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Da quasi sessant’anni le figurine Panini fanno parte del calcio italiano e internazionale. L’azienda modenese, nonostante la tecnologia e il digitale, resta ancora un punto fermo che accomuna grandi e piccoli.

Il “celo manca” sono vocaboli diventati d’uso comune  oramai da decine di anni, così come il baratto di figurine. Scambiarsi le proprie figurine magari per ottenere un campione come Ronaldo, o semplicemente per completare l’album della stagione, sono solo alcune delle tradizioni legate alla Panini.

Nata nel 1961, la casa editrice si appresta a festeggiare un traguardo importante. Anni ricchi di successi, come il 2018. Grazie alla stampa delle figurine per il Mondiale di Russia, l’azienda ha avuto un incremento di 536 milioni di euro rispetto al 2017, raggiungendo quasi il muro del miliardo.

Gli anni passano e Panini resta, anzi migliora sempre di più. La prima stagione, quella del 1961/62, era con il milanista Nils Liedholm in copertina.

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Copertina album Panini 1961/62 con Nils Liedholm con la maglia del Milan

 

Dalla prossima stagione tornerà la Premier League. Potremo ammirare tutti i campioni del campionato più bello del mondo.
Un ritorno dopo 27 anni, era infatti la stagione 1992/93 quando venne pubblicato il primo album dedicato alla neonata lega inglese.

L’edizione di quest’anno non poteva che avere al centro di tutto Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse portoghese è il primo a spuntare nel nuovo album e guida via via tutti gli altri calciatori rappresentativi dei propri club.

Tra le novità: le pagine dedicate alla Nazionale Under 21 e alla Nazionale femminile. Di queste ultime oltre a 15 figurine in maglia azzurra, ce ne sono anche 12 dedicate alle squadre della Serie A femminile.

Ma come si crea una figurina?

Il procedimento, nonostante siamo in epoca digitale, è legato alla fotografia. C’è chi come Giovanni Trapattoni proprio grazie alle figurine ha potuto rivivere e ripercorrere tutta la sua grande carriera.

L’azienda modense è sicuramente parte della storia del calcio italiano. Il 15 gennaio prossimo sarà il 69° anniversario della rovesciata di Carlo Parola. Il gesto tecnico del difensore della Juventus contro la Fiorentina, che è, tuttora, il simbolo dell’album Panini.

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La rovesciata di Parola in Juventus – Fiorentina del 15 gennaio 1950

Arriva un punto della vita in cui i genitori si mettono l’anima in pace lasciando ai propri figli la libertà di tappezzare i muri della stanzetta con poster, immagini, scritte e quant’altro. Nella cameretta di ogni adolescente c’era, c’è e ci sarà il volto di un personaggio di un fumetto, di un cartone animato, del proprio idolo sportivo. E di certo, le riviste con gli inserti speciali e i calciatori a grandezza naturale non aiutavano.

Kylian Mbappé lo scorso 20 dicembre 2018 ha compiuto 20 anni, è ancora un ragazzino anche se per lui l’anno appena concluso l’ha consacrato come il talento più cristallino non solo in prospettiva, ma letale e decisivo anche declinando il tempo al presente. Veloce, tecnico, rapido nello stretto, funambolico e letale sottoporta, l’ex ragazzotto cresciuto nel Monaco, si è affermato al Paris Saint-Germain e con la Nazionale francese vincendo da protagonista il Mondiale in Russia.

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Negli ultimi due-tre anni la vita dell’esterno/punta nato a Bondy è letteralmente andata di corsa, spedita  come quando sul campo accelera e lascia le fiamme dietro di sé: era solo un bambino, un adolescente con i propri idoli appiccicati sulla parete della cameretta. Anzi l’idolo era solo uno: Cristiano Ronaldo. Nel 2013 il giornale France Football ha scattato una foto di Mbappé, quando aveva soltanto 14 anni, nella sua stanza, con felpa e sguardo sognante e alle spalle decine di immagini del portoghese, idolo della sua infanzia.

Ora, però, sul suo profilo Instagram, per augurare a se stesso e a tutti un 2019 quanto meno positivo come l’anno appena compiuto, ha pubblicato una foto nel quale ha “cancellato” dal muro le foto di CR7 piazzando gli istanti più iconici del suo anno incredibile che, oltre ad averlo visto sollevare la Coppa del Mondo, si è arricchito di una Ligue1, Coppa di Lega, Coppa di Francia, Supercoppa, riconoscimento come miglior giovane del Mondiale, nell’All Star team di Russia 2018 e vincitore del Trofeo Kopa come miglior under-21 al mondo. E una copertina del Time.

 

 

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• 2018 🏆🎉✅ • 2019…..❓❓❓ 🥳HAPPY NEW YEAR🥳

Un post condiviso da Kylian Mbappé (@k.mbappe) in data:

Un fotomontaggio, ovviamente nulla contro Cristiano Ronaldo, solo un messaggio chiaro: è cresciuto, ha realizzato in un batter ciglio i suoi sogni, raggiungendo traguardi che altri calciatori non raggiungerebbero nemmeno in una carriera intera. Ora il mito del giovane Kylian è Mbappé stesso.

Ma CR7 rimane l’idolo del giovane francese e il calcio, nell’ultimo anno, ci ha nuovamente sorpreso con il passaggio del portoghese alla Juventus. Mbappé sogna in grande, sogna da ragazzo di 20 anni e chissà cosa gli regalerà questo 2019…

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Se non è stata una “maggioranza bulgara”, poco c’è mancato: 142 voti su 155 disponibili, un’annata da incorniciare per giocate e gol e con la Coppa Uefa alzata davanti ai musi lunghi dei tedeschi del Borussia Dortmund. Il 28 dicembre 1993, Roberto Baggio vince il Pallone d’oro. Con la Juventus, il Divin Codino si afferma e si consacra nel panorama calcistico internazionale. Il riconoscimento della rivista francese France Football non lascia dubbi: nessuno può eguagliare il talento italiano. Alle sue spalle, distaccati, l’olandese Dennis  Bergkamp, che quell’estate passerà dall’Ajax all’Inter, e l’istrionico francese Eric Cantona, idolo tra i tifosi del Manchester United.

Dopo la convincente vittoria della Juventus per 3-1, nell’andata della finale di Coppa Uefa contro il Borussia Dortmund al Westfalenstadion, è lo stesso calciatore nato a Caldogno a ironizzare, dopo avere segnato una doppietta, sulla sua possibilità di alzare il trofeo dorato: «Il Pallone d’oro io a Baggio lo darei».
Con il 3-1 all’andata e il 3-0 al ritorno a Torino, quei pochi scettici si convincono della strepitosa annata del talento con il numero 10 cucito sulle spalle. Del resto, i numeri della stagione 1992-1993 parlano chiaro, chiarissimo: in Serie A, Baggio gioca 27 partite e realizza 21 rete, il suo rendimento migliore dopo la rinascita a Bologna nel 1997-1998 dove segnerà 22 marcature. Letale anche in Coppa Uefa con 6 gol in 7 gettoni.

Attorno ai suoi tocchi, alle sue giocate e al suo talento, la Juventus vuole ricucire i suoi successi, smarriti dopo l’addio di un altro fuoriclasse come Michelle Platini. Ma il Milan di Fabio Capello sfugge e, nonostante, il ricco bottino di segnature di Baggio (solo Signori fece meglio con 26 reti), la Juventus concluderà quarta con 39 punti, meno 11 rispetto al Milan. Unica pacata consolazione per il Divin Codino è la splendida rete che segna a San Siro, nella “Scala del calcio”, proprio ai rossoneri:

E’ in Europa, come detto, che la Juventus e Baggio trovano gloria: è proprio il fantasista ad aprire le marcature europee del club torinese nel 6-1 del primo turno contro i ciprioti dell’Anorthosis Famagosta. Poi un digiuno che si interrompe in semifinale, quando, contro il Paris Saint Germain, tira fuori tutta la sua classe segnando una doppietta nella vittoria per 2-1 all’andata e per 1-0 in terra transalpina. Da antologia i due gol segnati a Torino:

Alla premiazione del Pallone d’oro, Roberto Baggio disse:

Il Pallone d’oro è una cosa mia: sono sicuro che se scendeste in strada a chiedere ai tifosi cosa vorrebbero che vincessi vi risponderebbero lo scudetto, se sono juventini; il Mondiale, se non lo sono. Infatti i miei veri traguardi sono questi, come per un attore è bello vincere l’Oscar, ma è molto meglio se il pubblico apprezza il suo film

Il Mondiale negli Stati Uniti è, forse, il più grande rammarico nella carriera di Baggio e dei tanti tifosi che, in lui, avevano riposto speranze di successo. Dopo una stagione da protagonista, con la Juventus che è riuscita a issarsi al secondo posto, dietro sempre al Milan, nel 1994 Baggio trascinò l’Italia, praticamente da solo, in una storica finale contro il Brasile. Ma quel pomeriggio avverso, furono i rigori a strozzare le grida di gioia.
Il Divin Codino, però, non si è mai dato per sconfitto: al Milan, tra alti e bassi, non ha espresso tutta la sua grazia. E’ rinato a Bologna, è diventato leggenda a Brescia.

In una lettera rivolta ai giovani e ai suo figli, durante una serata del festival di Sanremo nel 2013, si intuisce perché è arrivato fin là, avendo il rispetto di tifoserie e avversi rivali. E’ stato e, forse lo è tutt’ora, il più grande calciatore italiano – e uomo- di sempre:

La lettera di Roberto Baggio indirizzata ai giovani 14-02-2013 (Sanremo 2013) from dioddo on Vimeo.

Alcune persone tra staff, steward e qualche tifoso, avevano già un mezzo piede sul rettangolo di gioco. Tutti, ormai, pensavano fosse finita e che l’arbitro Gottfriend Dienst avrebbe fischiato la fine dell’incontro da un momento all’altro. Geoff Hurst, però, era l’unico che voleva continuare a giocare:

Ricordo di aver pensato: “Sono stanco, la partita è quasi finita, tiro la palla con tutta la forza che ho, tanto se va in mezzo alla folla, finché il raccattapalle recupera la palla, il match sarà sicuramente  terminato

Invece quella palla scagliata col piede sinistro – quello più debole – non schizzò via verso le stelle, ma a modo suo si innalzò nell’Olimpo dei Mondiali di calcio. Il portiere tedesco Hans Tilkowski venne trafitto per la quarta volta durante la partita, l’Inghilterra divenne campione del mondo vincendo 4-2 contro la Germania Ovest. E’ il Mondiale 1966, è il Mondiale giocato davanti alla regina Elisabetta II. E’ l’unico titolo intercontinentale alzato al cielo dai padri protettori del football e quel tiro di Hurst, quel gol cercato ostinatamente, nonostante 120′ di battaglia, gli consentirono di essere mezzo secolo fa e tutt’ora il primo e finora unico uomo a segnare una tripletta in una finale della Coppa del Mondo.

 

Gli eventi all’interno di una finale della Coppa del Mondo hanno “il vizio” di trascendere dal mondo del calcio per diventare momenti culturali iconici a pieno titolo. Ogni leggenda ha bisogno di un protagonista, in questa dal forte folklore britannico, abbiamo un cavaliere fedele al suo regno: Sir Geoff Hurst.

Sono passati da poco 50 anni dal 30 luglio 1966, quando, in un primo pomeriggio estivo, nello stadio simbolo di Wembley, l’Inghiterra alzò il trofeo davanti a quasi 97mila spettatori. L’hat-trick di Hurst (secondo i canoni dei puristi inglesi è la tripletta perfetta perché segnata di testa, di sinistro e di destro) è ancora oggi ricordato e venerato. Della sua impresa sportiva si tramandano di generazione in generazione i minuti dei gol segnati: due sono arrivati nei supplementari con l’ultimo, al 120′, che non è stato ancora eguagliato. Per dire, Mario Götze, l’ultimo ad aver segnato in una finale mondiale ha realizzato la rete decisiva per il trionfo tedesco al 113′.

Ma oltre ai minuti, a chi ha fatto l’assist, ancora oggi a creare grande dibattito e argomentazione è la seconda rete: «Geoff, ma la palla ha varcato la linea o no?». Nell’era moderna della Goal Line Technology o dell’Hawk-Eye, nella quale grazie alla tecnologia si vuole provare a governare il calcio e tutte le diatribe che si trascina con sè, la rete di Sir Geoff è da considerarsi a tutti gli effetti il primo celebre caso di “gol fantasma”: minuto 101, il terzino destro Cohen crossa la palla a mezza altezza, si fionda con il numero 10 proprio Hurst che controlla allontanandosi di qualche centimetro dalla porta avversaria e poi repentinamente si accartoccia su se stesso per concludere a rete. La sfera batte sulla traversa e rimbalza quasi perpendicolarmente: è gol? Ha superato interamente la linea? Dopo qualche secondo di incertezza con 97mila anime sospese nel vuoto, consultandosi con il guardalinee, l’arbitro indica il centrocampo.

A noi non interesserà mai fino in fondo conoscere la verità. E nemmeno Geoff, ormai alla soglia dei 76 anni, ci pensa più. Non gli si può certo dire di essere un “romantico” avendo venduto tutti i cimeli di quel Mondiale del 1966 che l’avrebbe dovuto vivere da comprimario essendo una riserva,  ma su una cosa sarà sempre convinto:

Ero al meglio della mia forma quando l’Inghilterra era al suo meglio: quello, dal 1965 al 1972, è stato il miglior periodo per il calcio oltremanica. Senza dubbio

Dimenticate le partite al caldo con una birra fresca all’aperto in piazza o nei bar. In Qatar tra quattro anni prendetevi un pleid, un tè caldo e posizionate il condizionatore in modalità “heat”. Il primo Mondiale autunno-invernale della storia si svolgerà nella penisola Arabica dal 21 novembre al 18 dicembre 2022. Sarà l’ultimo a 32 squadre, visto che dal 2026 si passerà alla formula a 48. E avrà orari inconsueti per il calcio occidentale, sulla falsariga di quanto accaduto in Corea Giappone 2002 (lì andò peggio visto che si giocava anche alle 8 del mattino italiane).

C’è un’idea sul tavolo per suddividere le partite della Coppa del Mondo in quattro fasce diverse. Le gare potrebbero quindi giocarsi alle 13, 16, 19 e 22 ore locali.

Nasser Al-Khater

Parole di Nasser Al-Khater, segretario del comitato organizzatore del torneo. Ciò significa che, con il fuso orario di due ore con l’Italia, le partite si giocherebbero in 4 orari spalmati: 11, 14, 17, 20. Niente estate e niente calcio sotto l’ombrellone. Il pallone tra quattro anni lo porta in finale Babbo Natale. D’altra parte i petroldollari non conoscono stagioni e la globalizzazione del calcio arriva anche tra gli sceicchi del Qatar.

Abbiamo ancora negli occhi il Mondiale russo e l’ultima sfida tra Francia Croazia. I campioni transalpini difenderanno il titolo in una Coppa più corta nel numero di giorni. Se l’edizione di quest’anno era di 32 giorni, quella del 2022 sarà di 29. Ecco perché potrebbe essere necessario inserire la quarta fascia oraria. In Qatar, d’altronde, non ci saranno problemi metereologici. Tutti gli impianti saranno dotati di condizionatori, assicurano dal comitato organizzatore.

I cantieri per gli stadi in Qatar

L’odore dei soldi provenienti da sponsor e televisioni fa dimenticare tutto il resto. Dalle accuse sui presunti casi di corruzione nell’assegnazione del Mondiale agli incidenti nella costruzione degli stadi. Non ci sono cifre ufficiali, ma secondo Amnesty International e altre Ong ci sarebbero oltre 1200 vittime nei cantieri qatarioti. La proporzione porterebbe a 4000 operai deceduti nel 2022. Numeri che parlano di persone che pagano con la vita il prezzo di un calcio senza limiti. But business is business, a tutti i costi, in ogni stagione dell’anno.

 

Vittoria doveva essere e vittoria non è stata. Poco cambia per l’Italia di basket, sconfitta in Polonia nel primo match point per la qualificazione ai Mondiali in Cina nel 2019. Il ko è stato però pesante (94-78), difesa in bambola e Azzurri quasi mai davvero in partita. Ora basterà sempre vincere almeno una partita a febbraio. Il match spareggio in casa contro l’Ungheria e la trasferta in Lituania. La Croazia è aritmeticamente fuori, quindi restano i magiari a contendere la qualificazione ai ragazzi di Sacchetti.


Basterebbe il primo quarto a fotografare la gara disputata a Danzica. Il parziale è 31-18 per i padroni di casa, 16-8 dopo neanche 5 minuti. La fase difensiva italiana resta negli spogliatori, le percentuali al tiro polacche sono micidiali con quasi il 60% dal campo. Lampe giganteggia con 22 punti (e 8 rimbalzi), seguito da Ponitka (18) e Sokolowski (15). Punteggio altissimo, nel secondo quarto gli Azzurri arrivano al -8 (47-39) ma si fermano lì. Alla pausa lunga il gap è ancora in doppia cifra (52-41). Al rientro in campo prima Slaughter ci manda a -17, poi torniamo in partita con un break di 12-1 (Aradori in spolvero). Un fortunoso gioco da 4 punti di Gentile riduce lo svantaggio a 6 punti (71-65), ma è l’ultima illusione.  11-0 di controbreak polacco e partita chiusa a chiave.


L’unico sorriso azzurro arriva dalla differenza canestri che resta favorevole con il +19 dell’andata. La Cina resta a portata di mano, l’Italia non si è mossa con meno gare a disposizione. Niente drammi in attesa di febbraio, quando magari Sacchetti potrà contare sui big azzurri.

Sapevamo che sarebbe stato difficile ma il brutto primo quarto ci ha condizionato. Le statistiche parlano chiaro e stasera la Polonia ha giocato meglio di noi. Abbiamo avuto degli sprazzi ma nel momento decisivo dovevamo essere più lucidi. Ci manca una vittoria per qualificarci e vogliamo farlo subito a febbraio contro l’Ungheria. Il bilancio di questa finestra resta positivo anche se volevamo chiudere qui il discorso

POLONIA ITALIA 94-78

Polonia: Slaughter 10, Waczynski 14, Ponitka 18, Cel 1, Lampe 22; Gruszecki 3, Hrycaniuk 2, Kolenda ne, Koszarek 9, Nowakowski ne, Sokolowski 15, Sulima ne. Coach Taylor.

Italia: Vitali 2, Aradori 13, Tonut 6, Polonara 0 , Burns 10; Abass 13, Biligha 4, B. Sacchetti 6, Cinciarini 6, Filloy 9, Gentile 10, Fontecchio ne. Coach Sacchetti.

Parziali: 31-18, 52-41, 73-65, 94-78

Una vittoria nelle prossime tre partite. Manca l’ultimo, decisivo, passo all’Italbasket per tornare a disputare un Mondiale dopo tredici anni. I due punti conquistati con la Lituania (70-65) a Brescia avvicinano gli Azzurri di Meo Sacchetti alla Cina, sede del torneo nel 2019. L’Italia torna a vincere contro i baltici dopo 12 anni con un match tutto cuore e carattere contro la capolista imbattuta, e già qualificata, del gruppo J. Domenica in Polonia la Nazionale ha il primo match point per conquistare il pass matematico alla rassegna iridata.

La settima vittoria in nove partite ha il marchio operaio degli outsider. Tredici punti e tanta sostanza per il beniamino di casa, Awudu Abass. Brillano anche Polonara con 11 punti e 7 rimbalzi e Luca Vitali con 8 assist. Tra gli ospiti, ha fatto tante male alla difesa azzurra Kalnietis con 15 punti. Match nervoso, polveri bagnate al tiro soprattutto nel primo tempo. Lituania avanti dopo 10 minuti (20-24), poi nel secondo quarto sale in cattedra Abass che traccia il primo solco del match (42-35 al 20’).


Al rientro dall’intervallo, gli ospiti riducono il gap con Kalnietis e Maciulis che ribaltano il punteggio. Ci vuole una penetrazione di Filloy agli sgoccioli del tempo per impattare il punteggio prima dell’ultimo quarto (53-53). Il tandem Biligha-Gentile prova a firmare lo strappo decisivo della gara firmando il +6, la Lituania è dura a morire e si rifà sotto con Maciulis a 180 secondi dalla sirena (60-58). Ci vogliono le triple di Polonara e di Brian Sacchetti per far esplodere il Palaleonessa e battere la resistenza ospite. La Cina non è mai stata così vicina, serve un ultimo guizzo già in Polonia tra due giorni.


Italia-Lituania 70-65

Italia: Abass 13, Aradori 8, Filloy 4, Sacchetti 3, Vitali L. 7, Biligha 6, Burns 4, Gentile A. 6, Polonara 11, Ricci 3, Tonut 2, Vitali M. 3. Coach Sacchetti.

Lituania: Bendzius 5, Geben 3, Juskevicius 2, Kalnietis 15, Maciulis 10, Butkevicius 2, Echodas 6, Giedraitis 6, Girdziunas 3, Masiulis ne, Seibutis 9, Zelionis 4. Coach Adomaitis.

Parziali: 20-24, 42-35, 53-53, 70-65.

La situazione nel girone J

Classifica: Lituania 17 punti (già qualificata), Italia 16, Polonia 14, Croazia e Ungheria 13, Paesi Bassi 12.

 

Wayne indosserà la numero 10 e sarà il capitano contro gli Stati Uniti. Sarà una notte speciale per lui, è giusto che conservi la sua ultima maglietta con quel numero

Gareth Southgate, ct. dell’Inghilterra l’ha promesso e i tifosi dei Tre Leoni passeranno una serata tra lacrime e brividi ed emozioni alternate. Wayne Rooney aveva una richiesta, l’ultima di una carriera formidabile: giocare anche solo per pochi secondi sul prato di Wembley con la maglia bianca della Nazionale. E così sarà: l’ultima gara con l’Inghilterra, l’ultima volta in quel maestoso tempi colmo di 86mila spettatori, l’ultima volta con la numero 10. «E’ giusto che si conservi questa maglia speciale», ha detto Southgate.

 

Nell’amichevole controgli Stati Uniti, mercoledì 15 novembre, termina, così, un’era: lui che proprio da quest’anno gioca nella Mls con il Dc United dopo esser cresciuto nell’Everton e aver vinto tutto, ma proprio tutto con il Manchester United di Alex Ferguson.

Classe 1985, il 12 febbraio 2003 gioca la prima partita con l’Inghilterra, dopo un primo anno promettentissimo con l’Everton in Premier League. Poi la prima rete, sempre nel 2003 e contro la Macedonia, fino all’ultimo squillo contro l’Islanda, durante gli ottavi di finale dell’Europeo del 2016. Sono 53 gol in 13 anni, il miglior marcatore della storia della Nazionale. E quanti gettoni? Ben 119 a un passo dal 120, secondo nella classifica all time dietro Peter Shilton, a 125 presenze.

Wayne Rooney ha partecipato a tre Europei e tre Mondiali, l’ultimo nel 2014, memorabile il primo nel 2006: talmente predestinato che suo zio materno, nel 1998 (quando Wayne aveva solo 12 anni) scommise una manciata di sterline sulla convocazione del nipote al Mondiale del 2006 in Germania. E ne portò a casa 72.500.

 

Ha preso il via martedì 13 novembre, in Messico, la sedicesima edizione della Homeless World Cup, la Coppa del mondo di calcio riservata annualmente ai senzatetto. Il torneo, che si conclude il 18 novembre, si gioca nella suggestiva piazza della Costituzione, popolarmente chiamata “el Zócalo”, la principale piazza di Città del Messico ed una delle più grandi al mondo. La piazza si trova nel cuore della capitale e la sua collocazione fu scelta dai conquistatori spagnoli per essere esattamente sopra i resti del centro politico e religioso di Tenochtitlán, capitale dell’impero Azteca.

Si ritorna in Messico, dunque, come nel 2012 e soprattutto per celebrare il mezzo secolo dall’iconica Olimpiade del 1968. Oltre 450 giocatori hanno preso parte al Mondiale, con 42 nazionali rappresentate e suddivise in 40 squadre per la competizione maschile/misto e 16 squadre esclusive per il torneo femminile, otto in meno rispetto all’edizione 2017 di Oslo.

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La Nazionale italiana

L’Italia (Nazionale solidale) è stata inserita nel Gruppo A assieme ai padroni di casa del Messico, Austria, Kirghizistan e Hong Kong. Presente dal 2003, la nazionale italiana è volata nel Centro America con sette giocatori: il portiere Nicola Brusa, Eugenio Embranati, Michael Scroletti, Riccardo Lenzi, Cleber Resca, Alessio Nigro, tutti supportati dalla cooperativa di appartenenza Approdo e Simone Schiavulli, invece, proveniente dalla Comunità Nuova gestita dall’associazione Io tifo positivo.

Dopo un’emozionante visita alle piramidi Maya, i ragazzi sono scesi in campo proprio nel match inaugurale contro il Messico che ha visto la vittoria per 7-0 della forte squadra vincitrice nel 2015 e 2016 e finalista contro il Brasile l’anno passato. Nell’altro match di martedì 13, gli Azzurri sono stati sconfitti anche dal Kirghizistan per 5-4.

Nella giornata di mercoledì 14, invece, l’Italia ha perso 7-2 contro l’Austria e vinto 3-2 con Hong Kong. Si sono piazzati al quarto posto nel girone (le prime tre accedono al secondo turno, le altre due partecipano a un secondo torneo) così l’Italia è stata inserita in un altro girone con Colombia, Slovenia e Svezia.

Storia e regole

L’idea di organizzare un torneo di calcio per senzatetto venne a Mel Young, cofondatore della Big Issue Scotland, e Harold Schmied, editore della Megaphon, durante l’International Network of Street Papers Conference tenutasi a Città del Capo nel 2001. Diciotto mesi dopo il loro incontro, venne organizzata la prima edizione della Homeless Word Cup a Graz, in Austria. Il successo ottenuto li spinse a proseguire con questo progetto che, annualmente, vede sempre maggior partecipazione.

Ogni squadra può schierare quattro giocatori, incluso il portiere. Quattro sono anche le sostituzioni disponibili durante una partita che dura 14 minuti. La squadra vincitrice si aggiudica 3 punti, i perdenti 0; in caso di pareggio, si ricorre ai calci di rigore e chi vince ottiene 2 punti, mentre gli sconfitti un punto.

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Fonte: www.fispes.it

A San Juan De Los Lagos l’Italia batte l’Argentina per 1-0 e conquista la testa del girone B dei Mondiali Calcio amputati a punteggio pieno.
Prima di dare il via alle ostilità, le due formazioni osservano un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime del maltempo in Italia.
La partita è sofferta e nervosa, come dimostra l’espulsione del ct argentino al 13’. Al minuto 14 gli Azzurri passano in vantaggio, quando Francesco Messori calcia direttamente verso la porta una palla insidiosa ed il numero 1 albiceleste, nel tentativo di smanacciare, fa autogol.

I sudamericani sanno che la sconfitta potrebbe costare loro il secondo posto del gruppo e si riversano in avanti per trovare subito il pareggio. Gli argentini si rendono pericolosi in più di un’occasione con Montons (10), Pesod (8) e Ortis (11), ma il portiere azzurro Daniel Priami è sempre molto attento. L’Italia cerca il di colpire in contropiede con Emanuele Padoan, ma senza trovare la strada del gol.
Nel secondo tempo la pressione argentina diventa sempre più pesante, ma gli Azzurri resistono strenuamente grazie ad una grande compattezza di tutto il reparto difensivo. Priami, uomo partita, dimostra in più di un’occasione di essere tra i portieri più forti al mondo. L’Italia non riesce più a ripartire in contropiede e negli ultimi minuti difende con successo il risultato con tutti i suoi effettivi.

Il ct Renzo Vergnani  si dichiara soddisfatto di come la squadra abbia condotto la partita:

Abbiamo vinto giocando all’italiana. Sono contento soprattutto perché i ragazzi hanno dimostrato di saper soffrire e portare a casa il massimo risultato contro un team sulla carta più forte e con grandi doti tecniche

Non sono buone invece le notizie degli accoppiamenti per gli ottavi in programma giovedì 1 novembre. Le nostre “stampelle” trovano i vicecampioni del mondo dell’Angola, una squadra molto fisica e rapida. La Nazionale italiana proverà ad imporre il suo gioco, facendo girare palla e cercando gli inserimenti dei centrocampisti.

Sul prossimo match contro gli angolani il ct aggiunge:

Pur arrivando primi, il sorteggio non è stato favorevole perché abbiamo pescato la più forte delle seconde. Per arrivare lontano però si devono battere i più forti e noi giocheremo come sappiamo, con la consapevolezza dei nostri mezzi

I Mondiali di Calcio amputati sono trasmessi in diretta streaming sul canale Facebook di San Juan TV

Partite Italia ai Mondiali

Italia vs Ghana 3-0
Italia vs Francia 2-1
Italia vs Argentina 1-0

Classifica girone B
1. Italia 9 punti
, 2. Argentina 4 punti, 3. Francia 4 punti, 4. Ghana 0

Ottavi di finale in programma giovedì 1 novembre

Inghilterra – Argentina
Brasile – Francia
Haiti – Polonia
Italia – Angola
Colombia – Spagna
Messico – Giappone
Turchia – Irlanda
Russia – Kenya

Risultati della terza giornata

Gruppo A
Irlanda – Uruguay 4-1, Messico – Inghilterra 0-3

Gruppo B
Argentina – Italia 0-1, Francia – Ghana 3-0 (a tavolino)

Gruppo C
Polonia – Giappone 2-0, Colombia – Costa Rica 2-1

Gruppo D
Angola – Haiti 1-2, Ucraina – Spagna 0-5

Gruppo E
Russia – Brasile 0-0, El Salvador – Nigeria 0-1

Gruppo F
Turchia – USA 5-1, Kenya – Liberia 3-0 (a tavolino)