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Dopo ben 28 anni di assenza l’Egitto si è qualificata per i Mondiali di calcio che cominceranno a giugno in Russia. La sua ultima partecipazione risale, infatti, al 1990.

Ma oltre alla gioia di poter competere per il titolo mondiale, per la squadra egiziana e soprattutto per il suo allenatore, ci sono alcuni problemi di natura religiosa da affrontare in vista dell’inizio della competizione iridata.

Il problema è stato posto da Hector Cuper, ct dell’Egitto, che mette in luce le evidenti difficoltà per i suoi giocatori di affrontare il Mondiale preparati e in forma, pur rispettando i precetti del Ramadan, che impone il digiuno completo, anche di acqua, per un mese intero.

Ecco come ha espresso le sue titubanze il commissario tecnico della squadra egiziana:

Come posso allenarli a mezzanotte dopo l’Iftar? E come posso allenarli di giorno senz’acqua e quando non hanno avuto nulla da mangiare?

Per quanti non conoscono i termini legati alla religione egiziana, l’iftar rappresenta il momento in cui al calar del sole il digiuno può essere interrotto. Si tratta però di tempi tecnici restrittivi per una squadra di calcio che deve competere in un mondiale.

Inoltre, il Ramadan termina proprio il 15 giugno, vale a dire un giorno dopo l’inizio della competizione che è prevista per il 14 giugno.

La questione è piuttosto delicata e probabilmente per essere risolta bisognerà affidarsi alla decisione del Supremo Consiglio Islamico che può decidere di concedere un editto religioso, chiamato fatwa, che dispensa i giocatori dal seguire il digiuno del Ramadan.

Questa soluzione è già stata adottata altre volte in casi simili e sembra la più plausibile per permettere alla nazionale egiziana, e alle altre che seguono la religione islamica, di competere al massimo livello al pari degli altri. 

In effetti non è solo l’Egitto che deve preoccuparsi di questo problema: squadre come quelle di Arabia Saudita, Iran, Marocco, Tunisia, Nigeria e Senegal presentano le stesse difficoltà.

Cuper ha sollevato la questione, ora dipende dalle autorità del governo accontentare le sue richieste o meno.

È stato sancito l’accordo fra la Spagna e l’Arabia Saudita: nove giocatori arabi giocheranno nei club spagnoli.

Si parla di una sorta di prestito per 6 mesi che ai giocatori della nazionale straniera servirà come master in vista dei prossimi Mondiali di Russia 2018.

L’accordo è stato preso con la Federcalcio Saudita e la General Sports Authority del Paese arabo, per motivi puramente economici a favore della Spagna. Infatti, il campionato spagnolo è molto seguito nel territorio arabo e con questo gemellaggio la sua posizione si consoliderà ancora di più. Inoltre, tutte le spese saranno affrontate dall’Arabia Saudita, che continuerà a pagare gli stipendi dei suoi rappresentanti.

Ecco chi sono i giocatori arabi coinvolti nella transazione e dove giocheranno:

Yahya Al-Shehri e Marwan Othman nel Leganes

Salem Al Dawsari nel Villareal A e Jabor Issa nel Villareal B

Fahad Al-Muwallad nel Levante

Nooh Al Mousa nel Real Valladolid

Abdulmajeed Al Sulayhi nel Rayo Vallecano

Ali Al Namer nel Numancia

Abudallah Al Hamdan nello Sporting Gijon

Per questi giocatori l’opportunità è grande perché avranno modo di confrontarsi con una realtà calcistica superiore alla loro e sarà un’ottima palestra per affrontare in piena forma i prossimi Mondiali 2018. L’Arabia Saudita, infatti, non superava le qualificazioni da ben dodici anni!

Turki bin Abdulmohsen Al-Sheikh, della General Sports Authority così spiega i motivi della collaborazione con la Spagna:

Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di innalzare il livello del calcio nel nostro Paese. La Liga è il campionato estero più popolare in Arabia Saudita e questo progetto aumenta il pubblico e le opportunità commerciali nella regione. La nostra Federcalcio darà vita anche a delle academy, sotto il brand e la supervisione tecnica della principale lega spagnola

Un accordo che lascia soddisfatte entrambe le parti. Ma, nonostante l’arrivo degli arabi nel calcio spagnolo sia fonte di guadagno e notorietà per la società madrilena, pare che non tutti siano d’accordo con questa scelta.

Il presidente dell’Afe (il sindacato calciatori spagnolo), David Aganzo, ha affermato:

Questo è un accordo che privilegia l’aspetto economico rispetto a quello sportivo, sacrificando l’essenza dello sport e dando la precedenza agli affari sulla formazione dei nostri giovani

Polemiche a parte, l’accordo è già stato raggiunto e i giocatori sono già in arrivo. Vedremo se questa scelta saprà portare anche dei vantaggi in campo e regalare spettacolo al calcio spagnolo.

Mancano pochi mesi ormai all’inizio dei Mondiali di Russia 2018 e si torna a parlare dell’esclusione dell’Italia alla competizione. Questa volta è Bruno Pizzul a dire la sua, puntando sul futuro rappresentato dalle nuove generazioni e su un nuovo inizio per tutto il calcio italiano.

Per i tifosi italiani la mancata partecipazione al Mondiale è una ferita aperta.

Questa è la sua prima considerazione da cui prende il via la conversazione con il noto giornalista sportivo e telecronista, che guarda con nostalgia al calcio del passato, ma vede una speranza anche per quello odierno.

Si parla tanto del ruolo che i tifosi italiani avranno con l’inizio dei Mondiali: per chi tiferanno? Seguiranno le partite o prevarrà il disinteresse per l’evento?

Sono tante le domande che da più parti si fanno per capire come reagirà l’Italia quando sarà fischiato il calcio d’inizio di questo mondiale senza il nostro paese e secondo Bruno Pizzul chi ama davvero il calcio saprà comunque trovare il suo “preferito” temporaneo.

Il calcio trasmette emozioni. Questo presuppone una passione di base per il calcio e la voglia di apprezzarlo anche come spettacolo. Credo, quindi, che si possa seguire il Mondiale con piacere e con la dovuta attenzione. Magari con meno passione rispetto a quella di un tifoso. Gli appassionati sapranno scegliere anche in mancanza della squadra del cuore

Anche il giornalista ha dei ricordi della sua gioventù in cui spostava la sua attenzione verso altre squadre quando la sua preferita non giocava.

Ricordo con emozione il quarto di finale del Mondiale del 1970, in Messico, tra Germania e Inghilterra. Quasi una rivincita della finale di quattro anni prima, molto discussa, con il “goal non goal” dell’inglese Hurst. Gli inglesi avanti 2 a 0 furono raggiunti a pochi minuti dalla fine e superati dai tedeschi nei supplementari. Tedeschi che poi furono battuti dall’Italia, in semifinale, nella storica partita del 4 a 3

Ciò che conta nel calcio, quindi, è non smettere di seguirlo con passione. E tutto deve partire dalle nuove generazioni, che devono ritrovare innanzitutto la voglia di giocare prima per divertirsi e solo dopo per vincere.

I ragazzini smettono perché non si divertono, perché sono trattati come se fossero già dei calciatori professionisti fin da quando hanno solo 10 o 11 anni. Occorre aiutare i ragazzi a giocare a calcio con entusiasmo e passione, facendoli divertire

Il problema del calcio attuale è che ha perso i suoi veri valori sportivi, cominciando da quelle cifre astronomiche che girano intorno agli interessi calcistici e che hanno fuorviato l’attenzione dal gioco in campo. Lo sport, quindi, deve essere rivalutato e tornare com’era un tempo, modificando anche certi atteggiamenti sempre più frequenti che caratterizzano i tifosi di oggi. L’intervista a Bruno Pizzul si chiude infatti con uno speciale augurio:

Il mio augurio è che il calcio di oggi ritrovi quella capacità di sorridere che ha perso ormai da tempo. A cominciare dai tifosi sempre meno propensi allo sfottò e alle prese in giro come avveniva in passato e sempre più dediti a derive violente e ideologiche come si vede spesso in tanti stadi

La situazione del calcio italiano dopo l’esclusione clamorosa dai Mondiali di Russia 2018 non smette di suscitare dubbi e perplessità nel settore e sono in tanti quelli che vogliono una svolta che porti un cambiamento radicale.

Uno di questi è Paolo Maldini, che ha fatto del calcio la sua vita a partire da quel lontano 1985 in cui ha esordito in seie A. Lui, che nella sua carriera ha avuto un ruolo importante anche nella nazionale italiana, oggi proprio non riesce ad accettare la disfatta.

Fa male, è stata una cosa inaspettata. Avevo speranza che in una maniera o nell’altra ce l’avremmo fatta. Così non è stato, ed è stato un problema non solo legato ai due playoff ma una gestione degli ultimi anni che ha portato il calcio al di fuori della federazione. E questi sono i risultati

Il declino che sta affrontando il calcio in Italia è dovuto, secondo il suo parere, ad una cattiva organizzazione ed è proprio ai vertici che bisogna operare il cambiamento. Ed è per questo che lui sostiene la candidatura di Damiano Tommasi, che all’inizio dell’anno ha annunciato di presentarsi alle elezioni come presidente del Figc.

Ecco le motivazioni che hanno spinto l’ex calciatore della Roma a fare il grande passo:

Oggi la Figc ha bisogno di unità di intenti. Compito istituzionale è quello di dare una risposta seria, concreta e sufficientemente lungimirante a Italia-Svezia… altrimenti avremmo perso due volte

E Maldini non può che essere d’accordo con lui, anche se si rende conto che non sarà affatto facile affrontare questo compito:

Tommasi potrebbe cambiare qualcosa? E’ la mia speranza in quanto amante del calcio. Non è facile ma è giusto che si candidi. Sicuramente avrà l’appoggio di calciatori ed ex calciatori, magari meno quello della politica, ma credo che lui debba far valere un programma improntato sul calcio

In attesa di sapere come evolverà la situazione e se Tommasi avrà un’opportunità nella Federcalcio, i due ex giocatori ieri si sono ritrovati insieme a tagliare il nastro nella mostra di Biella dedicata al calcio dei campioni.

Insieme a Roberto Bettega hanno rappresentato tre delle squadre più importanti del calcio, Roma, Juventus e Milan, e hanno presentato questa collezione d’autore dove spiccano anche cimeli dei protagonisti del calcio di qualche anno fa.

Che sia di buon auspicio per il futuro del calcio? Magari aiuterà a ricordare quanto di significativo c’è stato nel calcio del passato per farlo rinascere e raggiungere nuovi traguardi.

La spietata concorrenza per ottenere i diritti esclusivi della diretta televisiva dei prossimi Mondiali di Russia 2018 ha finalmente un vincitore. Con un’offerta pari a circa 78 milioni di euro Mediaset si aggiudica la diretta di tutti i 64 match previsti.

Nonostante l’assenza della nazionale italiana, la competizione appassiona ugualmente moltissime persone che potranno vederla in chiaro sulla tv commerciale. La diretta delle partite sarà trasmessa anche dalle reti spagnole del gruppo Mediaset che sarà l’unico canale europeo gratuito.

La Fifa, Federazione di calcio, ha quindi accordato la richiesta di Pier Silvio Berlusconi a discapito della Rai, che per la prima volta non avrà i diritti su un mondiale. La decisione non è stata accettata di buon grado dall’emittente televisiva che minaccia scioperi e reclami ufficiali.

La Rai, dunque, non ci sta e così giustifica la sua protesta:

Usigrai e CdR Raisport esprimono sconcerto per la mancata assegnazione dei diritti in chiaro dei mondiali di calcio in Russia. Un fatto gravissimo e inaccettabile sia a livello di immagine (non era mai accaduto nella storia del servizio pubblico) e sia nei confronti di tutti i cittadini. I giornalisti di Raisport erano motivati e pronti a coprire questa competizione mondiale nel migliore dei modi com’è sempre avvenuto nelle passate edizioni e con grande successo non soltanto in termini di ascolti per la nostra Azienda. Il Mondiale di calcio con o senza l’Italia è e resta un grande evento sportivo di interesse generale

A difesa della sua tesi si mettono sul piatto anche gli interessi dei cittadini che pagano il canone e hanno diritto ad averne dei privilegi:

Più volte in questi ultimi mesi l’organismo sindacale di Raisport ha chiesto e non ottenuto dall’Azienda un incontro per parlare dei Mondiali di calcio e di altri grandi avvenimenti sportivi che storicamente fanno parte del patrimonio della Rai (vedi F1 fortemente a rischio) e che vanno però sempre difesi nell’interesse dei nostri utenti che pagano il canone in bolletta e che hanno quindi il diritto di vedere sulla Tv di Stato questi grandi eventi. I giornalisti di Raisport sono in stato di agitazione e pronti allo sciopero

Sembra, però, che ormai la decisione sia stata presa e sia stata anche formalizzata in via definitiva. Ma secondo il sindacato questo cambiamento può comportare delle serie conseguenze perché evidentemente volte a delegittimare la Rai come patrimonio dei cittadini.

In ogni caso la Rai può consolarsi con la Champions League che, secondo quanto si vocifera, sarà trasmessa sulle reti con il canone per tutta la durata della competizione.

Siamo giunti all’edizione numero 14 dei Mondiali per club, che oggi 6 dicembre si aprono ufficialmente negli Emirati Arabi.

Si sfidano per il titolo le 5 squadre vincitrici dei tornei continentali e del paese ospitante, con la stessa formula già vista nel 2008 ma con qualche aggiunta di tipo tecnologico che serve ad anticipare ciò che vedremo in Russia nel 2018.

Le squadre in campo

La squadra favorita è senza dubbio il Real Madrid, indiscussa protagonista degli ultimi due anni di calcio che mira anche a ricevere questo titolo. La squadra del paese ospitante dovrà qualificarsi in un match preliminare contro l’Oceania e la vincente si unirà ai campioni di Africa, Asia e Centro-Nord America. In semifinale si incontreranno le vincitrici di queste sfide e i campioni di Champions League e della Coppa Libertadores.

Si gioca ad Abu Dhabi ed Al Ain fino al 16 dicembre, giorno conclusivo che decreterà il vincitore.

Conosciamo adesso da vicino i partecipanti alla competizione:

I messicani del Pachuca sono i campioni della Concacaf, l’Auckland City è il campione d’Oceania, l’Al-Jazira rappresenta il Paese ospitante, il Real Madrid ha vinto la Champions League, i marocchini del Wydad Casablanca sono campioni d’Africa, i giapponesi dell’Urawa Reds sono i campioni asiatici e i brasiliani del Gremio sono i recenti vincitori della Coppa Libertadores.

Si parte oggi pomeriggio per la prima partita che vede scendere in campo Al Jazira contro Auckland. Tutte le partite saranno trasmesse in diretta tv sul canale 204 di Sky e in streaming su SkyGo.

Arriva il Var

La grande novità di questo Mondiale per Club è l’utilizzo del Var, video assistant referee, un sistema tecnologico che serve da supporto all’arbitro ed esamina le situazioni poco chiare con l’ausilio della multimedialità in campo.

Un’innovazione che si vuole integrare alla realtà calcistica a pieno regime e che sta facendo pian piano il suo ingresso nelle competizioni più importanti. Lo vedremo infatti anche nei prossimi Mondiali di Russia 2018.

Calendario dei Mondiali per Club

Ecco tutte le date delle partite che si disputeranno da oggi fino al 16 dicembre:

MERCOLEDI’ 6 DICEMBRE:

18.00      Playoff – Al Jazira vs Auckland City

SABATO 9 DICEMBRE:

14.00      Quarto di finale 1 – Pachuca vs Wydad Casablanca

17.30      Quarto di finale 2 – Urawa Reds vs Vincente Playoff

MARTEDI’ 12 DICEMBRE:

18.00      Semifinale 1 – Gremio vs Vincente Quarto di finale 1

MERCOLEDI’ 13 DICEMBRE:

18.00      Semifinale 2 – Real Madrid vs Vincente Quarto di finale 2

SABATO 16 DICEMBRE:

15.00      Finale per il terzo posto

18.00      Finale Mondiale per Club 2017

Oggi, 1 dicembre, è il gran giorno dedicato al sorteggio per i gironi del Mondiale di Russia 2018. C’è grande attesa da parte delle nazionali partecipanti alla prossima competizione e tutto è pronto al Cremlino per decidere le sorti di ogni squadra. L’evento, previsto oggi per le 16, coinvolgerà diversi ospiti illustri, tra i quali anche l’azzurro Fabio Cannavaro, nonostante l’amarezza di non vedere il nome dell’Italia dentro le urne.

Ma in questo giorno così insolito per il nostro paese, che ancora non si capacita di essere fuori dai Mondiali, un sorriso viene strappato dall’iniziativa di alcuni big delle nazionali in gara, che hanno realizzato un simpatico video che sta facendo il giro del web.

I calciatori si sono cimentati con le lingue straniere ed ognuno ha fatto gli auguri ad una delle avversarie.

Tra sorrisi imbarazzati per la pronuncia non proprio scorrevole e sorrisi divertiti per dare il proprio in bocca al lupo ad un’acerrima nemica, ecco che il video è un successo!

Avreste mai pensato di vedere Cristiano Ronaldo fare gli auguri alla Francia nella loro lingua madre? Oppure sentire la pronuncia araba del polacco Lewandowski che rivolge i suoi auguri all’Egitto?

L’idea, divertente e apprezzata nel mondo del calcio, mira a combattere l’antagonismo almeno in questa prima fase dei Mondiali dove tutto deve essere ancora stabilito.

I big che hanno partecipato all’iniziativa sono: Fyodor Smolov (Russia), Neymar (Brasile), Sardar Azmoun (Iran), Yuto Nagatomo (Giappone), Guillermo Ochoa (Messico), Axel Witsel (Belgio), Ki Sung-Weng (Corea), Mohammad Al-Sahlawi (Arabia Saudita), Tony Kroos (Germania), Eric Dier (Inghilterra), Andres Iniesta (Spagna), John Obi Mikel (Nigeria), Bryan Ruiz (Costarica), Robert Lewandowski (Polonia), Mohamed Elneny (Egitto), Gylfi Sigurðsson (Islanda), Nemaja Matic (Serbia), Cristiano Ronaldo (Portogallo), Antoine Griezmann (Francia), Lionel Messi (Argentina), Carlos Sanchez (Colombia), Edison Cavani (Uruguay), Gabriel Torres (Panama), Cheikhou Kouyaté (Senegal), Medhi Benadia (Marocco), Youssef Msakni (Tunisia), Stephan Lichtsteiner (Svizzera), Luka Modric (Croazia), Andreas Granqvist (Svezia), Christian Eriksen (Danimarca), Trent Sainsbury (Australia), Jefferson Farfan (Perù).

E con la frase ricorrente “Ci vediamo in Russia”, pronunciata in tutte le lingue, ecco il video:

Si sono appena concluse le qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018, ma si pensa ancora alle squadre che rimarranno a casa, deluse e amareggiate per non essere riuscite a passare il turno.

E se non fosse proprio finita? L’idea arriva direttamente dagli Usa che propone un torneo alternativo ma complementare che comprende proprio le grandi escluse dai mondiali. Forse non avrebbe la stessa valenza di una competizione mondiale, ma avrebbe comunque il suo prestigio e la sua importanza anche a livello economico.

L’Usa rientra proprio tra le nazionali che non sono riuscite a guadagnarsi un pass per la Russia e uno dei suoi concittadini, il giornalista statunitense Andrew Joseph, ha lanciato questa iniziativa per “consolare” le nazioni tagliate fuori come la sua. La sua idea non è nuova nel mondo dello sport, ma viene ripresa dal basket universitario statunitense, dove esiste già un torneo organizzato con queste modalità.

Usa, insieme a Italia, Olanda, Ghana, Cile e altri paesi non ammessi ai mondiali potrebbero quindi tornare a giocare nel 2018, dopo le recentissime delusioni subite.

Ma alla base di questa proposta non c’è solo la voglia di riscattarsi dalla mancata qualificazione, ma subentrano anche interessi di tipo economico. Attorno ai mondiali, com’è noto, ruotano moltissimi soldi e le nazioni non ammesse hanno subito delle grosse perdite. Prima fra tutte l’Usa che aveva investito nelle televisioni oltre 200 milioni di dollari!

Adesso cerca di colmare le perdite proponendo questo torneo delle grandi deluse, in modo da compensare il budget impiegato. L’idea sarebbe quella di trasmettere su Fox (la televisione con i diritti sui mondiali) le partite di Russia 2018 per tutta la giornata e in serata lasciare spazio alle nazionali partecipanti al nuovo torneo.

Come giustifica il giornalista questa sua iniziativa? Ecco le sue parole:

Sarebbe un’opportunità per promuovere una nuova era calcistica negli Stati Uniti e permettere agli investitori di non perdere soldi; in fondo, queste nazionali sono tutte sulla stessa barca: sono deluse e hanno l’estate libera

Cosa ne pensano gli azzurri e gli altri paesi chiamati in causa ancora non lo sappiamo, ma seppure una magrissima consolazione, potrebbe essere un buon modo per mantenersi in allenamento e dimostrare che l’Italia sta reagendo direttamente in campo a questo periodo nero che sta attraversando.

Il secco 0-0 che ha deciso le sorti dell’Italia nella partita di ritorno dei play-off di ieri non poteva non avere conseguenze, soprattutto tra quei calciatori che giocano come titolari nella nazionale azzurra da tanto tempo.

Dopo Buffon, che aveva già da tempo annunciato il suo ritiro, arriva un altro addio. Questa volta la notizia riguarda il centrocampista della Roma, Daniele De Rossi, che ha confessato subito dopo il match di voler abbandonare anche lui la nazionale.

Delusione, rammarico e tanta amarezza per l’uscita dell’Italia che non andrà ai Mondiali di Russia 2018, nonostante gli sforzi dei giocatori che per tutti i 90 minuti di gioco hanno dato il massimo, pressando la squadra avversaria con i suoi continui attacchi.

Adesso è tempo di bilanci e inevitabilmente si cerca un capro espiatorio a cui dare la colpa. Di chi è la responsabilità di questa disfatta?

De Rossi non si esprime in tal senso, ma le sue reazioni durante la partita di ieri contro lo staff tecnico che lo incitava a riscaldarsi per entrare in campo la dicono lunga sul suo pensiero.

Interpretando il labiale nel video che sta girando su internet si intuiscono queste parole:

Ma che ca** entro io, dovemo vincere non pareggia’…

Così il suo sfogo non passa inosservato alle telecamere che lo riprendono proprio mentre si accanisce con lo staff perché ritiene che in quel momento sia più logico far entrare gli attaccanti, come Insigne, per tentare la vittoria.

Che De Rossi condivida o meno le scelte del suo allenatore, di certo subentra un malcontento abbastanza marcato tra tutti i giocatori. Il centrocampista romano così si esprime:

È un momento nero per il nostro calcio, nerissimo per noi che abbiamo fatto parte di questo biennio. Ci sarà tempo per analizzare per tutti. Credo che la Federazione dovrà riflettere per capire come ripartire. L’unica cosa da salvare è lo spirito e la voglia che abbiamo messo fino all’ultimo secondo di questa avventura. Al di là di tutto ciò che è stato sbagliato tatticamente, tecnicamente e fisicamente, non meritavamo di uscire. Complimenti a loro perché hanno fatto la loro partita come è giusto che fosse. Abbiamo tanti giovani, si deve ripartire da loro a tutti i costi

E con queste parole annuncia il suo imminente ritiro, lasciando appunto largo spazio ai giovani giocatori che verranno dopo di lui e sperando che le cose possano cambiare per il calcio italiano e soprattutto migliorare. Dopo il flop di ieri, infatti, si respira un’aria lugubre nel team azzurro e, oltre alla tristezza per la mancata qualificazione al mondiale, De Rossi in prima persona è ancora più amareggiato perché sa che non indosserà più quella maglia che è stata parte di lui per tanto tempo.

Sono 16-17 che vagabondo per Coverciano. E pensare che è l’ultima volta che mi sono tolto questa maglia fa male. Dopo la partita c’era un’atmosfera funebre con gli altri

La partita di ritorno tra le nazionali Grecia-Croazia, giocata ieri sera allo stadio Karaiskakis del Pireo, si è conclusa con un pareggio: 0-0.

Il match che decideva le sorti della Grecia, che rischiava di rimanere fuori dai Mondiali del 2018, si è rivelato un po’ spento e privo di emozioni.

I padroni di casa non sono riusciti, neanche con la presenza di Manolas (fermo all’andata per un’ammonizione delle Fifa) a spuntarla sui croati, ai quali bastava anche un pareggio con lo 0-0 per qualificarsi, dopo il 4-1 ottenuto all’andata a Zagabria.

E così è stato: la Croazia si prepara per volare in Russia a giocarsi il titolo mondiale, mentre la Grecia rimane tagliata fuori con una grande amarezza.

Nonostante i giocatori della Grecia abbiano cercato di essere combattivi sin dall’inizio, non sono riusciti a imporsi sugli avversari, che non hanno avuto nemmeno bisogno di dare il massimo in campo perché già abbastanza sicuri di avere già il pass per accedere ai Mondiali di Russia 2018 in tasca.

La presenza di Perisic, vicinissimo al gol del vantaggio ma bloccato da un palo, e stavolta anche quella di Mandzukic non contribuisce ad animare il gioco, ma serve solo a fermare ogni tentativo di attacco da parte della Grecia, che si è giocata la sua ultima chance di qualificarsi senza grandi risultati.

La Croazia, dunque, si conferma una squadra fortissima con un ct determinato a fare la differenza dai suoi predecessori e un team di giocatori grintosi e decisi a dare del filo da torcere alle squadre avversarie già qualificate.

Il fallimento non era un’opzione

Queste le secche parole del ct Dalic che aveva una grandissima fiducia nei suoi giocatori e sapeva di essere ad un passo dalla qualificazione. Ora è tempo di prepararsi duramente per la Russia: non basterà giocare come ieri per andare avanti, ma bisognerà veramente dare di più e mostrare ciò di cui sono realmente capaci.