevole.
Il prestigio della Coppa Italia è cresciuto molto, in realtà non si è mai capito il perché tanti club negli anni passati l’avessero snobbata per dare importanza ad altro. La Juventus ha fatto la voce grossa e ora vanta ben 13 successi.

Poiché per le altre società vincere lo scudetto è davvero diventato un miraggio, virare su un altro obiettivo concreto qual è la Coppa Italia può essere un’idea. Giocarsela nelle partite secche può essere un po’ più equilibrato, anche se di fronte ci fosse proprio la Juve.

Si parte con la sfida Milan – Napoli. A distanza di 72 ore le due squadre si riaffrontano. L’esito sicuramente sarà diverso, dato che si tratta di partita secca. I pronostici pendono più per il Napoli che ha qualità maggiore per passare il turno.
Tra i rossoneri debutterà dal primo minuto Piatek. A differenza di sabato, dovrebbe partire titolare Abate al posto di Calabria e Castillejo al posto di uno tra Suso o Calhanoglu.
Tra i partenopei quasi sicuramente ci saranno Allan e Hamsik che hanno saltato la partita di campionato, il primo per i rumors di mercato il secondo di rientro dall’infortunio. In porta torna Meret.

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L’esultanza di Florenzi per il gol del pareggio al Franchi

Domani tocca a Fiorentina – Roma e Atalanta – Juventus.
I giallorossi, dopo l’ennesimo passo falso in campionato, hanno bisogno di fiducia e quale miglior soluzione se non una vittoria e passaggio del turno? Si prospetta una gara ricca di gol poiché sono squadre che creano molte azioni da gol e hanno grossi limiti difensivi. I due allenatori vogliono la semifinale e pertanto se la giocheranno appieno.

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In campionato a Bergamo, l’Atalanta ha fermato la Juve sul 2-2

La Juve è ospite a Bergamo. Allegri conta una rosa validissima anche se ci sono molti calciatori indisponibili per infortunio. In difesa ci saranno Rugani e Chiellini con Alex Sandro e l’ex nerazzurro Spinazzola, in attacco spazio a Bernardeschi con Dybala e Ronaldo.
Per la Dea squadra quasi al completo con qualche innesto per far rifiatare gli altri. A differenza degli undici che hanno giocato contro la Roma, Gasperini inserirà in difesa Masiello e a centrocampo Pessina e Gosens.
In campionato i bergamaschi sono stati bravi a fermare il cammino quasi perfetto della Juventus. Riuscirà a ripetersi anche in coppa? La vittoria dei bianconeri è più alta del solito.

L’ultimo scontro è tra Inter – Lazio. Non in una bella situazione entrambe, i biancocelesti però, arrivano da una grandissima prova contro la Juve, mentre i nerazzurri da una pessima trasferta a Torino contro i granata. Un banco di prova per entrambe, chissà chi avrà la meglio.  

Sembra lontano quel 25 agosto, seconda giornata di campionato, con il Milan che va al san Paolo di Napoli facendo esordire la punta di diamante del mercato estivo, Gonzalo Higuain.

A distanza di cinque mesi tutto sembra cambiato. A san Siro questa sera l’argentino non ci sarà, volato a Londra da Sarri, e potrebbe fare l’esordio il neoacquisto Krzysztof Piatek.
Da una prima apparizione a un’altra, nuovamente contro il Napoli.

Il Pipita, infatti, è stato lanciato alla prima partita di campionato del Milan, persa dai rossoneri per 3-2, proprio contro la sua ex squadra. Tuttavia il destino ha voluto che pure Piatek cominciasse la sua nuova avventura contro i partenopei, probabile un suo utilizzo a partita in corso.

I fantallenatori si sono trovati un po’ spaesati da questa finestra di mercato invernale. C’è chi ha perso sicuramente la punta argentina e c’è chi si ritrova Piatek in una grande squadra, dopo aver fatto faville con la maglia del Genoa. I presupposti per il classe ’95 sono positivi anche se l’ambiente milanista è molto più “pesante” rispetto a quello rossoblu.

Gennaro Gattuso l’ha definito come Robocop mentre su Higuain ha ribadito che avrebbe potuto fare e dare di più al Milan.

Domani, invece, potrebbe esordire con la maglia dei blues anche l’argentino in Fa Cup contro lo Sheffield Wednesday, dopo che ha assistito il derby di Coppa di Lega contro il Tottenham dalla tribuna.

Il polacco Piatek sinora ha segnato 13 reti ed è secondo in classifica marcatori alle spalle di Ronaldo e Quagliarella a 14. Otto soltanto le marcature del Pipita, che sottolineano ancora di più l’amore mai sbocciato tra l’argentino e il rossonero.

Le strade si sono divise e il nuovo attaccante del Milan vuole regalare gol e sorrisi ai tifosi e, perché no,  un posto in Champions League.

Al polacco potrebbe far bene pensare a un piacevole esordio contro gli azzurri qual è stato quello di Alexandre Pato.  Alla prima apparizione stagionale, l’allora diciottenne brasiliano riuscì a bucare la porta campana con una rete di pregevole fattura che sancì il definitivo 5-2 dei diavoli.

Per uno nato a Torre Annunziata e cresciuto con un pallone tra i piedi, la massima aspirazione è giocare nel Napoli. Eppure, un cannoniere come Ciro Immobile, nato nella cittadina a pochi chilometri dal capoluogo partenopeo, la maglia azzurra è stata finora solo un miraggio. L’attaccante biancoceleste è sempre stato un avversario da temere al San Paolo, con le maglie di Torino e Lazio in particolare. La squadra di Inzaghi si affida al suo bomber per fare risultato positivo nel catino napoletano e continuare la corsa al quarto posto.

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Ciro Immobile con la maglia della Juventus

Classe 1990, Immobile muove i suoi primi importanti passi nel vivaio del Sorrento prima di essere notato dagli osservatori della Juventus a 17 anni. Con i bianconeri vince un torneo di Viareggio e debutta in serie A nel 2009 sostituendo nientemeno che Alessandro Del Piero. A Torino, nonostante i gol a grappoli in Primavera, non trova spazio e nel 2010 inizia la sua girandola di squadre. Prima a Siena, poi Grosseto e infine Pescara.

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Immobile a Pescara

E’ sotto la guida di Zeman che Immobile esplode con il suo compagno di squadra Insigne e con Verratti a centrocampo. Nel 2011 2012 segna 28 gol in 37 partite in B, contribuendo alla promozione con il titolo di capocannoniere. Viene così ingaggiato dal Genoa in A, ma non conferma quanto di buono fatto in Abruzzo. Trova la sua consacrazione definitiva nella Torino granata con Giampiero Ventura: 22 gol e titolo di capocannoniere, con il Toro che centra il 7mo posto e torna in Europa dopo 20 anni.

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A Torino con la maglia granata

Prova così l’esperienza all’estero. Va a Dortmund con il Borussia, poi in Spagna a Siviglia. Ma non è il vero Immobile. In due anni segna 14 gol in 49 partite, così nel gennaio 2016 rientra al Torino. Sei mesi in cui non incide più di tanto. In estate viene acquistato dalla Lazio in cui esplode: 26 reti il primo anno, ben 41 l’anno scorso in cui vince la classifica cannonieri al pari di Icardi (29 reti). E quest’anno sta viaggiando nuovamente ad alti livelli con 13 gol in 24 partite totali. Con il Napoli nel mirino, i colori della sua terra che finora non ha mai indossato, come dichiarato al Mattino qualche tempo fa:

Il Napoli era in serie C quando mio padre mi portò a vedere la prima gara: in attacco c’erano Sosa, Pozzi, Calaiò. Se penso che l’altra sera il Napoli giocava in Champions… Però, attenzione, nel mio cuore c’è soprattutto il Savoia

Immobile con Klopp al Borussia Dortmund