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Ultima, emozionante, giornata della fase a gironi nei Mondiali femminili di Francia 2019. Un gol a tempo scaduto della Nchout (doppietta per lei) consente alla Nazionale di Alain Djeumfa di volare agli ottavi del Mondiale come una delle migliori terze. Nell’altra gara del girone l’Olanda batte il Canada e chiude a punteggio pieno. Terminano a 9 punti anche gli Stati Uniti, mentre il Cile vince 2-0 ma non basta: Lara fallisce all’85’ il rigore della qualificazione

GIRONE E: CAMERUN-NUOVA ZELANDA 2-1

57′, 95′ Nchout (C), 80′ aut. Awona (NZ)

Il vantaggio, la grande paura e poi la gioia finale. Un pomeriggio pazzo quello che vede trionfare, solo all’ultimo giro di orologio, il Camerun di Alain Djeumfa. Straordinaria protagonista la Ntchou, autrice di una doppietta, a partire dal momentaneo 1-0 in avvio di ripresa. La numero 3 riceve palla spalle alla porta, si libera di un’avversaria e trafigge la Nayler. Tutto sembra procedere per il meglio per le camerunensi ma, all’80’, uno svirgolato intervento difensivo della Awona beffa il proprio portiere e regala l’1-1. Nel recupero le due Nazionali danno tutto per conquistare il 3° posto finale nel girone, ma a strappare la qualificazione all’ultimo momento è il Camerun, trascinata ancora dalla Ntchou, strepitosa nel crearsi lo spazio giusto con il dribbling e poi piazzare la palla, con il destro, nell’angolo. 2-1 e passaggio agli ottavi contro l’Inghilterra.

 

GIRONE E: OLANDA-CANADA 2-1

54′ Dekker (O), 60′ Sinclair (C), 75′ Beerensteyn (O)

Lo scontro diretto per il primo posto, invece, è preda dell’Olanda che batte 2-1 il Canada e chiude a punteggio pieno. Succede tutto nella seconda frazione di gioco, con le ragazze di Wiegman che sbloccano al 56’, sugli sviluppi di un calcio di punizione, con il colpo di testa in torsione della Dekker. Il vantaggio dura poco, perché le canadesi riequilibrano il punteggio grazie a Sinclair che finalizza in allungo una bellissima azione corale. A un quarto d’ora dal termine, però, le Oranje segnano ancora e mettono definitivamente la freccia: rasoterra dalla destra della van Lunteren, Labbe buca l’uscita e Beerensteyn – appena entrata – appoggia in rete a porta vuota. Olanda accoppiata agli ottavi contro il Giappone, per il Canada ci sarà l’ostacolo Svezia.

 

GIRONE F: SVEZIA-USA 0-2

3′ Haran, 50′ Heath

Tris di successi anche per gli Stati Uniti che mettono al tappeto la Svezia e mantengono la porta inviolata nel girone. Le americane partono forte e si portano avanti nel punteggio dopo appena tre minuti, grazie al tap-in sotto porta della Haran che approfitta di una serie di tocchi, sugli sviluppi di un corner, e mette in rete da pochi passi. Decisivo è anche l’inizio di secondo tempo, dove la Heath trova uno spazio per il tiro da posizione quasi impossibile e, con un destro violento, piega le mani della Lindahl. Statunitensi prime nel girone e attese dagli ottavi contro la Spagna, mentre la Svezia si accontenta della seconda piazza.

 

GIRONE F: THAILANDIA-CILE 0-2

48′ aut. Boonsing, 80′ Urrutia Note: all’85’ Lara fallisce il calcio di rigore

Vince anche il Cile, ma non basta a staccare il pass per gli ottavi. La Nazionale sudamericana supera di misura la Thailandia e conquista il 3° posto, con una differenza reti negativa però rispetto alle altre squadre arrivate in terza posizione. A sbloccare il risultato è un’autogol al 48’ del portiere Boonsing, sfortunata nel rimpallo che fa carambolare la palla prima sul palo, poi sul tacco e, infine, in fondo alla rete. A dieci minuti dal termine Urrutia, con un colpo di testa, firma il 2-0 e riaccende le speranze delle cilene. Cinque minuti dopo, però, Lara fallisce il rigore del tris che costa il passaggio del turno.

 

Primi gironi che si chiudono al Mondiale femminile in Francia. I Gruppi A e B, nelle partite di lunedì, hanno emesso i loro verdetti: le tedesche travolgono 4-0 il Sudafrica nel girone B e volano agli ottavi a punteggio pieno. Staccano il pass per la fase ad eliminazione diretta anche Cina e Spagna, qualificate dopo lo 0-0 nello scontro diretto. In serata vincono anche la Francia (1-0 alla Nigeria e 9 punti nel gruppo A) e la Norvegia, di rigore, contro la Corea del Sud.

GIRONE B: SUDAFRICA-GERMANIA 0-4

14′ Leupolz, 29′ Däbritz, 40′ Popp, 58′ Magull

La Germania chiude a punteggio pieno il proprio girone e vola, dunque, da prima classificata del girone B agli ottavi di finale. Prestazione super quella delle tedesche contro il Sudafrica: poker finale che costringe le avversarie a chiudere l’avventura Mondiale senza neanche un punto. È una distrazione della difesa sudafricana ad agevolare, dopo un quarto d’ora di gioco, il vantaggio della Leupolz, libera di insaccare di testa sul cross dalla bandierina. Un altro clamoroso errore lo compie poi, alla mezz’ora, il portiere che perde palla in uscita bassa e favorisce il raddoppio della Däbritz. Nel primo tempo c’è anche spazio per il tris siglato dalla Popp, sempre di testa, mentre il sigillo finale arriva nella ripresa, con la Magull rapace in area di rigore sulla corta respinta del palo. La Germania sale a 9 punti e accede al prossimo turno.

 

GIRONE B: CINA-SPAGNA 0-0

Si qualificano agli ottavi di finale anche Cina e Spagna, protagonisti di uno 0-0 che vale oro per entrambe. Il pari finale, infatti, trascina le due Nazionali a quota 4 punti: le iberiche passano da seconde, in virtù della migliore differenza reti, mentre le ragazze orientali possono festeggiare per essere tra le migliori terze, grazie a un margine sufficiente rispetto a la classifica prospettata nei gironi E e F. La partita non regala particolari emozioni. La Spagna gioca meglio e comanda il possesso di palla, rendendosi pericolosa in particolare in chiusura di primo tempo, ma né la Caldentey né la Torrecilla riescono a sbloccare nel punteggio. Nei secondi 45 minuti, invece, le due squadre capiscono che un punto a testa può andare più che bene e calano il ritmo, raggiungendo l’obiettivo.

Classifica girone B

GERMANIA: 9 punti (+6)
SPAGNA: 4 punti (+1)
CINA: 4 punti (0)
SUDAFRICA: 0 punti (-7)

 

GIRONE A: NIGERIA-FRANCIA 0-1

79′ Renard

Fa en plein nel proprio raggruppamento anche la Francia, padrona di casa del torneo. Le ragazze della Diacre mettono pressione alle avversarie già nei primi 45 minuti di gioco, ma le nigeriane fanno muro e non concedono nitide occasioni da gol, se non con il tentativo della Henry. La prima vera opportunità, tuttavia, arriva nella seconda frazione di gioco, quando la Majri sfiora il gol sugli sviluppi di un angolo. A un quarto d’ora dal termine arriva la svolta del match: la Ebere stende in area la Diani e concede calcio di rigore. Il fallo, ravvisato dall’arbitro con il Var, costa anche il secondo giallo e l’espulsione alla nigeriana. Dal dischetto si presenta Renard che si fa ipnotizzare dalla Nnadozie. Come già successo in Italia-Giamaica, però, il portiere parte con entrambi i piedi oltre la linea e il penalty viene, dunque, fatto ripetere. Al secondo tentativo, il capitano della Francia non sbaglia e regala il terzo successo. La Nigeria, nonostante il ko, ha possibilità di qualificarsi come terza del girone.

 

GIRONE A: COREA DEL SUD-NORVEGIA 1-2

5′ rig. Hansen (N), 51′ Herlovsen (N), 78′ Yeo (G)

Conquista la qualificazione, infine, anche la Norvegia. Anche in questo caso sono decisivi i tiri dagli 11 metri che permettono alla Nazionale, guidata dalla Sjogren, di battere la Corea del Sud e salire a 6 punti in classifica, al secondo posto nel girone A. È proprio un tiro dal dischetto, infatti, che porta i nordici in vantaggio. Kim intuisce, ma non basta a evitare la rete di Hansen. In avvio di ripresa, le norvegesi guadagnano un altro rigore. Questa volta se ne occupa la Herlovsen: il portiere riesce anche a toccare, ma fallisce di nuovo nel tentativo di neutralizzare. Sotto di due gol, le coreane si svegliano nel finale e dimezzano lo svantaggio con Yeo Min-Ji, ispirata da uno splendido colpo di tacco di Lee-Geum Min. Alla fine vince la Norvegia ed elimina la Corea.

Classifica girone A

FRANCIA: 9 punti (+6)
NORVEGIA: 6 punti (+3)
NIGERIA: 3 punti (-2)
COREA DEL SUD: 0 punti (-7)

 

Tutto secondo pronostico nel Gruppo F dove Svezia e Stati Uniti d’America approdano agli ottavi di finale dei Mondiali femminili di Francia 2019 con un turno d’anticipo. Le due squadre hanno battuto rispettivamente la Thailandia e il Cile. Le scandinave si sono imposta con il punteggio di 5-1, mentre le statunitense hanno travolto le sudamericane con un secco 3-0.

Svezia – Thailandia 5-1

Le ragazze delle selezione “Blagult” (gialloblù, il soprannome delle svedesi) si impongono per 5-1 mettendo al sicuro il match sin dai primi minuti: al 6’, sugli sviluppi di un calcio di punizione, la Sembrant va a segno con un colpo di testa, al 19’ la Asllani raddoppia con una precisa conclusione di sinistro e al 42’ la Rolfö realizza il tris, ancora di testa. Nella ripresa la Svezia gioca in scioltezza trovando il quarto gol all’81’ con la Hurtig. Dieci minuti più tardi la Thailandia trova la rete con la Sung-Ngoen, che conclude con un diagonale a fil di palo una splendida cavalcata verso la porta avversaria. Sulla panchina delle asiatiche si vedono abbracci e lacrime, dopo l’esordio shock contro gli Usa, che avevano rifilato 13 gol all’inesperta nazionale thailandese. C’è tempo per un’ulteriore emozione con un calcio di rigore concesso alla Svezia grazie al Var: al 96’ la Rubensson chiude così il pokerissimo dagli undici metri.

 

Stati Uniti – Cile 3-0

La partita tra Stati Uniti d’America e Cile dura appena 35 minuti: dopo 11′ le statunitensi sono già in vantaggio grazie al gol di Carli Lloyd. La numero 10 del team USA è scatenata e sarà la protagonista indiscussa del match: quindici minuti più tardi arriva il raddoppio firmato Julie Ertz e al 35′ Carli Lloyd firma la doppetta personale grazie ad un imperioso stacco di testa. Il Cile, in novanta minuti, tira verso lo specchio della porta avversario solo una volta, per le americane, invece, è un tiro al bersaglio. Christiane Endler, l’estremo difensore cileno, deve fare gli straordinari per mantenere il punteggio sul 3-0 e anche la fortuna la assiste. Lloyd sfiora la tripletta: prima prende in pieno la traversa e poi fallisce un calcio di rigore. Poco importa, gli Stati Uniti d’America dominano il Cile e si qualificano agli ottavi di finale.

 

Va in archivio la sesta giornata del Mondiale femminile che si sta disputando in Francia con le padrone di casa che vincono 2-1 contro la Norvegia e staccano il pass per il turno successivo in virtù dei 6 punti fatti in due partite. Nello stesso girone A torna in corsa la Nigeria che vince 2-0 contro la Corea del Sud e si piazza a 3 punti. Nell’altra gara di giornata, nel pomeriggio, la Germania, nuovamente con un tirato 1-0, batte la Spagna e vola a 6 punti.

NIGERIA-COREA DEL SUD 2-0

Un gol per tempo basta alle africane per avere la meglio sulle avversarie. Alla mezz’ora Kim do-yeon sbaglia il rinvio ed infila la propria porta, regalando il vantaggio alla Nigeria, mentre nella ripresa Oshoala scarta l’estremo difensore avversario e segna da posizione defilata.

 

GERMANIA-SPAGNA 1-0

Partita tirata con le teutoniche che vincono grazie a un gol di Dabritz, aiutata da un clamoroso errore di Marta che non sente il suo arrivo alle spalle. Le iberiche giocano meglio ma non riescono mai ad impensierire il portiere avversario Schult, molto attenta sui palloni alti.

 

FRANCIA-NORVEGIA 2-1

La Francia sblocca il risultato dopo meno di un minuto dall’inizio della ripresa di gioco: Majri, lanciata in profondità sulla sinistra, crossa per Gauvin, che realizza il tap-in. Ma il vantaggio dura poco, perché dopo appena otto minuti Renard sbaglia porta e realizza un autogol beffardo che vale il pareggio della Norvegia. Al 72′ le transalpine tornano in vantaggio con la rete su rigore di Le Sommer.

 

Il quinto giorno di Mondiali manda in archivio la prima giornata con tutte le 24 Nazionali scese in campo. C’era grande attesa per gli Stati Uniti, detentrici della Coppa del Mondo, e le attese non sono state vane: con un 13-0 ai danni della Thailandia, le americane segnano la vittoria più larga nella storia della competizione (sia maschile che femminile). Nel pomeriggio la Svezia ha battuto 0-2 il Cile dopo un’interruzione per pioggia, mentre nel match delle 15 l’Olanda, campione europea in carica, ha vinto nel recupero contro la Nuova Zelanda.

NUOVA ZELANDA-OLANDA 0-1

Partita a senso unico a Le Havre, nella gara che completa il Girone E (quello con Canada a 3 punti e Camerun a zero), ma quanta fatica per le olandesi che battono solo nel finale le All Whites dopo 16 tiri totali e un possesso palla del 70 per cento. Il gol decisivo arriva al 2′ di recupero con Roord, abile a sfruttare un’indecisione della retroguardia neozelandese.

 

CILE-SVEZIA 0-2

Nel secondo incontro di giornata, per il Gruppo F, Svezia e Cile (al suo debutto assoluto) hanno dato vita a un match molto tirato prima che un nubifragio si abbattesse su Rennes, costringendo il direttore di gara ad interrompere il confronto al 72′. Ripresa la partita dopo lo stop, la Svezia si è portata in vantaggio grazie alla rete di Asllani, chiudendo la contesa nei minuti di recupero con Janogy.

 

USA-THAILANDIA 13-0

Pioggia di gol, per restare in tema, che invece travolge le asiatiche, all’esordio mondiale. Dopo un primo tempo terminato 3-0, nella ripresa le statunitensi dilagano con altri 10 gol, fissando il risultato sul clamoroso 13-0 finale. Mattatrice dell’incontro Alex Morgan, autrice di 5 reti, seguita da Lavelle e Mewis (2 reti) e dalle marcature singole di Horan, Pugh, Rapinoe e Lloyd.

 

Per un breve infinito istante, sembrava che il tempo si fosse fermato nell’estate del 1999. In una calda giornata californiana, uno stadio stracolmo con oltre 90.000 tifosi rimase in silenzioso e immobile, carico di ansia e paure, mentre Brandi Chastain si preparava a prendere la rincorsa per calciare il rigore che avrebbe potuto consegnare la Coppa del Mondo al suo Paese, agli Stati Uniti, padroni di casa.

Era il 10 luglio e il Rose Bowl di Pasadena ribolliva di afa e sudore. Una partita infinita, quella contro la Cina, dopo lo 0-0 dei 90’ minuti e dei supplementari. La terza finale del Mondiale femminile si sarebbe decisa ai calci di rigore. Brandi Chastain, destro naturale, era stata allenata per calciare anche di sinistro ,e anche se non aveva mai tirato dagli 11 metri col suo piede debole, decise di andarci col sinistro. Aveva già alzato al cielo la prima storica Coppa del Mondo, nel 1991, e a lei toccava il quinto e ultimo rigore dopo che la cinese Liu Ailing aveva fallito il suo tentativo. Un’ultima esitazione, poi il tiro e il boato.

Before a packed and jubilant stadium, the U.S team received their gold medals.

Un ruggito travolse  Chastain: tutto il team della Nazionale femminile statunitense corse verso la propria eroina; lei si strappò la maglia, la sventò per aria prima di crollare sulle sue ginocchia. Quella, a sua insaputa, diventerà l’esultanza più iconica nel calcio femminile anche perché quella finale, a suo modo, segnerà il passo decisivo verso la crescita esponenziale di un movimento e di una credibilità agli occhi di tutto il mondo.

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Fu la finale di fine millennio e mai una folla così festante e voluminosa si era riunita precedentemente per un evento sportivo femminile. Non solo presenti allo stadio e durante tutto il Mondiale, ma per estensione quasi 40milioni americani videro quel match. Certo, lo sport ha corso tantissimo negli ultimi decessi, sono state raggiunte nuove vette e nuovi record, ma dopo 20 anni, l’eredità lasciata dalle “99ers” (come vengono chiamate in America le eroine del 1999) è ancora sotto gli occhi di tutti. Un’eredità che si è espansa oltre i confini patriottici e di cui ne ha beneficiato tutto il calcio e le donne stesse.

Alla fine degli anni ’90, il calcio femminile era nella  sua acerba formazione, stava sbocciando com’era evidente dalla mancanza di risorse economiche e copertura mediatica. Formata nel 1985, la Nazionale americana, partecipò al suo primo torneo in Italia, un quadrangolare che vedeva anche l’Inghilterra e la Danimarca, ma più che essere una squadra, più di sentire addosso il peso della maglia, era un agglomerato di atlete prim’ancora che calciatrici. Michelle Akers, forza del centrocampo di quell’epoca, ricorda che nonostante le strigliate del coach, fu solo quando iniziarono a subire cocenti sconfitte che l’orgoglio venne scalfito e decisero di impegnarsi e radicalizzare il calcio nella loro cultura.

Captain Carla Overbeck (4) raises the World Cup trophy aloft, elevating women's football to another level in the country.

I meriti furono, poi, di Anson Dorrance, che nel 1986, prese le redini della Nazionale femminile e instillò nelle giocatrici la massima filosofia possibile: era un sogno, una visione, vedere gli Stati Uniti arrivare in alto, essere la squadra migliore al mondo. Un seme piantato in ciascuna ragazza che come leggenda o mitologia è stato poi consegnato anche alle generazioni successive.

E proprio lavorando sulla generazione successiva, gli Usa hanno alzato per competenza e professionalità l’approccio al calcio. Così Mia Hamm, Kristine Lilly e Julie Foudy, appena adolescenti, furono invitate a prendere parte a una sessione d’allenamento e furono scelte al posto di colleghe decisamente più esperte. L’intuizione fu determinante e, con gli occhi del presente, ovvia: Kristine Lilly, con 354 presenze e 23 anni di militanza, è ancora la calciatrice con più presenze in Nazionale. E che dire di Mia Hamm? Ha vestito la casacca a stelle e strisce dal 1987 al 2004, segnando 158 in 276 partite, vincendo la Coppa del Mondo nel 1991 e 1999, aggiudicandosi l’alloro alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e Atene 2004. Ritenuta la migliore calciatrice della storia, ha vestito per diciassette anni la maglia della Nazionale statunitense, ha vinto due FIFA Women’s World Player of the Year (2001 e 2002) ed è una delle sole due donne incluse nella FIFA 100, la lista dei migliori 125 calciatori di tutti i tempi.

Per far breccia nella cultura popolare e sdoganare pregiudizi, la Mattel, per promuovere e rilanciare il Mondiale del 1999, mise in commercio la Barbie “Soccer Teresa”, ispirandosi alla silhouette della stessa Hamm che, però, in campo giocava per un solo obiettivo: la sua grinta era pari alla sua umiltà e tutto quello che fecero di eroico era per migliorare il loro sport.

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Sia dentro che fuori dal campo, le “99ers” hanno mostrato al mondo di cosa erano capaci le atlete e, di riflesso, di cosa erano capaci le donne. Erano altruiste, autentiche e determinate a fare la differenza. Bill Clinton, al tempo presidente americano, era tra i 90.000 presenti e ospitando le vincitrici alla Casa Bianca, disse: «Il vostro successo avrà un impatto enorme, più di quanto le persone possano rendersene conto oggi e avrà un impatto di vasta portata non solo negli Stati Uniti, ma anche negli altri paesi».

US President Bill Clinton (L), First Lady Hillary Clinton (C) and daughter Chelsea Clinton with members of the U.S. Women's soccer team in the locker room.

Nella roulette dei calci di rigore, gli Stati Uniti trionfarono 5-4 e a determinare l’errore della cinese Liu Ailing fu il portiere Briana Scurry. Oltre a essere una delle primi giocatrici afro-americane professioniste, Scurry è stata anche una delle prime calciatrici apertamente gay e ha promosso campagne per l’uguaglianza di genere. Ha dato voce alla battaglia sulla discriminazione salariale ed è tra le pionieristiche fondatrici della WUSA, l’associazione di calcio femminile statunitense. A distanza di anni, la sua missione è ancora la stessa: «Anche se non giochiamo più, vogliamo fare tutto il possibile per progredire nel gioco e nell’uguaglianza in termini di diritti e di opportunità».

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Fonte: Cnn

È stato un lunedì combattuto nel Mondiale femminile in Francia, ma povero di gol. Lo spettacolo visto nelle giornate precedenti hanno dato spazio all’equilibrio con qualche sorpresa.

Una di queste è sicuramente il punticino strappato dall’Argentina contro il Giappone, il primo della storia argentina in un Campionato del Mondo. Le nipponiche, nettamente favorite, non sono riuscite a surclassare le sudamericane che, con unghia e denti, ne sono uscite indenni. Reti bianche e tutto rinviato alla prossima partita.

Una rete, invece, è bastata al Canada per battere il Camerun nel girone E. La rete del difensore Buchanan al 45esimo minuto, su assist di Beckie, ha regalato tre punti e successo alle nordamericane.

Argentina – Giappone 0-0

Al Parco dei Principi di Parigi le Samurai non ce l’hanno fatta a superare l’Albiceleste, in una match povero di grandi occasioni da gol. Le ragazze del ct Asako Takakura ha fatto fatica a prendere in mano la partita, iniziando ad attaccare con più insistenza. L’Argentina ha cercato di sfruttare il contropiede senza però incidere molto. Primo storico punto delle sudamericane in un Mondiale che, nel 2003 e nel 2007, avevano chiuso i gironi a zero.

Canada – Camerun 1-0

A pochi secondi dal fischio prima dell’intervallo è stato un guizzo di Kadeisha Buchanan a rompere l’equilibrio iniziale.
Nella seconda parta di gara le canadesi hanno provato a sigillare il match con il gol della sicurezza ma sono state bloccare dalla difesa africana. Oltre alla rete realizzata, Sinclair e compagne hanno anche colpito un palo con Prince.
La squadra guidata dal danese Kenneth Heiner-Møller ha impegnato in almeno tre occasioni Annette Ngo Ndom si è ben difesa, con tre parate importanti.

Kadeisha Buchanan, centrale difensiva del Canada, aveva 19 anni quando ha vinto lo Hyundai Young Player Award ai Mondiali del 2015 giocati proprio nel suo Paese, superando la tensione per una competizione così importante e delicata ospitata in casa e ottenendo complimenti e ottime impressione per un ruolo estremamente delicato, soprattutto alla sua età, dove ogni minimo errore può costare caro.

Combattiva e potente, che sa eccellere nelle situazioni di uno-contro-uno, in grado impostare azioni offensive, ma soprattutto di impedire agli avversari di andare in rete. Questo si diceva di Buchanan quattro anni fa e, oggi, in Francia, non sembra essere cambiata. Anzi, un piccolo – vistoso – cambiamento c’è, ma solo nel look avendo rinunciato ai suoi caratteristici e voluminosi dreadlocks: «Ho ancora le stesse abilità difensive, ma ho cercato di migliorare il lato offensivo del mio gioco. Ho anche molta più esperienza, sono maturata e ho imparato molto».

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Il riconoscimento Hyundai Young Player Award ai Mondiali del 2015

E sì, a 23 anni ha migliorato la sua presenza in area di rigore avversaria: chiedere al Camerun che, nella partita d’esordio di lunedì 10 giugno, s’è vista arrivare la giocatrice dell’Olympique Lione come un treno carico, partendo da fuori area e impattando di testa il calcio d’angolo che, al 45’ del primo tempo, ha dato il vantaggio alla Nazionale nordamericana. Un 1-0 che il Canada ha poi difeso mettendo in saccoccia i primi tre punti del suo Mondiale.

Del resto Buchanan, che ha appena vinto il terzo campionato proprio in Francia, ha lo spirito offensivo nei suoi geni: «Mio padre era un attaccante e anche a me piace segnare gol». Ed è anche vero che, come qualsiasi ragazzo/ragazza che inizia a tirare calci a qualcosa che si muove, il suo sogno era diventare un’attaccante: «Ma penso che il centro della difesa sia la posizione più adatta a me. Tutto viene quasi naturale: la mia altezza, il mio fisico e il mio naturale istinto difensivo. Ho sempre avuto il desiderio di andare avanti e segnare, ma nelle situazioni di palla da fermo, posso farlo anch’io. E poi questo ruolo mi ha aperto molte porte in carriera».

La prima di queste porte aperte l’ha fatta entrare nel programma giovanile canadese a cui si è unita quando aveva 14 anni. Un avvio di carriera impressionante con in Canucks con cui ha vinto il bronzo al Torneo Olimpico di Rio 2016. Nel frattempo Kadeisha ha giocato con i Mountaineers of West Virginia University e con i Vaughan Azzurri della prima Lega di Ontario prima di firmare con uno dei club femminili più forti in circolazione, come detto, l’Olympique Lione con cui ha vinto anche una Coppa francese e tre Champions League.

Nata a Toronto, la famiglia di Buchanan ha due Nazionali per cui tifare in Francia: Canada e Giamaica. I genitori di Keisha, infatti, sono nativi dell’isola caraibica, alla prima storica partecipazione in una Coppa del Mondo, e lei ha mantenuto sin dall’infanzia forti legami, come dimostrato dalla collana a forma di isola che porta al collo: «Le mie radici sono giamaicane e sono cresciuto con quella cultura, con quell’influenza».

 

Staremo a vedere in un’eventuale scontro diretto (il Canada è nel gruppo E, mentre la Giamaica in quello C, lo stesso dell’Italia) quali bandiere indosseranno i suoi genitori. Quel che è certo è che Kadeisha Buchanan è tra le migliori promesse del calcio femminile, del presente e del futuro.

 

 

FRANCIA-COREA DEL SUD 4-0

9′ Le Sommer, 36′ e 45′ + 2′ Renard, 85′ Henry

FRANCIA (4-5-1): Bouhaddi; Torrent, Mbock-Bathy, Renard, Majri; Cascarino (70′ Gauvin), Henry, Thiney, Bussaglia, Diani; Le Sommer. All. Diacre

COREA DEL SUD (4-3-3): Kim; Kim Hyeri, Hwang, Kim Doyeon, Jang; Lee Young-Ju (69′ Lee Mina), Ji, Cho; Kang Yumi (52′ Chaerim), Jung, Lee Geummin. All. Yoon

Nel teatro di Parigi vince la Francia. Non solo nei 90 minuti. Si apre il sipario sul Mondiale ed è subito elettrico: il Parco dei Principi gremito in un solo respiro, il fiato di un evento che è sotto gli occhi di tutti. E la Francia non sbaglia la prima. Suoni, colori, sorrisi e gol. Tanti. Apre Eugénie Le Sommer e il copione sembra già scritto. Corea del Sud che può poco di fronte allo spettacolo francese e di fronte alla fisicità di Wendie Renard.

La Francia vince. Ma vince prima di tutto il calcio, quello degli stadi pieni, quello delle esultanze provate in spogliatoio, quello del tifo positivo. Vince il movimento del calcio femminile che da tempo si aspettava uno scenario così grandioso. Il sipario è pronto a riaprirsi per un mese davvero Mondiale.

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Gruppo A: Francia - Sud Korea (21:00, Parigi)

Gruppo A: Francia – Sud Korea (21:00, Parigi)

Dettagli

DataOraTorneoStagione
7 Giugno 201921:00Coppa del Mondo FIFA Femminile 2019Mondiali di Calcio Femminile 2019

Stadio

Parco dei Principi

Risultati

Club1st Half2nd HalfGoalsEsito
FRA314Win
KOR000Loss

 

Che il mondo sportivo americano abbia l’amministrazione Donald Trump nel mirino è cosa nota. Proteste, azioni e offensive sono state messe in atto da diverso tempo dai sportivi di ogni genere: dal football americano al calcio, passando dall’Nba.

A fare la voce grossa, stavolta, è la stella del soccer a stelle e strisce: Megan Rapinoe. La centrocampista ha promesso che, in vista del prossimo Mondiale femminile in Francia, farà aumentare il grado di disappunto nei confronti del presidente statunitense.

Tra le azioni previste, la 33enne ha deciso che non canterà l’inno nazionale americano per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle discriminazioni degli afroamericani e sulle politiche di Trump sulle questioni integrazione e immigrati.

Non è la prima volta che la Rapinoe si fa sentire e si mette in prima fascia contro il tycoon. In passato era stata tra le atlete che hanno deciso di inginocchiarsi durante l’inno “The Star-Spangled Banner prima di qualche match importante.

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Megan Rapinoe in ginocchio durante l’inno Usa

Questo gesto è partito da Colin Kaepernick durante il precampionato 2016 fino ai primi match della stagione Nfl.
Il quarterback aveva deciso di andare oltre la tradizione americana che prevede di essere in piedi durante l’inno. Un modo per sottolineare la situazione nei confronti delle minoranze etniche.

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Colin Kaepernick in una delle sue proteste durante l’inno americano

E proprio Kapernick è stato l’ispiratore di molti altri atleti come Megan Rapinoe

Probabilmente non metterò mai la mano sul cuore e non canterò più l’inno nazionale; è un gesto contro tutte le ineguaglianze e le cattiverie che quest’amministrazione muove contro chi non assomiglia a loro!